Judo: didattica dello speciale

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1 Judo: didattica dello speciale Questi quattro articoli sono stati pubblicati sulla rivista online Athlonet.it della FIJLKAM da Settembre a Dicembre Autori: Michel Calmet, Emanuela Pierantozzi, RosaMaria Muroni, Emerson Franchini A cura di Emanuela Pierantozzi

2 1 parte Judo: didattica dello speciale Calmet Michel 1, Pierantozzi Emanuela 2, Muroni Rosamaria 2, Franchini Emerson 3 1 Università di Montpellier (FRA), 2 Università di Genova (ITA), 3 Università di San Paolo (BRA) Quest articolo, nato dallo scambio di conoscenze e competenze metodologiche tra gli autori -avvenuto soprattutto durante un workshop svoltosi a Maringa (Brasile) tra il 23 ed il 25 Agosto vuole essere un contributo alla didattica delle tecniche di judo in generale e, soprattutto, dello speciale ; contributo che include anche la valutazione di alcune conseguenti tattiche di allenamento. Come noi tutti sappiamo, alcuni tecnici seguono le linee guida dettate dal fondatore Jigoro Kano e dai suoi discepoli (Go-kyo), altri quelle della propria Federazione Nazionale. In effetti, accade che ogni Istituzione fornisca le proprie indicazioni e ogni istruttore elabori il proprio metodo d insegnamento più o meno efficace; pertanto la didattica delle tecniche di judo rimane un ambito molto discusso e variegato. Gli esperti intervenuti al workshop di Maringa (Bra) assieme all organizzatore: da sinistra Emanuela Pierantozzi, Emerson Franchini, Brulio HM Branco, Michel Calmet. Vista la complessità del tema, abbiamo suddiviso il lavoro in quattro differenti articoli, che saranno pubblicati separatamente, a partire dal presente. Nel primo articolo si affronta dapprima la definizione dello speciale; successivamente si analizzano le tecniche preferite da cinque campioni del passato, applicate durante due Giochi Olimpici e tre Campionati del Mondo. Nel secondo articolo si riporta, a mo di esempio, una progressione didattica per l allenamento dello speciale nei principianti. Nel terzo articolo si analizzano i sistemi d attacco di tre atleti di élite: Camilo Tiago, Ilias Iliadis e Teddy Riner. Infine nel quarto articolo si tratta della didattica dello speciale nella transizione da in piedi a terra. Definizione dello speciale Già dalle prime lezioni di judo il principiante si rende conto della grande varietà tecnica di questa disciplina, diventando così, nel tempo, consapevole della necessità di scegliere e applicare le tecniche a lui più congeniali nelle differenti situazioni. Il bravo maestro ha il compito di aiutare l allievo in questa ricerca, per fargli scoprire, attraverso l insegnamento di un certo numero di azioni di diversa tipologia, quelle più adeguate alle sue caratteristiche psicofisiche, e consentirgli così di costruire il suo bagaglio tecnico. ATHLON.NET NUMERO NOVE PAGINA 73

3 1 parte Il judoka normalmente predilige le tecniche utilizzate maggiormente, e con un certo successo, durante il randori, ossia l esercizio libero di combattimento in palestra. Queste tecniche sono definite tokui waza, tecniche speciali. Però è fondamentale distinguere tra la tecnica preferita, che si studia e si utilizza in palestra con i propri compagni, e lo speciale che invece potrà portare all ippon nel combattimento durante la gara. E importante, al fine di un allenamento adeguato e proficuo, comprendere se le tecniche preferite, eseguite in allenamento, coincidano con quelle speciali che si realizzano in gara. Spesso, infatti, le tecniche speciali eseguite in palestra durante lo studio, l uchikomi e il randori, sono parziali e incomplete rispetto alle situazioni di gara e quindi non sufficientemente affinate e integrate. Inoltre, in palestra, quasi sempre ci si allena con gli stessi Uke (partner di allenamento), che difficilmente cambiano guardia, prese e spostamenti. Tutto si complica notevolmente se si tratta di giovani atleti, visti in prospettiva di un allenamento pluriennale. Il concetto di speciale è quindi estremamente importante per eseguire un allenamento efficace in funzione del combattimento. Sarà quindi fondamentale analizzare le azioni di gara durante la competizione. Quest analisi non deve essere incentrata solo sullo tsukuri-kuzushi (preparazione-squilibrio), ma deve considerare: la guardia dell avversario l azione di preparazione alle prese le prese lo spostamento precedente all entrata le combinazioni i contraccolpi che può subire le prosecuzioni a terra come la tecnica è realizzata in differenti occasioni (zona del tatami: bordo-centro, stato di freschezza o affaticamento, avversario più alto o più basso ) Fase di preparazione alle prese: lo stesso atleta può adottare diverse strategie di avvicinamento in base alle caratteristiche dell avversario ATHLON.NET NUMERO NOVE PAGINA 74

4 1 parte Fase delle prese: lo stesso atleta può adottare diverse prese in base alle caratteristiche dell avversario Il tokui waza che costituisce lo speciale, è quindi l insieme dei sistemi d attacco differenti che si adattano alle varie situazioni. A conclusione di questa breve presentazione, vogliamo affermare che un allenamento, finalizzato al miglioramento del proprio speciale in gara, deve prendere in considerazione soprattutto le diverse guardie dell avversario, nonché le possibili varianti alla tecnica speciale, e infine la prosecuzione a terra. Tokui waza in piedi di cinque grandi Campioni del passato In questa ricerca abbiamo studiato cinque campioni, tra più forti in assoluto, in attività tra il 1995 ed il Obiettivo del lavoro è quello di individuare quante e quali tecniche speciali utilizzino nel combattimento in piedi atleti di massimo livello, per arrivare al successo nelle gare più importanti. In ambito femminile abbiamo selezionato due atlete: Ryoko Tani Tamura (48 kg, Giappone), due volte Campionessa Olimpica, sette volte Campionessa Mondiale Driulis Gonzalez (63 kg, Cuba), una volta Campionessa Olimpica, tre volte Campionessa Mondiale In ambito maschile i seguenti tre atleti: Todahiro Nomura (60 kg, Giappone), tre volte Campione Olimpico, una volta Campione Mondiale Kosei Inoue (100 kg, Giappone), una volta Campione Olimpico, tre volte Campione Mondiale David Doullet (+100 kg, Francia), due volte Campione Olimpico, quattro volte Campione Mondiale Sono stati analizzati tutti i combattimenti di questi atleti durante due Giochi Olimpici (Atlanta 1996 e Sydney 2000) e tre Campionati del Mondo (1995, 1999, e 2001). Nella Tabella 1 sono riportati i risultati dello studio, con il dettaglio del piazzamento ottenuto nelle competizioni prese in esame, il numero totale di combattimenti sostenuti, il numero di vittorie e sconfitte conseguite, il numero di ippon eseguiti, le tecniche maggiormente utilizzate e il numero di volte che queste hanno sortito punteggio. ATHLON.NET NUMERO NOVE PAGINA 75

