Figure e ruoli della tutorship
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- Gabriele Grillo
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1 Scuola di Medicina Università di Ferrara Figure e ruoli della tutorship 30 maggio 2016 Lorenza Garrino Società Italiana di Pedagogia Medica Università degli Studi di Torino [email protected]
2 Obiettivi del corso Definire il modello tutoriale ed i verbi che caratterizzano le azioni di tutorship Indicare gli aspetti che contraddistinguono la relazione tutoriale Descrivere gli elementi da considerare nella gestione del setting formativo Identificare le figure, ruoli e metodologie del tutorato
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4 Il modello tutoriale È orientato alla tensione verso la crescita, l autonomia, il potenziamento del soggetto che è stato affidato Privilegia l apprendimento dall esperienza e pratiche di tipo riflessivo Utilizza il gruppo come luogo di apprendimento e sviluppo Utilizza modalità di apprendimento diverse, dalle quali derivano metodi e tecniche tutoriali specifici Ha come finalità di aiutare/facilitare chi apprende a transitare nel progetto formativo Favorisce lo sviluppo della consapevolezza dei saperi pratici che costantemente si producono nelle organizzazioni nell ottica del cambiamento organizzativo
5 I verbi dell azione tutoriale Accogliere, avviare, accompagnare, facilitare, sostenere, favorire l autoapprendimento sono i verbi dell azione tutoriale Ascoltare, orientare, consigliare, rendere consapevoli ed aver cura sono i verbi della relazione educativa tutoriale Essere da modello, far crescere, iniziare all adultità sono i verbi del mentoring
6 La relazione educativa con modalità tutoriale: La relazione educativa è asimmetrica con progressivo avvicinamento tra le parti Si realizza all interno di un progetto formativo:.basato su una filosofia pedagogica che pone al centro lo studente in un percorso progettato e scandito da obiettivi chiari e definiti Si gioca all interno di una dimensione spazio/temporale fisica, ma soprattutto mentale
7 4 aspetti fondamentali della relazione educativa di tipo tutoriale (Massa 1997) 1. Esordio (primi contatti, contratto educativo) 2. Progettualità (definizione degli obiettivi, tempi e spazi, contesto, ruolo) 3. Intenzionalità (se c è intenzionalità si colgono tutte le situazioni reali e di processo che hanno valenza educativa 4. Sfondo istituzionale (attori che assumono il loro ruolo)
8 Il setting pedagogico è: Un sistema di comunicazione intersoggettivo asimmetrizzato entro il quale le parti in gioco procedono nel rendersi progressivamente disponibili ad uno scambio fondato sull insegnare e sull imparare Salomone 1996
9 Il setting d aula Insieme degli elementi che costituiscono la situazione formativa Lo scenari o Le regole del gioco
10 Le caratteristiche del setting d aula Lo scopo Il luogo Il tempo I ruoli Le regole Il clima in cui si svolge l azione formativa
11 Lo scopo del setting Sviluppare apprendimento e competenze professionali Sviluppare capacità di autoapprendimento Sviluppare capacità di autovalutazione Apprendere ad apprendere
12 Le caratteristiche del setting Il luogo Il tempo I ruoli Le regole Il clima in cui si svolge l azione formativa
13 Il luogo Il luogo della formazione richiede di essere abbastanza protetto da interferenze esterne per poter sviluppare un lavoro riservato e collaborativo
14 Il tempo Accuratamente progettato, ma flessibile Date Orari La formazione come riflessività sospende temporaneamente l azione Valutare la frequenza e la durata degli incontri
15 I ruoli Definizione precisa del ruolo di docente e di partecipante al corso Chiarire lo sfondo istituzionale entro cui si colloca l azione formativa
16 Le regole Devono essere formalizzate da un contratto formativo Devono essere condivise
