RAFFAELLA CORDÌ IL FIORE DELLE ANGIOSPERME

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1 RAFFAELLA CORDÌ IL FIORE DELLE ANGIOSPERME

2 FIORE Struttura riproduttiva tipica delle Angiosperme, è un ramo accorciato il cui apice riproduttivo produce, su più verticilli, foglie trasformate sterili (antofilli) e foglie trasformate fertili (sporofilli). Il ricetttacolo o talamo è la parte terminale dell asse, detto peduncolo, su cui sono inserite le parti fiorali, che sono di quattro tipi: calice, corolla, androceo e gineceo. Androceo Per capire bene come è fatto un fiore, immaginiamo di allungarlo lungo il proprio asse, in modo da separare le varie appendici che sono inserite sul ricettacolo. Corolla Calice +Corolla = Perianzio Gineceo Calice Peduncolo

3 CALICE È il primo verticillo di appendici più esterno, formato da antofilli di colore verde detti sepali. Si parla di calice dialisepalo quando i sepali sono completamente separati alla base, di calice sinsepalo o gamosepalo quando sono più o meno fusi. Sepali I sepali prima della maturità fiorale, proteggono le gemme fiorali dalla disidratazione e dall ingresso di spore batteriche e fungine. A volte i sepali sono colorati (sepali petaloidei) e contribuiscono al richiamo degli impollinatori.

4 È il secondo verticillo. Internamente al calice si trovano uno o più verticilli di appendici sterili colorate, dette petali, che, nell insieme, costituiscono la corolla. Se i petali sono liberi, cioè separati tra loro, la corolla è detta dialipetala, se sono più o meno fusi si parla di corolla simpetala o gamopetala. I petali sono più o meno espansi e appiattiti, colorati con pigmenti diversi dalla clorofilla. La loro funzione è quella di attrarre gli impollinatori specifici, che riconoscono una determinata morfologia fiorale e visitano il fiore favorendo così l impollinazione incrociata tra fiori della stessa specie. COROLLA Petali L insieme di calice e corolla costituisce il perianzio.

5 Nei fiori di alcune Dicotiledoni primitive (es. magnolia, ninfea) e in quasi tutte le Monocotiledoni, il perianzio non è distinto in calice e corolla e le appendici fiorali sterili sono dette tepali. Un perianzio omogeneo, formato da tepali, è detto perigonio. Tepali

6 ANDROCEO È il terzo verticillo e costituisce l apparato sessuale maschile. È dato dall insieme degli stami. Gli stami sono i microsporofilli e sono generalmente composti da un filamento sterile che porta all apice un antera, di solito di colore giallo. L antera è formata da 4 sacche polliniche (microsporangi), suddivisa in due teche tenute assieme da un connettivo. All interno delle sacche polliniche si differenziano e maturano le microspore che successivamente danno origine ai granuli di polline (gametofiti maschili). Nel fiore delle Angiosperme, il numero degli stami varia da uno a molti; in relazione a ciò si parla di fiori monoandri, diandri, triandi, ecc. fino a poliandri. Gli stami possono presentare una differente lunghezza del filamento, in questo caso si parla di: stami didinami: quattro stami, due più lunghi e due più corti. Tipici delle Labiateae; stami tetradinami: sei stami, quattro più lunghi e due più corti. Tipici delle Crucifereae.

7 Inoltre, gli stami possono essere tutti liberi l uno dall altro oppure essere saldati fra loro in uno o più gruppi o per i filamenti o per le antere, ed in questo caso parliamo di: stami monoadelfi: tutti gli stami hanno i filamenti concresciuti in un solo fascio e le antere libere. Tipici delle Malvaceae; stami diadelfi: gli stami sono dieci e di questi nove hanno i filamenti concresciuti mentre il decimo è libero, quindi si hanno due gruppi. Tipici delle Leguminoseae; stami poliadelfi: gli stami sono concresciuti, per i filamenti, in più gruppetti. Es. Hypericum; stami monoadelfi singenesii: i filamenti sono liberi, ma sono concresciuti per le antere. Tipici delle Asteraceae. Stami monoadelfi Stami diadelfi Stami poliadelfi Stami singenesii

