ALLA SCUOLA DELLO SPIRITO SANTO

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1 Jacques Philippe ALLA SCUOLA DELLO SPIRITO SANTO EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA

2 Titolo originale dell opera: A l Ecole de VEsprit-Saint Traduzione dal francese di Mariarosaria Spagnolo Edizioni Dehoniane, Roma l a edizione, luglio a edizione, settembre a edizione, gennaio 1998 Edizioni Dehoniane Bologna Prima edizione: gennaio 2004 Ristampe: settembre 2005 gennaio 2007 novembre 2008 gennaio 2010 Ed. Communauté des Béatitudes, Edizioni Dehoniane, Roma 2004 Centro editoriale dehoniano via Nosadella Bologna EDB ISBN Stampa: Tipografia Giammarioli, Frascati (RM) 2010

3 A colei che ci dice: Fate quello che vi dirà. Giovanni 2,5

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5 In t r o d u z io n e «O mio Gesù, come è facile santificarsi. Occorre soltanto un briciolo di buona volontà. Se Gesù scorge nel cuore questo briciolo di buona volontà si affretta a donarsi all anima e nulla può impedirglielo, né gli errori, né le cadute; assolutamente niente. A Gesù preme aiutare quest anima e se l anima è fedele alla grazia di Dio, in pochissimo tempo può conseguire la più grande santità che una creatura possa raggiungere su questa terra. Dio è molto generoso e non rifiuta a nessuno la sua grazia: dà più di quello che noi gli chiediamo. La fedeltà nel seguire le ispirazioni dello Spirito Santo, è la via più breve». Questo bel testo è tratto dal diario di suor Faustina1. Nella sua semplicità e concisione, esso lancia un messaggio estremamente importante per tutti coloro che aspirano alla santità, vale a dire, in termini più semplici, per tutti coloro i quali vogliono rispondere all amore di Dio nella radicalità più totale. La più grande domanda che queste anime si pongono, la loro angoscia, a volte, è quella di non sapere come fare. 1 Diario di suor Faustina, Libreria Editrice Vaticana, p Suor Faustina Kowalske, nata nel 1905 e morta il 5 ottobre 1938, è stata beatificata da Giovanni Paolo II, la seconda domenica di Pasqua del Questa religiosa polacca ha ricevuto da Gasù la missione di far conoscere al mondo la Misericordia, in particolare attraverso un icona di Cristo misericordioso che lei stessa fece dipingere. 7

6 È possibile che tu, lettore, faccia parte di quelli che non si sono mai preoccupati troppo di porsi questa domanda. Forse il tuo cuore non ha mai conosciuto questa aspirazione ad amare Dio tanto quanto è possibile amarlo. Allora, te ne prego, supplica lo Spirito Santo di mettere in te questo desiderio e chiedigli anche di non lasciarti mai riposare! Allora sarai beato: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati (Mt 5,6)2. Cosi, per quelli che aspirano alla pienezza dell amore, ogni indicazione che permette di illuminare questo cammino e soprattutto di abbreviarlo, è assai preziosa. Quasi nessuno ne ha piena consapevolezza, ma, a mio parere, è necessaria ai santi perché dà la possibilità di santificarsi maggiormente e più in fretta, e ai peccatori di convertirsi; la Chiesa ne trarrà beneficio allo stesso modo. Il mondo sarà salvato dalla preghiera dei santi. E per questo che noi crediamo che sia molto importante trasmettere ai cristiani la parte migliore dei messaggi dei santi perché possano progredire velocemente verso la perfezione delpamore, anche se questo linguaggio non sarà capito da tutti. La domanda chiave di questo cammino, forse è sapere su dove concentrare i nostri sforzi. Questo non è sempre facile e non sempre corrisponde a quello che immaginavamo all inizio. 2 La giustizia nella Scrittura ha un significato diverso da quello che noi abitualmente le attribuiamo. E l atteggiamento dell uomo la cui volontà è pienamente conforme a quella di Dio per amarlo e amare il prossimo; in altri termini è quello che noi intendiamo per santità. 8

7 Suor Faustina, in questo brano, come in altre riflessioni del suo Diario, ci dà un consiglio, frutto della sua esperienza, che merita di essere ascoltato: La via più breve è la fedeltà alle ispirazioni dello Spirito Santo. Dunque, invece di disperdere i nostri sforzi in direzioni che potrebbero rivelarsi sterili o poco produttive, suor Faustina ci propone di indirizzarli specialmente verso un solo punto: saper riconoscere, accogliere e mettere in pratica le ispirazioni dello Spirito Santo. Questa è la cosa che ci «ripagherà» di più. Ne spiegheremo il perché e cercheremo anche di far comprendere che cosa significhi questo concretamente. 9

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9 I. L a sa n tità è opera d e llo S pirito Sa n to È illusione comune pensare che la santificazione sia opera deir uomo; che basti avere un programma di perfezione ben chiaro per poi mettersi all opera con coraggio e pazienza e realizzarlo progressivamente: tutto qui. Purtroppo (o fortunatamente!), non è tutto qui... Senza dubbio sono necessari coraggio e pazienza, ma la santità non è certamente la realizzazione di un programma di vita che fissiamo noi. Esporremo, i due motivi più importanti per i quali questo non è possibile. 1. IL COMPITO VA AL DI LÀ DELLE NOSTRE FORZE È impossibile giungere alla santità con le nostre sole forze. Tutta la Scrittura ci insegna che essa è solo frutto della grazia di Dio. Gesù ci dice: Senza di me non potete fare nulla (Gv 15,15). E san Paolo: C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo (Rom 7,18). I santi stessi lo testimoniano. Ecco come si esprime Grignion de Monfort parlando di questa santificazione che è il progetto di Dio per noi: «Oh! Che opera mirabile: la polvere cambiata in luce, la sozzura in purezza, il peccato in santità, la creatura in Creatore e Puomo in Dio! Oh! Opera mirabili 11

10 le! Lo ripeto, ma opera difficile ed impossibile alla sola natura; solo Dio, con la grazia e con grazia abbondante e straordinaria, può realizzarla; e neanche la creazione di tutto l universo è grande come questo capolavoro»1. Per quanto ci sforziamo, non possiamo cambiare noi stessi. Solo Dio può venire a capo dei nostri difetti, dei nostri limiti nell ordine dell amore; solo lui ha un influenza così forte sui nostri cuori da poter realizzare una cosa simile. Noi non dobbiamo diventare santi con le nostre sole forze2, ma dobbiamo trovare il modo di permettere a Dio di farci santi. Questo richiede molta umiltà (rinunciare alla pretesa orgogliosa di potercela fare da soli, accettare le nostre povertà ecc.), ma allo stesso tempo è molto incoraggiante. Infatti, se le nostre forze hanno dei limiti, la potenza e l amore di Dio invece non ne hanno. Noi possiamo fare in modo che questa potenza e questo amore vengano in aiuto alla nostra debolezza. Ci basta accettare quest ultima nella pace riponendo in Dio solo tutta la nostra fiducia e la nostra speranza. In fondo è molto semplice, ma spesso avviene che ci vogliono anni per comprendere e per vivere cose semplici. In un certo senso, il segreto della santità è comprendere che possiamo ottenere tutto da Dio a condizione di sapere come prenderlo. E il segreto della piccola via 1 II segreto di Maria, inizio della prima parte. 2 Ovviamente questo non vuol dire che non dobbiamo compiere degli sforzi; questi però, devono orientarsi verso la giusta direzione per non rimanere sterili e il loro scopo non deve essere quello di farci giungere alla perfezione, ma quello di lasciarci trasformare da Dio senza opporgli resistenza, per aprirci il più possibile alla sua grazia che ci santifica. 12

11 di santa Teresa di Lisieux. Dio ha un cuore di padre e noi possiamo sempre ottenere da lui tutto quel che ci è necessario se sappiamo prenderlo dalla parte del cuore3. Io credo che questa idea che da Dio possiamo ottenere tutto, Teresa P abbia avuta da san Giovanni della Croce, suo unico maestro o quasi. Ecco cosa ci dice questo grande santo nel suo Cantico spirituale: «Grande è il potere e la tenacità dell amore, tanto da prendere e legare Dio stesso. Felice l anima che ama! Essa ha Dio per prigioniero, arreso a tutto ciò che essa vuole, perché egli è di tal natura che, se lo prendono per amore e per bene, lo moveranno a fare quanto desiderano»4. Questa frase audace sul potere che il nostro amore e la nostra fiducia possono esercitare sul cuore di Dio, 3 Ecco un brano di una lettera di Teresa che può aiutarci a comprendere tutto questo: «Vorrei tentare di farle comprendere, _ per mezzo di un paragone semplicissimo, quanto Gesù ama le anime, anche imperfette, che confidano in lui. Supponga che un padre abbia due figli sventati e disobbedienti e che, sul punto di punirli, veda uno di loro che trema e s allontana da lui con terrore, pur avendo dentro di sé il sentimento profondo di meritare il castigo, mentre invece il fratello si getta tra le braccia del padre dicendo che si pente del dolore che gli ha arrecato, che gli vuol bene e che d ora in avanti metterà giudizio. Se poi questo fanciullo domanda addirittura al padre di punirlo con un bacio, non credo che il cuore di quel padre fortunato possa resistere alla confidenza filiale del figlio del quale conosce la sincerità e l amore. Egli non ignora, tuttavia, che il figlio ricadrà più d una volta nelle stesse mancanze, ma è disponibile a perdonargli sempre se il figlio lo prenderà dalla parte del cuore...» (Lettera 229). 4 Cantico spirituale B, strofa 32,1. 13

12 svela una verità bella e profonda. Lo stesso san Giovanni della Croce la esprime altrove con parole diverse: «Quello che più tocca il cuore di Dio e trionfa su di esso, è una salda speranza»5. E ancora: «Dio ha una così grande stima della speranza del- Panima che incessantemente si rivolge a lui e conta su lui solo, che si può dire che le dona tutto ciò che ella spera»6. La santità non è un programma di vita: essa è qualcosa che si ottiene da Dio; esistono dei mezzi infallibili per ottenerla, tutto consiste nel capire quali siano... Abbiamo il potere di diventare santi, semplicemente perché Dio si lascia conquistare dalla fiducia che noi riponiamo in lui. Quello che diremo più avanti ha lo scopo di introdurci su questa buona strada. 2. S o l o D io c o n o s c e i l c a m m in o d i o g n u n o La seconda ragione per la quale non diventiamo santi fissando un programma, consiste nel fatto che, come esistono tanti tipi diversi di persone, allo stesso modo esistono tante forme diverse di santità e dunque anche di cammini verso la santità. Ognuno è assolutamente unico per Dio. La santità non è la realizzazione di un certo modello di perfezione, identico per tutti. Essa 5 Massima Massima

13 r è una realtà assolutamente unica che Dio solo conosce e che solo lui sa far sbocciare. Nessuno di noi sa in che cosa consista la propria santità; questo gli viene svelato solò man mano che il suo cammino prosegue, e spesso è qualcosa di ben diverso da quel che immaginavamo. Di fatto, il maggiore ostacolo nel cammino verso la santità è, forse, attaccarsi troppo all immagine che ci si è fatti della propria perfezione... La perfezione che invece vuole Dio è sempre diversa, ci disorienta sempre, ma, in fin dei conti è infinitamente più bella poiché solo lui è capace di creare dei capolavori assolùtamente unici, mentre l uomo, al contrario, sa solo imitare. Ne consegue un principio importantissimo: per accedere alla santità, l uomo non si può limitare a seguire delle regole generali che valgono per tutti. Egli deve anche capire quello che Dio gli chiede in particolare e che, forse, non chiede a nessun altro. Come riconoscere il volere di Dio? Ci sono diversi modi: attraverso gli avvenimenti della vita, nei consigli di un padre spirituale e con altri mezzi ancora. Tra questi ve ne è uno la cui importanza è fondamentale e merita di essere spiegata. Si tratta delle ispirazioni della grazia divina le quali sono delle sollecitazioni interiori, dei movimenti dello Spirito Santo nel profondo del nostro cuore, attraverso i quali Dio ci fa conoscere quello che ci chiede e, allo stesso tempo, ci comunica la forza necessaria per compierlo, se noi acconsentiamo. In seguito diremo come discernere ed accogliere queste ispirazioni. Per diventare santi dobbiamo, ovviamente, sforzarci di mettere in pratica la volontà di Dio che conosciamo dalla Scrittura, dai comandamenti ecc. e che è rivolta 15

14 a tutti. Ma è anche indispensabile, come abbiamo già detto, andare oltre, aspirare a conoscere non solo ciò che Dio chiede a tutti in modo generale, ma anche ciò che egli si aspetta da me in particolare. E qui che entrano in gioco le ispirazioni di cui parliamo. Però bisogna affermare che queste ispirazioni sono necessarie anche per quel che riguarda il compimento della volontà generale di Dio su di noi. La prima ragione è la seguente: se aspiriamo alla perfezione, abbiamo così tante cose da mettere in pratica, così tanti comandamenti e virtù da seguire, che ci è impossibile combattere su tutti i fronti; ad un certo punto della nostra vita, dobbiamo sapere a quale virtù dare la priorità, non secondo le nostre idee, ma secondo ciò che Dio effettivamente ci chiede, cosa che sarà molto più efficace. Comunque non si tratta sempre di quello che pensiamo noi. Ci sarebbero molte cose da dire a questo proposito: molto spesso ci succede di compiere sforzi smisurati per progredire su di un punto mentre Dio ci chiede un altra cosa. Per esempio, facciamo degli sforzi enormi per correggere un difetto del nostro carattere mentre Dio ci chiede semplicemente di accettarlo con umiltà e mitezza verso noi stessi! Le ispirazioni della grazia sono preziosissime per orientare bene i nostri sforzi nei combattimenti che dobbiamo affrontare... Senza di esse rischiamo o di rilassarci su alcuni punti o di esigere da noi stessi più di quanto Dio stesso non ci chieda, il che è comunque grave e più frequente di quanto non si pensi. Dio ci chiama alla perfezione ma non è perfezionista. E la perfezione si raggiunge non tanto attraverso la conformità esteriore a un ideale, quanto attraverso la fedeltà interiore a delle ispirazioni. 16

