La fenologia in agricoltura
|
|
|
- Sibilla Palmieri
- 9 anni fa
- Просмотров:
Транскрипт
1 CAPITOLO 2 La fenologia in agricoltura G. Puppi, F. Zinoni Stadi di sviluppo delle piante agrarie Gli stadi di sviluppo sono strettamente influenzati dalla sensibilità delle piante alle condizioni esterne e nel caso delle specie coltivate condizionano le scelte dell agricoltore. Le decisioni operative assunte nei vari momenti del ciclo determinano il risultato finale, inteso come aspetto quantitativo e qualitativo del prodotto, e definiscono l impatto ambientale della tecnica agronomica. Pertanto è evidente l importanza di conoscere lo stadio di sviluppo della pianta per impostare una corretta pratica agricola. Una dettagliata conoscenza della fenologia delle piante coltivate, ovvero dei loro stadi di sviluppo, permette di effettuare previsioni sulle ripercussioni di eventi meteorologici più o meno favorevoli e, di conseguenza, di definire le strategie di coltivazione più opportune considerando le reali potenzialità produttive (Gate 1995). Lo sviluppo della pianta, dal momento della semina o del risveglio vegetativo alla fine del ciclo, avviene secondo regole specifiche, dove gli stadi codificati e la velocità con cui evolvono, rappresentano delle firme naturali che caratterizzano il comportamento delle diverse specie. I processi di sviluppo avvengono in un sistema continuo, dove ogni fase evolve in quella successiva senza soluzione di continuità, come bene si comprende osservando piante erbacee a sviluppo indeterminato o alberi. Questa asserzione sullo sviluppo delle piante, rigorosa per gli aspetti relativi allo studio e alla ricerca nel campo della fisiologia vegetale, dove ogni momento del ciclo di sviluppo può essere interpretato come un momento appartenente all insieme sfuocato di un ampio processo all interno del quale ogni istante è l evoluzione del momento precedente oppure tende a degenerare nell istante successivo (Schirone et al., 1989), non si addice ai fini pratici della gestione della pratica agricola. Per questo motivo sono state introdotte nel corso degli anni una serie di classificazioni che suddividono il ciclo colturale in fasi, più o meno omogenee e più o meno numerose, in relazione all importanza che la pianta riveste nell ambito produttivo mondiale. Altro elemento storico importante è costituito dall affinamento delle tecniche agronomiche nel corso degli anni; lo studio e la produzione di scale fenologiche è stato più attivo per le colture che
2 maggiormente hanno beneficiato degli effetti economici ed agronomici legati all evoluzione della tecnica colturale, con interessamento delle aziende private e degli istituti di ricerca pubblici. Si è così giunti per la stessa coltura ad una suddivisione del ciclo di sviluppo in un numero di fasi estremamente variabile: ad esempio, nel frumento si va da una suddivisione centesimale (Zadoks, 1974), frutto di una ricerca dettagliata dell aspetto morfologico dei cereali, scala utilizzata prevalentemente in ambito sperimentale, ad una suddivisione in 21 classi, messa a punto da Baggiolini (1954), per impieghi più operativi che riguardano in modo particolare la difesa fitosanitaria e la concimazione. Recentemente lo studio dello sviluppo del frumento ha subito un nuovo impulso basato sull uso di nuove tecniche di osservazione, descrizione e classificazione, messe a punto per la famiglia delle graminacee coltivate, ed in particolare per il gruppo dei cereali. Sono stati proposti modelli di analisi dello sviluppo della pianta basati sull osservazione dell apice meristematico, che costituisce, per una buona parte del ciclo dei cereali, il vero elemento che ne caratterizza lo sviluppo (Kirby e Appleyard, 1981; Kirby, 1988; McMaster, 1997). L osservazione dell apice si basa sulla realizzazione di campioni distruttivi (prelievo di piantine) e sull impiego di tecniche appropriate di sezionamento per la messa a nudo dell apice vegetativo. Il riconoscimento dei vari componenti del meristema apicale viene effettuato in laboratorio con l ausilio del microscopio binoculare (Kirby e Appleyard, 1981). L osservazione dell apice meristematico proposta da Kirby, può essere abbinata alla tecnica di rilevazione fenologica tradizionale. Gate (Gate, 1995) distingue due criteri di osservazione, definendo agronomici, quelli tradizionali effettuati in campo senza procedere al campionamento di materiale da sottoporre ad osservazione di laboratorio, e fenologici quelli eseguiti sull apice meristematico. Si intende così, per fenologia della pianta, lo stadio di sviluppo degli organi differenziati sul meristema apicale e non lo stadio determinabile con l osservazione della morfologia degli organi esterni. Rispetto ai rilievi tradizionali, lo studio della differenziazione dell apice meristematico meglio si presta a definire la suscettibilità della pianta ad eventi meteorologici avversi ed a valutare l efficacia degli interventi agronomici. Al fine di fornire un termine di confronto fra le osservazioni fenologiche tradizionali, eseguite in campo, e la microfenologia, che ha come elemento di osservazione l apice meristematico, Gate (1995) presenta tabelle comparative delle principali scale fenologiche utilizzate per il grano e l orzo (scale di Feekes, Baggiolini, Zadoks, Jonard e Kirby).
