Libera Novara Osservatorio provinciale sulle mafie Rassegna stampa Gennaio 2012 SEZIONE LOMBARDIA. 185

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1 SEZIONE LOMBARDIA 185

2 02/01/2012 L ex vicequestore non può lasciare Milano La Provincia Pavese L ex vicequestore non può lasciare Milano PAVIA Sono stati revocati gli arresti domiciliari all ex vice questore Biagio Sivo, arrestato con le accuse di peculato e detenzione illecita di armi e munizioni. Il poliziotto, in pensione dal 2009, ha comunque l obbligo di dimora a Milano. Biagio Sivo, durante l interrogatorio di garanzia avvenuto per rogatoria negli uffici del palazzo di giustizia di Milano alla presenza del suo avvocato Gaetano Giamboi, ha risposto alle domande dei magistrati. Un interrogatorio durante il quale ha cercato di chiarire la sua posizione. L ex vice questore, 62 anni, era stato arrestato il 22 dicembre dai ex colleghi della questura di Pavia. Un provvedimento collegato al maxiritrovamento di armi e di munizioni avvenuto, lo scorso luglio, in un abitazione di Certosa, in via Amodeo. L ex funzionario di polizia è stato accusato di detenzione illegale di armi e di munizioni da guerra, di peculato e di omessa denuncia di armi. L edificio di Certosa era stato concesso in comodato d uso all ex vice questore Biagio Sivo, che a quanto pare aveva chiesto alcuni locali per riporre della merce. Da qui l avvio delle indagini fino all arresto. 186

