MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO
|
|
|
- Cornelia Buono
- 10 anni fa
- Visualizzazioni
Transcript
1 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Adottato ai sensi del Decreto Legislativo 231 del 2001 SINTESI DEL MODELLO
2 INDICE SOMMARIO I. IL DECRETO LEGISLATIVO 231 DEL 2001: PRESUPPOSTI NORMATIVI DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL ENTE E REQUISITI NECESSARI AI FINI DELL ESONERO AMBITO APPLICATIVO E CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ DELL ENTE RESPONSABILITÀ DELL ENTE E REATI PRESUPPOSTO LE SANZIONI APPLICABILI IL RUOLO DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI FINI DELLA RESPONSABILITÀ DELL ENTE NECESSITÀ DI ISTITUIRE UN ORGANISMO DI VIGILANZA: CARATTERI TIPICI... 6 II. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO: FINALITÀ, STRUTTURA ORGANIZZATIVA E ANALISI PRELIMINARE DEI RISCHI FINALITÀ PERSEGUITE CON L ADOZIONE DEL MODELLO... 6 III. ADOZIONE E DIFFUSIONE DEL MODELLO ADOZIONE DEL MODELLO... 7 IV. L ORGANISMO DI VIGILANZA NOMINA DELL ORGANISMO DI VIGILANZA OBBLIGHI DELL ORGANO AMMINISTRATIVO NEI CONFRONTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA RIUNIONI E DELIBERAZIONI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA FLUSSI INFORMATIVI VERSO E DA L ORGANISMO DI VIGILANZA... 9 V. SISTEMA DISCIPLINARE PRINCIPI GENERALI... 9 VI. ASPETTI RILEVANTI PER LA DEFINIZIONE DELLA PARTE SPECIALE DEL MODELLO PRINCIPI GENERALI
3 I. IL Decreto legislativo 231 del 2001: presupposti normativi della responsabilità amministrativa dell ente e requisiti necessari ai fini dell esonero 1. Ambito applicativo e criteri di imputazione della responsabilità dell ente Il Decreto legislativo n. 231 (d ora in avanti anche Decreto ), entrato in vigore il 4 luglio 2001, introduce nell ordinamento giuridico italiano un regime di responsabilità amministrativa, assimilabile sostanzialmente alla responsabilità penale, a carico degli enti per reati tassativamente elencati quali illeciti presupposto e commessi nel loro interesse o a loro vantaggio: 1. da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione degli Enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale (art.5 comma 1 lett.a); 2. da persone fisiche che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo degli Enti medesimi (art.5 comma 1 lett.a); 3. da persone fisiche sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (art.5 comma 1 lett.b). Tale responsabilità si aggiunge a quella (penale) della persona fisica che commette il reato; è accertata nel corso e con la garanzia del processo penale (all interno del quale l ente è parificato alla persona dell imputato) dallo stesso giudice competente a conoscere del reato commesso dalla persona fisica e comporta l irrogazione, già in via cautelare, di sanzioni grandemente afflittive. Ai fini dell integrazione della responsabilità dell Ente è necessario che tali reati siano commessi <<nel suo interesse o a suo vantaggio>> (cd. criterio di imputazione oggettiva ex art.5) e che sotto il profilo soggettivo siano riconducibili ad una sorta di colpa di organizzazione. La c.d. colpa di organizzazione, alla cui sussistenza, come detto, si ricollega il giudizio di responsabilità, si riscontra in capo all Ente quando quest ultimo non ha apprestato un efficace sistema organizzativo diretto alla prevenzione-gestione del rischio-reato. L accertamento di tale profilo varia a seconda della posizione rivestita all interno della struttura dal soggetto che si è reso autore del reato presupposto. Il Decreto dispone, infatti, che l Ente sarà ritenuto responsabile del reato commesso dal sottoposto se esso è stato reso possibile <<dall inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza>>, aggiungendo che quest ultima è da ritenersi esclusa <<se l ente, prima 3
4 della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi>>(art.7). Pertanto, la colpa in organizzazione, rientrando tra gli elementi costitutivi dell illecito, è posta come onus probandi a carico dell accusa. Diversa la soluzione adottata nell ipotesi in cui il reato commesso nell interesse o a vantaggio dell Ente sia opera dei soggetti che rivestono funzioni apicali (art.6). In tal caso si assiste a un inversione dell onere probatorio: dovrà l Ente dimostrare (<<l ente non risponde se prova che ( )>>) di essersi adoperato al fine di prevenire la commissione di reati da parte di coloro che, essendo al vertice della struttura, si presume che abbiano agito secondo la volontà d impresa (art.6). 2. Responsabilità dell ente e reati presupposto Le aree dei reati presupposto sono le seguenti: - Reati commessi nei rapporti con la pubblica amministrazione (corruzione e concussione e malversazione) - Reati societari e di abuso dei mercati (inclusa la corruzione tra privati) - Reati con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico - Reati contro la personalità individuale - Reati collegati alla sicurezza sul lavoro - Reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita - Reati informatici - Reati riguardanti i delitti di criminalità organizzata (reati transazionali e dichiarazioni mendaci) - Reati riguardanti i delitti contro l industria e il commercio - Reati in materia di violazione del diritto di autore - Reati ambientali - Reati relativi all impiego di cittadini privi permesso di soggiorno 3. Le sanzioni applicabili. L apparato sanzionatorio a disposizione del giudice penale è assai articolato. Si prevedono, infatti: 1) sanzioni pecuniarie, 2) sanzioni interdittive; 3) confisca; 4) pubblicazione della sentenza. A loro volta le sanzioni interdittive consistono: a) nell interdizione dall esercizio di attività; b) nella sospensione o nella revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; c) nel divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; d) nell esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e nell eventuale revoca di quelli già concessi; e) nel divieto di pubblicizzare beni o servizi. 4