8 GINECEO È il quarto verticillo, costituisce l apparato sessuale femminile e comprende tutti i carpelli o pistilli (macrosporofilli) del fiore. I carpelli sono l unità fondamentale del gineceo. Il gineceo può essere: sincarpico, in cui più carpelli si saldano insieme a formare un unico pistillo, oppure apocarpico, in cui le foglie carpellari sono saldate una per una a costituire più pistilli distinti. Il pistillo è costituito da: ovario: la parte basale ingrossata che racchiude gli ovuli (macrosporangi); stilo: una porzione intermedia, più o meno allungata, filiforme, stimma o stigma: apertura alla sommità dello specializzata per l adesione dei granuli pollinici. stilo

9 Se il pistillo è costituito da un solo carpello si dirà semplice o unicarpellare, se più carpelli sono fusi tra loro, il pistillo è detto composto o pluricarpellare. Gineceo pluricarpellare apocarpico Gineceo pluricarpellare sincarpico

10 Pistilli Stami Stami Ricettacolo Gineceo pluricarpellare apocarpico

11 Un importante caratteristica tassonomica è la disposizione degli ovuli all interno dell ovario. Gli ovari possono contenere da una a parecchie camere o loculi. La parete che separa i loculi è chiamata setto. L ovulo è attaccato alla parete interna dell ovario mediante il funicolo e la zona di attacco è detta placenta. La placentazione può essere di tre tipi: marginale, assile e centrale. placentazione marginale: gli ovuli sono distribuiti sulla parete interna dell ovario; placentazione assile: quando gli ovuli sono inseriti su di una colonnetta centrale di un ovario composto (pluricarpellare) e pluriloculare, costituito cioè da più carpelli fusi ciascuno dei quali ha mantenuto però il proprio ovario separato dall altro; placentazione centrale: nel caso in cui gli ovuli sono sempre inseriti su di una colonnetta centrale di un ovario composto, ma è uniloculare, cioè gli ovari dei singoli carpelli non sono più distinguibili.

12 In base alla posizione che l ovario ha rispetto agli altri verticilli, può essere: supero nel fiore ipogino (perianzio ed androceo inseriti al di sotto del gineceo), infero nel fiore epigino (perianzio ed androceo inseriti al di sopra del gineceo), semiinfero nel fiore perigino (perianzio ed androceo si trovano sul medesimo piano del gineceo). Stame Sepali Stame Sepali Stame Sepali Ovario Peduncolo Petali Petali Petali Ovario Ovario Peduncolo Ovario supero Ovario infero Ovario semiinfero In alcuni casi, l ovario è supero ma è circondato da una struttura tubulare o a coppa, detta ipanzio o tubo fiorale, al cui bordo sono attaccati il perianzio e l androceo. Ipanzio Ovario

13 DISPOSIZIONE FIORALE I pezzi fiorali si possono disporre sul ricettacolo in due modi: disposizione spiralata (fiori aciclici): i pezzi sono inseriti a differenti livelli, descrivendo una spirale che è omologa alla spirale generatrice dei nomofilli. Es. Cactaceae, Nymphaea spp., Victoria cruziana, Magnolia grandiflora. Nymphaea amazonum Victoria cruziana Diagramma fiorale (fiori aciclici)

14 disposizione verticillata (fiori ciclici): i pezzi dello stesso tipo sono disposti su un piano detto verticillo. L inserimento dei pezzi su un verticillo risulta alternato con quello del verticillo successivo. Il numero dei verticilli può variare: i più frequenti sono i fiori tetraciclici e pentaciclici (presentano due verticilli di stami). Cydonia oblonga Diagramma fiorale (fiori ciclici)

