Biostimolanti, cosa sono e come agiscono
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- Ignazio Cavallaro
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1 SOSTANZE UTILI PER UNA MAGGIORE SOSTENIBILITÀ DELLE PRODUZIONI AGRARIE Biostimolanti, cosa sono e come agiscono Il mondo dei biostimolanti è ampio, vario e non ancora del tutto esplorato. Diversi studi evidenziano una vasta gamma di effetti positivi: si va dall aumento della fertilità del suolo alla maggiore resistenza delle piante agli stress, passando per il miglioramento nell assorbimento e assimilazione dei nutrienti di G. Colla, Y. Rouphael, L. Lucini, M. Cardarelli La sostenibilità delle produzione agrarie rappresenta ormai una via obbligata per rispondere ai requisiti di salubrità dei prodotti e di riduzione dell impatto ambientale imposti dal mercato e dal legislatore. Diverse innovazioni tecniche e tecnologiche sono state proposte negli ultimi anni per migliorare la sostenibilità dei sistemi produttivi e ridurre quindi l impiego di input di agrofarmaci e concimi. Particolarmente promettente è l utilizzo di sostanze e microrganismi in grado di stimolare la crescita delle piante, incrementare la tolleranza a stress ambientali e migliorare l efficienza d uso delle risorse naturali degli agroecosistemi e degli input antropici. Per tali sostanze e microrganismi è stato proposto il termine di biostimolanti. Nel 2010, il dlgs n. 75 ha definito biostimolanti quei prodotti che apportano a un altro fertilizzante o al suolo o alla pianta sostanze che favoriscono o regolano l assorbimento degli elementi nutritivi o correggono determinate anomalie di tipo fisiologico. Il decreto legislativo distingue tra prodotti ad azione sulla pianta (estratti di alghe e melasso e idrolizzati proteici) e prodotti ad azione sul suolo (inoculi di funghi micorrizici, estratto umico derivante da acque di vegetazione delle olive) indicando anche alcune caratteristiche chimiche a cui devono rispondere tali prodotti. Cosa si intende per biostimolante A livello europeo, nel 2011 è stato costituito l European biostimulants industry council (Ebic) al fine di promuovere l istituzione di questa nuova categoria di prodotti in ambito europeo e superare le differenze normative tra gli Stati membri. Nel 2012, la Commissione Europea ha incaricato Patrick Du Jardin, biologo agrario dell Università di Liége (Belgio), di effettuare uno studio bibliografico finalizzato a individuare nella letteratura scientifica internazionale le sostanze che hanno dimostrato dimostrato di possedere un azione biostimolante. Lo studio (Du Jardin, 2012) ha individuato le seguenti le sostanze ad azione biostimolante: sostanze umiche; materiali organici complessi; elementi chimici benefici (es. silicio); sali inorganici (es. biocarbonati); estratti di alghe; chitina e derivati del chitosano; antitraspiranti (es. caolino); amminoacidi ed altri composti azotati. Lo studio non includeva volutamente l analisi della letteratura scientifica sugli effetti biostimolanti dei microrganismi. Secondo alcune ricerche, sembra che le piante monocotiledoni siano più reattive all applicazione di sostanze umiche rispetto alle dicotiledoni 36 L Informatore Agrario 23/2015
2 Sulla base dello studio di Du Jardin e delle consultazioni con la Commissione Europea, l Ebic ha proposto la seguente definizione per i biostimolanti: «Prodotti contenenti sostanze e/o microrganismi che, applicati alla pianta o alla rizosfera, stimolano i processi naturali che migliorano l efficienza d assorbimento e d assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress abiotici e/o la qualità del prodotto indipendentemente dal loro contenuto in nutrienti ( stimulants.eu». Dalla definizione emerge che i biostimolanti non devono apportare quantità significative di elementi nutritivi ed avere effetti diretti su parassiti e patogeni e quindi non rientrare nelle categorie dei concimi e dei pesticidi. Attualmente il mercato di tali prodotti è in forte aumento e si stima che a