5 1 parte Tabella 1: Risultati dello studio sulle tecniche utilizzate da cinque grandi campioni di Judo in due Giochi Olimpici e tre Campionati Mondiali. I judoka presi in esame hanno ottenuto la vittoria in una percentuale altissima: tra il 90% ed il 100%. La tecnica Numero Uno (colonna N 1 nella Tabella 1), la più utilizzata dai nostri campioni, la «tecnica preferita», è stata spesso associata a delle tecniche complementari. Dall analisi delle prese, le vittorie sono ottenute spesso con un kumi-kata identico e con più di una variante della stessa tecnica. Un kumi kata è ben più di una semplice presa, è ciò che consente di approcciare, spostare e attaccare l avversario, oltre a permettere una difesa efficace. Esso comprende non solo la posizione delle mani sul judogi, ma anche una certa posizione dei piedi sul tatami, una precisa postura e determinati spostamenti. Un metodo d insegnamento efficace dello speciale, e le conseguenti tattiche di allenamento, devono prendere in considerazione tutto ciò. Poiché il dibattito vuole essere aperto, il lettore che volesse esprimere il proprio parere su questo lavoro o su una parte di esso, riferendo anche la sua esperienza, può scrivere a [email protected] 1 definizione: per didattica intendiamo la teoria e l attività educativa che concerne i metodi di insegnamento ATHLON.NET NUMERO NOVE PAGINA 76

6 2 parte Judo: didattica dello speciale Esempio di progressione didattica nell insegnamento del tokui waza Calmet Michel 1, Pierantozzi Emanuela 2, Muroni Rosamaria 2, Franchini Emerson 3 1 Università di Montpellier (FRA), 2 Università di Genova (ITA), 3 Università di San Paolo (BRA) Dopo avere definito nel primo articolo lo speciale (tokui-waza) nella sua complessità, ed aver analizzato gli speciali attuati nel combattimento in piedi da cinque Campioni del passato, intendiamo adesso descrivere un esempio di progressione didattica del tokui waza. Come noi tutti sappiamo, il combattimento nel Judo è un attività molto complessa, che prevede tattiche veloci e di diversa tipologia, ed in cui spesso risulta determinante il fattore sorpresa, legato all imprevedibilità dell azione. Inoltre, l efficacia della tecnica in gara è garantita soprattutto dalla capacità di eseguire lo stesso speciale in diverse situazioni, nonché dalla capacità di riadattarlo, all occorrenza, al variare delle situazioni. Per sviluppare tali abilità, riteniamo sia necessario iniziare molto presto, ovviamente dopo aver accertato la sussistenza di condizioni psicofisiche adeguate; in tal caso la progressione didattica può essere già dedicata ad un allievo che abbia conseguito la cintura gialla o arancione. Tuttavia, sapendo che la capacità motoria di adattamento si sviluppa e si affina variando lo stimolo, ci chiediamo come si possa variare lo stimolo durante una seduta di allenamento tecnico di Judo e, soprattutto, come si possa agevolare l allievo nell apprendimento di tutto ciò. La progressione, che di seguito illustriamo, vuole essere giustappunto un contributo alla definizione di tali questioni. Come abbiamo già scritto, questo tipo di progressione è dedicata ad un allievo che abbia una minima ma certa conoscenza del Judo, e quindi con almeno un anno e mezzo di pratica alle spalle. In quest anno e mezzo di pratica, l allievo sicuramente avrà imparato a cadere bene in tutte le direzioni, sia da fermo che in movimento, con e senza il compagno. Avrà altresì imparato tecniche di proiezione su un appoggio (esempio: O soto gari) e su due appoggi (esempio: Tai otoshi), con rotazione e sollevamento (esempio: O goshi) o senza rotazione del corpo (esempio: O uchi gari). L allievo saprà anche afferrare il judogi in differenti modi: presa normale in guardia destra e in guardia sinistra, e presa alta in guardia destra e in guardia sinistra. Inoltre, grazie all apprendimento di queste diverse prese, sarà già in grado di proiettare con un adeguato controllo l Uke, sia nella guardia preferita che in quella opposta, in posizioni statiche. A questo punto, l insegnante potrà iniziare a proporre all allievo un allenamento più propriamente tecnico, finalizzato al combattimento, consentendogli, così, di sviluppare gradualmente le capacità di adattamento alle situazioni variabili che in esso si possono presentare. La progressione didattica da noi proposta prevede varie fasi, di cui una propedeutica e quattro successive (tutte fondamentali) che presentano difficoltà via via crescenti. Precisiamo che la tecnica, oggetto di studio: sarà eseguita dall allievo, inizialmente, sul lato dominante, affinché possa comprendere e riprodurre l azione in maniera corretta; sarà effettuata in movimento sul lato non dominante appena possibile, nel rispetto del principio della multilateralità; sarà integrata con esercizi per la coordinazione, affinché possa essere sviluppata ed esercitata in maniera efficace, vista l importanza che riveste sia sul piano generale, sia per lo sviluppo di tattiche particolari. Per ciò che concerne la durata di ogni fase, riteniamo non sia definibile con precisione, giacché dipende da molte variabili, quali, ad esempio, la rapidità di apprendimento dell allievo, la sua maturità fisica ecc. Fase propedeutica: In questa fase -denominata propedeutica in quanto introduttiva alla vera e propria progressione, in cui le azioni avverranno in movimento- lo studio della tecnica sarà eseguito dall allievo in posizione statica. Sarà importante insegnare a Tori tecniche che proiettino Uke nelle differenti direzioni di squilibrio. Per semplicità, parleremo non tanto di direzioni di squilibrio, ma di quattro aree di proiezioni, dove le aree sono definite rispetto alla zona di caduta di Uke: avanti a destra, avanti a sinistra, dietro a destra, dietro a sinistra (figura 1). ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 85

