DIRE NO ALLA VIOLENZA È POSSIBILE
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- Flavia Mancini
- 10 anni fa
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1 DIRE NO ALLA VIOLENZA È POSSIBILE Manuale di sensibilizzazione per una comunicazione partecipata
2 La violenza nega l esistenza. Scegli di contrastarla Ti invitiamo a conoscere e approfondire un tema estremamente grave che richiede la presa di coscienza e l impegno diretto di tutti. Puoi scegliere un personaggio ed entrare nella storia: dovrai affrontare dei bivi e prendere delle decisioni. Scoprirai che scegliere rende consapevoli e che ogni nostra azione ha delle conseguenze che si ripercuotono su noi stessi e sugli altri e che possono essere gravi. E che c è un tempo per ogni scelta: perdere l occasione di scegliere può renderci complici della violenza. Tu scegli di contrastarla e contribuisci creando la tua cartolina contro la violenza e sensibilizzando i tuoi amici. REQUISITI CD-Rom: Computer con sistema Windows o Apple MacOs X Browser Explorer, Firefox e Safari - PlugIn Adobe FLASH vers. 8.0 o superiore scaricabile dal CD Risoluzione 1024x768- Cuffie o casse acustiche Sono previste funzionalità aggiuntive se si è connessi a Internet
3 Dire no alla violenza è possibile. La Regione Piemonte sta rafforzando il suo impegno a livello legislativo e sociale sul fronte della prevenzione alla violenza contro le donne con un piano d intervento organico e ad ampio spettro basato su molteplici inziative. Tra queste la campagna di comunicazione Voci nel Silenzio - La violenza nega l esistenza, lanciata per far conoscere a tutti i piemontesi quali strumenti e quali servizi sono pronti a entrare in azione nel contrasto ai fenomeni di violenza. Dire no alla violenza è possibile è uno degli strumenti realizzati da Regione Piemonte con questo obiettivo. È rivolto al mondo dei giovani e di chi li accompagna nel loro percorso, ma anche a chiunque sia interessato, e si presenta nella forma di manuale di comunicazione perché parte da un presupposto chiave: uno dei meccanismi da combattere nel fenomeno della violenza è il silenzio. Il silenzio delle vittime, quello dei carnefici, quello dei testimoni, quello della società che non ne parla abbastanza Il manuale permette di avvicinarsi a questa complessa realtà per conoscerla, leggerla nei suoi diversi aspetti e quindi poterla prevenire e affrontare con un arma efficace: la comunicazione. Anzi la comunic-azione. Non si tratta infatti di informare i giovani, non solo, ma di aprire loro lo sguardo e la mente, attraverso il dialogo e il confronto, su una delle più detestabili e subdole negazioni della dignità umana. Con un intento: quello di far nascere un rifiuto partecipato, una presa di posizione e una disponibilità ad agire contro un modello negativo anche nel proprio quotidiano presente e futuro. Più si dà voce ai diritti e visibilità alla violenza, più le si toglie quella rete di protezione che il silenzio le assicura. Insieme ai giovani e con l aiuto dei loro formatori, Regione Piemonte si augura di poter lanciare un nuovo e potente segnale per diffondere una cultura consapevole e attiva contro la violazione dei diritti delle donne e dei minori. Mercedes Bresso Presidente della Regione Piemonte Giuliana Manica Assessora alle Pari Opportunità Gianna Pentenero Assessora all Istruzione e Formazione Professionale 3
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5 Indice Regione Piemonte. In prima linea contro la violenza sulle donne. pag. 6 Comunicare sulla violenza per comunicare contro la violenza. pag. 8 Lavorare insieme. pag. 10 Diritti e valori come guida del percorso. pag. 12 Si crede che... pag. 14 Testimonianze di quotidiana violenza. pag. 16 Intervista a Chiara Saraceno. pag. 20 Dacia Maraini dà voce alle vittime. pag. 24 Per saperne di più. pag. 26 Le schede operative. pag. 27
6 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Regione Piemonte. In prima linea contro la violenza sulle donne. Da tempo Regione Piemonte ha assunto un preciso impegno contro ogni forma di discriminazione, a favore dei diritti delle persone e delle pari opportunità, secondo un modello istituzionale evoluto. In particolare, la tutela della condizione femminile è un tema chiave profondamente radicato nella politica regionale attraverso l Assessorato alle Pari opportunità. Negli ultimi anni sono state promosse iniziative concrete e azioni a sostegno delle donne e del loro futuro, attivando anche strumenti istituzionali innovativi, come il Bilancio di genere, il Rapporto sulla condizione femminile e e MeltingLab, laboratorio per l innovazione in materia di diritti e pari opportunità. Grazie a essi è stato possibile raccogliere indicazioni specifiche per orientare e programmare in modo sistemico e trasversale le attività regionali. Di fronte alla crescita dei casi di violenza, nel mondo, in Italia, anche in Piemonte, la Regione ha varato nel 2008 un Piano regionale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime. L obiettivo è affrontare questa realtà in modo strategico ed efficace, coordinando gli interventi già in atto nel territorio con nuove azioni e migliorando il livello e l efficienza dei servizi. Il piano prevede: azioni di monitoraggio del fenomeno; interventi formativi rivolti a operatrici e operatori del mondo sanitario, sociale, delle organizzazioni pubbliche e private, delle forze di polizia; azioni di sensibilizzazione e informazione, soprattutto nei confronti della popolazione giovanile e delle comunità migranti; interventi di tutela e assistenza delle vittime in campo sanitario, socio-assistenziale, legale, abitativo, occupazionale. Attorno a queste azioni, si stanno sviluppando in un continuum su tutto il territorio numerose iniziative culturali e sociali, che creano una rete diffusa di comunic-azione, di incontro e di sensibilizzazione verso i cittadini piemontesi, promossa e veicolata nello spazio IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 6 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
7 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL La violenza contro le donne è forse la più vergognosa violazione dei diritti umani. E forse è la più diffusa. Non conosce confini geografici, culturali o di stato sociale. Finché continuerà, non potremo pretendere di realizzare un vero progresso verso l eguaglianza, lo sviluppo e la pace. Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite A World Free of Violence Women Global Videoconference, 8 Marzo 1999, Nazioni Unite Dopo la Dichiarazione sull eliminazione della violenza contro le donne del 1993 delle Na- zioni Unite, il tema della violenza contro le donne è stato approfondito nella Conferenza di Pechino del 1995, e posto come uno degli obiettivi centrali dell ONU nell Assemblea del Millennio nel Il Consiglio d Europa, riconoscendo la lotta alla violenza contro le donne come un assoluta priorità, ha lanciato, in occasione del Terzo Summit di Varsavia nel 2005, la campagna panauropea biennale ( ), Combat Violence against Women, including domestic violence, e istituito una Task Force dedicata. È stata una delle più incisive campagne europee, che ha coinvolto istituzioni intergovernative, parlamentari, locali e regionali nella promozione e realizzazione di diverse misure e iniziative sul tema. Il Consiglio d Europa ha adottato una strategia d azione a lungo termine anche per difendere i diritti dei bambini, soprattutto dalla violenza, con il programma Costruire un Europa per e con i bambini. Nell ambito del progetto comunitario Daphne III, il Parlamento Europeo ha stanziato per il dei fondi per finanziare progetti transnazionali o nazionali finalizzati a prevenire e combattere la violenza contro donne, bambini e gruppi a rischio. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 7 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
8 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Comunicare sulla violenza per comunicare contro la violenza. Circa 7 milioni di donne in Italia sono vittime di violenza sessuale o fisica nel corso della vita: questo è il dato inquietante emerso dall Indagine multiscopo sulla sicurezza delle donne commissionata all ISTAT dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. A questo si aggiunge quello sui minori: secondo Telefono Azzurro, ogni giorno due minori sono oggetto di abuso sessuale, mentre per il Censis c è un caso di violenza carnale ogni 400 bambini, uno ogni 500 famiglie. Senza contare il danno che i minori ricevono anche solo nell assistere in casa a maltrattamenti e atti violenti. Nella maggior parte dei casi, tutto ciò è avvolto nel silenzio, vissuto in solitudine. La percezione della violenza nella popolazione sembra, da studi europei*, minima, in Italia pari all 11, 6% del campione intervistato. Di fronte a questa situazione, Regione Piemonte ritiene urgente e indispensabile avviare azioni efficaci di informazione, formazione e comunic-azione, soprattutto rivolti alle giovani generazioni e a chi è loro vicino, per favorire una maggiore consapevolezza del fenomeno e la capacità di prevenirlo e contrastarlo, individualmente e collettivamente. Con questo manuale, Regione Piemonte propone a chi ogni giorno lavora con i giovani un piccolo percorso di disvelamento della violenza, che attraversa tutte le sue possibili forme, le sue modalità e i suoi bersagli, i modelli culturali e i pregiudizi che la alimentano, il suo linguaggio. È un percorso basato sulla comunicazione e sull interazione, che offre nelle schede operative delle ultime pagine concetti chiave e spunti sui quali discutere e suggerimenti di attività per far crescere, attraverso l esperienza, nuovi atteggiamenti mentali e comportamentali. *Indagine svolta per conto della Commissione Europea: 1999, European and their views on domestic violence against women, Eurobarometer IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 8 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
