Corso di geografia a cura di Gianni Sofri e Francesca Sofri Ambienti, popoli, idee. Problemi globali
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- Ottaviana Bartoli
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1 Corso di geografia a cura di Gianni Sofri e Francesca Sofri Ambienti, popoli, idee Problemi globali
2 Claudia Degli Esposti Gianni Sofri Francesca Sofri Collaborazioni di Michele Smargiassi Ambienti, popoli, idee Problemi globali
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4 Claudia Degli Esposti Gianni Sofri Francesca Sofri Collaborazioni di Michele Smargiassi Ambienti, popoli, idee Problemi globali Questo libro è dedicato a Claudia (Bologna 1953-Oceano Atlantico 2009), che tanto aveva contribuito a scriverlo
5 Indice Parte 1 PROBLEMI GLOBALI Unità 1 Varietà degli aspetti naturali 2 OCEANI E CONTINENTI 2 La circolazione mondiale delle correnti 2 I continenti 3 La Terra inquieta 3 CLIMI E AMBIENTI NATURALI 5 Il calore del Sole e le fasce climatiche della Terra 5 La circolazione generale dei venti 5 Climi e ambienti della Terra 6 Le zone calde 6 Monsoni, uragani e tornado 6 Le zone temperate 9 Le zone fredde 11 Unità 2 L ambiente e i suoi problemi 12 UNA QUESTIONE GLOBALE 12 I rifiuti 13 Il buco nell ozono 14 Le piogge acide 14 IL CAMBIAMENTO CLIMATICO 15 Gli effetti del cambiamento climatico 15 Il futuro 17 L ACQUA DOLCE 18 Dove si trova l acqua dolce 18 Il consumo di acqua dolce 18 L acqua potabile e le fognature 18 L inquinamento delle acque 19 La crisi idrica e lo stress idrico 19 I conflitti per l acqua 20 Le possibili soluzioni 21 La degradazione del suolo e la desertifi cazione 21 LA BIODIVERSITÀ 22 La perdita di biodiversità 22 La biodiversità agricola 23 Le foreste 24 La scomparsa delle api 24 Gli oceani 25 Dalle acque territoriali all alto mare 27 ESERCIZI 28 Unità 3 L energia 30 IL CONSUMO DI ENERGIA 30 L aumento del consumo di energia 30 Le parole: Misurare l energia 30 Le fonti di energia 31 LE FONTI NON RINNOVABILI DI ENERGIA 33 Il petrolio 33 Il gas naturale 39 Il carbone 40 Il nucleare 41 LE FONTI RINNOVABILI DI ENERGIA 43 Energia dall acqua in movimento 43 Energia dal sole 44 Energia dal vento 44 Energia dalle biomasse 45 Energia dalla Terra 46 L idrogeno 46 ESERCIZI 47 Unità 4 La geografia politica 48 Che cos è la geografia politica 48 Confini e frontiere 48 Le identità nazionali 50 LE LINGUE 52 La lingua franca 54 LE RELIGIONI 54 La strumentalizzazione del religioso 55 Le divisioni interne al mondo islamico: sunniti e sciiti 56 LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI 56 L ONU 56 Altre organizzazioni internazionali 60 Le organizzazioni internazionali dell economia 60 ESERCIZI 61 Unità 5 La geopolitica 62 CHE COS È LA GEOPOLITICA 62 Un esempio: Kim, la Russia e l Afghanistan 63 ALTRI TEMI DI GEOPOLITICA: DAL MEDIO ORIENTE ALLA RUSSIA 66 GEOGRAFIA E GUERRA 68 Le armi nucleari e le altre armi 68 Le mine antiuomo 70 Le nuove guerre 71 LA GEOGRAFIA CAMBIA 73 I movimenti della geografia 73 I «teatri» geografici della storia 74 V
6 L Europa e il resto del mondo La globalizzazione 77 I PROTAGONISTI DELLA GEOPOLITICA OGGI 79 I DIRITTI UMANI 81 ESERCIZI 83 Unità 6 La vita 84 LA DEMOGRAFIA 84 Le parole: La demografi a 85 La storia della popolazione mondiale 86 La «transizione demografica» 87 Popolazione e ambiente 90 Homo sapiens 91 LA SALUTE 92 Le persone con disabilità 92 Obesità e denutrizione 93 Il diabete 94 Le malattie infettive 95 IL LAVORO 97 Le parole: Il lavoro 97 Il lavoro minorile 98 LE MIGRAZIONI 99 I principali flussi migratori 99 Le parole: Le migrazioni 99 Le migrazioni per lavoro 100 La gestione dell immigrazione 101 Le rimesse degli immigrati 103 Le migrazioni forzate 103 I rifugiati e l Alto commissariato ONU 104 Le parole: I rifugiati ambientali 106 Le diaspore 107 L ISTRUZIONE 109 L analfabetismo 109 La scuola 110 L istruzione superiore 111 ESERCIZI 112 Unità 7 La crescita delle città 114 CITTÀ, METROPOLI, MEGALOPOLI NEL MONDO 114 LE CITTÀ PIÙ GRANDI 116 LE FUNZIONI DELLE CITTÀ 118 ESERCIZI 119 Unità 8 I giganti dell economia 120 ORIENTARSI TRA LE ECONOMIE DEL MONDO 120 Le parole: L economia 120 IL PIL DEI GIGANTI 122 LE ECONOMIE CRESCONO E CAMBIANO 124 Agricoltura, industria e servizi 124 Gli indicatori di competitività di un paese 125 Le parole: Le economie del mondo 126 CRESCITA E SVILUPPO 127 Dal G6 al G I BRIC: BRASILE, RUSSIA, INDIA E CINA 129 LA CRISI DELL ECONOMIA 130 ESERCIZI 131 Unità 9 Economia e sviluppo tecnologico 132 L AGRICOLTURA 132 Le parole: L agricoltura 132 Vecchie e nuove cause della fame nel mondo 133 Nuove tecnologie applicate all agricoltura: biotecnologie e OGM 135 La tavolozza padana 136 L INDUSTRIA 137 Un percorso nei secoli più recenti 137 Le multinazionali 138 La geografia degli investimenti esteri 139 L industria estrattiva 141 L industria tessile, dell abbigliamento e delle calzature 142 L industria dell auto 143 L IMPERO DEI MEDIA 144 L esportazione della cultura dei media 145 La tracciabilità totale 147 Media e marketing 148 LE TECNOLOGIE AVANZATE 148 L economia della conoscenza 148 La distribuzione geografica del sapere tecnologico 149 Il capitale umano: talenti e fuga di cervelli 150 Le tecnologie dell informazione e della comunicazione 151 Biotecnologie e nanotecnologie 151 L organizzazione del sapere 152 ESERCIZI 153 Unità 10 I servizi 154 IL COMMERCIO 154 Alcuni dati 155 Protezionismo e libero commercio 156 Gli accordi regionali 157 Il rischio paese 157 Le Free Zones 159 LA FINANZA 159 Un po di storia 159 Le parole: La fi nanza 160 La finanza e i servizi 160 Le attività delle banche 162 I TRASPORTI 163 La logistica 164 Il trasporto passeggeri 164 Il trasporto aereo 165 Il trasporto marittimo 165 Il trasporto fluviale 167 Il trasporto ferroviario 168 Le pipelines 168 VI
7 Le reti di trasmissioni dati 168 IL TURISMO 169 Le parole: Il turismo 170 Il turismo internazionale 170 Dove vanno i turisti 171 Il turismo: una possibilità per i paesi poveri 173 ESERCIZI 175 Unità 11 Povertà e squilibri 176 LA GEOGRAFIA DELLA POVERTÀ 176 Come si misura la povertà 178 Paesi poveri e paesi ricchi. Debiti e scambi ineguali 179 ECONOMIA SOMMERSA, ILLEGALE E CRIMINALE 179 Economia illecita ed economia criminale 181 Le organizzazioni criminali 182 Breve storia delle mafi e in Italia 183 IL MERCATO MONDIALE DELLA DROGA 184 Oppio e derivati 186 Cocaina 186 Cannabis 186 Anfetamine ed ecstasy 186 ESERCIZI 187 ATLANTE INDICE ANALITICO A1 A19 VII
8 Parte 1 Problemi globali Tokyo: distretto di Shinjuku [Chad Ehlers/Tips]
9 Oceani e continenti Climi e ambienti naturali Unità 1 Varietà degli aspetti naturali Oceani e continenti Le correnti marine. OCEANO PACIFICO correnti fredde correnti calde Corrente del Labrador Corrente del Golfo La superficie della Terra misura circa 510 milioni di km 2. Di questi, solo il 30% circa è occupato da terre emerse; l altro 70% è costituito dalle acque dei mari e degli oceani. Nelle fotografie scattate dallo spazio, il nostro pianeta è decisamente di colore azzurro; se dovessimo dargli un nuovo nome, più appropriato, questo non dovrebbe essere Terra, ma Acqua. Mari e oceani sono importanti per moltissime ragioni che riguardano da vicino la vita degli uomini. Intensamente popolati da animali e vegetali, costituiscono un importante riserva alimentare (forniscono i pesci, le alghe, il sale) per i popoli costieri e non solo per loro. Contengono grandi riserve di materie prime, come petrolio e gas naturale. Hanno un ruolo determinante nella regolazione del clima, perché agiscono da mitigatori delle temperature, sia nel senso del caldo che in quello del freddo. Infine, sono un importante via di comunicazione. Attorno alle terre emerse, il fondo marino è poco profondo (fino a 200 m) e debolmente inclinato, quasi pianeggiante. Questo tratto, anche se sommerso, da un punto di vista geologico è ancora parte del continente: si chiama piattaforma continentale. Ha un estensione molto variabile, generalmente minore dove la costa è mon- OCEANO ATLANTICO Equatore OCEANO INDIANO OCEANO PACIFICO tagnosa, e maggiore (fino ad alcune centinaia di km) dove la costa è bassa e pianeggiante. Al centro degli oceani, il fondale si solleva in rilievi sottomarini simili a catene montuose, detti dorsali oceaniche. Esse prendono il nome dall oceano in cui si trovano: dorsale atlantica, dorsale pacifica ecc. Fanno parte delle dorsali rilievi alti fino a m e larghi oltre 1000 km; le dorsali sono tutte collegate tra loro e insieme formano un sistema lungo circa km. In alcuni punti, le dorsali affiorano in superficie, formando terre emerse come l Islanda e gli arcipelaghi della Polinesia. Le fosse oceaniche (o fosse abissali o fosse di subduzione) sono depressioni dei fondali, lunghe migliaia di km e che possono arrivare a grandi profondità. È il caso della Fossa delle Marianne nell Oceano Pacifico, il punto più profondo di tutto il pianeta: ben m. Le acque oceaniche sono tutte in collegamento tra loro. Per convenzione si distinguono i tre oceani Atlantico, Pacifico e Indiano dai numerosi bacini secondari, meno profondi e di dimensioni inferiori (i mari). L oceano più vasto (e profondo) è il Pacifico, che ha un estensione di oltre 180 milioni di km 2, superiore a quella di tutte le terre emerse; l Atlantico si estende per 106 milioni di km 2 e l Indiano per 75 milioni di km 2. Il mare più vasto è il Mar Glaciale Artico (14 milioni di km 2 ): le sue dimensioni sono tali che alcuni lo considerano un oceano a sé stante, anziché una parte dell Oceano Atlantico. La circolazione mondiale delle correnti Nelle acque oceaniche scorrono, come fiumi, enormi masse d acqua che si spostano per lunghissime distanze: sono le correnti, caratterizzate da velocità e temperatura diverse da quelle delle acque circostanti. Tutte le acque oceaniche sono interessate da questa circolazione generale, che 2 Unità 1