livello globale supererà i 2 miliardi di dollari nel 2018, con un tasso di crescita annuo del 12,5% soprattutto nei Paesi europei (Anonymous, 2013). In Europa, non essendoci ancora una normativa sui biostimolanti, le sostanze e i microrganismi ad azione biostimolante vengono commercializzati secondo le normative dei singoli Stati membri e spesso in miscela con elementi nutritivi sotto forma di concimi. Principali sostanze biostimolanti Sostanze umiche NUTRIZIONE VEGETALE INNOVATIVA Alla prossima edizione di Macfrut 2015, in programma dal 23 al 25 settembre presso la Fiera di Rimini, L Informatore Agrario organizzerà, in collaborazione con i principali esperti del settore, una serie di workshop dedicati alla nutrizione innovativa delle colture in pieno campo e in serra. Le sostanze umiche sono macromolecole organiche complesse che provengono dalla decomposizione della sostanza organica e dall attività metabolica dei microrganismi. Sono sostanze molto eterogenee, classificate sulla base del peso molecolare e della solubilità in umine (non solubili in acqua), acidi umici (solubili in acqua a ph alcalino), acidi fulvici (solubili in acqua a tutti i ph). Le sostanze umiche utilizzate per produrre biostimolanti provengono soprattutto da giacimenti di humus fossile (es. leonardite in Nord Dakota, Usa) o da compost. L estrazione delle sostanze umiche avviene con alcali quali idrossido di potassio, e la separazione tra acidi umici e fulvici mediante acidificazione. Le sostanze umiche esplicano un azione di stimolo della crescita delle piante per via diretta e indiretta. Le sostanze umiche esercitano un effetto diretto sulla pianta stimolando la rizogenesi come evidenziato in numerose colture (Atiyeh et al., 2002). Inoltre, è stato riscontrato un effetto positivo delle sostanze umiche sull attività dei trasportatori radicali coinvolti nell assorbimento dell azoto nitrico con un incremento dell 89% rispetto al controllo (Nardi et al., 2000) e sull attività degli enzimi coinvolti nell assimilazione dell azoto nitrico. Il maggior sviluppo radicale e la più elevata attività dei trasportatori radicali del nitrato si traducono in una maggiore efficienza d assorbimento e di assimilazione dell azoto inorganico da parte della coltura. Le sostanze umiche influenzano positivamente anche il metabolismo secondario, favorendo l accumulo di antiossidanti e l attività degli enzimi di difesa dallo stress ossidativo (es. perossidasi, catalasi) causato da radicali liberi che si generano a seguito di stress ambientali. L azione indiretta delle sostanze umiche si esplica nel suolo attraverso un miglioramento della fertilità. Infatti, le sostanze umiche nel suolo cementano le particelle inorganiche degli aggregati, che risultano più stabili, aumentano la capacità di scambio cationico ed esercitano un effetto tampone sul ph, incrementando la biodisponibilità degli elementi nutritivi e riducendo le perdite per lisciviazione. Infine, le sostanze umiche riducono l attività di ioni potenzialmente fitotossici (ad esempio Na +, Cl ). Gli effetti positivi degli acidi umici sul suolo e sul metabolismo cellulare determinano una maggior tolleranza delle piante agli stress abiotici (es. Nelle piante trattate con estratti di alghe aumentano la resistenza a stress biotici (peronospora, sclerotinia, acari, afidi, nematodi, ecc.) e la tolleranza a stress abiotici (siccità, salinità, temperature estreme) 23/2015 L Informatore Agrario 37