9 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL Obiettivi: offrire informazioni e riferimenti per conoscere e approfondire il fenomeno della violenza contro le donne, i minori e i soggetti deboli; stimolare una nuova consapevolezza e nuovi comportamenti per prevenire e attivarsi nei confronti della violenza come cittadini, testimoni, opinion makers; fornire chiavi di lettura per riconoscere i modelli culturali che si nascondono dietro i fenomeni di discriminazione e violenza. Nell universo giovanile esiste una certa sovraesposizione alla violenza, generata dai media e dai videogiochi, che abbassa la percezione del fenomeno relegandolo in una sorta di realtà virtuale. Questo rende i ragazzi più vulnerabili e soggetti a una passività mentale nei confronti del problema. L approccio relazionale del percorso fornisce a chi li guida un modo per coinvolgerli, facendo loro sperimentare altri punti di vista, mettendoli in gioco, dando la possibilità di sentirsi parte della società civile e chiamati a un ruolo più responsabile. In un anno sono 126 le donne uccise in Italia a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti. Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL 9
10 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A O A Lavorare insieme. Qualunque sia il contesto in cui si affronta il percorso Dire no alla violenza è possibile, classe o gruppo formativo, occorre tener presenti alcuni accorgimenti indispensabili a rendere l esperienza un momento di crescita e di arricchimento personale efficace e positivo. Come tutti i temi che toccano l emotività o anche il vissuto personale, la violenza infatti è un argomento sensibile, che può suscitare reazioni quanto mai varie. L invito a chi conduce il gruppo di giovani è quello di stabilire un clima sereno, aperto al confronto e al rispetto delle opinioni, concordando preventivamente alcuni principi di base e regole: ogni opinione merita di essere ascoltata, cercando di comprenderla, e solo dopo dibattuta o controbattuta; ognuno è libero di esprimersi e di partecipare secondo la propria disponibilità e sensibilità; non sono ammesse discriminazioni né atteggiamenti offensivi, che anzi appartengono alle radici del problema che si sta discutendo. Nello stesso tempo, si consiglia di: essere di esempio, comunicando serenità, fiducia, ascolto, attenzione, disponibilità, parità; evitare che ci sia troppo protagonismo da parte di alcuni a scapito di altri; mediare i momenti di contraddittorio; incoraggiare la partecipazione, stimolando senza forzare; prestare attenzione alle diversità culturali, accompagnando le espressioni di giovani straniere/i e di chi si trova comunque in posizione di minoranza nel gruppo; evitare giudizi e generalizzazioni, cogliendoli però quando emergono come un occasione per decostruire luoghi comuni e stereotipi. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 10 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
11 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL Presupposto di partenza è la volontà di esplorare insieme un tema attuale, ognuno con la propria esperienza, con le proprie opinioni e conoscenze, cercando di indagarne i meccanismi e di arrivare a una riflessione condivisa che metta in gioco anche i propri atteggiamenti individuali e i modelli culturali proposti dalla società. Il porsi domande e cercare insieme le risposte è una delle metodologie privilegiate dal percorso: proponendosi come facilitatore, non come esperto, il conduttore assume un ruolo paritario che aiuta i giovani ad aprirsi e a mettersi in discussione, sperimentando una nuova dimensione di libero e proficuo confronto. Con i giovani si possono scegliere modalità e attività anche non suggerite nelle schede. Per esempio, iniziare il percorso o le unità tematiche con una serie di domande anonime da pescare in una scatola predisposta. Oppure inventare nuove attività e giochi di approfondimento o di comunic-azione sul tema, come simulare di essere un gruppo di ricerca che deve presentare un progetto o un gruppo di comunicatori che studia una campagna contro la violenza. Tutto ciò che emerge dal lavoro di gruppo è un prezioso contributo da valorizzare come risultato esperenziale e da comunicare all esterno come apporto del mondo giovanile alla lotta contro la violenza. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 11 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
12 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Diritti e valori come guida del percorso. Lo sguardo sulla violenza e sulle violenze spesso si sofferma sulle manifestazioni più macroscopiche e drammatiche, mentre ogni giorno in qualsiasi relazione fra uomini e donne, fra adulti e minori, si nascondono piccole ma non meno gravi espressioni che la evocano. Se la violenza è una malattia, bisogna prestare attenzione ai suoi sintomi. Proprio attraverso di essi è possibile risalire ai modelli sociali e culturali che la alimentano, modelli di cui generalmente vi è scarsa consapevolezza, soprattutto nei giovani. Questo percorso aiuta a individuare i segnali di negazione dei diritti umani, di cui la violenza contro le donne e i minori è una delle più vergognose espressioni. I valori della dignità umana, dell eguaglianza, delle pari opportunità, del rispetto, della reciprocità, dell accettazione della diversità, sono gli imprescindibili principi di riferimento del percorso: non punti di partenza da imporre, ma punti di approdo, verso i quali accompagnare i ragazzi. Spesso infatti i valori vengono espressi come conoscenza acquisita ma non interiorizzati e praticati: è nell analisi di situazioni e nel confronto critico che si possono riscoprire nel loro più pieno significato. Alla radice delle diverse forme di violenza esiste un profondo squilibrio nel modo di concepire e vivere i rapporti, un incapacità di gestire i conflitti interpersonali, un assimilazione inconsapevole di modelli culturali. Basti pensare ai film, ai giochi, agli sport, alla letteratura che celebrano riti e miti di aggressività. È importante far riflettere i giovani su ciò che consumano quotidianamente, sulle normali forme di rapporto che si vivono nel segno della dipendenza emotiva da una parte e della prevaricazione sull altra persona come strumento di controllo delle proprie paure dall altra. Occorre far emergere gli stereotipi e i pregiudizi sugli uomini e sulle donne, sui giovani o sui soggetti più deboli: sono questi meccanismi di sommario giudizio e rigida interpretazione della realtà a nutrire le forme di discriminazione e di violenza. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 12 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
13 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL In un lavoro di gruppo è più facile metterli a nudo e decostruirli: in ogni momento del percorso, si possono mettere a confronto gli stereotipi più comuni con fatti di vita quotiana, approfondire le informazioni proposte per capire da dove nascono e come agiscono, delegittimarli. Durante le discussioni e le attività, è consigliabile sottolineare l importanza dell empatia. Cercare infatti di comprendere il punto di vista dell altro, non solo intellettualmente ma anche emotivamente, è una condizione imprescindibile per il lavoro che si sta svolgendo, e soprattutto per entrare nel cuore del problema: nelle relazioni interpersonali, dove c è comprensione e rispetto la violenza non trova spazio. Sviluppare questa capacità permette un contatto più umano e una comunicazione alla pari. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 13 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
14 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Si crede che... La violenza verso le donne sia un fenomeno poco diffuso. INVECE è un fenomeno esteso, anche se ancora sommerso. Molte donne hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro o vita. La violenza verso le donne riguardi solo le fasce sociali svantaggiate, emarginate. INVECE è un fenomeno trasversale che tocca ogni strato sociale, economico e culturale. Le donne siano più a rischio di violenza da parte di estranei. INVECE la maggior parte delle violenze accade in casa e negli ambienti familiari, da parte di partner, ex partner o altri uomini conosciuti. La violenza non incida sulla salute delle donne. INVECE la violenza di genere è stata definita dall OMS come un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle donne e di tutti coloro che ne sono vittima. Suggerimenti per agire in modo preventivo sugli adolescenti. Paola Fuggetta - funzionario Questura Torino. Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di comprendere che la violenza è sempre sbagliata, parlando loro nelle scuole. Inoltre, sarebbe bello inserire, accanto alla matematica e all italiano, l educazione alle emozioni, perchè per essere un buon cittadino non basta l educazione civica, occorre imparare il rispetto per gli altri che passa del resto attraverso il rispetto per se stessi. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 14 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