7 JUDO - LO STUDIO 2 parte UKE TORI Dietro sinistra Avanti sinistra Dietro destro Avanti destro Figura 1. Le quattro AREE di proiezione, definite rispetto alla zona di caduta di Uke Nella figura 2 è riportato un esempio nel quale Tori esegue quattro differenti tecniche che coprono le quattro aree di proiezione. O Uchi gari destro Ippon seoi nage sinistro Dietro sinistra Avanti sinistra Dietro destro Avanti destro O Soto gari destro O Goshi destro Figura 2. Esempio di quattro differenti tecniche che coprono tutte e quattro le aree di proiezione di Uke ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 86

8 2 parte Precisiamo che, alla fine della progressione tecnica, si ritornerà a considerare le direzioni di proiezione (ora definite aree) non più quattro ma otto. Inoltre, si badi che non sempre l uchikomi deve essere fatto eseguire in maniera prestabilita: talvolta deve divenire uchikomi libero, onde consentire all allievo di provare ad attuare liberamente le sue azioni di attacco. Prima Fase Nella prima fase Tori passerà da un esecuzione tecnica statica ad un esecuzione tecnica dinamica. Si farà eseguire a Tori un unico attacco diretto, cioè un unica tecnica di proiezione che permetterà di far cadere Uke nella stessa direzione del suo movimento. Le figure 3 e 4 propongono due esempi di attacco diretto. Nella primo esempio Tori avanza mentre Uke indietreggia, e, con un cambio di velocità, esegue O soto gari proiettando Uke indietro. Nota: Il controllo della caduta è molto importante nei principianti. Si consiglia anche l utilizzo del materassone per le proiezioni o la modifica di queste, affinché Tori mantenga un buon equilibrio e Uke cada in una situazione di massima sicurezza. Figura 3*. Tori prese a destra alta, spostamento avanti e O soto gari a destra Nel secondo esempio, Tori, spostandosi lateralmente alla sua sinistra, entra con una rotazione di 90 gradi in Tai otoshi a destra, facendo così cadere Uke nella stessa direzione di movimento di quest ultimo. Figura 4. Tori prese a destra normale, spostamento laterale a sinistra e Tai otoshi a destra All inizio della prima fase gli spostamenti saranno lineari, poiché più semplici; successivamente diventeranno rotatori. Precisiamo che le direzioni di spostamento per lo studio tecnico dinamico (rispetto a Tori) dovrebbero essere sei: avanti, indietro, laterale a sinistra, laterale a destra, rotazione a sinistra, rotazione a destra (figura 5). Per facilitare ulteriormente l esecuzione, si utilizzeranno solo due prese: normale ed alta. Verranno scelte le prese che garantiscano la migliore tattica ed il migliore controllo durante la proiezione. Uke in questa fase dovrà imparare a muoversi con lo stesso ritmo di Tori, cioè in completa sintonia, per facilitare l apprendimento dell esecuzione tecnica dinamica. ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 87

9 2 parte destra avanti rotazione a sinistra dietro sinistra rotazione a destra Figura 5. Le sei direzioni di spostamento di Tori per lo studio delle tecniche in movimento Quindi, in sintesi, in questa prima fase, Tori eseguirà attacchi diretti proiettando Uke nella direzione del senso di spostamento utilizzando: kumi-kata (normale e alto) spostamenti (lineari e in rotazione) tecniche varie (su uno o due appoggi, con o senza rotazione, con o senza sollevamento). Uke imparerà a muoversi in sintonia con Tori. Seconda fase Nella seconda fase Tori imparerà ad applicare una tecnica in renraku, cioè in combinazione con un altra tecnica, dopo che la prima tecnica non avrà portato alla proiezione. Anche in questa tappa, Tori dovrà eseguire una prima tecnica -che prevede la caduta del compagno nella stessa direzione di spostamento- e utilizzare la tipologia di presa -classica o alta- secondo la migliore esecuzione e controllo della proiezione finale. Inoltre Uke imparerà, con l aiuto di Tori, a difendersi assecondando la prima tecnica, cioè spostandosi nella stessa direzione d attacco senza cadere, ma mantenendo lo stesso senso di squilibrio, permettendo così a Tori un secondo attacco nella stessa direzione. Partendo dalla combinazione più semplice, Tori eseguirà il raddoppiamento della stessa tecnica (come per esempio nella figura 6: Tai otoshi Tai otoshi). ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 88

10 2 parte Figura 6. Esempio di attacco ripetuto: Tai otoshi Tai otoshi Verso la fine della seconda tappa, Tori ripeterà la stessa tecnica in renraku, ma realizzando piccoli cambiamenti. Ad esempio, se all inizio Tori attacca con ippon seoi nage e lo ripete una seconda volta, successivamente, pur attuando la stessa tecnica, apporterà delle piccole modifiche (per esempio ad opera della sola gamba) passando quindi in ippon seoi otoshi (figura 7). Figura 7. Esempio di attacco ripetuto con piccoli cambiamenti: Ippon seoi nage ippon seoi otoshi In sintesi, in questa fase Tori: imparerà a eseguire diverse tecniche in combinazione tra loro, con uguale direzione di squilibrio: avanti-avanti, dietro-dietro, destra-destra, sinistra-sinistra; utilizzerà varie tecniche con le due tipologie di prese; si muoverà nelle sei direzioni di studio. Uke imparerà invece a difendersi assecondando il primo attacco, mantenendo però la stessa direzione di squilibrio. ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 89