3 Con l osservazione dell ontogenesi dell apice, è possibile distinguere la fase vegetativa del cereale (fase nella quale vengono differenziate le foglie), dalla fase riproduttiva, momento che inizia con la differenziazione della spiga (stadio di double ridge). È inoltre possibile accertare il momento in cui termina la differenziazione della spiga ed inizia la fase di formazione degli organi fiorali, ed altri momenti essenziali dello sviluppo della pianta (Gate, 1995) Osservazioni fenologiche Il ciclo di sviluppo di una pianta si compone di una serie di trasformazioni più o meno visibili all occhio umano. A prescindere dal tipo di scala adottata, l osservazione fenologica classica si basa sull individuazione di fasi ben precise rilevabili a vista o al tatto, senza operare interventi distruttivi sulla pianta. Questa metodologia prevede l individuazione di un numero contenuto di piante e l osservazione del loro sviluppo fino alla fine del ciclo (Barbieri et al, 1987). La metodologia di rilevazione non si basa solo sulla scelta della scala fenologica di riferimento e sulla sua applicazione, ma deve considerare alcuni elementi importanti per limitare gli errori di rilevazione ed ottenere risultati rappresentativi. Innanzi tutto è necessario adottare tutti quegli accorgimenti che permettano di omogeneizzare i rilievi effettuati da osservatori diversi e limitare la soggettività dell osservazione. Allo scopo si utilizzano schede di rilevazione normalmente accompagnate da note metodologiche per l esecuzione dei rilievi. Solitamente nelle note delle schede sono definiti i principali criteri da rispettare per la scelta dell azienda, dell appezzamento e per la scelta dei siti e delle piante da osservare all interno dell appezzamento. Le note sono normalmente integrate con iconografie e immagini fotografiche, che permettono di riconoscere in modo dettagliato lo stadio fenologico della pianta (Barbieri et al, 1987; WMO, 1982). La necessità di uniformare e standardizzare i metodi e le tecniche di rilevazione fenologica ha suggerito di raccogliere in questo manuale le scale fenologiche maggiormente in uso per le piante coltivate e spontanee di interesse agronomico e di compararle con la scala fenologica BBCH (1997), ispirata alla metodologia proposta da Zadoks (Zadoks, 1974).
