La gambericoltura marina

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1 Febo Lumare, La gambericoltura marina. In: Acquacoltura Responsabile. A cura di S. Cataudella e P. Bronzi. Unimar-Uniprom (eds), Roma: p Foto e grafica di Febo Lumare La gambericoltura marina Febo Lumare Sebbene siano diverse le specie coltivate di Crostacei (in genere come integrazioni a produzioni di base, nei paesi sud-orientali), soprattutto i gamberi peneidi da oltre un ventennio costituiscono oggetto di interesse ai fini dell allevamento (fig. 1). In base agli ultimi dati della FAO, risalenti al 1998, la produzione mondiale di gamberi provenienti da pesca e allevamento ammontava a t, delle quali ben il 29,1% ottenuto attraverso forme di acquacoltura (fig. 2) Gamberi pescati Gamberi allevati Produzione (t) Anni Fig. 1 Produzione dei crostacei da allevamento nel mondo (FAO, 2000). La voce crostacei d acqua dolce si riferisce soprattutto a Macrobrachium spp., Cherax spp., ed astacidi dulciacquicoli; granchi di mari a Portunus sp., Callinectes sp. e Scylla serrata; Astacidi e aragoste a Panulirus spp. e Palinurus spp.; la voce gamberi e mazzancolle ai gamberi peneidi. Vari marini, infine, ad altri crostacei, come Artemia spp., non inclusi nelle categorie precedenti Crost. acqua dolce Granchi mare Astici e aragoste Gamberi e mazzancolle vari marini Produzione (t) Anni Fig. 2 Andamento della produzione mondiale di gamberi sia da allevamento che pescati in natura. Su un totale della produzione mondiale, nel 1998, pari a t, ben il 29,1 % proveniva da allevamenti. 1

2 Il consumo dei gamberi nella UE L Unione Europea è, insieme al Giappone ed USA, una delle maggiori consumatrici di gamberi al mondo. La UE nel 1998 ha utilizzato t di gamberi (fig. 3) con un consumo medio pro-capite pari a 1,3 kg; di esse t (61,1%) sono state importate e t (38,9%) risultano di produzione interna, in grande maggioranza da pesca in mare. Le stime indicano che del totale consumato il 22% proveniva da allevamento. Quantità (t) t t t t 505 t 112 t Consumo totale UE Produzione UE Totale allevamento Gambericoltura UE Origine Fig. 3 Quantitativi ed origini dei gamberi consumati nella Unione Europea; dati riferiti al In particolare vengono indicati: il consumo totale nella UE; i quantitativi prodotti nella UE ( t) rispetto a quelli di importazione ( t), il totale proveniente da allevamento (estero e UE, pari a t) e la produzione da allevamento all interno della UE (112 t). La gambericoltura nel Mediterraneo La produzione di gamberi allevati nel Mediterraneo ha raggiunto, nel 1998, le 505 t, delle quali soltanto 112 t prodotte nell ambito della UE. La situazione relativa alle produzioni per specie, quantità e paese è illustrata in fig. 4; da questa si rileva che i maggiori produttori del Mediterraneo sono Turchia ed Egitto (rispettivamente con 270 t e 80 t ). 2

3 Fig. 4. Mappa dei principali paesi produttori di gamberi da allevamento nell area del Mediterraneo, con relativi quantitativi e specie. In blu vengono indicati i paesi che al momento non hanno produzioni significative, ma hanno avviato programmi di sviluppo. Le specie Il gambero peneide più diffusamente oggetto di coltura in Mediterraneo è Marsupenaeus japonicus, di importazione asiatica (fig. 5). L interesse nell area per questo gambero è stata determinata, originariamente, dalla somiglianza alla specie autoctona Melicertus kerathurus, non adatta per impiego in acquacoltura. Fig. 5 Il gambero peneide Marsupenaeus japonicus, importato dal Giappone, è diffusamente allevato nell area del Mediterraneo. 3