11 2 parte Terza fase Nella Terza fase Tori continuerà lo studio delle tecniche in combinazione, ma utilizzerà una seconda tecnica in direzione opposta di squilibrio. Quindi, se per esempio userà una prima tecnica basata sullo squilibrio indietro, la seconda sarà basata sullo squilibrio in avanti e viceversa; se invece produrrà uno squilibrio a destra, la successiva tecnica produrrà tale squilibrio a sinistra e viceversa. Anche in questa fase sarà molto importante il contributo di Uke che, attraverso l impostazione di un adeguata difesa, permetterà un corretto studio a Tori. Infatti, se nella fase precedente il compito di Uke era solo quello di assecondare l attacco di Tori, muovendosi nella stessa direzione di spostamento e di squilibrio, in questa fase Uke dovrà adoperarsi per contrastare l azione, contrapponendosi sia alla direzione di spostamento che a quella di squilibrio (esempio figura 8). Figura 8.: Ko uchi gari bloccato da Uke e combinato da Tori con Tai otoshi Successivamente, in questa fase, Tori inizierà a studiare la tecnica preferita, eseguendola in tutte le direzioni di spostamento, pur mantenendo la stessa presa. Naturalmente, l esecuzione ottimale in tutte queste situazioni, vista la complessità e varietà degli adattamenti necessari, richiederà molto tempo. Prescindendo dagli adattamenti del corpo necessari alla esecuzione della tecnica nelle diverse direzioni illustrate nella figura 9, elenchiamo in maniera schematica l Haraigoshi con presa alta a destra, e con le sue possibili trasformazioni a seconda degli spostamenti: spostamento in avanti > Koshi Harai Goshi waza; spostamento indietro > Harai goshi simile all Hane Goshi; spostamento a destra > Barai Harai Goshi Waza; spostamento a sinistra > Koshi Harai goshi waza; spostamento circolare a destra > Koshi Harai Goshi waza; spostamento circolare a sinistra > Barai Harai Goshi; ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 90

12 2 parte destra avanti sinistra rotazione a sinistra rotazione a destra dietro Figura 9. Esempio di tecnica eseguita con le stesse prese in tutte le sei direzioni di spostamento: Tori prese alte a destra esegue Harai goshi nelle diverse direzioni di spostamento ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 91

13 2 parte In sintesi nella terza fase Tori imparerà a: combinare le tecniche in diverse direzione di squilibrio; affinare la tecnica preferita, eseguita con le stesse prese nelle sei direzioni di spostamento. Uke invece, bloccando il primo attacco di Tori, imparerà a difendersi contrapponendosi sia alla direzione di spostamento sia alla direzione di squilibrio. Quarta fase Nella quarta ed ultima fase di questa nostra progressione, Tori apprenderà ad eseguire tecniche speciali di attacco con le stesse prese, più adatte alle sue caratteristiche psicofisiche, efficaci per ogni area di proiezione (vedi figura 1); rammentiamo che, fino a questa fase, sono state prese in considerazione solo quattro aree, libere e non definite. Successivamente, l allievo amplierà e consoliderà il suo sistema di azioni d attacco, considerando non più solo quattro, ma tutte le otto possibili direzioni di proiezione, sintetizzate nella figura 10. Dietro Dietro a Destra Dietro a Sinistra Destra UKE Sinistra Avanti a Destra figura 10: le otto possibili direzioni di proiezione Avanti Avanti a Sinistra ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 92

14 A questo punto, il nostro allievo sarà pronto per un allenamento anche più creativo, con l introduzione dello studio libero in movimento, cioè l uchikomi del proprio speciale senza vincoli di direzione prestabilita, fatta salva l opportunità di variare il movimento e il ritmo d entrata alla ricerca del tempo giusto, delle adeguate opportunità, per una costruzione efficace del proprio speciale. In sintesi, in quest ultima fase, Tori deve apprendere almeno una tecnica speciale per ogni direzione di proiezione realizzata in movimento. Uke continuerà a favorire lo studio assecondando correttamente i movimenti di Tori. Nel prossimo articolo, per rendere più chiari questi concetti, riporteremo degli esempi di tre judoka di alto livello (Tiago Camillo, Ilias Iliadis e Teddy Reiner) capaci, in gara, di attaccare con differenti tecniche, e analizzeremo queste, con particolare attenzione alle differenti direzioni di proiezione. Scopriremo come le tecniche preferite, quando consentono degli attacchi diretti, basati su combinazioni (tecnica preferita come primo attacco, seguita da una tecnica in combinazione) o su confusione/finte (tecniche di apertura come primo attacco, seguite dalla tecnica preferita) risultano ben integrate tra loro e creano un efficace sistema d attacco. Bibliografia Calmet M. Judoka, computer game 1986 VIFI International. Calmet M., Miarka B., Franchini E. Modeling approaches of grasps in judo competition contests International Journal of Performance Analysis in Sport., v.10, p , Fédération Française de judo Méthode d enseignement du judo ju-jitsu Franchini E., Del vecchio F. B. Princípios pedagógicos e metodológicos no ensino de lutas In: Ensino de lutas: reflexões e propostas de programas ed. São Paulo : Scortecci, 2012, v.1, p Ibáñez J.C., Femia O., Stankovic N., Franchini E., Molina R. E. Analysis of kumi-kata grip laterality and throwing side on attack effectiveness and combat result in elite judokas International Journal of Performance Analysis in Sport., v.14, p , Muroni RM, Pierantozzi E Judo Scuola Primaria FIJLKAM Autore per la corrispondenza : [email protected] * disegni di Giulio Ricci dal manuale Judo Scuola Primaria ATHLON.NET NUMERO DIECI PAGINA 93