15 In base al numero di pezzi che ogni verticillo presenta, i fiori possono essere dimeri, trimeri, ecc. In genere, i fiori delle Dicotiledoni presentano una simmetria tetramera o pentamera, cioè ogni verticillo è costituito da quattro o cinque pezzi. Es. Solanum I fiori delle Monocotiledoni, invece, hanno una simmetria trimera, ossia ogni verticillo ha tre pezzi o multipli di tre. Es. Lilium. Fiore a simmetria pentamera Dicotiledone (Solanum) Si osservano 5 petali saldati e 5 stami Fiore a simmetria trimera Monocotiledone (Lilium) Si osservano due verticilli di 3 tepali e due verticilli di 3 stami

16 I fiori che presentano due o più piani bisecanti che producono metà simmetriche, sono detti fiori a simmetria raggiata o attinomorfi o regolari. Altri che possono essere suddivisi in metà simmetriche secondo un unico piano, sono detti fiori a simmetria bilaterale o zigomorfi o irregolari. Un numero limitato di fiori non ha piani di simmetria e sono detti asimmetrici. I fiori possono essere sessili o peduncolati, a seconda che siano provvisti o meno di peduncolo.

17 I fiori si possono suddividere anche in: completi, perfetti ed ermafroditi, se presentano tutte le parti fiorali, cioè perianzio o perigonio, stami e pistilli, o incompleti, se manca una delle parti fiorali. I fiori incompleti possono anche essere: perfetti, se possiedono sia stami che pistilli (fiori ermafroditi) anche se eventualmente privi di sepali o di petali o di entrambi. imperfetti, se sono privi di una o di entrambe le parti fertili (fiori sterili). Se contengono solo stami, sono detti fiori staminiferi o maschili; se portano solo pistilli, fiori pistilliferi o femminili. Se sono portati sulla stessa pianta, la specie è detta monoica, se si trovano su piante diverse, la specie è dioica. Stami Pistillo Stami Petali Sepali Pistillo Sepali Peduncolo Fiore completo perfetto Peduncolo Fiore incompleto perfetto

18 Pistillo Petali Stami Sepali Sepali Peduncolo Fiore incompleto imperfetto (Fiore pistillifero) Petali Peduncolo Fiore incompleto imperfetto (Fiore staminifero)

19 ANTERA L antera è formata da 4 sacche, o logge, polliniche (microsporangi), suddivisa in due teche tenute assieme da un connettivo. La loro parete è costituita da: - esotecio: uno strato epidermico esterno, fatto di cellule a membrana sottile; - endotecio: un altro strato di cellule, al di sotto dell esotecio, con funzioni meccaniche; - tappeto: al di sotto dell endotecio, fatto di cellule molto ricche di contenuto con funzione trofiche. La cavità interna della loggia è occupata da tessuto sporigeno le cui cellule, immediatamente o dopo alcune divisioni, danno origine alle cellule madri delle microspore o microsporociti. Esotecio Endotecio Connettivo

20 I microsporociti vanno incontro a meiosi, ma prima vengono isolati completamente dagli altri con una parete di callosio e l interruzione dei plasmodesmi, a sottolineare la fase di transizione da sporofito a gametofito. Con la meiosi ciascun microsporocito produce quattro microspore aploidi, unite a formare una tetrade. Ogni microspora, naturalmente, possiede la propria parete cellulosica. Quando le cellule del tappeto inviano enzimi che idrolizzano la parete callosica della tetrade, le microspore si separano e, con la prima mitosi e la formazione della parete esterna, detta esina, formano i giovani granuli pollinici (gametofiti maschili).