3 03/01/2012 Don Verzè, soldi & potere Il Fatto Quotidiano (1^ parte) 187

4 03/01/2012 Don Verzè, soldi & potere Il Fatto Quotidiano (2^ parte) 188

5 03/01/2012 Tangenti al San Raffaele ma anche a Rotelli Il Fatto Quotidiano 189

6 04/01/2012 Chiriaco: «Tradito dai politici, andrò via da questa città» La Provincia Pavese Chiriaco: «Tradito dai politici, andrò via da questa città» L ex direttore sanitario dell Asl parla tramite il suo legale dopo la scarcerazione «Questa città, a cui ho dato tanto, mi ha abbandonato. I politici stessi mi hanno tradito. Appena questa vicenda sarà chiusa, andrò via da Pavia». L ex direttore sanitario dell Asl Carlo Chiriaco lo racconta tramite il suo legale, l avvocato Oliviero Mazza. Chiriaco, ora ai domiciliari, ha trascorso in carcere 17 mesi: un tempo in cui l ex direttore sanitario dell Asl ha dovuto trascinarsi dietro il peso dell accusa di avere favorito l infiltrazione della ndrangheta al nord. Ieri l ex direttore sanitario dell Asl era nell aula bunker di San Vittore a Milano, per un ulteriore tappa del processo che lo vede imputato, insieme ad altre 33 persone, per concorso esterno in associazione mafiosa. Cappotto grigio, sciarpa colorata, sempre più smagrito, nonostante le ultime settimane trascorse a casa, dove si trova in regime di arresti domiciliari. A Milano è arrivato senza scorta. I giudici gli consentono di raggiungere l aula accompagnato solo dai familiari. Il suo proposito è essere presente, nel corso del 2012, a tutte le udienze che lo riguarderanno. Fino al verdetto, al quale mancano ancora parecchi mesi. Si parla di almeno un anno di processo, prima che si possa arrivare alla verità giudiziaria sul suo caso. Come sta affrontando questi momenti? «Sono tranquillo, perché conto di riuscire a dimostrare la mia estraneità ai fatti, anche se so che ci vorrà ancora del tempo. Ma la verità prima o poi verrà fuori. C è un detto che dice: fai del bene, perché prima o poi ti sarà riconosciuto». Lei sente di avere fatto del bene? «Ho dato tanto alla mia città. La mia gestione all Asl è stata impeccabile, come ha messo in luce anche l indagine disposta dal prefetto». L Antimafia, però, le contesta di avere stretto rapporti pericolosi con presunti esponenti della ndrangheta. Cosa risponde? «Che non ho mai fatto affari con nessun malavitoso». Le contestano in particolare di avere avuto rapporti con Cosimo Barranca, presunto capo della locale di Milano. E con Pino Neri, che secondo l antimafia avrebbe avuto un ruolo di spicco nell organizzazione della Lombardia. «Conosco Pino Neri, ma non ho avuto niente a che fare con lui. Nel 2009 l ho incontrato dopo anni che non lo vedevo. C era in ballo la candidatura di Del Prete, ricordo, ma era tutta una questione politica. Cosa c entra questo con la ndrangheta?» E Barranca? E ritenuto dagli inquirenti il leader delle ndrine lombarde. «Non potevo certo immaginare che avesse rapporti con la criminalità organizzata. A parte che, comunque, il processo è in corso ed è tutto ancora da dimostrare». Diciamo pure che lei in questa faccenda non c entra nulla. Non le sembra, comunque, di avere intrecciato con troppa leggerezza rapporti con persone dalla dubbia moralità? «No, non credo che le cose stiano così». E come stanno, le cose? «La verità è che buona parte dei coinvolti in questa inchiesta è povera gente. Non c entrano nulla con la criminalità organizzata». Come fa a saperlo? «Ho avuto modo di farmi una mia idea in carcere, attraverso il contatto con loro». Eppure la procura di Milano è convinta di avere individuato un secondo livello, più sofisticato, di radicamento della ndrangheta al nord, attraverso la politica e le istituzioni che avrebbero favorito e s tretto legami con i clan. Lei è diventato, suo malgrado, il simbolo di questo livello. Come si difende? «Dico solo che il livello di cui si parla in questa inchiesta secondo me non esiste. Quantomeno non a Pavia». Perché i politici hanno preso le distanze da lei e non l hanno difesa? «Questo mi ha fatto male. Sono stato abbandonato da tutti, tranne che dalla famiglia. In carcere ricevevo solo le lettere di Sergio Contrini (presidente dell Asp di Pavia, ndr). Dai politici mi sono sentito tradito, perché comunque ho sempre dato il mio contributo alla vita politica di Pavia». Pensa a qualcuno in particolare? «A diverse persone. Ad esempio, il sindaco di Pavia Cattaneo si è costituito parte civile contro di me in questo processo e non l ha fatto in quello per corruzione elettorale a Pavia». Lei ha fatto campagna elettorale anche per Abelli. Tutti ricordano la mail inviata ai medici, in cui invitava a votare per lui alle regionali. «E vero, e fu una mail molto contestata. Ma venne spedita dal mio indirizzo di posta elettronica e non da quello dell Asl». Con il senno di poi, rifarebbe le stesse scelte? Cioè, si spenderebbe ancora così tanto per alcuni politici? «No, questo è sicuro». Cosa vede nel suo futuro, quando questa vicenda sarà chiusa? «Voglio prima dimostrare la mia innocenza. Poi me ne andrò via da Pavia». 190

7 04/01/2012 Gli appalti negli ospedali nelle parole del testimone La Provincia Pavese Gli appalti negli ospedali nelle parole del testimone Per i testimoni della difesa bisognerà attendere almeno l estate. Ieri, intanto, è toccato ancora a un altro testimone dell accusa, il maresciallo Rocco Russo, che aveva seguito le indagini sulla locale di Milano. Il testimone si è soffermato anche sulle figure di Pino Neri, l avvocato pavese che in questo processo deve rispondere di associazione mafiosa (e che ieri era presente in aula con il suo avvocato, Roberto Rallo di Como), e dell ex direttore sanitario dell Asl Carlo Chiriaco, che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Russo ha citato i due imputati per i loro presunti rapporti con alcuni componenti della presunta cellula di ndrangheta a Milano, e in particolare con Cosimo Barranca, ritenuto il capo della locale stessa. Alla domanda del pubblico ministero Alessandra Dolci, che ha chiesto di spiegare se i componenti della locale avessero avuto anche rapporti con personaggi delle istituzioni, il testimone ha fatto riferimento a Chiriaco e al suo presunto ruolo di intermediazione per far votare, alle elezioni regionali, personaggi vicini alle cosche. Secondo il teste, Chiriaco avrebbe anche fatto da filtro per gli interessi di un certo Francesco Romanello «a mettere le mani sugli ospedali di Pavia attraverso le agenzie di pompe funebri». L avvocato Oliviero Mazza, in occasione del controesame che si svolgerà domani, nuova tappa del processo, cercherà di smontare le dichiarazioni del testimone, «visto spiega il legale che non c è alcuna prova che ci fu davvero un coinvolgimento di Chiriaco per l assegnazione di appalti o lavori». Intanto il processo procede al ritmo di tre udienze a settimana, per cercare di evitare che il verdetto slitti a dopo dicembre, quando scadono i termini per la custodia cautelare. Significa, in altre parole, che se la sentenza dovesse andare oltre quella data, gli imputati del processo in corso torneranno liberi. 191