5 Sono sanzioni che, in grandissima parte, provengono dal diritto penale, ove quella pecuniaria vi assolve la funzione di pena principale mentre la gran parte delle sanzioni interdittive e la pubblicazione della sentenza sono considerate pene accessorie. Per quanto riguarda la confisca va segnalato che essa è applicabile anche nella forma per equivalente. 4. Il ruolo del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai fini della responsabilità dell ente In base all art. 6 del Decreto, l esonero dalla responsabilità consegue alla prova da parte dell Ente della sussistenza dei requisiti che seguono: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b). Il contenuto del Modello organizzativo (d ora in avanti anche Modello ) deve rispondere alle seguenti esigenze, anch esse indicate nel decreto (art.6): a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire; c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di reati; d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli; e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello. 5
6 5. Necessità di istituire un Organismo di Vigilanza: caratteri tipici Quale ulteriore adempimento ai fini dell esonero dalla responsabilità ex D.lgs.231/2001, l art. 6 comma 1 lett. b) del Decreto prescrive l istituzione di un Organismo (d ora in avanti anche Odv) dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, a cui è attribuito il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza del Modello, curandone altresì l aggiornamento. Ulteriori requisiti da soddisfare per un efficace svolgimento delle predette funzioni da parte dell Organismo sono poi la professionalità nell espletamento dei suoi compiti istituzionali e la continuità di azione. A tal fine, i componenti del suddetto organo devono possedere le conoscenze e l esperienza necessarie per assicurare collegialmente un controllo operativo ed una supervisione, nei limiti stabiliti dal Modello, sicuri ed efficaci relativamente a tutte le procedure aziendali sottoposte a vigilanza. L Organismo può, per particolari problematiche, avvalersi, all occorrenza, della collaborazione di esperti, ai quali sarà conferita dalla Società specifica consulenza. Va osservato come i poteri di iniziativa e di controllo attribuiti per legge all Organismo siano da intendersi esclusivamente preordinati alla verifica dell effettiva osservanza da parte dei soggetti (apicali e dipendenti) delle specifiche procedure stabilite nel Modello e non vi sia pertanto alcuna interferenza con i poteri di gestione attribuiti all organo amministrativo. II. Modello di organizzazione, gestione e controllo: finalità, struttura organizzativa e analisi preliminare dei rischi 1. Finalità perseguite con l adozione del Modello La società è sensibile all esigenza di diffondere e consolidare una cultura di correttezza, integrità e trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, a tutela della propria immagine e posizione, delle aspettative dei propri soci e del lavoro dei propri dipendenti ed è consapevole dell importanza di dotarsi di un sistema di controllo interno idoneo a prevenire la commissione di comportamenti illeciti da parte del proprio orga, dei dipendenti, rappresentanti e partner d affari. L adozione del Modello costituisce un valido strumento di sensibilizzazione di tutti coloro che operano in nome e per conto della società, affinché tengano comportamenti corretti e trasparenti nell espletamento delle proprie attività, tali da prevenire il rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto stesso. In particolare, attraverso l adozione del Modello, la società si propone di perseguire le seguenti principali finalità: 6
7 o determinare, in tutti coloro che operano in nome e per conto della società nelle aree di attività a rischio-reato, la consapevolezza di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni contenute nel Modello organizzativo, nella commissione di illeciti passibili di sanzioni disciplinari ed eventualmente anche penali, nonché di poter esporre la società per la quale operano a sanzioni amministrative; o consentire alla società, grazie ad un azione di monitoraggio sulle aree di attività a rischio, di intervenire tempestivamente per prevenire o porre termine ovvero impedire ad altri la prosecuzione della commissione dei reati stessi; o contribuire a far comprendere il senso dell organizzazione di cui si è parte, attraverso il rispetto dei ruoli, delle regole e delle modalità operative, nella consapevolezza delle conseguenze in termini di responsabilità che comportano le decisioni assunte per conto della società. Nell ottica della realizzazione di un programma d interventi sistematici e razionali per la definizione del proprio Modello organizzativo e di controllo, la società ha predisposto una mappa delle attività aziendali e ha individuato nell ambito delle stesse le cosiddette attività a rischio ovvero quelle che, per loro natura, rientrano tra le attività da sottoporre ad analisi e monitoraggio alla luce delle prescrizioni del decreto. III. Adozione e diffusione del modello 1. Adozione del Modello Conformemente al disposto dell art. 6 comma 1 lett. a) del Decreto, in base al quale il Modello è atto d emanazione dell organo dirigente, l Assemblea di Idra Fanghi S.r.l. ha approvato il presente Modello. Copia dello stesso è depositata presso la sede della Società. Il presente Modello, distribuito (in forma cartacea o elettronica) a tutti i destinatari delle procedure in esso contenute, è reso noto tramite il sito internet della società, affissione, mediante messa a disposizione in luogo accessibile a tutti i dipendenti, ai sensi e per gli effetti dell art. 7, comma 1, della Legge 300/1970, ovvero in altra forma idonea a garantirne la conoscibilità. L Organismo di Vigilanza promuove, coordina e, se necessario, organizza riunioni illustrative, tenendo conto delle specifiche competenze e attribuzioni rispetto alle aree a rischio-reato. Eventuali modifiche al presente Modello devono essere approvate dall Organo amministrativo e portate a conoscenza di tutti i soggetti interessati, nelle stesse forme sopra indicate. 7