10 La distribuzione di alcuni fenomeni sulla crosta terrestre permette di individuare le zone instabili, o fasce attive. vulcani attivi dorsali oceaniche fosse abissali oceaniche comprende due tipi di correnti, distinte in base alla direzione in cui viaggiano. Dai Poli all Equatore: correnti fredde che, trasferendo acqua da regioni molto fredde a regioni calde, determinano un irrigidimento del clima lungo le coste che lambiscono. Sono ricche di sostanze nutritive e quindi particolarmente pescose. Dalle regioni calde equatoriali verso i Poli: correnti calde, che rendono più miti le condizioni climatiche e meno freddi i mari. Un esempio di corrente calda è la Corrente del Golfo, la cui energia termica è tale da rendere miti gli inverni di diversi paesi dell Europa nordoccidentale. Negli ultimi anni, alcuni scienziati discutono della possibilità che la Corrente del Golfo si indebolisca, o addirittura si fermi, per effetto dei cambiamenti climatici globali. I continenti Sul planisfero possiamo osservare cinque grandi blocchi di terre emerse, divisi dai grandi spazi degli oceani: 1. l Eurasia, il più vasto. Comprende l Asia e come sua appendice, senza una netta separazione geografica, l Europa; 2. l Africa; 3. l America, divisa in due: Settentrionale e Meridionale; 4. l Oceania, che comprende l Australia e molte isole minori; 5. l Antartide. Per avere un idea delle loro dimensioni, possiamo osservare che l Europa misura poco più di km 2, circa un quindicesimo della superficie totale delle terre emerse. La concentrazione di terre emerse è maggiore nell emisfero boreale, il nostro (39% della superficie totale); nell emisfero australe prevalgono più nettamente gli oceani e i mari, mentre le terre occupano solo il 16% della superficie. La Terra inquieta Segnando su una cartina i principali vulcani del mondo e i luoghi dove nel corso della storia sono avvenuti terremoti, notiamo che entrambi i fenomeni si trovano concentrati in alcune aree a forma di fascia. Spesso, inoltre, queste fasce «instabili» sono proprio quelle in cui si trovano le catene montuose più recenti, o altre strutture come fosse oceaniche e archi insulari. Per esempio, in Italia ci sono terremoti, vulcani, montagne giovani; in Giappone ci sono terremoti, vulcani, una fossa oceanica, un arco insulare. Al contrario, ci sono vasti territori più «stabili» in cui questi fenomeni sono del tutto assenti. Questi territori si identificano con gli scudi, le terre più antiche del nostro pianeta. Le fasce instabili circondano i vasti territori più stabili. Secondo la teoria della tettonica delle placche, la superficie della Terra è un mosaico di blocchi (detti placche). Le strisce instabili e attive sono gli orli delle placche. Le placche non coincidono con i continenti, anzi ogni placca può essere formata da terre emerse, da terre sommerse o da entrambe. Islanda Surtsey Dorsale Medio atlantica Azzorre Fuji Mauna Loa Hawaii Kilauea St. Helens Popocatepetl OCEANO ATLANTICO Pelée Tenerife Vesuvio Santorini Tibesti Etna Erta Alé Ararat Pinatubo Fogo M. Camerun OCEANO PACIFICO Kilimanjaro Krakatoa Aconcagua sistema delle rift valley africane Piton de la Fournaise Unità 1 3
11 Varietà degli aspetti naturali Oceani e continenti Climi e ambienti naturali Le placche principali. Le frecce della cartina indicano la direzione del loro movimento (lentissimo, naturalmente), che dura tuttora. Le placche si muovono lungo la superficie della Terra, come zattere (formate da litosfera solida) che navigano su uno strato sottostante relativamente plastico. Due placche possono muoversi, una rispetto all altra, in tre modi diversi. Possono slittare l una vicino all altra. Fenomeni di questo tipo si osservano, per esempio, lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. Possono allontanarsi l una dall altra. Questo accade nelle dorsali oceaniche, dove il magma risale producendo nuova litosfera; le due placche che si trovano ai due lati della dorsale si allontanano fra loro. È il caso della dorsale al centro dell Atlantico, che ha da un lato l America, dall altro lato l Europa e l Africa. Due placche possono avvicinarsi l una all altra fino a incontrarsi. In questo caso: se almeno una delle due placche è formata da litosfera oceanica, essa si incunea sotto l altra, e il suo sprofondamento dà vita a una fossa oceanica. Scendendo, a un certo punto i materiali di questa placca cominciano a fondere, premendo sotto l orlo dell altra placca per risalire in alto. È così che lungo la fossa oceanica si forma un arco insulare, costituito da isole vulcaniche e agitato da terremoti. Se invece lo scontro avviene tra due masse continentali, le forze poderose che le muovono producono l innalzamento di catene montuose. Così si è formato, probabilmente, l Himalaya, dalla collisione fra l India e il continente eurasiatico, circa 40 milioni di anni fa. Così si sono formate anche le Alpi. L aspetto della Terra, come lo vediamo sui nostri planisferi, non è che un momento di una lunga evoluzione ancora in corso. Per esempio, la placca nordamericana e la placca eurasiatica si allontanano tra loro ad una velocità di alcuni cm l anno. Molte cose rimangono da studiare e capire, per esempio le cause di questi grandi movimenti della crosta terrestre. placca africana placca adriatica placca araba placca egea placca turca placca eurasiatica placca eurasiatica placca nordamericana placca delle placca Filippine delle Filippine placca placca delle delle Caroline Caroline placca Juan de Fuca placca nordamericana placca di Coco placca dei Caraibi placca indo-australiana placca indo-australiana placca delle Bismark placca del Pacifico placca di Nazca placca sudamericana placca di Scozia placca antartica In corrispondenza dei margini trasformi le placche scivolano orizzontalmente l una rispetto all altra. In corrispondenza dei margini divergenti le placche si separano e si forma nuova litosfera. In corrispondenza dei margini convergenti le placche entrano in collisione e una delle due viene trascinata nel mantello e riciclata. 4 Unità 1
12 Climi e ambienti naturali Il calore del Sole e le fasce climatiche della Terra Il Sole trasmette energia e calore alla Terra. Ma, dato che la Terra ha una forma simile a quella di una sfera, che ruota su se stessa attorno a un asse inclinato rispetto al Sole, i raggi solari non si distribuiscono con la stessa intensità in tutti i punti del pianeta. All Equatore la loro intensità è massima e le temperature sono elevatissime. Ai Poli, invece, i raggi solari arrivano alla massima inclinazione, e sono quindi meno concentrati, perché si distribuiscono su una superficie maggiore. Qui si registrano, di conseguenza, i valori di temperatura in assoluto più bassi. Tra Equatore e Poli troviamo una vastissima gamma di situazioni climatiche intermedie, in cui la latitudine influenza la quantità di calore che arriva dal Sole. In base al più importante elemento climatico, la temperatura, possiamo quindi suddividere la Terra in tre fasce: le zone calde, fra un tropico e l altro; le zone temperate, fra i tropici e i circoli polari, cioè alle latitudini intermedie di ogni emisfero; le zone fredde (calotte polari), fra i circoli polari e i poli. Questa è però solo una schematizzazione della distribuzione reale delle temperature dell aria (e quindi dei climi e degli ambienti naturali). Infatti, molti altri fattori, oltre alla latitudine, influenzano il clima di una regione: l altitudine, la maggiore o minore vicinanza del mare e degli oceani, i venti (a loro volta influenzati dalla presenza di correnti marine e di catene La circolazione generale dei venti La pressione atmosferica è il rapporto tra il peso dell aria e la superficie su cui esso agisce. La pressione atmosferica varia da luogo a luogo della superficie terrestre e anche nello stesso luogo in momenti diversi. Diminuisce aumentando l altitudine (perché diminuisce la quantità di aria sovrastante che grava con il proprio peso), l umidità (il vapore acqueo pesa meno dell aria secca) e la temperatura (l aria calda è meno densa, quindi più leggera a parità di volume). Esistono zone della Terra dove, in un dato momento, la pressione è più alta che nelle zone circostanti: queste sono le aree anticicloniche o anticicloni. Negli anticicloni l aria, più densa e quindi pesante di quella circostante, tende a scendere verso il basso e a divergere con moto vorticoso verso l esterno. Le aree dove la pressione è più bassa che nelle zone circostanti, invece, sono dette aree cicloniche o cicloni; qui l aria, più leggera, si sposta verso l alto convergendo vorticosamente verso il centro. I movimenti di aria che avvengono dagli anticicloni verso i cicloni, parallelamente alla superficie terrestre, sono detti venti. Osservando l intero pianeta, notiamo che: all Equatore si trovano le basse pressioni equatoriali; a 30 di latitudine (nord e sud) si hanno le alte pressioni subtropicali. Da queste partono venti diretti verso le basse pressioni equatoriali (alisei) e verso le basse pressioni subpolari (venti occidentali); a 60 di latitudine si trovano le basse pressioni subpolari; vicino ai Poli si trovano le alte pressioni polari. Da queste partono i venti orientali polari, diretti alle basse pressioni subpolari. Per effetto della rotazione della Terra, tutto ciò che si muove viene deviato verso la propria destra se si trova nell emisfero boreale, verso la propria sinistra se si trova nell emisfero australe. Per questo motivo, i venti non spirano in direzione nord-sud ma, per esempio, i venti occidentali spirano da occidente verso nord-est nel nostro emisfero, verso sud-est nell emisfero australe. La circolazione dei venti ha numerosi effetti: all Equatore, per esempio, il calore dà luogo a una zona di bassa pressione dove convergono gli alisei e si formano correnti d aria ascendenti: questa è la zona delle calme equatoriali, che i marinai dei velieri chiamavano doldrums, cioè «umor triste», perché li tenevano a volte immobili anche per settimane. In realtà la circolazione dei venti è più complessa dello schema che abbiamo qui presentato, e varia a seconda delle stagioni. La circolazione regolare dei venti resta tale solo dove i venti non incontrano ostacoli nel loro cammino, cioè sulle vaste distese oceaniche. Dove invece essi incontrano masse continentali e catene di montagne, la loro regolarità viene perturbata. I monsoni, per esempio, sono una di queste perturbazioni. La circolazione dei venti. Si noti che, nei due emisferi, la circolazione dei venti è speculare. Unità 1 5
