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1 Osservatorio Finanziario sulle Società Vinicole Italiane Edizione 2010 OSSERVATORIO FINANZIARIO SULLE SOCIETÀ VINICOLE ITALIANE Analisi dei profili reddituali e finanziari di un campione rappresentativo delle diverse tipologie di società vinicole italiane Edizione 2010 Stefano Cordero di Montezemolo MasterWineManagement

2 1. Le premesse In questa pubblicazione viene presentata l edizione 2010 dell Osservatorio Finanziario delle Società Vinicole Italiane che ha per oggetto l analisi di un campione di 160 società vinicole italiane rappresentative per dimensioni, per strutture e per performance aziendali delle diverse tipologie di imprese che caratterizzano questo specifico settore industriale. Questa edizione è aggiornata ai dati di bilancio del campione delle società dell esercizio Le passate edizioni erano prodotte con cadenza annuale. Da questa edizione si è deciso di passare ad un edizione biennale secondo lo schema tradizionale dell Osservatorio e di integrare questa pubblicazione con una ricerca basata sul campione dei bilanci disponibili già nell autunno di ogni anno. Come indicato nelle precedenti edizioni, questa pubblicazione si distingue da altre che hanno per oggetto l analisi dei risultati di bilancio delle aziende vinicole italiane perché tiene conto anche di un campione consistente e rappresentativo delle realtà imprenditoriali di minori dimensioni con ricavi tra gli 1,5 ed i 10 milioni di euro che sono una parte fondamentale del sistema vinicolo italiano ed hanno logiche economiche, patrimoniali e gestionali diverse da quelle di maggiori dimensioni. 2. L evoluzione dell intero campione delle società vinicole Il campione delle società vinicole analizzato in questa pubblicazione, dopo una fase di rallentamento dei tassi di variazione dei ricavi fino all anno 2005 ha avuto una consistente ripresa nei successivi due anni (2006 e 2007) mentre si è registrato il primo dato di variazione con segno negativo nell anno 2008 a indicazione della forte recessione che questo settore, al pari della complessiva produzione economica, sta avendo in questi ultimi esercizi. Pertanto, escludendo il dato dell anno 2008 che riflette la complessiva contrazione economica generata dalla recessione internazionale, negli anni precedenti il settore vinicolo italiano mostra di avere avuto positivi tassi di crescita che si devono ritenere superiori ai dati media della maggior parte dei settori economici italiani. Questo risultato è stato realizzato nonostante una situazione valutaria non favorevole in relazione al crescente tasso di cambio dell euro che ha certamente penalizzato le esportazioni delle nostre produzioni vinicole ed ha favorito le condizioni commerciali delle produzioni provenienti dai concorrenti internazionali non denominati in euro. In questi termini, quindi, le produzioni vinicole italiane hanno dimostrato una forte capacità di tenuta e, con riferimento al mercato nordamericano che ha rappresentato il principale sbocco e fattore di crescita del vino italiano, le aziende vinicole italiane hanno consolidato e rafforzato le posizioni di mercato e si può ritenere che ci possano essere interessanti prospettive di ulteriore crescita se, in futuro, l euro dovesse avere tassi di cambio più favorevoli rispetto al dollaro. Tuttavia, nonostante l andamento dei ricavi sia stato sostanzialmente positivo e certamente superiore ad altri comparti economici, i risultati reddituali sono andati progressivamente e consistentemente riducendosi fino a raggiungere livelli oggettivamente preoccupanti e che spingono sempre più a ritenere che il settore sia destinato ad una profonda ristrutturazione in quanto l assetto corrente non è più in grado di garantire un positivo e sostenibile sviluppo. La complessiva perdita di redditività del settore vinicolo italiano è certamente