15 C è una seconda ragione dimostrata dall esperienza: molto spesso non abbiamo la forza di compiere neanche la volontà e i comandamenti di Dio che già conosciamo e che sono validi per tutti. Ora, ogni volta che siamo fedeli nel rispondere ad una mozione dello Spirito, desiderando di essere docili a ciò che Dio si aspetta da noi, anche nelle cose più piccole, questa fedeltà attira su di noi un sovrappiù di grazia e di forza che potremo applicare in altri campi per essere un giorno capaci, forse, di praticare i comandamenti che non avevamo avuto la forza di mettere completamente in pratica fino a quel momento. Si potrebbe dire che è un applicazione della promessa di Gesù nel Vangelo: Bene, servo buono e fedeleysei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto (Mt 25,21). Ne deduciamo una legge spirituale fondamentale: Otterremo la grazia di essere fedeli nelle cose importanti cheyper il momento, sono per noi impossibili, solo continuando ad essere fedeli nelle piccole cose, alla nostra portata, soprattutto quando queste piccole cose sono quelle che lo Spirito Santo ci chiede, sollecitando il nostro cuore con le sue ispirazioni. Terminiamo questa parte con una considerazione di importanza capitale per motivarci nel desiderio di essere fedeli a queste ispirazioni. Se vi proponessimo di fare degli sforzi per realizzare qualche progresso spirituale secondo le vostre idee e i vostri criteri, non avreste successo. Lo abbiamo detto: tra quel che Dio ci chiede effettivamente e quel che noi immaginiamo che egli ci chieda, a volte c è una bella differenza. Non avremo la grazia per fare ciò che Dio non ci chiede. 17

16 Invece, nelle cose che egli si aspetta da noi, la sua grazia ci viene assicurata: Dio dona ciò che ordina. Quando Dio ci ispira di fare qualcosa (se è veramente lui la fonte di questa ispirazione), ci dà allo stesso tempo la capacità di farlo. Anche se questo al principio ci supera o ci fa paura... Ogni mozione divina, oltre ad essere luce per comprendere ciò che Dio desidera, è forza che anima la volontà. 3. LA FEDELTÀ ALLA GRAZIA ATTIRA ALTRE GRAZIE «Ecco un breve racconto dal Diario di suor Faustina: «Oggi ho cercato di fare tutte le mie pratiche di pietà prima della benedizione, perché mi sentivo peggio del solito. Perciò subito dopo la benedizione sono andata a coricarmi. Però quando andai in dormitorio, conobbi all improvviso interiormente che dovevo entrare nella cella di suor N. che aveva bisogno d aiuto. Entrai subito in quella cella e suor N. mi disse: Che fortuna che Dio l ha condotta qui, sorella. E parlava con una voce così bassa che riuscii a capire a malapena. Mi disse: Sorella, mi pórti per favore un po di tè col limone, perché ho una gran sete e non posso muovermi perché soffro molto. In realtà soffriva molto e aveva la febbre alta. Le feci il servizio e con quel po di tè spense l arsura delle sue labbra. Quando entrai nella mia cella, la mia anima venne avvolta da un grande amor di Dio e compresi quanto occorra fare attenzione alle ispirazioni interiori e seguirle fedelmente. E la fedeltà a una grazia, ne attira altre»7. 7 Diario di suor Faustina, Libreria Editrice Vaticana, p

17 r Questo testo illustra bene alcune cose già dette sopra e sottolinea un punto importantissimo: ogni fedeltà ad un ispirazione viene ricompensata da grazie sempre più abbondanti, in particolare da ispirazioni sempre più frequenti e più forti. E come se l anima si allenasse nella fedeltà à Dio per giungere a una percezione sempre più chiara della sua volontà e a una facilità maggiore per compierla. Anche san Francesco di Sales afferma: «Quando sappiamo trarre beneficio da un ispirazione che Nostro Signore ci dona, egli ce ne ridona un altra e così continua a donarcene altre nella misura in cui ne sappiamo trarre beneficio»8. Questo è il dinamismo fondamentale che potrà condurci, poco a poco, alla santità: la nostra fedeltà a una grazia ne attirerà altre9. Anche santa Teresa di Gesù Bambino testimonia questo dinamismo della fedeltà che rende sempre più facile il compimento della volontà di Dio: «La pratica della virtù ci divenne dolce e naturale; dapprincipio il mio viso tradiva spesso il combattimento, ma poco a poco quella espressione scomparve e la rinuncia mi divenne facile anche dal primo istante. Gesù lo ha detto: A colui che possiede, verrà dato 8 Lettera 2074 nell edizione di Annecy. Padre Ravier, presentando i punti essenziali della spiritualità di san Francesco di Sales, afferma che «le ispirazioni sono dei mezzi di cui lo Spirito Santo si serve per guidare ognuno di noi ad ogni istante. Discernerle e seguirle è uno dei punti più importanti della vita devota», in F rancesco di S a le s, Lettere di amicizia spirituale, Desclèe de Brouwer, p Ciò non vuol dire che tutto è perduto se a volte siamo infedeli. Parleremo di questo nei prossimi capitoli. 19

18 ancoray e sarà nell*abbondanza. Per una grazia ricevuta fedelmente egli me ne concedeva molte altre...»10. Aggiungiamo anche che questa tappa è accompagnata da una grazia di felicità: nonostante che obbedire allo Spirito, all inizio ci costi molto, perché dobbiamo affrontare le nostre paure, i nostri attaccamenti ecc., questa obbedienza, in fin dei conti, è sempre fonte di gioia e di felicità ed è accompagnata da un effusione di grazia che dilata il cuore, che rende l anima libera e felice di camminare sulle vie del Signore: Corro per la via dei tuoi comandamenti perché hai dilatato il mìo cuore (Sai 119,32). Dio ci ricompensa ampiamente con una generosità che solo lui possiede. Solo lui ci può trattare così... Ecco una legge spirituale che l esperienza conferma e che merita di essere sottolineata. Questo vuol dire che, anche se la via della docilità alle mozioni dello Spirito è molto esigente, poiché lo Spirito soffia dove vuole (Gv 3,8), essa è comunque una via di libertà e di felicità nella quale l anima cammina senza vincoli e il cuore non è rinchiuso, ma dilatato. Questa dilatazione del cuore è un segno che manifesta la presenza dello Spirito. Lo Spirito Santo viene giustamente chiamato Consolatore. Quando i tocchi dello Spirito, che ci illuminano e ci spingono ad agire, vengono accolti, riversano nel nostro cuore non solo luce e forza ma anche un unzione di conforto e di pace che molto spesso ci colma di consolazione. E quand anche il loro obbiettivo fosse di poca importanza, poiché essi procedono dallo Spi 10 Manoscritto autobiografico A, p

19 rito divino, hanno il potere che solo Dio possiede: di consolarci e di colmarci. Una sola gocciolina dell unzione dello Spirito Santo può riempire il nostro cuore di una soddisfazione più grande di tutti i beni della terra messi assieme, perché fa parte dell infinito di Dio11. Cospàrgi di olio il mio capo, il mio calice trabocca (Sai 23). Questa unzione dello Spirito si espande immancabilmente nell anima di colui che compie il bene ispiratogli dallo Spirito. Qui troviamo l altra grande legge della vita spirituale: ciò che è veramente capace di colmare i nostri cuori non sono tanto i beni che riceviamo, quanto il bene ispirato da Dio che pratichiamo: c è più gioia nel dare che nel ricevere. Abbiamo appena mostrato fino a che punto sia fecondo accogliere e seguire le mozioni dello Spirito, tanto da poter dire con suor Faustina che questo è senza dubbio il mezzo principale per santificarci. Ma adesso sorgono diverse domande: come riconoscere e discernere queste mozioni dello Spirito? Tutti ricevono queste mozioni? Come favorire la loro presenza nella nostra vita spirituale? Cercheremo di rispondere a queste domande, cominciando dall ultima. 11 Riccardo di San Vittore dice: «Io oso affermare che una sola goccia di queste divine consolazioni può far ciò che tutti i piaceri del mondo non saprebbero fare. Questi ultimi non possono saziare il cuore mentre una sola goccia della dolcezza interiore, che lo Spirito Santo riversa nell anima, la porta fuori di sé e le dona una santa ebbrezza». 21

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21 II. C o m e far sbo ccia re LE ISPIRAZIONI Dio ama tutti gli uomini allo stesso modo e vuole condurre tutti alla perfezione, ma usa delle vie molto diverse per gli uni e per gli altri. Questo vuol dire che le ispirazioni della grazia si potranno manifestare di più o di meno a seconda della persona. Lo Spirito non si può costringere: Dio è padrone dei suoi doni. Tuttavia, non si può dubitare del fatto che Dio concederà ad ogni persona le ispirazioni necessarie, almeno per la sua santificazione. Ascoltiamo san Francesco di Sales: «Oh, quanto sono fortunati coloro che tengono dischiuso il cuore alle sante ispirazioni! Ché mai non son privi di quelle che lor sono necessarie a vivere bene e devotamente nella propria condizione, e bene e santamente esercitare i carichi imposti dalla loro professione. Poiché, come il Signore dà, per via dell ordine naturale, agli animali tutti gli istinti richiesti alla conservazione e all esercizio delle naturali qualità loro, così, qualora non resistiamo noi alla grazia di Dio, egli dà a ciascuno di noi le ispirazioni occorrenti per vivere, operare, e conservarci nella vita spirituale»1. 1 Trattato delvamor di Dio, libro Vili, cap

22 Bisogna anche aggiungere che queste mozioni dello Spirito, anche se purtroppo rivestono un ruolo poco rilevante nell esistenza di molti cristiani, non sono una cosa eccezionale, ma fanno parte di un «funzionamento normale» della'vita spirituale. San Paolo lo suggerisce quando dice: Tutti quelliy infatti, che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio (Rom 8,14), e anche: Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal 5,25). Tutti noi abbiamo ricevuto l adozione filiale e la grazia dello Spirito Santo con il battesimo. Il frutto di questo sacramento è lo sbocciare nella nostra vita di quello che la teologia chiama: doni dello Spirito Santo, che hanno lo scopo di «disporre l anima a ricevere prontamente l impulso della grazia divina»2. Il dottore angelico dice anche: «I doni dello Spirito Santo rendono tutte le facoltà dell anima capaci di sottomettersi alla mozione divina»3. Ogni cristiano deve dunque desiderare e chiedere queste grazie d ispirazione. Dio certamente le dona in misura più o meno grande e a chiunque è stato dato moltoymolto sarà chiesto (Le 12,48), così come a colui al quale è stato dato di meno, meno sarà chiesto. Però queste grazie d ispirazione non sono facoltative poiché possono essere decisive per il nostro progresso spirituale e accoglierle nella nostra vita è importantissimo. Che cosa permette concretamente la manifestazione delle ispirazioni della grazia? Cosa bisogna fare perché il Signore ce ne faccia trarre il maggiore beneficio 2 San Tom m aso, Somma teologica, la, Ilae, q. 68, a Ibid. 24

23 possibile? Elencheremo un certo numero di condizioni che favoriscono la loro manifestazione. 1. P r a t ic a r e l a l o d e e l a g r a t it u d in e Quello che ci impedisce di ricevere grazie più abbondanti da Dio è il non riconoscere abbastanza quelle che ci ha già concesse, ringraziandolo per questo. Senza dubbio, se ringraziamo Dio con tutto il nostro cuore per ogni grazia ricevuta, particolarmente per le ispirazioni, egli ce ne concederà ancora di più. Ascoltiamo santa Teresa di Gesù Bambino che parla a sua sorella Celina (suor Genoveffa): «Quel che più attira le grazie del Buon Dio, è la riconoscenza, perché se noi lo ringraziamo di un beneficio, egli ne rimane toccato e si affretta a donarcene altre dieci e se noi lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che moltiplicarsi incalcolabile di grazie! Io Tho sperimentato, prova e vedrai! La mia gratitudine è senza limiti per tutto quello ch egli mi dona e io glielo provo in mille modi»4. Non si tratta di calcolare, ma di prendere coscienza che la nostra ingratitudine verso Dio ci fa ripiegare su noi stessi e ci chiude alla sua grazia. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici, dice il Salmo (103,1). La lode purifica il cuore e lo dispone meravigliosamente a ricevere la grazia divina e le mozioni dello Spirito Santo. 4 Consigli e ricordi di suor Genoveffa. 25