21 Granulo pollinico binucleato Nucleo generativo La divisione che porta alla formazione del granulo pollinico è asimmetrica e produce un grande nucleo vegetativo e un piccolo nucleo generativo. Esina Nucleo vegetativo Nella maggioranza delle Angiosperme il polline maturo viene rilasciato dalle antere nello stadio a due nuclei (pollini binucleati). Solo nel 30% circa delle Angiosperme, il polline è invece trinucleato in quanto il nucleo generativo si divide formando due nuclei spermatici (i gameti maschili). Il granulo pollinico presenta una doppia parete, importante per il suo ruolo protettivo e di controllo dei movimenti dell acqua: - la parete interna, intina, celluloso-pectica, (l originaria parete cellulosica della microspora) e - la parete esterna, esina, che presenta fini sculture in forma di aghi, bastoncelli, spine, ecc.,caratteristici di ogni specie, che denotano un ispessimento centrifugo della parete reso possibile dal fatto che alla sua costruzione concorrono anche le cellule del tappeto. Il principale costituente dell esina è la sporopollenina, che conferisce estrema resistenza al polline stesso.

22 Sulla parete esterna sono presenti delle aperture in corrispondenza delle quali l esina manca oppure è estremamente sottile. Tali aperture, o pori germinativi, permettono la fuoriuscita del tubetto pollinico ed il loro numero, così come la loro disposizione, è costante.

23 Oenothera

24 Le antere si aprono tramite vari meccanismi ed il polline è, in genere, rilasciato attraverso fessure longitudinali, sebbene esistano anche fessure trasversali, pori e valve. Vitis Le antere che si aprono verso il centro del fiore sono dette introrse, mentre quelle che rilasciano il polline verso l esterno sono estrorse.

25 OVULO L ovario è la parte basale ingrossata del pistillo che racchiude gli ovuli. Questi sono inseriti sulla placenta (la parte dell ovario che ha dato loro origine) per mezzo di un breve peduncolo detto funicolo, che trasporta acqua e nutrienti attraverso un fascio vascolare. Il funicolo termina alla base dell ovulo in una regione detta calaza, dove terminano anche i fasci conduttori che attraversano il funicolo. L ovulo può essere diritto od ortotropo (o atropo), quando il suo asse è in continuazione con quello del funicolo; può essere rovesciato od anatropo, quando è pendulo sul funicolo; può essere campilotropo quando è come ripiegato su se stesso. Quando la curvatura dell ovulo è così pronunciata da interessare anche il sacco embrionale, che appare conformato a ferro di cavallo, si parla di ovulo amfitropo. Con la denominazione di ovulo emianatropo si indica quello nel quale la nocella ed i tegumenti sono più o meno ad angolo retto col funicolo.

26 ortotropo (o atropo), quando il suo asse è in continuazione con quello del funicolo; anatropo, quando è pendulo sul funicolo; campilotropo quando è come ripiegato su se stesso. amfitropo quando la curvatura dell ovulo è così pronunciata da interessare anche il sacco embrionale, che appare conformato a ferro di cavallo, emianatropo quello nel quale la nocella ed i tegumenti sono più o meno ad angolo retto col funicolo. Ovulo ortotropo Ovulo anatropo Ovulo campilotropo Ovulo emianatropo Ovulo amfitropo f = funicolo; ca = calaza; p = primina; s = secondina; n = nocella; m = micropilo; s.e. = sacco embrionale

27 Nell ovulo si distingue una massa centrale di parenchima detta nocella, che rappresenta il macrosporangio, circondato da uno o due sottili strati di cellule (tegumenti) che ne coprono quasi l intera superficie, lasciando un piccolo orifizio (micropilo) alla sommità. Il tegumento interno o secondina si origina dalle cellule epidermiche e si sviluppa per primo; quello esterno o primina si origina dalle cellule sottoepidermiche e si forma successivamente ma diviene più spesso e più sviluppato. Entro gli ovuli, in genere una sola cellula della nocella, cellula madre delle megaspore (o macrosporocita), va incontro a meiosi. Le quattro megaspore sono ordinariamente disposte in pila l una sull altra lungo l asse dell ovulo. Delle quattro megaspore aploidi, tre degenerano e sola una, generalmente quella più prossima al polo calazale, si divide e germinando origina il gametofito femminile o sacco embrionale.