15 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL La violenza verso le donne sia causata da una momentanea perdita di controllo. INVECE la maggior parte degli episodi di violenza sono premeditati. Solo alcuni tipi di uomini maltrattino la propria compagna. INVECE non risulta un profilo tipo di personalità del maltrattatore; né razza o età o condizioni socioeconomiche o culturali sono determinanti. Gli uomini violenti siano stati vittime di violenza nell infanzia. INVECE il fatto di aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare violenti in età adulta. I figli abbiano bisogno del padre anche se violento. INVECE gli studi a questo riguardo dimostrano che i bambini crescono in modo più sereno con un genitore solo piuttosto che in una famiglia in cui il padre picchia la madre. Duccio Scatolero - già docente criminologia Università di Torino. Sarebbe bene dedicare un giorno dell anno scolastico a parlare della violenza quotidiana creando spazi per incontrare persone che l hanno conosciuta e per invitare i ragazzi ad esprimere l idea di violenza che hanno in testa e nell anima. Ci sarebbero molte sorprese. Bisogna lavorare per togliere credibilità alla violenza, facendo toccare con mano la sua totale inefficacia nel risolvere problemi e il male che fa. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 15 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
16 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Testimonianze di quotidiana violenza Interrogarsi su come la violenza domestica agisce è importante, per capire che ogni storia riguarda ciascuno di noi e che per cambiare finale occorre cambiare, a partire da oggi, il nostro modo di guardare e di comportarci rispetto a questo fenomeno. Violenza recidiva La violenza tende a ripetersi. Con lo stesso meccanismo e la stessa ferocia. In modo definitivo. Arriva da chi è più vicino. Non importa se è per follia o depressione. È una violenza annunciata, che può essere prevista e quindi, a maggior ragione, impedita. Con le leggi ma soprattutto promuovendo in ogni contesto culturale e fin da piccoli il valore del genere femminile e della parità. Maria, 2006, Lombardia. Viene uccisa a colpi di vanga dal fratello che poi confessa ai carabinieri. L uomo vent anni prima aveva ucciso la moglie ma era in semilibertà da due anni. Zara, 2006, Liguria. Arriva in Italia insieme ai figli tramite il ricongiungimento familiare. Vive sotto le rigide imposizioni del marito da cui subisce ogni genere di violenza sotto gli occhi dei bambini. Più volte i vicini fanno intervenire i carabinieri e chiamano il Pronto Soccorso. Quando il marito la minaccia di morte, grazie al sostegno della comunità magrebina di Genova, trova la forza di denunciarlo. Hanno detto... Franca Balsamo, Docente di Sociologia della Famiglia. Le ricerche comparative condotte dall OMS mostrano come gli episodi di violenza domestica, che sono presenti in tutto il mondo, si verifichino però con maggior frequenza in quelle società in cui il ruolo femminile sta attraversando una fase di mutamento. È il caso, per esempio, dell Italia. Al contrario, il fenomeno è molto meno presente in quei Paesi che registrano una presenza già consolidata delle donne sul mercato del lavoro, nelle strutture amministrative e di potere oppure, paradossalmente, nelle culture patriarcali e tradizionaliste, in cui il rapporto di genere è squilibrato a favore dell uomo e in cui le ragazze, le mogli o le madri non hanno possibilità di mettere in discussione il sistema gerarchico prestabilito. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 16 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
17 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL Violenza premeditata Vite di donne stroncate con freddezza, tentati omicidi e omicidi mascherati da simulazioni e piani ben studiati: al contrario di ciò che si pensa, molte violenze non sono provocate da un raptus momentaneo, ma compiute in perfetta lucidità da uomini che hanno già dimostrato segnali di un allarmante aggressività: imparare a staccarsene non è solo indispensabile, è vitale. Barbara, 2008, Lombardia. Muore soffocata dal suo ex convivente. Il corpo di Barbara viene ritrovato dai carabinieri nella casa dell uomo, che ne aveva denunciato la scomparsa. Lui ammette l omicidio solo quando messo di fronte all evidenza dei fatti. Francesca, 2006, Marche. Durante una lite con l ex marito, stimato professionista, viene colpita al volto con un asse di legno e poi quasi strangolata con il cavo del telefono. Con i polsi legati e infilata in un porta abiti, viene gettata in un cassonetto. Viene salvata da un passante che, sentendo i flebili lamenti, chiama la Polizia. Il marito ha confessato. Francesca è rimasta in ospedale per quattro mesi. Violenza vendicativa Donne amate come oggetti da cui non ci si può separare. La gelosia non perdona. Anche quando ci si allontana. Impotenza e rassegnazione non servono. Lottare contro gli stereotipi e i presunti diritti del potere maschile serve invece a disarmare la violenza e gli uomini che la praticano: più ci si unisce in questa battaglia quotidiana, più si tolgono le radici a una cultura che esprime solo negazione dei diritti e una sconcertante brutalità. Lidia, 2006, Trentino Alto Adige. Dopo vent anni di matrimonio lascia il marito e va a vivere da sola con il figlio diciottenne. L ex marito non accetta la separazione e continua a molestarla. La situazione peggiora quando l uomo scopre che Lidia ha un nuovo compagno. La uccide con una coltellata alla gola. Arrestato, l uomo confessa il delitto solo quando messo di fronte all evidenza dei fatti Rita, 2008, Piemonte. Sposata con un uomo con cui ha una figlia di 11 anni e incinta da due mesi di un altro bambino. Viene accoltellata dal marito accecato dalla gelosia. Rita riesce a scappare per strada e viene soccorsa da un tassista che la accompagna in ospedale. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 17 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
18 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Violenza negata Non c è fine alla violenza o, quando c è, può essere veramente la fine. Di una vita. L unico modo per non arrivare a questo è denunciarla, vincendo paura, vergogna, o senso di impotenza. L unico modo per aiutare le donne che vivono queste situazioni è aiutarle uscire dall isolamento, senza sottovalutare. Si deve rompere il silenzio che uccide. Franca, 2006, Lazio. È separata dal marito, ma per abitudine continua ogni giorno ad andare da lui per sistemargli la casa e preparargli il pranzo. Le liti tra i due sono frequenti, ma l ultima è più violenta del solito. Franca muore con tre coltellate all addome. I Carabinieri trovano il marito in stato di choc accucciato accanto al suo corpo senza vita. Anna, Emilia Romagna. Il marito, pluripregiiudicato, la picchia abitualmente Non trova il coraggio di denunciarlo per paura che le porti via il figlio di due anni. Durante una lite particolarmente violenta, viene trascinata per le scale. Urla, ma i vicini non intervengono. Lei riesce a chiamare i carabinieri che giungono insieme a un ambulanza. L uomo viene denunciato. Hanno detto... Alberta Basaglia Psicologa. Comune di Venezia. Chi subisce violenza comprende sempre con estrema lucidità quanto sta accadendo. Tuttavia l interpretazione e il racconto che ne fa vengono sempre condizionati dal proprio vissuto sociale e dalla cultura dominante. Il divario fra la violenza realmente percepita e quella che il contesto sociale e culturale permette di percepire, è quasi sempre altissimo. D altra parte non ammettere un problema è una modalità di autodifesa e l unico modo per riuscire a conviverci. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 18 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