24 2. D e s id e r a r e e c h ie d e r e l e isp ir a z io n i Poi bisogna ovviamente desiderare e chiedere spesso le ispirazioni nella preghiera: Chiedete e vi sarà dato (Le 11,9). Ecco quella che dovrebbe essere la richiesta da rivolgere più spesso a Dio: Ispirami in tutte le mie decisioni e fa' che non trascuri nessuna delle tue ispirazioni. Dobbiamo chiederle in tutte le circostanze della nostra vita, nei momenti particolari, di fronte a scelte importanti; quando abbiamo l'impressione che la nostra vita con il Signore proceda a fatica e debba essere vivificata, forse sarebbe bene prendere qualche giorno di ritiro e di preghiera più intensa per chiedere la luce dello Spirito Santo. Sarebbe sorprendente allora che Dio non ci rispondesse donandoci le sue ispirazioni. 3. D e c i d e r s i a n o n r if iu t a r e n u l l a a D io Oltre a una preghiera cosciente ed esplicita in questi termini, è importante che in noi ci sia una forte e costante determinazione nell'ubbidire a Dio in ogni cosa, grande o piccola che sia, senza nessuna eccezione. Più Dio ci vede in questa disposizione di totale docilità, più ci concede le sue ispirazioni. Non dico che sia necessario essere capaci di ubbidire a Dio in tutto; questo ci è indubbiamente impossibile a causa della nostra fragilità. Ma bisogna essere molto determinati e far sì che, specialmente con la preghiera, ci fortifichiamo incessantemente nella risoluzione di non trascurare mai la volontà che Dio potrebbe esprimerci, per quanto piccola possa essere. 26

25 Questa determinazione non deve comunque diventare uno scrupolo* di cui il demonio potrebbe servirsi per scoraggiarci; una paura di venir meno alla volontà di Dio o un angoscia di non riuscire a comprenderla. In questo campo, come dappertutto, dobbiamo lasciarci condurre dall amore e non dalla paura e, come diceva san Francesco di Sales, dobbiamo più «amare Vobbedienza che temere Vobbedienza»5. Dobbiamo fortificarci continuamente nella risoluzione di essere docili a Dio, stando in guardia che il demonio non se ne serva mai per turbarci con delle inquietudini o per scoraggiarci quando inevitabilmente cadiamo. 4. P r a t ic a r e l o b b e d ie n z a f il ia l e e f id u c io s a Perché Dio ci riveli sempre più la sua volontà con delle ispirazioni, bisogna iniziare a ubbidire alle volontà di Dio che già conosciamo e questo è applicabile in diversi campi. Come abbiamo già detto, ogni fedeltà alla grazia attira nuove grazie, sempre più abbondanti. Se siamo attenti a ubbidire alle mozioni dello Spirito, queste diventeranno sempre più numerose. Se invece siamo negligenti, rischiamo di farle diminuire. A chi ha sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha (Le 19,26), dice Gesù. Questo è il principio: per ottenere più ispirazioni, bisogna cominciare a ubbidire a quelle che riceviamo. 5 Cf. Lettera a santa Giovanna di Chantal. 27

26 È evidente che in seguito Dio ci gratificherà maggiormente con le sue ispirazioni sé vedrà che siamo fedeli nel compiere la sua volontà, quando questa si esprime in modi ordinari come i comandamenti, i doveri del nostro stato ecc. Esistono molteplici espressioni della volontà di Dio che già conosciamo senza aver minimamente bisogno di particolari ispirazioni: si tratta della volontà di Dio che si manifesta, in modo generale, nei comandamenti della Scrittura, nell insegnamento della Chiesa, nelle esigenze proprie alla nostra vocazione, alla nostra vita professionale ecc. Se c è in noi un sincero desiderio di fedeltà in tutti questi ambiti, Dio ci concederà molte più mozioni del suo Spirito. Se invece siamo negligenti nei nostri doveri abituali* potremo anche continuare a chiedergli le mozioni, ma avremo poca possibilità che ci ascolti... Cerchiamo, inoltre, di acconsentire, per amor di Dio, a tutte le occasioni legittime di obbedienza che si presentano a noi nell ambito della vita comunitaria, familiare, sociale. Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini, certo, ma è un illusione credere di essere capaci di ubbidire a Dio, se non siamo capaci di ubbidire agli uomini. In entrambi i casi, di fatto, l ostacolo da sormontare è sempre lo stesso: l attaccamento a se stessi e alla propria volontà. Chi non riesce a ubbidire alle persone, che gli piaccia o no, si culla solo in dolci illusioni, se crede di essere capace di ubbidire allo Spirito Santo. Se non sono mai disposto a rinunciare alla mia volontà (le mie idee, i miei gusti, i miei attaccamenti...), di fronte agli uomini, cosa mi garantisce che sarò capace di esserlo quando sarà Dio a chiedermelo? 28

27 5. Pr a t ic a r e l a b b a n d o n o Non dimentichiamo infine una forma di obbedienza forse più importante e anche un po dimenticata, che dobbiamo chiamare Vobbedienza agli eventi. Gli eventi della vita, in fin dei conti, sono l espressione più sicura della volontà di Dio poiché non vi è il rischio di interpretarli soggettivamente. Se Dio ci vede docili agli eventi, capaci di acconsentire nella pace e con amore a ciò che gli avvenimenti ci impongono, in spirito di fiducia filiale e di abbandono alla sua volontà, non vi è alcun dubbio che egli moltiplicherà le espres- 6 Questa affermazione fa sorgere un problema teologico ed esistenziale difficile. Non si tratta di cadere nel fatalismo o nella passività, né di dire che tutto quel che succede è volontà di Dio: Dio non vuole il male né il peccato. Molte cose che accadono non sono volute da Dio. Tuttavia egli le permette nella sua saggezza che rimane scandalosa per la nostra intelligenza. Dio ci chiede di fare il nostro possibile per eliminare il male. Ad ogni modo, malgrado i nostri sforzi, c è tutto un insieme di circostanze nelle quali non possiamo far nulla e che non sono necessariamente volute da Dio. Egli comunque le permette e ci invita ad accettarle nella fiducia e nella pace anche se ci fanno soffrire e ci contrariano. Questo non significa acconsentire al male, ma acconsentire alla misteriosa saggezza di Dio che permette il male. Un consenso che non è un compromesso, ma che è l espressione di una fiducia in Dio più forte del male. Vi è in questo una forma d obbedienza dolorosa ma feconda. Significa che, dopo aver fatto ciò che è in nostro potere, siamo invitati, davanti alle cose che comunque ci vengono imposte dagli eventi, a vivere nei confronti del nostro Padre celeste, in un atteggiamento d abbandono e di fiducia filiale, nella fede che: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rom 8,28). Per fare un esempio, Dio non ha voluto il tradimento di Giuda o la vigliaccheria di Pilato (Dio non può volere il peccato), ma li ha permessi e ha voluto che Gesù acconsentisse con spirito filiale a questi eventi come ha poi fatto: Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi (Mt 14,36). 29

28 sioni personali della sua volontà, attraverso l unzione del suo Spirito, che parla al nostro cuore. Se invece non smettiamo di ribellarci e di irrigidirci di fronte alle contrarietà, certamente per lo Spirito Santo sarà più difficile guidare la nostra vita, visto che nutriamo questa diffidenza nei confronti di Dio. Quello che maggiormente ci impedisce di diventare santi è senz altro la nostra difficoltà ad acconsentire a tutto quello che ci succede. Ciò non significa che dobbiamo vivere un fatalismo che ci renderebbe completamente passivi, ma un abbandono fiducioso e totale tra le mani del Padre. Quando ci troviamo di fronte ad avvenimenti dolorosi, spesso ci ribelliamo o li subiamo a denti stretti o ci rassegniamo passivamente. Ma Dio ci invita a un atteggiamento molto più positivo e fecondo: fare come Teresina che dice: Io scelgo tutto. Sottinteso: scelgo tutto ciò che Dio vuole per me. Non mi limito a subire, ma con un adesione libera della volontà, decido di scegliere ciò che non ho scelto. Teresa ha detto anche: Voglio tutto quello che mi contraria1. Esteriormente questo non cambia nulla nella mia situazione, ma interiormente cambia tutto: questo consenso, ispirato dall amore e dalla fiducia, mi rende libero, attivo, non più passivo, e permette a Dio di trarre il bene da tutto quello che di buono o cattivo mi accade. 6. P r a t ic a r e i l d is t a c c o Non possiamo accogliere le mozioni dello Spirito se siamo rigidi, attaccati ai nostri beni, alle nostre idee, 7 Questa espressione è riportata da suor Genoveffa nei suoi Consigli e ricordi. 30

29 F alle nostre concezioni ecc. Per lasciarci guidare dallo Spirito di Dio, abbiamo bisogno di molta docilità ed elasticità, che si acquisiscono poco a poco praticando il distacco. Sforziamoci di non tenere a niente, né materialmente, né affettivamente, neppure spiritualmente. Non per diventare menefreghisti o indifferenti a tutto, né per praticare una sorta di ascesi forzata e spogliarci di tutte le cose che possediamo: il Signore abitualmente non ci chiede di fare ciò. Ma dobbiamo mantenere il nostro cuore in un atteggiamento di distacco, guardare tutto con libertà, con distanza, con riserva, in modo tale che, se siamo impossibilitati a realizzare una cosa, un progetto, una relazione o un abitudine, non ne facciamo un dramma. Questo distacco^ deve essere praticato in tutti gli ambiti della nostra vita. Ma, indubbiamente, P aspetto materiale non è il più importante. Talvolta il nostro progresso spirituale è più ostacolato dall attaccamento ad alcune nostre idee, concezioni, modi di fare. Ascoltiamo il consiglio di un francescano del XVI secolo: «Che la vostra volontà sia sempre pronta ad ogni eventualità e che il vostro cuore non sia asservito a nulla. Quando sentite un desiderio, rendetelo tale da non provare la benché minima pena in caso di f allimento, di modo che lo spirito rimanga tranquillo come se non vi aspettaste nulla. La vera libertà consiste nel non legarsi a niente. E così che Dio cerca la vostra anima: sgombera da tutto, per potervi operare le sue grandiose meraviglie»8. 8 Ju a n d e B o n illa, La pace interiore. 31

30 L attaccamento alla nostra «saggezza», anche quando questa si prefigge obbiettivi eccellenti, è forse il peggiore ostacolo alla docilità allo Spirito Santo. L'ostacolo è tanto più grave in quanto questo attaccamento è spesso inconscio, poiché evidentemente, è più facile non essere coscienti dell attaccamento alla nostra volontà, quando ciò che vogliamo noi è una cosa di per sé buona. Visto che lo scopo perseguito è buono, ci giustifichiamo con una caparbietà che ci acceca, senza renderci conto che il modo in cui pretendiamo che la nostra idea si realizzi non sempre corrisponde ai piani di Dio. La saggezza di Dio non semp>re coincide con la nostra, e questo significa che, in qualsiasi tappa del nostro cammino spirituale, non saremo mai dispensati dal praticare il distacco nei confronti delle nostre concezioni personali, malgrado esse siano piene di buone intenzioni. 7. P r a t ic a r e i l s i l e n z i o e l a p a c e Lo Spirito di Dio è uno spirito di pace, parla e agisce nella pace e nella dolcezza, mai nel turbamento e nell agitazione. Inoltre le mozioni dello Spirito sono spesso tocchi delicati, non si manifestano nel frastuono e possono affiorare alla nostra coscienza spirituale solo se in quest ultima c è una zona di calma, di silenzio e di pace. Se il nostro interno è sempre rumoroso e agitato, la dolce voce dello Spirito Santo avrà molta difficoltà a farsi sentire. Questo significa che, se vogliamo riconoscere le mozioni dello Spirito Santo e seguirle, è importantissimo cercare di mantenere il nostro cuore nella pace. 32

31 La cosa non è facile, ma a forza di praticare la speranza in Dio, l abbandono, l umiltà, l accettazione delle nòstre povertà con una fiducia incrollabile nella misericordia divina, ci riusciremo sempre meglio. Qui non vogliamo parlarne a lungo perché abbiamo già trattato questo tema in un altro libro9. Comunque è importante sottolinearlo, perché se non cerchiamo di praticare la pace di fronte a tutte le circostanze nelle quali rischiamo di perderla (e sono tante!), saremo difficilmente capaci di sentire la voce dello Spirito Santo, quando egli vorrà parlare al nostro cuore, perché F agitazione che vi lasceremo regnare quasi sicuramente glielo impedirà. Come abbiamo spiegato nell opera citata, quando viviamo dei momenti difficili, lo sforzo che facciamo per restare nella pace è molto fruttuoso poiché, proprio conservando questa pace, avremo la possibilità di reagire a una situazione non in modo inquieto e precipitoso (creando un grande scompiglio), ma ascoltando ciò che lo Spirito Santo potrebbe suggerirci: questo sarà ovviamente più benefico. Mettiamo dunque in pratica questa parola di san Giovanni della Croce: «Abbiate cura di mantenere il vostro cuore nella pace, che nessun avvenimento di questo mondo lo turbi... Quand anche quaggiù tutto crollasse e tutti gli eventi ci fossero contrari, sarebbe inutile turbarci perché questo turbamento ci procurerebbe più danno che profitto»10. 9 Ja c q u e s Philippe, La pace del cuore, Edizioni Dehoniane, Roma Massima 173 e

32 Il più grave di questi danni è che diventiamo incapaci di seguire gli impulsi dello Spirito Santo. Questo è legato alla pratica del silenzio. Silenzio che non è vuoto ma pace, attenzione alla presenza di Dio e attenzione al prossimo, attesa fiduciosa, speranza in Dio. L eccesso di rumore non solo in senso fisico, ma rumore inteso anche come un vortice incessante di pensieri, immaginazioni, parole ascoltate o dette, dal quale a volte ci lasciamo intrappolare e che spesso alimenta le nostre preoccupazioni, le nostre paure, le nostre insoddisfazioni ecc. lascia poche possibilità allo Spirito di potersi esprimere. Il silenzio non è un vuoto, ma un atteggiamento generale di interiorità che ci permette di custodire nel nostro cuore una celletta interiore (secondo l espressione di santa Caterina da Siena), in cui siamo in presenza di Dio e conversiamo con lui. Il silenzio è il contrario della dispersione dell anima verso l esterno, della curiosità, delle chiacchiere ecc. Il silenzio è la capacità di ritornare naturalmente dentro noi stessi, calamitati dalla presenza di Dio che ci abita. 8. P e r s e v e r a r e f e d e l m e n t e n e l l o r a z io n e Tutti questi atteggiamenti di cui abbiamo appena parlato che facilitano la manifestazione dello Spirito, li possiamo acquisire solo progressivamente; per questo è assolutamente necessaria la fedeltà all orazione. Per fortificarci nella determinazione a non rifiutare nulla a Dio, per praticare il distacco, l abbandono filiale e fiducioso, per imparare ad amare il silenzio e Pinterio- 34