8 Collaboratori esterni, fornitori e subappaltatori saranno altresì informati relativamente all esistenza del Modello e del Codice Etico di Idra Fanghi S.r.l. IV. L Organismo di Vigilanza 1. Nomina dell Organismo di Vigilanza L Organismo di Vigilanza, nominato dall Assemblea di Idra Fanghi S.r.l., è a composizione monocratica. L Organismo di Vigilanza è inquadrato in posizione verticistica, riportando direttamente all Organo amministrativo i risultati dell attività, le eventuali criticità emerse e gli eventuali interventi correttivi e migliorativi. 2. Obblighi dell Organo amministrativo nei confronti dell Organismo di Vigilanza L Organo amministrativo della Società garantisce all Organismo autonomia di iniziativa e libertà di controllo sulle attività della società a rischio-reati, al fine di incoraggiare il rispetto della legalità e del Modello e consentire l accertamento immediato delle violazioni; restano fermi, comunque, in capo ai soggetti a ciò formalmente preposti nell organizzazione aziendale,gli obblighi generali di direzione e vigilanza sul personale sottoposto, anche ai fini del rispetto delle disposizioni del presente Modello. 3. Riunioni e deliberazioni dell Organismo di Vigilanza L Organismo, coordinandosi con il referente interno dell OdV, si riunisce almeno quadrimestralmente con un preavviso di almeno quarantotto ore e, salvo i casi di comprovata urgenza o di motivata richiesta da parte dell Organo amministrativo. Il referente interno dell Odv ha il compito di promuovere l attività, presiedere le riunioni e rappresentare l Organismo presso l Amministrazione e trasmettere annualmente ai soci e all Organo amministrativo una relazione sull attività svolta dall Organismo. Di ogni operazione compiuta dall Organismo deve comunque essere redatto apposito verbale complessivo sottoscritto da tutti i componenti. I verbali e i relativi allegati devono essere inseriti nel libro dei verbali dell Organismo, custodito a cura del referente interno dell OdV. 8
9 4. Flussi informativi verso e da l Organismo di vigilanza L Organismo di vigilanza è destinatario delle segnalazioni circa violazioni, realizzate o tentate, del presente Modello organizzativo. A tal fine provvederà ad istituire specifici canali informativi diretti a facilitare il flusso di segnalazioni ed informazioni verso l Organismo stesso. A tutti coloro che operano nella struttura è assicurata piena libertà di informare l Organismo di vigilanza di ogni aspetto potenzialmente rilevante per la efficace attuazione del Modello. In linea con l art. 6 comma 2 lett. d) del Decreto Legislativo 231 del 2001, tali segnalazioni possono essere effettuate in forma scritta ed indirizzate all Odv mezzo posta o via all indirizzo [email protected] L Organismo assicura i segnalanti contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione, garantendo altresì l anonimato del segnalante e la riservatezza dei fatti dal medesimo segnalati. A tal fine è istituita una casella postale ed una mailbox dedicata, il cui accesso è riservato esclusivamente ai componenti dell Odv. Qualora l Organismo, nelle forme previste ai punti precedenti, venga a conoscenza di elementi che possano far ritenere l avvenuta violazione del Modello da parte dei sottoposti deve immediatamente informarne l Organo amministrativo, affinché adotti le misure conseguenti. V. Sistema Disciplinare 1. Principi generali Il sistema disciplinare è diretto a sanzionare la violazione delle regole di comportamento previste nel Modello organizzativo, nel rispetto di quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) di categoria applicati al personale dipendente. La violazione delle disposizioni contenute nel presente Modello costituisce per il personale dipendente violazione dell obbligo di rispettare l impostazione e la fisionomia propria della struttura, di attenersi alle disposizioni impartite dall Amministrazione secondo la struttura organizzativa interna e di osservare in modo corretto i propri doveri, così come è stabilito dall art. 21 del C.C.N.L. Settore Gas - Acqua per il personale dipendente. Ai titolari dei poteri di direzione e vigilanza spetta l obbligo di vigilare sulla corretta applicazione del Modello da parte dei sottoposti. 9
10 L irrogazione di sanzioni disciplinari per violazione delle regole di comportamento indicate nel Modello prescinde dall eventuale instaurazione di un procedimento penale e dall esito del conseguente giudizio per la commissione di uno dei reati previsti dal Decreto ed è ispirata alla necessità di una tempestiva applicazione. VI. Aspetti rilevanti per la definizione della parte Speciale del Modello 1. Principi generali La società, ai fini di quanto previsto nel Decreto, ha individuato gli aspetti rilevanti per la definizione della parte speciale del Modello. Tali aspetti sono così sintetizzabili: o mappa dei processi e delle attività aziendali sensibili ossia di quelle nel cui ambito è più frequente l astratta possibilità di commissione dei reati di cui al Decreto e pertanto da sottoporre ad analisi e monitoraggio; o analisi dei protocolli in essere e definizione delle eventuali implementazioni per una più efficace attività di prevenzione; o progettazione e applicazione del sistema di prevenzione dei reati; o identificazione dell Organismo di Vigilanza e l attribuzione di specifici compiti di vigilanza sull efficace e corretto funzionamento e osservanza del Modello; o definizione dei flussi informativi nei confronti dell Organismo; o elaborazione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello o attività di informazione, sensibilizzazione e diffusione a tutti i livelli aziendali delle regole comportamentali e delle procedure istituite; o aggiornamento periodico del Modello. Nella parte speciale del Modello vengono descritte nel dettaglio, in relazione ad ogni famiglia di reato richiamata dal Decreto, le attività e le funzioni coinvolte e i principi procedurali e di comportamento ( Istruzioni operative ). Ogni sezione può essere aggiornata in modo indipendente, in relazione alle novità legislative introdotte o a nuove procedure implementate. 10
INCONTRO SUL TEMA: D. LGS. N. 81/2008, ART. 300
INCONTRO SUL TEMA: D. LGS. N. 81/2008, ART. 300 La norma applica a tutti i casi di omicidio colposo o lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul
DECRETO LEGISLATIVO 231/01
DECRETO LEGISLATIVO 231/01 Il Decreto Legislativo 231/2001 ha introdotto per la prima volta nell ordinamento giuridico italiano il principio della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche
FONDAZIONE PIEMONTESE PER LA RICERCA SUL CANCRO - ONLUS. Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D. Lgs.