3 COSA NE PENSANO TECNICI E AGRICOLTORI Che i biostimolanti abbiano effetti positivi sulle colture è acclarato da diversi studi e oggi sono infatti tra i prodotti più promossi dalle aziende di fertilizzanti. Ma rimane il dubbio se i consumatori, cioè gli agricoltori, conoscano davvero le sostanze biostimolanti e i differenti effetti delle varie categorie. Abbiamo posto questa domanda a Silvio Fritegotto, agronomo e tecnico esperto nella fertirrigazione delle orticole. «A questa domanda la risposta è piuttosto negativa. Diciamo che la principale responsabilità è dovuta alla poca chiarezza in etichetta e buona parte di questa poca chiarezza è principalmente colpa della legislazione. Infatti stiamo attendendo da tempo una regolamentazione ad hoc per questi prodotti. Purtroppo il vuoto legislativo, spesso dà la possibilità ad alcuni produttori/ rivenditori di lavorare con etichette e caratteristiche che abilmente sono poco chiare e a volte ingannevoli. A volte, attraverso questa categoria di prodotti, vengono commercializzati dei prodotti con caratteristiche più da agrofarmaci che da nutrienti. Oltre a un danno economico alle ditte che investono e commercializzano la sostanza attiva come agroframaco, ci potrebbe essere anche un rischio per la salute, sia per l agricoltore che applica il prodotto, sia per il consumatore che potrebbe trovare i residui di queste sostanze attive sugli alimenti». Criticità a parte, prevede che i biostimolanti verranno sempre più utilizzati? Direi di sì, ma a una condizione: che agricoltori e tecnici abbiano modo di conoscere bene le materie prime, il loro funzionamento sulla fisiologia delle piante e le modalità di utilizzo. Una cosa dovrebbe essere chiara agli utilizzatori finali: i biostimolanti non sono prodotti miracolosi e non sostituiscono una corretta nutrizione e gestione idrico-minerale della coltura. Anzi, andrebbero utilizzati come prodotti di complemento ai nutrienti sopraddetti e venire in aiuto al coltivatore in precise e particolari situazioni problematiche che insorgono anche avendo gestito bene la coltura. Gli agricoltori hanno le idee chiare o sono «titubanti» riguardo al loro utilizzo? La categoria degli agricoltori, come tutti i consumatori, è vasta e non uniforme. Questi prodotti però sono mezzi tecnici di produzione e quindi dovrebbero richiedere da parte dell utilizzatore professionale una conoscenza tecnica «professionale», che purtroppo a una buona parte degli agricoltori manca. Quindi la risposta alla domanda di cui sopra è che c è poca chiarezza. Allora sono titubanti? La maggior parte degli agricoltori non lo è. Spesso sono aperti all ascolto dei consigli dei tecnici venditori e li provano. Ma da qualche anno c è un segnale preciso, da parte degli agricoltori più attenti ed evoluti, di maggiore consapevolezza su cosa e come si utilizzano i mezzi tecnici di produzione necessari per le loro produzioni. E sono spesso proprio questi agricoltori a richiedere alle figure tecniche professionali una maggiore conoscenza sulle sostanze attive, su come funzionano e come si applicano. A cura di Lorenzo Andreotti salinità) e biotici (es. attacchi di peronospora). Da un punto di vista applicativo, gli effetti benefici delle sostanze umiche sulle colture sono più evidenti nei suoli poco fertili caratterizzati da un basso tenore di sostanza organica e con applicazioni radicali ripetute durante il ciclo colturale. Le sostanze umiche provenienti da torba e compost (soprattutto vermicompost) sembrano possedere una maggiore attività biostimolante rispetto a quelle estratte da giacimenti di humus fossile. Dalle ricerche effettuate risulta anche che le piante monocotiledoni sono più reattive all applicazione di sostanze umiche rispetto alle dicotiledoni. Estratti di alghe Le alghe sono state utilizzate per millenni in agricoltura come ammendanti per migliorare la fertilità del suolo. Dal 1950 è iniziata la produzione di estratti liquidi per esaltare le proprietà biostimolanti delle alghe. Oggi sono numerosi i prodotti biostimolanti a base di estratti di alghe disponibili sul mercato. Gli estratti sono ottenuti partendo da alghe verdi, rosse o brune, soprattutto del tipo Ascophyllum nodosum, Ecklonia maxima, Laminaria digitata e Fucus spp. Le alghe vengono raccolte manualmente o meccanicamente lungo le coste oceaniche (Canada, Irlanda, Sud Africa, Cina) e sottoposte a lavaggio, taglio ed estrazione. L estrazione può avvenire con diverse modalità e con il ricorso a solventi di varia natura. Sono state proposte anche tecniche di produzione di estratti di alghe che