19 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL Violenza indotta Subire quotidianamente violenza, fisica e psicologica, può portare addirittura a usarla contro di sé. È l espressione più tragica di quell impotenza da combattere a tutti i costi. Ognuno di noi può e deve mostrare solidarietà a ogni donna non rispettata e ingabbiata dai pregiudizi, incoraggiandola a rivolgersi a centri di aiuto, per non distruggere la propria vita. Kaur, 2006, Emilia Romagna. È una vedova sikh. Dopo la morte del marito, i parenti la costringono a tornare nel paese di origine per sposare un uomo settantenne, cognato del marito. Quando viene a sapere che lui vuole raggiungerla in Italia, non sopporta l idea che la sua libertà venga negata: si getta sotto un treno chiedendo in una lettera che i suoi figli possano rimanere nel nostro paese. Tiziana, 2006, Veneto. Sposata con un quarantenne accecato dalla gelosia. Durante l ultima scenata, il marito la picchia, la imbavaglia, la lega al letto e la sevizia. Riesce a fuggire e si getta dalla finestra. Fa un volo di quattro metri. Viene soccorsa da un automobilista che la accompagna dai carabinieri. Il marito viene arrestato e il mattino successivo viene trovato morto, impiccato alle sbarre della cella. Violenza multipla La violenza non si ferma neanche davanti a una nuova vita che si sta formando o ai figli già nati. E diventa strage. Anche quando i figli sopravvivono, la violenza alla quale hanno assistito continua a infierire sulle loro vite, segnandole per sempre. Per combattere tutto ciò non bastano le forze di una donna sola, ci vogliono quelle di tutta la società. Simona, 2006, Lombardia. Quando capisce che la lite con il suo compagno sta degenerando, Simona afferra il figlio di 4 anni mettendolo in salvo sul balcone dei vicini e torna in casa per proteggere l altra figlia di 8 anni. Muore assieme alla creatura che portava in grembo, uccisa a coltellate dal compagno. Paola, 2006, Campania. Sposata con uno stimato avvocato da cui aspetta un bambino. Una notte viene aggredita dal compagno che, con un paio di forbici, la colpisce più volte. Paola, ricoverata in ospedale, è sopravvissuta, ma ha perso il bambino. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 19 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
20 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Intervista a Chiara Saraceno. Cosa si intende per violenza all interno della famiglia e quali sono le forme e i confini del fenomeno? Quando si parla di violenza in famiglia ci si riferisce ad atti aggressivi esercitati sia sul piano psicologico che fisico da parte di un familiare su un altro familiare. Si può andare dalla violenza verbale sistematica, alle altrettanto sistematiche umiliazioni e squalificazioni della persona, dalla privazione di risorse economiche o di libertà di movimento, alle violenze fisiche leggere (strattonare, tirare i capelli, schiaffeggiare...), sino alla violenza fisica grave e alla morte. Quando c è violenza fisica c è quasi sempre anche violenza psicologica, non solo come risultato, ma come dimensione specifica. E spesso si assiste a una escalation da forme più lievi ad altre più brutali. Ma la violenza può anche iniziare da subito in forme estreme. Occorre inoltre tener conto che la definizione di familiare, non è strettamente giuridica. Può trattarsi di un fidanzato o di una persona comunque molto vicina. All interno delle diverse forme di violenza familiare possiamo trovare anche la violenza sessuale. Essa combina sia aspetti psicologici sia fisici, ledendo l integrità fisica e quella psicologica. Tra aggressori e vittime di violenza familiare possiamo trovare tanto donne quanto uomini. E tra le vittime spesso i bambini. Ci sono anche casi di figli, talvolta non ancora maggiorenni, che compiono atti violenti contro i genitori, come ci ricorda la cronaca nera. E ci sono fratelli che compiono violenza su fratelli e soprattutto sorelle. In ogni caso donne e bambini sono fortemente rappresentati tra le vittime e gli uomini tra gli aggressori. Chiara Saraceno, già professore ordinario di sociologia della famiglia presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino, attualmente è professore di ricerca al Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino. Dal 1998 al 2003 è stata direttrice e poi presidente del CIRSDE, il g Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne della Università di Torino. e Dal 1999 al 2001 è stata presidente della Commissione di indagine sull esclusione sociale. Dal 2000 al 2001 ha rappresentato l Italia nel Social Protection Committee della UE. e Si occupa di temi che riguardano la famiglia, i rapporti tra le generazioni, i rapporti e le diisuguaglianze di genere, la povertà e sistemi di welfare. Dal novembre 2008 ha la responsabilità della supervisione scientifica del Centro di Coordinamento regionale contro la violenza alle donne. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 20 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
21 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL Da quale contesto sociale e familiare nasce la violenza domestica? Non c è un contesto specifico dal punto di vista socio-culturale in cui si verifichi più frequentemente violenza domestica. Violenze contro mogli e figli si verificano in tutti gli strati sociali e a tutti i livelli di istruzione. Verrebbe da dire che un livello di istruzione alto e una buona posizione professionale costituiscono uno schermo difensivo più per l aggressore che per la vittima, perché l intorno sociale è meno portato a crederci, e prima ancora a immaginarlo. Ed è più disposto a cercare giustificazioni per l aggressore, fino a cercarle nel comportamento della vittima. Inoltre un aggressore colto ha molti modi per giustificare alla vittima il proprio comportamento. Comunque, non sembrano esserci differenze sociali sostanziali, anche se ambienti degradati, sovraffollamento, situazioni di marginalità e di forte insicurezza possono funzionare da detonatori di atteggiamenti latenti. Inoltre in alcuni gruppi socio-culturali ed etnici la violenza contro mogli e sorelle, o contro i bambini da parte dei genitori, è socialmente legittimata. Così come era legittimato, fino a pochi anni fa, dal nostro stesso ordinamento giuridico, il potere di correzione (solo recentemente è stato eliminato il reato di abuso dei mezzi di correzione da parte di un marito su una moglie). Ma tale potere continua a persistere nel caso di genitori su figli, suggerendo implicitamente che solo la violenza grave costituisce reato. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 21 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
22 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A La violenza domestica è ancora oggi considerata un fatto privato? Quali sono gli effetti della violenza sulle donne all interno della famiglia? Molto spesso la violenza in famiglia è ancora considerata, in primis dai familiari e più in generale dalle persone vicine, un fatto privato, da non mettere in piazza, e tanto meno da denunciare. Anche molte vittime di violenza almeno da principio tendono a non rendere pubblica la propria esperienza. In parte si vergognano del fatto che ciò possa succedere proprio a loro, in parte pensano di riuscire da sole a cambiare le cose. Quasi tutte temono le reazioni dell aggressore nel caso terzi venissero chiamati in causa come testimoni o anche solo consiglieri, ancora più come pubblici ufficiali. Infine, il fatto di ricevere dai propri confidenti risposte minimizzanti e il consiglio di non denunciare non aiuta, anzi fa sentire la vittima ancora più sola e isolata. Per questo motivo è importante creare nuovi luoghi di ascolto e rafforzare quelli esistenti. Luoghi dove ci si possa recare sotto garanzia di anonimato e senza sentirsi sottoposte a giudizio. Va per altro detto che, in questi anni, c è stata una lenta emersione del fenomeno, una minore accettazione da parte delle vittime e dell intorno sociale, grazie allo sviluppo di un discorso pubblico sull argomento e all azione delle molte associazioni di donne che operano in questo campo. Ne sono nate collaborazioni con gli enti locali e con le forze dell ordine al fine di migliorare le modalità di accoglienza e trattamento delle denuncianti. Il problema è che si tratta ancora di realtà frammentate, che costituiscono più l eccezione che la norma rimanendo troppo dipendenti dall azione del responsabile o dall assessore di turno. E anche nelle situazioni migliori, la capacità d attenzione e la cura messe in atto non sono sostenute dalle risorse materiali e dai provvedimenti legali necessari per proteggere chi denuncia. Ancora più delicato e difficile è il caso dei minori oggetto di violenza familiare, soprattutto se entrambi i genitori sono complici nella violenza o se per omertà, paura o altro un genitore copre l altro. È necessario formare medici, insegnanti, le varie figure professionali che entrano a contatto routinario con un minore, alla lettura degli indizi e all ascolto.in questo campo esistono associazioni che hanno promosso sperimentazioni interessanti, anche a Torino. Ma si tratta di eccezioni, spesso legate alla disponibilità di un singolo preside o insegnante. IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 22 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
23 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL
24 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Dacia Maraini dà voce alle vittime. Per gentile concessione di Dacia Maraini, una delle testimonianze del testo teatrale Passi affrettati, rappresentato a Torino il 25 novembre 2008, in occasione della Giornata Internazionale dell eliminazione della violenza contro le donne, promossa dall Assessorato Regionale alle Pari Opportunità. Una testimonianza, una denuncia, ma anche un atto di simpatia e di attenzione, verso tutte quelle donne che sono ancora prigioniere di un matrimonio non voluto, di una famiglia violenta, di uno sfruttatore, di una tradizione e di una discriminazione storica difficile da superare. JULIETTE: Il mio nome è Juliette, abito in Avenue Montaigne, a Beauville in Belgio. Quando mi portarono al pronto soccorso con la testa spaccata e due denti rotti, dissi che ero caduta per le scale VOCE WOMEN FREEDOM: Juliette non osava raccontare ai suoi famigliari che l uomo che aveva sposato contro il parere di tutti la picchiasse. JULIETTE: Ci siamo conosciuti nell ottobre del Fin dal principio era molto geloso e voleva sapere dove ero, e con chi. Nel marzo 2001cominciarono le violenze fisiche. Alla fine di novembre mi picchiò talmente che fui ricoverata in ospedale. Mi decisi ad andare alla polizia, nonostante lui mi giurasse che non avrebbe bevuto mai più, mai più mi avrebbe picchiata. E invece, una sera è tornato stanco e affaticato, e ha preso a cercare la bottiglia. Era quasi comico, in mutande e canottiera, che frugava per tutta la casa, cercando qualcosa che lui stesso aveva nascosto. PIERRE: Mi capita di bere, signor commissario, lo ammetto, ma non mi ubriaco mai veramente, rimango lucido. È lei che mi provoca, mi dice che non valgo niente, che sono un maiale. Io mi arrabbio e la picchio. Ma esagera, fa i drammi. Io certe volte mi faccio molto più male. Silenziosi e discreti. Sembra di sentirli. Sono i passi affrettati di Lhakpa, Aisha, Civita, Juliette, Amina, Teresa e Viollca, sette donne che raccontano esperienze di dolore e di discriminazione. A loro ha dato voce Dacia Maraini, prima sulla scena teatrale ora anche in un libro, quasi a fissare sulla pagina bianca storie-simbolo di una tragica quotidianità. La cronaca, infatti, continua a registrare l orrore e la paura di quante, soprattutto fra le mura domestiche, sono vittime di padri, mariti, figli o compagni... IRE NO ALLA VIOLENZA È PO (dalla prefazione di Maria Rosaria La Morgia) 24 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
25 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL COMMISSARIO: Male come? C è qualcuno che la picchia? PIERRE: Beh, quando attacco briga con i ragazzi del bar. A volte ce le diamo di santa ragione. L altro mese mi hanno spaccato il setto nasale, ma non ho fatto tante tragedie. Mia moglie anche per un graffio da nulla va alla polizia. COMMISSARIO: È nel suo diritto. PIERRE: E allora se penso a quando avevo cinque anni che mio padre si sfilava la cintura e mi frustava sulle gambe finché non sanguinavano. Io non fiatavo. COMMISSARIO: Suo padre la picchiava? PIERRE: Ogni giorno sì. Qualche volta sa che faceva? Si puntava la pistola in testa e mi diceva: sparo? Io gridavo, no, papà, ti prego, no Lui rideva. Diceva: c è una pallottola in canna, sparo? No, gridavo e lui, ridendo premeva il grilletto. Hai visto? diceva, è andata bene, ora proviamo con te. Mi puntava la pistola contro la tempia e contava: uno, due, tre, sparo? COMMISSARIO: Vada, vada a casa. Ma la prossima volta che picchia sua moglie, andrà dritto in galera. BONNARD: Sono l avvocato Marie Bonnard. Mi occupo di donne picchiate. Tutte le ricerche concordano nel dire che una donna su tre ha subito qualche forma di violenza all interno della famiglia. Juliette è un caso curioso: passa dalla sicurezza della denuncia, alla paura e alla ritrattazione. Già due volte mi ha fatto ritirare la denuncia contro il suo uomo, Pierre Didieu. JULIETTE: Mi dispiace per lui. Mi fa pena, gli voglio bene. Al dottore del pronto soccorso ho detto che ero caduta in cucina battendo contro lo spigolo della stufa. L avvocato Marie Bonnard mi parla con molta dolcezza, dice che non posso continuamente ritirare le denunce. Ma Pierre mi fa tenerezza. Quando è dolce, è molto dolce. Solo quando beve diventa violento. E io l ho convinto a non bere più. Me l ha promesso. Il testo è on-line come e-book all indirizzo SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL 25 LLA VIOLENZA È POSSIBIL
26 IRE NO ALLA VIOLENZA È PO ZA È POSSIBILE DIRE NO A Per saperne di più. Di seguito alcune indicazioni sui più recenti studi e ricerche e riferimenti di siti dove reperire documentazione sul tema. Le schede operative indicano testi e film utili come supporto alle attività proposte, Una più ampia bibliografia e filmografia è disponibile sul Cd-Rom allegato. Bibliografia e filmografia vengono continuamente aggiornate, anche grazie ai suggerimenti dei formatori, sul sito Dipartimento per le Pari Opportunità (a cura di BASAGLIA Alberta, LOTTI Maria Rosa, MISITI Maura, TOLA Vittoria), Il silenzio e le parole Il rapporto nazionale Rete Antiviolenza tra le città Urban-Italia (Angeli, Milano 2006) ISTAT, La violenza e i trattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia (Roma 2006) Amnesty International, Il terrore dentro casa (EGA, Torino 2008) Amnesty International, Mai più: fermiamo la violenza sulle donne (EGA, Torino 2004) EU.R.E.S Ricerche economiche e sociali, Gli omicidi in ambiente domestico in Italia. Dimensioni e caratteristiche del fenomeno (2006) Centro Aiuto Donne Maltrattate (C.a.do.m), Rompere il silenzio:l esperienza del Centro Donne Maltrattate (Angeli, Milano 2005) Cooperativa Sociale Cerchi d Acqua, Libere di scegliere: i percorsi di autonomia delle donne per contrastare a violenza di genere (Angeli, Milano 2006) Arianna, portale della rete nazionale antiviolenza ONU: sito italiano dell organizzazione delle Nazioni Unite ISTAT: rapporto sulla violenza contro le donne Amnesty Italia: la campagna Mai più violenza contro le donne OMS: rapporto mondiale sulla violenza Stop Domestic Violence Again Woman, campagna promossa dal Consiglio d Europa per combattere la violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza domestica. Campagna Say no to violence against women, a cura di UNIFEM IRE NO ALLA VIOLENZA È PO 26 ZA È POSSIBILE DIRE NO A
27 SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL Il Cd-Rom allegato al manuale. Nel Cd-Rom La violenza nega l esistenza. Scegli di contrastarla. sono contenuti, oltre a strumenti informativi due storie interattive a bivio in cui gli utenti possono scegliere quale fase della storia vivere. La logica del bivio, e del conseguente invito a una scelta di comportamento consapevole, oltre a rendere il prodotto interattivo e quindi partecipativo, intende mettere in risalto il fatto (spesso poco presente ai giovani) che le nostre scelte e le nostre azioni hanno delle conseguenze significative sia in senso positivo sia in senso negativo. Queste scelte vanno ponderate quando si è ancora in tempo per farlo. Un menu di facile navigazione permette di muoversi nelle varie aree del Cd. Sotto le voci Il progetto e Approfondisci si trovano tutti i materiali legati all iniziativa: la normativa, le iniziative, le pubblicazioni, gli indirizzi utili, le ricerche di settore, le interviste, i video e tanto altro ancora. Le aree interattive coinvolgono i ragazzi in prima persona e permettono una riflessione giocata sui temi in questione. L area Crea la cartolina permette di personalizzare una cartolina 10x15 con un proprio messaggio contro la violenza e con altri elementi grafici messi a disposizione. Una volta realizzata, la propria testimonianza potrà essere stampata oppure inviata on-line. L area Percorsi interattivi sviluppa invece le due storie a bivio, ovvero due racconti che si articolano a seconda delle scelte che i ragazzi effettueranno nei punti chiave della narrazione. Dopo una breve introduzione visiva, l utente è già messo di fronte alla prima scelta: quale personaggio vuole essere in questa storia. Da qui in poi, i ragazzi vivranno il racconto da protagonisti e percepiranno come le loro scelte e le loro azioni possano avere conseguenze significative sia in senso positivo che negativo. Dunque è bene ponderare queste scelte quando si è ancora in tempo per farlo, sia che si ricopra il ruolo di vittima, complice o testimone. Alla fine di ogni percorso si invita l utente a riprovare a entrare nella storia facendo delle scelte diverse e a capire quindi cosa può cambiare. Il percorso si chiude con un breve questionario che permette di interiorizzare in modo più efficace la storia vissuta. SSIBILE DIRE NO ALLA VIOL LLA VIOLENZA È POSSIBIL
28 a NOI la parola. Altre storie La logica del bivio, oltre a rendere il prodotto interattivo e partecipativo, mette i ragazzi nella condizione di prendere una posizione e di comprendere che le nostre scelte possono fare la differenza. Ipotizzare altre storie con soluzioni alternative per mettere in risalto come il silenzio delle vittime e l indifferenza di testimoni e complici porta al perpetuarsi della violenza. Un manifesto antiviolenza Dare voce ai diritti e visibilità alla violenza per rompere la rete di silenzio che le dà forza è lo scopo principale della campagna voluta dalla Regione Piemonte. I ragazzi potrebbero riflettere e creare un manifesto per promuo- verla tra i giovani. Estendendo la logica della cartolina, realizzare un cartellone pubblicitario con grafica e testoto che si rivolga a un pubblico di giovani e veic coli un messaggio contro la violenza.