FONDAZIONE PIEMONTESE PER LA RICERCA SUL CANCRO - ONLUS Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D. LGS.
La responsabilità penale dell amministratore e del legale rappresentante di una società
La responsabilità penale dell amministratore e del legale rappresentante di una società Se non vi è prova certa su queste condizioni, il proprietario di un azienda. risponde anche penalmente dell operato
Sistema Disciplinare e Sanzionatorio
Sistema Disciplinare e Sanzionatorio Contenuti 1. Introduzione... 3 1.1 Lavoratori dipendenti non Dirigenti... 3 1.2 Lavoratori dipendenti Dirigenti... 4 1.3 Misure nei confronti degli Amministratori e
MODELLI DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE
Presentazione MODELLI DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE ex D.Lgs. 231/01 Pag 1 di 6 PREMESSA Con l introduzione nell ordinamento giuridico italiano del D.Lgs. 8 giugno 2001, n.231 qualsiasi soggetto giuridico
Comunicazione informativa sul Modello 231 e Codice Etico. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D.Lgs. 8 GIUGNO 2001 N.
Comunicazione informativa sul Modello 231 e Codice Etico MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D.Lgs. 8 GIUGNO 2001 N. 231 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE Con la disciplina dettata dal
FORMAZIONE E DIFFUSIONE. Codice Documento: MOG 231 PFD
FORMAZIONE E DIFFUSIONE Codice Documento: MOG 231 PFD 1 COPIA CONTROLLATA N 1 REV. BREVE DESCRIZIONE E COMMENTO DATA 0 EMISSIONE 22/02/2012 1 REVISIONE 03/12/2013 2 3 4 5 Tutti i cambiamenti sono sottoposti
Dlgs D.lgs. 231/01. e Modelli di organizzazione, gestione e controllo
Dlgs D.lgs. 231/01 Responsabilità amministrativa delle società e Modelli di organizzazione, gestione e controllo 1 D.lgs. 231/2001: introduce 2 grandi novità per l ordinamento italiano (Necessità di allinearsi
FONDAZIONE PONTIROLO ONLUS INTERCOMUNALE Via Alessandro Volta n. 4-20090 Assago (MI) Tel 02/45.700.758. - Fax 02/89.77.06.74.
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE EX D.Lgs. n. 231/01 DELLA FONDAZIONE PONTIROLO ONLUS INTERCOMUNALE Approvato dal Consiglio d Amministrazione con deliberazione n. 16 del 06.10.2015 1 Cronologia delle
DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001 n. 231 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001)
DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001 n. 231 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001) Disciplina della responsabilita' amministrativa delle persone giuridiche, delle societa' e delle
Associazione Comunità IL GABBIANO ONLUS
Associazione Comunità IL GABBIANO ONLUS Sede Legale: Loc.Cascina Castagna, 4-26854 Pieve Fissiraga (LO) Cod.Fisc. 07124640157 Uff. Amministrativi: Via Bonfadini, 11-23100 Sondrio - 0342-200844 Fax 0342-216702
Avv. Carlo Autru Ryolo
Gestione della responsabilità amministrativa L'apparato organizzativo della D.Lgs. 231/01 e il Sistema di Gestione della Responsabilità Amministrativa L'APPARATO ORGANIZZATIVO DELLA D.LGS. 231/01 Disciplina
REGOLAMENTO ORGANISMO DI VIGILANZA di AiFOS (Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro) Art. 1 Oggetto
REGOLAMENTO ORGANISMO DI VIGILANZA di AiFOS (Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro) Art. 1 Oggetto 1. Il presente regolamento disciplina composizione, funzionamento e procedure dell
Modello di Organizzazione, gestione e controllo Sintesi
Adottato ai sensi del Decreto Legislativo 231 del 2001 Approvato dall Amministratore Unico il 20/04/2015 Indice Sommario Premessa e note introduttive alla lettura del documento...2 1. Il Decreto Legislativo
Modello di ORGANIZZAZIONE GESTIONE e CONTROLLO
Pag. 1 di 4 Consorzio Train Modello di ORGANIZZAZIONE GESTIONE e CONTROLLO conforme ai requisiti del D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, e smi Indice Pag. 2 di 4 I) PARTE GENERALE INTRODUZIONE 1 PRESENTAZIONE
Nufarm Italia S.r.l MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO. ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001
Nufarm Italia S.r.l MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 Il presente documento ha lo scopo di illustrare il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo adottato
REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA Effetti s.r.l.
REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA Effetti s.r.l. Approvato all unanimità dagli Amministratori con decisione del 21 aprile 2009 SOMMARIO Art. 1 - Scopo e ambito di applicazione Art. 2 - Composizione
18/10/2013. Rev. 01. CASALP S.p.A.
CASALP S.p.A. SISTEMA SANZIONATORIO E DISCIPLINARE EX D.LGS. 231/2001 1 INDICE 1. Premessa.. 3 2. Violazioni.. 4 3. Soggetti destinatari... 4 4. Comitato che vigila sui comportamenti e formula le proposte
Protocollo D.Lgs. 231/2001 n. 11. Gestione ed elaborazione della contabilità e del bilancio di esercizio
Pag. 1 di 5 Sommario 2 Scopo e applicabilità... 1 3 Riferimenti... 1 4 Aree interessate... 2 5 Reati potenziali e rischi da presidiare... 2 6 Modalità operative... 2 6.1 Principi di prevenzione... 2 6.2
SISTEMA DISCIPLINARE. Venis Venezia Informatica e Sistemi S.p.A.
SISTEMA DISCIPLINARE Venis Venezia Informatica e Sistemi S.p.A. Versione: 3.0 Approvato con determinazione dell Amministratore Unico il 7 novembre 2014 MO231 - pag. 1 di 5 SISTEMA DISCIPLINARE 1. PREMESSA
ATTI AMMINISTRATIVI. Prefettura di Firenze - Protezione dei dati personali
Prefettura di Firenze - Protezione dei dati personali DOCUMENTI IL PREFETTO DELLA PROVINCIA DI FIRENZE VISTA la legge n. 675/96 e successive modificazioni e integrazioni relativa a tutela delle persone
30.03.2016. REV. 2016/00 Pag. 1 di 5
REV. 2016/00 Pag. 1 di 5 PROCEDURA 10 GESTIONE DEI RAPPORTI CONSULENZIALI INDICE: 1. OBIETTIVI 2. DESTINATARI 3. PROCESSI AZIENDALI COINVOLTI 4. PROTOCOLLI DI PREVENZIONE 4.1. DOCUMENTAZIONE INTEGRATIVA
ISTITUTO D ISTRUZIONE SUPERIORE
ORGANISMO DI VIGILANZA PER L ATTUAZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DE ISTITUTO D ISTRUZIONE SUPERIORE STATALE GALILEO GALILEI CREMA (CR) Nomina componenti OdV edizione dicembre
REGOLAMENTO INTERNO PER LA GESTIONE E LA COMUNICAZIONE ALL ESTERNO DI INFORMAZIONI RISERVATE E PRIVILEGIATE
REGOLAMENTO INTERNO PER LA GESTIONE E LA COMUNICAZIONE ALL ESTERNO DI INFORMAZIONI RISERVATE E PRIVILEGIATE GIUGNO 2015 Articolo 1 - Ambito di applicazione 1.1 Il presente regolamento interno (di seguito
DAMA DEMOLIZIONI E SMONTAGGI S.R.L.
DAMA DEMOLIZIONI E SMONTAGGI S.R.L. D.Lgs 231/2001 Codice Etico 1 INDICE 1. Introduzione Pag. 3 2. Politiche di condotta negli affari Pag. 3 2.1 Dipendenti, collaboratori e consulenti Pag. 5 3. Salute,
L AUTORITÀ PER L ENERGIA ELETTRICA IL GAS E IL SISTEMA IDRICO
DELIBERAZIONE 14 MAGGIO 2015 213/2015/A MODIFICHE E INTEGRAZIONI AL REGOLAMENTO SUGLI OBBLIGHI DI PUBBLICITÀ, TRASPARENZA E DIFFUSIONE DI INFORMAZIONI DELL AUTORITÀ PER L ENERGIA ELETTRICA IL GAS E IL
PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 2015-2017 DELLA FONDAZIONE MUSEO DELLA SHOAH ONLUS
1 PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 2015-2017 DELLA FONDAZIONE MUSEO DELLA SHOAH ONLUS (ai sensi dell art. 1, comma 5, lett. a) Legge 6 novembre 2012, n. 190) Approvato dal Consiglio di Amministrazione
Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001. Parte 01 PRESENTAZIONE DEL MODELLO
Parte 01 PRESENTAZIONE DEL MODELLO 1 01.00 PREMESSA Recordati è un gruppo farmaceutico europeo fondato nel 1926, quotato alla Borsa Italiana, che si dedica alla ricerca, allo sviluppo, alla produzione
SCHEMA DI REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELL ARTICOLO 23 DELLA LEGGE N
SCHEMA DI REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELL ARTICOLO 23 DELLA LEGGE N.262 DEL 28 DICEMBRE 2005 CONCERNENTE I PROCEDIMENTI PER L ADOZIONE DI ATTI DI REGOLAZIONE Il presente documento, recante lo schema di
ARCESE TRASPORTI S.P.A. Modello di organizzazione gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 CODICE DISCIPLINARE
ARCESE TRASPORTI S.P.A. Modello di organizzazione gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 CODICE DISCIPLINARE ELENCO DELLE REVISIONI REV. DATA DESCRIZIONE APPROVAZIONE 00 28/07/15 Codice _Disciplinare
Codice Deontologico. Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori
Codice Deontologico Approvato dall Assemblea Ordinaria dei Consorziati con Delibera del 28/09/2011 INDICE 1. Premessa 2. Destinatari 3. Scopo 4. Principii, doveri, responsabilità e modelli di comportamento
