CORSO PRATICO DI SUTURA
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- Ottavio Cavaliere
- 7 anni fa
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1 CORSO PRATICO DI SUTURA Ordine dei Medici Chirurghi di Enna Enna 28/04/18 Dott.ssa Agata Di Dio Urologa Androloga - Medico delle Emergenze Urgenze Commissione Giovanni Andrologi SIA -Società Italiana di Andrologia FERITA Soluzione di continuo recente delle parti molli, interessante anche il rivestimento cutaneo, conseguente ad un trauma PIAGA Soluzione di continuo non recente,con tendenza alla guarigione ULCERA Soluzione di continuo non recente che non ha tendenza alla guarigione 1
2 Le Ferite La ferita è una soluzione di continuo prodotta da un agente meccanico. Le ferite si possono distinguere in superficiali se interessano cute e tessuto sottocutaneo profonde se interessano i piani anatomici sottostanti penetranti se raggiungono una cavità (toracica,addominale) Classificazione delle ferite Escoriazioni Ferite da taglio Ferite da punta Ferite lacero-contusecontuse Ferite d arma da fuoco Ferite a lembo 2
3 COMPLICANZE DELLE FERITE EMORRAGIA LESIONI DI ORGANI PROFONDI LESIONI DI FORMAZIONI VASCOLARI E NERVOSE LESIONI SCHELETRICHE ERNIE TRAUMATICHE FISTOLE INTERNE ED ESTERNE INFEZIONI LOCALI GANGRENA GASSOSA TETANO CICATRICI RETRAENTI - CHELOIDI COMPLICANZE DELLE FERITE GANGRENA GASSOSA SINDROME INFETTIVA ACUTA PROVOCATA DA GERMI ANAEROBI TRAMITE LA CONTAMINAZIONE AGENTI ETIOLOGICI CLOSTRIDIUM PERFRINGENS, BACILLUS PUTRIFICUS, BACILLUS NOVYI, BACILLUS HISTOLITICUS, BACILLUS SPORIGENES BIOLOGIA ED EPIDEMIOLOGIA ANAEROBI OBBLIGATI, SPORIGENI, PRESENTI NEL TERRENO, ACQUA INQUINATA, CUTE, INTESTINO, CAVITA' OROFARINGEA VIA DI PENETRAZIONE TRAUMI PROFONDI CON NECROSI DEI TESSUTI - FRATTURE ESPOSTE - INFEZIONI DA PIOGENI ASSOCIATE MECCANISMO PATOGENETICO AZIONE NECROTIZZANTE DIRETTA SUI TESSUTI CON PRODUZIONE DI GAS CHE DIFFONDE RAPIDAMENTE. DIFFUSIONE SISTEMICA DI TOSSINE 3
4 COMPLICANZE DELLE FERITE TETANO SINTOMATOLOGIA Tempo di incubazione 7-12 gg. Trisma, riso sardonico, facies tetanica Opistotono, emprostotono, pleurostotono Accessi tetanici scatenati da stimolazioni visive, acustiche, tattili Spasmo della glottide, asfissia Iperpiressia marcata Sensorio integro Exitus > 50% dei casi FORME CLINICHE PARTICOLARI Tetano localizzato - Tetano viscerale o splancnico Tetano postoperatorio -Tetano puerperale - Tetano dei neonati COMPLICANZE DELLE FERITE TETANO PROFILASSI Generale VACCINAZIONE (Prima dose e successivi richiami) Ferite in soggetti non vaccinati Immunoglobuline umane specifiche + vaccinazione Ferite in soggetti correttamente vaccinati Eventuale richiamo del vaccino Locale Sbrigliamento e recentazione delle ferite con zone anfrattuose e necrotiche Corretta medicazione - Rimozione di corpi estranei Antibioticoprofilassi TERAPIA Ricerca del focolaio d' ingresso e suo immediato trattamento Alte dosi di immunoglobuline umane specifiche Terapia intensiva - Eventuale ventilazione meccanica assistita Agenti bloccanti a livello neuromuscolare (pancuronio) e miorilassanti (benzodiazepine) Trattamento dell' iperpiressia e delle manifestazioni metaboliche. 4
5 LA GUARIGIONE DELLE FERITE La guarigione delle ferite è quell insieme di fenomeni biologici che portano alla riparazione di un tessuto leso Il risultato del processo biologico è la cicatrice La guarigione delle ferite rappresenta un aspetto della rigenerazione tessutale PROCESSO DI GUARIGIONE DELLE FERITE GUARIGIONE PER PRIMA INTENZIONE GUARIGIONE PER SECONDA INTENZIONE 5
6 RISPOSTA DEI TESSUTI AL TRAUMA - CICATRIZZAZIONE INFIAMMAZIONE ATTIVAZIONE DEI MECCANISMI DELLA COAGULAZIONE - EMOSTASI COMPARSA DI ESSUDATO INFIAMMATORIO (Neutrofili, Macrofagi, Linfociti) FORMAZIONE DI TESSUTO DI GRANULAZIONE TESSUTO CONNETTIVO IMMATURO ALTO CONTENUTO DI AC. IALURONICO RICCO DI VASI NEOFORMATI (NEOANGIOGENESI) RICCO DI MACROFAGI E FIBROBLASTI COLLAGENE DI TIPO III RIEPITELIZZAZIONE MIGRAZIONE E PROLIFERAZIONE DI CELLULE EPITELIALI MATURAZIONE DELLA CICATRICE E SUO RIMODELLAMENTO ACCUMULO DI FIBRE COLLAGENE TIPO I AUMENTO DELLA RESISTENZA MECCANICA DEL TESSUTO ORGANIZZAZIONE DEL COLLAGENE IN GRANDI FASCI DI FIBRE. RISPOSTA DEI TESSUTI AL TRAUMA - CICATRIZZAZIONE Una cicatrice si considera solida dopo 15 giorni Il rimodellamento si completa dopo circa 6 mesi 6
7 FATTORI CHE INFLUISCONO SULLA GUARIGIONE DELLE FERITE FATTORI CHE OSTACOLANO LA CICATRIZZAZIONE LOCALI -tipo di ferita -presenza di emorragie, ematomi, raccolte sierose -infezioni -ostacoli meccanici alla chiusura -presenza di corpi estranei ritenuti -fattori iatrogeni LOCO-REGIONALI -turbe della vascolarizzazione -turbe dell innervazione -esiti distrettuali di trattamenti attinici SISTEMICI -ipo-disprotidemie -carenza di fattori vitaminici (vit. C) -alterazioni dell equilibrio elettrolitico (Ca+) -fattori endocrini (ACTH, Cortisone) -diabete -assunzione di farmaci (es.immunosoppressori) 7
8 CICATRICI PATOLOGICHE atrofica ipertrofica cheloidea FATTORI PREDISPONENTI ALLE CICATRICI IPERTROFICHE Locali Cicatrizzazione per seconda intenzione Orientamento della cicatrice Natura dell agente lesivo (es. ustione) Loco-regionali sede (reg. sternale, deltoidea, scapolare sottoauricolare) Sistemici età, razza, sesso, fattori costituzionali ed idiopatici Produzione di collageno nel processo di cicatrizzazione normale dell adulto, del bambino e dell anziano e nei processi di cicatrizzazione patologica (ipertrofica e cheloidea) 8
9 LA MEDICAZIONE SCOPO PROTEGGERE LA FERITA, IMPEDENDO L' ECCESSIVA DISIDRATAZIONE DEGLI STATI CELLULARI SUPERFICIALI MANTENERE UN GRADIENTE OTTIMALE DI UMIDITA' SENZA DETERMINARE ACCUMULO DI LIQUIDI O AUMENTO DEL RISCHIO DI INFEZIONE. REQUISITI DELLA MEDICAZIONE PERMEABILITA' ALL' OSSIGENO ED AI VAPORI RIDUZIONE DELLE PERDITE PLASMATICHE PROTEZIONE CONTRO LA CONTAMINAZIONE BATTERICA STIMOLO PER IL TESSUTO DI GRANULAZIONE FAVORENTE LA EPIDERMIZZAZIONE TRATTAMENTO GENERALE DELLE FERITE DETERSIONE DISINFEZIONE 9
10 TRATTAMENTO GENERALE DELLE FERITE EMOSTASI TRATTAMENTO GENERALE DELLE FERITE SUTURA SECONDO I PIANI ANATOMICI 10
11 Strumentario Chirurgico Classificazione Gli strumenti si dividono in 4 grandi categorie: Taglienti (bisturi, forbici, osteotomi, curette, dermotomi) Emostatici Da presa Divaricatori 21 Sono strumenti designati all incisione e alla sezione di tessuti. I Bisturi vengono attualmente distinti in: lanceolati, panciuti, Le lame sono si diversa foggia a seconda dell uso al quale sono destinate. Strumenti Taglienti Bisturi In passato la lama si montava su un manico, oggi si usano bisturi monouso
12 Bisturi 23 Strumenti Taglienti Forbici Rette Curve A punta smussa A punta acuminata Esistono modelli di diversa lunghezza a seconda della profondità del campo chirurgico. Forbici pesanti come le curve di Mayo sono usate su tessuti resistenti mentre quelle più delicate di Metzenbaum sono utilizzate nella dissezione dei tessuti più delicati. Le forbici a punte aguzze affilate vengono utilizzate per la rimozione dei punti di sutura. Le forbici a punte smusse con lame affilate vengono utilizzate per tagliare il filo durante l esecuzione di una sutura 24 12
13 Forbici METZENBAUM MAYO FORBICI DI KELLY 25 Forbici FORBICI PER RIMOZIONE DI PUNTI FORBICI DI POTTS-SMITH 26 13
14 Forbici L impugnatura corretta di una forbice si effettua con il pollice e l anulare nei due occhielli, il medio sopra l anulare esternamente all anello e l indice teso poggia con il polpastrello sopra il fulcro per mantenere in asse lo strumento. 27 Pinze emostatiche Vengono usate per il controllo e la tenuta dell emostasi. Possono anche essere impiegate come pinze da presa o come aiuto per divaricare. Sono dotate di cremagliera che le mantiene chiuse. Il morso delle pinze (clamp) vascolari è dotato di multiple file longitudinali di denti, atte a fermare la perdita di sangue ed a minimizzare il trauma della presa dal vaso. Possono essere rette, curve, lunghe, corte. Possono avere una presa dentata (kocher) o una presa smussa (pean, Klemer). per l emostasi in vasi più piccoli e fragili vengono utilizzate pinze più delicate ( Kelly, Crile, Halsted, Mosquito ) 28 14
15 Pinze emostatiche KLEMMER KOCHER MOSQUITO 29 Pinze da presa Sono pinze che servono o per mantenere i tessuti durante la dissezione o per ritirarli dalla visione chirurgica o per aiutare nella sutura. Le pinze più comuni sono : Anatomiche Chirurgiche Durante le pinze a cremagliera più comuni sono : pinze di Duval (Hanno un morso non traumatico per i tessuti) Pinze di Babcock (hanno una finestra ricurva in punta per la presa di organi o tessuti molto delicati ) Pinza di Faure (hanno un morso a denti molto acuminati) Pinze di Backaus ( sono molto traumatiche, vengono utilizzate come fissateli ) 30 15
16 Pinze da presa anatomiche PINZA ANATOMICA PINZA DI ADSON PINZA DI DURANTE 31 Pinze da presa chirurgiche PINZA CHIRURGICA PINZA CHIRURGICA DI ADSON 32 16
17 La corretta impugnatura Pinze da presa si effettua con il pollice e il medio in una posizione intermedia delle due branche 33 Pinze da presa FORESTER BABCOCK FAURE BACKAUS 34 17
18 Pinza a L di Finocchietto Dette anche pinze passafilo o cistico. Utilizzate nella legatura dei vasi e dei tessuti. Sono dotate di cremagliera con diversi morsi e lunghezze. 35 Pinza di Michel 36 18
19 Divaricatori Strumenti necessari per assistere la visualizzazione del campo operatorio. Sono designati a provvedere ad una migliore esposizione del campo chirurgico, con il minimo trauma per i tessuti circostanti. Esistono divaricatori di varia forma e misura distinguiamo : Valve o Spatole Divaricatori divaricatori autostatici 37 Divaricatori MATHIEU FARABEUF WEITLANER LANGENBECK MALLEABILE 38 19
20 Portaghi E lo strumento adibito ad afferrare e sostenere l ago per l infissione nei tessuti e per annodare il filo. Sono strumenti dotati di un morso in grado di evitare la rotazione dell ago durante la sutura. Ne esistono diversi tipi, dotati di diversa lunghezza a secondo della profondità a cui si deve lavorare; diversa forma, a secondo dell ampiezza del campo operatorio; diversa grandezza a seconda delle dimensione dell ago. Può avere uno dei due anelli dell impugnatura su un piano diverso dall altro per una presa più anatomica (Gilles, Masing) Può essere dotato di un sistema di bloccaggio a cremagliera (Webster) o esserne privo (Gilles). Può essere privo di anelli e dotati di una molla di ritorno per permettere maggiore possibilità di rotazione ( Castroviejo, Mathien) Può avere una forbice incorporata ( Hegar, Olsen). 39 Portaghi MATHIEU MAYO-HEGAR 40 20
21 Portaghi Come impugnare il portaghi? L impugnatura corretta si effettua con il pollice e l anulare nei due anelli, il medio sopra l anulare esternamente all anello metallico e l indice disteso poggia con il polpastrello in direzione del fulcro per meglio mantenere in asse ed equilibrare lo strumento. 41 Come prendere l ago? Portaghi L ago va afferrato 2 mm dall estremità del morso e deve essere perpendicolare all asse maggiore del portaghi tra la metà e il punto di passaggio tra 1/3 medio e 1/3 caudale dell ago
22 Anestetici Locali Gli anestetici locali bloccano la generazione e la propagazione degli impulsi della fibra nervosa in maniera prevedibile e reversibile. Eliminano la sensibilità, e quindi anche la percezione degli stimoli nocicettivi, solo nelle aree corporee innervate dalla fibra bloccata
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