L età arcaica LE POPOLAZIONI DI STIRPE APULA. 1 Scheda 12

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1 di: Alfonsina Russo L età arcaica LE POPOLAZIONI DI STIRPE APULA Gli abitati dauni del Melfese Il Melfese si configura, nel quadro articolato di gruppi ed ambiti culturali diversi della Basilicata antica, come una terra di frontiera, partecipe di diverse realtà. Ai territori più interni e montuosi abitati da genti definite nord-lucane, si affiancano le aree collinari, lambite dal fiume Ofanto e affacciate sulle fertili pianure del Tavoliere, occupate da comunità daunie. Questa diversità è sottolineata anche dalla cultura materiale con le diverse produzioni ceramiche che contraddistinguono ciascuna area e differenti per forma e per decorazione. Un elemento comune è invece il tipo di rituale funerario con il defunto deposto rannicchiato su di un fianco, che richiama la posizione fetale, a simboleggiare la continuità tra vita e morte. L area daunia, con gli abitati principali di Lavello, Melfi, Banzi, è contrassegnata già nel corso della prima metà del VII secolo a.c. da un processo evolutivo che comincia ad incidere in modo rilevante nell ambito della struttura sociale, con la formazione di élites, testimoniate dalla presenza di sepolture principesche. A Lavello, infatti, una sepoltura databile alla seconda metà del VII secolo a.c. esibisce sia l alto rango militare del Fotografia aerea di Melfi (1965) defunto sia un accumulo di beni di 1

2 Melfi. Chiuchiari. Pendaglio a forma di cerbiatto. Fine VII secolo a.c. prestigio in metallo (bacili di produzione etruscocampana) e in ceramica (raffinati vasi di produzione locale e d importazione greca). La ricchezza si basa sul controllo delle vie di comunicazione, rappresentate soprattutto dai fiumi, e dal possesso di terra da coltivare (cerealicoltura). Gli abitati in questa fase sono organizzati per nuclei sparsi di capanne a pianta irregolare (ovoidale, circolare) alternati a spazi vuoti, per le attività domestiche e per l allevamento di animali e a gruppi di sepolture. Tale articolazione sembra rispettare le relazioni di parentela. Solo verso la fine del VI secolo a.c. sembra sia adottata l abitazione a pianta regolare, con muri a secco e tetto di tipo greco, decorato anche da elementi decorativi, quali le antefisse con testa di gorgone di tipo tarantino e metapontino, prodotte anche localmente. La casa in muratura sembra tuttavia 2 Melfi. Pisciolo. Pianta della tomba 43

3 rimanere un fenomeno elitario, in quanto si configura quale abitazione delle aristocrazie. Nel corso del VI secolo a.c. i centri dauni del Melfese non evidenziano alcuna particolare differenziazione sociale, almeno stando ai dati desumibili dalle necropoli, con l eccezione di Banzi, centro posto all estremo margine meridionale del territorio daunio. Una coppia di eccezionali sepolture ha restituito, nella tomba maschile, uno scudo argivo con la presa decorata da motivi a rilievo, ispirati a miti greci, e, nella tomba femminile, gioielli in oro e ambra. Al tardo VI - inizi V secolo a.c. sono inoltre da ascrivere due ricchissime sepolture rinvenute a Melfi, contrada Chiuchiari (centro storico di Melfi), con vasi in ceramica importati dalla Grecia e dalle colonie magnogreche, da armi da parata, ferri per il focolare e bacini per le carni bollite. Un altra coppia di sepolture, databili alla metà del V secolo a.c., maschile e femminile, a cassa di pietra con ripostiglio, sono state individuate a Pisciolo di Melfi, in prossimità di un importante guado lungo l Ofanto. Una serie di vasi per bere vino sono associati al cratere, vaso per miscelare il vino con l acqua, che fa la sua comparsa per la prima volta in quest area. Alla fine del V secolo - inizi del IV secolo a. C. gli abitati dauni conoscono un generale processo di strutturazione, con la generalizzazione della casa in muratura, la costruzione di muri di terrazzamento, anche se l organizzazione per nuclei sparsi resta inalterata. Questi territori non sembrano interessati dalle profonde trasformazioni che investono la restante parte della regione con l arrivo dei Lucani, genti di stirpe osco-sannita provenienti dall area centro-italica. Non si assiste, come in altre aree, ad una sostituzione etnica, né ad una sostanziale trasformazione nelle espressioni culturali e nelle forme di organizzazione del territorio. Le stesse élites che controllavano le comunità daunie del Melfese nella fase di VI-V secolo a.c. continuano a detenere il potere anche nella fase di IV secolo a.c. Rapporti con l area sannitica sono testimoniati dalla presenza, a Lavello, di figure isolate di mercenari o di donne di rango elevato provenienti dall area centro-italica. Anche in questo caso alleanze militari o di tipo matrimoniali sanciscono relazioni tra gruppi aristocratici che controllano territori limitrofi. Solo la conquista romana del Melfese, sancita dalla fondazione della colonia latina di Venusia, nel 291 a.c., determinerà una radicale trasformazione di questi territori, sia sotto il profilo culturale sia nelle forme di sfruttamento del territorio (si pensi al sistema di ville monumentali, che segnano la campagna e testimoniano, tra l altro, la diffusione di colture intensive come l ulivo e la vite). Melfi. Decorazione di scudo a forma di chimera Melfi. Ambre figurate e vasi di produzione daunia. VI secolo a.c. 3