prevedono fermentazioni microbiche della matrice vegetale di partenza. Il tipo di alga utilizzato, il periodo di raccolta e il processo di estrazione influenzano notevolmente le caratteristiche chimiche dell estratto e quindi le sue proprietà biostimolanti. Attualmente il metodo più utilizzato prevede un estrazione a freddo in acqua ad alta pressione, al fine di prevenire alterazioni chimiche delle molecole bioattive. È stato dimostrato che gli estratti di alghe agiscono come biostimolanti migliorando la velocità di germinazione, la crescita, l allegagione, la produzione, la qualità del prodotto e la resistenza a stress ambientali. Inoltre, gli estratti di alghe incrementano l assorbimento dei macro e micronutrienti in diverse colture. Gli effetti biostimolanti sono da ricondurre soprattutto alla presenza di fitormoni, polisaccaridi, polifenoli e altre molecole organiche (es. betaine). I fitormoni individuati negli estratti di alghe che stimolano la crescita delle piante sono auxine, citochinine, acido abscissico, gibberelline, ecc. Ad esempio, gli effetti positivi di applicazioni fogliari di estratti di alghe sulla crescita radicale di specie come mais, pomodoro, fragola e vite sono stati attribuiti alla presenza di auxine, mentre le citochinine hanno determinano un rallentamento dei fenomeni di senescenza nelle piante trattate. Recentemente alcuni studi condotti su 12 estratti di alghe hanno evidenziato che il livello di fitormoni presente negli estratti era insufficiente a causare un effetto biostimolante alle dosi di applicazione rac- 38 L Informatore Agrario 23/2015
4 BIOSTIMOLANTI: STRATEGIA DI DIFESA INTEGRATA In merito ai prodotti per le colture agrarie indicati come biostimolanti, va segnalata innanzitutto la necessità di una chiara definizione dal punto di vista tecnico e normativo (l argomento è in valutazione a livello europeo, vedi articolo a pag. 34) e della disponibilità di etichette con informazioni esaustive, tali da consentire, anche dal punto di vista sperimentale, la realizzazione di prove ben definite e ripetibili correttamente nello spazio e nel tempo. Se per biostimolante si intende un consorzio più o meno complesso di microorganismi in grado di indurre una maggiore efficienza delle attività delle piante o resistenze alle avversità da parte delle stesse oppure sostanze organiche complesse in grado di fornire le medesime prestazioni, verosimilmente gli effetti sul sistema pianta-suolo sono complessi e variabili, maggiormente rispetto ad altri fattori di produzione utilizzati nelle colture. Infatti, tali prodotti associano alla elevata variabilità di condizioni e interazioni (terreno, clima, ecc.) presente per ogni applicazione (ad esempio una molecola chimica di un fertilizzante o di un diserbante) in un processo agricolo, la maggiore variabilità e la complessità più elevata dei materiali stessi. Siano microrganismi o sostanze derivanti da organismi viventi, sono soggetti a una continua variabilità genetica propria che ne varia nel tempo le caratteristiche. La complessità dei prodotti e dei relativi meccanismi d azione associata alla variabilità dell ambiente (condizioni climatiche in primis) determinano una maggiore incertezza dei comportamenti effettivi in campo e dei risultati. Da ciò deriva la necessità di ulteriori conoscenze in generale: il rischio di fallimento nell uso appare inversamente proporzionale alla quantità e qualità delle conoscenze disponibili. Il corretto uso dei biostimolanti, rispetto alla già comunque impegnativa gestione dei fattori di produzione più tradizionalmente utilizzati, richiede ancora maggiore professionalità del personale tecnico (assistenza particolarmente specializzata) e maggiori conoscenze di base sui meccanismi di interazione biostimolanti-piante-avversità-terreno-condizioni climatiche. Il miglioramento di queste conoscenze e la definizione pratica delle condizioni in cui i diversi biostimolanti possono concretamente contribuire alle prestazioni delle piante e alla loro difesa sono i