4 I principali criteri dei quali generalmente si tiene conto per individuare specie potenzialmente valide ai fini dell allevamento sono: 1) livello di facilità nella riproduzione e produzione del novellame; 2) tasso di accrescimento; 3) richieste nutrizionali; 4) densità di stoccaggio; 5) resistenza alle salinità elevate; 6) rendimento. In tab. 1 vengono elencati vantaggi e svantaggi ai fini dell allevamento di alcune differenti specie di peneidi, già sperimentate nell area del Mediterraneo; di esse se ne evidenziano con caratteri rossi gli aspetti negativi e con quelli blu i positivi. Il peneide che, ad una analisi sommaria, presenta le prospettive più interessanti è Fenneropenaeus indicus, gambero di origine indo-pacifica, che permette anche rendimenti molto elevati. Specie Livello difficoltà riproduzione Tasso accrescimento Regime alimentare Densità stoccaggio Tolleranza salinità Rendimento Marsupenaeus japonicus Penaeus semisulcatus Fenneropenaeus indicus Penaeus monodon Litopenaeus vannamei basso medio carnivoro bassa media medio medio medio onnivoro bassa molto alta medio basso basso onnivoro molto alta molto alta molto alto alto alto onnivoro alta alta alto basso medio onnivoro molto alta media molto alto Tab.1. Caratteristiche svantaggiose (in rosso) e vantaggiose (in blu) delle principali specie di gamberi peneidi allevati nel Mediterraneo. Fenneropenaeus indicus assomma il maggior numero di caratteri vantaggiosi. Ciclo biologico dei gamberi peneidi in natura Il ciclo biologico dei peneidi costieri è molto simile tra i vari rappresentanti del gruppo. Per comodità riportiamo quello di Melicertus kerathurus, la specie autoctona mediterranea, studiato recentemente nelle acque costiere prospicienti il Lago di Lesina (Puglia nord-orientale; fig. 6). 4

5 Fig. 6 Ciclo biologico del gambero peneide Melicertus kerathurus nelle acque prospicienti il Lago di Lesina (Puglia nord orientale), caratterizzato da una fase di vita in mare (accrescimento autunno-invernale, riproduzione e sviluppo larvale) e da una successiva in acque salmastre (accrescimento estivo di post-larve e giovanili). Le riproduttrici arrivano sotto costa dal largo, in maggio-giugno (temperatura dell acqua da 20 a 24 C), all isobata di circa 10 m. Le femmine, già accoppiatesi, completano ivi il processo di ovogenesi, che porta all emissione delle uova. Da queste nasce la larva planctonica, il nauplius, che successivamente metamorfosa a zoëa e poi a mysis; segue la fase post-larvale, bentonica, attraverso la quale i giovani animali si muovono sul fondo per raggiungere le basse acque della battigia. Esse, seguendo stimoli reotattici e chemiotattici, penetrano in gran numero nel Lago di Lesina (o in lagune, foci fluviali etc) ed ivi si accrescono, favorite dalla temperatura mediamente elevata (25-28 C) e dall abbondanza di cibo naturale. In tarda estate-primo autunno, quando le acque dell invaso tendono a raffreddarsi, i giovani (taglia media di 4-5 g) migrano verso il mare. Con l ulteriore abbassamento termico delle acque marine, gli stadi adolescenti e subadulti si muovono verso batimetrie maggiori. In questa migrazione gli animali continuano ad alimentarsi ed accrescersi fino a raggiungere l isobata dei 30 m (in dicembre febbraio, con temperatura dell acqua sul fondo di circa 12 C), dove trascorrono il periodo invernale. Con l inizio della buona stagione, rilevata dagli 5