15 3 parte Judo: didattica dello speciale Tre campioni a confronto Calmet Michel 1, Pierantozzi Emanuela 2, Muroni Rosamaria 2, Franchini Emerson 3 1 Università di Montpellier (FRA), 2 Università di Genova (ITA), 3 Università di San Paolo (BRA) Dopo avere inquadrato lo speciale, e descritto le modalità in cui si possa concretizzare nell allenamento dei principianti, in questo terzo articolo esemplificheremo dei sistemi di attacco, propri di tre campioni contemporanei, quali Camillo Tiago, Ilias Iliadis e Teddy Riner. Camillo Tiago (Brasile, categoria 81 kg) campione del mondo a Rio de Janeiro nel 2007, con sette tecniche differenti in sette combattimenti, vinti prima del limite, ha dimostrato di avere un efficacissimo sistema d attacco. Tiago ha realizzato sei ippon (quattro morote seoi nage, un uchi mata, un ko soto gake in kuchiki-taoshi), un waza-ari (ko uchi gari) combinato con una squalifica (sogo gachi) con cinque tecniche differenti(figura 1), restando meno di un minuto e trenta secondi sul tatami per ogni incontro. Tiago Camilo (WC Rio 2007) : Kumi kata a sinistra e alto a sinistra Ko soto gake Kouchiki taoshi: 1 Ippon DI Ko uchi gari: 1 Wazari DI De DI Si De Si Okuri ashi barai Sasae tsuri komi ashi AV De AV AV Si Morote seoi: 4 Ippon Uchi mata: 1 Ippon Tai otoshi: 1 Yuko Figura 1: Vantaggi decisivi e sistema d attacco di Camillo Tiago ai Campionati del Mondo di Rio 2007 Ilias Iliadis (Grecia, categoria 90 kg) dimostra di possedere un braccio destro capace di afferrare e controllare tutti i suoi avversari, una mano sinistra che non molla mai la presa, un kumi kata che oscilla tra una mano destra sulla spalla o al dorso dell avversario, e una mano sinistra alla manica o al bavero. Il suo registro tecnico comprende tsuri goshi, uchi mata, o soto gari, o soto otoshi, ko uchi gari e o uchi gari; quando è a distanza ravvicinata, solleva e proietta il suo avversario in contrattacco o in attacco diretto con ushiro goshi, ura nage e utsuri goshi (figura 2). ATHLON.NET NUMERO UNDICI PAGINA 51

16 3 parte Ilias Iliadis (WC 2011) : Kumi kata a destra Ushiro goshi Ura nage DI O Uchi gari Ko Uchi gari O Soto gari O Soto otoshi DI De DI Si De Si AV De AV Si Tsuri goshi Utsuri goshi Uchi mata AV Figura 2: Sistema d attacco di Ilias Iliadis ai Campionati del Mondo di Parigi Questo sistema d attacco gli permette di eseguire tsuri goshi in modi diversi (mano destra al bavero, o sul dorso, o alla cintura e la mano sinistra alla manica o al bavero). Iliadis riesce ad eseguire, a volte, il suo tsuri goshi con la sola mano destra al dorso (ippon su Mervin Rodriguez, venezuelano, durante il primo incontro ai mondiali di Chelyabinsk 2014). Questo campione predilige il combattimento ravvicinato, non ha affatto paura di avanzare verso il suo avversario; incute timore se il suo avversario avanza verso di lui. Il suo ippon, nella finale del 2014, con una combinazione O soto gari - tsuri goshi è da manuale. Iliadis rare volte indugia, meritando delle penalità per passività, perché non ama il combattimento a terra. ATHLON.NET NUMERO UNDICI PAGINA 52

17 3 parte Iias Iliadis ( ) DI DI DI De DI Si DI De DI Si De Si De Si AV De AV Si AV De AV Si AV AV Olimpiadi Atene 2004 Mondiali Parigi 2011 DI DI DI De DI Si DI De DI Si De Si De Si AV De AV Si AV De AV Si AV AV Mondiali Rio 2013 Mondiali Chelyabinsk 2014 Figura 3: Sintesi delle direzioni d attacco di Ilias Iliadis in quattro diversi eventi dal 2004 al 2014 (Olimpiadi e Campionati del Mondo) ATHLON.NET NUMERO UNDICI PAGINA 53

18 3 parte Teddy Riner (Francia, categoria kg), che sino ad oggi risulta il più forte judoka di tutti i tempi, ai mondiali di Rio de Janeiro 2013 ha conseguito la vittoria in cinque combattimenti prima dello scadere del tempo, con quattro ippon e un hansokumake (prima aveva riportato yuko) grazie ad un kumi kata preciso, forte e fondamentalmente classico: mano sinistra alla manica e mano destra al bavero alto-dietro (ad altezza nuca-collo). Pochi avversari sanno liberarsi dalla presa di Reiner, un kumi kata che ha la capacità di controllare e neutralizzare senza problemi ogni tentativo d attacco. Egli può destabilizzare e attaccare l avversario verso ogni direzione di squilibrio con speciali potenti ed efficaci (vedere la figura 4). Teddy Riner (WC Rio 2013) kumi kata a destra O Soto gari DI O Uchi gari DI De DI Si De Si Uchi mata AV De AV Si AV Figura 4 : Sistema d attacco di Teddy Riner ai Campionati del Mondo di Rio 2013 Da questi tre esempi possiamo dedurre che, mediamente, un campione ha sviluppato ed applica almeno uno speciale per ogni direzione di spostamento, e per ogni direzione di squilibrio dell avversario. In sintesi, la tecnica preferita, se ben integrata nel sistema d attacco, permette a questi Campioni di eseguire al meglio: l attacco diretto; l apertura e l indebolimento della guardia dell avversario (confusione/finta) e, subito dopo, tecniche complementari ben concatenate; viceversa, all occorrenza, la conclusione: in tal caso, la tecnica complementare può essere utilizzata per preparare la tecnica fondamentale. Se tutto ciò accade, come abbiamo dedotto dagli esempi, queste tecniche preferite, ben integrate tra loro, costituiscono un sistema d attacco molto efficace. La tecnica preferita si può definire speciale se è organicamente e proficuamente integrata nel più generale sistema d attacco durante una gara. ATHLON.NET NUMERO UNDICI PAGINA 54