determinata da una maggiore intensità competitiva nazionale ed internazionale che spinge ad una progressiva riduzione dei margini reddituali con conseguente crescita dei costi per i servizi e per il capitale fisso. Come emerge dalla Tab. 3, il margine sul venduto del complessivo campione ha avuto una progressiva crescita fino a valori superiori al 39%, mentre i margini reddituali lordo e netto (GROS e ROS) rimangono relativamente stabili tranne l ultimo anno in cui vi è stata una consistente riduzione a causa anche della variazione negativa dei ricavi. D altra parte, la consistente e progressiva perdita di redditività di questo settore è anche determinata da una logica di sviluppo che vede la crescita degli investimenti in immobilizzazioni tecniche largamente superiore a quella dei ricavi e dei margini economici generati dalle attività vinicole. Come si vede dalla Fig. 1 e dalla Tab. 1 il tasso di crescita delle immobilizzazioni tecniche è stato largamente superiore a quello dei ricavi, tranne nell anno 2007 in cui si è registrata una situazione inversa, e nel corso del 2008 la forbice tra i due tassi di crescita ha raggiunto il massimo valore. e e anche economici e il peggioramento delle ragioni di cambio hanno prodotto tra gli anni 2003 e 2004 una forte riduzione dei margini reddituali, nonostante i benefici economici prodotti nello stesso periodo dalla significativa riduzione dei costi del venduto per il minore valore delle materie prime vinicole. Tra il 2004 ed il 2006 il margine industriale lordo è cresciuto a tassi largamente superiori a quelli dei ricavi per la consistente decrescita dei valori delle forniture vinicole in relazione allo strutturale eccesso di offerta viticola rispetto ai volumi di produzione vinicola. Questa condizione è ulteriormente aggravata da un modello tipico di aziende vinicola che nel nostro contesto risulta mostrare crescenti limiti dimensionali e strutturali che non consentono adeguati livelli di produttività patrimoniale e reddituale. Stefano Cordero di Montezemolo 2

3 Fig. 1: Tassi di crescita dei ricavi e degli investimenti industriali tra il 2001 ed il Ricavi Investimenti industriali Tasso di crescita - % La crescita degli investimenti in immobilizzazioni tecniche può essere giustificata dal rinnovamento delle strutture produttive e la sua crescita, in termini nominali, è spiegata anche dalle consistenti rivalutazioni delle immobilizzazioni materiali e immateriali che le imprese hanno dovuto contabilizzare nei loro bilanci a copertura delle perdite gestionali e/o per accedere a ulteriori finanziamenti. Tuttavia, la consistente crescita delle immobilizzazioni tecniche è spiegata principalmente dai consistenti investimenti che le imprese vinicole hanno realizzato per sostenere strategie di incremento della qualità produttiva e di controllo diretto delle forniture viticole. Come già indicato in precedenti pubblicazioni, nel settore vinicolo la crescita degli investimenti in immobilizzazioni tecniche si trascina costi di gestione aggiuntivi con scarsi vantaggi di scala se non ci sono significativi incrementi dimensionali. Gli investimenti in immobilizzazioni tecniche e di costi operativi connessi con la gestione delle immobilizzazioni tecniche potrebbero essere sostenibili solo con dimensioni aziendali maggiori che si possono realizzare sempre meno con una crescita autoprodotta ma bensì con acquisizioni che, tuttavia, nel contesto italiano sono difficilmente realizzabili per vincoli patrimoniali, familiari e anche culturali. La conseguenza di questa situazione è una maggiore pressione sui margini di redditività industriale, ben oltre quella spiegata dalla crescente intensità competitiva, e minori performance di produttività del capitale investito e dei costi di struttura: il risultato operativo del 2008 ha raggiunto livelli molto inferiori a quelli degli anni precedenti e, peraltro, dopo