6 animali dall aumento della fotofase (incremento delle ore di luce) e poi dal graduale innalzamento delle temperature, i peneidi riprendono la migrazione in senso inverso, dirigendosi verso l isobata dei 10 m, dove si riprodurranno. Struttura e tipologia delle gambericolture Una panoramica circa l organizzazione e la struttura della gambericoltura nei paesi produttori del Mediterraneo viene riportata in tab. 2. Interessanti sono gli alti rendimenti che vengono ottenuti in Spagna (1,7 t/ha), ma ancora più elevati sono quelli realizzati a Cipro (oltre 10 t/ha). Paese Schiuditoi (n ) Produzione postlarve (milioni/anno) Area (ha) Produzione totale (t) Produzione media (t/ha) Produzione variazione (t/ha) Albania 1 1, ,2 0,15-0,35 Cipro 1 2, ,75 4,0-12,0 Egitto ,27 0, Francia ,16 0,1-0,3 Grecia ,6 0,2-0,7 Italia 1 1, ,41 0,2-0,8 Spagna ,7 0,4-3,5 Turchia ,7 0,2-1,1 Tab. 2 Organizzazione e situazione produttiva della gambericoltura nei paesi del Mediterraneo. (Fonti: FAO, 2000; National Centre Marine Research (NCMR),Grecia; Arab Aquaculture Consultants Office (AACO), Egypt; Department Fisheries and Marine Research, Cyprus; Instituto Ciencias Marina Andalusia, Espana; operatori vari). I principali fattori che condizionano gli indirizzi di sviluppo della gambericoltura sono: la situazione climatica (clima temperato freddo nel Mediterraneo settentrionale e temperato caldo in quello meridionale, con una fascia intermedia) e la disponibilità dei riproduttori in natura (nel Mediterraneo sud orientale; fig. 7) 6

7 Fig. 7 Fasce climatiche con relativi parametri principali che caratterizzano gli indirizzi di sviluppo della gambericoltura nel Mediterraneo. Nella fascia temperata fredda (Mediterraneo settentrionale) il ciclo biologico degli animali si svolge in cattività, per buona parte nello schiuditoio (fasi di svernamento e di condizionamento alla maturazione ovarica), la stagione di ingrasso è breve (3-4 mesi) e non si dispone di tempo sufficiente per effettuare un vero e proprio preingrasso. Nella fascia temperata calda (Mediterraneo meridionale) sussistono condizioni climatiche spiccatamente più favorevoli che permettono di effettuare nei bacini all esterno lo svernamento, il condizionamento alla maturazione ovarica, il preingrasso (30-45 giorni) e il prolungamento dell ingrasso per 8-10 mesi. L area del Mediterraneo sud-orientale presenta, inoltre, popolazioni naturali di peneidi adatti all allevamento (Marsupenaeus japonicus, Penaeus semisulcatus). Pertanto gli impianti di gambericoltura ivi dislocati possono procurarsi le femmine mature direttamente in mare, all epoca in cui devono avviare la produzione di novellame. La temperatura mite e la disponibilità di popolazioni naturali sono fattori che incidono positivamente ed in modo sensibile sugli aspetti economici della gambericoltura. 7

8 Gli impianti di gambericoltura sono, in genere, articolati attraverso differenti fasi di processo: la produzione di novellame in schiuditoio, il preingrasso e l ingrasso. Lo schiuditoio per gamberi peneidi Lo schiuditoio rappresenta il punto nevralgico del sistema produttivo, sia per il ruolo che esso svolge (essendo la produzione del seme alla base del processo) che per l elevato contenuto tecnologico (alti investimenti sia nella realizzazione delle strutture che nella spinta qualificazione del personale). Il ciclo produttivo in schiuditoio si svolge selezionando le genitrici, pronte a riprodursi, dopo averne indotta la maturazione ovarica. Facendo ricorso all ablazione unilaterale del peduncolo oculare ed alla regolazione sia del fotoperiodo che della temperatura è possibile ottenere riproduzioni in ogni epoca dell anno ed in numero elevato per ogni riproduttrice trattata. Laddove possibile, si può fare ricorso alla cattura in natura di femmine mature. Ciascuna riproduttrice rilascia mediamente, durante le prime ore notturne, da a circa uova, a seconda della specie. Fig. 8 Sequenza dei differenti prodotti alimentari somministrati a larve e postlarve di peneidi in relazione allo stadio di sviluppo. La somministrazione di prodotti di origine marina (Artemia sp. congelata, carne di nasello etc), ad integrazione delle diete composte, è consigliata solo nel caso di prodotti dietetici non bilanciati che potrebbero determinare l insorgere di fenomeni di cannibalismo. 8

