Didattica e sordità. di Maria Roccaforte

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1 Didattica e sordità di Maria Roccaforte

2 QUALE SCUOLA? I dubbi e le incertezze che i genitori affrontano nella scelta del metodo riabilitativo si ripropongono davanti al tipo di SCUOLA in cui inserire il proprio bambino. La legge prevede infatti la scelta fra scuola normale e scuola speciale.

3 La difficoltà di questa scelta dipende soprattutto dalla disinformazione delle famiglie su ciò che ciascuna istituzione può garantire al bambino sordo. Le famiglie che volessero effettivamente sapere cosa sia meglio per il loro b. non hanno un punto di riferimento chiarificatore e spesso si trovano a seguire il consiglio del medico o la strada già percorsa da amici. Il problema dell inserimento dei b. disabili fu affrontato par la prima volta in Italia nel 1974.

4 Tale innovazione si articolava sul piano didattico in due punti: 1) ampliamento del concetto di apprendimento che accanto ai livelli di intelligenza logico-costruttiva prendesse in considerazione anche lo sviluppo psicomotorio e i processi di socializzazione. 2) attuazione del tempo pieno visto come successione organica di diversi tempi programmati dagli operatori scolastici.

5 LEGGE n. 517 del 1977 l obbligo scolastico si adempie per i bambini sordomuti nelle apposite scuole speciali o nelle classi ordinarie delle pubbliche scuole elementari e medie, nelle quali siano assicurati la necessaria integrazione specialistica e i servizi di sostegno Successivamente la legge n. 270 del 1982 prevedeva l inserimento dei b. handicappati anche nelle scuole materne statali, attuando così una completa integrazione scolastica.

6 Nella maggior parte dei casi i genitori non scelgono la scuola speciale che certamente convalida l handicap. Quindi le scuole speciali sono andate via via svuotandosi e in esse sono rimasti pochi b. con altri problemi oltre alla sordità, o che non avevano progredito nella scuola normale tornando a quella speciale, o infine quelli le cui famiglie non sanno trovare altre alternative.

7 SCUOLA SPECIALE VANTAGGI: - esiste una tradizione di una lunga esperienza di insegnamento ai b. sordi; - competenza in LIS; - possibilità di relazionarsi con altri b. che vivono la stessa disabilità. SVANTAGGI: - spesso sono dei convitti che si portano dietro gli aspetti negativi di una prolungata istituzionalizzazione (lontananza dalla famiglia, dinamiche di gruppo incontrollabili ) - contenitore di b. multiproblematici.

8 UN ALTERNATIVA.. CLASSI SPECIALI IN SCUOLE NORMALI: per un periodo limitato, prima della legge 517/77, ci fu questa sperimentazione. Ad es. nella scuola media statale Mazzini di Roma, gli alunni sordi, non superiori ad 8, frequentavano per alcune materie (italiano, storia, geografia, matematica e inglese) la classe speciale, mentre poi si univano ad una classe normale per altre materie (educazione artistica, tecnica e fisica).

9 Fu un esperienza positiva perché: da una lato, permetteva un insegnamento specializzato per quelle discipline che richiedono un adeguata competenza linguistica per accedere ai contenuti; dall altro, dava agli alunni sordi l opportunità di interagire in modo paritario con gli udenti nelle materie dove prevale l operatività. Permetteva inoltre di avere momenti di scambio fuori dall orario prettamente scolastico (ricreazione, entrata e uscita da scuola).

10 IL PROBLEMA DELLA COMUNICAZIONE A SCUOLA L accesso alla cultura nella nostra scuola avviene prevalentemente tramite due canali: 1) la lezione frontale del docente; 2) l interrogazione quale strumento di verifica dell apprendimento. All estero si sono aperte nuove prospettive tramite diverse tecnologie (computer, sottotitoli ) ma l Italia sembra ignorare tutto questo.

11 Alcuni atteggiamenti aggressivi del bambino derivano dall incapacità dal docente di adeguare la propria didattica alla reale situazione di partenza dell alunno. Molte volte si chiede all alunno sordo troppo o troppo poco.

12 TROPPO: si possono innescare reazioni aggressive perché il b. non è mai in grado di fare il compito che è troppo al di sopra delle sua preparazione di base, oppure è formulato in un italiano troppo difficile e quindi incomprensibile e lui, sentendosi frustrato, reagisce negativamente. TROPPO POCO: si perde un occasione, difficilmente recuperabile; quando infatti si lavora con un alunno sordo si ha sempre la sensazione che il tempo non basti mai per dare quelle informazioni che il bambino sordo perde a causa del suo deficit.