fattori in grado di influenzare decisamente la futura espansione dell uso di questi prodotti. Ciò premesso, ci si attenderebbe una grande disponibilità di studi e pubblicazioni su cui orientare e verificare l impiego. Allo stato dell arte accade esattamente l opposto: le pubblicazioni scientifiche sono rare o assenti e anche gli articoli su riviste senza «referaggio» sono pochissime. Sulla base di tali considerazioni, Veneto Agricoltura ha iniziato da alcuni anni sperimentazioni (sia in condizioni controllate, sia in pieno campo) su prodotti definiti biostimolanti, principalmente sulle colture di mais e frumento, sia per valutarne in generale le potenzialità in termini di livelli e qualità delle produzioni sia per il potenziale contributo, diretto e/o indiretto, alla difesa integrata. Infatti i prodotti potrebbero avere un ruolo sia che si voglia intervenire preventivamente nel processo produttivo (produzione integrata) determinando un migliore stato e maggiori capacità di difesa delle piante, in grado di ridurre la probabilità che il processo decisionale della difesa integrata porti a individuare popolazioni sopra la soglia di danno sia in caso di interventi di difesa al superamento della soglia. Il loro uso si può, quindi, configurare come strategia di difesa integrata agronomica (come ad esempio la resistenza di varietà o ibridi). La tipologia di sperimentazioni si può trovare nei libretti «Azienda aperta - protocolli aperti» ai seguenti link: Nel 2015 l attività è in prosecuzione sia in condizioni controllate sia in campo con prove parcellari e a parcelloni. È in pubblicazione l edizione 2015 del sopra citato libretto con i protocolli di dettaglio che consentiranno a tutti i portatori di interesse di controllare i diversi trattamenti per tutta la stagione. Le informazioni a proposito si possono ottenere iscrivendosi al Bollettino colture erbacee ([email protected]). Lorenzo Furlan Veneto Agricoltura comandate (Wally et al., 2013). Ulteriori ricerche hanno dimostrato che l effetto biostimolante degli estratti di alghe è da imputare a una attivazione delle vie biosintetiche degli ormoni nella pianta piuttosto che a un apporto esogeno. Di particolare interesse risulta la presenza negli estratti di polisaccaridi quali laminarina, alginati e fucoidani per il loro effetto di miglioramento della tolleranza a stress ambientali delle piante. Infatti, i polisaccaridi fungono da elicitori promuovendo l attivazione di risposte di difesa a stress nella pianta grazie alla presenza di specifici recettori di membrana cellulare. Per questo motivo generalmente si osserva un incremento della resistenza delle piante trattate con estratti di alghe a stress biotici (es. peronospora, sclerotinia, acari, afidi, nematodi). Inoltre, è stato dimostrato che applicazioni di estratti di alghe incrementano la tolleranza a stress abiotici quali siccità, salinità e temperature estreme. I meccanismi alla base della maggiore tolleranza a stress abiotici indotta da applicazioni di estratti di alghe sono molteplici e non ancora completamente noti. Tra questi ricordiamo l aumento dello sviluppo radicale e soprattutto del rapporto radici/parte aerea, il miglioramento dello stato nutrizionale della coltura, l accumulo di osmoliti (es. prolina e glicinbetaina) che stabilizzano le membrane cellulari, contribuiscono a mantenere il turgore cellulare e a ridurre l attività dei radicali liberi, e l incremento dell attività degli enzimi di difesa da stress ossidativo. Da un punto di vista applicativo, gli effetti positivi degli estratti di alghe sono più marcati in colture coltivate in suoli poco fertili e con applicazioni ripetute durante il ciclo colturale. Applicazioni fogliari sono in genere preferite per i ridotti dosaggi richiesti e la rapidità di azione. 23/2015 L Informatore Agrario 39