9 Dopo 11 ore le uova schiudono (a temperatura d incubazione di circa 26 C) lasciando fuoriuscire il nauplio, il primo stadio larvale. Questo, planctonico, si accresce a spese delle riserve energetiche accumulate nel sacco del tuorlo. Esso attraverso 6 substadi e metamorfosa, dopo 36 ore, a zoëa. Questa seconda forma larvale, planctonica, viene alimentata con diatomee (fig. 8) e permane tale per tre giorni, attraverso 3 substadi, per metamorfosare poi a mysis. Essa, ancora planctonica, si nutre di naupli di Artemia spp.; attraverso altri 3 substadi morfogenetici, della durata di tre giorni, passa a post-larva, bentonica, con sembianze che ricordano già quelle dell adulto. Il giovane gambero, dopo un paio di giorni di svezzamento, viene alimentato con mangime composto in granuli. La post-larva, di 0,002-0,020 g e corrispondente rispettivamente a PL7 PL20, può già essere trasferita al settore di preingrasso o ingrasso. Fig. 9 Schema del CEPRIGAP (Centro Provinciale per la Riproduzione dei Gamberi Peneidi, di Carloforte), uno schiuditoio per gamberi realizzato dall Amministrazione Provinciale di Cagliari. I diversi settori operativi sono stati evidenziati in colori differenti. Lo schiuditoio, generalmente articolato in reparti (fig.9), dovrà disporre - specialmente se allocato lungo la fascia costiera del Mediterraneo settentrionaledel settore di mantenimento e/o condizionamento dei riproduttori. Questo è costituito da vasche di dimensioni più o meno grandi (30-50 m 3 ; fig. 10), caratterizzate da doppio fondo, con circuito forzato dell acqua e strutturate in 9

10 modo tale da mantenere per lunghi periodi le condizioni ambientali in stato ottimale, con particolare riguardo al fondo sabbioso. Fig. 10 Vasca da 36 m 3 per il condizionamento alla maturazione ovarica in riproduttori del peneide Marsupenaeus japonicus, presso il Centro Provinciale di Riproduzione per Gamberi Peneidi (CEPRIGAP) di Carloforte (Cagliari). All epoca in cui lo schiuditoio deve avviare l attività di produzione del novellame, le genitrici -delle quali è stata indotta la maturazione ovarica- vengono selezionate e trasferite nel settore di riproduzione. Esse vengono ivi stimolate ad emettere le uova, poi raccolte in automatico. Questo scomparto è dotato di vasche opportunamente strutturate, in varie dimensioni (2-5 m 3 ), le cui condizioni ambientali dell acqua (temperatura, salinità, aerazione, riciclo etc) sono rigidamente controllate. Il settore di allevamento larvale e post-larvale è organizzato con una serie di vasche (da m 3 ) gestibili relativamente ai valori richiesti di temperatura, salinità, ricambio idrico, filtrazione, aerazione etc. Qui vengono trasferite le uova per la schiusa e si procede con l allevamento prima delle larve e poi delle post-larve, fino a PL7 o PL22, a seconda degli orientamenti di pianificazione aziendale. Assumono, anche, importanza nell ambito della produzione del novellame del gambero: il settore di produzione delle alghe diatomee, delegato al 10

11 mantenimento dei ceppi, alla produzione dei volumi di avvio, alle colture massive; il settore di schiusa delle cisti di Artemia salina; il settore che raccoglie gli altri servizi, ovvero filtrazione, aerazione, termocondizionamento etc. In relazione alla realizzazione dell impianto e alla sua attività produttiva si può presentare una serie di problemi sinteticamente riassunta nei seguenti punti: a) Applicazione di tecnologie non specifiche. L errore più frequente nell area mediterranea è dovuto all impiego di tecnologie mediate dagli impianti di produzione del pesce. Si creano in tal modo problemi superabili soltanto ricorrendo alla ristrutturazione dello schiuditoio. b) Bassa percentuale di schiusa delle uova. Condizione generalizzata imputabile alla lunga cattività per generazioni successive dei riproduttori, cui conseguono ripetuti incroci consanguinei (inbreeding). Ciò determina una riduzione della variabilità genetica che si manifesta, praticamente, con una caduta della percentuale di schiusa delle uova. c) Patologie trasmesse alle larve dai riproduttori, causate da errori di gestione legati alla lunga permanenza in ambienti innaturali dei genitori. Quest ultimi provengono dai bacini spesso già affetti da patologie, che si acuiscono nelle fasi di svernamento e di condizionamento (per batteri chitinolitici, in genere, e Leucothrix sp.). d) Qualità scadente del novellame. 1) Per problemi di gestione e, più specificamente, di alimentazione (diete non equilibrate) con conseguente difformità di taglia degli animali; la qual cosa favorisce l insorgere del cannibalismo. 2) Novellame stressato per inadeguata preparazione dell imballaggio da spedizione (eccessivi tempi di attesa negli aeroporti, scarsa regolazione della temperatura etc) e per i tempi lunghi di trasferimento (con conseguenti valori elevati di nutrienti tossici nell acqua, caduta di ossigeno etc). Nei due casi si ha come effetto la mortalità consistente del novellame, non necessariamente all arrivo del prodotto, ma anche nella prima decade dopo la semina, senza che l operatore poco accorto se ne renda conto. Ciò determina perdite significative della produzione, spreco di mangime, deterioramento della qualità dell acqua di allevamento. e) Scarsa disponibilità di novellame. Problema ricorrente se l impianto di ingrasso non dispone del proprio schiuditoio e deve importare le post-larve da molto lontano, spesso dall estero. In tale circostanza si rischia di non disporre del seme al momento giusto, o anche di non disporne nelle 11