29 La violenza: di che genere? Violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata. ONU, Dichiariazione sull eliminazione della violenza contro le donne (1993) Ogni forma di violenza è inaccettabile, è una violazione dei diritti fondamentali dell umanità, della dignità della persona, dell uguaglianza fra tutti gli individui, come proclamato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Quella rivolta a chi non può difendersi è ancora più insopportabile e, purtroppo, è anche quella oggi più frequente: la violenza contro le donne, adulte e bambine. È la violenza di genere, perché è agita da un genere contro un altro, dagli uomini contro le donne: una dimostrazione di potere e forza che avviene a causa di una relazione di disparità e di discriminazione messa in atto da secoli. Le sue forme sono diverse e non sempre visibili. Violenza Fisica: qualsiasi forma di aggressività, maltrattamento o intimidazione, dagli schiaffi alle percosse alla mercificazione. Violenza Sessuale: ogni comportamento che obbliga a subire pratiche sessuali, verbali, visive o fisiche, da parte di estranei, di familiari o amici. Violenza Psicologica: qualsiasi azione mirata alla svalorizzazione e colpevolizzazione della donna. Violenza Economica: azioni di controllo dell indipendenza economica, come la privazione di risorse finanziarie, limitazioni nell avere un proprio lavoro. Chiamarla con il suo nome, e non genericamente violenza, è il primo passo per non avvolgerla in una nube indistinta di fenomeni violenti, rendendola così più neutrale e meno percepibile. Conoscerla e comunicarla è un dovere di tutti, per non legittimarla e per difendere attivamente i diritti di donne e minori e una società ricca di valori e diversità.
30 a NOI la parola. Violenze nella storia Come si può definire la violenza in modo efficace? In un piccolo dibattito, ci si confronta sulle differenze fra una definizione generale e una che descrive la violenza di genere. Cosa la contraddistingue? Se volessimo tracciare un panorama storico della violenza di genere, quali esempi ci vengono in mente? Nell antichità, il ratto delle Sabine, nell Iliade... Si scelgono i casi più significativi e, per ognuno di essi, uno attuale: comparandoli, cosa emerge? È cambiato qualcosa? Notizie in analisi Ogni giorno i media riportano episodi di violenza contro le donne: stupri, molestie per strada, in famiglia, sul luogo di lavoro Faccia- mo una piccola rassegna stampa e analizziamo le notizie. A cosa viene dato più peso? Al comportamento imprudente della vittima, alla situa azione psicologica dell aggressore... Ogni notizia, ia, nella forma in cui viene comunicata, nasconde un messaggio, che può far nascere o rinforzare convinzioni diffuse: per esempio Se l è cercata!, Lui soffre di depressione, È un extracomunitario Spesso tutto ciò si trasforma in una giustifi- cazione. Può cambiare qualcosa se raccontiamo i fatti in un altro modo? Proviamo mo, riscrivendo le notizie analizzate. Da leggere Silvia Ballestra, Contro le donne nei secoli dei secoli, Il Saggiatore 2006 Simone De Beauvoir, Quando tutte le donne del mondo..., Einaudi, 2006 Elena Gianini Belotti, Prima le donne e i bambini, Feltrinelli, 1998 Dacia Maraini, Passi affrettati, Ianieri Editore, 2007 Da vedere Water, regia di Deepa Mehta, Canada/Italia, 2005 Glossario C è violenza e violenza. Ognuna ha un suo termine, da conoscere e usare in modo appropriato per saper interpretare o trasmettere cor- rettamente i messaggi. Molestia, stalking, mobbing, abuso sessuale. Ricercare il significato di questi termini e creare un piccolo glossario, elaborando le definizioni e accompagnadole con esempi. Racconti da Stoccolma, regia di Anders Nilsson, Svezia, 2007 Il matrimonio di Lorna, regia di Jean-Pierre & Luc Dardenne, Francia, 2008
31 La violenza contro le donne. Non ho mai esercitato nella mia vita alcuna violenza né fisica né morale semplicemente perché mi sono affidato alla mia natura, cioè alla mia cultura. Pier Paolo Pasolini La violenza di genere è un patrimonio maschile, ma non è genetico né biologico. È culturale. Quindi modificabile. Non è un male ineluttabile, né qualcosa che riguarda gli altri. Fa parte della nostra storia comune. In ogni parte del mondo, in ogni cultura e fascia di popolazione, il meccanismo di questa violenza agisce incontrastato, senza risparmiare donne o bambine. Oggi nel mondo è la prima causa di morte, più del cancro e degli incidenti stradali, in Europa 1 donna su 3 una volta nella vita ha subito violenza, in Italia 3 donne su 10. E il 95% non lo denuncia. Le conquiste femminili per i diritti di parità si infrangono di fronte a questo fenomeno: la violenza di genere anche nei Paesi civilizzati restituisce l immagine di un mondo involuto e arcaico. Le donne si fanno spazio nel lavoro, nella politica, nella gestione familiare, ma continuano a essere punite e discriminate da una cultura dove l uomo è ancora l essere dominante. È qui che si gioca la lotta più difficile. Gli stereotipi e i pregiudizi che sopravvivono nel quotidiano creano una visione distorta dell uomo e della donna, delle loro differenze, ineguagliabili e complementari. Sembra più facile aggredire la diversità, piuttosto che accettarla, perché si ha paura e non si è capaci di costruire un rapporto in cui comunicare, e quindi incontrare, le proprie differenze. Stereotipi e pregiudizi condizionano anche le donne vittime di violenza, inducendole a non denunciarla. Smantellarli è quindi un azione efficace su due fronti: cambiare dei modelli culturali scorretti e far uscire la violenza dal silenzio che la circonda.
32 a NOI la parola. Nuovi messaggi Dare visibilità alla violenza è obiettivo prioritario. In tutto il mondo vengono promosse campagne di comunicazione e prevenzione per- ché si prenda coscienza di questa allarmante realtà. Quali sono e quali messaggi utilizzano? Invitiamo a compiere una ricognizione sul web e sulla stampa per raccogliere e analizzare le campagne antiviolenza. Quali messaggi trasmettono a uomini e donne? Dopo aver individuato le campagne più efficaci, si discute per impostare una nuova campagna di comunicazione diretta ai giovani. Cosa dovrebbe comunicare per creare una reale consape- volezza del fenom meno? Da leggere Penfold, Rosalind B., Le pantofole dell orco - storia di un amore crudele, Sperling & Kupfer, 2006 Aquiloni nella notte, M. E. Kerr, E. Elle, Identikit sulle violenze La violenza contro le donne si esprime in molti modi, alcuni co- muni a molte cultur re, come lo stupro o la violenza domestica, altri specifici di alcuni contesti, come sterilizzazioni forzate, tratta per prostituzione, mutilazioni sessuali. In cosa consistono stono e dove vengono praticati? Quale comun deno- minatore hanno tra loro? Si considerano incivili alcune culture per il ruolo inferiore che riservano alle donne, ma nella nostra cosa accade? Il ragazzo sbagliato, Willy Russel, Rizzoli, Da vedere Moolaadè, regia di Ousmane S embene; Senegal Francia, 2004 Magdalene, regia di Peter Mullan, Gran Bretagna - Irlanda, 2002 Mi piace lavorare (mobbing), regia di Francesca Comencini, Italia, 2003 Orientamenti Il pregiudizio nei confronti della diversità sessuale colpisce doppiamente le donne, in quanto femmine e in quanto omosessuali. Come ci rapportiamo con questo fenomeno? Stendiamo una lista di situazioni quotidiane, vissute o non, ed elenchiamo gli atteggiamen- ti più comuni. Se prendiamo in esame personaggi popolari, come cantanti, attrici, gli atteggiamenti cambiano? Perché? Philadelphia, regia di Jonathan Demme, USA, 1993
33 Soprusi fra pari: scherzi o violenze? Forse questo ultimo atto è destinato a ribadire una fondamentale verità: che dalla violenza non può e non è mai potuto nascere nulla. Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili. Sting, Fragile La disparità dei ruoli che contraddistingue la violenza di genere avviene anche fra coetanei nel mondo giovanile. Si scatena per strada, nelle scuole, nei luoghi di ritrovo con le stesse caratteristiche di quella del mondo adulto: l uso della forza fisica o del potere esibito, l incapacità di difendersi delle vittime, il silenzio di queste e di chi ne è testimone. Una sola differenza importante: la violenza fra pari a volte fa mostra di sé, Molti casi vengono addirittura pubblicati on-line dagli stessi autori per avere un pubblico più vasto. La violenza tra coetanei assume diverse forme dai confini non sempre definiti e quindi spesso poco riconoscibili. Avviene sia nelle dinamiche di relazioni a due sia di gruppo. All interno dei normali conflitti fra giovani, gli scherzi o gli approcci sentimentali possono diventare soprusi e prevaricazioni sistematiche, sino a trasformarsi in aggressioni e atti di violenza fisica e psicologica. Di fatto, in ogni caso, una violazione dei diritti della dignità della persona che provoca danni tangibili e non. Alla radice della violenza di genere giovanile si ritrova sempre l azione degli stereotipi e dei pregiudizi. La forza come espressione di mascolinità e di potere, la non aggressività e la passività come connotazione del femminile, la complicità di chi assiste come presunta lealtà. Allo stesso modo la forza che si vuole dimostrare sembra nascere dalla paura e dall insicurezza. Non a caso, le vittime prescelte sono spesso quelle ritenute più deboli e di facile dominio.