REGOLAMENTO PER LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA RISPETTO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
COMUNE DI BRESCIA REGOLAMENTO PER LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA RISPETTO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI Adottato dalla Giunta Comunale nella seduta del 26.3.2003 con provvedimento n. 330/11512 P.G. Modificato
Sezione Reati ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
Modello di organizzazione gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 Parte Speciale Sezione Reati ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ELENCO DELLE
CARTA DEI SERVIZI. Premessa:
CARTA DEI SERVIZI Premessa: La Carta dei Servizi è uno strumento utile al cittadino per essere informato sulle caratteristiche del servizio offerto, sulla organizzazione degli uffici comunali, sugli standards
IL DIRETTORIO DELLA BANCA D ITALIA
REGOLAMENTO DEL 18 LUGLIO 2014 Regolamento per l organizzazione e il funzionamento della Unità di Informazione Finanziaria per l Italia (UIF), ai sensi dell art. 6, comma 2, del d.lgs. 21 novembre 2007,
D.lgs. 231/2001 Modelli di Organizzazione. CONFAPI Bari, 19 novembre 2010
D.lgs. 231/2001 Modelli di Organizzazione CONFAPI Bari, 19 novembre 2010 Decreto Legislativo 231/2001 Ha introdotto la c.d. responsabilità amministrativa e penale delle Società. Reato Responsabilità individuale
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO. DI TRENITALIA S.p.A. Sintesi
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI TRENITALIA S.p.A. Sintesi Luglio 2014 Il Consiglio di Amministrazione di Trenitalia S.p.A. ha approvato con delibera del 23 febbraio 2005 il Modello di
Città di Desio REGOLAMENTO PER L ISCRIZIONE E LA TENUTA ALBO DELLE ASSOCIAZIONI
Città di Desio REGOLAMENTO PER L ISCRIZIONE E LA TENUTA ALBO DELLE ASSOCIAZIONI INDICE Art. 1 - MATERIA DEL REGOLAMENTO Art. 2 - ARTICOLAZIONE Art. 3 - REQUISITI PER L ISCRIZIONE Art. 4 - MODALITA PER
Castenaso, 15/10/2014 CODICE ETICO
1 CODICE ETICO INDICE 2 - INTRODUZIONE E DESTINATARI. - VALORI. - PRINCIPI FONDAMENTALI. - RAPPORTI CON: Personale e collaboratori; Terzi. - SANZIONI DISCIPLINARI. INTRODUZIONE E DESTINATARI. TEMA RICERCA
Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/01
Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/01 1 1. PREMESSA Il presente documento costituisce il Modello di Organizzazione e di Gestione ex D.Lgs. n. 231/2001, che sarà adottato dal CORISA- CONSORZIO DI RICERCA
Meda 26-27 novembre 2014. Gruppo Poltrona Frau. Il Decreto Legislativo 231/2001: la Responsabilità amministrativa degli Enti
Meda 26-27 novembre 2014 Gruppo Poltrona Frau Il Decreto Legislativo 231/2001: la Responsabilità amministrativa degli Enti Agenda Prima parte Il D.Lgs. n. 231/2001 1. La norma 2. Le misure sanzionatorie
PROTOCOLLO DI INTESA RELATIVO AI RAPPORTI DI COLLABORAZIONE TRA L AUTORITÀ PER L ENERGIA ELETTRICA E IL GAS E LA GUARDIA DI FINANZA
Allegato A Autorità per l energia elettrica e il gas Guardia di Finanza PROTOCOLLO DI INTESA RELATIVO AI RAPPORTI DI COLLABORAZIONE TRA L AUTORITÀ PER L ENERGIA ELETTRICA E IL GAS E LA GUARDIA DI FINANZA
LINEE GUIDA PER GLI ORGANISMI DI VIGILANZA
LINEE GUIDA PER GLI ORGANISMI DI VIGILANZA Sommario PREMESSA... 2 1. COMPITI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA... 2 1.1 PIANO DI ATTIVITA... 3 1.2 RELAZIONE FINALE... 4 2. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELL ORGANISMO
CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MANTOVA RELAZIONE ILLUSTRATIVA
Allegato B) D.G. n. 45 del 17/04/2014 CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MANTOVA RELAZIONE ILLUSTRATIVA (Delibera A.N.A.C. n. 75/2013) QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Il
Modello di organizzazione gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001. Sistema Disciplinare
Modello di organizzazione gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 Sistema Disciplinare ELENCO DELLE REVISIONI 2 INDICE Introduzione... 4 Sistema disciplinare... 4 Dirigenti... 5 Amministratori...