13 Varietà degli aspetti naturali Oceani e continenti Climi e ambienti naturali La regione equatoriale (o della foresta pluviale) La regione equatoriale si trova tra i 10 a nord e i 10 a sud della linea equatoriale. Comprende l Amazzonia in America Latina, la regione del bacino del fiume Congo e del Golfo di Guinea in Africa, alcune zone dell Asia meridionale e del Pacifico occidentale (Nuova Guinea, isole Salomone, Nuova Caledonia). Vi troviamo temperature molto elevate, tra i 25 e i 30 C di media annua, e il clima più umido di tutto il pianeta: le precipitazioni arrivano mediamente a 2000 mm nel cormontuose) ecc. Perciò la distribuzione delle temperature sulla Terra non sempre segue la linea dei paralleli. Inoltre la temperatura non è l unico elemento che determina il clima di una regione: sono molto importanti anche altri elementi climatici, come per esempio l umidità e le precipitazioni. Climi e ambienti della Terra I climi e gli ambienti naturali della Terra possono essere classificati in molti modi, e secondo diversi criteri. Tutte le classificazioni hanno comunque dei limiti, sia perché si tratta di semplificazioni, sia perché a un dato tipo di clima non sempre corrisponde lo stesso tipo di ambiente naturale. Una delle classificazioni più diffuse distingue 4 gruppi di climi (caldi, temperati, freddi e aridi). Presentiamo qui, invece, una classificazione basata su tre zone (calda, temperata e fredda), che ha il vantaggio di una maggiore semplicità. Le zone calde Si trovano nella fascia tra i due tropici. Comprendono tre diverse regioni climatiche, cui corrispondono altrettanti ambienti naturali tipici: a) la regione equatoriale (o della foresta pluviale); b) la regione subequatoriale (o della savana); c) la regione arida (o delle steppe tropicali e dei deserti caldi). Monsoni, uragani e tornado Una varietà particolare di clima caldo tropicale è quello della regione monsonica, caratteristico di una parte dell Asia meridionale, in particolare delle aree che si affacciano sull Oceano Indiano: l India, la Birmania, l Indocina. Questo clima è determinato dall influenza di venti stagionali che si chiamano monsoni (da una parola araba che significa «stagione»). Come nel clima equatoriale, le precipitazioni sono abbondantissime; ma, come nel clima subequatoriale, troviamo due stagioni nettamente distinte, una piovosa e una arida. Piovosità e siccità sono legate alla direzione dei monsoni; quando spirano dalla terra al mare (in inverno, da ottobre a maggio) sono secchi e non piove praticamente mai. Quando invece (in estate, da maggio a ottobre) arrivano i monsoni di mare carichi di umidità, comincia la stagione delle grandi piogge. La temperatura, invece, è più o meno costante nel corso dell anno. Alle basse latitudini, fino a 30 a nord e a sud dell Equatore, soprattutto nelle regioni vicine ai Tropici, si manifestano i più impressionanti fenomeni atmosferici osservabili sul nostro pianeta: i cicloni tropicali, detti anche tifoni o uragani. Sono perturbazioni violentissime, che consistono in vortici di vento molto forte (possono raggiungere la velocità di 160 km orari) e piogge torrenziali. Spostandosi, provocano danni incredibili nelle zone di terraferma che incontrano. Si sviluppano sul mare, sempre nelle stesse zone: Golfo del Messico, Mar della Cina, Oceano Indiano, dove l intensità dei raggi solari determina un rapido riscaldamento dell aria e forti differenze di temperatura. Solitamente hanno origine tra la tarda estate e l inizio dell autunno. Anche il loro percorso è quasi sempre uguale. Per questo è possibile prevederne sia la formazione che il cammino, in modo da limitarne il più possibile i danni. Negli ultimi tempi si sono però verificate delle anomalie, che alcuni scienziati attribuiscono ai cambiamenti climatici. I tornado (detti anche trombe d aria, o trombe d acqua quando si verificano sul mare) sono un fenomeno simile, ma con intensità ancora maggiori: il vento può arrivare a una velocità di 300 km orari! Il vortice è di dimensioni più piccole, ma proprio per questo la sua forza è ancora più concentrata e la sua azione più distruttiva. Monsone invernale e monsone estivo. Due immagini dello stesso paesaggio presso Goa, nell India meridionale: arido e brullo in maggio (a sinistra), si ravviva e si colora di verde smeraldo in agosto (a destra) dopo che il monsone estivo ha portato le grandi piogge. [S. McCurry] 6 Unità 1
14 so dell anno (si pensi che in Italia la media è di 970 mm), ma possono raggiungere anche punte di mm. Ma la caratteristica più evidente del clima equatoriale è che non è possibile distinguere le stagioni: temperatura e umidità rimangono costanti in tutti i dodici mesi dell anno. Questo clima, caldo e umido per tutto l anno, favorisce lo sviluppo di una vegetazione rigogliosa, la foresta pluviale (dal latino pluvia, «pioggia»). Poiché qui non esistono stagioni sfavorevoli, gli alberi delle foreste pluviali sono quasi tutti latifoglie, la maggior parte delle quali sempreverdi, come i ficus. La foresta equatoriale è fitta, con alberi alti fino a 60 metri. Comprende vari strati, formati da alberi di altezze diverse, che si contendono la luce del Sole. Lo strato più rigoglioso è quello che si trova in cima, dove arriva più luce, formato dai rami e dalle foglie più alti. Sugli alberi si trovano numerose liane e piante rampicanti; alcune piante usano le radici solo per avvinghiarsi agli alberi e ottengono l acqua dall aria satura di umidità. Lo strato di suolo è sottile e molto povero, perché la sostanza organica viene immediatamente utilizzata dalle piante. Nel linguaggio comune, si parla indifferentemente di foresta tropicale, equatoriale o pluviale. Volendo essere precisi, la foresta equatoriale è quella che si trova all Equatore, mentre la tropicale si trova più vicino ai tropici e spesso è meno fitta. Nella fascia tropicale e nelle regioni meno piovose, la foresta si raccoglie lungo le rive umide dei fiumi: si parla di foreste a galleria. Nelle foreste pluviali vivono oltre metà delle specie di piante esistenti al mondo e numerosissime specie di animali, molte delle quali vivono in alto tra le chiome degli alberi. Sono innumerevoli le specie di insetti (tra cui molte grandi farfalle), anfibi, rettili (serpenti, anche di grandi dimensioni come il boa), uccelli spesso variopinti (pappagalli, tucani, colibrì) e mammiferi (il giaguaro sudamericano). A causa della vegetazione impenetrabile, sono invece pochi i grandi erbivori che si nutrono a terra. Nella foresta pluviale dell Amazzonia vivono il formichiere, l armadillo, il tapiro e, nei fiumi, il piraña e il delfino dell Orinoco. Gli scienziati stimano che in queste foreste esista anche un enorme numero di specie animali e vegetali che non sono ancora state scoperte. Allontanandosi dall Equatore, la foresta diventa più bassa e meno densa. Compaiono alberi capaci di resistere anche a una stagione secca, grazie alle foglie più piccole, o caduche. Spesso sono gli stessi alberi che si trovano anche nella vicina savana; tra di essi il baobab e l acacia in Africa, l eucalipto in Australia. La vegetazione che si trova nella regione monsonica dell Asia è detta foresta monsonica o giungla. La foresta monsonica ha caratteristiche intermedie tra foresta tropicale e savana: rispetto alla foresta tropicale, il clima è meno umido, gli alberi sono meno alti e con foglie decidue e più piccole; rispetto alla savana, il clima è più umido, e gli alberi sono molto più fitti. Anche la fauna è costituita in parte da specie tipiche della foresta tropicale e della savana. Due rappresentanti celebri sono le tigri e gli elefanti indiani. La regione subequatoriale (o della savana) Questa regione comprende le zone che si trovano allontanandosi (verso nord e verso sud) dall Equatore: l Africa centrale, parte del Brasile e del Venezuela (a nord e a sud dell Amazzonia), dell India centromeridionale, dell Indocina e dell Australia. Le zone climatiche. Polo Nord calotta polare artica Circolo polare artico zona temperata boreale Tropico del Cancro Equatore zona intertropicale (zone calde) Equatore Tropico del Capricorno zona temperata australe Circolo polare antartico calotta polare antartica Polo Sud Unità 1 7
15 Varietà degli aspetti naturali Oceani e continenti Climi e ambienti naturali Una possibile suddivisione delle zone climatiche e vegetazionali. Altre classificazioni distinguono invece le regioni climatiche da quelle vegetazionali, non del tutto coincidenti. Questa carta non tiene inoltre conto delle variazioni locali, né dei passaggi graduali tra le aree, né degli interventi umani sugli ambienti. Savana africana nella stagione umida. Siamo nel periodo dell anno in cui fa meno caldo e si verificano frequenti piogge: la savana è quindi verdeggiante perché l erba cresce rigogliosa. Le acacie punteggiano questo tratto di savana: sono alberi isolati, con il tronco slanciato e la chioma a ombrello. In fondo si vede una striscia di alberi, poi la savana riprende fino all orizzonte. [G.A. Rossi/ Image Bank] Zone calde Foresta pluviale (Regione equatoriale) Savana (Regione subequatoriale) Steppa tropicale (Regione arida) Deserto caldo (Regione arida) Zone temperate Foresta mediterranea (Regione temperata calda) Foresta di caducifoglie (Regione temperata fresca) Taiga (Regione temperata fredda) Steppa temperata (Regione arida) Deserto freddo (Regione arida) Spostandosi dalla regione equatoriale, la condizione di grande caldo e umido per tutto l anno va attenuandosi. Il clima subequatoriale è caratterizzato, infatti, dalla presenza di due stagioni distinte: un inverno secco e un estate umida. Nel corso dell anno piove meno, rispetto alla regione equatoriale; le temperature, invece, sono sempre molto elevate, con una media annua superiore ai 20 C. Zone fredde Tundra (Regione subpolare) Gelo perenne (Regione polare) Climi legati all altitudine Clima di altitudine In queste zone, situate tra la foresta equatoriale e il deserto, l aridità estiva non consente lo sviluppo di una foresta. Vi si trova dunque una vegetazione a prateria con radi alberi e arbusti, chiamata savana. Le erbe della savana sono in genere perenni e crescono rigogliose (fino a tre metri di altezza) nella stagione delle piogge, per poi seccarsi nella stagione arida. Gli alberi sono soprattutto baobab e acacie, particolarmente resistenti all aridità; gli arbusti sono spesso spinosi. La savana è molto ricca di animali, che perlopiù vivono in branchi e migrano secondo le stagioni. Sono diffusi gli animali di grande taglia in grado di correre velocemente: tra gli uccelli, lo struzzo in Africa, il nandù in Sudamerica, l emù in Australia; tra i mammiferi, in Africa vivono carnivori come leoni, ghepardi e iene ed erbivori come elefanti, rinoceronti, giraffe, zebre, antilopi. Sono abbondanti gli insetti, tra cui le cavallette e le termiti. La regione arida (o delle steppe tropicali e dei deserti caldi) Allontanandoci ancora dall Equatore, superata la fascia della savana, troviamo le steppe tropicali, un tipo particolarmente secco di praterie, 8 Unità 1