8 04/01/2012 Scoperto scarico abusivo La Provincia Pavese Scoperto scarico abusivo Lungavilla, blitz della Forestale: controlli nell area del parco La Guardia Forestale del comando stazione di Pavia passa al setaccio l area protetta del parco palustre di Lungavilla, scoprendo uno scarico abusivo in un fosso parallelo al rio Lurietta, uno dei corsi d acqua che costeggia e delimita l oasi naturalistica. Il blitz è avvenuto ieri mattina, ancora da stabilire la provenienza dei reflui, anche se con ogni probabilità si tratta di sostanze fognarie di tipo domestico, quindi prodotte da abitazioni private. Personale della Forestale tornerà a Lungavilla nei prossimi giorni proprio per fare luce anche su questo aspetto. L attività di controllo è partita proprio dal Lurietta, dove era stato segnalato uno sversamento fognario sospetto: c era il timore che lo scarico potesse pregiudicare il regolare funzionamento del depuratore. Gli agenti hanno perlustrato le sponde del torrentello, fino all impianto di depurazione, dove non è stato riscontrato alcunchè di anomalo. Quindi hanno proseguito in direzione delle abitazioni, imbattendosi nello scarico abusivo. Si sono poi recati in municipio per informare le autorità comunali dell accaduto. La tutela del parco palustre, un area naturalistica ricca anche di fauna, strappata progressivamente al degrado e all abbandono, sta particolarmente a cuore ai lungavillesi. 192

9 05/01/2012 Cortina, il Fisco scova i superevasori La Repubblica 193

10 05/01/2012 Riso Scotti Energia Un indagine durata oltre due anni La Provincia Pavese Riso Scotti Energia Un indagine durata oltre due anni E l indagine che sicuramente ha fatto più scalpore e non solo in provincia. Lo scorso anno gli uomini del comando provinciale di viale Campari hanno portato a termine la fase investigativa dell operazione Dirty Money, il proseguimento dell inchiesta Dirty Energy partita nel 2009 e che ha portato alla luce reati di corruzione e truffa contestati agli amministratori della Riso Scotti Energia. Un indagine delicatissima partita proprio da Pavia sul traffico illecito di rifiuti alla quale hanno poi lavorato polizia e procure di Roma e e Milano. 194