33 rità, per scoprire questo luogo del cuore in cui lo Spirito ci sollecita dolcemente, l orazione è indispensabile. Abbiamo già trattato a lungo questo argomento altrove11, ma qui vogliamo e dobbiamo ricordare quanto sia necessario dedicare del tempo regolarmente e fedelmente alla preghiera personale silenziosa che Gesù stesso ci chiede: Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto (Mt 6,6). 9. E s a m in a r e i m o v im e n t i d e l n o s t r o c u o r e Dove nascono queste ispirazioni della grazia? Non nella nostra immaginazione o nella nostra testa, ma nel profondo del nostro cuore. Per riconoscerle bisogna dunque prestare attenzione a ciò che avviene in esso, ai movimenti che possiamo distinguervi e saper discernere quando questi provengono dalla nostra natura, dall azione del demonio o dall influenza dello Spirito Santo. Parleremo di questo discernimento più avanti; adesso vogliamo solo dire che, se mettiamo in pratica tutti i consigli dati, riusciremo a rivolgere un attenzione sempre maggiore a ciò che avviene nel luogo più profondo e più importante di noi stessi dove non c è quasi mai trambusto: questo è il luogo più intimo del cuore dove lo Spirito Santo fa nascere le sue mozioni e di cui prendiamo coscienza poco a poco. 11 Ja c q u e s P hilippe, Un tempo per Dio, Edizioni RnS. 35

34 Imparando a distinguere i diversi movimenti della nostra anima, impareremo a riconoscere anche le mozioni dello Spirito Santo. Ciò non vuol dire che dobbiamo cadere in una specie d introspezione psicologica continua, inquieta e forzata, che potrebbe indurci a concentrarci su noi stessi o a diventare vittime del via vai delle nostre emozioni e dei nostri pensieri: questo infatti non produrrebbe nulla di buono. Si tratta invece di vivere in un continuo desiderio di Dio, della calma interiore, della preghiera, dell attenzione a ciò che avviene in noi, in modo tale che, se nel nostro cuore si risveglia qualche movimento della grazia, non lo soffochiamo né lo disperdiamo nel rumore di fondo di tutte le altre sollecitazioni ed emozioni, ma gli permettiamo di emergere e di essere riconosciuto come ispirazione divina. Questo presuppone una vigilanza che ci fa esaminare ciò che ci spinge a fare una cosa piuttosto che un altra, ogni qualvolta ci muoviamo. Questa attenzione ci rende capaci di riconoscere in noi una diversità di movimenti. Alcuni sono movimenti disordinati, cioè impulsi a fare o dire qualcosa ecc. la cui origine non è sana. Spesso, infatti, siamo mossi dal timore, dal risentimento, dalla collera, dall aggressività, dal bisogno di essere notati o ammirati dagli altri, dalla sensualità ecc. Queste mozioni disordinate possono venire dalla nostra natura corrotta, come si diceva in passato; oggi si direbbe piuttosto che provengono dalle nostre ferite, che è la stessa cosa. Possono anche venire dal demonio: si tratta allora di tentazioni. A volte, invece, siamo mossi da movimenti buoni: 36

35 desiderio sincero e disinteressato di aiutare qualcuno, impegno a collaborare ecc. Questi movimenti buoni possono avere un origine naturale (non è che tutto in noi sia corrotto!) o soprannaturale; vale a dire che essi, anche se non sempre ne siamo coscienti, sono il frutto della grazia divina nei nostri cuori. Notiamo anche che alcuni movimenti, apparentemente buoni (il cui oggetto sembra buono), possono in realtà non esserlo e provenire dal demonio che è astuto e che, alle volte, ci spinge a fare qualcosa che sembra buono ma, di fatto, è contrario alla volontà di Dio e i cui frutti sarebbero negativi nella nostra vita. Il clima d interiorità, di cui stiamo parlando, ci aiuta a renderci conto della diversità di questi movimenti, della loro origine, dei loro effetti. Per esempio, quelli che lasciano in noi gioia e pace, e quelli che, al contrario, suscitano turbamento, tristezza ecc. Questo esame del nostro cuore ci aiuterà, in particolare, a prendere coscienza di alcuni movimenti che, di tanto in tanto, ci sollecitano e che, con un po di esperienza, saremo in grado di riconoscere come inviti dello Spirito Santo, il quale ci spinge a fare (o a non fare) alcune cose. Sono queste le ispirazioni della grazia di cui parliamo e che è così importante seguire perché sono molto feconde per il nostro progresso spirituale e preziose nel nostro servizio verso Dio e verso il prossimo. Esse possono essere più o meno abbondanti: questo dipende da Dio. Ma meno ce ne lasciamo sfuggire, meglio è, perché ci aprono all azione dello Spirito Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza (Rom 9,26). 37

36 io. P r a t i c a r e l a p e r t u r a d e l c u o r e VERSO UN PADRE SPIRITUALE Il discernimento dell azione dello Spirito Santo in noi sarà molto più facile se abbiamo la possibilità di aprire il nostro cuore a una persona che possa consigliarci spiritualmente. Molto spesso siamo incapaci di veder chiaro in noi stessi, nelle nostre motivazioni ecc. e la luce ci sarà donata rendendo esplicito quello che viviamo, parlandone, dialogando con una persona che ha una certa esperienza. Dio benedice questa apertura del cuore. Di fatto essa è un atteggiamento di umiltà (riconosciamo di non poter bastare a noi stessi...), di fiducia nell altro e inoltre testimonia che il nostro desiderio di veder chiaro, per compiere la volontà di Dio, è veramente sincero, perché ricorriamo a dei mezzi concreti. Queste disposizioni piacciono molto a Dio che risponde sempre con le sue grazie. Bisogna dunque chiedere con insistenza al Signore di donarci una persona alla quale aprire il nostro cuore e approfittare delle occasioni che egli suscita a questo riguardo, cosa che, talvolta, richiede coraggio. Tuttavia, non disperiamo se, senza averne colpa, questo ci accade raramente. Se desideriamo un padre spirituale senza trovarlo, Dio provvederà in un altro modo. Aggiungiamo che la confessione frequente, quand anche non dovesse sfociare in direzione spirituale, è comunque una fonte di purificazione del cuore, da non trascurare e una luce per comprendere quello che avviene nella nostra anima. 38

37 III. C o m e capire L ISPIRAZIONE DI DIO Arriviamo ora alla questione più delicata. In questa moltitudine confusa di pensieri, emozioni, sensazioni che ci abitano interiormente, come potremo riconoscere le ispirazioni che hanno origine in Dio? Come individuare quello che viene dallo Spirito Santo e non confonderlo con quello che forse può essere il frutto della nostra immaginazione, autosuggestione, tentazione del demonio ecc.? E evidente che non c è una risposta automatica. Il nostro «io» e le diverse influenze che esso subisce, di ordine psicologico o spirituale, è un universo infinitamente complesso; non possiamo ridurre il discernimento delle mozioni dello Spirito Santo ad alcune regole che basterebbe applicare meccanicamente. Si possono tuttavia fare delle osservazioni e formulare dei criteri che ci permettano di orientarci. Questi criteri non ci permettono comunque di arrivare a un infallibilità che non esiste in questo ambito, ma sono tuttavia sufficienti per andare avanti (anche se, qualche volta, un po a tastoni) e per rendere possibile una collaborazione sempre più stretta della nostra libertà con la grazia divina. 39

38 1. A c q u isiz io n e g r a d u a le d e l s e n s o sp ir it u a l e Prima di passare in rassegna i criteri che permettono di discernere le mozioni dello Spirito, vorremmo fare un osservazione importante. Quello che ci farà riconoscere facilmente e prontamente le mozioni divine per rispondervi, è lo sviluppo in noi di una specie di senso spirituale, inesistente o molto approssimativo all inizio della nostra vita, ma che si può affinare con l esperienza soprattutto camminando risolutamente e fedelmente al seguito del Signore1. Questo udito spirituale è la capacità di riconoscere, tra le molteplici e discordanti voci che sentiamo dentro di noi, la voce unica e riconoscibile di Gesù. Questo senso è come una connaturalità amorosa che ci fa distinguere la voce dello Sposo sempre più facilmente, nel concerto di tutti i suoni che, si presentano al nostro orecchio. Lo Spirito parla a ognuno con un tono di voce, un timbro che gli è proprio. Una dolcezza e forza, una purezza e chiarezza particolari che, quando ci siamo abituati a sentirla, sappiamo riconoscerla quasi a colpo sicuro. Il demonio, ovviamente, scìmmia di Dio, talvolta potrà imitare la voce dello Sposo. Ma se siamo abituati a quest ultima, grazie a una familiarità amorosa e a una ricerca costante e pura della volontà divina, distingueremo facilmente la sua voce che, in un certo senso ci suonerà stonata e che, dunque, non è la voce di Gesù. 1 Lo sviluppo di questo senso spirituale è pertinente alla teologia dei doni dello Spirito Santo, così come san Tommaso e molti altri Phanno sviluppata, ognuno secondo la propria concezione. Qui però non vogliamo parlare dettagliatamente dei doni dello Spirito. Vedere comunque il testo di san Francesco di Sales, a pp

39 Gesù, nel Vangelo di Giovanni, promette che questo senso spirituale ci verrà donato progressivamente dallo Spirito. Parlando di sé come buon pastore, dice: Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei (10, 4-5). 2. C r i t e r i p e r s t a b i l i r e c h e u n i s p i r a z i o n e v ie n e d a D io Per crescere progressivamente, questo senso spirituale si deve basare su dei criteri di discernimento. Vedremo i più importanti. Criterio esterno: Dio non si contraddice. Vi è un certo numero di criteri che potremmo definire esterni, ai quali le ispirazioni devono corrispondere, se provengono da Dio; quésti criteri ci permettono di eliminare alcune pseudo-ispirazioni che non vengono da Dio. Essi derivano semplicemente dalla coerenza di Dio: lo Spirito Santo non può chiederci qualcosa che sia contrario alla sua volontà, cosi come viene espressa nei modi più consueti: la parola di Dio, l insegnamento della Chiesa, le esigenze della nostra vocazione. Coerenza con la Sacra Scrittura e con Vinsegnamento della Chiesa. Un ispirazione divina non può sollecitarci a fare qualcosa che è in palese contraddizione con ciò che insegna e chiede la Parola di Dio. E non una Parola di Dio che ognuno interpreta a modo suo, ma la Sacra Scrittura così come viene trasmessa e spiegata dal magistero della Chiesa. Per esempio, un ispirazione 41

40 non può chiedermi di compiere degli atti che la Chiesa considera immorali. Allo stesso modo, le ispirazioni autentiche saranno sempre in sintonia con lo spirito d obbedienza alla Chiesa. Se un religioso disubbidisce ai suoi superiori o un vescovo al Santo Padre, anche se per uno scopo lodevole, sicuramente non sarebbe per un ispirazione divina. «Quando Dio infonde qualche ispirazione nel cuore umano, la prima che vi manda è questa appunto dell obbedire»2, dice san Francesco di Sales. Coerenza con le esigenze della nostra vocazione. Dalla mia vocazione particolare (come persona sposata, genitore, sacerdote, consacrato ecc.) e dalla mia situazione di vita (i miei doveri professionali ecc.) derivano tutto un insieme di esigenze che rappresentano la volontà di Dio per me. Un ispirazione non può chiedermi qualcosa che sarebbe in palese contraddizione con il compimento di quello che un tempo veniva chiamato dovere di stato. Lo Spirito Santo può spingere una madre di famiglia a preoccuparsi un po meno delle faccende per dedicare più tempo alla preghiera. Ma se passasse così tanto tempo in contemplazione che i suoi bambini e suo marito ne risentissero, dovremmo dubitare seriamente. Le ispirazioni vanno nella stessa direzione del dovere di stato, non se ne allontanano, anzi ne facilitano il compimento. Questo criterio talvolta può avere dei campi d applicazione un po delicati; il limite tracciato dai nostri doveri di stato ha un margine poco definito. La con 2 Trattato dell'amor di Dio, libro Vili, cap

41 traddizione tra il dovere di stato e alcune ispirazioni, può, a volte, essere più apparente che reale. La storia della Chiesa presenta dei casi limite in questo campo: san Nicola di Fliie che lascia la sua famiglia o santa Giovanna di Chantal che scavalca uno dei suoi figli, disteso sull uscio della porta di casa, per impedirle di seguire la chiamata a fondare la Visitazione. Ad ogni modo non si trattava di colpi di testa, ma di decisioni maturate a lungo nella preghiera e sottomesse al discernimento di un padre spirituale. Delle volte succede che i nostri doveri familiari o professionali siano un pretesto comodo per non rispondere a ciò che lo Spirito Santo ci chiede. Comunque questo criterio di coerenza tra le ispirazioni e le esigenze proprie alla nostra condizione è importante e prenderlo in considerazione può evitare molte illusioni spirituali. Criterio interno: dal frutto si conosce Valbero. Il criterio di discernimento più importante è quello che viene dato da Gesù stesso nel Vangelo: Dal frutto si conosce V albero (Mt 12,33). Se un ispirazione di Dio viene seguita, sarà feconda e porterà dei frutti buoni: frutti di pace, di gioia, di carità, di comunione, di umiltà. Un ispirazione che viene dalla nostra carne o dal demonio sarà sterile o porterà frutti negativi: tristezza, amarezza, orgoglio ecc. Questo criterio è molto importante ma presenta un inconveniente enorme: può essere applicato solo dopo! Una volta presa la decisione se ne misurano le conseguenze. E però evidente che preferiremmo avere dei criteri che ci permettono di prevenire gli errori; vorremmo sapere se un ispirazione viene da Dio o no prima di metterla in pratica! 43