16 Deserto di sabbia. Un paesaggio del Sahara algerino, nel Grande Erg Occidentale. Erg è il nome dei deserti di sabbia: vaste regioni in cui il vento accumula sabbia, ammonticchiandola in colline chiamate dune. Ci sono dune di tipi e dimensioni diversi: queste sono molto grandi, addossate e in parte accavallate l una sull altra; in ciascuna è riconoscibile una forma a mezzaluna, caratteristica delle dune chiamate barcane. Le mezzelune hanno l arco rivolto verso sinistra, i corni più bassi e la parte centrale più alta, una cresta affilatissima, posta fra due pendii disuguali: più dolce quello a destra, lungo il quale i granelli di sabbia salgono sospinti dal vento (che qui soffia costantemente da destra), più ripido quello a sinistra, dove i granelli ricadono dalla cresta per il loro peso. Se il vento continua a soffiare e la sabbia non manca, queste dune si sposteranno lentamente verso sinistra, ad una velocità che dipende dall energia del vento e dagli ostacoli sul terreno: 15 metri all anno nel deserto libico e fino a qualche metro al giorno nel Turkestan. L altezza di una barcana può superare i 30 metri. [Bavaria/Marka] cioè di vegetazione costituita solo da erbe, senza piante legnose. Le steppe si trovano attorno ai deserti in Africa, Australia, America Latina. Proseguendo verso i tropici, dove l aridità si fa ancora più severa, troviamo i deserti. Molte regioni aride, infatti, si concentrano nelle fasce attorno ai due tropici. Qui si trovano i maggiori deserti del mondo: nell Africa del nord il Sahara, il più vasto della Terra, grande quasi come tutto il continente europeo; nell Africa del sud il Kalahari. Attorno ai tropici, ci sono deserti nel Medio Oriente; in Australia; in America Settentrionale, in California e Arizona; in America Centrale, nel Messico, e in America Meridionale nel Cile. La parola deserto viene dal latino desérere, che significa «abbandonare». Deserto, quindi, significa «luogo abbandonato». Da un punto di vista geografico, sono detti deserti dei territori vasti dove le condizioni di vita sono particolarmente dure a causa del clima arido. In queste regioni il cielo è quasi sempre sereno e l aria priva di umidità. Possono passare anche degli anni senza che arrivi qui dell aria umida che porta la pioggia: la media di precipitazioni in questa regione è inferiore ai 250 mm all anno. Quando arrivano, però, le precipitazioni hanno quasi sempre un carattere violento e improvviso. Il Sole tropicale riscalda l aria del deserto senza il filtro delle nubi o dell umidità e arriva su un terreno non protetto da vegetazione. Per questo insieme di condizioni, il calore del Sole di giorno è particolarmente intenso; la temperatura arriva a livelli altissimi, fino a 70 C. Per gli stessi motivi, di notte questo calore si disperde molto rapidamente; la temperatura scende fino ad arrivare sotto zero. Nei deserti si registra la massima escursione termica giornaliera dell intero pianeta. A causa del fatto che non piove mai (o quasi) e dell azione erosiva del vento, i paesaggi desertici sono carat- terizzati da estrema scarsità di vegetazione, suolo sabbioso o sassoso, colline di sabbia o dune, vaste distese uniformi, rupi e montagne isolate dalle forme aspre. La vegetazione può essere completamente assente o costituita da piante adattate alla siccità. Prevalgono le piante annuali, che svolgono tutto il loro ciclo vitale nel breve periodo in cui vi è disponibilità d acqua. Sono presenti, a seconda dei continenti, piante grasse come i cactus, le euforbie e il saguaro, capaci di trattenere acqua nei fusti o nelle foglie. In alcune zone si trovano bassi cespugli, con radici molto estese per approfittare il più possibile dell acqua nel terreno. Anche gli animali del deserto, come le piante, devono resistere all aridità e alla grande escursione termica giornaliera. I mammiferi (volpi, piccoli roditori) sono spesso notturni; di giorno si nascondono sotto terra, per proteggersi dal caldo. La loro pelliccia è in genere chiara, sia per nascondersi sulla sabbia sia per riflettere i raggi solari. Insetti, scorpioni e rettili regolano la temperatura del corpo soprattutto spostandosi tra il sole e l ombra. Nel deserto vi sono luoghi, di solito ristretti e isolati, in cui l aridità si interrompe: sono le oasi. Anche nei sottosuoli delle regioni molto aride, infatti, si possono trovare delle falde acquifere sotterranee; dove la falda freatica affiora in superficie si formano le oasi. Qui, grazie all acqua di una sorgente o di un pozzo, possono crescere piante come le palme da datteri, e qui gli uomini riescono a insediarsi, a coltivare orti e a costruire case; anche per coloro che non vi abitano stabilmente, le oasi sono preziose per fare tappa e rifornirsi d acqua durante i loro viaggi nel deserto. Ma questi luoghi ricchi di acqua possono non essere permanenti: la falda freatica si può abbassare o la sabbia, trasportata dal vento, può ricoprirli. I deserti possono avere forme molto diverse da quella più conosciuta della distesa di sabbia; alcuni, ad esempio, si presentano come enormi ammassi di pietre. Sono considerate un tipo di deserto anche le distese di roccia nuda che si trovano nelle regioni aride montuose. Le zone temperate Queste zone si trovano alle medie latitudini, cioè nelle fasce tra i tropici e i circoli polari. Sono contraddistinte da un clima intermedio detto temperato, con inverni non troppo freddi e precipitazioni non troppo abbondanti. In realtà ci sono forti differenze tra zona e zona di questa regione, per quanto riguarda le temperature e la quantità e la distribuzione delle piogge. Unità 1 9
17 Varietà degli aspetti naturali Oceani e continenti Climi e ambienti naturali Macchia mediterranea. La macchia mediterranea è una vegetazione costituita da arbusti, che si trova nelle zone in cui la foresta mediterranea non si è pienamente sviluppata, ad esempio a causa del clima o di interventi umani. Spesso, la macchia si spinge fino a pochi metri dal mare. [N. Dox/Marka] Nella regione temperata si possono individuare quattro diverse situazioni climaticoambientali prevalenti: a) la regione temperata calda (o della foresta mediterranea); b) la regione arida (o delle steppe temperate e dei deserti freddi); c) la regione temperata fresca (o della foresta di caducifoglie); d) la regione temperata fredda (o della taiga). La regione temperata calda (o della foresta mediterranea) Questa regione comprende, oltre al bacino del Mediterraneo, le coste attorno al Mar Nero, parte della California, il Cile centrale e parte del Sudafrica e dell Australia. È caratterizzata da estati calde e asciutte e da inverni tiepidi e umidi nei quali sono concentrate le precipitazioni. L ambiente tipico della regione mediterranea è la foresta mediterranea, associazione di specie arboree sempreverdi (come l alloro e il leccio) e di arbusti (come il lentisco e il mirto). Sui suoli più poveri, o dove il clima è più arido e aspro, o dove gli uomini hanno tagliato gli alberi, spesso la foresta è sostituita dalla macchia (detta anche gariga) di soli arbusti. Ambienti simili alla nostra macchia mediterranea si trovano in tutti i continenti, dove prendono diversi nomi: chaparral in California (USA), maquis in Francia, matorral in Cile, fynbos in Sudafrica. In ognuno di questi ambienti si trovano piante diverse; ma poiché si sono adattate per situazioni ambientali e climatiche molto simili, esse hanno finito per somigliarsi in maniera notevole. Tra gli animali tipici, molti dei quali sono in comune con le foreste di caducifoglie, il cinghiale, l istrice e il gatto selvatico. La regione arida (o delle steppe temperate e dei deserti freddi) Non tutti i deserti sono caldi. Esistono delle zone desertiche fredde che si trovano nelle regioni temperate, in cui l aridità dipende dalla continentalità del clima: sono infatti tutte regioni molto distanti dal mare e circondate da rilievi, che impediscono l arrivo di aria umida di provenienza oceanica. Questi deserti freddi si trovano, in particolare: in Asia in una fascia che va dal Mar Caspio al vastissimo Deserto di Gobi; in America Settentrionale a ovest delle Montagne Rocciose; nel Sudamerica in Patagonia. La regione ha una fortissima escursione termica annua: si può passare da una temperatura di 4 C d estate a 30 C nei mesi invernali. Un elemento climatico costante è il vento. Sui bordi dei deserti, la vegetazione diventa più abbondante. Anche nelle fasce temperate si trovano, dove l aridità non è così avanzata da dar luogo a un deserto, ambienti di steppa; generalmente le temperature sono più basse che nelle steppe situate nella zona calda. Le erbe della steppa temperata crescono soprattutto in primavera e in autunno, prima delle lunghe gelate invernali. Gli animali sono resistenti alla siccità; tra di essi l ormai rarissimo bisonte, diversi mammiferi scavatori e serpenti. Le steppe temperate si trovano soprattutto nel continente eurasiatico (Europa orientale, Russia e Cina) e al centro del Nordamerica. A latitudini maggiori, andando verso le foreste di caducifoglie, si trovano le praterie umide o praterie in senso stretto, più umide delle steppe. In realtà molti territori sono mantenuti a prateria non dalle condizioni climatiche, ma dal pascolo o dagli incendi; questo tipo di ambienti è quasi sempre modificato dall intervento umano. Le praterie umide, che formano le Grandi Praterie del Nordamerica e le pampas argentine, si trovano anche in Eurasia, per esempio in Ungheria e nelle regioni meridionali della Russia. Rispetto alle steppe temperate, le praterie umide hanno un inverno meno freddo e sono più ricche di fauna. In esse vivono molti animali scavatori, come le talpe e in America i cani della prateria, roditori simili alle marmotte. Tra i carnivori, tassi, moffette, volpi; tra i grandi erbivori, il bisonte americano e l antilocapra in Nordamerica; gazzelle e zebre in Africa. La regione temperata fresca (o della foresta di caducifoglie) Comprende estese regioni dell Asia (Cina, Giappone e Corea), dell America del Nord (la regione orientale degli USA), dell America del Sud (Cile meridionale, Argentina, Uruguay) e della Nuova Zelanda. Il clima è umido, con piogge frequenti che si distribuiscono in modo differente nel corso 10 Unità 1
