La radice quadrata di 2
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- Giuliano Rossi
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1 G.Gorni 8/9 La radice quadrata di. Preliminari: completezza dei numeri reali Sia dato un sottinsieme A non vuoto di R. Definizione. Un numero reale M si dice massimo di A se () M A e () ogni altro elemento di A è minore o uguale ad M. In altre parole il massimo di A è un numero di A che si lascia il resto dell insieme tutto a sinistra. Proposizione. Il massimo di A, se esiste, è unico. Dimostrazione. Supponiamo infatti che M ed M siano entrambi massimi di A. Poiché M è massimo di A, è maggiore o uguale a ogni altro elemento di A; in particolare è maggiore o uguale a M, che appartiene ad A. Quindi M M. D altra parte, poiché M è massimo di A, è maggiore o uguale a ogni altro elemento di A; in particolare è maggiore o uguale a M, che appartiene ad A. Quindi M M. Mettendo insieme le disuguaglianze M M e M M si deduce che M = M, cioè l unicità del massimo. L unicità ci autorizza a dire il massimo di A invece di un massimo. Si scrive anche M = ma A. Definizione. Un numero reale a si dice minimo di A se () a A e () ogni altro elemento di A è maggiore o uguale ad a. In altre parole il minimo di A è un numero di A che si lascia il resto dell insieme tutto a destra. min A punti di A Analogamente al massimo, anche il minimo, se c è, è... unico. Diremo quindi il minimo e useremo la notazione m = min A. Un insieme finito ha sempre massimo e minimo, e questi si trovano con un numero finito di confronti ma A fra gli elementi di A. Un insieme infinito invece può non avere massimo o minimo. Per esempio: Proposizione. L insieme A := {/n : n N} non ha minimo. Dimostrazione. Supponiamo che A abbia minimo. Essendo un punto dell insieme, potremo scrivere = / n, con n un qualche numero naturale. Ma allora /( n + ) è ancora un punto dell insieme, perché n + è pure un numero naturale, e A < = = min A, n + n che è assurdo, perché per definizione non ci sono punti di A più piccoli del minimo. La figura accanto con degli zoom successivi vorrebbe illustrare il fatto che non c è un /n più piccolo degli altri. Definizione. Un numero reale si dice maggiorante di A se è maggiore o uguale a ogni elemento di A. In altre parole un maggiorante di A è un numero che si lascia l insieme tutto a sinistra. minoranti di A punti di A... maggioranti di A 8 I maggioranti, se ci sono, non sono unici. Infatti, se è un maggiorante, ogni numero maggiore di è ancora maggiorante. Ci sono insiemi che non hanno maggioranti. Per esempio, l insieme N dei numeri naturali non ha maggioranti, perché non c è nessun numero reale che superi tutti i numeri naturali. 8
2 G.Gorni Radice di due 8/9 Definizione. Un numero reale si dice minorante di A se è minore o uguale a ogni elemento di A. In altre parole un minorante di A è un numero che si lascia l insieme tutto a destra. I minoranti, se ci sono, non sono unici. Infatti, se è un minorante, ogni numero minore di è ancora minorante. Ci sono insiemi che non hanno minoranti. Per esempio, l insieme { n : n N} dei numeri interi negativi non ha minoranti, perché non c è nessun numero reale che preceda tutti i numeri interi negativi. Definizione. A si dice limitata superiormente se ha almeno un maggiorante, e si dice limitata inferiormente se ha almeno un minorante. In altre parole, l estremo superiore di A è il minimo dell insieme dei maggioranti di A (se ne esistono). In quanto minimo di un insieme, l estremo superiore è unico e lo indichiamo col simbolo sup A. inf A minoranti di A punti di A... sup A Definizione. Un numero reale si dice estremo su- periore di A se () è un maggiorante di A e () è minore o uguale ad ogni altro maggiorante di A. maggioranti di A Definizione. Un numero reale si dice estremo inferiore di A se () è un minorante di A e () è maggiore o uguale ad ogni altro minorante di A. In altre parole, l estremo inferiore di A è il massimo dell insieme dei minoranti di A (se ne esistono). punti di A={/n : n N} In quanto massimo di un insieme, l estremo inferiore è unico e lo indichiamo col simbolo inf A. Esempio. L estremo inferiore dell insieme A /n = {/n : n N} è lo. Infatti () lo zero è un minorante: /n per ogni n N; () nessun numero > è minorante: se > possiamo trovare un n N tale che n > /, da cui > /n A, / n cioè non è un minorante di A. Principio fondamentale ( completezza ) dei numeri reali: per ogni sottinsieme di R non vuoto e limitato superiormente esiste l estremo superiore, e per ogni sottinsieme di R non vuoto e limitato inferiormente esiste l estremo inferiore. In altre parole, se esiste un maggiorante, esiste anche il minimo dei maggioranti; se esiste un minorante, esiste anche il massimo dei minoranti. Se conveniamo di porre sup A = + quando A è illimitato superiormente, e inf A = quando A è illimitato inferiormente, possiamo dire che ogni sottinsieme di R non vuoto ha sia estremo superiore che estremo inferiore, eventualmente infiniti. I due oggetti + e non sono numeri reali a pieno titolo (i principi di base valgono solo parzialmente), ma è comodo averli a disposizione per diversi scopi.. Esistenza della radice di fra i numeri reali Teorema. Nell insieme dei numeri reali R esiste la radice quadrata di, cioè un numero positivo il cui quadrato è esattamente. Dimostrazione. La dimostrazione viene complicata perché ci proponiamo di usare soltanto le quattro operazioni e i principi fondamentali dell ordinamento di R. È un po come se dovessimo programmare in linguaggio macchina senza usare librerie già pronte. Consideriamo l insieme di numeri reali positivi il cui quadrato è minore di : A := { R :, < } Prima di tutto A non è vuoto: lo gli appartiene, in quanto e <. Anche l gli appartiene, in quanto e <. Poi A è limitato superiormente, cioè ha almeno un maggiorante. Quale? Il, per esempio. Infatti a destra del non ci sono punti di A: > > = > / A.