42 Malgrado Pinconveniente citato, questo criterio non è inutile. Innanzitutto ci permette di fare esperienza; inoltre, anche prima di prendere una decisione, possiamo già vederne i frutti (di pace interiore, gioia ecc.). Formazione dell1esperienza. Abbiamo detto che la nostra capacità concreta di riconoscere le mozioni dello Spirito proviene dall acquisizione di una specie di senso spirituale. Quest ultimo è un dono di Dio, ma si sviluppa e si consolida anche grazie all esperienza. Constatando il risultato prodotto da alcune decisioni, prese dopo avere seguito delle ispirazioni che pensavamo venissero dallo Spirito, saremo sempre più in grado di renderci conto se la nostra idea veniva realmente da Dio o se era solo frutto della nostra psiche. Questo non sempre sarà piacevole per il nostro orgoglio; non ci piace riconoscere che ci siamo sbagliati. Ma bisogna sperimentarlo! E necessario sapere che nella vita spirituale, anche se siamo pieni di buona volontà e possiamo essere sicuri che Dio ci assista con grande fedeltà, non siamo comunque dispensati dall esperienza di un certo tirocinio che comporta dei tentativi, con successi o errori. Dio ha voluto che le cose andassero così, è una legge umana da cui nessuno è esente, neanche la persona più spirituale. Se accoglieremo con umiltà la lezione dell esperienza e andremo avanti senza scoraggiarci mai, nella fiducia che tutto è grazia, avremo allora una maggiore sicurezza di giudizio che comunque non sarà mai infallibilità poiché questa non esiste sulla terra3. 3 Salvo, ovviamente, il carisma riconosciuto al Concilio ecumenico e al Santo Padre, quando definiscono ex cathedra la fede della Chiesa. 44

43 r L esperienza dei risultati obiettivi, delle conferme o delle smentite date dai fatti, e lo stato interiore nel quale ci lasciano alcune nostre decisioni (che si tratti di pace, umiltà e gioia, oppure tristezza, turbamento, tensione), ci permetterà di riconoscere quello che viene da Dio, quello che viene dal demonio o dai noi stessi, dai nostri tratti caratteriali, dalle nostre tendenze ecc. Discernimento degli spiriti. Dall esperienza della Chiesa e dei santi4 possiamo trarre una legge generale: quel che viene dallo Spirito di Dio porta con sé gioia, pace, tranquillità di spirito, dolcezza, semplicità, luce. Quello che proviene dallo Spirito del male invece porta con sé tristezza, turbamento, agitazione, inquietudine, confusione, tenebre. Questi segni del buono e del cattivo spirito sono certi. La pace, la gioia ecc. sono sicuramente frutti dello Spirito Santo; il demonio è incapace di riprodurli in modo duraturo; d altra parte il turbamento e la tristezza sono certamente dei segni dello spirito cattivo, quindi lo Spirito Santo non può esserne l origine5. Tra tutti questi segni del buono e del cattivo spirito, il più caratteristico è la pace. Lo Spirito di Dio procura immancabilmente pace all anima, mentre il demonio procura solo agitazione. Tuttavia, in pratica, le cose sono 4 Vedere, per esempio, il capitolo sul discernimento degli spiriti negli Esercizi Spirituali di sant Ignazio di Loyola. 5 Esiste certamente una tristezza che conduce al pentimento e che proviene dallo Spirito Santo. Ma si trasforma presto in gioia. Questa tristezza, di fatto, non viene dallo Spirito Santo, ma da quello che in noi è cattivo e ha bisogno di essere convertito; tutto ciò viene messo in luce dallo Spirito. 45

44 molto più complesse. Un ispirazione può venire da Dio e nonostante ciò può causare in noi grande turbamento. Ma questo turbamento non è causato dall ispirazione, la quale, in sé, è dolce e pacifica come tutto quello che proviene da Dio: esso nasce dalla nostra resistenza all ispirazione. Invece quando la accogliamo, smettendo di opporgli resistenza, il nostro cuore si trova in una pace profonda. Questa situazione è molto frequente: quando le ispirazioni della grazia sopraggiungono nel nostro cuore, si scontrano con le nostre resistenze più o meno profonde, risvegliano paure umane, incontrano attaccamenti, abitudini ecc. La prospettiva di mettere in pratica quel che è suggerito dallo Spirito Santo ci preoccupa: come reagirò? Cosa penseranno gli altri di me? Ne avrò la forza? ecc. Per descrivere meglio tutto questo, possiamo immaginare un grande fiume tranquillo nel quale però, quando ci sono degli ostacoli, si formano risucchi e vortici. Se un ispirazione viene veramente da Dio e se noi, facendo tacere le nostre paure, vi acconsentiamo con tutto il cuore, saremo immancabilmente inondati dalla pace. Lo Spirito Santo, infatti, non può non procurare questa pace a chi si lascia guidare da lui. Alle volte questa pace può risiedere solo nella punta più fine dell1anima e anche quando sul piano umano e psicologico sussistono delle domande e delle inquietudini, essa è lì ed è riconoscibile. Se invece un ispirazione viene dal demonio o da ciò che di cattivo vi è in noi (le nostre ambizioni, il nostro egoismo, il nostro bisogno esagerato di essere riconosciuti ecc.) e se noi vi acconsentiamo, il nostro cuore 46

45 non si troverà mai in una pace totale e profonda. Questa pace sarà solo apparente e basterà poco perché scompaia lasciando posto al turbamento. Possiamo nègare questo turbamento a noi stessi e reprimerlo nel profondo della nostra coscienza, ma esso è sempre II, pronto a riemergere 'quando sopraggiunge Torà della verità. Possiamo dunque trarre un importante conclusione: un'ispirazione divina può in un primo momento turbarci, ma se non la rifiutiamo e ci apriamo ad essa accettandola, a poco a poco ci colmerà di pace. E una legge di base che vale nelle situazioni normali della vita spirituale per coloro i quali sono sinceramente disposti a fare la volontà di Dio in tutto. La vita spirituale e l interazione tra la parte spirituale e quella psicologica, sono delle realtà complesse; a volte possono dunque esserci dei momenti di prova, che rendono difficile l applicazione pratica di questo criterio. Esso resta comunque fondamentale e lo ritroviamo in tutta la tradizione della Chiesa. Segni complementari: costanza e umiltà. Una delle caratteristiche dello Spirito di Dio è la costanza. Quello che invece proviene dalla nostra carne o dallo spirito cattivo è instabile e mutevole. Non vi è nulla di più incostante dei nostri umori o delle nostre invidie, lo sappiamo. Il demonio agisce allo stesso modo: ci spin^ ge in una direzione, poi nell altra, ci mette in testa di lasciare un progetto per intraprenderne un altro cosicché, alla fine, non concludiamo niente. Una delle strategie che più usa per impedirci di concludere un progetto buono, è quella di abbagliarci mostrandocene un altro che sembra migliore per farci così deviare dal primo. Le ispirazioni divine sono invece 47

46 stabili e costanti. Ecco perché, in generale, è bene non seguire troppo velocemente un ispirazione (soprattutto per le cose importanti), per accertarci che non svanisca completamente nello spazio di poco tempo: questo significherebbe infatti che non viene da Dio. Un altra caratteristica dello Spirito di Dio è che egli imprime nell anima una profonda umiltà. Ci spinge a operare il bene in modo tale che siamo felici di farlo, ma senza presunzione, né vanagloria, né autosoddisfazione. Percepiamo con evidenza che il bene che compiamo non viene da noi ma da Dio. Quando siamo mossi dallo Spirito Santo,, possiamo comunque avere dei piccoli pensieri di vanagloria (perché siamo umani...), che sopraggiungono facendoci vivere un po da parassiti e dai quali dobbiamo però difenderci; ad ogni modo ci rendiamo chiaramente conto che siamo debolissimi e che tutto il bene che possiamo operare procede da Dio e che noi non dobbiamo gloriarci di nulla. Non dimentichiamo, inoltre, che uno dei test più sicuri dell umiltà è lo spirito d obbedienza. Concludendo, possiamo dire che le ispirazioni divine si riconoscono dalle seguenti caratteristiche: ci colmano di pace, non sono mutevoli e imprimono in noi sentimenti d umiltà. Faremo adesso delle osservazioni complementari su come discernere la volontà di Dio. La volontà di Dio è sempre la cosa che ci costa di più? La volontà di Dio e, durlque, le ispirazioni della sua grazia, spesso vanno in senso contrario rispetto alle nostre tendenze immediate, quando queste sono desideri di conforto egoistico, di facilità, di pigrizia ecc. 48

47 San Giovanni della Croce ci dice in un suo celebre brano: «L anima deve essere propensa: non al più facile, ma al più difficile; non al più saporito ma al più insipido»6. Non ha torto ad affermarlo nel contesto in cui parla. Ma non bisogna dare a tali massime un interpretazione errata e considerare legge sistematica, nel discernimento della volontà divina, il principio secondo il quale Dio ci chiederà sempre la cosa più difficile. Questo ci farebbe cadere in un volontarismo ascetico esagerato che non avrebbe niente a che vedere con la libertà dello Spirito Santo. Si può anche aggiungere che questa idea che Dio chieda sempre e costantemente le cose che ci costano di più, è tipicamente il genere di pensiero che il demonio insinua in noi per scoraggiarci e allontanarci da Dio. Dio è un Padre, esigente certo perché ci ama e ci invita a donargli tutto, ma non è un carnefice. Molto spesso ci lascia liberi. Quando esige qualcosa da noi è per farci crescere nell amore. Si può soffrire per amore, ma si può anche gioire e riposare per amore... E una trappola della nostra immaginazione o del demonio immaginare la vita guidata da Dio come qualcosa di soffocante, in completa e permanente contraddizione con tutte le nostre aspirazioni, anche con le più legittime. Dio non vuole complicarci la vita; invece vuole semplificarcela. La docilità ci libera e dilata il nostro cuo 6 Salita del Monte Carmelo, libro I, cap

48 re. È per questo che Gesù, il quale ci invita a rinunciare a noi stessi per prendere la nostra croce e seguirlo, ci dice anche: II mio giogo è dolce e il mio carico leggero (Mt 11, 30). Anche se a volte fare la volontà di Dio ci costa, soprattutto all inizio, compierla con amore, finisce con il riempirci di gioia e si può affermare che è un vero piacere compiere il bene che Dio ci ispira. Più camminiamo nella docilità allo Spirito, meno la nostra adesione alla volontà divina è dolorosa e forzata, più diventa libera e spontanea. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandamenti, perché in esso è la mia gioia, dice il Salmo (119,35). La vita è fatta di prove, questo è sicuro, ma se siamo costantemente tristi e infelici seguendo una via, dobbiamo seriamente chiederci se siamo sulla buona strada o no, o se forse non ci stiamo imponendo dei fardelli che Dio non ci chiede. Immaginare, come fanno alcuni scrupolosi o falsi asceti, che quello che Dio ci chiede in ogni circostanza sia necessariamente la cosa più difficile, può falsare il nostro giudizio e il demonio può servirsene per ingannarci: è bene esserne consapevoli. Vorrei raccontare un piccolo aneddoto... Di tanto in tanto mi succede che, quando vado a coricarmi la sera, dopo una giornata molto faticosa, contento di trovare finalmente il mio bel letto che mi aspetta, percepisco una piccola sensazione interiore che mi dice: «Non passeresti un momento dalla cappella per tenermi compagnia?». Dopo qualche istante di turbamento e di resistenza del tipo: «Gesù, adesso esageri, sono stanco e se non faccio le mie belle ore di sonno, domani sarò di cattivo umore!», finisco con l acconsentire e il trascorrere qualche momento da Gesù. Dopo di che vado a dormire in pace, tutto contento e l indomani mi sve 50

49 glio non più stanco del solito. Grazie Signore, era la tua volontà, i frutti ci sono. Ma a volte mi accade il contrario. Ho un grosso problema che mi preoccupa e mi dico: questa sera vado a pregare un ora in cappella, perché questa cosa si risolva. Dirigendomi verso la cappella, una vocina nel profondo del cuore mi dice: «Sai, mi faresti più piacere andandoti a coricare subito, dandomi fiducia: mi occupo io del tuo problema». E ricordandomi della mia condizione beata di servo inutile, vado a coricarmi in pace, abbandonando ogni cosa nelle mani del Signore. Tutto questo per dire che la volontà di Dio è là dove c è il massimo dell amore, ma non necessariamente il massimo della sofferenza... Vi è più amore nel riposarsi con fiducia che nel darsi pena per inquietudine! Le diverse linee di condotta da seguire secondo l importanza delle ispirazioni. Per sapere come comportarci nei confronti di quelle che si suppone siano delle ispirazioni divine, bisogna anche tener conto di un aspetto che non abbiamo ancora trattato: l oggetto di queste ispirazioni e la loro importanza. Il Signore può ispirarmi di distribuire tutti i miei beni ai poveri e di partire per il deserto, imitando sant Antonio il Grande, o può anche ispirarmi di fare delle piccole cose come nell esempio che abbiamo narrato sopra. Certo, lo abbiamo già detto, è molto importante che ci sforziamo di non trascurare nessuna ispirazione. Qualcosa che ci sembra insignificante può avere una portata maggiore di quella che noi immaginiamo. Mi ricordo che un giorno, predicando un ritiro, ho lottato molto prima di ubbidire a una mozione che mi spingeva a invitare i partecipanti, durante il rosario, a venerare una 51