18 Tundra canadese in estate. Il terreno si presenta privo di alberi. Durante il lungo inverno è stato coperto dalla neve che ora si è quasi sciolta. Ampie zone acquitrinose, visibili sullo sfondo, si alternano a una bassa vegetazione di muschi e licheni. I licheni costituiscono il cibo per le renne, che si spostano sul terreno spugnoso e sempre umido. Sono anche un ottima base su cui gli uccelli possono costruire il nido. [T. Epp.] dell anno, a seconda della maggiore o minore vicinanza di una zona ai mari o agli oceani: in tutte le stagioni dell anno nelle zone costiere (climi più oceanici o marittimi) o concentrate in una stagione nelle aree più interne (climi continentali). Anche le temperature variano a seconda della distanza dal mare: nei climi continentali si ha una maggiore escursione termica annua. La vegetazione caratteristica è la foresta di caducifoglie. La fauna tipica comprende il capriolo, il cinghiale, lo scoiattolo. Proseguendo verso nord, si trova una zona (che alcuni considerano una regione a sé stante, detta emiboreale) di foresta mista di caducifoglie e conifere. La regione temperata fredda (o della taiga) Ancora più a nord, troviamo la regione temperata fredda, detta anche boreale o subartica perché si trova solo nel nostro emisfero, quello boreale. Infatti, se si guarda il planisfero, si può vedere che nell emisfero nord le terre emerse dell Europa, dell Asia e dell America del Nord si spingono molto vicino al Circolo Polare Artico: questo clima coinvolge buona parte della Scandinavia, della Siberia e del Canada. (Nell emisfero meridionale, invece, le terre emerse si fermano a latitudini molto inferiori: non ci sono terre emerse a latitudini corrispondenti a quelle della regione boreale.) Gli inverni durano circa 8 mesi, periodo in cui la neve ricopre il suolo e fiumi e laghi sono completamente ghiacciati. Le estati sono assai brevi, ma miti, con temperature medie attorno ai 20 C. Le stagioni intermedie sono praticamente assenti e le scarse precipitazioni sono concentrate in inverno. La taiga è la foresta di conifere che caratterizza buona parte di questa regione climatica. Tra gli animali tipici troviamo l orso bruno, l alce, la lince, la martora, il gallo cedrone. Le zone fredde Avvicinandoci ai Poli, ritroviamo una caratteristica propria dell altra situazione climatica estrema, quella equatoriale: l assenza di stagioni. Le zone fredde comprendono: a) la regione subpolare (o artica o della tundra); b) la regione polare (o del gelo perenne). La regione subpolare (o della tundra) Anche la regione subpolare (o artica), come quella temperata fredda, si trova solo nell emisfero boreale. Caratterizza tutte le terre ai margini del Circolo Polare Artico, lungo le coste settentrionali dell Europa, dell Asia e dell America del Nord. La temperatura in questa regione rimane bassa per tutto l anno: nel periodo più caldo, che dura soltanto 1-2 mesi, non si raggiungono mai i 10 C; le precipitazioni sono molto scarse. La vegetazione tipica è la tundra, priva di alberi e costituita in prevalenza da muschi e licheni; il terreno in profondità è ghiacciato per tutto l anno (permafrost) e d estate si sgela solo in superficie. Gli animali della tundra hanno vari adattamenti per sopravvivere al gelido inverno: molti si spostano verso sud (renne); alcuni si rintanano sotto terra (lemming); altri hanno, d inverno, una folta pelliccia (mammiferi come volpe artica, lepre artica, ermellino) o un folto piumaggio (uccelli come civetta delle nevi, oca delle nevi, pernice bianca) di colore bianco, che consente loro di mimetizzarsi sulla neve. La regione polare (o del gelo perenne) La regione polare comprende le due zone della Terra coperte tutto l anno da ghiacci: l Artide e l Antartide. La zona chiamata Artide si trova presso il Polo Nord; ne fanno parte il Mar Glaciale Artico e la parte più settentrionale delle terre che lo circondano (Groenlandia, Scandinavia, Russia, Alaska, Canada). Complessivamente, l Artide comprende molto più mare che terre emerse. L Antartide, nell emisfero australe, è invece un continente, interamente circondato da oceani. Le temperature medie giornaliere sono sotto gli 0 C per quasi tutto l anno e il ghiaccio ricopre tutte le terre emerse; le precipitazioni sono scarsissime. Nelle terre polari la vita si concentra soprattutto lungo le coste. Qui alcune rocce sono libere dai ghiacci durante i mesi estivi; vi sopravvivono muschi e licheni, e in essi piccoli insetti e ragni. Lungo le coste, inoltre, vivono diversi animali che si nutrono di pesci e altri organismi marini: tra gli altri, numerosi uccelli (in Antartide, i pinguini), foche, trichechi e orsi polari. La scarsità della vita sulla terraferma è compensata da un abbondante vita marina. Unità 1 11
19 Una questione globale Il cambiamento climatico L acqua dolce La biodiversità Esercizi Unità 2 L ambiente e i suoi problemi Una questione globale In questo capitolo tratteremo alcuni problemi ambientali. Li suddivideremo in paragrafi per praticità; ma in realtà, tutto è collegato. Spesso, problemi diversi hanno (almeno in parte) le stesse cause, o gli stessi effetti. Per esempio: sia l inquinamento, sia il cambiamento climatico hanno effetti sulla salute umana; ma provocano conseguenze anche sulla biodiversità e sulla disponibilità di acqua, che a loro volta influiscono sulla salute umana. Spesso, un problema può avere diverse conseguenze e interagire con altri processi, con effetti imprevedibili. La deforestazione, per esempio, diminuisce la biodiversità e la disponibilità di acqua dolce; inoltre aggrava il degrado dei suoli e il cambiamento climatico, che a loro volta contribuiscono a diminuire ulteriormente la biodiversità e la disponibilità di acqua dolce. La scarsità di acqua può contribuire al deterioramento di un ecosistema, ma anche viceversa; ed entrambi hanno effetti sulla salute umana e sulle attività economiche. Le attività umane hanno sempre avuto un influenza sull ambiente, ma dall inizio della rivoluzione industriale, cioè da meno di tre secoli, hanno cominciato a produrre modifiche a livello planetario, rompendo equilibri che esistevano da milioni di anni. Gli effetti possono essere numerosi: si sta appena cominciando a capire qualcosa di questi meccanismi, ancora molto discussi. Il cambiamento climatico è l argomento che oggi suscita le maggiori preoccupazioni in tutto il mondo, e ha ormai assunto carattere prioritario rispetto agli altri problemi ecologici. Ma questo non significa che gli altri problemi siano scomparsi. L esistenza di una questione così importante non deve far dimenticare altre tematiche, come la protezione degli ecosistemi. Gli studiosi raccomandano (spesso inutilmente, purtroppo) di intervenire per prevenire i problemi anziché affannarsi per rimediare quando sono ormai diventati drammatici. Gli interventi di prevenzione sono generalmente più efficaci, più semplici e meno costosi. Una centrale termoelettrica in Germania. [P. e G. Bo - Water/Tips] Bambini in una discarica. Le emissioni di carbonio nei paesi del Terzo mondo sono nettamente inferiori a quelle dei paesi più sviluppati. Ma i problemi di inquinamento sono gravi anche nei paesi in via di sviluppo, dove i controlli sono meno severi e può accadere più frequentemente che la popolazione sia esposta a sostanze tossiche. [Stillpictures/Tips] 12 Unità 2
20 STATI 0 Cina Polonia Slovacchia Rep. Ceca Messico Corea del Sud Turchia Giappone Sudafrica Grecia Russia Portogallo Ungheria Belgio Finlandia Svezia Francia Italia Islanda ITALIA Germania Austria Regno Unito Spagna Paesi Bassi Lussemburgo Svizzera Danimarca Stati Uniti Irlanda Norvegia I rifiuti urbani in alcuni paesi sviluppati. Il grafico mostra la quantità di rifiuti urbani (espressi in kg pro capite) in alcuni paesi nell anno Il dato comprende solo i rifiuti smaltiti dai Comuni; quindi, oltre che dallo stile di vita, dipende anche dal grado di urbanizzazione di uno stato. La definizione di rifiuti solidi urbani può variare da paese a paese; qui sono considerati i rifiuti di abitazioni, negozi, uffici, istituzioni, piccole aziende, giardini e pulizia delle strade, mentre sono esclusi le fognature e i rifiuti di tipo edilizio. [Fonte: OCSE] Fino a oggi, l umanità ha sfruttato il pianeta il più possibile, pensando solo al proprio vantaggio immediato e senza curarsi degli effetti futuri. La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che mantenere questa modalità porterebbe danni gravissimi, e che è ormai diventato indispensabile adottare alcune strategie per evitare di danneggiare irreversibilmente il pianeta. Le strategie di sviluppo sostenibile ricercano modalità di sfruttamento delle risorse che consentano alle risorse stesse di rigenerarsi e agli ecosistemi di mantenere i loro equilibri. Non possiamo più prendere semplicemente tutto quello che riusciamo a prendere: dobbiamo studiare quanto, cosa e come l ambiente è in grado di darci senza che le sue risorse si deteriorino e si esauriscano. E dobbiamo adeguare anche le nostre attività economiche a questi limiti delle risorse naturali. Attualmente, invece, lo sfruttamento delle risorse e l inquinamento sono in costante crescita. I principali responsabi- I rifiuti come risorsa. Dal riutilizzo dei materiali contenuti nei rifiuti (carta, plastiche, vetro, metalli, materiali organici ecc.) si possono trarre enormi guadagni economici e vantaggi per l ambiente. Nella foto: un centro di riciclaggio della plastica. [Phil Degginger/Alamy] li sono i paesi più popolosi e sviluppati, come gli Stati Uniti e alcuni paesi europei; ma anche, e in misura sempre maggiore, alcuni stati in rapida crescita economica, come la Cina. I rifiuti Dopo la rivoluzione industriale, la popolazione del pianeta è aumentata a ritmi crescenti, e la produzione e i consumi sono aumentati ancora più rapidamente; il problema dei rifiuti è diventato sempre più grave e urgente. La produzione di rifiuti è molto diversa da paese a paese, e non è nota per tutti gli stati; secondo dati OCSE, alcuni paesi superano i 2 kg al giorno per abitante, a cui vanno aggiunti i rifiuti industriali e agricoli. I rifiuti, se non smaltiti correttamente, possono diventare dannosi per gli ecosistemi e pericolosi per la nostra salute. Per i rifiuti solidi, il metodo più diffuso è tuttora quello del deposito indifferenziato nelle discariche. Queste dovrebbero essere controllate per evitare che inquinino l aria, il terreno e le falde acquifere, ma non sempre è così: anche per questo motivo è difficile trovare siti adatti alla costruzione di una discarica e spesso le popolazioni locali si oppongono. Molto diffuso è anche l uso degli inceneritori: si va dai vecchi inceneritori molto inquinanti agli impianti più moderni (termovalorizzatori), che se correttamente gestiti inquinano meno e utilizzano il calore per produrre energia elettrica o per il riscaldamento degli edifici. Un problema particolarmente grave è quello dei rifiuti tossici, cioè contenenti sostanze nocive, che provengono da attività industriali, agricole, militari, mediche ecc. Anche le apparecchiature elettroniche (computer, telefoni, televisori, dispositivi per videogiochi, elettrodomestici ecc.) spesso contengono sostanze tossiche. Unità 2 13