4 2.3. Variabilità fenologica La variabilità fenologica entro l'individuo La variabilità fenologica si esplica a diversi livelli: tra popolazioni, tra piante e tra singoli organi o parti della stessa pianta. Poiché l'oggetto del rilevamento fenologico generalmente è la singola pianta, è necessario affrontare il problema della variabilità fenologica entro l'individuo. La scalarità delle manifestazioni fenologiche entro le singole piante può creare dubbi e diversità di interpretazione nei rilevatori, principalmente per quanto riguarda le piante arboree, ove si aggiungono anche difficoltà di osservazione dovute alla grossa taglia. Poiché le variazioni fenologiche entro un individuo non sono casuali, ma dipendono dalla posizione dei vari organi, il rilevatore dovrebbe tenerne conto (Schirone et al e 1989): in un albero una valutazione effettuata osservando alcuni rami scelti senza precisi criteri può portare ad errori e a disparità di valutazione tra diversi rilevatori. Il comportamento fenologico di una pianta arborea può essere visto come quello di una popolazione di fiori o foglie. A causa della scalarità del manifestarsi degli eventi fenologici nel singolo individuo, è opportuno introdurre il concetto operativo di "unità di osservazione, che rappresenta ciò che viene osservato dal rilevatore per giungere alla attribuzione della fenofase. L'unità di osservazione può essere la pianta in toto, oppure singoli organi o parti di essa. Se come unità di osservazione viene scelta la pianta in toto, bisogna adottare chiavi di rilevamento le cui fenofasi permettano di distinguere la variabilità entro l'individuo. Se si scelgono come unità di osservazione le singole parti di una pianta (gemme, foglie, fiori, frutti) si dovranno effettuare valutazioni quantitative della presenza delle fenofasi mediante percentuali: ad esempio si deve individuare l'inizio di una fenofase (presenza della fenofase in poche unità di osservazione, da 1% a 10%), la fase mediana (in circa metà delle unità di osservazione, cioè tra 40% e 60%) e il completamento del fenomeno (praticamente in tutta la pianta, cioè tra 90% e 100% delle unità di osservazione) (vedi Puppi Branzi in Malossini 1993) La variabilità fenologica tra individui Al fine di assicurare la valutazione della variabilità tra gli individui della stessa specie, è necessario effettuare le osservazioni secondo i metodi e i criteri della fenologia quantitativa; il metodo di rilevamento infatti deve permettere di sottoporre i dati rilevati ad elaborazioni e confronti statistici e consiste nella registrazione delle quantità di individui di una certa specie che si trovano nelle diverse fenofasi.
5 Se gli individui di una specie sono molto numerosi e non possono essere osservati tutti, tali quantità possono essere stimate in vario modo: con valutazioni percentuali, riferite alla copertura o al numero di individui; con conteggi di un numero prestabilito di individui (utilizzabile nelle colture); con conteggi oltre un limite numerico minimo e fino ad un limite numerico massimo (utilizzabile in prati polifiti o vegetazione spontanea come ad es. in Arrigoni 1977, Arrigoni et al. 1977; Puppi e Speranza, 1983; Puppi, 1989). Questi ultimi due metodi hanno il vantaggio di eliminare la soggettività dalle valutazioni quantitative. A questo proposito è importante definire, secondo criteri oggettivi, il numero di individui da osservare per ogni specie in una certa stazione: questa quantità dipende dalla variabilità fenologica della specie e dalla precisione dei dati che si vuol ottenere (Puppi, 1989); in ogni caso è sconsigliabile considerare meno di 5 individui per le piante legnose (almeno 3 piante soltanto nel caso di cloni, vedi Malossini, 1993) e meno di 20 individui per le piante erbacee spontanee (che sono caratterizzate in generale da una certa variabilità genetica): per le piante erbacee coltivate, più omogenee geneticamente, possono essere sufficienti meno di 20 piante. Tuttavia, se non ci sono problemi di reperimento di un numero superiore di esemplari, e consigliabile esaminare quantità superiori al minimo sopra indicato: per Graminacee e Leguminose ad esempio si