3 G.Gorni Radice di due 8/9 I punti di A, non potendo stare a destra di, devono stare a sinistra. Per esercizio verificare che / A e che / è un maggiorante di A. Per il principio fondamentale, esiste l estremo superiore di A, a cui assegnamo provvisoriamente il simbolo (finché non l avremo riconosciuto ufficialmente come ): := sup A Nelle figure che seguono la prima riga contiene i numeri, con l insieme A in grassetto grigio; nella seconda riga ci sono i quadrati, con l intervallo da a in grigio: 6 9 Ci proponiamo di dimostrare che è proprio la radice quadrata di, cioè che e = (da dimostrare). Che sia viene dal fatto che è un maggiorante di A, e quindi è maggiore o uguale a ogni elemento di A, in particolare allo. Anzi, deve essere anche maggiore o uguale a, che è un altro elemento di A. Inoltre, essendo il minimo dei maggioranti, è minore o uguale a, che è un maggiorante. Riassumendo queste informazioni: (assodato). Per la tricotomia, una e una sola delle tre relazioni seguenti è valida: <, =, > (alternative).??? Per mostrare che è quella di mezzo la vera, andremo per esclusione. Non può essere che <. Facciamo finta infatti ( per assurdo ) che < (ipotesi provvisoria). In altre parole, stia in A. Consideriamo il seguente numero: ε := Poiché siamo nell ipotesi che <, abbiamo che >, e quindi ε >. Inoltre, poiché abbiamo che = e quindi per cui + + e pertanto Insomma, < ε < (assodato). = ε. Definiamo := + ε
4 G.Gorni Radice di due 8/9 ε Poiché ε > abbiamo che >. Consideriamo la differenza e scomponiamola in fattori: < + = ( )( + ) = ( ( + ε) )( ( + ε) + ) {}}{ = ε ( + ε ) < > < < < ε ( + ) = Eliminando i termini intermedi si ricava che =. <, da cui, cancellando l addendo in comune fra i due membri, < (assodato). Il punto è positivo e il suo quadrato è minore di. Risulta quindi appartenere ad A. Ma è anche maggiore strettamente di. Ne ricaviamo che non è un maggiorante di A (c è un punto di A a destra). Questo va contro la definizione di, che essendo l estremo superiore di A, ne è un maggiorante. L ipotesi provvisoria che < conduce a una contraddizione con la definizione di, e quindi è da scartare. Non può essere che >. Facciamo finta infatti per assurdo che > (ipotesi provvisoria). Consideriamo il seguente numero: ε := Poiché siamo nell ipotesi che >, abbiamo che >, e quindi ε >. Inoltre, poiché abbiamo che Insomma, = e quindi = e pertanto ε = < ε (assodato). =. Definiamo := ε ε
5 G.Gorni Radice di due 8/9 Mettendo insieme le disuguaglianze e < ε < / ricaviamo / < <, cioè / < < (assodato). Consideriamo la differenza dei quadrati e scomponiamola in fattori: < = ( )( + ) = ( ( ε) )( + ( ε) ) {}}{ = ε ( ε ) < < > < ε( ) = =. Eliminando i membri intermedi e semplificando il termine comune si ricava che > (assodato). Se prendiamo un qualsiasi > abbiamo, elevando al quadrato (tenendo conto che è positivo!) che > >. Dunque nessun punto a destra di sta in A. In altre parole, è un maggiorante di A. Ma è anche minore strettamente di. Ne segue che non è il più piccolo dei maggioranti di A. Questo contraddice la definizione di. Siamo costretti a rigettare l ipotesi provvisoria che >. Conclusione: non potendo essere né < né > deve essere =, cioè è una radice quadrata positiva di, e (salvo aver verificato l unicità) possiamo scrivere =. Esercizio. Nella dimostrazione abbiamo usato il fatto che < < y implica < y. Dimostrare l implicazione a partire dai principi di base. Esercizio. Dimostrare che la radice quadrata positiva di un qualsiasi numero positivo è unica. Esercizio (più impegnativo). Dimostrare che esiste in R. Esercizio. Dimostrare (senza usare radici quadrate, ma solo le quattro operazioni) che se e < allora esiste un y > tale che y <. Dimostrare che se e > allora esiste un y tale che < y < e y >. Esercizio. L insieme A := { R :, < } coincide con { R : < }. Esercizio. Verificare che 7/ è una buona approssimazione razionale di, nel senso che 7 < < 7. Notare che nel corso di Analisi Matematica piace lavorare con numeri simbolici esatti, e uguaglianze e disuguaglianze esatte, quando ci si riesce. Una qualsiasi calcolatrice ci dà approssimazioni in virgola mobile del tipo di,6, ma siamo un altro ordine di idee.