11 06/01/2012 Arrestato per droga il figlio di Ciocca - Settegiorni 195

12 07/01/2012 Mortara, due arresti per estorsione La Provincia Pavese Mortara, due arresti per estorsione Chiedevano soldi per restituire a una donna il telefonino rubato in un parcheggio, all appuntamento anche i carabinieri «Se vuoi riavere il tuo telefonino rubato, devi darci cento euro». Un estorsione in piena regola: ma quando la vittima, una donna di 50 anni, ha portato il denaro ai due ladri che le avevano preso il cellulare nel parcheggio del Bennet, c erano anche i carabinieri. Florin Ureche, 32 anni, romeno, e Giovanni Dipierno, 33 anni, entrambi domiciliati a Casale Monferrato (Alessandria), sono stati arrestati e portato nel carcere dei Piccolini a Vigevano. La vicenda è iniziata una settimana fa, quando i due hanno rubato il cellulare che la donna aveva lasciato nell abitacolo della sua Rénault, parcheggiata nel parcheggio del centro commerciale Bennet. Una portiera della macchina è stata forzata, è stata rubata la borsetta della donna che conteneva una piccola somma in contanti, i documenti e il cellulare Nokia. Grazie alla rubrica contenuta nel telefonino rubato, i ladri hanno trovato i numeri di un altro cellulare, sul quale hanno contattato la potenziale vittima per organizzare l estorsione. Appunto, le hanno detto che per riavere il suo telefono con tutti i dati che conteneva, avrebbe dovuto sborsare 100 euro. La donna ha avvertito i carabinieri, poi in un successivo contatto si è accordata per la consegna del denaro, con un appuntamento fissato ieri mattina davanti alla stazione ferroviaria. Dove i due uomini si sono presentati puntualmente: c erano però anche i militari della stazione di Mortara che li hanno arrestati in flagranza di reato, dopo che avevano intascato i soldi. I due, entrambi pregiudicati per reati contro il patrimonio, sono stati trasferiti nel carcere d Vigevano dove verranno sentiti per l interrogatorio di garanzia. L estorsione è stata sventata il denaro e il telefonino restituiti alla legittima proprietaria. Il miglior modo per tutelarsi da episodi come questo, o comunque da furti di apparecchi dove sono contenuti dati riservati è, fra l altro, inserire la funzione di uso obbligatorio della password per utilizzare il telefonino che si spegne dopo un brevissimo tempo di mancato utilizzo. E in ogni caso, non lasciare i telefoni in auto o comunque incustoditi. 196

13 07/01/2012 «La relazione dell Asl deve essere pubblica» La Provincia Pavese «La relazione dell Asl deve essere pubblica» La difesa di Chiriaco in aula: «Così dimostreremo che non ci furono interessi mafiosi negli ospedali» Nei collegamenti tra la locale di ndrangheta di Milano e i pavesi spuntano anche le pompe funebri. Secondo l accusa, due presunti componenti della cellula di mafia a Milano avrebbero cercato di entrare, con questa attività, negli ospedali pavesi utilizzando il tramite di Carlo Chiriaco, l ex direttore sanitario dell Asl. Una tesi che il difensore dell imputato, Oliviero Mazza, ha cercato di smontare nell ultima udienza del processo, che si è svolta giovedì. Mazza, nel controesame del maresciallo Rocco Russo, che aveva coordinato le indagini proprio sulla locale di Milano, ha citato davanti al collegio dei giudici altre intercettazioni che metterebbero in dubbio la conclusione a cui invece è arrivata la procura Antimafia di Milano. «Altre telefonate dicono chiaramente che Chiriaco non solo aveva negato la propria disponibilità ma aveva anche spiegato che era impossibile entrare negli ospedali perché l attività delle pompe funebri è regolata dalla legge», ha spiegato il difensore. L avvocato ha anche chiesto al testimone se vi fossero state verifiche su presunti appalti andati a buon fine negli ospedali di Pavia. Russo ha risposto che la questione non fu approfondita durante le indagini. «Alla difesa risulta che non si concretizzò nulla, né sul piano formale né di sostanza spiega Mazza. A questo proposito diventa più che mai indispensabile avere la relazione dell indagine prefettizia dell Asl». Su questa relazione, che raccoglieva i dati di migliaia di persone sentite sull ipotesi di possibili infiltrazioni mafiose all Asl, era stato in un primo momento imposto il segreto di Stato. Poi, su sollecitazione della stessa difesa di Chiriaco, che conta attraverso quella stessa relazione di dimostrare la corretta gestione dell ente durante l incarico dell ex direttore sanitario, il segreto era venuto meno. Ma è rimasto un vincolo di riservatezza, che impedisce di fatto di rendere pubblici e divulgare i risultati di quella indagine. Il legale Mazza sta perciò preparando una memoria difensiva, che sarà depositata nei prossimi giorni, per motivare la richiesta di annullare anche il vincolo della riservatezza. Il processo è stato aggiornato a martedì prossimo. 197