consiglia di osservare da 50 a 100 piante per stazione o parcella (Cenci 1983, 1989). Per quanto riguarda invece le varietà di piante erbacee coltivate, che sono più omogenee geneticamente delle specie spontanee, possono essere sufficienti osservazioni su meno di 20 individui. Bibliografia AA.VV., Extended BBCH scale - Compendium of growth stage identification keys for mono and dicotyledonous plants. BBCH publications, 2 nd edition 1997, pp 130. Arrigoni P.V., Problemi di ricerca sinfenologica. Informatore Botanico Italiano, vol.9, pp Arrigoni P.V., Lamioni S., Marconcini C., Ricerche sinfenologiche in alcuni boschi della Toscana. Webbia, 31, pp Baggiolini M., Keller C., 1954: Les stades repères dans la végétation du blé. Revue Romande d Agriculture. 10, 17-20
6 Barbieri R., Botarelli L., Salsi A., Zinoni F., Guida alle rilevazioni agrofenologiche ed alla compilazione delle schede di rilevamento per le colture erbacee ed arboree. E.R.S.A., Bologna Cenci C.A., 1983 Metodi di rilevamento fenologico in Graminacee foraggere. Quaderni di Bioritmica, n.1, P.M.A., ed.palombo, Roma Cenci C.A Tecniche di rilevamento fenologico in Leguminose foraggere. Quaderni di Bioritmica, n.3, P.M.A., ed.palombo, Roma Gate P.,1995. Ecophosiologie du ble. Tec e Doc Lavoisier, ITCF. Pp 429. Kirby E.J.M., Appleyard M., Cereal development guide M.. General Editor: A. Baron Cereal Unit. Malossini A. ed Procedure per il rilevamento fenologico nei Giardini Italiani. Gruppo di Lavoro nazionale per i Giardini fenologici. Assessorato Agricoltura, R.E.R. McMaster GS, Phenology, development and growth of the wheat (Triticum aestivum L.) shoot apex: a review. Advances in Agronomy 59: Puppi Branzi G., Rilevamenti fenologici su piante della flora spontanea. in AA.VV. Metodi di Rilievo e di rappresentazione degli stadi fenologici. IPRA Quaderni metodologici n.12, pp Puppi G., Speranza M., Considerazioni su un'esperienza di rilevamento sinfenologico in brughiere a mirtillo. Inf. Bot. Ital. 15 (2-3) pp Schirone B., Leone A., Mori A., I rilevamenti fenologici in bosco. in AA.VV. Metodi di Rilievo e di rappresentazione degli stadi fenologici. IPRA Quaderni metodologici n.12,pp Schirone B., Parlante A., Sandoletti L., Tamantini M., Prime osservazioni sui ritmi fenologici in una cerreta. Inf. Bot. Ital. 20 pp Zadoks J.C., Chang T.T., Knozak C.F., A decimal code for growth stage of cereal. Weed Res. 14, WMO, 1982: Lecture notes for trining class IV. Agricultural meteorological personnel. N.593
FENOLOGIA. Lezione n. 1 Parte generale
FENOLOGIA Lezione n. 1 Parte generale Crescita Sviluppo CRESCITA: aumento di peso di un organo o dell intero organismo. SVILUPPO: continuo mutare della forma e delle funzioni di un individuo che si realizza
IL SERVIZIO AGROMETEOROLOGICO DELL ASSAM A SUPPORTO DELLE SCELTE AZIENDALI
IL SERVIZIO AGROMETEOROLOGICO DELL ASSAM A SUPPORTO DELLE SCELTE AZIENDALI SEMINARIO: RISCHIO MICOTOSSINE NELLA FILIERA CEREALICOLA MARCHIGIANA Osimo (AN) 12 aprile 2013 Dott. Agr.. Angela Sanchioni Centro
Metodologia per la stima dei carichi di azoto (N) di origine agricola della Regione Veneto
Metodologia per la stima dei carichi di azoto (N) di origine agricola della Regione Veneto La stima dei carichi azotati di origine agricola derivanti dagli apporti delle concimazioni organiche e minerali
Modelli e Metodi per la Simulazione (MMS)
Modelli e Metodi per la Simulazione (MMS) [email protected] Programma La simulazione ad eventi discreti, è una metodologia fondamentale per la valutazione delle prestazioni di sistemi complessi (di
I rilievi fenologici devono essere effettuati nel rispetto dei seguenti criteri informatori:
GUIDA AI RILIEVI FENOLOGICI Giovanna Puppi e Anna Letizia Zanotti Ist. di Botanica Dip. di Biologia - Università di Bologna Terminologia Poiché in fenologia si fa uso in certi casi di una terminologia
La progettazione di un indagine statistica
Dip. di Scienze Umane e Sociali [email protected] Outline 1 L indagine campionaria 2 3 Outline 1 L indagine campionaria 2 3 L indagine campionaria [1/2] Principalmente influenzata da: tempi costi
FENOLOGIA IN SICILIA