17 Il clima Accogliente Stimolante Dove c è libertà di esprimersi Dove c è libertà di sbagliare
18 Le competenze del tutor da A. Lotti Il tutor per le professioni sanitarie, 2003 Trasversali Specifiche
19 Competenze trasversali Favorisce la comunicazione circolare all interno del gruppo Facilita le fasi di sviluppo del gruppo Stimola l apprendimento ponendo domande Ascolta in modo attivo Gestisce i conflitti all interno del gruppo Valuta il processo di gruppo
20 Competenze specifiche Gestisce strumenti formativi di tipo riflessivo (narrazioni, diari di bordo) Gestisce sessioni di apprendimento dall esperienza (briefing-debriefing) Gestisce l apprendimento basato su casi-problemi Gestisce una seduta di gioco di ruoli Gestisce un laboratorio gesti
21 Tipologie di tutorato Il tutorato d aula Il tutor come personal trainer/coaching La tutorship nell esperienza sul campo: il tutorato clinico La tutorship nell apprendimento basato su casi e problemi
22 Il tutorato d aula Il tutor è facilitatore, consulente, responsabile in aula del sistema di apprendimento (Colautti 2002) Il tutor d aula rappresenta il fil rouge di un intervento formativo, la figura che mette insieme persone, attività, obiettivi e processi
23 Le attività del tutor d aula saranno volte a: da L.Zannini La tutorship nella formazione degli adulti, 2005 Esplorare e socializzare le aspettative dei partecipanti all inizio del percorso formativo Formalizzare il contratto formativo ed una sua eventuale ridefinizione Favorire la conoscenza reciproca e la socializzazione trai partecipanti Aiutare il gruppo a comprendere il disagio che si crea nei percorsi formativi e nello sviluppo dle gruppo di lavoro
24 Il tutor come personal trainer/coaching P. Binetti, R. Alloni Modi e modelli di tutorato 2004 Promuove nel discente il pieno sviluppo della sua persona Lo aiuta ad investire nel miglior modo possibile le sue capacità Gli insegna a gestire i momenti di tensione e di stress Lo aiuta a risolvere in modo autonomo i suoi problemi, prendendo opportune decisioni
25 Il tutor clinico E responsabile dell'apprendimento delle competenze professionali e delle metacompetenze a carattere metodologico Utilizza i learning contract per l apprendimento clinico Aiuta a riflettere in modo strutturato prima e dopo l esperienza Fa riflettere sulle conoscenze, sui loro fondamenti, sui meccanismi utilizzati per costruirle Favorisce l integrazione tra modelli teorici e di azione in campo Presidia l adeguatezza del contesto formativo Consensus conference san Miniato RIVISTA DELL'INFERMIERE, vol.3/1998 Zannini 2005
26 Il ciclo dell apprendimento clinico Teoria preparatoria Valutazione Laboratorio Debriefing Briefing Pratica clinica
27 Il Briefing: come preparare gli studenti alla pratica clinica Brevi e precise indicazioni che precedono una missione o un esercitazione Pre-colloquio che precede la pratica clinica Focalizzazione su un paziente che è il soggetto dei compiti assegnati allo studente
28 Il Debriefing: una riflessione sulla pratica Riportare gli eventi avvenuti durante un compito clinico Feed-back per correggere le prestazioni dello studente in ambito clinico e per stimolare il cambiamento Analisi dell esperienza condotta dagli studenti con una riflessione strutturante Follow-up della performance degli studenti per capire se gli obiettivi clinici sono stati raggiunti Conduce ad iniziare una nuova esperienza clinica
29 MODELLO DI RIFLESSIONE SULL ESPERIENZA Comportamento Idee Sentimenti ESPERIENZA Ritorno all esperienza Considerazione dei sentimenti Rivalutare l esperienza PROCESSI DI RIFLESSIONE Nuove prospettive Modifica del comportamento Impegno ad agire RISULTATI (Boud, 1985)