5 Idrolizzati proteici 40 L Informatore Agrario 23/2015 Gli idrolizzati proteici sono prodotti contenenti una miscela di aminoacidi e peptidi solubili ottenuti generalmente per idrolisi chimica, enzimatica o mista di proteine di origine animale o vegetale. Le fonti proteiche sono rappresentate da residui della lavorazione del cuoio (es. collagene), dell industria ittica o da biomasse vegetali di leguminose. Attualmente, il mercato europeo degli idrolizzati proteici è rappresentato per oltre il 90% da prodotti di origine animale ottenuti prevalentemente per idrolisi chimica del collagene ad alte temperature in ambiente fortemente acido o alcalino, mentre gli idrolizzati di origine vegetale, ottenuti mediante l impiego di specifici enzimi (proteasi) e basse temperature, sono ancora poco diffusi in quanto di recente introduzione sul mercato. Gli idrolizzati proteici presentano naturalmente caratteristiche chimiche diverse a seconda dell origine della materia prima e del processo di produzione. Infatti, gli idrolizzati proteici di origine animale ottenuti per idrolisi chimica del collagene sono caratterizzati da un maggiore livello di azoto organico, un più elevato contenuto di aminoacidi liberi e una più alta salinità, mentre gli idrolizzati proteici di origine vegetale ottenuti per idrolisi enzimatica si caratterizzano per un maggiore contenuto di peptidi solubili e la presenza di diverse molecole bioattive (es. triacontanolo). Anche la composizione aminoacidica varia in relazione all origine e al processo produttivo: gli idrolizzati proteici da collagene presentano come aminoacidi dominanti la glicina e la prolina; quelli da leguminose l acido glutammico e l acido aspartico. Gli idrolizzati proteici vegetali ottenuti per via enzimatica si caratterizzano anche per la presenza di triptofano, che rappresenta un importante precursore nella biosintesi dell auxina nelle piante. Gli idrolizzati proteici presentano proprietà biostimolanti, migliorando l assorbimento e l assimilazione dei nutrienti (es. azoto nitrico e ferro), la tolleranza a stress ambientali (salinità, siccità, temperature estreme) e la qualità del prodotto (maggiore contenuto di antiossidanti, più elevato livello di proteine, minore contenuto di nitrati). È stato anche evidenziato che gli idrolizzati proteici possono agire come elicitori stimolando le risposte di difesa della pianta agli stress. Infatti, è stata riscontrata in foglie di vite trattate con idrolizzati proteici un attivazione dei geni delle proteine PR e dell enzima stilbene sintetasi responsabile della biostintesi del resveratrolo (Lachhab et al., 2014). Gli idrolizzati proteici possono esercitare anche un azione auxino-simile per la presenza di specifici peptidi che fungono da molecole-segnale e attivano i geni della biosintesi delle auxine nella pianta. Ad esempio è stato riscontrato che un idrolizzato proteico vegetale induceva un azione auxino-simile promuovendo la rizogenesi in pomodoro per la presenza di uno specifico peptide (Colla et al., 2014). Gli idrolizzati proteici possono anche influenzare la crescita delle piante per via indiretta stimolando la microflora tellurica. Recenti studi condotti presso l Università della Tuscia (Viterbo) hanno evidenziato un aumento della popolazione di alcuni batteri autoctoni promotori della crescita a seguito di applicazioni di un idrolizzato proteico. Da un punto di vista applicativo, l effetto biostimolante degli idrolizzati proteici si evidenzia soprattutto in colture coltivate in suoli poco fertili e con applicazioni ripetute durante il ciclo colturale. Applicazioni radicali sono utili per stimolare la rizogenesi e la microflora tellurica, mentre trattamenti fogliari sostengono la crescita soprattutto in condizioni di intenso sforzo metabolico (es. elevati ritmi di crescita, elevata allegagione) e migliorano la tolleranza a stress ambientali. Importante definire dosaggi e applicazioni I biostimolanti presentano grosse potenzialità per migliorare la sostenibilità delle colture agrarie in quanto sono in grado di aumentare l assorbimento e l assimilazione dei nutrienti, l efficienza dei processi metabolici, la tolleranza a stress ambientali e la qualità delle