19 3 parte Bibliografia Calmet M. Judoka, computer game VIFI International, 1986 Calmet M., Pierantozzi E., Franchini Teddy Riner Esprit du judo, N 46, p. 19, 2013 Calmet M., Pierantozzi E., Franchini Tiago Camillo Esprit du judo, N 47, p. 41, 2013 Calmet M., Pierantozzi E., Franchini Ilias Illiadis Esprit du judo, N 55, p , 2015 Fédération Française de judo Méthode d enseignement du judo ju-jitsu 1989 Franchini E., Sterkowicz S., Meira Jr. C.M., Gomes F.R.F.,Tani G. Technical variation in a sample of high level judo players Perceptual and Motor Skills, v. 106, p , 2008 Franchini E., Artioli G.G., Brito, C.J. Judo combat: time-motion analysis and physiology International Journal of Performance Analysis in Sport, v. 13, p , 2013 Pierantozzi E., Nerozzi E., Piras A., Lubisco A. La prima presa nel combattimento di judo. Analisi della fase di combattimento che precede le prese nelle finali del Campionato del Mondo di Judo 2007 Athlon, N 10, p , 2008 ATHLON.NET NUMERO UNDICI PAGINA 55

20 4 parte Judo: didattica dello speciale La Transizione in piedi a terra Pierantozzi Emanuela 1, Calmet Michel 2, Muroni Rosamaria 2, Franchini Emerson 3 1 Università di Genova (ITA), 2 Università di Montpellier (FRA), 3 Università di San Paolo (BRA) In questo quarto -ed ultimo- articolo termineremo la nostra proposta di progressione didattica dello speciale, affrontando la transizione dal nage waza al ne waza. Definiremo dapprima la transizione, poi valuteremo le competenze che deve possedere un judoka nella lotta a terra: competenze che rappresentano presupposti indispensabili per il successo nella transizione; alla fine della nostra proposta di progressione, descriveremo alcuni esempi pratici di come si può insegnare ed esercitare questo segmento di combattimento. A nostro parere, il Tokui waza non solo va insegnato quanto prima, ponendosi in movimento nelle diverse direzioni di spostamento, con diverse prese e combinazioni, ma anche proposto in correlazione diretta con le possibili conclusioni a terra. In altre parole, è per noi fondamentale che l atleta diventi abile anche nell eseguire una transizione efficace, poiché questo tipo di preparazione renderà possibile la vittoria in gara, grazie alla capacità di arrivare ad una soluzione a terra, nel caso la proiezione non sia stata da ippon. L allenamento sistematico alla transizione permetterà lo sfruttamento di una situazione ricca di opportunità, poiché -nel passaggio da nage waza a ne waza- la coppia degli atleti è in squilibrio, e quindi in una situazione in cui è relativamente facile attuare le possibili conclusioni al suolo. In effetti, per realizzare la tecnica di ne waza da punteggio, occorre -come per la tecnica in piedi- essere preparati a realizzare efficacemente e repentinamente uno squilibrio, affinché l avversario sia posto in una situazione instabile e reso così vulnerabile alle azioni di attacco. La transizione offre quest opportunità; tuttavia ciò vale sia per chi esegue la tecnica in piedi che per chi la subisce: tra i due judoka vincerà il più rapido nell applicare una transizione efficace. E evidente che, affinché la transizione divenga un opportunità di vittoria, vada automatizzata, cioè studiata ed esercitata in maniera sistematica e continuativa. Presupposto della transizione efficace sono le competenze acquisite nel combattimento a terra. Queste, a nostro parere, si possono sintetizzare nelle seguenti capacità che deve possedere un judoka in gara: leve e strangolamenti) ; ne waza ; Per potere dominare il ne waza il judoka dovrà, quindi, apprendere nel corso della sua formazione non solo le tra- intermedi, che possiamo definire semplicemente passaggi a terra, necessari a superare le posizioni di difesa più comuni che Uke Figura 1: alcune delle più comuni posizioni di difesa a terra di Uke ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 39

21 4 parte Per ognuna di queste difese, il judoka dovrebbe imparare almeno un passaggio a terra e cace, con successiva conclusione da punteggio. Ad esempio, per neutralizzare la posizione di difesa quadrupedia prona di Uke egli dovrebbe attuare il passaggio a terra de nito da noi gira tartaruga, ossia un azione che permette di rovesciare Uke sulla schiena e così concludere, nel nostro caso, in hon kesa gatame figura 2: posizione di difesa in quadrupedia prona di Uke Esecuzione a destra Esecuzione a sinistra figura 3: passaggio a terra rovesciamento gira tartaruga eseguito su entrambi i lati, concluso con hon kesa gatame Nel rispetto del principio della multilateralità, sarà importante insegnare, e rendere oggetto di allenamento, i passaggi e le tecniche da punteggio a terra -come si fa per le tecniche in piedi- sia a destra che a sinistra, sia singolarmente che in combinazione. Nella situazione di ne waza sarà fondamentale a nare il senso dell orientamento. A terra, infatti, un principiante perde facilmente i riferimenti spaziali, non avendo l abitudine a muoversi in tale posizione: rischia perciò di restare disorientato e di non essere in grado di addivenire ad una conclusione rapida. Per allenare questa capacità, consigliamo l utilizzo di esercitazioni speci che. Negli esempi, qui di seguito riportati, si allena la capacità di orientamento nell esecuzione del passaggio gira tartaruga, facendo dapprima muovere Uke rispetto a Tori figura 4: Esercizio di orientamento n. 1 : Uke in quadrupedia prona, Tori si pone in ginocchio al suo anco destro (a) al primo via del tecnico Uke, mantenendo la stessa posizione di difesa, si sposta sul tatami girando su se stesso in senso anti orario o orario (b), al secondo via Uke si ferma e Tori deve riprendere la posizione corretta (c) ed esegue il passaggio «gira tartaru- ga». Lo stesso esercizio andrà ripetuto con Uke che girerà nel senso opposto al precedente e con Tori che partirà dal lato opposto. ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 40