34 a NOI la parola. Mettere a fuoco Ogni tipo di violenza ha le sue differenze. Individuarle è il primo passo per non generare stereotipi, per esempio i giovani d oggi sono tutti violenti. Quando un gesto o una espressione verbale sono semplici diverbi e quando diventano aggressioni? Il gruppo può fare un indagine sul proprio vissuto o su quello dei propri coetanei, registrando le situa- zioni più comuni di conflitto. Insieme, si realizza quindi un questionario dove indicare la valenza di ogni espisodio: scher rzo, litigio, atto di violenza fisica o psicologica. Ci si confronta, discutendo le risposte. Da leggere Mario Vargas Llosa, La città e i cani, Einaudi Stephen King, L acchiappasogni,, Sperling & Kupfer, 2004 Ruoli in gioco L empatia, cioè il sapersi mettere nei panni dell altro con partecipazione emotiva, è uno degli strumenti più potenti per instaurare relazioni positive e risolvere i conflitti. Il gruppo si può mettere in gioco in una rappresentazione di scenette quotidiane di diversa tipologia, dove a turno si recita il ruo- lo dell aggressore, della vittima e del testimone. Alla fine, ogni attore esplicita quali emozioni ha provato, come si è sentito in veste di testimone. Si sarebbero potuti compiere altri gesti o pronunciare altre parole? Sarebbe cambiato qualcosa? La si- mulazione e la disanima di queste situazioni aiuta a fa emergere comportamenti a rischio e stereotipi da smascherare. Se volessimo prevenire la violenza tra pari, quali regole e consigli diffon- deremmo? E come? Si possono realizzare canzoni rap, decaloghi in fo orma di locandina o volantini antiviolenza da distribuire. Irvine Welsh U., Tolleranza zero, Guanda, 2001 Da vedere Bowling a colombine, regia di Michael Moore, Canada/USA, 2002 Elephant, regia di Gus Van Sant, USA, 2003 Basta guardare il cielo regia di Peter Chelsom, USA, 1998,
35 Le violenze segrete. Woman is the nigger of the world yes she is If you don t believe me, take a look at the one you re with Woman is the slave of the slaves Ah, yeah better scream about it John Lennon, Woman is the nigger of the world C è chi ti urla che sei bella che sei una fata, sei una stella poi ti fa schiava, però no chiamarlo amore non si può Edoardo Bennato, La fata C è un dato inaspettato che smentisce qualsiasi stereotipo: la violenza contro le donne ha nel 90% dei casi il volto di un familiare o di una persona amica. Paradossalmente il luogo deputato all amore e alla cura dell altro è in realtà quello dove la violenza colpisce con maggiore frequenza. E con traumi inimmaginabili. La violenza domestica viene occultata come un segreto indicibile. Le vittime, donne e bambine, subiscono anche la costrizione al silenzio e quindi al protrarsi cronico della loro condizione. Tutto ciò per paura, per vergogna, per il timore di non essere credute. Gli uomini che la agiscono non sono nella maggior parte dei casi delinquenti, né psicopatici, ma uomini normali. Ugualmente le famiglie dove accade non sono culturalmente o economicamente disagiate. La violenza domestica non fa distinzioni di classe, di istruzione, né di reddito: è singolarmente democratica. Le conseguenze secondo l OMS sono un problema di salute pubblica. Oltre ai danni fisici, le vittime di violenza domestica sono sottoposte a gravi danni psicologici, relazionali e materiali. I minori, vittime o solo spettatori, soffrono di seri disturbi di salute, di sviluppo psicocognitivo, di comportamento. Le insidie della violenza contro le donne si nascondono anche nella realtà virtuale. Sono numerosi i casi di giovani che incontrano on-line persecuzioni di uomini molesti: o chat dove la violenza agisce con azioni verbali e, talvolta, riesce a insinuarsi nella vita privata della vittima con minacce e gesti di natura sessuale.
36 a NOI la parola. Dalla parte delle vittime La violenza domestica emerge dalla cronaca come un fatto eccezionale. È proprio così? Basta guardare i risultati dell indagine ISTAT 2006 o consultare i dati disponbili sui siti del Consiglio Europeo o dell OMS per rendersi conto del contrario. Si invitano i ragazzi a documentarsi, raccogliendo articoli su episodi di violenza domestica: come si può commentare questa colossale discrepanza? Da quali fattori dipende? Cosa si può fare per aiutare le vittime a sentirs si sostenute dall opinione pubblica e quindi a rivolgersi ai centri di aiuto? Da leggere Helen Benedict, Impara a difenderti, Bompiani, 1997 Arundhati Roy, Il Dio delle piccole cose, Guanda, 1997 Cristina Comencini, La bestia nel cuore, Feltrinelli, 2005 In difesa, on-line Come dimostrano alcune ricerche, gli adescamenti via Internet da parte di pedofili, cyberbullisti o molestatori sono piuttosto frequen- ti. E a volte si concretizzano in un incontro e in una violenza fisica. Attraverso la loro familiarità con Internet, i giovani possono confrontarsi sui pericoli esistenti. Cosa può succedere frequentando newsgroup e social network o particolari siti? Quali accorgimenti possono proteggere chi naviga? Rendere privato il proprio profilo, scegliere una chat con mo- derato ore... E con il cellulare? Si approfondiscono le modalità di utilizz zo più a rischio e i mezzi per difendersi, per poi realizzare un decalogo di sicurezza contro la violenza on-line da far circolare in rete. La comunic-azione deve smontare un pregiudizio comune: A me di certo non succede. Non sono sprovveduto. Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucria, Superpocket, 2000 Da vedere La bestia nel cuore, regia di Cristina Comencini, Italia, 2005 Marianna Ucria, regia di Roberto Faenza, Italia, 1997 Mystic River, regia di Clint Eastwood, Usa, 2003 Padre padrone, regia di Paolo e Vittorio Taviani, Italia, 1977
37 Il linguaggio della violenza. La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa. Simone Weil In tutte le scene di violenza di genere, c è un copione di gesti e parole variamente interpretato, ma spesso identificabile. È un linguaggio con uno stile impositivo, colpevolizzante, che utilizza insulti, toni di voce ironici o sarcastici. Riconoscerlo sul nascere è di grande importanza: aiuta a individuare le persone potenzialmente portate a questo comportamento, ad acquisire la capacità di contrastare certi atteggiamenti prima che degenerino, sia come vittime sia come testimoni. Lo stile di comunicazione assertivo invece si esprime in un dialogo alla pari, che rispetta il punto di vista dell altro, ma difende il proprio, in modo diretto, calmo e sincero, capace di mediare. Questo stile non elimina le situazioni violente, ma può prevenirle contrastando l incapacità di affrontare conflitti, caratteristica delle personalità aggressive e di quelle passive. Gli stereotipi che alimentano la violenza di genere sono sotto ai nostri occhi ogni giorno. Mascherati da scherzi, barzellette, toni offensivi. Tacere e accettarli non fa che facilitare il loro propagarsi e le loro possibili ricadute. Ogni giorno, ognuno di noi ha un occasione per contrastare la violenza, senza fare azioni eclatanti né eroiche, semplicemente rompendo quel silenzio che la rende invisibile: consigliare un amica che ha relazioni pericolose, prendere posizione di fronte a compagni che si comportano scorrettamente verso le donne, comunicare a chi ci sta vicino quanto è diffusa e insostenibile la pratica della violenza di genere.
38 a NOI la parola. Da leggere Adriana Cavarero, Orrorismi, Feltrinelli Amayrta Sen, Identità e violenza, Laterza Jacques Sémelin, La non violenza spiegata ai giovani, Archinto, 2001 Da vedere SOS Donne. Raccolta di informazioni sulla violenza invisibile, il femminicidio, montaggio di pezzi da trasmissioni, interviste. Violenza psicologica che le donne subiscono dai mariti e ex mariti. Drammatizziamo La difesa dei diritti e la lotta alle violenze e contro le donne passa attraverso consapevolezze e gesti quotidiani. Saper comunicare con gli altri con empatia e assertività instaura un clima positivo, che non avvia reazioni aggressive e allena alla reciprocità. Si possono compiere in gruppo alcune drammatizzazioni che esemplifichino i diversi stili di comunicazione: per esempio, stile aggressivo con tono di voce alto, espressione arrogante, mimica impositiva. Stile assertivo con tono di voce calmo, espressione attenta, mimica rilassata Le scene più significative vengono poi reinterpretate cambiando lo stile. Cosa cambia? Quale atteggiamento si rivela più efficace? Storie di donne a fumetti a cura della Casa delle donne di Bologna Lo Stupro, monologo di Franca Rame Adriano Celentano canta contro la violenza alle donne in duetto con Nada Spot in italiano: le buone notizie di Amnesty International - video interamente realizzato dal gruppo 009 di Torino per la campagna Mai più violenza sulle Donne A caccia di modelli Il linguaggio della violenza entra nel nostro stile di comunicazione attraverso i modelli proposti dai media, dalla musica, dai giochi. Diverse indagini dimostrano come in particolare nei bambini l esposizione alla violenza nei media alzi sensibilmente la probabilità di interiorizzarne le modalità. Prendendo in esame esempi cinematografici, televisivi o videogiochi segnalati dai giovani, si può procedere a un analisi: quali sono gli stereotipi dominanti, la tipologia di linguaggio e di approccio? La comune convinzione giovanile che realtà filmica o virtuale non influenzi il vissuto quotidiano è difendibile? Perché no?