14 09/01/2012 Cosentino deve andare in carcere La Repubblica 198

15 09/01/2012 Spaccio in un campo, preso La Provincia Pavese Spaccio in un campo, preso Ci sono anche pavesi tra i clienti del supermarket della droga che va avanti da mesi nelle campagne di Gugnano di Casaletto Lodigiano, lungo la strada che porta a Bascapè e Torrevecchia Pia. I carabinieri sono intervenuti più volte, l ultima nel pomeriggio dell Epifania, e sono stati individuati due uomini di origine marocchina che, in un campo, incontravano i clienti. Dopo una colluttazione, in manette è finito Mohamed M., 48 anni con 60 grammi di cocaina. Il complice è fuggito. A segnalare ai carabinieri che il supermarket aveva riaperto sono stati alcuni residenti, che avevano notato le auto in fila lungo una stradina che dovrebbe servire solo agli agricoltori. 199

16 09/01/2012 «Ucciso senza pietà in mezzo alla gente» La Provincia Pavese «Ucciso senza pietà in mezzo alla gente» Parla il padre del titolare del Sayonara: «Pensavamo fossero petardi, mio figlio è sconvolto per quello che è accaduto» «Mio figlio è sconvolto, hanno ammazzato quell uomo come un cane nel suo locale, in mezzo alla gente che ballava e si divertiva». Giovanni Nardi, 70 anni, è il padre di Massimo Nardi, da una decina d anni gestore del disco bar in riva al Ticino. Uno dei più frequentati della città, musica dal vivo quasi tutte le sere e molta clientela in arrivo anche dal Milanese. Ieri pomeriggio, Giovanni Nardi parlava la posto del figlio perché, diceva, «non si è ancora ripreso dallo choc, è stato in caserma fino alle sette del mattino». I carabinieri l hanno sentito appunto come titolare del locale di via Lungoticino, dove come ogni sera di apertura Massimo Nardi era presente. «Ma in un primo momento, quando sono stati esplosi i colpi, nessuno ha immediatamente capito che un arma aveva sparato», dice il padre. Infatti, «per tutta la sera qualcuno aveva continuato a far esplodere petardi nel parcheggio del locale, per dire addio definitivamente alle feste di fine anno». La sorella del titolare, notando i due uomini che uscivano in gran fretta dal locale, tanto da scontrarsi con un buttafuori all ingresso, ha addirittura tentato di inseguirli nel piazzale sterrato davanti al Sayonara, dove ieri stazionava qualche sparuto gruppetto di curiosi. «Mia figlia credeva che avessero provocato danni al locale, facendo esplodere dei mortaretti all interno», spiega Giovanni Nardi. Intanto, un cliente si era accorto che un uomo era stramazzato a terra, ferito a morte. «Allora è iniziato il panico: urla e fuggi-fuggi generale». Il gestore ha avvertito i carabinieri, è arrivato il magistrato di turno in procura e l ambulanza mandata dal 118. Ma niente era più possibile fare, per tentare di salvare al vita al 32enne freddato a colpi di pistola. «A quanto sembra, non era un cliente abituale: mio figlio non ricorda da averlo visto spesso qui. Ma se non è facile ricordare i volti delle centinaia di persone che frequentano il locale». Il Sayonara ha due sale per ballare e ascoltare musica dal vivo oltre a uno spazio all aperto con giardino, usato d estate al piano terra della piccola costruzione in fondo a una deviazione sterrata di via Lungoticino Lido 18. Al primo piano c è l appartamento dove vive Massimo Nardi. «Non ci sono mai stati particolari problemi nel nostro locale, abbiamo una clientela molto tranquilla commenta ancora Giovanni Nardi ma adesso il disco-bar verrà associato a un fatto di sangue collegato probabilmente alla malavita. D ora in poi, si parlerà del delitto del Sayonara, come si parla del delitto della Sforzesca». Il locale notturno, come tutta la zona della movida vigevanese dei locali e ristoranti in riva al Ticino, è molto controllato dalle forze dell ordine. Nell aprile 2010, un cliente arrivato da Milano era stato denunciato dai carabinieri per il porto abusivo di un coltello, dopo un litigio con un addetto alla sicurezza. E l unico episodio registrato dalla cronaca nera locale negli ultimi anni, relativo al Sayonara. Ieri il locale di via Lungoticino non è stato messo sotto sequestro, spiegava ancora nel pomeriggio il padre del titolare. «Ma questa sera, con quello che è successo non pensiamo di aprire al pubblico. Come noi, anche i dipendenti sono stravolti da quello che è avvenuto a pochi metri da loro, mentre stavano lavorando». 200