Corso di aggiornamento per coordinatori della sicurezza
Corso di aggiornamento per coordinatori CEFAS 13 febbraio 2013 Ing. Giancarlo Napoli e Dott. Sandro Celli Corso di aggiornamento per coordinatori della sicurezza Responsabilità amministrativa delle persone
REGOLAMENTO PER IL SERVIZIO DI VOLONTARIATO DI DIFESA COMUNALE AMBIENTALE (Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 26 del 09 settembre
REGOLAMENTO PER IL SERVIZIO DI VOLONTARIATO DI DIFESA COMUNALE AMBIENTALE (Approvato con deliberazione ) 1 1. FINALITÀ Il Comune di Giffoni Valle Piana, istituisce e coordina il Servizio di Volontariato
REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA
C O M U N E D I B R U I N O PROVINCIA DI TORINO - C. A. P. 10090 REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELL ALBO PRETORIO DIGITALE Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 34 del 14/4/2011 Depositato
AZIENDA SPECIALE CONSORTILE PER I SERVIZI ALLA PERSONA PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITA
AZIENDA SPECIALE CONSORTILE PER I SERVIZI ALLA PERSONA PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITA Approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione n.41/2014 INDICE PREMESSA... 3 1. LE PRINCIPALI
BDO S.p.A. REGOLAMENTO OPERATIVO ORGANISMO DI VIGILANZA. ai sensi del Decreto Legislativo 231/01
REGOLAMENTO OPERATIVO ORGANISMO DI VIGILANZA ai sensi del Decreto Legislativo 231/01 Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 27 settembre 2013 Art 1. Oggetto Il presente regolamento disciplina
TITOLO I ISTITUZIONE ALBO COMUNALE E ISCRIZIONI
REGOLAMENTO ALBO COMUNALE DELLE ASSOCIAZIONI TITOLO I ISTITUZIONE ALBO COMUNALE E ISCRIZIONI Art. 1 Finalità 1. Il Comune di Badia Polesine riconosce e promuove il pluralismo associativo per la tutela
PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 2016 2017 2018 EMISSIONE Dicembre 2015 DECORRENZA Gennaio 2016 Redazione a cura di: Responsabile Prevenzione della corruzione Approvato da: Consiglio di
CERTIFICATI DI MALATTIA TELEMATICI
dott. Marco Ansaldi e rag. Antonella Bolla CONSULENZA FISCALE E DEL LAVORO 23.05.2011 CERTIFICATI DI MALATTIA TELEMATICI Dal prossimo 18 giugno cessa il regime transitorio per il rilascio e la trasmissione
Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. 231/01
MODELLO ORGANIZZATIVO 231 Pagina 1 di 16 Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. 231/01 Documento: MOG Modello organizzativo di gestione e controllo Approvato da: AU Rosa Fidanzia
Introduzione: scopo del documento, organizzazione e funzioni dell amministrazione
PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L'INTEGRITA' art. 10 d. lgs. 33/2013 Sommario Introduzione: scopo del documento, organizzazione e funzioni dell amministrazione... 1 1. Procedimento di elaborazione
ALLEGATO I Reati ambientali (art 25 undicies)
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D.LGS 231/2001 ALLEGATO I Reati ambientali (art 25 undicies) (rev.0 del 02/07/2012) LRQA ITALY srl Via Luigi Cadorna, 69 Vimodrone - 20090 (MI)
Il sistema delle sanzioni per le violazioni delle norme sulla sicurezza
Il sistema delle sanzioni per le violazioni delle norme sulla sicurezza Milano, 21 ottobre 2010 Conseguenze derivanti dalla inosservanza delle norme sulla sicurezza NORMATIVA SANZIONE CODICE DEI CONTRATTI
ORGANISMO DI VIGILANZA
ALLEGATO 3 ORGANISMO DI VIGILANZA 12 1. Il decreto 231/01 e l istituzione dell OdV Come noto il Decreto 231/01 ha introdotto una nuova forma di responsabilità delle persone giuridiche per alcuni tipi di
CAPITOLATO GENERALE adottato ai sensi dell art. 3 del Regolamento dei Contratti
CAPITOLATO GENERALE adottato ai sensi dell art. 3 del Regolamento dei Contratti 1/7 ART. 1 OBBLIGATORIETA (Articolo 2 e 3 del Regolamento dei Contratti) 1.1. In virtù della delega contenuta nell articolo
Città di Nichelino Provincia di Torino. Regolamento degli Uffici Legali Enti Pubblici. al fine dell iscrizione nell Elenco speciale
Città di Nichelino Provincia di Torino Regolamento degli Uffici Legali Enti Pubblici al fine dell iscrizione nell Elenco speciale Approvato dal Consiglio dell Ordine degli Avvocati di Torino il 29.4.2014
Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Opere Sociali di N.S. di Misericordia Savona
PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITA La trasparenza è uno strumento per il controllo diffuso da parte dei cittadini dell attività amministrativa e un elemento dell azione di prevenzione
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI SIENA REGOLAMENTO RECANTE NORME SUGLI INCARICHI AI DIPENDENTI PROVINCIALI
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI SIENA REGOLAMENTO RECANTE NORME SUGLI INCARICHI AI DIPENDENTI PROVINCIALI approvato con deliberazione G.P. n. 188 del 25.7.2001 modificato con deliberazione G.P. n. 83 del
REGOLAMENTO SULL ISTITUZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL NUCLEO DI VALUTAZIONE
COMUNE DI GHISALBA (Provincia di Bergamo) Approvato con Delibera di Giunta Comunale n. 111 del 13/10/2014 REGOLAMENTO SULL ISTITUZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL NUCLEO DI VALUTAZIONE 1 Sommario Art. 1 -
Il Decreto Legislativo 231/01: Impatti sulla Governance aziendale
Il D.Lgs 231/01 : riflessi sul ruolo dell' OdV e del Collegio Sindacale ndacale Il Decreto Legislativo 231/01: Impatti sulla Governance aziendale 27 febbraio 2012 Prof. Daniele Gervasio Università degli
ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI E DEGLI ESPERTI CONTABILI DI BASSANO DEL GRAPPA
ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI E DEGLI ESPERTI CONTABILI DI BASSANO DEL GRAPPA Allegato C) alla delibera dell 1/02/2016 PIANO TRIENNALE DI FORMAZIONE DEL PERSONALE DIPENDENTE IN MATERIA DI ANTICORRUZIONE
Approvazione CDA del 25 giugno 2009. Limiti al cumulo di incarichi ricoperti dagli amministratori di Unipol Gruppo Finanziario S.p.A.