FENOLOGIA IN SICILIA Luigi Neri, Luigi Pasotti, Maria G. Magnano San Lio Regione Siciliana Assessorato Risorse Agricole e Alimentari Dipartimento Interventi Infrastrutturali Servizio VI SIAS Servizio Informativo
PIANO DI LAVORO ANNUALE anno scolastico Istituto di Istruzione Superiore. Peppuccio NASTASI Esercitazioni agrarie
Istituto di Istruzione Superiore ITALO CALVINO telefono: 0257500115 via Guido Rossa 20089 ROZZANO MI fax: 0257500163 Sezione Associata: telefono: 025300901 via Karl Marx 4 - Noverasco - 20090 OPERA MI
Un emergenza fitosanitaria per la fragola e la frutticoltura montana Drosophila suzukii. Riflessioni su strategie di controllo del fitofago
Un emergenza fitosanitaria per la fragola e la frutticoltura montana Drosophila suzukii Riflessioni su strategie di controllo del fitofago dr. Michele Baudino - CReSO Peveragno 25 febbraio 2012 Cosa è
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > FAGIOLO
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > FAGIOLO CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
PRODUZIONI VEGETALI OBIETTIVI FORMATIVI PREREQUISITI RICHIESTI
DIPARTIMENTO DI AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE E AMBIENTE (Di3A) Corso di laurea in Scienze e tecnologie alimentari Anno accademico 2016/2017-1 anno PRODUZIONI VEGETALI 12 CFU - 1 semestre Docenti titolari
Tecnico in meteo-climatologia operativa
Denominazione Figura / Profilo / Obiettivo Professioni NUP/ISTAT correlate Attività economiche di riferimento: ATECO 2007/ISTAT Area professionale Sottoarea professionale Descrizione Tecnico in meteo-climatologia
GranoDuro.net: un servizio Web per le aziende agricole. Pierluigi Meriggi, Francesca Salinari, Simona Giosuè, Matteo Ruggeri
GranoDuro.net: un servizio Web per le aziende agricole Pierluigi Meriggi, Francesca Salinari, Simona Giosuè, Matteo Ruggeri GranoDuro.net GranoDuro.net è un servizio web interattivo che fornisce supporti
Prova di coltivazione biologica di antichi mais piemontesi destinati all alimentazione umana (1)
Prova di coltivazione biologica di antichi mais piemontesi destinati all alimentazione umana (1) Sandra Spagnolo ( * ) Massimo Pinna ( * ) Ursula Gamba ( * ) Patrizia Zaccara ( ** ) Dario Possetto ( ***
SORGO. Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura.
SORGO Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE Non
AGRIT CEREALI AUTUNNO-VERNINI STATISTICHE AGRONOMICHE DI SUPERFICIE, RESA E PRODUZIONE Giugno 2013
AGRIT 2013 CEREALI AUTUNNO-VERNINI STATISTICHE AGRONOMICHE DI SUPERFICIE, RESA E PRODUZIONE Giugno 2013 AGRIT 2013 Bollettino cereali autunno-vernini INDICE 1 SUPERFICI, RESE MEDIE E PRODUZIONI NAZIONALI
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture erbacee > AVENA
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture erbacee > AVENA CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
Elementi di Probabilità e Statistica
Elementi di Probabilità e Statistica Statistica Descrittiva Rappresentazione dei dati mediante tabelle e grafici Estrapolazione di indici sintetici in grado di fornire informazioni riguardo alla distribuzione
Prove di coltivazione di specie orticole di pregio in rotazione con la patata
Prove di coltivazione di specie orticole di pregio in rotazione con la patata Programma Regionale di Ricerca, Sperimentazione e Dimostrazione Agricola (2008-2010) 2010) Obiettivi del progetto verificare
IMPATTO DELLA PHTHORIMEA OPERCULELLA SULLA COLTURA DELLA PATATA
IMPATTO DELLA PHTHORIMEA OPERCULELLA SULLA COLTURA DELLA PATATA BOLOGNA 22-10- 2013 Dr. D. D Ascenzo Servizio Fitosanitario Abruzzo Per poter inquadrare correttamente la problematica della tignola è importante
Hazard Analysis Critical Control Points. (Dlg. 155/97)
Hazard Analysis Critical Control Points (Dlg. 155/97) L'HACCP (Hazard-Analysis and Critical Control Points) è un protocollo (ovvero un insieme di procedure), volto a prevenire le possibili contaminazioni
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> CORIANDOLO DA SEME
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> CORIANDOLO DA SEME CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
Indice. 1 Le fasi della ricerca osservativa Le tecniche e gli strumenti L analisi del comportamento docente...7
