Parlare della malattia?



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L aspetto spirituale della malattia e della sofferenza nel dignitoso cammino verso il fine vita Sabato 10 maggio 2014 Villa Dei Cedri, Merate Relatore Padre Fiorenzo Reati 1 Parlare della malattia? Ricordo le parole di un caro amico, morto di tumore, sacerdote e grande predicatore: Sappiamo pronunciare belle frasi sulla malattia. Io ne ho parlato con intensità e calore. Dico ora amici confratelli: non dite niente. Tacete! Non sappiamo cosa sia la malattia.ora so solo piangere Parlare della malattia e della sofferenza è un rischio. L Enigma del male, l Enigma della indicibile sofferenza ( F. Leontev) sanziona lo scacco di ogni discorso. Comunque meglio ascoltare il malato: lui solo ha qualcosa da dirci sulla malattia. Egli ha molto da dirci anche su di noi.. su di me quando mi mette alle strette sul caso serio della vita, che è la sofferenza.( Lev Tolstoj, La morte di Ivan Ilič). E tuttavia occorre rischiare una parola sulla malattia e sulla sofferenza per tentare di cercare e di trovare cammini di senso. Dire una parola sulla malattia è una sfida perenne, che l uomo deve saper sempre raccogliere : non sapremo forse dare la risposta giusta e definitiva, ma occorre perseguire una ricerca inesausta ed inesauribile alla domanda: questo è certo un dovere. Affinchè possiamo umanizzare l uomo malato e chi gli è accanto, perché il mondo dei sofferenti e degli uomini sia più umano. L uomo diventa umano se si interroga su se stesso se domanda sulla malattia e pensa la malattia, la sofferenza: domanda sul soffrire è parte del compito di diventare uomini umani. Tra gli estremi del mutismo e la presunzione di parlare troppo ci è chiesto di osare una parola umile che, sorgendo dal silenzio, diventa forse rivelatrice del senso del soffrire e del vivere sulla terra. 2 Non la sofferenza, ma il sofferente

Non c è una sofferenza astratta: noi incontriamo uomini/donne che soffrono, la malattia la vediamo nel volto e nel corpo di persone malate. E ciascun malato reagisce diversamente alla malattia, dipende dalla sua singolare biografia: dai suoi riferimenti morali, culturali o religiosi. E può essere o diventare capace di integrare la malattia nella sua vita: se la malattia può spersonalizzare il malato, il malato può personalizzare la malattia. E l uomo sofferente è chiamato a dotare di senso la propria sofferenza. Anche il cristiano non ha le ricette sicure e infallibili. Deve confrontarsi con lo scacco ( o la chance ) che è la sua malattia: può appellarsi alla sua fede o cadere in una grave crisi di fede. Il cristiano non conosce alcuna strada che aggiri il dolore, ma solo quella che l attraversa. La tenebra per lui non è l assenza di Dio, ma il suo nascondersi: comunque la sua malattia è una scuola di umanità, di una fede umana provata e sofferta, che resiste, o di una fede debole, che sparisce. 3 I cammini di senso Anche il credente cristiano sa bene che i cammini di senso della malattia sono accidentati, contradditori, densi di incognite e di sorprese, gesti di assunzione e di regressione, di passi indietro, di rifiuto, di momenti di pace e di momenti di ribellione, di sconforto e di volontà di combattere. La psichiatra viennese Elisabet Kubler-Ross dice che i malati, tutti, quando insorge una grave malattia conoscono shoch, negazione, collera, trattativa, depressione, accettazione e pace. 4 La dimensione spirituale L esperienza di accompagnamento di malati e in particolare di morenti mostra l emergere nei malati e dai malati della dimensione spirituale come assolutamente vitale. E una dimensione che si esprime nella ricerca di un senso del vivere, del soffrire e del morire.

Dove emerge la componente spirituale del rapporto malato-accompagnatore? Emerge là dove il malato chiede di essere riconosciuto come persona con le sue domande di ordine spirituale, riconosciuto come persona, con tutto il suo mistero e la sua profondità. Saremo attenti attenti al suo desiderio di ascolto, di confidenza, di stima, di amore: sono questi i valori dello spirito, forme della relazione non religiosa, non cristiana, ma umana, semplicemente umana. 5 La malattia cammino verso la vita La malattia ( che è per sé cammino di diminuzione e di perdita) può diventare un cammino di fecondità, di approfondimento e di arricchimento umano, un cammino di vita (non di morte). 6 Il bisogno, la fragilità,l incontro Un malato è una persona, un volto, che soffre. Il malato è chiamato ad assumere il confronto con il suo male in una situazione di debolezza ( fisica, psicologica, spirituale). Il malato, data la sua nuova situazione, è chiamato ad assumere la sua realtà da un punto di vista inedito. Anzitutto si trova in una situazione radicale di bisogno. Il malato regredisce ad uno stato umiliante di dipendenza, consegnato in mano ad altri, ridotto all impotenza fisica: motoria, psichica, cognitiva Dunque l esperienza della fragilità. Va aiutato ad accettare il suo limite: vivere è assumere i molteplici limiti della vita, inerenti all esistenza di tutti, anche dei sani. 7 L incontro esperienza spirituale La malattia è anche una situazione di vita che coinvolge i familiari, gli amici, il personale medico, gli accompagnatori volontari, i compagni di camera. E in questo contesto di vita che può accadere L incontro: e l incontro è il luogo nel quale viene ad esprimersi l esperienza spirituale.

E l incontro presuppone che tutti accettino la propria impotenza, il proprio limite, la propria fragilità. E qui emerge la forza positiva della malattia: poiché i nostri punti deboli possono diventare i nostri punti forti ( Dostojerskij-L Idiota) L incontro con il malato rivela a me, accompagnatore del malato, la mia presunzione, le mie illusioni, la mia inadeguadezza, le mie ribellioni,la mia debolezza, il mio limite. 8 Malato e accompagnatore, incontro di poveri Solo quando l incontro tra malati e accompagnatori è un incontro di poveri il rapporto malato-accompagnatore può diventare luogo di comunione, di amore responsabile. Il malato interpella me fragile quanto lui ad una relazione responsabile con lui: l altro conta su di me e mi rende responsabile dei miei atti.. e di lui, di me fragile e di lui fragile come me. 9 L amore ultima parola Il grido del malato diventa prima che ascolto parola d amore: l ultima parola: l Amore. Io non so come accade che quando un membro soffre, il suo dolore diventa più leggero se le altre membra soffrono con lui. E l alleviamento del dolore non deriva da una comune distribuzione dei mali, ma dalla consolazione che mi viene, a me malato, dall amore degli altri ( S.Agostino, Epist.99,2). 10 L amore il senso della vita e del soffrire La malattia trova allora un senso nell amore o quanto meno diventa più sopportabile, ma l amore è anche il senso della vita. L amore crea vita, dà vita a chi muore. E per me credente questa è l opera dello Spirito, è evento suscitato dallo Spirito, dalla grazia del Signore.

Lo Spirito infonde forza nella debolezza. Il cristiano confessa la debolezza di Dio che è più forte della presunzione degli uomini( 1 Cor 1,25) Concludo con un detto di A. Kireev (filosofo russo): non tanto aggiungere anni alla vita ma aggiungere vita agli anni.