Approvazione CDA del 25 giugno 2009 Limiti al cumulo di incarichi ricoperti dagli amministratori di Unipol Gruppo Finanziario S.p.A. Regolamento U n i p o l G r u p p o F i n a n z i a r i o S. p. A. Sede
Modelli Organizzativi di controllo e di gestione ex D.Lgs. 231/01
Studio Porcaro Commercialisti Modelli Organizzativi di controllo e di gestione ex D.Lgs. 231/01 La responsabilità amministrativa dipendente da reato delle persone giuridiche Studio Porcaro Commercialisti
20.03.2015. REV. 2015/00 Pag. 1 di 5
REV. 2015/00 Pag. 1 di 5 PROCEDURA 13 GESTIONE DELLE RISORSE UMANE INDICE: 1. OBIETTIVI 2. DESTINATARI 3. PROCESSI AZIENDALI COINVOLTI 4. PROTOCOLLI DI PREVENZIONE 4.1. DOCUMENTAZIONE INTEGRATIVA 4.2.
Comune di Falconara Marittima (Provincia di Ancona)
CONSIGLIO COMUNALE Seduta del Comune di OGGETTO N 0: MODIFICA DEL REGOLAMENTO COMUNALE PER LA DISCIPLINA DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DELLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI URBANI ED ASSIMILATI AGLI URBANI:
Ministero dell Interno
ALLEGATO ALLA CIRCOLARE - FL 7/2012 LINEE GUIDA PER L ISCRIZIONE DEI REVISORI DEI CONTI DEGLI ENTI LOCALI nell elenco, di cui al Decreto del Ministro dell Interno 15 febbraio 2012, n. 23, recante il Regolamento
APAM. esercizio spa CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO. APAM esercizio spa - Codice etico e di comportamento
APAM esercizio spa 1 CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO Indice 1. PREMESSA BREVE PROFILO DELLA SOCIETÀ pag. 3 2. PRINCIPI GENERALI 2.1 Contenuto e finalità del codice etico pag. 4 2.2 Destinatari del codice
Decreto legislativo 231/01 e Sistemi di Gestione
Decreto legislativo 231/01 e Sistemi di Gestione Ivo Caldera Coordinatore Gruppo di Studio AFI Sicurezza e Igiene Ambientale RISK MANAGEMENT E BUSINESS CONTINUITY Milano, 26 marzo 2015 26/03/15 Ivo Caldera
REGOLAMENTO COMUNALE PER L ISTITUZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL NUCLEO DI VALUTAZIONE
COMUNE DI GARGNANO Provincia di Brescia REGOLAMENTO COMUNALE PER L ISTITUZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL NUCLEO DI VALUTAZIONE - appendice al regolamento sull ordinamento degli uffici e dei servizi - (Approvato
NUOVO REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DELLA CASSA CONGUAGLIO PER IL SETTORE ELETTRICO
NUOVO REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DELLA CASSA CONGUAGLIO PER IL SETTORE ELETTRICO TITOLO I - FUNZIONI E ORGANI Articolo 1 (Funzioni) 1.1 La Cassa conguaglio per il settore elettrico,
REGOLAMENTO PER LA VERIFICA DELLE CONDIZIONI DI ACCESSO AGLI INCARICHI EX D.LGS. N. 39/2013
REGOLAMENTO PER LA VERIFICA DELLE CONDIZIONI DI ACCESSO AGLI INCARICHI EX D.LGS. N. 39/2013 ARTICOLO 1 - DEFINIZIONI 1.1. - Ai fini del presente Regolamento valgono le seguenti definizioni: PTTI: Piano
REGOLAMENTO SUL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
COMUNE DI VIANO PROVINCIA DI REGGIO EMILIA REGOLAMENTO SUL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI Approvato con deliberazione di G.C. n. 73 del 28.11.2000 INDICE TITOLO 1 ART. 1 ART. 2 ART. 3 ART. 4 ART. 5 ART.
bozza per discussione Parte Generale Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/01 Esart Fonderie S.r.l.
Parte Generale Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/01 Esart Fonderie S.r.l. Data approvazione rev00: 7 settembre 2012 1 INDICE TERMINI E DEFINIZIONI... 3 INTRODUZIONE... 4 IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO...
APPLICAZIONE DEL CODICE ETICO E DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI COMAG S.r.L.
APPLICAZIONE DEL CODICE ETICO E DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI COMAG S.r.L. E stata adottata una procedura gestionale delle segnalazioni ricevute dall Organismo di Vigilanza e sono
20.03.2015. REV. 2015/00 Pag. 1 di 5
REV. 2015/00 Pag. 1 di 5 PROCEDURA 9 GESTIONE DELLE INDICE: 1. OBIETTIVI 2. DESTINATARI 3. PROCESSI AZIENDALI COINVOLTI 4. PROTOCOLLI DI PREVENZIONE 4.1. DOCUMENTAZIONE INTEGRATIVA 4.2. PROCEDURE DA APPLICARE