6 G.Gorni Radice di due 8/9. La radice di due non è razionale Teorema. La radice di due non è un numero razionale. Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che Q. Esistono quindi due numeri interi p, q tali che = p/q. Essendo p/q > i due numeri devono avere lo stesso segno; salvo cambiare segno a entrambi possiamo supporre che siano entrambi >. Elevando al quadrato l uguaglianza = p/q si ricava = p /q, e moltiplicando per q si ha che q = p Da qui per raggiungere un assurdo possiamo ragionare in diversi modi. Primo modo. q è un numero pari, perché è il doppio del numero intero q. Dunque p è pari. Ma allora p stesso dev essere pari, perché il quadrato di un dispari è dispari. Sia p la metà di p, che è intera: p = p/. Sostituendo p = p nell uguaglianza q = p si ricava q = (p ) = p, da cui, dividendo per, q = p. Ragionando come prima, il secondo membro p è pari, quindi q, e quindi q, sono pari. Entrambi p e q sono pari! Sia q = q/, che è intero. Allora = p q = p/ q/ = p q. Insomma, p e q si trovano con le stesse proprietà che avevano all inizio p e q: sono interi e il loro rapporto è. Ma allora possiamo riapplicare il ragionamento a p e q : sono a loro volta entrambi pari. Poniamo p = p /, q = q /. Continuando di questa lena anche p e q sono pari, e così via. Ricaviamo che i numeri iniziali p e q sono divisibili per infinite volte. Questo chiaramente non è possibile. Altrimenti detto: p e q sono pari, quindi p, q ; anche le loro metà sono pari, quindi p, q ; le metà delle metà sono pari, quindi p, q 8, ecc. Secondo modo. Possiamo supporre all inizio che la frazione p/q sia già ridotta ai minimi termini (altrimenti riduciamola prima di continuare). In particolare p e q non possono essere entrambi pari. Ma col ragionamento qui sopra ricaviamo che p e q devono essere entrambi pari. Assurdo. Terzo modo. Scomponiamo i due membri q e p in fattori primi. e concentriamoci su quante volte compare il fattore. In p il compare il doppio delle volte che compare in p: in particolare, in p il compare un numero pari di volte. Invece, in q compare una volta nel coefficiente e poi un numero pari di volte in q : in totale un numero dispari di volte. Ora, la scomposizione in fattori primi è unica. Dunque non è possibile che il fattore compaia un numero pari e dispari di volte allo stesso tempo. Corre voce che gli antichi egiziani avessero esco- gitato un modo pratico ed economico per tracciare sul terreno un angolo retto, usando una corda che fosse divisa da dei nodi in + + tratti di uguale lunghezza. Se unita ai due estremi e tirata verso l esterno in nodi opportuni, la corda si dispone in un bel triangolo rettangolo di lati, e. Si tratta della famosa terna pitagorica tirare tirare tirare + =. Problema: esiste un modo di dividere la corda in tratti uguali di modo che il triangolo che ne viene sia rettangolo e e abbia i due cateti uguali? Tornerebbe comodo per tracciare la base di una piramide. Vediamo un po : sia q il numero di tratti in un cateto, ancora q quelli nell altro cateto, e p quelli nell ipotenusa (o, se si preferisce, due lati e diagonale di un quadrato). Per il teorema di Pitagora si ha che q + q = p, cioè q = p, ossia = p /q = (p/q). Insomma, bisogna che p q =. 6
7 G.Gorni Radice di due 8/9 Abbiamo visto sopra che non esistono p e q con tali proprietà. A un certo punto di quella dimostrazione avevamo visto che se p/q = allora p e q sono necessariamente entrambi pari e il rapporto delle loro metà è pure uguale a. Tradotto in termini di triangoli e corde, questo vuol dire che se ci càpita una q +q +p che risolva il problema, allora senza fatica ne troviamo una più economica semplicemente dimezzando il numero di tratti; risparmiamo ancora di più dimezzando ancora, e poi ancora, ecc. Qualcosa non torna. Nella figura seguente si è barato: i tratti sui cateti e quelli sulla diagonale non sono esattamente della stessa lunghezza. Data una soluzione, i tratti sono pari. Bastavano metà tratti. Esercizio (facoltativo, di trigonometria). Con una corda divisa in tratti uguali si tira in un triangolo isoscele con un angolo molto vicino a 9 gradi. Di quanti gradi, primi, secondi è l errore? La tavoletta babilonese YBC 789 (circa 6 8 a.c.) che riporta un valore approssimato di in base sessagesimale (da Wikipedia) =
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