12 quantità necessarie, con il rischio di lasciare improduttivi parte dei bacini da ingrasso. Il preingrasso Consiste in una fase di coltura intermedia tra l allevamento postlarvale e l ingrasso, della durata di giorni. Nell area mediterranea, in genere, non si fa ricorso al preingrasso bensì, talvolta, a una breve fase di acclimatazione (2-7 giorni), laddove si disponga delle strutture necessarie. Gli impianti di ingrasso Nell area mediterranea non esiste un orientamento univoco dell ingrasso per gamberi, ma piuttosto differenti modelli in rapporto alle fasce climatiche, ad alcune caratteristiche biologiche delle specie allevate ( fossorie, fortemente territoriali o fruitrici di tutta la colonna d acqua), al regime alimentare (carnivoro o onnivoro), all orientamento produttivo, a seconda del mercato di riferimento. Tale eterogeneità di fattori contribuisce a diversificare gli indirizzi della gambericoltura, ancora alla ricerca di stabili riferimenti tecnologici ed economici. Ampiamente diffuso è l allevamento estensivo, caratterizzato da basse densità di stoccaggio (tab. 3; 0,8-1,5 es. /m 2 ) e da rendimenti altrettanto contenuti ( kg/ha), e organizzato generalmente su bacini di grandi dimensioni (2-25 ha); esso si è sviluppato in contesti climatologicamente difficili (3-4 mesi utili per l accrescimento, e un esempio ne è la vallicoltura) o in aree precluse ad interventi di riqualificazione ambientale (saline, zone con vincoli di varia natura etc). Miglioramenti produttivi (fino ad oltre 800 kg/ha) di questo modello possono essere perseguiti attraverso una oculata gestione dell ecosistema di allevamento (fertilizzazione, integrazione alimentare, fitodepurazione endogena, bassi ricambi idrici, pesca selettiva ). 12

13 Modello Estensivo Semi-intensivo Intensivo Fascia climatica Densità stoccaggio (es. /m 2 ) Alimentazione temperata fredda (Mediterraneo settentrionale) intermedia (Mediterraneo centrale) temperata-calda (Mediterraneo meridionale) 0,8 1, >100 naturale naturale+ fertilizzante+ integrazione composto Durata accrescimento (mesi) composto autosufficiente Superficie bacino (ha) ,8 5 0,1 1,5 Rendimento (t /ha) 0,18 0,25 0,5 0,9 1- >10 Aerazione assente moderata elevata Ricambio idrico (%) 1< 1-10 >10 Tab. 3. Principali orientamenti di sviluppo dell ingrasso dei gamberi peneidi in Mediterraneo. Nella fascia temperata calda hanno trovato soddisfacente applicazione le forme di allevamento intensivo (fig. 11), in bacini di piccola dimensione (0,6-1,5 ha; densità di stoccaggio di es. /m 2 ) del gambero giapponese Marsupenaeus japonicus; ciò ha consentito di innalzare i rendimenti a 2-3 t/ha per anno, ma ricorrendo a mangimi a base di scarto di pesca e di lavorazione. Optando, invece, per peneidi poco fossori ed onnivori, come Fenneropenaeus indicus, è possibile incrementare sensibilmente le produzioni, stabilendo densità di stoccaggio da 50 a oltre 100 es./m 2, e con rendimenti superiori a 10 t/ha per anno. Nelle forme di intensivo assumono importanza la dimensione ridotta dei bacini, il ruolo della dieta, il sostenuto ricambio idrico e la spinta aerazione. Il modello semi-intensivo, infine, è ben rappresentato nella fascia climatica intermedia; esso sfrutta un periodo di 5-7 mesi per l accrescimento, densità di stoccaggio di 2-5 es./m 2 e raggiunge rendimenti di kg/ ha. In tal caso vengono impiegati bacini di media dimensione (0,8-5 ha) e l alimentazione viene integrata con mangimi commerciali. 13