28 La megaspora, più calazale, si ingrandisce sensibilmente; il suo citoplasma si arricchisce di grandi vacuoli e si accresce tanto da assumere la forma di un grande sacco. Secondo il modello di sviluppo tipo Polygonum, il nucleo della megaspora subisce tre successive mitosi: I DIVISIONE: formazione di due nuclei che si portano ai poli opposti, uno al polo micropilare ed uno al polo calazale, ed un grande vacuolo centrale (gametofito binucleato); II DIVISIONE: i due nuclei si dividono, si ottengono così due nuclei al polo micropilare e due al polo calazale (gametofito tetranucleato); III DIVISIONE: ciascun nucleo, ai due poli, si divide un altra volta formando quattro nuclei micropilari e quattro nuclei calazali (gametofito ottonucleato). Dal gruppo di 4 nuclei situati al polo micropilare si differenzia l apparato oangico mentre dal gruppo calazale si differenzia l apparato antipodale. Da ognuno dei due gruppi di nuclei, un nucleo si spinge verso il centro (nucleo polare superiore e nucleo polare inferiore), costituendo i nuclei polari o nucleo proendospermatico.

29 Prima divisione nucleare (gametofito femminile binucleato) Seconda divisione nucleare (gametofito femminile tetranucleato) Terza divisione nucleare (gametofito femminile ottonucleato)

30 Dopo essersi disposti in maniera più o meno regolare, ogni nucleo si avvolge di citoplasma e poi di membrana in maniera tale da avere tre cellule ad un polo, tre cellule al polo opposto e due nuclei polari al centro, più precisamente: polo calazale: tre piccole cellule antipodali, tutte con funzioni vegetative, sterili; centro: i due nuclei polari si fondono in un unico nucleo a corredo diploide cui viene dato il nome di nucleo proendospermatico (2n); polo micropilare: si trova l apparato dell oosfera, che comprende due cellule sinergidi (sterili) e la cellula uovo (o ovosfera o oosfera) che rappresenta il gamete femminile. Antipodi

31 DOPPIA FECONDAZIONE La germinazione del granulo pollinico avviene, di norma, sulla superficie dello stimma inumidita da una secrezione fortemente zuccherina. La germinazione si manifesta con l emissione del tubetto pollinico, attraverso un poro germinativo del polline. Il tubetto pollinico viene generato dal nucleo vegetativo, che poi passa all estremità del tubetto stesso controllandone l allungamento nello stilo fino al raggiungimento del micropilo. Nel contempo anche il nucleo generativo si porta nel tubetto pollinico dove, dividendosi, forma i due nuclei spermatici (gameti maschili). Raggiunto il micropilo, il tubetto lo attraversa e penetra nel sacco embrionale (gametofito femminile) distruggendo una sinergide e riversando all interno i due gameti maschili. Dei due gameti maschili, uno feconderà l oosfera formando lo zigote, da cui deriverà l embrione, l altro feconderà il nucleo proendospermatico formando un nucleo triploide dalle cui divisioni si originerà l endosperma secondario, prima in forma apociziale poi cellularizzata, la cui funzione è quella di tessuto di nutrimento per l embrione.

32 Nuclei spermatici (gameti maschili)

33 Endosperma secondario

34 INFIORESCENZE Si possono definire come rami portanti fiori più o meno ravvicinati. Nelle infiorescenze, i singoli fiori possono essere pedicellati o sessili. I pedicelli fiorali possono essere privi di filloma o dotati di foglie, di dimensioni ridotte, cui si da il nome di profilli o bratteole. Le infiorescenze si possono distinguere in: semplici, quando l asse principale presenta un solo ordine di ramificazioni o composte, quando l asse principale si ramifica in modo che i suoi assi laterali formino altrettante infiorescenze, che possono essere indefinite o definite. Ogni categoria di infiorescenze, inoltre, ne comprende numerose le quali variano: a seconda che i fiori siano pedicellati o sessili, a seconda della lunghezza relativa del pedicello, a seconda del numero degli assi fiorali che spuntano sotto al fiore terminale, a seconda che questi assi si dispongano simmetricamente sull asse principale oppure siano tutti sullo stesso lato, ecc.