50 croce che era stata deposta e adornata con fiori dai bambini (mi dicevo: «Si impiegherà troppo tempo, non è il momento ecc.»). Durante questa venerazione, una persona, che aveva gravi problemi alla colonna vertebrale, fu guarita. Inoltre, lo abbiamo già detto, un obbedienza a Dio, anche se piccolissima, alle volte, può farci realizzare un progresso spirituale molto più grande di quello raggiunto con anni di sforzi programmati. La fedeltà alle piccole grazie attira le grandi. Questo vuol dire dunque, che ci dobbiamo comportare in modo diverso secondo l importanza delle ispirazioni. Come dice san Francesco di Sales7, le monetine non si contano allo stesso modo dei lingotti d oro. Mentre questi ultimi devono essere pesati con precisione, per le prime non sarebbe saggio impiegare troppo tempo o precauzioni sproporzionate per valutarle. r Possiamo notare, in breve, che per alcune mozioni dello Spirito non è necessario, in un certo senso, un attento esame: spesso si tratta di un movimento interiore che ci facilita il compimento di qualcosa che dovremmo comunque fare. Nutro rancore verso qualcuno e mi sento spinto a perdonarlo; ecco che arriva l ora della messa e sarei tentato di fare un lavoro urgente, cosa che mi farebbe arrivare in ritardo, sento allora una mozione che mi spinge a lasciare tutto in sospeso per andare in chiesa. Bisogna solo seguire questo movimento perché è evidente che è buono... Come il demonio ci tenta, allo stesso modo lo Spirito Santo ci sollecita e ci stimola interiormente nel senso 7 Vedere il testo nell appendice 2, pp

51 contrario, ci risveglia interiormente per facilitare il compimento di ciò che Dio desidera da noi. Indubbiamente lo farebbe ancora di più se fossimo più attenti e più obbedienti alle sue mozioni. Ascoltiamo san Francesco di' Sales: «Senza l ispirazione le anime nostre vivacchiano pigre, socchiuse, inutili; ma al sopravvenir dei raggi divini dell ispirazione, avvertiamo una luce mista a vivificante calore, che ci rischiara l intelletto, ridesta la volontà, dandole forza di appetire e compiere il bene attinente all eterna salvezza»8. Abbiamo già dato qualche esempio a questo proposito. Il Signore mi spinge a fare un atto di carità, un servizio, un momento di preghiera, un piccolo sacrificio, un gesto d umiltà ecc. In questi casi bisogna valutare le cose rapidamente. Se ci sembra ragionevole, compatibile con i nostri obblighi, se ci sembra di riconoscere la voce di Gesù (basandoci sulla pedagogia divina che già abbiamo sperimentato nella nostra vita) e se, infine, acconsentendovi, ci sentiamo sempre più nella pace, allora non ci rimane che metterla in pratica. Se ci siamo sbagliati e dopo ci rendiamo conto che si era trattato di un movimento di vanagloria, di presunzione o di una nostra idea, non sarà una cosa catastrofica, servirà alla nostra educazione spirituale e il buon Dio non ce l avrà con noi per questo. Se invece siamo sollecitati a compiere delle azioni molto più importanti: una scelta vocazionale, un cambio di orientamento nella nostra vita, scelte che posso 8 Trattato dall amore di Dio, libro Vili, cap

52 no avere delle ripercussioni gravi sugli altri o che ci potrebbero indurre a fare delle cose che sono molto diverse dall abituale regola di vita della nostra vocazione, allora è indispensabile non decidere nulla se non prima abbiamo sottomesso questa ispirazione a un padre spirituale o a un superiore. Questa obbedienza piace a Dio anche se alle volte può apparentemente ritardare il compimento delle cose che lui stesso ci chiede. Dio preferisce questa prudenza e sottomissione alla fretta. Senza questa obbedienza, invece, molto probabilmente saremmo subito preda del demonio, il quale, vedendo la nostra prontezza nel seguire delle ispirazioni senza sottometterle a qualcuno quando è necessario, ci ingannerà facilmente e ci indurrà, poco a poco, a prendere iniziative che non hanno niente a che vedere con la volontà di Dio. In caso di dubbio sulla linea di condotta da seguire, è comunque sempre meglio aprirci a una o a più persone di fiducia e a conformarci al loro parere (se non abbiamo una buona ragione per fare diversamente), piuttosto che moltiplicare riflessioni e valutazioni personali che rischiano di farci girare a vuoto e di aumentare la nostra confusione. E quando non siamo fedeli alla grazia? Abbiamo insistito sull importanza di non trascurare nessuna delle ispirazioni divine. Questo potrebbe indurci ad assumere un atteggiamento di paura, paura specialmente che la nostra fedeltà nèlp accogliere queste ispirazioni possa avere delle conseguenze irrimediabili nella nostra vita con il Signore. La nostra insistenza vuole sensibilizzarci sull impor 54

53 tanza che questo mezzo ha per poter collaborare con Popera di Dio in noi e per porvi più attenzione, ma non ha lo scopo di suscitare una paura che ci inquieti e ci scoraggi. Dobbiamo fare di tutto per evitare l infedeltà, ma allo stesso tempo credere che, quando questa ci sorprende, non accade nulla di irrimediabile. Il Signore è sempre pronto a rialzarci quando cadiamo e trova sempre il mezzo di trasformare le nostre cadute in benefici, se dopo ci rivolgiamo a lui con cuore umile e fiducioso. Ogni qualvolta ci rendiamo conto di avere, per superficialità, per mancanza d attenzione o per vigliaccheria, soffocato o trascurato qualche ispirazione, non ci scoraggiamo per questo. Chiediamo sinceramente perdono al Signore, cogliamo l occasione per umiliarci e riconoscere la nostra poca virtù e chiediamogli di «punirci» concedendoci una maggiore fedeltà in modo da poter recuperare le grazie perdute! Per Dio niente è impossibile... Se lo speriamo con la fiducia audace dei bambini, ci concederà ogni dono. 55

54 C o n c lu sio n e Abbiamo enumerato alcune condizioni che permettono alle ispirazioni divine di manifestarsi e, persino, di moltiplicarsi in modo da poter essere sempre guidati e mossi dallo Spirito Santo. Saremmo incompleti se ne dimenticassimo una; dire qualche parola a questo proposito ci servirà per concludere. Si tratta di un amore filiale perla Vergine Maria. Tra tutte le creature, Maria è colei che più ha vissuto all ombra dello Spirito1. Per tutta la sua vita Maria ha seguito perfettamente ogni azione dello Spirito in lei, lasciandosi trascinare verso un amore sempre più ardente ed elevato. Leggeremo in appendice2 il bel testo di san Francesco di Sales, che ci aiuta a comprendere quanto l amore cresca incessantemente in Maria, perché lo Spirito Santo non incontra in lei alcuna resistenza. Maria è nostra madre nell ordine della grazia. In quanto tale, ci comunica la pienezza di grazia che le appartiene. Tra i doni che Maria concede a coloro i quali si riconoscono suoi figli e la accolgono nella loro casa, come il discepolo amato dal Signore,3 il più prezioso è quello di farci prendere parte alla sua disponibilità 1 Cf. Le 1, 35: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell1altissimo. 2 Vedi pp Cf. Gv 19,27. 56

55 totale alla grazia, alla sua capacità di lasciare agire lo Spirito Santo in lei senza opporre alcuna resistenza. Maria ci comunica la sua umiltà, la sua fiducia in Dio, la sua donazione totale alla volontà divina, il suo silenzio, il suo ascolto interiore dello Spirito... Questo vuol dire che uno dei mezzi più sicuri per diventare gradatamente capaci di mettere in pratica le indicazioni di questo piccolo libro, è quello di affidare tutta la nostra vita spirituale alla Vergine. Maria ci insegnerà ciò che ha così bene messo in pratica: riconoscere con sicurezza, accogliere con piena fiducia, mettere in pratica con fedeltà totale tutte quelle sollecitazioni della grazia attraverso le quali Dio opererà nella nostra vita le meraviglie dell amore, come ha fatto in quella della sua umile serva. 57

56 Pr e g h ier a «Ti svelerò il segreto della santità e della gioia. Se ogni giorno, per cinque minuti, frenerai la tua fantasia, chiuderai gli occhi alle cose sensibili, le orecchie a tutto il brusio delle cose terrene e sarai capace di ritirarti nel santuario della tua anima battezzata, tempio dello Spirito Santo, e parlerai a questo Santo Spirito dicendogli: Spirito Santo, anima della mia anima, io ti adoro, dammi la tua luce, guidami, rendimi forte, dimmi parole di consolazione. Dimmi tutto quello che devo fare. Prometto di ubbidirti, in tutto quello che mi domanderai e di accettare quanto mi accadrà per tuo volere. Mostrami solamente qual è la tua volontà......se riuscirai a fare questo, la tua vita trascorrerà gioiosa e serena, la consolazione abbonderà in mezzo alle tribolazioni, poiché ti sarà data la grazia proporzionata alle prove e la forza per sopportarle; così sarai guidato sino alle porte del paradiso, ricco di meriti. La docilità allo Spirito Santo è il segreto della santità». Card. Mercier 58

57 Appendice 1 T e st i di Louis L a llem a n t ( ) Padre Lallemant è una delle grandi figure della Compagnia di Gesù, della Francia del XVII secolo. Ebbe l incarico di seguire coloro che si trovavano al terzo anno (ultimo anno di formazione dei Gesuiti); alcuni suoi allievi furono santi come Isacco Jogues e Giovanni di Brebeuf, martiri in Canada. Egli poneva al centro della sua dottrina spirituale la docilità allo Spirito Santo, accompagnata dalla purificazione del cuore o la pratica del distacco, che permette questa docilità. Qui di seguito riportiamo alcuni appunti tratti dalle sue conferenze1. 2. Natura della docilità allo Spirito Santo Quando un anima si è abbandonata alla guida dello Spirito Santo, viene da lui governata ed elevata gradatamente. Dapprima non arriva a comprendere dove tende; poi, a poco a poco, la luce interiore la illumina e le rende manifesto il proprio agire e il governo di Dio nelle proprie azioni, così che non le resta altro da fare 1 Louis L a llem ant, Dottrina spirituale, Edizioni Ancora. 59

58 che lasciar libero corso in sé e per mezzo proprio all azione e al beneplacito del Signore; e così essa progredisce meravigliosamente. Abbiamo un esempio della condotta che segue lo Spirito Santo in quella che fu tenuta dal Signore di fronte agli Israeliti, quando, usciti dall Egitto, compirono il loro viaggio attraverso il deserto per raggiungere la terra promessa. Perché avessero una guida, concesse loro di giorno una colonna di nube. Il popolo s era messo alla sequela di questa colonna (cfr. Es 13, 18-22), fermandosi al fermarsi di essa; non la precedeva mai, ma soltanto le teneva dietro, senza mai allontanarsene. Ecco come dobbiamo comportarci di fronte allo Spirito Santo. 2. Mezzi per conseguire questa docilità I principali mezzi per lasciarsi docilmente guidare dallo Spirito Santo sono i seguenti: 1) Obbedire con fedeltà ai voleri del Signore, che già ci sono noti; ve ne sono poi parecchi che non conosciamo, perché siamo immersi in una grande ignoranza; ma Dio ci chiederà conto soltanto delle cognizioni che ci avrà comunicato. Facciamone un buon uso, anche per meritarcene altre. Compiamo quei disegni che già conosciamo; penserà poi lui a manifestarci gli altri. 2) Rinnovare spesso il buon proposito di seguire in tutto la volontà di Dio, consolidandoci in questa decisione quanto più è possibile. 3) Domandare continuamente luce e forza allo Spirito Santo per compiere i voleri divini; legarci e aderire a lui, come san Paolo che diceva ai presbiteri di Efeso: 60

59 r Ecco che io, legato dallo Spirito, two z Gerusalemme. Implorare la luce dello Spirito Santo da Dio, protestandogli sinceramente di non aver altro desiderio che di compiere la sua volontà, quando dobbiamo sottostare a un cambiamento negli uffici di maggior importanza. Se dopo queste suppliche il Signore non ci concederà nuova luce, continueremo a compiere ciò che già prima avevamo P abitudine di fare e ciò che ci apparirà più opportuno al momento... 4) Controllare con esattezza i diversi moti dell anima nostra. Con questa diligenza arriveremo gradatamente a conoscere ciò che proviene da Dio e ciò che non proviene da lui. In un anima sottomessa alla grazia, ciò che viene da Dio, porta pace e tranquillità; ciò che viene dal demonio, violenza, ansietà, turbamento. 3. Risposta alle obiezioni contro questo insegnamento (...) La seconda obiezione è che sembra che questa guida interiore dello Spirito distrugga l obbedienza dovuta ai superiori. A questa difficoltà si può rispondere: 1) Come l ispirazione interna della grazia non distrugge la fede quando ci vengono proposti gli articoli da credere, ma anzi inclina con dolce influsso la nostra mente alla fede, così anche il lasciarsi guidare dai doni dello Spirito Santo, ben lungi dal distogliere dall obbedienza, ne aiuta e facilita la pratica. 2) Tutta questa direzione interna, come anche le rivelazioni che ci vengono dall alto, devono essere sem 61