21 L ambiente e i suoi problemi Una questione globale Il cambiamento climatico L acqua dolce La biodiversità Esercizi Il «buco nell ozono» (settembre 2009). I colori rappresentano la quantità di ozono (in unità Dobson), sempre più bassa andando verso sinistra nella scala cromatica. Sotto la zona centrale, dove l ozono è più scarso, si intravede la sagoma dell Antartide. [NASA] Non è mai stato risolto in modo soddisfacente neppure il problema delle scorie radioattive, prodotte sia per usi civili (centrali nucleari) sia per usi militari (armi nucleari). Queste scorie possono restare radioattive per tempi lunghissimi, anche centinaia di migliaia di anni (si veda il capitolo sull energia). Attorno allo smaltimento dei rifiuti, in particolare di quelli tossici, sono nate attività illegali molto redditizie, gestite da organizzazioni criminali (le cosidette ecomafie) che agiscono a livello internazionale esportando rifiuti pericolosi, soprattutto in paesi in via di sviluppo dove i controlli sono scarsi. Ma i rifiuti non sono soltanto un problema: sono anche una preziosa risorsa. La raccolta differenziata consente di riciclare enormi quantità di materiali come carta, plastica, vetro e metalli, e di riutilizzare i materiali organici trasformandoli in concimi. Molti paesi hanno introdotto misure per rendere più sostenibile l intero processo che va dalla progettazione di una merce e del suo imballaggio al suo utilizzo e poi al suo smaltimento. I principi di base a cui dovrebbe ispirarsi la gestione dei rifiuti nei paesi avanzati dell OCSE sono i seguenti. Ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti prodotti. Effettuare la raccolta differenziata e il riciclaggio di tutti i materiali riutilizzabili. Solo i materiali che non possono essere riciclati vanno avviati ai termovalorizzatori, e sfruttati quantomeno per ottenere energia o calore dalla loro combustione. Solo i materiali che non possono essere riciclati né inceneriti vanno mandati alle discariche; la quantità di questi materiali dovrebbe avvicinarsi sempre più allo zero. Il buco nell ozono In alto nell atmosfera si trova uno strato con un alta concentrazione di ozono, gas che filtra i raggi solari ultravioletti. Questo strato, le cui caratteristiche variano a seconda delle stagioni, si è molto assottigliato negli ultimi decenni nella maggior parte del pianeta. La diminuzione maggiore ha avuto luogo sull Antartide, dove il fenomeno fu osservato per la prima volta e fu chiamato buco nell ozono. Con la diminuzione dell ozono, aumenta la quantità di raggi ultravioletti che raggiungono la superficie terrestre; nelle zone dove il fenomeno è più accentuato, gli ultravioletti possono causare danni alla salute (in particolare alla pelle e agli occhi) e squilibri nella crescita delle piante, danneggiando l agricoltura. La maggior parte degli scienziati ritiene che il buco nell ozono sia causato da alcuni gas prodotti dall uomo, tra cui i CFC (clorofluorocarburi), che distruggono per molti anni l ozono atmosferico. Accordi internazionali come il Protocollo di Montréal (a cui hanno aderito a vari livelli, dal 1989 a oggi, oltre 190 paesi) hanno limitato o proibito l uso dei gas che provocano la diminuzione dell ozono. Grazie a ciò, da qualche anno la concentrazione di queste sostanze nell atmosfera ha finalmente cominciato a diminuire. Gli scienziati prevedono che, se tutti i paesi rispetteranno gli accordi sulle emissioni dannose, entro cinquanta anni circa le concentrazioni di questi gas nell atmosfera potrebbero tornare ai valori precedenti alla diminuzione dell ozono. Per questo motivo è particolarmente importante vigilare sull effettiva applicazione del Protocollo da parte di tutti i paesi coinvolti. Le piogge acide A causa dell inquinamento atmosferico, le piogge possono diventare acide e danneggiare le foreste, i laghi, gli edifici e i monumenti. Le sostanze acide possono depositarsi anche con altri tipi di precipitazioni (neve ecc.); si parla per questo, più in generale, di deposizioni acide. Il problema delle deposizioni acide è ormai diffuso in molti paesi, in Europa centro-settentrionale e Nordamerica, in Sudamerica, Cina, Sudafrica. Spesso, i paesi che subiscono gli effetti delle piogge acide non sono gli stessi che le hanno provocate: il Canada, per esempio, subisce gli effetti degli inquinanti provenienti dagli Stati Uniti, trasportati dai venti. In alcuni paesi le emissioni acidificanti sono state ridotte, e questo sta portando, con il tempo, a un miglioramento della situazione; in altri paesi, però, le emissioni sono in aumento. 14 Unità 2
22 Il cambiamento climatico Temperature sempre più alte. Gli studiosi dell IPCC hanno raccolto le misurazioni della temperatura effettuate dal XIX secolo fino ai giorni nostri nell emisfero settentrionale (in rosso). Per i secoli fino al Settecento (in grigio), hanno raccolto stime delle temperature, effettuate attraverso metodi indiretti come lo studio di sedimenti, anelli degli alberi, pollini fossili, estensione dei ghiacciai, archivi storici ecc. Secondo l IPCC, queste stime e misurazioni mostrano che gli anni Novanta del XX secolo sono stati i più caldi dello scorso millennio; e l aumento della temperatura è proseguito negli anni successivi al 2000, non raffigurati qui. Nel grafico, elaborato da un rapporto IPCC, è considerata come livello zero (la riga orizzontale più grossa) la temperatura media del periodo Il grafico è una sorta di fascia, anziché una linea, perché considera la variazione dei dati annuali; i dati hanno però un certo margine di errore, che qui non è raffigurato. Alcuni scienziati che contestano questi dati hanno elaborato grafici alternativi in cui i cambiamenti attuali sono meno evidenti e più comparabili alle fluttuazioni avvenute in passato; l argomento è oggetto di accesa discussione. [Fonte: IPCC] Negli ultimi cento anni, la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 0,7 C, e da alcuni decenni questo processo sta accelerando. Le temperature sono cresciute soprattutto alle latitudini medie e alte nell emisfero settentrionale, in particolare sui continenti. È aumentata anche la frequenza dei giorni molto caldi. Nel corso delle ere geologiche, il clima è cambiato molte volte per cause naturali; ma la maggior parte degli scienziati ritiene che il cambiamento attuale non si possa spiegare con le sole cause naturali, e che sia dovuto anche a influenze umane. Non tutti sono d accordo: una minoranza di studiosi sostiene che ci troviamo sì di fronte a un riscaldamento del pianeta, ma di dimensioni ridotte, come è già avvenuto più volte negli ultimi secoli; e che la sua causa non vada cercata nell attività degli uomini ma in variazioni normali del clima. Si ritiene generalmente che a causare il cambiamento climatico sia soprattutto l aumento della concentrazione nell atmosfera dei gas serra. Si tratta di gas che si trovano naturalmente nell atmosfera, dove agiscono come i vetri di una serra, trattenendo il calore. Questo fenomeno, chiamato effetto serra, fa sì che le temperature sulla Terra siano abbastanza alte da rendere possibile la vita. Ma alcuni di questi gas, in primo luogo la CO 2 (diossido di carbonio o anidride carbonica), sono anche emessi da attività umane. Le maggiori emissioni si hanno quando si bruciano combustibili fossili, con la deforestazione e con alcuni processi industriali e agricoli. Le emissioni Differenze di temperatura in C (dalla media ) 0,8 0,4 0 0,4 annuali di CO 2 sono aumentate dell 80% tra il 1970 e il 2004; la concentrazione di CO 2 è aumentata di oltre un terzo rispetto al livello precedente la rivoluzione industriale. Il cambiamento climatico ha avuto e avrà numerose conseguenze in tutto il mondo. Tra le zone che rischiano di subire i maggiori danni dal cambiamento climatico, l Artico, gran parte dell Africa e le piccole isole in tutto il mondo; ma anche i grandi delta di fiumi asiatici e africani, per l alta densità di popolazione e l alta esposizione ad aumenti del livello marino, tempeste e inondazioni. Gli effetti del cambiamento climatico L acqua L acqua si trova in fiumi, laghi e mari, ma anche nell atmosfera, nelle falde acquifere sotterranee, nelle nevi e nei ghiacci. Perciò la disponibilità di acqua può essere influenzata dal cambiamento climatico in molti modi: cambiamenti nelle precipitazioni (quantità, distribuzione durante l anno, frequenza di piogge violente); scioglimento di nevi e ghiacci; aumento dell evaporazione e del vapore acqueo presente nell atmosfera; cambiamenti della capacità del suolo di trattenere l umidità. Valutare questi cambiamenti non è facile, anche perché esiste una forte variabilità naturale da un anno all altro; ma alcune tendenze sono state individuate. Precipitazioni. Nell ultimo secolo, le precipitazioni sono aumentate alle latitudini medie e alte (tra 30 e 85 ) nell emisfero settentrionale. Sono però diminuite in molte aree subtropicali e tropicali (tra 10 Sud e 30 Nord), spesso in zone già aride dove, anche a causa dell au- GLI ULTIMI 1000 ANNI (EMISFERO SETTENTRIONALE) 0, Temperature stimate indirettamente Temperature misurate direttamente Unità 2 15
23 L ambiente e i suoi problemi Una questione globale Il cambiamento climatico L acqua dolce La biodiversità Esercizi Una casa sprofondata nel permafrost in Alaska. In Alaska, la fusione del permafrost ha costretto molte famiglie ad abbandonare le loro case, perché le fondamenta, non più sorrette dal terreno ghiacciato, sono sprofondate portando le case a inclinarsi o addirittura a crollare. [Mark Lynas] mento della temperatura, si sono aggravati i fenomeni di siccità e il rischio di desertificazione. Le zone con problemi di scarsità di acqua si trovano soprattutto nella regione mediterranea (Europa meridionale, Nordafrica, Medio Oriente), in Asia meridionale, Cina settentrionale, Australia, Stati Uniti, Messico, Brasile nordorientale e sulla costa occidentale del Sudamerica. In queste zone vivono circa due miliardi di persone. D altra parte, sono anche aumentati i fenomeni di piogge violente, persino in zone dove le precipitazioni nel loro insieme sono diminuite. Ghiacci e nevi. Circa i tre quarti dell acqua dolce del pianeta si trovano sotto forma di nevi e ghiacci, soprattutto ai poli. Nell ultimo secolo c è stata una netta diminuzione dell estensione dei ghiacciai; la copertura nevosa è diminuita in media del 10% nell emisfero settentrionale, dalla fine degli anni Sessanta a oggi. La riserva di acqua dolce accumulata nei ghiacci e nelle nevi è dunque in forte calo. I cambiamenti sono particolarmente evidenti nelle zone vicine al Polo Nord, dove la temperatura degli oceani aumenta e si sciolgono i ghiacci, le nevi e il permafrost: la regione artica si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale. Questo influenza il ciclo dell acqua e altri processi in tutto il pianeta. Tuttavia, anche questo fenomeno è stato recentemente messo in discussione, sia pure da una minoranza di studiosi. Mari. Il livello dei mari si è alzato di cm nel corso del Ventesimo secolo, a causa del cambiamento climatico che ha comportato fenomeni come lo scioglimento dei ghiacci. L innalzamento del livello dei mari si fa sempre più rapido e raggiunge ormai circa 3 mm l anno. L erosione delle coste è in aumento, e molti territori costieri rischiano di essere sommersi. Ecosistemi e biodiversità In alcune zone del mondo il cambiamento climatico ha causato un aumento della biodiversità, ma in molte altre ne ha provocato un calo. Diverse specie di animali e piante sono a rischio di estinzione. Molte specie, infatti, possono vivere solo all interno di un certo intervallo di temperature, umidità ecc., e faticano ad adattarsi a cambiamenti forti e rapidi. Il riscaldamento globale