due esercizi in cui si erano realizzati positivi incrementi e consolidamenti dei margini di redditività operativa (ROS). Tenuto conto della contestuale forte crescita delle immobilizzazioni tecniche, nel 2008 si è registrata una rilevante diminuzione della redditività sul capitale investito (ROI) che, peraltro, aveva già avuto una progressiva riduzione dai livelli raggiunti all inizio del decennio passato. Tab.2: L evoluzione dei principali valori di bilancio del campione aggregato 2008 % % % % % mln 08/07 07/06 06/05 05/04 04/03 Ricavi 4, Margine ind. Lordo 1, Valore aggiunto Risultato operativo Risultato netto Attivo totale 6, Immobilizz. tecniche 2, Debiti finanziari 2, Capitale netto 2, Tab. 3: L evoluzione dei principali indici del campione aggregato Indici di bilancio (%) ROE netto - % 2, ROE lordo - % 3,8 7, ROI - % Margine sul venduto - % ROS - % GROS - % Mezzi propri / Attivo tot Debiti fin. / Mezzi propri Stefano Cordero di Montezemolo 3

4 L attivo totale ha avuto una crescita a tassi progressivamente più bassi e a livelli inferiori a quella delle immobilizzazioni tecniche. Questa dinamica viene spiegata da una crescita dell attivo circolante inferiore a quella del capitale fisso. In effetti, sebbene vi sia stato un progressivo peggioramento degli indici di produttività dei crediti commerciali e delle scorte di magazzino, questa variazione è stata largamente inferiore alla costante e consistente riduzione di produttività delle immobilizzazioni tecniche. Per quanto riguarda la struttura del capitale del complessivo campione, si può rilevare una costante crescita del peso dei mezzi propri nel finanziamento dell attivo totale: si è passati da un rapporto di 0,33 nel 2000 ad uno di 0,40 nel Contestualmente, il rapporto tra i debiti finanziari ed i mezzi propri si è ridotto in modo consistente fino a raggiungere il livello di 0,78. Con riferimento a questo elemento va rilevato che nel corso degli ultimi esercizi ha continuato a crescere il peso del finanziamento soci nella complessiva struttura del capitale, in particolare di quella delle imprese di dimensioni inferiori. Questi dati ci portano ad affermare che la solidità finanziaria può essere riferita solo alle imprese di dimensioni superiori, mentre quelle di dimensioni inferiori trovano maggiori difficoltà nel reperimento di fonti di finanziamento e i propri creditori richiedono un maggiore coinvolgimento da parte della proprietà. Nel rispetto di tutte le precedenti indicazioni, dopo una leggera ripresa nel 2006, nel corso degli ultimi due esercizi la redditività sul capitale investito ha subito una consistente riduzione, sia in termini di ROE (lordo e netto), sia di ROI a livelli che consolidano una situazione di negativa remunerazione del capitale investito e di sostenibilità finanziaria delle settore vinicolo. 3. La struttura delle quattro classi di società vinicole Sul piano dei risultati reddituali, nel corso degli due esercizi, le quattro classi hanno avuto performance molto simili. La variazione ricavi è stata molto consistente nel 2007 e, invece, si è registrata una variazione con segno negativo nel A fronte di questo, nel 2007 tutte le classi hanno confermato una crescita largamente inferiore del margine industriale e del valore aggiunto rispetto a quella dei ricavi e una variazione negativa del risultato operativo e del risultato netto. Nel 2008, la variazione negativa dei ricavi ha generato variazioni con tassi ancora più negativi dei margini e dei risultati reddituali a conferma di un progressivo indebolimento del settore che è ulteriormente aggravato dalla più generale crisi economica. Tab. 4: I valori di variazione dei principali dati di bilancio delle quattro classi negli ultimi esercizi ± % Classe A Classe B Classe C Classe D 08/07 07/06 06/05 08/07 07/06 06/05 08/07 07/06 06/05 08/07 07/06 06/05 Ricavi -0,4 11, ,9 9, ,1 9, ,9 