35 Le infiorescenze semplici si suddividono in: indefinite o monopodiali o racemose o acropete in cui il loro asse principale tende ad allungarsi indefinitamente e, a mano a mano che si allunga, continua a produrre nuovi fiori laterali. Ne deriva che i fiori più vecchi, e quindi più sviluppati, sono quelli più lontani dalla sommità dell asse fiorale mentre i fiori più giovani, e meno sviluppati, si trovano in prossimità dell apice; definite o simpodiali o cimose o acrofughe in cui l asse principale arresta ben presto il suo accrescimento producendo un fiore terminale e al di sotto di esso spuntano dei nuovi assi, che assumono uno sviluppo maggiore dell asse principale, e che esauriscono il loro allungamento nella produzione di un fiore. Ne viene che i fiori più vecchi e più sviluppati sono quelli più vicini alla sommità dell asse principale, mentre i più giovani e meno sviluppati sono lontani dalla sommità di tale asse. Le infiorescenze composte possono essere: omotipiche in cui gli assi laterali riproducono lo stesso schema d infiorescenza dell asse principale; eterotipiche in cui gli assi laterali si ramificano secondo uno schema diverso da quello dell asse principale, cosicché nella stessa infiorescenza sono combinati due o anche più tipi di infiorescenze.

36 Nell ambito delle infiorescenze indefinite o racemose distinguiamo: grappolo o racemo con un asse centrale allungato longitudinalmente sul quale si inseriscono alterni i vari fiori pedicellati. Es. Linaria, Muscari; Linaria altaica Linaria sp.

37 spiga simile al racemo ma i fiori sono sessili, cioè privi di peduncolo. Es. Plantago. amento o gattino, una spiga di fiori unisessuali il cui asse è così flessibile che l infiorescenza è pendula (Es. Noce, Pioppo); spadice, una spiga il cui asse è carnoso e molto ingrossato e l intera infiorescenza è avvolta da una grande brattea detta spata. Es. Aracaee ; Plantago maritima Gattino Populus tremula

38 Calla sp. Spadice Spathiphyllum

39 corimbo i peduncoli dei fiori inferiori allungati, in modo tale da portare tutti i fiori allo stesso livello. Es. Iberis, Pero. Iberis semperflores

40 ombrella asse principale raccorciato in cui tutti i fiori pedicellati hanno peduncoli di lunghezza approssimativamente uguale, che emergono da un unica regione all apice dell asse dell infiorescenza. I fiori più giovani, meno sviluppati, si trovano al centro. Es. Pastinaca, Astrantia.

41 Astrantia Hadspenblood

42 capolino asse principale raccorciato e sviluppato trasversalmente a formare un ricettacolo, i fiori sessili, sono strettamente stipati e quelli periferici, quindi più vecchi, si aprono per primi. Tipico delle Asteraceae. Catananche caerulea Matricaria camomilla

43 Nell ambito delle infiorescenze definite o cimose si distinguono: dicasio o cima bipara sotto il fiore terminale spuntano due rami, con fiori peduncolati, tra loro opposti. Es. la maggior parte delle Cariofillaceae; Saponaria officinalis

44 monocasio o cima unipara sotto il fiore terminale spunta un solo ramo, con fiore peduncolato. Il monocasio si suddivide in: cima unipara scorpioide, quando tutti i rami successivi spuntano dal medesimo lato; cima unipara elicoide, quando i rami successivi spuntano alternativamente sui lati opposti.