60 pre interpretate alla luce della tacita condizione che l obbedienza non imponga altro. (...) La terza obiezione è che questa guida interna dello Spirito Santo sembra rendere inutile consultare altri e prendere delle deliberazioni. Perché infatti domandare il parere degli uomini, quando ci dirige lo Spirito Santo? Si può rispondere che lo Spirito Santo stesso ci porta a consultare le persone assennate e a seguire il parere degli altri. E stato lui che ha mandato Paolo da Anania, affinché da questi venisse a conoscere ciò che doveva fare. (...) La quarta obiezione è mossa da alcuni che si lamentano di non essere favoriti da questa direzione dello Spirito Santo e di non poter arrivare a conoscerla. A costoro si può rispondere: 1) Quelle illuminazioni e ispirazioni dello Spirito Santo, che sono necessarie per fare il bene ed evitare il male, non mancano mai, specialmente quando si è in grazia di Dio. 2) Vivendo dediti alle cose esteriori, come essi fanno, e non rientrando mai in se stessi, non applicandosi ai propri esami di coscienza che molto superficialmente, non curandosi che delle esteriorità e dei soli difetti che appaiono agli occhi del mondo, senza ricercarne le radici nascoste, le passioni, le abitudini dominanti; senza neppure esaminare lo stato, la disposizione e i movimenti del cuore, non possono meravigliarsi di non conoscere la direzione dello Spirito Santo, che è una grazia interiore. Come potrebbero pretendere di conoscerla, mentre non conoscono neppure i peccati interni, che 62

61 sono atti loro propri, compiuti con libertà? Essi invece arriveranno certamente a conoscerla, se avranno le seguenti indispensabili disposizioni: a) Devono essere fedeli a seguire le ispirazioni che saranno loro concesse e che andranno sempre più crescendo. b) Diano un taglio netto ai peccati e alle imperfezioni che, come altrettante nubi, tolgono ad essi queste ispirazioni; in tal modo guadagneranno una visione sempre più chiara. c) Non permettano affatto ai propri sensi di smarrirsi o di macchiarsi al contatto di sensi già rovinati; Dio in compenso aprirà loro i sensi interni. d) Non escano mai, se è loro possibile, dal proprio interno e vi ritornino quanto prima; prestino molta attenzione a quanto vi capita; arriveranno così a discernere gli impulsi delle diverse ispirazioni che li portano ad agire. e) Scoprano con sincerità l intimo del loro cuore al superiore o al padre spirituale. Un anima che ha questa candida semplicità, non può mancare di certo del grande fervore della direzione dello Spirito Santo. 4. Motivi che ci inducono a questa docilità: la perfezione e la stessa salvezza dipendono dalla docilità alla grazia 1) I due elementi costitutivi della vita spirituale sono la purificazione del cuore e la guida dello Spirito Santo. Sono questi i due poli della spiritualità cristiana. E attraverso queste due vie che si arriva alla perfezione, in proporzione del grado di purezza acquistata e della fedeltà con cui si è cooperato agli impulsi dello Spirito, assecondando i suoi suggerimenti. 63

62 Tutta la nostra perfezione dipende da questa fedeltà; si può affermare che il compendio di tutta la vita spirituale sta nel discernere nell anima nostra i criteri e gli impulsi dello Spirito di Dio e nel fortificare la nostra volontà nella risoluzione di esservi fedeli, servendoci a questo scopo delle pratiche di pietà, della lettura spirituale, dei santi sacramenti, dell esercizio delle virtù e delle opere buone. 2) Alcuni arrivano a molte belle pratiche e compiono un gran numero di atti esterni di virtù. Costoro sono assorbiti dalla pratica materiale della virtù. Ciò può riuscire utile agli inizi della vita spirituale; ma la più sublime perfezione sta nel seguire le attrattive interne dello Spirito Santo e nel regolarsi sul suo impulso. E vero che si trova minor soddisfazione sensibile in questo ultimo modo di agire, ma c è maggior virtù interiore. 3) Lo scopo a cui dobbiamo tendere, quando ormai da tempo ci saremo esercitati alla purificazione del cuore, è di essere posseduti e diretti dallo Spirito Santo, in modo che lui solo guidi tutte le nostre potenze e tutti i nostri sensi e regoli ogni nostro movimento interno ed esterno; a lui solo ci affidiamo totalmente con una rinuncia sincera a ogni nostro volere e soddisfazione. Allora non vivremo più in noi stessi, ma in Gesù Cristo, per mezzo di una corrispondenza fedele all operazione del suo divino Spirito e della perfetta sottomissione di tutte le nostre ribellioni al potere della sua grazia... 6) Il nostro peggior male è l opposizione ai disegni di Dio e la resistenza che facciamo alle sue ispirazioni. Infatti o noi non le vogliamo ascoltare; oppure, dopo averle accolte, le respingiamo; oppure, una volta rice 64

63 vute, le attutiamo o le contaminiamo con mille imperfezioni di affetti banali, di compiacenza in noi stessi e di personale soddisfazione. Eppure il punto centrale della vita nello spirito consiste nel disporsi alla grazia per mezzo della purificazione del cuore, in modo tale che, di due persone che si consacrano nello stesso tempo al servizio di Dio, delle quali Puna si dia alle opere buone e l altra si applichi intieramente a purificare il proprio cuore ed a togliere tutto ciò che si oppone in lei alla grazia, quest ultima arriverà alla perfezione due volte più in fretta della prima. Di conseguenza, la nostra precipua cura dev essere, non tanto leggere opere spirituali, quanto piuttosto prestare molta attenzione alle ispirazioni divine, che sono sufficienti anche con limitate letture; ed essere fedeli a corrispondere alle grazie che ci sono elargite. 7) Capita alle volte che, dopo aver ricevuto dal Signore una buona ispirazione, ci troviamo subito assaliti da ripugnanze, dubbi, perplessità, difficoltà che nascono dal fondo della nostra natura corrotta e dalle passioni contrarie all ispirazione divina. Se però accogliessimo queste ispirazioni con intera sottomissione del cuore, questa ci riempirebbe della pace e della consolazione che lo Spirito di Dio porta con sé e comunica alle anime in cui non trova resistenza. 5. Eccellenza della grazia e nostra ingiusta resistenza Dobbiamo accogliere ogni ispirazione come fosse una parola del Signore, che procede dalla sua sapienza, misericordia e bontà infinita e che può produrre meravigliosi effetti, se non le opponiamo resistenza. 65

64 Pensiamo a ciò che può operare la parola di Dio: essa creò il cielo e la terra, traendo le creature dal nulla alla partecipazione dell essere di Dio nello stato di natura, perché non trovò resistenza nel nulla. Se non le resistessimo, opererebbe in noi cose anche maggiori. Ci trarrebbe dal nulla morale alla partecipazione soprannaturale della santità di Dio nello stato di grazia e alla partecipazione della felicità divina nello stato di gloria. Abbiamo, forse, il coraggio di ostacolare questa grande opera della parola del Signore, per leggerezza e orgoglio, per un incarico che possa soddisfare la nostra vanità, per il lieve piacere di un momento, per una sciocchezza qualsiasi? Se così fosse, bisogna riconoscere che la Sapienza ha ragione nel dire che il numero dei pazzi è infinito! 2) Se noi potessimo controllare in qual modo riceviamo le ispirazioni del Signore nella nostra anima, vedremmo che esse rimangono, per così dire, alla superficie, senza penetrare dentro, poiché l opposizione che trovano in noi impedisce ad esse di lasciarvi la propria impronta. Ciò è dovuto al fatto che non lavoriamo a sufficienza attorno alla nostra anima e non serviamo il Signore con perfetta dedizione di cuore. Allora, affinché le grazie conseguano nel cuore dei peccatori il proprio effetto, bisogna che vi entrino con rumore e^con violenza, poiché vi incontrano forti resistenze; invece penetrano senza strepito nelle anime possedute da Dio, riempiendole di quella soave pace che è inseparabile dallo Spirito del Signore. Al contrario, le suggestioni del demonio non hanno presa sulle anime buone perché queste le percepiscono come principi assoluti e opposti a quelli di Dio. 66

65 Appendice 2 T e s ti d i F r a n c e s c o di S a l e s 1 ( ) 1. Criteri di discernimento degli spiriti (Libro V ili, cap.12) Uno dei segni più certi della bontà di tutte le ispirazioni e, specialmente di quelle straordinarie, è la pace e la tranquillità di cuore in chi le riceve; giacché lo Spirito divino è violento, ma di una violenza dolce, soave, pacifica. Viene come un vento impetuoso e come un fulmine celeste, ma non atterra gli apostoli, né li conturba; l orrore che risentono del suo fragore è momentaneo, e subito è seguito da una dolce sicurrezza. Lo spirito maligno, invece, è turbolento, aspro, agitatore; e quanti seguono le infernali sue suggestioni, pensando che siano ispirazioni del cielo, si conoscono per lo più da questo: che sono cioè inquieti, cocciuti, fieri, affaccendati e agitati per falso zelo; metton sossopra ogni cosa, tutti censurano, ogni persona criticano, tutto biasimano; gente non regolata, non condiscendente, che nulla sopporta, seguendo le passioni dell amor proprio con la scusa di zelare l amor di Dio. 1 Questi testi sono presi da Trattato dell1amor di Dio. 67

66 2. Obbedienza, W/tf venta delle ispirazioni (Libro V ili, cap.13) NelPobbedienza ogni cosa è sicura; sospetta invece è ogni cosa fuori di essa. Quando il Signore infonde qualche ispirazione nel cuore umano, la prima che vi manda è questa appunto delpobbedire... Chiunque dica di essere ispirato e rifiuti obbedienza ai superiori per tener dietro al proprio volere, è un impostore. I profeti tutti ed i predicatori che furono da Dio ispirati, amaron sempre la Chiesa, sempre aderirono alla dottrina di lei... san Francesco, san Domenico e gli altri padri degli ordini religiosi si dedicarono al servizio delle anime per ispirazioni straordinarie; ma si sottomisero umilmente e cordialmente alla sacre gerarchie della Chiesa. Insomma i tre migliori e più certi segni della legittimità delle ispirazioni sono: la perseveranza contro la leggerezza e instabilità; la pace e tranquillità del cuore, contro le inquietudini e la frettolosità; l'umile obbedienza, contro Postinazione e la stranezza. 3. Breve metodo per conoscere la divina volontà (Libro V ili, cap.14) San Basilio dice che la volontà di Dio ci è attestata dai suoi ordini e comandamenti, perciò non tocca a noi decidere, poiché bisogna fare ciò che egli ordina; per il resto è in nostro potere scegliere liberamente quanto ci sembra buono, sebbene non bisogna far tutto quello che ci soddisfa, ma solo quello che è conveniente: e infine per bene discernere quel che conviene, bisogna ascoltare il consiglio di un saggio padre spirituale. 68

67 Ma, Teotimo, ti avverto di una tentazione che spesso turba le anime che vivamente bramano di seguire tutto quello che è secondo il divino volere. Il maligno infatti le fa molto spesso dubitare se sia voler di Dio il far questa o quest altra cosa; comé ad esempio, se Iddio vuole che mangino in compagnia di un amico ovvero no, che vestan di grigio o di nero, che digiunino il venerdì o piuttosto il sabato, che si rechino in ricreazione o che se ne astengano; in tal modo sciupano un tempo prezioso, e mentre s occupano e si affannano a voler discernere il meglio, perdono l occasione di fare il bene che darebbe maggior gloria di Dio, che non indugiare e perdere tempo nella scelta fra il bene e il meglio. Non c è mai stata l usanza di pesare le monete di medio valore, ma sì soltanto di maggior costo; troppo noiosa sarebbe questa occupazione e divorerebbe molto tempo se si dovesse pesare il quattrinello, il centesimo, gli spiccioli, il mezzo obolo; così non si deve ponderare ogni specie di piccole azioni per conoscere il differente loro valore. Spesso anzi è una specie di superstizione il voler fare un tale esame. In realtà: perché preoccuparsi se valga meglio ascoltar la messa in questa che in quella chiesa, filare o cucire, far l elemosina a un uomo o a una donna? Non si serve bene un padrone impiegandolo tanto tempo a considerare quel che si deve fare, quando è necessario eseguire i suoi comandi. Si deve misurare l attenzione secondo l importanza dell impresa; così sarebbe assurdo decidere la gita d una giornata impiegando tanto tempo quanto ne metti per preparare una spedizione di seicento od ottocento miglia. La scelta della vocazione, il progetto di un affare 69

68 di grande importanza, di qualche opera di vasta mole, cambiare residenza, la scelta delle conversazioni, o cose altre simili meritano una seria riflessione per meglio conformarsi alla divina volontà; ma nei piccoli atti giornalieri, nei quali anche uno sbaglio non è grave e non irreparabile, che bisogno c è di fare i difficili in molte inopportune consultazioni? Perché dovrò darmi briga per saper se Iddio preferisce ch io reciti il Rosario o l Ufficio della Madonna, giacché non v è fra l una e l altra pratica tale differenza che meriti un inchiesta accurata? Ch io vada piuttosto a visitar un ospedale o a sentire il vespro? Ch io vada a predica piuttosto che a visitare una chiesa indulgenziata? Di solito, l una o l altra cosa non è così chiaramente notevole per importanza che meriti soffermarsi in una diligente scelta. Bisogna procedere in buona fede, senza sottigliezze, in simili circostanze e, come dice san Basilio, far in piena libertà quello che ci pare meglio, non stancare la mente, né perdere il tempo, correndo il rischio di inquietarci, e di diventare in qualche modo scrupolosi o superstiziosi. Sempre inteso, però, che non vi sia grande sproporzione fra opera e opera, né particolare circostanza a favore dell una che dell altra. E anche nelle cose importanti, bisogna essere molto umili, e non credere di rintracciare il volere di Dio a forza di investigazioni e di sottili discorsi, ma dopo aver chiesto il lume dello Spirito Santo, aver ricercato attentamente il suo beneplacito, preso consiglio dal nostro direttore e, magari, di due o tre altre persone spirituali, bisogna risolversi e decidere in nome di Dio, e, in seguito, non mettere in dubbio la nostra scelta, 70