4 L insediamento daunio di Lavello 4 Nella Daunia interna, Lavello, insediamento collinare prossimo a territori particolarmente fertili, assume una particolare importanza grazie al consistente surplus di prodotti agricoli. Situato nel punto di incontro di due importanti itinerari interni di collegamento tra coste orientali ed occidentali dell Italia meridionale (asse Ofanto-Sele, valle del Bradano), l abitato interessa, nel suo complesso, un ampio pianoro di circa 160 ettari e si sviluppa, secondo un modello comune agli insediamenti apuli, per nuclei sparsi di abitato con relative Melfi. Vaso per bere vino (rhyton) attico a figure rosse. V necropoli (finora sono state scavate più di mille secolo a.c. sepolture). A partire dalla fine del VII secolo a.c. in questo insediamento daunio si registra un graduale processo di trasformazione, che riguarda sia le forme di strutturazione sociale, sia le espressioni del potere da parte dei gruppi dominanti. L avvio di relazioni non occasionali con le colonie greche della costa ionica e con i centri etruschi della Campania sembra una delle cause concatenanti di tale fenomeno. In ambito funerario, alcune sepolture si segnalano per la ricchezza del corredo e per la presenza di beni di prestigio ellenici ed etruschi, che rimandano a modelli di comportamento di matrice aristocratica greca, come il banchetto con il consumo delle carni arrostite e del vino (bevanda esotica) o l adozione di armature da parata mutuate da quelle degli opliti greci. Le stesse élites adottano tipologie di architettura domestica sviluppatesi nelle colonie della costa ionica e conseguentemente, in luogo delle capanne di tradizione protostorica, scelgono come proprie dimore solide case dalle fondazioni in muratura e dal tetto pesante a tegole e coppi, realizzate da artigiani itineranti di cultura greca. Alla fine del V secolo a.c., mentre a Serra di Vaglio, nel comprensorio potentino, l insediamento ha assunto forme urbane con edifici disposti lungo un asse stradale principale intersecato da assi secondari, l abitato di Lavello conserva ancora un organizzazione per nuclei sparsi. Gruppi familiari di analogo livello sociale, insediati in complessi palaziali dotati di una parte residenziale e di una cerimoniale, controllano i diversi settori dell insediamento. Acroteri con l immagine greca Melfi. Vaso a figure rosse di produzione apula. IV secolo a.c.

5 Lavello. Oggetti in bronzo dell età del ferro del domatore di cavalli, che richiamano l antenato mitico comune delle genti daunie, Diomede, decorano la sommità del tetto di tali residenze. Monili in argento ed oro, vasi in bronzo ed in argento, candelabri in bronzo, ceramiche figurate, come nel caso della tomba 955, documentano la raffinatezza di queste élites e la pluralità di rapporti culturali e di scambio stabiliti con gli aristocratici greci di Metaponto e con quelli etruschi dei centri della Campania interna. Per la fase di IV secolo a.c. la documentazione archeologica rinvenuta sull acropoli sembra attestare il predominio di uno di questi gruppi élitari. Si tratta, in primo luogo, di un sacello (che doveva ospitare la statua della divinità) e di un recinto interpretato come templum augurale per il rinnovo periodico delle magistrature e confrontabile con analoghe strutture di culto presenti in ambito centro-italico. L integrazione di donne e di mercenari sanniti, che trova ampi riscontri nelle fonti antiche sulla Daunia, può essere all origine di tali particolarissime espressioni di religiosità, assenti negli altri comparti territoriali della Basilicata antica. Sul versante funerario, un nucleo di sepolture confermano il ruolo privilegiato di questa piccola comunità insediata sull acropoli. Vasi in argento e in bronzo per il banchetto funebre e per le libazioni, 5

6 armature da parata sempre in bronzo, articolati servizi di ceramiche da mensa a figure rosse, a vernice gialla e bianca (queste ultime, imitanti modelli preziosi in oro e argento) caratterizzano tali contesti. Una delle sepolture più recenti del gruppo (T.669), databile verso la fine del secolo, presenta eccezionalmente un elmo di tipo romano, a testimoniare la rapida adozione di simboli di potere recepiti dalla nuova potenza dominante: Roma, che nel (o nel 315-4) a.c. aveva conquistato il centro, identificato con Forentum, Lavello. Edificio monumentale di contrada Casino. il validum oppidum Fine VI- IV secolo a.c. strappato ai Sanniti. D altra parte, sempre da Lavello, proviene un askos di produzione locale, databile nella prima metà del III secolo a.c., che eccezionalmente presenta la raffigurazione di un funerale celebrato in parte secondo il costume daunio (donne vestite di nero, rese nel gesto del lutto e che recano offerte), in parte secondo modelli culturali desunti dalla vicina colonia latina di Venusia -Venosa-, fondata nel 291 a.c. (corteo di Lavello. Tipi di antefisse poste a decorazione dei tetti delle case. VI-IV secolo a.c. musici che suonano strumenti della tradizione romana come la tuba - lunga tromba- e la buccina -corno-). PER SAPERNE DI PIÙ: Popoli Anellenici in Basilicata (catalogo della mostra), Napoli 1971 D. ADAMESTEANU, La Basilicata antica, Cava dei Tirreni AA.VV., Popoli e Civiltà dell Italia, VIII, Roma 1986 AA.VV., Forentum I, La necropoli di Lavello, Venosa 1988 AA.VV., Forentum II, L acropoli in età classica, Venosa 1991 AA.VV., Tesori dell Italia del sud (catalogo della mostra), Milano - Ginevra 1998 FONTI ICONOGRAFICHE: D. ADAMESTEANU, La Basilicata antica, Cava dei Tirreni Copyrhight Tutti i diritti riservati.

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