13 DIFFICOLTA NEL COMPRENDE IL LIBRO DI TESTO Per LEGGERE e COMPRENDERE un testo occorrono buone competenza linguistiche a livello: Lessicale (si osserva una notevole riduzione del vocabolario nonché una rigidità lessicale) Morfosintattico (difficoltà con molte delle struttura grammaticali italiane) Inferenziale (difficoltà nell'attingere dall'enciclopedia personale del lettore in cui si raccolgono le conoscenze sul mondo) Di comprensione di metafore, modi di dire, frasi fatte (estrema rigidità)

14 IL MOMENTO DELLA VALUTAZIONE Occorre separare in due momenti la valutazione: 1) valutazione dell apprendimento dei contenuti 2) valutazione delle competenze linguistiche

15 LA NORMATIVA ITALIANA L articolo 13 della Legge Quadro del 92, la L. 104 e il D.M.P.I. del 9/7/ 92 garantiscono il diritto all Istruzione e all Integrazione scolastica degli studenti handicappati grazie anche a servizi come trasporti, mensa, servizi logopedici, psicomotori, di comunicazione.

16 Vengono previste dunque figure assistenziali (prese in carico dalla Provincia). In Italia, però, la legge non prevede alcun profilo professionale, né percorso didattico o formativo, per tali figure assistenziali.

17 RUOLI DIVERSI... INSEGNANTE DI SOSTEGNO: conosce le strategie didattiche e i programmi, stabilisce i contenuti e li sa spiegare e semplificare per le varie disabilità. Si occupa dell alunno disabile ma anche del resto della classe.

18 INTERPRETE: il suo compito è quello di tradurre da una lingua all altra. tramite delle tecniche volte ad una traduzione fedele e in simultanea. Non semplifica in base alle capacità di comprensione dell ascoltatore. ASSISTENTE ALLA COMUNICAZIONE: media le peculiarità delle diverse discipline, con il loro linguaggio e la loro didattica, e le rende intelligibili allo studente sordo.

19 EDUCATORE SORDO: deve essere bilingue; deve stabilire una relazione privilegiata con il bambino sordo in quanto modello con cui porsi a confronto per costruire la propria personalità e identità; stimola l osservazione, la riflessione, il giudizio critico sulle esperienze mancanti e media il contesto favorendo la comunicazione.

20 Perché nasce la figura dell educatore sordo? Per garantire l acquisizione linguistica del b. piccolo ancora preverbale fornendogli un input linguistico precoce e una lingua madre soprattutto se ha genitori udenti. Per favorire l equilibrio psichico dovuto alla possibilità di identificarsi con un adulto sordo perfettamente integrato e bilingue.

21 L apprendimento dipende dalla qualità delle relazioni e della comunicazione: l educatore sordo vede con gli stessi occhi del bambino e sa portarlo a capire e denominare le conoscenze. Sa adattare la sua LIS alle capacità e alla fase evolutiva del bambino.

22 UNIVERSITA Le persone sorde incontrano enormi difficoltà ad accedere ai gradi più elevati dell istruzione. In tutta Italia sono poco più di 150 gli universitari sordi. Sono appena 100 i sordi laureati. Ciò indica che fino ad oggi è stato fatto poco per abbattere le barriere comunicative.

23 L Università sembra amplificare le problematiche che l alunno sordo ha già incontrato nella scuola superiore: - aule superaffollate in cui è difficile trovare posto in 1 fila (non sempre il posto è riservato) con un vocio di sottofondo che rende quasi inutilizzabili le protesi. Se la lezione è nelle sale del cinema la distanza dalla cattedra aumenta e la lettura labiale è sempre più difficile.

24 - compagni che cambiano in continuazione con cui è quindi difficile stabilire rapporti interpersonali e abituarsi al movimento delle loro labbra. - sussidi, strumenti, figure professionali (interprete LIS, ripetitori labiali, tutor, prendi appunti, ecc.) previste dalla legge 104/92 che l Università dovrebbe mettere a disposizione ma che invece non fornisce con la giustificazione di non avere fondi.

25 - docenti che non vengono informati da nessuno che nel loro corso c è uno studente sordo per cui spengono le luci mentre proiettano diapositive, spiegano mentre sono girati, non attivano alcuna strategia per facilitare la comunicazione né durante le lezioni, né durante gli esami.

26 - Professori che accusano l interprete di suggerire durante gli esami; - Professori che rimproverano lo studente sordo perché dicono che l interprete distrae gli altri alunni; - Professori che redarguiscono gli alunni sordi perché li fissano troppo intensamente (quando lo studente si sforzava solo di leggere le labbra).

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