39 Comunic-azione contro la violenza: il concorso. L iniziativa Voci nel silenzio - La violenza nega l esistenza e il manuale Dire no alla violenza è possibile vogliono offrire ai giovani strumenti di informazione e conoscenza del fenomeno della violenza contro le donne e i minori per stimolarli a diventare interpreti attivi. Il concorso, proposto dall iniziativa, rappresenta la tappa finale del percorso formativo con un invito forte e aperto alla sensibilità e creatività dei giovani come attori fondamentali della crescita della cultura dei diritti. Partecipando al concorso, i giovani e i loro formatori hanno una occasione privilegiata: comunicare con la propria voce e il proprio sentire messaggi e proposte di contrasto alla violenza di genere sulle donne e sui minori assumere il ruolo di promotori e opinion leaders del mondo giovanile, affiancando il loro impegno a quello della Regione per rompere il silenzio sulla violenza di genere e sostenere i diritti delle donne e dei minori. Si può raccogliere l invito con la massima libertà di espressione e di azione, realizzando messaggi o proposte di ogni tipo e formato, linguaggio e mezzo, personale o collettivo, con il solo vincolo dell aderenza al tema e dell efficacia comunicativa. Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 31 maggio 2009 a Regione Piemonte - Parliamo con i giovani Corso Francia, 99/ Torino Regolamento e modulo di partecipazione possono essere scaricati all indirizzo I messaggi e le proposte più efficaci avranno un loro spazio e una loro visibilità a livello regionale e all interno di MeltingLab, il laboratorio di innovazione sui diritti e la parità, insieme a tutte le iniziative in progress intraprese dalla Regione su questo tema. ADOTTA UNA SAGOMA Le 400 sagome con le testimonianze di violenza alle donne collocate a Torino in Piazza San Carlo il 6 e 7 marzo saranno distribuite a quanti intendono dare continuità al percorso di sensibilizzazione avviato attorno all installazione. Scuole, negozi, enti potranno prenotare una sagoma (fino ad esaurimento) ed esporla in un luogo comune e visibile, inserendola in un contesto da personalizzare con altri materiali di comunicazione, per esempio prodotti dagli studenti in vista del concorso.
40 Come partecipare e comunicare La partecipazione al concorso può utilizzare come punto di partenza gli spunti di approfondimento e attività proposti nelle schede tematiche, sviluppandoli ulteriormente secondo le preferenze del gruppo. La lettura e la visione delle opere narrative o filmiche consigliate rappresenta un altro strumento efficace per acquisire suggestioni utili alle modalità di trattamento e di comunicazione di un messaggio. Si offrono inoltre alcuni stimoli per identificare possibili forme di elaborato, da interpetare sempre con la personalità individuale o collettiva dei giovani. Si consiglia di po orre all inizio l attenzione sul percorso metodologico, partendo dagli obiettivi e sui destinatari da raggiungere (i giovani), come indispensabile premessa per realizzare una comunicazione efficace. Campagne di comunicazione Annunci, manifest ti, banner, stickers, sms, e ogni forma di comunicazione visiva e verbale capace di coinvolgere e sensibilizzare i destinatari. VideoMix Qualsiasi forma di rappresentazione visiva o audiovisiva, comunicata a attrav verso una sceneggiatura o anche realizzata, per un cortometra raggio, uno spot, un intervista, un pezzo teatrale, una suggestione e Azioni in rete Creazione di un blog sul tema, da tenere aggiornato e con cui coinvolgere il pubblico giovanile, lancio di una community d inform mazione e di denuncia, apertura di un minisito. Messaggi in musica Dalla composizione di un brano musicale o di un testo rap alla sua realizzazione ripresa con la videocamera. Immagini e arte Comunicazione visiva di ogni genere, da illustrazioni, fotografie, rappresentazioni artistiche o realizzazioni di installazioni Proposte Piccoli progetti o azioni da intraprendere nel territorio, nelle scuole, nei lu uoghi di ritrovo giovanile, dalle giornate dedicate, alla diffusione di un simbolo di denuncia, alla creazione di gruppi attivi..
41 Un contributo dell Osservatorio Campagne di Comunicazione Sociale Il nodo centrale da sciogliere per chi si propone di produrre comunicazione sociale efficace con l obiettivo di contrastare la violenza contro le donne non riguarda solo (o soprattutto) i classici problemi di ciascuna campagna di comunicazione sociale (in realtà di ciascuna campagna di comunicazione tout court) come la definizione puntuale del target, di obiettivi misurabili e di stili di comunicazione relativi allo stesso, una programmazione integrata di azioni comunicative e strumenti di comunicazione, una stretta connessione tra gli strumenti offerti dalla campagna e gli strumenti offerti da altre leve di intervento (educative, normative, culturali...), ma ha a che fare con la natura stessa del fenomeno. Poche altre questioni sono paragonabili al tema della violenza contro le donne: non esiste infatti quasi nessun altro crimine che sia così universalmente condannato e al tempo stesso così costantemente praticato, in tutti gli angoli del mondo senza eccezione di cultura, religione, ricchezza e orientamento politico degli stati. Combattere un fenome- no che, per sua natura, è così radicato, significa confrontarsi anche, e soprattutto con il livello di percezione che di esso la popolazione ha. Perché la percezione del fenomeno è l humus su cui ogni campagna di comunicazione può attecchire, o no.
42 Se il principale obiettivo di una campagna è quello di creare nel target di riferimento la propensione a cambiare (denunciare invece che subire in silenzio, non considerare più normali relaz elazioni aggressive tra pari...) questo dipende in misura considerevole dal livello di attenzione e quindi di percezione che sul tema scelto la popolazione ha maturato. Il circuito che alimenta il livello di attenzione è fatto, con pesi che nessuno è mai riuscito a misurare precisamente, sia dai titoli dei giornali e dalle notizie in video, che dai commen- ti al bancone del mercato o sull autobus al mattino andando a lavorare. Uno alimenta l altro in un circuito, appunto, in cui una campagna di comunicazione sociale deve provare a inserirsi con un messaggio diverso. Un messaggio che spinga a una maggiore consa- pevolezza non n solo sulla natura e sull entità del fenomeno ma anche sulla necessità di intervenire enire in qualche modo (il famigerato call to action della tecnica pubblicitaria). Potrà sembrare una provocazione, ma cosa sono le ronde autoorganizzate o i tentativi di lin- ciaggio degli aggressori se non una risposta a quell inconsapevole e silente call to action che il martello della comunicazione giornalistica produce? Non esiste una ricetta precisa per scegliere lo strumento più efficace o lo stile comunica- tivo più penetrante. Tutto dipende dal contesto nel quale si opera, dal target che si sceglie di eleggere quale principale interlocutore, dall integrazione della comunicazione con gli altri strumenti di intervento sociale e, last but not least, dalle risorse a disposizione. Sui siti dell Osservatorio ( e di MeltingLab ( si può prendere visione di molte delle più recenti campagne contro la violenza alle donne.
43 Iniziativa di comunicazione istituzionale di Regione Piemonte - Parliamo con i giovani a cura di Regione Piemonte Assessorato alle Pari Opportunità Direzione Comunicazione Istituzionale Direzione Formazione Professionale - Lavoro Coordinamento editoriale Mirella Adamo Alberto Merlati Paola Perrone Angelo Soria Testi di Chiara Molaroni Coordinamento didattico Adriana Castellini Progettazione grafica ed editoriale La Fabbrica Direzione creativa Guglielmo Incerti Caselli Graphic designer Massimo Incerti Caselli Stampa Mariogros -Torino Si ringraziano: Enzo Cucco Rosaria Pagani Maura Pasquali Martina Sabbadini Silvia Venturelli
44 Regione Piemonte - Parliamo con i giovani Corso Francia, 99/ Torino Fax Numero verde
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