17 10/01/2012 Dopo la sparatoria minacce ai buttafuori, caccia ai due killer La Provincia Pavese Dopo la sparatoria minacce ai buttafuori, caccia ai due killer Uno degli assassini ha perso una scarpa durante la fuga e gli investigatori sperano di estrarre il Dna dalle tracce Il killer ha minacciato anche i buttafuori del Sayonara. Una fuga molto movimentata e pericolosa quella dell uomo che ha freddato con cinque colpi di pistola calibro 7.65 Edomond Shtjefni, l albanese di 32 anni che abitava ad Abbiategrasso, in piazza Castello 21. Un delitto, quello, avvenuto all interno del locale di via Lungoticino Lido con molti punti da chiarire. Il killer e il complice, che si trovava a pochi metri dalla vittima, hanno rischiato di restare imbottigliati nella piccola folla di clienti che si stava riversando verso l uscita dopo aver sentito gli spari. Il killer si è visto sbarrare la via di fuga dai buttafuori che, probabilmente, all inizio non si erano resi ben conto di quello che era successo. Anche se sprovveduto l uomo ha mostrato determinazione. Ha infatti puntato la pistola conto uno di loro e, qualche istante dopo, avrebbe anche colpito con il calcio dell arma anche un secondo addetto alla sicurezza. I due sono riusciti a raggiungere il parcheggio da dove si sono dileguati a bordo di un automobile che, comunque, nessuno avrebbe visto. Ma c è dell altro. Il killer nella calca avrebbe anche perso una scarpa. E stata recuperata dai carabinieri che la sottoporranno agli esami scientifici e, soprattutto, a quello del Dna per risalire al profilo genetico dell uomo armato di pistola. E forse la traccia più importante nelle mani degli investigatori del tenente colonnello Giancarlo Sangiuliano, il responsabile del reparto operativo del comando provinciale di Pavia. Una traccia ottenuta fortuitamente che, comunque, potrebbe rivelarsi decisiva per l inchiesta coordinata dalla procura della repubblica di Vigevano. Il movente è quello del regolamento di conti maturato nel mondo della prostituzione. Ma è solo un ipotesi. Gli investigatori hanno anche sequestrato l automobile della vittima, una Mercedes trovata nel parcheggio del Sayonara. La vettura è stata sottoposta ad ogni tipo di rilievo scientifico per capire se all interno vi siano tracce di persone coinvolte nell omicidio. Alcuni testimoni hanno raccontato ai carabinieri cher Edomond Shtjefni è arrivato da solo nel parcheggio del Sayonara. Non è da escludere che l albanese avesse appuntamento con qualcuno, magari con gli stessi killer. E, per questo motivo, dovranno essere esaminate anche i tracciati telefonici del suo cellulare. Un indagine complessa soprattutto da un punto di vista scientifico. La procura vigevanese ha già provveduto a nominare alcuni consulenti tecnici di parte che dovranno occuparsi della parte scientifica dell inchiesta. Niente Ris, quindi, nelle indagini sul delitto al Sayonara. Sarà anche eseguito anche un indagine balistica sui cinque bossoli e sulle due ogive che sono state recuperate nel locale dopo il delitto. Ma non solo. Gli investigatori dell arma dovranno anche sentire il maggior numero di persone presenti al Sayonara. I primi della lista sono i dipendenti, le persone al bar e gli stessi buttafuori. Gente che potrebbe descrivere il volto del killer. L albanese era stato ammazzato poco dopo la mezzanotte tra sabato e domenica con cinque colpi alla testa. 201

