Capitolo 7 Comportamento prosociale 1
Argomenti Origini del comportamento prosociale Apatia dello spettatore Determinanti del comportamento di aiuto 2
Cos è il comportamento prosociale? Comportamento prosociale: comportamento intenzionale e volontario che la persona ritiene a beneficio altrui, anche se tale comportamento potrebbe rivelarsi vantaggioso anche per se stessa. Altruismo: forma più specifica di aiuto in cui il comportamento di una persona avvantaggia gli altri senza avvantaggiare il sé 3
Le origini comportamento prosociale Prospettiva evoluzionistica: gli esseri umani sono biologicamente predisposti, cioè hanno una tendenza innata ad aiutare gli altri. Questa tendenza avvantaggia la sopravvivenza della specie: quando aiutiamo gli altri aumentiamo la loro sopravvivenza e quindi la possibilità che i nostri geni siano trasmessi alle generazioni future. Norme sociali: secondo questo approccio, il comportamento prosociale deriva da norma sociale pressoché universale che prescrive di aiutare gli altri. Modellamento: mettiamo in atto comportamenti prosociali perché abbiamo imparato a farlo osservando il comportamento degli altri 4
Le origini comportamento prosociale Questa terza spiegazione è stata messa alla prova da Bryan e Test (1967) in uno studio sperimentale sul campo. Alcuni automobilisti si trovavano a passare davanti ad una donna la cui auto aveva una gomma a terra. Nella condizione di modellamento gli automobilisti vedevano in precedenza un altra macchina ferma e un automobilista che aiutava la conducente a cambiare la gomma. Nella condizione di controllo, gli automobilisti non vedevano alcun modello prima di incontrare la macchina con la gomma a terra. 5
Numero di automobilisti che si ferma per prestare aiuto Figura 1. Effetto del modellamento sul comportamento di aiuto: Lo studio di Bryan e Test (1967) 6
Apatia dello spettatore L assassinio di Kitty Genovese, 1964. Apatia dello spettatore: in una situazione di emergenza le persone tendono ad aiutare meno in presenza di altre persone rispetto a quando sono da sole. Tre sono le spiegazioni avanzate per questo tipo di fenomeno. 1. Diffusione di responsabilità: La presenza di altre persone porta gli astanti a trasferire sugli altri la responsabilità di intervento. Addirittura non è nemmeno necessario che altre persone siano fisicamente presenti, basta che l astante sappia o pensi che altre persone sono al corrente della situazione. 2. Inibizione da pubblico (paura della brutta figura): si può temere di agire con troppo zelo o di essere non competenti, suscitando ilarità e/o disapprovazione 3. Influenza sociale (informativa): Se altre persone sono presenti e non intervengono, possiamo dedurre che non si tratta di una vera emergenza Questi fattori rappresentano le determinanti situazionali del comportamento di aiuto. 7
Determinanti del comportamento di aiuto A. Determinanti centrate su chi percepisce 1. Personalità: Sebbene gli psicologi sociali ritengano che i fattori situazionali possano essere più forti rispetto ai fattori di personalità, la ricerca ha individuato alcune differenze individuali nel comportamento di aiuto: senso di responsabilità sociale, locus of control interno, empatia disposizionale Locus of control: modalità con cui le persone attribuiscono le cause degli eventi della propria vita. Le persone con locus of control interno ritengono in misura maggiore rispetto alle persone con locus of control esterno di avere un controllo personale sugli eventi della propria vita. Al contrario, le persone con locus of control esterno tendono a percepirsi vittime delle circostanze. Empatia disposizionale: tendenza a provare empatia e ad assumere la prospettiva di un altra persona 8
Determinanti del comportamento di aiuto A. Determinanti centrate su chi percepisce 2. Competenza: Se una persona crede di essere competente sarà più disposta ad intervenire. Uno studio di Baumeister e colleghi (1988) ha mostrato che i membri del gruppo designati come leader (con una procedura di assegnazione casuale) sono più propensi a prestare aiuto (80% dei leader vs. 35% dei non leader) 3. Umore: Il buon umore favorisce il comportamento di aiuto. Secondo il modello dell attivazione dell emozione (Brewer, 1981; Forgas, 1992), il buon umore attiva nella nostra memoria informazioni congruenti, compresa la tendenza positiva al comportamento di aiuto. Secondo il modello dell emozione come informazione(schwarz, 1990) l umore viene usato come informazione per capire cosa proviamo nel nostro ambiente. 9
Determinanti del comportamento di aiuto B. Determinanti centrate sul destinatario 1. Somiglianza e appartenenza di gruppo: Tendiamo più facilmente ad aiutare chi è simile a noi e chi categorizziamo come membro dell ingroup 2. Attraenza: si aiutano di più le persone attraenti e di bell aspetto. 3. Responsabilità della situazione negativa: Tendiamo ad aiutare di più le persone che sono in difficoltà per via di cause esterne e meno quelle che riteniamo personalmente responsabili. 10
Aiutare gli altri può renderci felici? Spendere denaro per gli altri aumenta la felicità: la ricerca di Dunn, Atkin e Norton (2008) I partecipanti, studenti universitari venivano fermati di mattina nel campus universitario. Veniva consegnata loro una busta con del denaro. In una condizione c erano 5 dollari, in un altra condizione 20 dollari. A metà dei partecipanti fu chiesto di spendere il denaro per se stessi (spesa egoista), all altra metà fu chiesto di spenderlo per altre persone (spesa prosociale) A fine giornata furono ricontattati e fu chiesto loro di indicare quanto si sentissero felici In ricerche successive questi ricercatori hanno appurato che spendere denaro per gli altri non solo rende più felici ma migliora la perfomance di gruppo 11
Felicità percepita Figura 2. Spendere denaro per gli altri rende felici (Dunn, Atkin, & Norton, 2008) Non vi era alcun effetto della quantità di denaro ( 5 vs. 20 dollari). 12
Aiutare gli altri può renderci felici? Perché e quando spendere denaro per gli altri ha effetti così positivi (Akin et al., 2013)? Secondo la teoria dell auto-determinazione (Weinstein & Ryan, 2010), il benessere degli esseri umani dipende dalla soddisfazione di tre bisogni: affiliazione, competenza e autonomia. Affiliazione: i partecipanti riportano livelli maggiori di felicità quando spendono denaro per comprare un caffè per un loro amico piuttosto che per se stessi, ma solo quando si recano al bar insieme all amico. