Relatore: Ing. Stefano Camoni
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- Fausta Rizzi
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1 SICUREZZA LAVORATORI Elaborato tecnico coperture NUOVA REGOLAMENTAZIONE Esemplificazione di nuove soluzioni progettuali per la scelta dei sistemi anticaduta Distinzione dei dispositivi permanenti dai dispositivi fissi e valutazione delle diverse peculiarità Nuove soluzioni di ancoraggio anche in relazione alla nuova norma UNI Relatore: Ing. Stefano Camoni
2 Gli infortuni dovuti alle cadute dall alto Grave rischio per gli operatori: quasi la metà degli incidenti dovuti a cadute dall alto hanno esito mortale!
3 Gli infortuni dovuti alle cadute dall alto CHE FARE? La sicurezza per le lavorazioni in quota va PROGETTATA! Il personale va FORMATO e INFORMATO adeguatamente L attrezzatura deve essere A NORMA DI LEGGE, DISPONIBILE e MANUTENUTA Bisogna perseguire la formazione di un corretto atteggiamento culturale nei confronti della sicurezza OTTEMPERAMENTO DEGLI OBBLIGHI DI LEGGE BAGAGLIO CULTURALE PERSONALE
4 Gli infortuni dovuti alle cadute dall alto Principali criticità DA VALUTARE: Criticità nella comunicazione Criticità progettuali Criticità nella realizzazione Criticità nella manutenzione Criticità nella utilizzazione Sistema informativo Complessità dei sistemi Numero di utilizzatori Conflitti tecnologici Gestione dei sistemi nel tempo UTILIZZO Gestione dei sistemi nel tempo MANUTENZIONE Gestione dei sistemi nel tempo SOSTITUZIONE Rapporto tra costo e sicurezza garantita
5 La normativa nazionale sulla sicurezza D.lgs. 9 aprile 2008, n.81 e successive modifiche e integrazioni Testo unico sulla sicurezza: recepisce in Italia, le Direttive Europee in materia di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, coordinandole in un unico testo normativo
6 Le nuove norme tecniche europee e italiane sull anticaduta DPGR 23 novembre 2005, n.62/r DPGR 18 dicembre 2013, n.75/r UNI EN 795 : 2012 UNI EN 795 : 2002 UNI TS : 2013
7 Le nuove istruzioni tecniche per la sicurezza in copertura in Toscana DPGR 23 novembre 2005, n.62/r REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELL ARTICOLO 82, COMMA 15, DELLA LEGGE REGIONALE 3 GENNAIO 2005, N.1 (NORME PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO) RELATIVO ALLE ISTRUZIONI TECNICHE SULLE MISURE PREVENTIVE E PROTETTIVE PER L ACCESSO, IL TRANSITO E L ESECUZIONE DEI LAVORI IN QUOTA IN CONDIZIONI DI SICUREZZA. DPGR 18 dicembre 2013, n.75/r REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELL ARTICOLO 82, COMMA 15, DELLA LEGGE REGIONALE 3 GENNAIO 2005, N.1 (NORME PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO) ABROGAZIONE DEL REGOLAMENTO APPROVATO CON D.P.G.R.T. 62/R/2005
8 Le nuove norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 795 : 2002
9 Le nuove norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 795 : 2012
10 Le nuove norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI TS : 2013
11 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 363 : 2008 Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute Sistemi individuali per la protezione contro le cadute La norma specifica le caratteristiche generali e l assemblaggio di sistemi individuali per la protezione contro le cadute. Essa fornisce esempi di tipi specifici di sistemi individuali per la protezione contro le cadute e descrive come i componenti possano essere assemblati in sistemi
12 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 516 : 2006 Accessori prefabbricati per coperture - Installazioni per l'accesso al tetto Passerelle, piani di camminamento e scalini La norma specifica le dimensioni essenziali, i materiali da impiegare, i requisiti relativi alla capacità di sopportare i carichi e l'estensione delle prove di passerelle, piani di camminamento e scalini posapiede.
13 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 517 : 2006 Accessori prefabbricati per coperture Ganci di sicurezza da tetto La norma specifica le dimensioni essenziali, i materiali da impiegare, i requisiti relativi alla capacità di sopportare i carichi e l'estensione delle prove dei ganci di sicurezza da tetto.
14 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI 8088: Lavori inerenti le coperture dei fabbricati: Criteri di sicurezza UNI 11158: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Sistemi di arresto caduta - Guida per la selezione e l'uso UNI EN 341: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Dispositivi di discesa UNI EN 353: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Dispositivi di caduta di tipo guidato UNI EN 354: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Cordini
15 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 355: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto. Assorbitori di energia UNI EN 358: Dispositivi di protezione individuale per il posizionamento sul lavoro e la prevenzione delle cadute dall'alto. Cinture di posizionamento sul lavoro e di trattenuta e cordini di posizionamento sul lavoro UNI EN 360: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Dispositivi anticaduta di tipo retrattile UNI EN 361: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Imbracature per il corpo UNI EN 362: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Connettori
16 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 364: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto. Metodi di prova. UNI EN 365: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto. Requisiti delle istruzioni per l uso e della marcatura UNI EN 813: Dispositivi di protezione individuale per la prevenzione delle cadute dall'alto. Cinture con cosciali UNI EN 12841: Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute Sistemi di accesso con fune - Dispositivi di regolazione della fune
17 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 13921: Dispositivi di protezione individuale - Principi ergonomici UNI EN 1496: Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute Dispositivi di sollevamento per salvataggio UNI EN 1497: Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute Imbracature di salvataggio UNI EN 1498: Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute Cinghie di salvataggio
18 Le norme tecniche europee e italiane sull anticaduta UNI EN 1868: Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto Lista dei termini equivalenti UNI EN 1891: Dispositivi di protezione individuale per la prevenzione delle cadute dall'alto Corde con guaina a basso coefficiente di allungamento SCALE: UNI EN 131-1, UNI EN 131-2, UNI EN 131-3, UNI EN 131-4, UNI EN 12951, UNI EN ISO , UNI EN ISO , UNI EN ISO , UNI EN PARAPETTI: UNI EN RETI: UNI EN /2
19 La normativa nazionale sulle strutture D.M. Infrastrutture 14 gennaio 2008 (o NTC 2008 ) Circolare 02 febbraio 2009 n 617/C.S.LL.PP. Cap. 1 - Oggetto della norma Cap. 2 - Sicurezza e prestazioni attese Cap. 3 - Azioni sulle costruzioni Cap. 4 - Costruzioni civili e industriali Cap. 5 - Ponti Cap. 6 - Progettazione geotecnica Cap. 7 - Progettazione in presenza di azioni sismiche Cap. 8 - Costruzioni esistenti Cap. 9 - Collaudo statico Cap Norme per le redazioni dei progetti esecutivi e delle relazioni di calcolo Cap Materiali e prodotti per uso strutturale Cap Riferimenti tecnici (EUROCODICI, Norme UNI EN ecc )
20 DPGR 23 novembre 2005, n.62/r DPGRT dicembre 2013, n.75/r OGGETTO DEL REGOLAMENTO (ART.1) ISTRUZIONI TECNICHE SULLE MISURE PREVENTIVE E PROTETTIVE DA ADOTTARE NELLA PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI INTERVENTI EDILIZI RIFERITI A NUOVE COSTRUZIONI O AD EDIFICI ESISTENTI AL FINE DI GARANTIRE, NEI SUCCESSIVI LAVORI DI MANUTENZIONE SULLA COPERTURA L ACCESSO, IL TRANSITO E L ESECUZIONE DEI LAVORI IN CONDIZIONI DI SICUREZZA SICUREZZA PER L ESECUZIONE DI LAVORI IN COPERTURA ACCESSO ALLA COPERTURA TRANSITO IN COPERTURA ESECIZIONE LAVORI IN COPERTURA
21 DPGR 23 novembre 2005, n.62/r DPGRT dicembre 2013, n.75/r ELABORATO TECNICO DELLA COPERTURA (ART.5) CHI LO REDIGE FASE DI PROGETTAZIONE coordinatore per la progettazione o progettista (qualora la figura del coordinatore non sia prevista) FASE DI ESECUZIONE coordinatore per l esecuzione o direttore dei lavori (qualora la figura del coordinatore non sia prevista)
22 DPGR 23 novembre 2005, n.62/r DPGRT dicembre 2013, n.75/r ELABORATO TECNICO DELLA COPERTURA (ART.6) CHI LO RICEVE AMMINISTRAZIONE Prima e durante l espletamento delle pratiche connesse al lavoro PROPRIETARIO A FINE LAVORO ESECUTORI DI LAVORI IN COPERTURA DURANTE LA VITA DELLA COPERTURA
23 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Viene messo in evidenza che sono comprese le coperture di edifici aperti lateralmente Viene definito matematicamente il concetto di copertura calpestabile
24 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Viene definito quale è il vetro certificato antisfondamento Si chiarisce che gli impianti comprendono i pannelli fotovoltaici, i parafulmini, i dispositivi di riscaldamento o condizionamento e i condotti di evacuazione GLI IMPIANTI VENGONO MESSI IN EVIDENZA
25 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Viene introdotto il concetto di RAGGIUNGIBILITA della copertura
26 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Viene chiarito che la RAGGIUNGIBILITA della copertura è indipendente dalla CALPESTABILITA
27 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI La UNI 363 viene presa come il riferimento fondamentale per identificare i sistemi anticaduta utilizzabili in Toscana
28 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Sparisce ogni riferimento esplicito alla UNI EN 795 L unica norma citata per i dispositivi di ancoraggio resta la UNI EN 517
29 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Viene introdotto il concetto di ELEMENTO FISSO e di ELEMENTO PERMANENTE
30 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.3 - DEFINIZIONI Si individua la figura del PROGETTISTA anche per gli interventi impiantistici e di edilizia libera
31 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.5 - ETC Vengono esplicitati con un elenco gli elementi che devono essere indicati sulla tavola grafica. Sono da notare i punti 8 e 9
32 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.5 - ETC Sulla planimetria di dettaglio è necessario specificare la norma UNI di riferimento e la manutenzione periodica prevista
33 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.5 - ETC La certificazione del fabbricante deve riferirsi alla UNI EN 363 (prima si riferiva alla UNI EN 795 o UNI EN 517)
34 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.5 - ETC La conformità dell installatore deve contenere documentazione fotografica
35 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.5 - ETC ETC ETC Progettista Amministratore Manutentore
36 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.7 progettazione Per i percorsi e l esecuzione dei lavori in copertura sono consentiti dispositivi FISSI o PERMANENTI
37 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.7 progettazione I casi di esclusione rimangono sostanzialmente invariati rispetto alla 62/R Per le parti non calpestabili si deve comunque progettare la raggiungibilità
38 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.7 progettazione Particolare attenzione agli impianti e agli impianti fotovoltaici Particolare attenzione agli avvisi nelle zone di accesso
39 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.10 transito e esecuzione I sistemi collettivi continuano ad avere la precedenza rispetto ai sistemi individuali
40 Osservazioni sul nuovo quadro normativo 75/R: Come cambia la tecnica? ART.10 transito e esecuzione NOTA: ancora deve essere data la precedenza ai sistemi a linea rispetto ai sistemi puntuali NOTA: la UNI EN 795 : 2012 si riferisce a dispositivi per un solo utente
41 PROGETTAZIONE TIPO DI CADUTA PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI SISTEMI ANTICADUTA IN COPERTURA QUADRO NORMATIVO SICUREZZA IN COPERTURA VALUTAZIONE STRUTTURA DI BASE SCELTA SISTEMA TECNOLOGICO DI ANCORAGGIO SCELTA DPI
42 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Come cambia la tecnica? UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : 2013 Legenda 1. Punto di ancoraggio 2. Struttura 3. Elemento di fissaggio 4. Dispositivo di ancoraggio 5. Ancoraggio strutturale 6. Elemento 7. Fissaggio permanente
43 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Come cambia la tecnica? UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : 2013 Legenda 1. Punto di ancoraggio 2. Struttura 3. Fissaggio permanente 4. Ancoraggio strutturale 5. Calcestruzzo, coibentazione o altre coperture
44 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Definizioni: UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : 2013
45 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Definizioni: UNI EN 795 : 2012
46 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Definizioni: UNI EN 795 : 2012
47 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Definizioni: UNI EN 795 : 2012
48 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Definizioni: UNI EN 795 : 2012
49 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Definizioni: UNI EN 795 : 2012 Dispositivo di ancoraggio PARTE AMOVIBILE Ancoraggio strutturale PARTE INAMOVIBILE Struttura
50 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Requisiti: UNI EN 795 : 2012
51 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Requisiti: UNI EN 795 : 2012
52 Osservazioni sul nuovo quadro normativo Prove: UNI EN 795 : 2012 Deformazione Verifica della deformazione sotto carico statico Resistenza dinamica e integrità Verifica della capacità di arrestare la caduta di una massa di prova Resistenza statica Verifica della capacità di trattenere una massa di prova applicata staticamente
53 Sostanziali novità UNI EN 795 : 2002 UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : la suddivisione dei dispositivi di ancoraggio in classi è sostituita dalla suddivisione per tipi: i dispositivi vengono classificati in tipo A, tipo B, tipo C, tipo D e tipo E eliminando la differenza tra la classe A1 ed A2 (differenza già molto sottile e più formale che sostanziale) - non è più consentito l utilizzo di morsetti ad U per la chiusura delle funi o in qualsiasi parte del dispositivo di ancoraggio (elementi di facile rimozione e manomissione); NO OK
54 Sostanziali novità UNI EN 795 : 2002 UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : il dispositivo di ancoraggio deve essere composto da componenti rimovibili; questi devono essere realizzati in modo tale che non possano sganciarsi accidentalmente, ovvero in modo che possano essere rimossi con due movimenti manuali distinti, consecutivi e intenzionali - ogni dispositivo di ancoraggio o parte di esso che si intende dover essere trasportato da una singola persona non deve eccedere il peso di 25 kg - se il dispositivo di ancoraggio è corredato da indicatore di caduta, questo deve segnalare in maniera chiara la caduta avvenuta
55 Sostanziali novità UNI EN 795 : 2002 UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : per quanto riguarda i metodi di prova che si applicano a tutti i tipi di dispositivi, essi presentano novità a partire dall introduzione di un nuovo test, il test di deformazione sotto carico di 70 dan applicato per 1 min - la norma introduce quindi un test di resistenza alla corrosione per tutti i dispositivi metallici, in accordo con la EN ISO la prova di resistenza statica adesso richiede che gli ancoraggi di tipo metallico vengano sottoposti da un carico di 12 kn mentre per gli ancoraggi che contengono parti di supporto in materiale non metallico il carico massimo deve essere di 18 kn mentre nella vecchia versione della Normativa non si fa tale distinzione ed anche il valore del carico massimo è differente
56 Sostanziali novità UNI EN 795 : 2002 UNI EN 795 : 2012 / UNI TS : presenza di una «appendice A», che resta a carattere informativo, ed è strutturata in 3 parti: A.1 la prima descrive le informazioni che il produttore del dispositivo anticaduta deve fornire circa l installazione, A.2 la seconda i documenti che devono essere rilasciati a corredo dell installazione A.3 la terza riporta uno schema procedurale sulle verifiche periodiche
57 Osservazioni 1) Cambia l oggetto della UNI EN 795 2) La UNI EN 795:2012 e la UNI TS : 2013 sono coordinate e si riferiscono rispettivamente a sistemi amovibili per un solo operatore e sistemi amovibili per più operatori contemporanei 3) Non è attualmente in vigore una norma per sistemi fissi 4) La UNI EN 795:2012 contiene in se il concetti di dispositivo amovibile e dispositivo trasportabile 5) I dispositivi anticaduta come da UNI EN 795:2012 dovrebbero essere assimilati a DPI di terza classe e quindi marcati CE Come progettare???
58 Come progettare??? Cosa offre il mercato UNI EN 795 : 2002 UNI EN 795 : 2002 A A UNI EN 795 : 2012 A UNI EN 795 : 2012 A
59 Come progettare??? Cosa offre il mercato UNI EN 795 : 2002 UNI EN 795 : 2002 A A UNI EN 795 : 2002 A UNI EN 795 : 2012 A
60 Come progettare??? Cosa offre il mercato UNI EN 795 : 2002 C UNI EN 795 : 2012 C UNI EN 795 : 2012 UNI TS : 2013 C UNI EN 795 : 2002 C
61 Come progettare??? Cosa offre il mercato UNI EN 795 : 2002 C UNI EN 795 : 2002 C UNI EN 795 : 2002 C
62 Come progettare??? Cosa offre il mercato UNI EN 795 : 2002 C
63 UNI EN 795 : 2002 Nota sulle marcature I Dispositivi di Protezione individuali pertanto devono essere marcati CE ma non tutti i dispositivi certificati ai sensi della UNI EN La GUCE (Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea) C126 5/06/2009 dichiara che la compatibilità della UNI EN ai R.E.S. (Requisiti Essenziali di Sicurezza) della direttiva DPI 89/686/CEE non riguarda le classi A,C e D, ma interessa unicamente le classi B ed E le quali includono i dispositivi di ancoraggio provvisori portatili che pertanto devono essere marcati CE. La norma EN 795 non risulta ne oggetto di benestare tecnico né di armonizzazione ai sensi della direttiva CPD e pertanto i dispositivi di classe A, C e D non possono essere marcati CE. La certificazione da parte di ente notificato è obbligatoria per i dispositivi della classe B ed E che essendo trasportabili vengono ad essere equiparati a DPI. UNI EN 795 : 2012
64 Sistema FISSO e INAMOVIBILE Vantaggi & svantaggi Sistema PERMANENTE e AMOVIBILE IN CASO DI ATTIVAZIONE DEL SISTEMA PUO ESSERE NECESSARIO ESEGUIRE INTERVENTI SULLE COPERTURE PER SOSTITUIRLO IN CASO DI ATTIVAZIONE DEL SISTEMA DOVREBBE ESSERE SUFFICIENTE SOSTITUIRE AL PARTE AMOVIBILE
65 Sistema FISSO e INAMOVIBILE Maggiore deterioramento dei sistemi anticaduta per la permanenza in copertura Vantaggi & svantaggi Sistema PERMANENTE e AMOVIBILE Minore deterioramento dei sistemi anticaduta per la NON permanenza in copertura Sistemi di sicurezza già posizionati e pronti all uso Maggiore impatto ambientale e conseguenti restrizioni In zone vincolate Presenza di tutta la componentistica anticaduta sulla copertura Necessità di montaggio dei sistemi in sicurezza Minore impatto ambientale e conseguenti facilitazioni In zone vincolate Necessità di prevedere appositi vani per riporre i sistemi permanenti
66 Sistema FISSO e INAMOVIBILE Vantaggi & svantaggi Sistema PERMANENTE e AMOVIBILE DIVERSO RAPPORTO CON GLI IMPIANTI PRESENTI IN COPERTURA Es. diverso numero di punti di ancoraggio
67 Sistema FISSO e INAMOVIBILE Vantaggi & svantaggi Sistema PERMANENTE e AMOVIBILE NECESSITA DI COPRIRE SEMPRE TUTTA LA STRUTTURA CON SISTEMI ANTICADUTA FISSI Es. Struttura industriale POSSIBILITA DI INSTALLARE I SISTEMI SOLO NELLE PARTI EFFETTIVAMENTE OGGETTO DI LAVORAZIONI Es. Struttura industriale
68 TRANSITO ED ESECUZIONE DEI LAVORI SULLE COPERTURE (ART.10) Preferire l utilizzo di sistemi anticaduta in copertura all utilizzo di ponteggi, piattaforme, trabattelli, ecc Preferire i sistemi anticaduta fissi a quelli portatili Preferire i sistemi anticaduta a linea piuttosto che quelli a punti fissi La mancata installazione di un sistema anticaduta permanente su una copertura, nei casi previsti dalla legge va ADEGUATAMENTE MOTIVATA Vanno progettate e prescritti sistemi anticaduta che garantiscano comunque la sicurezza in copertura PER EDIFICI ESISTENTI SI POSSONO PRESENTARE Incompatibilità ambientali Incompatibilità strutturali
69 INCOMPATIBILITA AMBIENTALI Le risposte della Regione... E possibile l'installazione di soli ancoraggi puntuali tipo sottotegola per coperture con linee di colmo a volte superiori ai 15 metri al posto della linea vita in classe C negli immobili tutelati dalla Soprintendenza? Nel caso non vi sia una precisa prescrizione in tal senso da parte della Soprintendenza, non è possibile adeguare una copertura di estese dimensioni con solo ganci puntuali. Infatti il DPGR 62/R/05 all art. 10, comma 2, recita: L impiego di dispositivi di ancoraggio puntuali o ganci di sicurezza da tetto è consentito solo per brevi spostamenti o laddove le linee di ancoraggio risultino non installabili per le caratteristiche delle coperture. In caso di una specifica prescrizione della Soprintendenza che impedisca l impiego di sistemi fissi continui (linee vita, parapetti fissi, ecc), possono essere impiegati, anche per spostamenti non brevi, ganci puntuali; in tal caso nella relazione tecnica dovranno essere esplicitate le motivazioni di tale scelta progettuale.
70 INCOMPATIBILITA AMBIENTALI Le risposte della Regione... Può un parere della soprintendenza limitare una norma di sicurezza, considerando che, ad esempio, con l uso di dispositivi di ancoraggio puntuali si vedrebbero solo dei ganci che fuoriescono di pochi cm dalla copertura? La normativa sulla salvaguardia dei beni vincolati, come qualsiasi altra normativa tecnica, deve essere rispettata, così come la normativa di sicurezza. Le due norme non sono né in contrasto né in contraddizione. Infatti il DPGR 62/R/05 prevede, che in alcuni casi, si possano adottare sistemi di protezione non fissi e pertanto, non impattanti su un organismo edilizio che ha vincoli di carattere storico o artistico. Naturalmente la scelta di sistemi alternativi a quelli fissi non può determinare maggior rischio di caduta dalla copertura e devono essere individuate soluzioni che parimente garantiscano i lavoratori contro il rischio di caduta dall alto.
71 Come progettare??? Le novità del calcolo 1) Per tutti i dispositivi viene prescritto un coefficiente di sicurezza: g E = 2 F k = 1000 ~ 1500 dan F d = 2000 ~ 3000 dan 2000 dan 2) Viene messo in evidenza che il carico deve essere applicato in TUTTE le possibili configurazioni prevedibili 3) Viene messo in evidenza che il calcolo deve estendersi all elemento strutturale sul quale il dispositivo si ancora
72 Come progettare??? Le novità del calcolo reazioni vincolari Rx = - Fx Ry = - Fy Rz = - Fz Mx My = - Fy h = - Fx h Mz = 0 NOTA: 3 traslazioni bloccate + 3 rotazioni bloccate
73 INCOMPATIBILITA STRUTTURA NON IDONEA Relazione tecnica che illustra le motivazioni per le quali la copertura è incompatibile con l installazione di sistemi anticaduta permanenti La valutazione può essere eseguita solo da tecnico qualificato per i calcoli strutturali.. ma sono possibili considerazioni preliminari in base alla tipologia strutturale
74 PRINCIPALI TIPOLOGIE STRUTTURALI DI COPERTURA Solaio a voltine in laterizio Ancoraggio spesso difficoltoso Solaio in laterizio armato con soletta non armata o inesistente Ancoraggio spesso difficoltoso
75 PRINCIPALI TIPOLOGIE STRUTTURALI DI COPERTURA Solaio a travetti tipo bausta con soletta armata di almeno 4 cm Ancoraggio spesso agevole Solaio a travetti in CA precompresso con soletta armata di almeno 4 cm Ancoraggio spesso agevole
76 ESEMPI DI ANCORAGGI SU CA Linea vita ancorata a trave di colmo in CA Linea vita ancorata a lateralmente a trave in CA Le travi in CA sono uno dei supporti migliori per gli ancoraggi strutturali, i travetti di solaio e le solette potrebbero risultare insufficienti e vanno valutate con attenzione
77 PRINCIPALI TIPOLOGIE STRUTTURALI DI COPERTURA Solaio in legno SENZA soletta in CA Ancoraggio spesso difficoltoso Solaio in legno CON soletta in CA Grande variabilità di situazioni
78 ESEMPI DI ANCORAGGI SU LEGNO Linea vita avvitata a trave di legno Linea vita ancorata a trave di legno con contropiastra Le travi in legno costituiscono un discreto supporto ma bisogna valutare come esse sono ancorati al resto della struttura. I travicelli sono spesso insufficienti. In caso il solaio sia collaborante con soletta in CA la possibilità di realizzare ancoraggi è più probabile.
79 PRINCIPALI TIPOLOGIE DI COPERTURE Travi a Y in CA precompresso Ancoraggio spesso difficoltoso Tegoloni in CA precompresso
80 Coperture CA precompresso PRINCIPALI TIPOLOGIE DI COPERTURE
81 Coperture CA precompresso PRINCIPALI TIPOLOGIE DI COPERTURE
82 ESEMPI DI ANCORAGGI SU CA PRECOMPRESSO Ancoraggi alle ali mediante sottopiastre Le travi in CA precompresso presentano alcune criticità: Difficile valutazione dei punti di foratura Scarsa resistenza locale Resistenza globale di difficile valutazione Possibili problemi di impermeabilizzazione
83 PRINCIPALI TIPOLOGIE STRUTTURALI DI COPERTURA Copertura costituita da profilati in acciaio Ancoraggio spesso agevole Copertura costituita da tralicci snelli in acciaio Ancoraggio spesso difficoltoso
84 ANCORAGGI SU LAMIERE GRECATE O PANNELLI COIBENTATI Paletto Lamiera OK ATTENZIONE Grande variabilità di situazioni Struttura NESSUN PRODUTTORE DI SISTEMI ANTICADUTA PUO GARANTIRE IL SISTEMA DI ATTACCO TRA LAMIERA E STRUTTURA Responsabilità del calcolatore strutturale
85 DETERMINAZIONE DELLA CLASSE DEL CLS ESISTENTE PROVA SCLEROMETRICA Un meccanismo a molla viene sollecitato a contrasto del cls; dalla risposta dinamica di tale meccanismo viene dedotta la classe del cls e riportata sulla scala metrica VANTAGGI - prova non distruttiva - ripetibile - economica SVANTAGGI - scarsa affidabilità - difficoltà di taratura dello strumento
86 DETERMINAZIONE DELLA CLASSE DEL CLS ESISTENTE PROVA PULL-OUT Viene infisso un perno standard nel cls. Dalla forza necessaria per estrarre il perno (meccanismo con formazione di cono di cls) si risale alla classe del cls stesso. VANTAGGI - buona affidabilità - discreto rapporto costi/risultati SVANTAGGI - prova distruttiva - costo - necessità di un ripristino
87 DETERMINAZIONE DELLA CLASSE DEL CLS ESISTENTE Carotaggio cls e prova di schiacciamento del campione Viene estratto un campione di cls in opera e successivamente viene sottoposto a prova di schiacciamento per determinare la classe VANTAGGI - grande affidabilità SVANTAGGI - prova distruttiva - costo elevato - necessità di un ripristino accurato
88 DETERMINAZIONE DELLA CLASSE DEL CLS ESISTENTE O LA TENUTA A ESTRAZIONE di ALTRI MATERIALI La prova di estrazione è eseguita in opera mediante un martinetto idraulico, consente di determinare la resistenza di un ancoraggio analogo a quello che verrà utilizzato nella progettazione. E quindi la prova preferibile per la progettazione. VANTAGGI - risultati molto attendibili (si prova l ancoraggio specifico) SVANTAGGI - prova distruttiva - necessità di predisporre un ancoraggio - costo
89 DPI anticaduta UNI EN CORDINI i DPI anticaduta Cordino con lunghezza tipica m utilizzato per la progressione tra punti fissi (cordino doppio), come elemento di posizionamento sul lavoro in trattenuta o come elemento di arresto caduta (con assorbitore)
90 DPI anticaduta UNI EN CORDINI Criticità i DPI anticaduta
91 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI 355: ASSORBITORI DI ENERGIA L ASSORBITORE DI ENERGIA è un dispositivo a comportamento plastico che deformandosi durante la caduta dell operatore aumenta il tempo e la lunghezza di arresto caduta, diminuendo così la decelerazione del corpo umano e impedendo che si sviluppino sollecitazioni letali per l organismo.
92 DPI anticaduta UNI 361: IMBRACATURE i DPI anticaduta L IMBRACATURA è un dispositivo di protezione individuale con funzione di supporto rivolto principalmente all arresto caduta. E concepito per distribuire, in caso di caduta, le tensioni sul corpo mantenendo l operatore in sospensione.
93 DPI anticaduta UNI 361: IMBRACATURE i DPI anticaduta Criticità
94 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI GUIDATI Il DISPOSITIVO ANTICADUTA DI TIPO GUIDATO è costituito da una linea rigida (UNI 353.1) o flessibile (UNI 353.2) alla quale è connesso un sistema scorrevole di trattenuta o di arresto caduta. Consente all operatore di lavorare in trattenuta su una copertura orizzontale o in regime di caduta arrestata ad un operatore che si muova su una inclinazione superiore ai 15
95 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI GUIDATI SU LINEA RIGIDA
96 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI GUIDATI SU LINEA RIGIDA Il 23 marzo 2010 è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea n. L75 una decisione della Commissione che ritira il riferimento della norma EN 353-1:2002 "Dispositivi per la protezione individuale contro le cadute dall'alto - Parte 1: Dispositivi anticaduta di tipo guidato comprendenti una linea di ancoraggio rigida", conformemente alla direttiva 89/686/CEE del Consiglio sui dispositivi di protezione individuale. Il testo dell'articolo 1 riporta che "Il riferimento della norma EN 353-1:2002 "Dispositivi per la protezione individuale contro le cadute dall alto - Parte 1: Dispositivi anticaduta di tipo guidato comprendenti una linea di ancoraggio rigida" è ritirato dall elenco delle norme armonizzate nella Gazzetta ufficiale dell Unione europea. Il Regno Unito ha sollevato un'obiezione formale nei confronti della EN 353-1:2002, ritenendo che: le specifiche relative alle istruzioni per l'uso non soddisfano le prescrizioni della direttiva il metodo di prova previsto non analizza condizioni di caduta ragionevolmente prevedibili come una caduta all'indietro o una caduta sul fianco, il che comporta un rischio significativo di malfunzionamento del sistema. Dopo aver esaminato la norma EN 353-1:2002, la Commissione non ha ritenuto pienamente soddisfatti i requisiti essenziali di salute e sicurezza di cui alle sezioni 1.1.1, 1.4 e dell allegato II della direttiva 89/686/CEE.
97 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI GUIDATI SU LINEA FLESSIBILE
98 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI GUIDATI Criticità
99 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI RETRATTILI IL DISPOSITIVO DI ARRESTO CADUTA DI TIPO RETRATTILE è costituito da un elemento che avvolge un cordino retrattile attorno a una bobina e lo mantiene in tensione durante gli spostamenti dell operatore. In caso di caduta nel vuoto il sistema blocca lo il cavo arrestando l operatore.
100 i DPI anticaduta DPI anticaduta UNI DISPOSITIVI RETRATTILI Criticità
101 REGIMI DI CADUTA CADUTA TRATTENUTA L operatore è assicurato a sistemi di trattenuta che gli impediscono di cadere al di fuori della copertura. La caduta può avvenire nell ambito della copertura CADUTA ARRESTATA L operatore è assicurato a sistemi che arrestano la caduta una volta che l operatore stesso è precipitato nel vuoto.
102 CRITERI DI SCELTA TIPO DI CADUTA CADUTA TRATTENUTA CADUTA ARRESTATA VANTAGGI Basse accelerazioni in caso di caduta Utilizzabile con qualsiasi tirante d aria Grande libertà nei movimenti dell operatore SVANTAGGI Limitazione nei movimenti dell operatore Difficoltà di utilizzo in presenza di cavedi o lucernai diffusi Alte accelerazioni in caso di caduta Necessità di tiranti d aria adeguati Necessità di progettare la fase di recupero dell operatore
103 direzione forza di gravità L EFFETTO PENDOLO (da evitare!!!) L effetto pendolo si manifesta ogni qual volta una componente delle forza peso dell operatore, non equilibrata dalla reazione fornita dalla copertura (o da un vincolo in copertura), si trova disallineata rispetto alla corda (o al sistema di corde) di trattenuta. Reazione Azione Effetto pendolo in regime di caduta arrestata Effetto pendolo in regime di caduta trattenuta
104 DISTANZE ANTICADUTA: 1) Distanza libera di caduta 2) Tirante d aria 3) Distanza di arresto 1 Distanza libera di caduta distanza tra piano di caduta e piano di impatto DA CONTROLLARE LUNGO TUTTO IL PERIMETRO DELLA COPERTURA E DA VALUTARE IN RELAZIONE A DESTINAZIONI D USO CHE POSSONO INDURRE UNA RIDUZIONE TEMPORANEA (es. sosta di mezzi o accumulo di materiali)
105 DISTANZE ANTICADUTA: 1) Distanza libera di caduta 2) Tirante d aria 3) Distanza di arresto 2 Tirante d aria minimo spazio per caduta in sicurezza Deformazione sistema di ancoraggio (es. linea vita flessibile) + Lunghezza di messa in tensione della corda di trattenuta (es. dispositivo guidato) + Deformazione sistema di dissipazione di energia + Altezza dell attacco dell imbracatura al piede della persona (1.5 m) + Spazio libero residuo di sicurezza minimo (1.0 m)
106 DISTANZE ANTICADUTA: 1) Distanza libera di caduta 2) Tirante d aria 3) Distanza di arresto 3 Distanza di arresto Distanza verticale misurata dal piano di caduta alla posizione finale di equilibrio dei piedi dell operatore dopo l arresto della caduta DISTANZA DI ARRESTO + 1 m (margine di sicurezza) = TIRANTE D ARIA
107 UNO SGUARDO CRITICO ALLA RELAZIONE DI CALCOLO RELAZIONE NON ACCETTABILE: MOTIVAZIONI RICORRENTI 1) Si riferisce a una struttura di copertura palesemente diversa da quella reale 2) Si riferisce a sistemi anticaduta diversi da quelli realmente utilizzati 3) Si riferisce a una configurazione dei sistemi anticaduta palesemente diversa da quella fornita dal coordinatore per la sicurezza (o progettista architettonico) 4) Si riferisce a sistemi non certificati 5) Non è redatta da un tecnico abilitato RELAZIONE DA INTEGRARE: MOTIVAZIONI RICORRENTI 1) Non contempla TUTTI i sistemi anticaduta presenti e TUTTI i tipi di supporto 2) Non è specificata la struttura di copertura 3) Non sono identificati i sistemi di anticaduta 4) Non é specificato e motivato il confine del sistema Ancoraggio + Struttura di Copertura che è stato verificato
108 GRAZIE DELL ATTENZIONE
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