69 ma coltivarla e sostenerla devotamente, con pace e costanza. E sebbene le difficoltà e le tentazioni e le diversità di eventi che sopraggiungono potrebbero farci temere di aver fatto una cattiva scelta, pure è bene non pensarci troppo e tener fermo, e considerare invece che se avessimo fatto altra scelta, forse avremmo trovato cento volte peggio, né potremmo sapere se Iddio voglia esercitarci nella consolazione o nelle tribolazioni, nella pace o nella guerra. Presa una volta santamente una risoluzione, non si deve mai più porre in dubbio la santità dell esecuzione, poiché, salvo che per colpa nostra, essa non può venir meno: operare diversamente è segno chiaro di un grande amor proprio o di fanciullaggine, debolezza, stupidità del nostro animo. 4. Lo Spirito Santo agiva senza ostacolo in Maria (Libro VII, cap.14) Come vediamo crescere la bell alba del giorno, non a più riprese e a scosse, ma come un dilatarsi continuo e avanzare insensibilmente ma pienamente, di modo che se ne ammira tutta la chiarezza, costantemente senza scorgervi interruzione alcuna, o separazione o discontinuità nel suo crescere; così l amor divino cresceva nel cuore verginale della nostra Regina gloriosa, ma con gradazioni dolci, pacate, continue, senza agitazioni, né scosse, né alcuna violenza. Oh no, o Teotimo, non dobbiam supporre impeto alcuno d agitazione in quel celeste amore del materno cuore della Vergine, giacché l amore, di per sé è dolce, 71

70 grazioso, pacato, tranquillo: che se talora dà qualche assalto, se dà qualche scossa all animo, ciò accade perché trova qualche resistenza; ma quando i varchi dell anima gli sono aperti senza opposizioni, né contrasto, progredisce pacifico con una impareggiabile soavità. Così pertanto l amore sacro irrompeva nel cuor verginale della santa Madre, senza sforzo, né ìmpeto violento, poiché non incontrava resistenza, né impaccio. Infatti, come vediamo i grossi fiumi ribollire fortemente e sobbalzare fragorosi fra i dirupi, nei quali le rocce formano banchi e scogli che si oppongono e impediscono lo scolo delle acque, mentre al contrario, quando arrivano in pianura, scorrono e ondeggiano tranquilli senza sforzi; così il divin amore, se trova nelle anime umane molti impedimenti e resistenze come in effetto ve ne sono in tutte, va combattendo le inclinazioni malvagie, battendo i cuori, spingendo la volontà con svariate agitazioni e molti sforzi per farsi strada e sormontare gli ostacoli. Ma nella Vergine santa ogni cosa favoriva e secondava il corso del celeste amore, i progressi e gli aumenti di esso erano incomparabilmente maggiori che in ogni altra creatura umana; progresso però solamente dolce, pacato e tranquillo I sette doni dello Spirito Santo (Libro XI, cap.15) Lo Spirito Santo che abita in noi, volendo rendere l anima nostra morbida, maneggevole, obbediente ai suoi movimenti divini e alle celesti sue aspirazioni, che sono le leggi dell amor suo, nella cui osservanza consi

71 ste la soprannaturale felicità di questa presente vita, ci dà sette proprietà o perfezioni, che nella Sacra Scrittura e nelle opere dei teologi son chiamati i doni dello Spirito Santo. E questi non solo sono inseparabili dalla carità, ma in realtà, sono le principali virtù, qualità, proprietà della carità. 1) La sapienza non è effettivamente altro che l amore che assapora, gusta ed esperimenta quanto dolce e soave è il Signore. 2) intelletto non è che l amore attento a considerare e penetrare profondamente la bellezza delle verità della fede; per conoscervi Iddio in sé, e quindi scendendo, considerarlo nelle creature. 3) La scienza, per contro, non è che lo stesso amore che ci fa attenti a conoscere noi medesimi e le creature, per farci assurgere a una più perfetta conoscenza del servizio di cui a Dio siamo^ debitori. 4) Il consiglio è ancora l amore, in quanto ci fa accurati, attenti e capaci a rettamente leggere i mezzi atti a servire santamente Iddio. 5) La forza è l amore che incoraggia e conforta il cuore a eseguire quanto il consiglio ha determinato doversi fare. 6) La pietà è l amore che addolcisce le fatiche e fa che noi, nel nostro cuore, lietamente e con filiale affetto ci applichiamo alle opere che piacciano a Dio Nostro Padre. 7) Il timore non è che l amore in quanto ci fa sfuggire ed evitare tutto quel che è sgradito alla maestà di Dio. 73

72 Appendice 3 L ib e r t à e so t t o m issio n e C è una domanda molto seria che scaturisce da tutto quello che abbiamo detto in questo libro: come conciliare la libertà dell1uomo con la sua sottomissione a Dio? Abbiamo spesso parlato della necessità di essere docili alla volontà divina, di lasciarci guidare dallo Spirito Santo ecc. Si potrebbe allora obiettare che l uomo è solo una marionetta nelle mani di Dio. Dove stanno la sua responsabilità e la sua libertà? Questo timore è falso; anzi è persino la tentazione più grave con la quale il demonio cerca di allontanare l uomo da Dio. Dobbiamo invece affermare con forza che più l'uomo è sottomesso a Dio, più è libero. Si può persino dire che il solo mezzo per l uomo per conquistare la sua libertà è ubbidire a Dio. Per noi è difficile comprenderlo e, in parte rimarrà sempre un mistero, ma cercheremo comunque di capirne il perché con una serie di osservazioni. 1) La docilità non fa dell uomo una marionetta. Lasciarsi guidare dai comandamenti di Dio e dalle ispirazioni dello Spirito non significa navigare col pilota automatico senza far nulla: l uomo continua a vivere con libertà, responsabilità, spirito d iniziativa ecc. Tuttavia il gioco della nostra libertà non è caotico o guidato dai nostri desideri superficiali, esso è piuttosto 74

73 orientato da Dio verso la direzione per noi migliore. Diventa una cooperazione con la grazia divina, cooperazione che non sopprime ma che anzi utilizza tutte le nostre facoltà umane di volontà, intelligenza, ragionamento ecc. 2) Dio è il nostro creatore; è lui che ad ogni istante ci fa esistere come esseri liberi. E lui la fonte della nostra libertà: più dipendiamo da lui, più questa libertà aumenta. Dipendere da un essere umano può essere un limite, ma dipendere da Dio non lo è, perché in lui, che è il bene infinito, non ci sono limiti. Egli ci proibisce uña sola cosa: fare ciò che ci impedisce di essere liberi, di realizzarci come persone capaci di amare e di essere amate liberamente, trovando nell amore la felicità. Il solo limite che ci viene imposto da Dio è la nostra condizione di creature; saremmo infelici se nella nostra vita facessimo una cosa diversa da quella per cui siamo stati creati: ricevere e dare amore. 3) Che cos è la libertà? Non è soddisfare tutti i nostri capricci senza porvi un freno, ma è permettere che la parte migliore, più bella e più profonda di noi, possa emergere liberamente senza essere soffocata da cose più superficiali: paure, attaccamenti egoistici, falsità ecc. Se ci sottomettiamo a Dio, proprio questa sottomissione ci libera da tutto quello che ci paralizza, per lasciar spazio a tutto quello che di autentico c è in noi. Se ci sottomettiamo alla volontà di Dio, questa sicuramente si contrapporrà ad una parte di noi. Ma è precisamente la parte negativa che ci condiziona e ci limita e da cui saremo progressivamente liberati. Al contrario, la volontà di Dio non si contrappone mai a ciò 75

74 che vi è di buono in noi: l aspirazione alla verità, alla vita, alla felicità, alla pienezza dell amore ecc. La sottomissione a Dio cambia delle cose in noi, ma non soffoca la nostra parte migliore, le aspirazioni profonde che ci abitano. Le risveglia invece, le fortifica, le orienta, le libera dagli ostacoli affinché si realizzino. 4) L esperienza lo prova: colui che cammina con il Signore e si lascia condurre da lui, sperimenta progressivamente un grande senso di libertà, il suo cuore non si restringe, non soffoca, anzi si dilata e respira sempre più. Dio è l amore infinito, in lui niente è ridotto o limitato, ma al contrario tutto è aperto e ampio. L anima che cammina con Dio si sente libera, sente che non ha nulla da temere, nessuno la domina, tutto le è sottomesso perché ogni cosa concorre al suo bene, le circostanze favorevoli come quelle sfavorevoli, il bene come il male. Sente che tutto le appartiene perché è figlia di Dio, niente può limitarla perché Dio stesso le appartiene. Non è condizionata da niente ma fa sempre ciò che vuole poiché ciò che vuole è amare ed è sempre in suo potere farlo. Niente può separarla da Dio che ama, sente che se fosse in prigione sarebbe ugualmente felice perché, in ogni caso niente al mondo può toglierle Dio. 5) La vera soluzione del problema non è filosofica, ma essenziale. Sul piano filosofico, possiamo sempre sospettare che ci sia una contraddizione fra la nostra libertà ed il volere divino. In fin dei conti, tutto dipende da come ci poniamo di fronte a Dio. L opposizione tra la nostra libertà e la volontà di Dio si riduce totalmen 76

75 te se il nostro rapporto con lui diventa un rapporto d amore; è questa l unica soluzione. Coloro che si amano uniscono le loro volontà liberamente e volentieri, dipendono l uno dall altra: più sono legati e dipendenti, più sono felici e liberi. L adolescente è scontento di dover dipendere dal padre; questa dipendenza gli pesa, preferirebbe essere autonomo e non aver bisogno di nessuno. Ma il bambino (così come dobbiamo diventare noi secondo il Vangelo) non soffre di dover dipendere totalmente dai suoi genitori, anzi è il contrario, visto che questo legame di dipendenza è il luogo di uno scambio d amore. Ricevendo tutto dai genitori, accoglie il loro amore e vi risponde amando a sua volta, poiché il suo modo di amare consiste nella gioia di ricevere e di restituire con amore quello che gli è stato dato. 6) Questo significa che se vogliamo che scompaiano le contraddizioni (apparenti) tra il volere divino e la nostra libertà, bisogna chiedere allo Spirito Santo la grazia di amare Dio di più e il problema si risolverà da solo. Amare Dio è la cosa più esigente che ci sia (questo presuppone un dono totale: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze»), al tempo stesso è la meno vincolante: amare Dio non è un vincolo, poiché il suo splendore e la sua bellezza sono tali che amarlo è felicità infinita. Dio è il bene infinito; amarlo non limita il cuore ma lo allarga infinitamente. Se invece ci allontaniamo da questa prospettiva dell amore,.se la relazione tra Dio e l uomo è solo una relazione tra creatore e creatura, tra padrone e servo ecc., allora il problema diventa insolubile. Solo l amore può 77

76 eliminare la contraddizione esistente tra due libertà, solo Pamore permette a due libertà di unirsi liberamente. Amare significa perdere liberamente la propria libertà, ma questa perdita è un guadagno, poiché ci dona PAlt.ro e ci dona all Altro. Amare Dio significa perdersi per trovare e possedere Dio e ritrovarsi in lui. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10, 39). 78

77 In d ic e Introduzione Pag. 7 I - La santità è opera dello Spirito Santo.» Il compito va al di là delle nostre forze» Solo Dio conosce il cammino di ognuno» La fedeltà alla grazia attira altre grazie» 18 II - Come far sbocciare le ispirazioni...» Praticare la lode e la gratitudine..» Desiderare e chiedere le ispirazioni» Decidersi a non rifiutare nulla a Dio» Praticare l obbedienza filiale e fiduciosa» Praticare l abbandono...» Praticare il d istacco...» Praticare il silenzio e la pace...» Perseverare fedelmente nell orazione» Esaminare i movimenti del nostro cuore» Praticare l apertura del cuore verso un padre sp irituale...» 38 III - Come capire l ispirazione di D i o?...» Acquisizione graduale del senso spirituale» Criteri per stabilire che un ispirazione viene da D i o...» 41 Criterio esterno: Dio non si contraddice» 41 Coerenza con la Sacra Scrittura e con Vinsegnamento della Chiesa...» 41 Coerenza con le esigenze della nostra vocazione...» 42 Criterio interno: dalfrutto si conosce Valbero...» 43 Formazione dell'esperienza...» 44 79

78 Discernimento degli spiriti......» 45 Segni complementari: costanza e umiltà» 47 La volontà di Dio è sempre la cosa che ci costa di p iù?...» 48 Le diverse linee di condotta da seguire secondo Vimportanza delle ispirazioni» 51 E quando non siamo fedeli alla grazia?» 54 Conclusione......» 56 Preghiera del card. Mercier......» 58 Appendice 1: Testi di Louis L allem an t......» Natura della docilità allo Spirito Santo» Mezzi per conseguire questa docilità» Risposta alle obiezioni contro questo insegnamento......» Motivi che ci inducono a questa docilità» Eccellenza della grazia e nostra ingiusta re siste n za...» 65 Appendice 2: Testi di Francesco di Sales...» Criteri di discernimento degli spiriti» Obbedienza, segno della verità delle ispirazioni......» Breve metodo per conoscere la divina volontà......» Lo Spirito agiva senza ostacolo in Maria» I sette doni dello Spirito Santo...» 72 Appendice 3: Libertà e sottom issione...» 74

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