INSEGNAMENTO DI PEDAGOGIA SPERIMENTALE LEZIONE III LA RICERCA EMPIRICA PARTE II PROF. LUCIANO GALLIANI Indice 1 Le fasi della ricerca osservativa...3 2 Le tecniche e gli strumenti...5 3 L analisi del comportamento
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
Triticale. Triticum secalotriticum saratoviense meister
Triticale Triticum secalotriticum saratoviense meister Triticale (Triticum secalotriticum saratoviense meister) È un ibrido intergenerico ottenuto attraverso l ibridazione tra il frumento (Triticum) e
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2017 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> CORIANDOLO DA SEME
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2017 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> CORIANDOLO DA SEME CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
MAIS. Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura.
MAIS Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE Non è
Calcolo dell inflazione per differenti tipologie di famiglie milanesi
Settore Statistica e S.I.T Servizio Statistica Calcolo dell inflazione per differenti tipologie di famiglie milanesi Introduzione L Indagine sui consumi delle famiglie milanesi realizzata dalla Camera
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture erbacee >PISELLO PROTEICO
CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità Mantenimento dell'agroecosistema naturale Scelta varietale e materiale di moltiplicazione Sistemazione e preparazione
LA COLTURA HERBAL CROPS TECNICA AGRONOMICA
LA COLTURA HERBAL CROPS TECNICA AGRONOMICA Herbal Crops Coltura annuale, razionalmente inseribile negli ordinamenti colturali come coltura a semina primaverile. Gestibile con tecniche in grado di determinare
Lezione 1: Introduzione. Prof. Massimo Aria
Lezione 1: Introduzione Corso di Statistica Facoltà di Economia Università della Basilicata Prof. Massimo Aria [email protected] Introduzione La Statistica Il termine statistica deriva, nella lingua italiana,
PIANO ANNUALE DI SCIENZE
ISTITUTO COMPRENSIVO DI FOLGARIA,LAVARONE e LUSERNA SCUOLA PRIMARIA DI LAVARONE PIANO ANNUALE DI SCIENZE CLASSE PRIMA ANNO SCOLASTICO 2016-2017 INSEGNANTE : TEZZELE TIZIANA COMPETENZA ABILITA CONOSCENZE
Aspetti economici delle filiere agroenergetiche: valutazioni economiche delle colture lignocellulosiche
LA PRODUZIONE DI BIOMASSE LIGNOCELLULOSICHE PER LA FILIERA BIO-ENERGETICA BIELLA 23 settembre 2011 Aspetti economici delle filiere agroenergetiche: valutazioni economiche delle colture lignocellulosiche
STATISTICA NOZIONI DI BASE
STATISTICA NOZIONI DI BASE Italo Nofroni Statistica medica - Sapienza - Roma Si definisce statistica la scienza cha ha per oggetto la raccolta, l analisi e l interpretazione dei dati (intensità e/o frequenze)
SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
PRATI POLIFITI Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
La Statistica: introduzione e approfondimenti
La Statistica: introduzione e approfondimenti Definizione di statistica Che cosa è la statistica? La statistica è una disciplina scientifica che trae i suoi risultati dalla raccolta, dall elaborazione
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > AGLIO
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > AGLIO CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
Allegato 4 NORME TECNICHE AGRONOMICHE PER LE PRODUZIONI AGRICOLE INTEGRATE DELLA REGIONE TOSCANA
Allegato 4 NORME TECNICHE AGRONOMICHE PER LE PRODUZIONI AGRICOLE INTEGRATE DELLA REGIONE TOSCANA (Regolamento CE 1257/1999 - Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 Misura 6 azione 6.2 Agricoltura integrata
«Gestione agronomica più efficiente con l agricoltura di precisione: esempi pratici in Italia»
http://www.ermes-fp7space.eu/ «Gestione agronomica più efficiente con l agricoltura di precisione: esempi pratici in Italia» Telerilevamento, modellistica e smart app a servizio dell'agricoltura, il progetto
LA COLTURA HERBAL CROPS TECNICA AGRONOMICA
LA COLTURA HERBAL CROPS TECNICA AGRONOMICA Rev. 2016 Herbal crops Coltura annuale, razionalmente inseribile negli ordinamenti colturali come coltura a semina primaverile. Gestibile con tecniche in grado