provoca uno spostamento verso nord (o, in montagna, verso la cima) dell areale di molte specie, e questo rappresenta un rischio per alcuni ecosistemi: se la cima di un monte è invasa da piante provenienti da fasce altitudinali più basse, rischiano di scomparire le piante che vivevano in precedenza sulla cima. Inoltre, gli ecosistemi subiscono anche gli effetti indiretti del cambiamento climatico: per esempio, l aumento del livello marino è un fattore di rischio per gli ecosistemi costieri e delle zone umide, mentre l aumentata frequenza degli incendi accelera la distruzione delle foreste. Gli ecosistemi più vulnerabili sono quelli delle zone artiche (tundra, taiga) e delle zone montuose, per la sensibilità all aumento di temperatura; gli ecosistemi mediterranei per la riduzione delle precipitazioni; quelli costieri (lagune, barriere coralline, mangrovie) per vari rischi tra cui quello di sommersione e inondazioni. Gli eventi catastrofici Secondo alcune ricerche, tempeste, inondazioni, siccità e forti calure estive, incendi di foreste e altri eventi catastrofici legati al clima sono significativamente aumentati negli ultimi decenni. La salute umana Sono in corso diversi studi per valutare gli effetti del cambiamento climatico sulla situazione sanitaria dei vari paesi. Tra gli effetti più probabili, una diminuzione delle malattie legate al freddo e un aumento dei rischi sanitari legati al caldo, soprattutto per alcune categorie come anziani, malati cronici e bambini. L aggravamento della siccità in molte zone potrebbe portare un aumento del rischio di malnutrizione e delle malattie trasmesse da cibo e acqua. Si ipotizza una maggiore diffusione di alcune malattie infettive come il virus Ebola, il colera, la tubercolosi e varie forme di influenza. 16 Unità 2
24 Il futuro La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che l aumento di temperatura e i suoi effetti continueranno per diversi secoli. Si prevede un aumento di circa 0,2 C per ognuno dei prossimi due decenni. Per l anno 2100 si prevede un aumento di temperatura, rispetto ai livelli pre-industriali, che può andare da 1 a 7 C a seconda di quanto si riuscirà a ridurre le emissioni di gas serra. Se le emissioni non verranno drasticamente limitate, la situazione potrebbe farsi veramente grave, con un riscaldamento nettamente più rapido di quello attuale. Al Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005, hanno aderito a vario titolo oltre 180 paesi. Esso vincola alcune decine di paesi industrializzati a limitare o ridurre le proprie emissioni di gas serra. Il Protocollo promuove, tra l altro, l efficienza energetica, l uso di fonti energetiche rinnovabili, la protezione delle foreste, la ricerca sulle tecnologie per la riduzione delle emissioni, i trasporti (e in generale le attività economiche) sostenibili e la riduzione degli incentivi fiscali alle attività economiche che producono gas serra. Il Protocollo di Kyoto presenta però dei limiti. Secondo molti scienziati, le riduzioni delle emissioni previste dal Protocollo sono insufficienti e dovranno essere rese molto più drastiche, considerando anche il fatto che i gas serra rimangono nell atmosfera per secoli. Il Protocollo riconosce che i principali responsabili delle emissioni di gas serra sono i paesi industrializzati, e solo a questi richiede di limitare le proprie emissioni (riducendole almeno del 5% entro il ). Ai paesi considerati «in via di sviluppo», invece, non viene richiesta una limitazione delle emissioni, proprio per non ostacolarne lo sviluppo. Ma tra questi paesi ci sono la Cina e l India, che hanno una popolazione numerosa e uno sviluppo impetuoso. La Cina, secondo recenti studi, avrebbe addirittura superato gli Stati Uniti come emissioni totali di CO 2, anche se le emissioni pro capite cinesi sono un quarto di quelle statunitensi. Secondo uno studio del 2007, le emissioni mondiali di CO 2 dipendono per circa un quarto (24%) dalla Cina e per poco meno (21%) dagli Stati Uniti; tra gli altri principali responsabili, l Unione Europea, l India e la Russia. Alcuni stati non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, e si prevede che aumenteranno fortemente le loro emissioni nei prossimi anni: tra questi, diversi paesi in via di sviluppo e soprattutto gli Stati Uniti. Ma anche molti stati che sulla carta hanno ratificato il Protocollo non lo hanno poi pienamente applicato nella realtà. Da tempo si discute sulla possibilità di nuovi accordi che sostituiscano il Protocollo di Kyoto. Cambiamenti della temperatura. I colori indicano il cambiamento nella temperatura media annuale tra il periodo e il periodo Nella maggior parte delle aree, soprattutto sui continenti, la temperatura è aumentata. Le punte massime dell aumento di temperatura (anche oltre i 2 C) si notano alle latitudini medio-alte del nostro emisfero (Nordamerica, Russia). Solo in alcune zone delimitate, soprattutto dell emisfero australe, si nota invece un raffreddamento. [Fonte: UNEP/ GRID-ARENDAL] 1,6-2,1 C 1,2-1,6 C 0,8-1,2 C 0,4-0,8 C 0,2-0,4 C 0,2-0,2 C 0,4-0,2 C 0,8-0,4 C dati insufficienti Unità 2 17
25 L ambiente e i suoi problemi Una questione globale Il cambiamento climatico L acqua dolce La biodiversità Esercizi Accesso all acqua potabile. In molti paesi, soprattutto dell Africa a sud del Sahara, meno di metà dei cittadini ha accesso a vera e propria acqua potabile. I dati si riferiscono all anno [Fonte: OMS-UNICEF] inferiore al 50% 50-75% 76-90% % dati non pervenuti L acqua dolce Dove si trova l acqua dolce Meno del 3% dell acqua sulla Terra è acqua dolce. Di questa, quasi i tre quarti si trovano sotto forma di nevi e ghiacci, soprattutto ai poli; quasi un quarto nelle falde acquifere sotterranee; e piccole percentuali nei laghi, nell umidità del terreno, nell atmosfera, nei fiumi e negli organismi viventi. Esistono tecnologie in grado di desalinizzare l acqua marina per renderla utilizzabile, ma sono molto costose, quindi finora sono utilizzate solo in alcuni paesi aridi ma ricchi del Medio Oriente. Il consumo di acqua dolce Nel corso del Ventesimo secolo, il fabbisogno di acqua è cresciuto a una velocità più che doppia rispetto alla crescita della popolazione: la popolazione mondiale è triplicata, ma l uso di acqua è cresciuto di sei volte. Si prevede che il consumo aumenti ancora molto con l ulteriore crescita della popolazione, unita all urbanizzazione, al cambiamento dello stile di vita, allo sviluppo delle industrie e alla diffusione dell irrigazione delle colture. Due terzi dei prelievi di acqua sono usati in agricoltura, soprattutto per l irrigazione e per l allevamento. Un quinto dei prelievi è per usi industriali: di questi una parte crescente è usata per raffreddare le centrali elettriche, il resto è usato nel settore minerario, nelle raffinerie di petrolio, nelle acciaierie e nelle industrie manifatturiere. Un decimo dei prelievi serve per il settore domestico, che include l uso nelle case, gli utilizzi municipali e l acqua usata per stabilimenti commerciali e servizi pubblici. Gli utilizzi domestici includono l acqua per bere, lavare, cucinare, fognature e giardinaggio. Se si esclude il giardinaggio, il fabbisogno è stimato sui 50 litri a persona al giorno. I consumi di acqua dolce sono aumentati durante gli anni Sessanta e Settanta soprattutto a causa dell aumentata domanda per agricoltura e settore energetico. A partire dagli anni Ottanta, alcuni paesi sviluppati hanno stabilizzato i propri consumi, a causa del declino di alcune industrie che consumavano molta acqua (miniere, acciaierie) ma anche grazie a tecniche di irrigazione più efficienti, ai progressi nelle tecnologie e alla riduzione delle perdite negli acquedotti. Più recentemente, questa stabilizzazione riflette in parte le conseguenze della siccità. L acqua potabile e le fognature Anche se la situazione ha mostrato miglioramenti nell ultimo decennio, si stima che ancora oggi oltre un miliardo di persone non abbia accesso ad acqua potabile sicura, e che 2,6 miliardi di persone (oltre il 40% della popolazione mondiale) non abbiano accesso a fognature. Perciò i corsi d acqua e gli stagni sono utilizzati sia come toilette, sia per rifornirsi di acqua da bere. In molte zone l acqua inquinata, se usata per bere o per lavarsi, può essere veicolo di malattie infettive come tifo, colera, dissenteria da ameba, epatite ecc. Le malattie trasmesse dall acqua sono la più comune causa di morte tra i poveri dei paesi in via di sviluppo. Secondo l OMS, ogni anno 1,6 milioni di bambini muoiono per malattie che possono essere attribuite ad acqua potabile non sicura, inadeguate fognature e mancanza di igiene. L Africa a sud del Sahara è l area con la più 18 Unità 2
26 Stress idrico nel mondo. La cartina evidenzia il rapporto tra il prelievo e la disponibilità di acqua (media annuale): lo stress idrico è considerato alto quando questo rapporto supera il 40%. Usando questo indicatore risultano prive di stress anche aree in cui è disponibile poca acqua, ad esempio in Africa. [Fonte: IPCC] 0-10% nessuno stress 10-20% basso stress 20-40% stress medio 40-80% stress alto oltre 80% stress molto alto Prelievo di acqua dolce pro capite. Dati del 2006, in metri cubi l anno. [Fonte: OCSE] Danimarca Rep. Ceca Regno Unito Polonia Svezia Irlanda Svizzera Germania Austria Norvegia Francia Ungheria Corea del Sud Turchia Paesi Bassi Giappone Messico Italia Grecia Portogallo Spagna Australia Nuova Zelanda Canada Stati Uniti La crisi idrica e lo stress idrico Alcuni studi stimano che su km 3 di acqua che ogni anno arriva agli oceani da fiumi e falde sotterranee, l acqua totale utilizzabile dall uomo ammonti a circa km 3 all anno. Di questa, circa un terzo viene prelevata: se l acqua dolce fosse distribuita uniformemente sul pianeta, sarebbe sufficiente per tutti. Ma l acqua è distribuita in modo irregobassa percentuale di persone che hanno accesso sia ad acqua potabile sicura (58%) sia a fognature adeguate (36%). Altre aree problematiche si trovano in Asia, soprattutto nelle zone meridionali e orientali. In alcuni paesi, come Afghanistan ed Etiopia, meno del 10% della popolazione ha accesso a fognature adeguate m 3 pro capite all anno L inquinamento delle acque Nei paesi a sviluppo avanzato la popolazione dispone, generalmente, di tutta l acqua potabile che desidera e, grazie alle norme igieniche, raramente l acqua trasmette malattie. Il problema principale per quanto riguarda l acqua è l inquinamento chimico, proveniente per esempio da scarichi industriali e agricoli, perdite accidentali da discariche di rifiuti, inquinanti dell aria che ricadono nell acqua con le piogge. Diverse sostanze, tra cui alcuni inquinanti dell aria (come gli ossidi di azoto, che causano anche le piogge acide) e i nitrati e fosfati provenienti dai fertilizzanti agricoli, provocano fenomeni di eutrofizzazione, cioè un eccessivo arricchimento delle acque in sostanze nutrienti. In queste acque troppo fertili, alcune alghe microscopiche si moltiplicano a dismisura (fioriture algali), consumando l ossigeno dell acqua e a volte producendo sostanze tossiche; pesci e altri organismi acquatici rischiano di morire, soffocati o avvelenati. Nei paesi in via di sviluppo sono presenti forme di inquinamento delle acque analoghe a quelle dei paesi industrializzati, ma le più diffuse sono gli scarichi di materiali fecali e di rifiuti anche tossici. Unità 2 19