18 10/01/2012 Spacciava droga davanti a discoteca, pensionato in carcere La Provincia Pavese Spacciava droga davanti a discoteca, pensionato in carcere Ex agricoltore 52enne di Valverde arrestato a Zavattarello, in casa aveva duecento grammi di hashish e marijuana Agricoltore in pensione di giorno e spacciatore di notte: questo, almeno, è quanto è emerso dopo un operazione che i carabinieri di Varzi hanno compiuto l altra notte tra il loro territorio e quello di Zavattarello. A finire nei guai è stato Dario Garofoli, 52 anni, originario di Milano ma residente ormai da molto tempo a Valverde, dove abita con un anziana zia. I carabinieri varzesi lo hanno arrestato sabato notte per detenzione di stupefacenti al fine di spaccio. Lui si è difeso sostenendo che quella droga gli serviva per uso personale, ma la quantità in effetti era un po eccessiva. Dopo avere trascorso una giornata in camera di sicurezza, Garofoli ieri mattina è stato portato davanti al Gip di Voghera, che ha convalidato l arresto ma gli ha anche concesso il beneficio dei domiciliari. L altra notte i carabinieri di Varzi sono impegnati in uno dei consueti servizi del sabato sera, per ostacolare il fenomeno della guida in stato di ebbrezza e altri reati: una routine che prevede i controlli nelle vicinanze dei locali pubblici. Alle 3 di notte davanti alla discoteca «Milleluci» di Zavattarello i carabinieri notano un movimento sospetto di persone. Uno di loro è Dario Garofoli, totalmente sconosciuto alle forze dell ordine: un ex agricoltore che nonostante la giovane età è già in pensione. Garofoli è molto nervoso, e così i carabinieri decidono di perquisirlo. L uomo di Valverde ha addosso un coltello a serramanico, uno da cucina, 600 euro in contanti (cifra rispettabile), una dose di marijuana e tre dosi di hashish da un grammo ciascuna. Ben sapendo di essere ormai nei guai e che la perquisizione domiciliare è inevitabile, è lo stesso Dario Garofoli ad accompagnare i carabinieri a casa sua; anche per tranquillizzare con la sua presenza l anziana zia. Infatti è l agricoltore a consegnare ai carabinieri gli stupefacenti che tiene in casa: in un cassetto della camera da letto ci sono 168 grammi di hashish e 28 grammi di marijuana, tutti divisi in altrettante monodosi da un grammo, oltre a un bilancino di precisione che evidentemente è servito a confezionare le dosi. Il 52enne di Valverde cerca di giustificarsi. «Non sono uno spacciatore - afferma - E roba che mi serve per uso personale, l ho confezionata prima per comodità». La legge, però, per quantitativi del genere prevede l arresto e scattano quindi le manette. Garofoli non è stato sorpreso mentre spacciava: quindi non si sa se trattava con i clienti in casa, in altre zone della vallata o davanti ai locali pubblici come la discoteca di Zavattarello. Nelle prossime settimane ci sarà il processo a suo carico. 202

19 11/01/2012 Appalti e usura, non c è crisi per Mafia Spa così è diventata la prima industria d Italia La Repubblica 203