22 4 parte figura 5: Esercizio di orientamento n. 2 : Uke in quadrupedia prona, Tori si pone in piedi al suo fianco destro (a) al primo via del tecnico Tori si sposta sul tatami girando attorno ad Uke in senso anti orario o orario (b), al secondo via Tori deve eseguire il passaggio «gira tartaruga» dal fianco a lui più vicino in quel momento (c). Lo stesso esercizio andrà ripetuto con Tori che girerà in senso opposto al precedente o con partenza da un altra posizione. Inoltre, affinché l allievo acquisisca, durante lo studio, un repertorio di passaggi a terra per una transizione efficace, è utile insegnare almeno un passaggio per ognuna delle principali direzioni d attacco da in piedi a terra. In altre parole, Tori deve essere in grado di attaccare la zona del corpo a lui più prossimale, dopo la proiezione in piedi; ciò sarà utile ad avere più probabilità di successo, poiché nella transizione, oltre la precisione, è premiata la rapidità d esecuzione. Ad esempio, assumendo sempre la posizione di difesa quadrupedia prona, se riduciamo -per semplicità- a quattro le possibili direzioni d attacco in piedi-a terra, per ognuna di queste Tori dovrebbe avere la sankaku inverso a destra e a sinistra, dai fianchi il gira tartaruga a destra e a sinistra, e dal davanti sankaku destra e sinistra. dal fianco destro: Gira tartaruga da davanti: Sankaku da dietro: Sankaku inverso dal fianco sinistro: Gira tartaruga figura 6: le quattro principali direzioni d attacco a terra e il rispettivo passaggio da eseguire con Uke in quadrupedia Veniamo ora alla nostra peculiare proposta didattica. L allenamento che verte sulla transizione va iniziato presto: a nostro parere già a livello di principianti che sappiano eseguire, con discreta sicurezza, le prime tecniche di pro- Con i principianti la progressione didattica della transizione sarà un lavoro generale, cioè eseguito adottando le tecniche in piedi appena apprese. Quando l atleta avrà identificato i suoi tokui waza, il lavoro potrà proseguire in maniera più specifica, includendo i suoi speciali. La nostra progressione si può suddividere in quattro tipologie di studio qui di seguito elencate: ne waza - nage waza ; Uke ; Tori cade a terra, perché subisce il contrattacco al suo speciale in piedi ; ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 41

23 4 parte Uke ad attaccare in piedi applicando il suo speciale, mentre Tori neutralizza il suo attacco portandolo poi a terra. Naturalmente, tutte le tecniche di studio sono da esercitare sia dal lato dominante che da quello opposto, dapprima in posizione statica, poi dinamica. Una volta consolidato l apprendimento, l esercizio può essere eseguito con Uke che contrasta il lavoro di Tori, applicando difese e/o contro-tecniche nei momenti chiave. 1) Studio della Transizione diretta ne waza - nage waza Questo studio serve ad allenare il judoka nella continuità dell azione, dal combattimento in piedi a quello a terra. Spesso nelle palestre l insegnante, per motivi pratici, non svolge simultaneamente il lavoro in piedi e quello a terra. Così facendo, privilegia uno degli aspetti più importanti dell attività fisica -la sicurezza- ma trascura, inevitabilmente, l allenamento in un segmento fondamentale, il collegamento in piedi-a terra. Per evitare ciò, si dovranno creare dei momenti di studio specifici, che vertano su tale collegamento. Fondamentale sarà garantire il giusto spazio di lavoro per coppia di atleti, mediamente superiore a quello necessario allo studio separato delle tattiche in piedi o a terra. In questa fase, s insegnerà a Tori a concludere la tecnica di proiezione con una tecnica di ne waza da punteggio. Nella figura 7 riportiamo due esempi. In questa fase Uke collaborerà con Tori, cadendo correttamente sul dorso, e aspettando in questa posizione di decubito supino la conclusione a terra del suo compagno. a Figura 7: transizione diretta: a) O goshi Kuzure kesa gatame, b) De ashi barai Yoko shio gatame b In genere, non è affatto semplice allenare i principianti nelle pratiche di transizione salvaguardando la sicurezza, giacché essi manifestano spesso problemi di controllo durante la proiezione. Pertanto, occorrerà innanzitutto scongiurare tale rischio di un controllo inadeguato, scegliendo la tecnica più appropriata in piedi, e spiegando esaurientemente a Tori che bisogna prima proiettare correttamente e poi andare a terra, evitando di cadere in maniera scomposta su Uke, per la fretta di porlo in Osaekomi. In questa fase, nei bambini si potrà variare l immobilizzazione a terra da realizzare dopo una stessa proiezione, o, per contro, si potrà variare la tecnica in piedi da eseguire prima di una stessa immobilizzazione; invece, negli adulti Juji gatame dopo Tai ototshi) Nami Juji Jime dopo O uchi gari). ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 42

24 4 parte 2) Studio della Transizione con differenti posizioni di difesa di Uke In questa seconda tipologia di situazione, oggetto di studio, introdurremo i passaggi a terra che Tori può eseguire, al fine di neutralizzare le varie posizioni di difesa che Uke, dopo essere stato proiettato con lo speciale, può assumere. Sarà l insegnante a scegliere le situazioni di studio più opportune, in base al repertorio tecnico dei suoi allievi. Ad esempio, uno specialista di Uchi mata e/o O uchi gari spesso finisce a terra con l avversario supino, che si difende trattenendo l arto inferiore dell attaccante; chi utilizza questi due speciali, dovrebbe apprendere il passaggio a terra che permette la liberazione della gamba, per procedere poi alla definitiva immobilizzazione dell avversario senza eccessivi problemi. Nel nostro esempio, per semplicità descrittiva, scegliamo come prima difesa -dopo la proiezione- il caso di Uke in Nel caso proposto, Tori proietta Uke con de ashi barai a destra, e quest ultimo si difende girandosi e raccogliendosi in quadrupedia prona, dopo essere caduto correttamente sulla schiena; Tori allora lo attacca dal fianco più prossimale con il passaggio gira tartaruga, per poi concludere con hon kesa gatame figura 8: Esempio di transizione appartenente alla seconda tipologia di situazioni di studio ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 43