27 L ambiente e i suoi problemi Una questione globale Il cambiamento climatico L acqua dolce La biodiversità Esercizi La «Diga delle tre gole». Situata lungo il corso del fiume Chiang Jiang, è considerata la più grande opera realizzata dall uomo in Cina (e nel mondo) dopo la Grande Muraglia. La diga, alta 190 metri, è stata progettata sia per produrre energia idroelettrica, sia per regolare il flusso delle acque in una regione tradizionalmente colpita da disastrose inondazioni. I lavori per la sua realizzazione, a cui hanno partecipato oltre persone, sono iniziati nel 1997; alcune parti non sono ancora pienamente operative. Nella foto si vede sulla destra la diga, che frena le acque formando un bacino lungo ben 600 km. Per creare il bacino a monte della diga è stato necessario inondare un area di ben ettari, che comprendeva più di un centinaio di centri abitati: si calcola che i lavori costringano oltre un milione di persone (soprattutto contadini) ad abbandonare le loro case ed essere trasferiti altrove. La diga è molto criticata dagli ambientalisti cinesi e stranieri per questo e per diversi altri motivi. In primo luogo, le acque hanno coperto importanti siti archeologici (in alcuni casi demoliti e ricostruiti altrove). Il forzato rallentamento del flusso dell acqua provoca un elevato deposito di sabbie e detriti (da cui il colore marrone del fiume), che impone un continuo, colossale lavoro di pulizia, e un accumulo di sostanze inquinanti provenienti dalle fabbriche delle città a monte della diga. Si aggiungono i timori di possibili rotture, terremoti ecc. con effetti catastrofici sui territori a valle. In generale, si temono i pericoli sempre insiti in opere specie di grandi dimensioni che modificano gli equilibri ecologici. [ESA] lare: alcune regioni (in particolare del Terzo mondo) ne ricevono pochissima e altre la ricevono quasi solo durante una breve stagione delle piogge. Via via che aumenta l utilizzo pro capite e totale, l acqua per uso umano diventa sempre più scarsa. Il problema è aggravato da sprechi e inefficienze nell uso di una risorsa che fino a poco tempo fa era data per scontata e considerata come inesauribile: metodi di irrigazione in cui gran parte dell acqua evapora o scivola sul terreno, ma anche tubature che perdono. Si parla di stress idrico quando non c è abbastanza acqua per tutti gli utilizzi umani. Organizzazioni internazionali come la Banca mondiale considerano un paese come soggetto a situazioni periodiche o regolari di stress idrico quando la disponibilità di acqua è inferiore a 1700 m 3 annui pro capite. Al di sotto dei 1000 m 3 annui pro capite, è probabile che la scarsità di acqua diventi limitante per lo sviluppo economico e per la salute e il benessere umano. Si può ottenere un indicatore dello stress idrico anche misurando il rapporto tra prelievo e risorse: generalmente si parla di alto stress idrico quando si preleva più del 40% delle risorse rinnovabili totali di acqua. Lo stress idrico causa deterioramento delle risorse di acqua dolce in termini di quantità (calo delle falde, diminuzione della portata dei fiumi ecc.) e qualità (eutrofizzazione, inquinamento organico, salinizzazione dei bacini di acqua dolce nelle zone costiere ecc.). Alcuni ecosistemi, come le zone umide o le foreste, hanno una grande capacità di trattenere l acqua, assorbendola durante i periodi umidi (e quindi contribuendo a mitigare le piene dei fiumi e prevenire le inondazioni) e rilasciandola durante i periodi secchi (quindi evitando la siccità). Inoltre, quando l acqua penetra nel suolo viene naturalmente filtrata. L aumentato uso dell acqua ha effetti sugli ecosistemi, che sono disturbati e non possono più svolgere il loro ruolo di regolazione. Le zone umide scompaiono, le zone aride sono a rischio di desertificazione. Tutto ciò causa riduzione della produzione di cibo e problemi per la salute umana. I conflitti per l acqua Via via che la risorsa acqua si fa sempre più scarsa, si intensificano le tensioni tra i diversi utilizzatori, a livello sia nazionale sia internazionale. Oltre 260 bacini sono divisi tra due o più stati. La scarsità di acqua ha già portato a gravi tensioni fra paesi confinanti che sfruttano l acqua degli stessi bacini idrografici. Per esempio Turchia, Siria e Iraq si contendono le acque dei fiumi Tigri e soprattutto Eufrate; Israele e Giordania quelle del fiume Giordano. Quando importanti progetti procedono senza una collaborazione a livello regionale, possono diventare un punto di conflitto, che aumenta l instabilità regionale: ne sono esempio il Paraná La Plata, il Lago di Aral, il Giordano e il Danubio. Diverbi possono nascere anche entro i confini di uno stato, in particolare nelle aree a valle di bacini idrografici che subiscono stress idrico, come il Fiume Giallo in Cina e il fiume Chao Phraya in Thailandia. Alcune zone aride che contano molto sull irrigazione, ad esempio in Cina, India, Iran e Pakistan, sono particolarmente a rischio di conflitti per l acqua. 20 Unità 2
28 ziamenti tesi al risparmio idrico, il costante monitoraggio delle risorse, la riduzione degli inquinanti agricoli e industriali, il miglioramento della collaborazione internazionale. Alcuni consigliano anche un cambiamento nelle abitudini alimentari, con un maggiore consumo di vegetali: secondo alcune stime, far crescere 1 kg di patate richiede 100 litri di acqua, mentre 1 kg di carne di manzo ne richiede litri. La degradazione del suolo e la desertificazione Il suolo (chiamato anche, nel linguaggio comune, terra o terreno) è quello strato fertile, profondo da qualche centimetro fino a qualche metro, fatto di materiali formatisi per l erosione delle rocce e la decomposizione di organismi o loro parti o escrezioni. Il suolo fornisce numerosi servizi all uomo e agli ecosistemi. La sua presenza consente lo sviluppo delle piante, quindi anche l agricoltura, la sopravvivenza degli animali e degli ecosistemi. Il suolo è in grado di trattenere l acqua, funzionando come un tampone che impedisce le inondazioni nei periodi più piovosi e restituisce umidità nei periodi più aridi. Inoltre, filtra e purifica l acqua, fornendo agli ecosistemi e all uomo acqua dolce di buona qualità. Ma in molte zone del mondo il suolo sta andando incontro a una degradazione che diminuisce o elimina la sua capacità di svolgere questi importanti compiti. Questa degradazione avviene attraverso diversi processi, tra cui inquinamento, acidificazione dovuta alle piogge acide, salinizzazione dovuta a cattiva irrigazione o a infiltrazioni di acque marine, compattamento dovuto al passaggio eccessivo di macchine agricole pesanti, perdita di biodiversità e soprattutto erosione del suolo. In condizioni naturali, al suolo arrivano continuamente nuovi materiali provenienti dalle rocce e dagli organismi, mentre altri materiali vengono portati via dall erosione dovuta alle piogge, al vento e ad altri agenti. Le piante proteggono il suolo da un eccessiva erosione. Se esiste un equilibrio tra le velocità con cui si aggiungono e si sottraggono materiali al suolo, lo spessore del suolo resta stabile. Ma in molte zone del mondo, questo equilibrio è stato turbato: l erosione avviene più velocemente dell apporto di nuovi materiali, e si ha come risultato netto un assottigliamento o addirittura la scomparsa del suolo, anche in tempi molto brevi. I processi di degradazione del suolo sono causati da diverse attività umane, in particolare da quelle che distruggono le piante (deforestazione, uso di diserbanti, eccesso di pascolo ecc.) e da alcune tecniche di coltivazione e di irrigazione. Purtroppo, queste tecniche sono spesso una scelta obbligata per le popolazioni più povere, che entrano così in un circolo vizioso: la degradazione del suolo le rende ancora più povere, e la povertà le costringe a usare tecniche che degradano ulteriormente il suolo. Oltre una certa soglia, la degradazione del suolo diventa irreversibile. Una volta che il suolo è scomparso e non ci sono più le piante e gli organismi che Le possibili soluzioni È ancora possibile intervenire per evitare un peggioramento della crisi idrica. Fortunatamente, sta aumentando la consapevolezza del fatto che le nostre risorse di acqua dolce sono limitate e hanno bisogno di essere protette in termini sia di quantità sia di qualità. Tra i rimedi proposti ci sono lo sviluppo delle conoscenze (anche a livello locale) per evitare gli sprechi, l aumento dei finansuolo molto degradato suolo degradato suolo stabile senza vegetazione contribuivano a rifornirlo di nuovi materiali, occorrono tempi molto lunghi perché si riformi: anche diversi secoli per uno strato di terreno profondo pochi centimetri. La degradazione del suolo porta a una diminuzione della biodiversità, a un aumento delle inondazioni e della siccità, a una diminuzione della qualità dell acqua. Nelle zone ad alta piovosità, i violenti acquazzoni provocano una rapida erosione del suolo. Nelle zone con caratteristiche di aridità, la degradazione del suolo è detta desertificazione (da non confondere con la desertizzazione, cioè l espansione dei deserti già esistenti). Questo problema è sempre più grave anche a causa dei cambiamenti climatici, soprattutto per l aumento della temperatura e la diminuzione della piovosità in alcune zone. Le zone colpite da desertificazione o a rischio sono un terzo delle terre emerse, in circa 110 paesi. Si stima che oltre 250 milioni di persone già subiscano gli effetti della desertificazione, e circa un miliardo di persone rischi di subirli. Il problema è particolarmente grave in Africa e nei paesi in via di sviluppo di Asia, America Latina e Caraibi; ma anche in gran parte degli Stati Uniti e in molte zone dell Australia e dell Europa (Italia, Grecia, Portogallo, Spagna). La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (1994) prevede, tra l altro, interventi che coinvolgano le popolazioni delle zone danneggiate, creando condizioni (anche socioeconomiche) che consentano lo sviluppo di tecniche agricole sostenibili e la conservazione o il ripristino delle foreste. La degradazione dei suoli. [Fonte: UNEP] Unità 2 21
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