14 Fig. 11 Allevamento intensivo in bacini da 1 ha circa, sulla costa mediterranea sud orientale. Si notino l aerazione alquanto sostenuta, anche durante le ore diurne, ed il ricambio idrico in atto. Anche relativamente all ingrasso sono ricorrenti alcuni problemi. I principali sono: a) Conflitto d uso del territorio. Esso rappresenta uno degli aspetti che maggiormente condiziona l espansione della gambericoltura. Questa, per impostazione originaria richiede, in genere, vaste superfici di terreno. Ciò porta a conflittualità sull uso del territorio con turismo, agricoltura, insediamenti residenziali, industrie. b) Indisponibilità sul mercato europeo di diete autosufficienti per l ingrasso dei gamberi. La dimensione della gambericoltura nel Mediterraneo non ha contribuito a creare, d altra parte, le premesse per un fattivo interesse dei mangimifici europei a risolvere il problema. E ciò risulta maggiormente penalizzante considerando che la specie più diffusamente allevata nell area mediterranea, Marsupenaeus japonicus è anche quella maggiormente esigente sotto il profilo dietetico. d) Ricerca e sviluppo. Lo sviluppo della gambericoltura, così come di qualsiasi attività ad elevato contenuto biotecnologico, richiede un notevole sforzo di ricerca. La ricerca in gambericoltura, nell area mediterranea, viene fortemente penalizzata e ciò viene sentito con grave preoccupazione dal mondo della ricerca e della produzione. Proprio con lo scopo di colmare tale vuoto e di creare sinergismi, onde superare i fattori limitanti allo 14

15 sviluppo della gambericoltura, sono in atto importanti azioni di aggregazione di organi tecnici, scientifici e produttivi a livello nazionale e mediterraneo. Bibliografia - FAO, FAO yearbook. Fishery statistics. Capture production. Vol 86/1, Rome: 713 pp - FAO, FAO yearbook. Fishery statistics. Aquaculture production. Vol 86/2, Rome:169 pp. - Josepeit, H., European Shrimp markets. FAO/GLOBEFISH Research - Programme. Vol. 60, Rome: 82 pp. - Lumare F., Reproduction of Penaeus kerathurus using eyestalk ablation. Aquaculture, 18: Lumare F.,1998. Crostacei Peneidi. Tecnica e gestione dell allevamento. Manuale di divulgazione, Serie Acquacoltura, ESAV (publ.), vol. 4:187 pp. - Lumare F., Scordella G., Pastore M., Prato E., Zanella L., Tessarin C. and Sanna A., Pond management and environmental dynamics in semiextensive culture of Penaeus japonicus (Decapoda, Penaeidae) on the northern Adriatic coast of Italy. Rivista Italiana di Acquacoltura, 35: Lumare F., Uzunoglu S. and Baspehlian A., Hatchery mass production of the penaeid fry Penaeus japonicus and P. semisulcatus (Penaeidae, Decapoda) on the Mediterranean coast of Turkey (Gulf of Antalya). Rivista Italiana Acquacoltura, 32: Lumare F. e Scordella G., Ciclo biologico, accrescimento, e riproduzione del gambero peneide Melicertus kerathurus nella fascia costiera del Basso Adriatico. In: Atti del Workshop Stato della pesca e dinamica di popolazione del gambero mediterraneo Penaeus kerathurus in alcune aree della Costa Adriatica 16 marzo 2001, Lecce:

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