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > Rucola pieno campo
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > Rucola pieno campo CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e
da lungo tempo nel territorio toscano ed integrati tradizionalmente nella sua agricoltura e nel suo allevamento;
Richiesta di iscrizione al Repertorio regionale delle specie erbacee (LR 64/04 Tutela e valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale ) accessione
Alberi Decisionali Per l analisi del mancato rinnovo all abbonamento di una rivista
Alberi Decisionali Per l analisi del mancato rinnovo all abbonamento di una rivista Il problema L anticipazione del fenomeno degli abbandoni da parte dei propri clienti, rappresenta un elemento fondamentale
Elementi di Statistica
Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Ingegneria Informatica Informatica ed Elementi di Statistica 3 c.f.u. Anno Accademico 2010/2011 Docente: ing. Salvatore Sorce Elementi di Statistica Statistica
SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
FINOCCHIO Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
IL PARTENARIATO PER L INNOVAZIONE NEL SISTEMA AGROALIMENTARE
IL PARTENARIATO PER L INNOVAZIONE NEL SISTEMA AGROALIMENTARE AGRICOLTURA DI PRECISIONE Ancona, 27 Febbraio 2015 Graziano Brandoni AGRICOLTURA 2020 LA NUOVA PAC 2014-2020 PRODUTTIVITA COMPETITIVITA SOSTENIBILITA
I flussi di calore sensibile e la temperatura dell aria
I flussi di calore sensibile e la temperatura dell aria L aria in prossimità delle piante assorbe in misura ridotta la radiazione solare. Le variazioni nella temperatura dell aria sono determinate perciò
5. SOGLIE ECONOMICHE E ALTRI CRITERI DI INTERVENTO
5. ECONOMICHE E DI INTERVENTO Alda Butturini (Servizio Fitosanitario Regione Emilia-Romagna) La sorveglianza dello sviluppo degli organismi dannosi alle colture è fondamentale per la gestione della difesa.
Simulazione. D.E.I.S. Università di Bologna DEISNet
Simulazione D.E.I.S. Università di Bologna DEISNet http://deisnet.deis.unibo.it/ Introduzione Per valutare le prestazioni di un sistema esistono due approcci sostanzialmente differenti Analisi si basa
Materia Principi di agronomia e tecnica delle produzioni Classe 2 A
Materia Principi di agronomia e tecnica delle produzioni Classe 2 A MODULO 1 Le lavorazioni del terreno - acquisizione dei principali aspetti relativi ai costituenti del suolo quali origine, classificazione,
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> SOIA DA SEME
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> SOIA DA SEME CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
PISELLO. Non è consentito l uso di materiale proveniente da organismi geneticamente modificati (OGM).
PISELLO Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE Non
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > FAGIOLINO
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > FAGIOLINO \CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
Prodotto realizzato con il contributo della Regione Toscana nell'ambito dell'azione regionale di sistema. Laboratori del Sapere Scientifico
Prodotto realizzato con il contributo della Regione Toscana nell'ambito dell'azione regionale di sistema Laboratori del Sapere Scientifico ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE SANDRO PERTINI - VERNIO PRATO Scuola
Le malattie delle piante. Classificazione e riconoscimento
Le malattie delle piante Classificazione e riconoscimento MALATTIA: è una deviazione, uno sconvolgimento, delle normali funzioni vitali (di ricambio o di sviluppo) dell organismo; può essere causata da
Statistica descrittiva e statistica inferenziale
Statistica descrittiva e statistica inferenziale 1 ALCUNI CONCETTI POPOLAZIONE E CAMPIONE Popolazione: insieme finito o infinito di unità statistiche classificate secondo uno o più caratteri Campione:
Grandezze fisiche e loro misura
Grandezze fisiche e loro misura Cos è la fisica? e di che cosa si occupa? - Scienza sperimentale che studia i fenomeni naturali suscettibili di sperimentazione e caratterizzati da entità o grandezze misurabili.