25 4 parte Una volta scelta la situazione di studio, l insegnante, ai fini della progressione didattica, dividerà la sequenza proposta nei quattro momenti chiave che la caratterizzano: Le frecce arancioni stanno ad indicare che si dà particolare attenzione all apprendimento della continuità delle azioni. Principale obiettivo di questo primo esercizio sarà, infatti, quello di rendere fluido il collegamento dei vari passaggi, senza che Tori perda il controllo di Uke. in piedi TORI esegue lo speciale transizione UKE assume una posizione di difesa passaggio a terra TORI esegue un passaggio conosciuto conclusione a terra TORI esegue una tecnica diversa da punteggio Fig.9 I quattro momenti chiave della transizione nella seconda fase di studio. Quando Tori avrà acquisito una buona abilità nell eseguire il primo esercizio, si cercherà di migliorare questa tipologia di transizione, applicando delle variazioni alla sequenza dei quattro momenti chiave. Si potrà liberamente variare tale ordine, come si riterrà più opportuno: - ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 44

26 4 parte in piedi TORI esegue lo speciale transizione UKE posizione di difesa a terra TORI stesso passaggio a terra TORI esegue una diversa tecnica da punteggio Fig.10 variazione del momento chiave 4: cambiare la conclusione finale in piedi TORI esegue lo speciale transizione UKE stessa posizione di difesa a terra TORI esegue un diverso passaggio a terra TORI esegue la tecnica da punteggio conosciuta Fig.11 variazione del momento chiave 3: cambiare il passaggio a terra ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 45

27 4 parte in piedi TORI esegue un diverso speciale transizione UKE assume una posizione di difesa conosciuta a terra TORI esegue un passaggio conosciuto a terra TORI esegue una tecnica da punteggio conosciuta Fig.12 variazione del momento chiave 2: cambiare la posizione di difesa di Uke in piedi TORI esegue un diverso speciale transizione UKE assume una posizione di difesa conosciuta a terra TORI esegue un passaggio conosciuto a terra TORI esegue una tecnica da punteggio conosciuta Fig.13 variazione del momento chiave 1: cambiare lo speciale in piedi L obiettivo finale di questa fase dello studio è che Tori diventi abile nell eseguire una transizione, mediante cui ogni suo speciale in piedi conduca ad una conclusione a terra da punteggio, in virtù dell acquisita capacità di neutralizzare efficacemente le possibili posizioni di difesa di Uke ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 46

28 4 parte in piedi TORI esegue diversi speciali transizione UKE assume diverse posizioni di difesa a terra a terra TORI esegue i passaggi più opportuni TORI esegue le tecniche da punteggio più opportune figura 14: schema di sintesi dello scopo finale dello studio di questa fase 3) Studio della Transizione allorché Tori cade a terra, dopo aver subito il contrattacco al suo speciale in piedi. Sappiamo che, in gara, lo speciale in piedi del nostro allievo può subire azioni di difesa o tecniche di contrattacco; pertanto, occorre che l allievo si alleni anche nella transizione in tale evenienza. In questa fase di studio si ripeterà, quindi, lo schema proposto precedentemente, ma si aggiungerà la difesa/contrattacco in piedi di Uke, e sarà questa azione a portare a terra i due judoka. L allenatore dovrà proporre le situazioni che si sono presentate più frequentemente in combattimento di allenamento o di gara, e suggerire le soluzioni più opportune. Nella figura deashi barai, subisce un contrattacco, ma non si avvilisce e prende subito dopo il sopravvento, concludendo con successo a terra. In questa fase di studio i momenti Uke ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 47

29 4 parte in piedi TORI esegue lo speciale in piedi UKE contrattacca transizione TORI assume una posizione di difesa a terra TORI esegue un passaggio a terra TORI esegue una tecnica da punteggio figura 15: i cinque momenti chiave della terza tipologia di situazioni di studio 4) Studio della Transizione allorché Uke attacca in piedi, e Tori neutralizza il suo attacco portandolo a terra con difesa o contraccolpo. Terminiamo la progressione con una quarta tipologia di studio della transizione, che partirà sempre dallo speciale, applicato, però, questa volta da Uke. Questo studio permetterà di allenare il nostro judoka ad iniziare un azione di difesa o contrattacco in piedi, ed a concludere con una tecnica da punteggio a terra. I momenti chiave saranno sempre cinque, cambieranno solo i primi due, dove sarà Uke ad attaccare e Tori a difendere o contrattaccare in piedi. I successivi momenti saranno uguali a quelli studiati in precedenza. Anche qui l insegnante dovrà proporre ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 48

30 4 parte in piedi UKE esegue lo speciale in piedi TORI difende o contrattacca transizione UKE assume una posizione di difesa a terra TORI esegue un passaggio conosciuto a terra TORI esegue una tecnica da punteggio conosciuta figura 16: i cinque momenti chiave della quarta tipologia di situazioni di studio Riassumendo, affinché la transizione sia efficace, a nostro avviso sarà fondamentale apprendere: speciale ; Chi si perfezionerà in tutte queste abilità, diverrà sicuramente un judoka completo e temibile. In conclusione, confidiamo che questi quattro articoli rappresentino un utile contributo allo studio della nostra bellissima disciplina, la quale, oltre ad essere -ovviamente- annoverata tra gli sport, assurge a livello di arte, dai contorni sfumati ed in costante divenire. Poiché il dibattito vuole essere aperto, il lettore che volesse esprimere il proprio parere su questo lavoro o su una parte di esso, riferendo anche la sua esperienza, può scrivere a [email protected] disegni di Giulio Ricci dal manuale Judo Scuola Primaria ATHLON.NET NUMERO DODICI PAGINA 49

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