produzioni. Tuttavia, gli effetti biostimolanti delle diverse sostanze non sono ancora completamente compresi e solo recentemente, grazie all impiego di biotecnologie avanzate quali genomica, proteomica e metabolomica, si stanno chiarendo i meccanismi di azione. Per massimizzare l effetto biostimolante è molto importante definire per le diverse colture i Gli idrolizzati proteici presentano proprietà biostimolanti, che migliorano l assorbimento e l assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress ambientali (salinità, siccità, temperature estreme) e la qualità del prodotto dosaggi e le modalità di applicazione in funzione dello stadio fenologico e delle condizioni ambientali. Da un punto di vista industriale risulta invece fondamentale un controllo ottimale del processo produttivo, al fine di garantire un prodotto con una composizione stabile e costante nel tempo, soprattutto considerando la recente tendenza ad ampliare le materie prime utilizzate per produrre nuovi biostimolanti. Infine, una normativa europea sui biostimolanti è necessaria per superare le diversità tra Stati membri e promuovere la crescita del settore. Giuseppe Colla Dipartimento di scienze e tecnologie per l agricoltura, le foreste, la natura e l energia Università degli studi della Tuscia, Viterbo Youssef Rouphael Dipartimento di agraria, Università di Napoli Federico II, Napoli Luigi Lucini Istituto di chimica agraria ed ambientale Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza Mariateresa Cardarelli Cra, Centro di ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo Roma Per commenti all articolo, chiarimenti o suggerimenti scrivi a: [email protected] Per consultare gli approfondimenti e/o la bibliografi a: rdlia/15ia23_7996_web
6 ARTICOLO PUBBLICATO SU L INFORMATORE AGRARIO N. 23/2015 A PAG. 36 Biostimolanti, cosa sono e come agiscono BIBLIOGRAFIA Anonymous (2013) - Biostimulants market By active ingredients, applications, crop types & geography Global Trends & Forecasts to Markets and markets. kets.com/market-reports/biostimu lant market-1081.html?gclid=cjfhh9t vorgcfcu5qgodktmapw Atiyeh R.M., Lee S., Edwards C.A., Arancon N.Q., Metzger J.D. (2002) - The influence of humic acids derived from earthworm-processed organic wastes on plant growth. Biores. Technol. 84: Cavani L., Ciavatta C., Gessa C. (2003) - Determination of free L- and D-alanine in hydrolysed protein fertilisers by capillary electrophoresis. Journal of Chromatography A, 985: Colla, G., Rouphael, Y., Canaguier, R., Svecova, E., Cardarelli, M. (2014) - Biostimulant action of a plant derived protein hydrolysate produced through enzymatic hydrolysis. Front. Plant Sci. 5 (448), fpls Du Jardin, P. (2012) - The science of plant biostimulants- a bibliographic analysis. Contract 30-CE /00-96, ad hoc. Study on bistimulants products. ropa.eu/enterprise/sectors/chemicals/ files/fertilizers/final_report_bio_2012_ en.pdf Lachhab N., Sanzani S. M., Adrian M., Chiltz A., Balacey S., Boselli M., Ippolito A., P. Benoit (2014) - Soybean and casein hydrolysates induce grapevine immune responses and resistance against Plasmopara viticola. Front. Plant Sci., 5 (716), Nardi, S., Concheri, G., Pizzeghello, D., Sturaro, A., Rella, R., Parvoli, G. (2000) - Soil organic matter mobilization by root exudates. Chemosphere 41: Wally O.S.D., Critchley A.T., Hiltz D. (2013) - Regulations of phytohormone biosynthesis and accumulation in Arabidopsis following treatment with commercial extract from the marine macroalga Ascophyllum nodosum. J. Plant Regul., 32:
7 Edizioni L Informatore Agrario Tutti i diritti riservati, a norma della Legge sul Diritto d Autore e le sue successive modificazioni. Ogni utilizzo di quest opera per usi diversi da quello personale e privato è tassativamente vietato. Edizioni L Informatore Agrario S.r.l. non potrà comunque essere ritenuta responsabile per eventuali malfunzionamenti e/o danni di qualsiasi natura connessi all uso dell opera.
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