Analizzare in termini quantitativi significa basarsi su dati e non su idee o ipotesi
Statistica La Statistica è una metodologia per l analisi quantitativa dei fenomeni collettivi, cioè fenomeni il cui studio richiede l osservazione di un insieme di manifestazioni individuali Analizzare
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> GIRASOLE DA SEME
Regione EmiliaRomagna Disciplinari di produzione integrata 2016 Norme tecniche di coltura > Colture da seme> GIRASOLE DA SEME CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
Risultati del confronto varietale campagna Dal campo allo stabilimento 03/02/2015
Progetto di sperimentazione varietale del pomodoro da industria, dello sviluppo della filiera e agrotecnica in Provincia di Alessandria Risultati del confronto varietale campagna 2014 Dal campo allo stabilimento
BASILICO, PREZZEMOLO E RUCOLA
BASILICO, PREZZEMOLO E RUCOLA Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2017 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > CETRIOLO
Regione Emilia-Romagna - Disciplinari di produzione integrata 2017 Norme tecniche di coltura > Colture orticole > CETRIOLO CAPITOLO DELLE NORME GENERALI Scelta dell'ambiente di coltivazione e vocazionalità
CURRICOLO DI SCIENZE Scuola Primaria CLASSI 1^ e 2^ COMPETENZE CONOSCENZE ABILITÀ
CURRICOLO DI SCIENZE Scuola Primaria CLASSI 1^ e 2^ COMPETENZE CONOSCENZE ABILITÀ COMPETENZA 1 RICONOSCERE E DESCRIVERE FENOMENI FONDAMENTALI DEL MONDO FISICO E BIOLOGICO - I cinque sensi - Alcuni esseri
AGLIO. Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura.
AGLIO Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura. SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE Non
Unità didattica n 1: Conoscenze e abilità implicate dagli obiettivi annuali
Unità didattica n 1: Obiettivi annuali 1. Osservare, descrivere, confrontare, correlare elementi della realtà circostante : distinguere piante e parti di esse cogliendone somiglianze e differenze 2. Riconoscere
VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
MELONE - COCOMERO Le indicazioni contenute nelle Norme Generali devono essere considerate preliminarmente alla lettura delle presenti Norme Tecniche di Coltura SCELTA VARIETALE E MATERIALE DI MOLTIPLICAZIONE
SISTEMA REGIONALE DELLE QUALIFICHE
Assessorato Scuola. Formazione professionale. Università e ricerca. Lavoro SISTEMA REGIONALE DELLE QUALIFICHE SCHEDA DESCRITTIVA STANDARD PROFESSIONALI DELLA QUALIFICA AREA PROFESSIONALE Allegato 1) SVILUPPO
La mosca delle olive, Bactrocera oleae: Monitoraggio e campionamento
La mosca delle olive, Bactrocera oleae: Monitoraggio e campionamento Antonio Belcari Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell Ambiente, Università di Firenze Qualsiasi metodo di controllo
Strumenti di indagine per la valutazione psicologica
Strumenti di indagine per la valutazione psicologica 1.1 - Misurare in psicologia Davide Massidda [email protected] Che cosa è la misura Misurare significa assegnare dei valori numerici a oggetti
SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO ALIGHIERI - TANZI MOLA DI BARI ANNO SCOLASTICO 2011/1012
SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO ALIGHIERI - TANZI MOLA DI BARI ANNO SCOLASTICO 2011/1012 ASSE SCIENTIFICO-TECNOLOGICO (Scienze, Geografia, Tecnologia, Scienze Motorie) L asse scientifico-tecnologico ha l