20 11/01/2012 Chiriaco, la difesa vuole la relazione dell Asl La Provincia Pavese Chiriaco, la difesa vuole la relazione dell Asl Depositata ieri una richiesta ai giudici: «Verificate con il presidente del Consiglio perché è riservata» L area dell ex gasometro era finita anche nelle carte dell inchiesta sulla ndrangheta per alcune intercettazioni legate a Carlo Chiriaco. Se ne parlerà nelle prossime udienze del processo già in corso in Tribunale a Milano, che vede l ex direttore sanitario dell Asl di Pavia imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri, intanto, in occasione dell ennesima tappa, è stata depositata dall avvocato della difesa Oliviero Mazza una memoria difensiva in cui si chiede al presidente del collegio di interpellare il presidente del Consiglio dei ministri sulla relazione dell indagine prefettizia all Asl. L indagine era stata disposta dal prefetto Ferdinando Buffoni dopo l arresto di Chiriaco. Ma i risultati dell inchiesta non sono mai stati resi noti. Al documento, infatti, è stato dato un vincolo di «riservatezza» dal Ministro degli Interni. «La nostra richiesta spiega il legale Mazza è che il collegio dei giudici verifichi presso il Consiglio dei ministri la legittimità di questa classificazione, che secondo la difesa non ha ragione di esistere. Sui fatti di mafia non vale il segreto di Stato e quindi nemmeno il vincolo di riservatezza. Inoltre, gli argomenti trattati in questa relazione non hanno nulla a che vedere con gli interessi e con la sicurezza nazionali, unico motivo per cui si può assegnare il segreto. Da quanto ci risulta il contenuto della relazione è solo l analisi dettagliata della gestione dell Asl». Durante l indagine furono sentite centinaia di persone e fu coinvolta anche la Finanza, in relazione ai rapporti economici che l Asl aveva mantenuto negli anni di gestione di Carlo Chiriaco con le istituzioni e con aziende per alcuni appalti. Il collegio dei giudici, presieduto da Luisa Balzarotti, si è riservato la decisione. Che potrebbe a questo punto arrivare nelle prossime udienze, fissate per domani e dopodomani. Si proseguirà quindi con l ascolto dei testimoni dell accusa. La Procura Antimafia ne ha citati 250. Questo vuol dire che bisognerà aspettare fino all estate prima di poter cominciare a sentire i testimoni della difesa. La sentenza dovrebbe arrivare invece entro dicembre, quando scadranno anche i termini della custodia cautelare e tutti gli imputati torneranno liberi. 204

21 11/01/2012 Spacciava agli arresti domiciliari La Provincia Pavese Spacciava agli arresti domiciliari San Zenone, sfilano in tribunale i consumatori di cocaina «Davanti a quella finestra c era sempre un via vai di automobilisti. Si fermavano proprio davanti alla casa, abbassavano il finestrino e poi prendevano qualcosa». Se i vicini di casa, a San Zenone, si sono limitati a queste dichiarazioni, i presunti clienti dell imputato, anche loro sentiti come testimoni, non hanno avuto difficoltà ad ammettere che si rifornivano proprio da quell uomo. Anche se Bouchaib Ed Dari, un cittadino di origine marocchina di 35 anni che abita a san Zenone, si trovava agli arresti domiciliari. Secondo l accusa l uomo da giugno a settembre del 2008, periodo in cui stava scontando la misura dei domiciliari in seguito a una condanna per una resistenza a pubblico ufficiale, avrebbe ceduto droga, in particolare cocaina, a decine di consumatori di San Zenone, che sono finiti come testimoni al processo. Alcuni di loro sono stati sentiti ieri mattina. E hanno confermato di avere acquistato droga dall imputato. La cocaina, secondo il loro racconto, sarebbe stata venduta a dosi di mezzo grammo al costo di 50 euro. Hanno anche raccontato che davanti all abitazione c era sempre la fila. Dettaglio confermato in parte dai vicini di casa, che hanno detto di avere visto spesso macchine fermarsi davanti all abitazione di San Zenone. I conducenti abbassavano il finestrino e prendevano qualcosa dall imputato. Era stata proprio la segnalazione di un vicino a far partire il processo per spaccio. «Un processo basato solo sulle voci lo definisce l avvocato difensore dell imputato Pierluigi Vittadini. L accusa sostiene che lui ai domiciliari spacciasse droga, ma il mio cliente non è mai stato sorpreso a vendere dosi di cocaina. E infatti non è stato sequestrato nulla. Ci sono solo le dichiarazioni dei vicini di casa, che dicono di averlo visto fuori dalla sua abitazione, fermo vicino alle automobili che si avvicinavano alla casa. Ci difenderemo». Nelle prossime tappe del processo saranno sentite anche le testimonianze della difesa. 205

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