30 Il tutor nell apprendimento basato su casi e problemi Il metodo dei casi è utile per: Rinforzare l apprendimento di concetti e conoscenze Risolvere dubbi applicativi Applicare le conoscenze a situazioni reali Analizzare situazioni e problemi complessi Sviluppare le capacità di analisi e di decisione Prendere coscienza del processo mentale sottostante la diagnosi e/o la decisione Innescare un dibattito, una discussione tesa a favorire l apprendimento
31 Che cosa e il caso: È un resoconto tratto dalla realtà Rappresenta una situazione, un problema che richiede una decisione o una diagnosi E la descrizione di una situazione-stimolo, possibilmente verosimile, che innesca una discussione, un dibattito, una ricerca
32 Modalità di utilizzo Quaglino GP. Scritti di formazione 1 ( ) ed Caso (proposto dal docente) Simulazione (caso da rappresentare) Autocaso (portato dal discente Incident (caso da completare) Gruppo esperienziale (Balint)
33 Criteri per la scelta del caso Coerenza con gli obiettivi e il livello di conoscenza degli studenti Rappresentatività rispetto a problemi di salute Esemplarità Generalizzabilità Possibilità di approfondimento
34 Progettare e scrivere un caso da utilizzare con gli studenti per sviluppare le loro capacità di problem solving (45 minuti) Definire gli obiettivi che si vogliono raggiungere Scrivere il caso Definire il setting formativo utile alla discussione del caso Ipotizzare quali possono essere le domande con le quali il tutor può condurre lo studente a sviluppare le abilità di problem solving
35 Articolazione della attività formativa con l utilizzo di casi in situazione d aula suddivisione del gruppo dei partecipanti in sottogruppi il caso ed i temi di riflessione vengono presentati ai discenti lettura individuale del caso discussione in sottogruppi presentazione dei risultati della discussione in plenaria con il commento del risultato del lavoro sistematizzazione da parte del conduttore
36 Nella discussione del caso nel piccolo gruppo il tutor porrà domande per facilitare l apprendimento invitando a: soffermarsi sui termini poco chiari cogliere gli elementi del contesto per definire la situazione evidenziare le informazioni da ricercare identificare le possibili cause identificare le possibili conseguenze o ricadute sull organizzazione o sull assistenza ipotizzare possibili interventi risolutivi o migliorativi
37 Bibliografia Sasso L, Lotti A, Gamberoni L. Il tutor per le professioni sanitarie. Roma: Carocci, Salomone I. Il setting pedagogico. Roma: NIS, Zannini L. La tutorship nella formazione degli adulti. Uno sguardo pedagogico. Milano: Guerini Scientifica, Castellucci A, Saiani L, Sarchielli G. (a cura di) Viaggi guidati. Milano: Angeli, Zannini L, Saiani L, Renga G. Figure e metodi della tutorship nel diploma universitario per l infermiere. Rivista dell'infermiere 1998; 3: Ferrario M. Mentore e rapporto di mentorato. in Mottana P. (a cura di) Il mentore come antimaestro. Bologna: Clueb White R, Ewan C.E. Il tirocinio: L insegnamento clinico del nursing. Milano: Sorbona Cox K.R., Ewan C.E. (a cura di), Insegnare la medicina, Milano: Cortina Editore 1989 Schon DA. Il professionista riflessivo. Bari: Dedalo, Formenti L, Gamelli I. Quella volta che ho imparato, Milano: Cortina Mortari L. Apprendere dall esperienza, Roma: Carocci Madrussan E. La rielaborazione dell esperienza clinica attraverso i diari: breve ricognizione di un percorso formativo, Tutor 2007; 7: Garrino L. L utilizzo dei diari nella formazione infermieristica: analisi della letteratura. Tutor 2007; 7: Gregorino S. Considerazioni sulla formazione tutoriale tra pratiche riflessive e scrittura. Tutor 2007; 7: Gargano A, Garrino L, Lombardo S. Le immagini della formazione: narrazioni sull apprendimento. Tutor 2002; 3: Sasso L, Lotti A. Problem Based Learning per le professioni sanitarie. Milano: McGrawHill Garrino L, Dimonte V, Renga G. Progetto di formazione al tutorato clinico nei diplomi di area sanitari La formazione del medico 1997; 12:32-35.
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