45 Nella cima scorpioide si distingue: il bostrice, se ogni ramo è inserito obliquamente sul ramo che lo sostiene, cosicché l infiorescenza si avvolge a spirale su se stessa, es. Hemerocallis, Echium vulgare, Myosotis,ecc., ed il drepanio, se ogni ramo sta sul prolungamento di quello che lo porta, cosicché è il pedicello ad essere spostato, es. Juncus. Cima unipara scorpioide (tipo bostrice) Juncus effusus drepanio Hemerocallis fulva

46 Nella cima elicoide abbiamo: il cicinno, se ogni ramo è inserito obliquamente su quello che lo regge, es. Tradescantia, Heliotropium, ed il ripidio, se ogni ramo sta sul prolungamento di quello che lo regge, es. Iris. Cima unipara elicoide (tipo cicinno) Tradescantia andersoniana Iris sp.

47 ombrella cimosa ombrella con fiori più adulti al centro mentre i fiori più giovani sono in direzione centrifuga. Es. geranio.

48 capolino cimoso capolino con fiori più adulti al centro e fiori più giovani in periferia. Es. Ambrosia. Ambrosia ambrosoides

49 Nell ambito delle infiorescenze composte omotipiche si distinguono: tirso o pannocchia (o grappolo o racemo composto) ècome un grappolo in cui, al posto dei pedicelli fiorali, sono inseriti, sull asse principale, degli assi laterali ramificati a grappolo, i quali possono poi continuare a ramificarsi portando dei grappolini di secondo ordine. Inoltre, ogni ramo è più corto dell asse che lo regge. Es. Syringa, lillà; Pannocchia o tirso Syringa vulgaris

50 antela è simile alla pannocchia ma ogni ramo è più lungo dell asse dal quale si diparte. Es. Alsine, Juncus; Juncus bufonius

51 spiga composta l asse principale porta, al posto dei fiori sessili, altrettante spighette. Es. numerose Graminaceae; Hordeum vulgaris Spiga composta

52 Poa bulbosa

53 corimbo composto o corimbo tirso corimbo in cui i singoli fiori sono sostituiti da corimbi in modo che tutti i fiori pervengano quasi alla stessa altezza. Es.: sambuco;

54 ombrella composta ombrella in cui i singoli fiori sono sostituiti da altre ombrelle. Es. Peucedanum e molte Ombrellifereae (cicuta e angelica). Ombrella composta Angelica sylvestris Angelica sylvestris purple Angelica sylvestris

55 Foeniculum vulgare Mill. Crithmum maritimum pleiocasio o cima ombrellifera è un infiorescenza cimosa nella quale, sotto al fiore terminale di ogni asse, spuntano più di due rami. Es. finocchio.

56 Hedera helix Nell ambito delle infiorescenze composte eterotipiche si distinguono: grappolo di ombrelle grappoli in cui i singoli fiori sono sostituiti da ombrelle. Es.: Hedera; Hedera helix

57 grappolo di spighe grappolo in cui i singoli fiori sono sostituiti da spighette. Es.: Bromus; Bromus mollis

58 corimbo di capolini corimbo in cui, al posto dei fiori, si trovano capolini. Es. Achillea;. Achillea nobilis

59 spicastro ad ogni nodo dell asse si trovano due brattee o due foglie opposte, alla cui ascella spuntano infiorescenze a dicasio o a cima elicoide o ancora più complesse, così da dare l impressione che si tratti di verticilli sovrapposti (verticillastri). Infiorescenza tipica delle Labiateae ; Origanum vulgare Mentha sylvestris

60 Origanum vulgare

61 siconio l asse infiorescenzale si slarga e forma una cavità quasi completamente chiusa rivestita all interno di fiorellini. È propria del fico;

62 ciazio o ciato il fiore femminile, ridotto al solo pistillo, è attorniato da numerosi fiori maschili, che sono semplici stami, a loro volta circondati da un involucro di brattee più o meno vistose. Tipico delle Euphorbiaceae. Euphorbia splendens

63 ciazio o ciato il fiore femminile, ridotto al solo pistillo, è attorniato da numerosi fiori maschili, che sono semplici stami, a loro volta circondati da un involucro di brattee più o meno vistose. Tipico delle Euphorbiaceae. Euphorbia milli var. Thai Euphorbia helioscopia

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