10,1 0.2 Margine ind. -4,4 7, ,2 6, ,6 6, ,5 6,9 6.2 Valore aggiunto -8,4 4, ,8 3, ,5 3, ,0 3, Risultato oper. -22,6-5, ,8-4, ,4-4, ,6-4,7 Risultato netto -19,2-7, ,6-7, ,2-5, ,6-7, Attivo totale 9,2 5, ,2 5, ,2 5, ,9 5,5-1.1 Immob. Tecniche 15,2 3, ,1 4, ,8 4, ,0-2,9 2.4 Debiti finanziari 8,9 4, ,6 5, ,4 8, ,0-2, Capitale netto 17,3 4, ,5 5, ,6 5, ,3 1,4-1.7 Tuttavia, come già indicato nelle precedenti edizioni, le classi di imprese con dimensioni superiori ed una struttura operativa più flessibile (classe A e B) hanno avuto un grado di tenuta relativamente superiore in termini redditività, di solidità patrimoniale, di sostenibilità finanziaria. Sebbene, nel corso del 2007 le imprese di minori dimensioni avessero mantenuto le posizioni dopo alcuni anni in cui si era allargato il differenziale con le imprese maggiori, nel 2008 l avvio della crisi economica generale ha nuovamente determinato una condizione di difficoltà che accresce le preoccupazioni sulla possibile tenuta di questo comparto di imprese vinicole. I dati degli ultimi esercizi confermano la maggiore difficoltà delle imprese vinicole di minori dimensioni caratterizzate da produzioni più specializzate in fasce con elevati contenuti di qualità e di prezzo, e con un controllo diretto dei fattori di produzione, che nel passato avevano permesso a queste imprese di compensare la strutturale minore produttività del capitale investito e le minori economie gestionali connesse con le limitate dimensioni aziendali. Peraltro, la crisi generale, e quindi la contrazione dei mercati, accresce ulteriormente le pressioni sulle prestazioni aziendali che erano già consistenti in relazione alla maggiore competitività del settore. La drastica riduzione dei risultati reddituali ha avuto un effetto maggiore sulle imprese di minori dimensioni che hanno ulteriormente peggiorato gli indicatori solvibilità che avevano già raggiunto livelli molto preoccupanti e significativamente peggiori di quelli delle imprese di maggiori dimensioni. Questa condizione viene misurata dall indice di congruità finanziaria che mette in relazione i flussi finanziari generati dalla gestione reddituale con i flussi finanziari necessari per sostenere i nuovi investimenti, il rimborso ed il pagamento dei finanziamenti. Nel corso degli ultimi due esercizi, si è sensibilmente ridotto per tutte e quattro le categorie di imprese vinicole. Tuttavia, le imprese di maggiori dimensioni (classi A e B) hanno mantenuto livelli che garantiscono un adeguata sostenibilità finanziaria, la classe C che si era mantenuta finao al 2007 su livelli sostanzialmente positivi ha registrato una forte contrazione fino a eguagliare il livello fortemente negativo della classe D che aveva già raggiunto negli esercizi precedenti una situazione deficitaria. Stefano Cordero di Montezemolo 4

5 Tutto ciò rafforza le indicazioni già formulate nelle ultime edizioni dell Osservatorio: al di là di una auspicabile a- zione di ristrutturazione e di razionalizzazione promossa dalle stesse imprese, si deve ritenere sempre più urgente lo sviluppo di programmi d intervento istituzionali anche con la partecipazione attiva delle banche e degli intermediari finanziari che, qualora decidano di sottovalutare o rinviare questa situazione potrebbero trovarsi a dover gestire una grave crisi finanziaria con esposizioni non facilmente recuperabili se non con consistenti perdite di capitale. Tab. 5: I principali indici economici e finanziari delle quattro classi di imprese vinicole Dati in % Classe A Classe B Classe C Classe D ROE netto ROE lordo ROI ROS GROS Valore aggiunto sul venduto Margine lordo sul venduto Immob. tecn. / Ricavi Crediti commerciali / Ricavi Scorte / Ricavi Capitale netto / Attivo totale Indebit. Finanz. / Capitale netto Indice di congruità lorda Stefano Cordero di Montezemolo 5

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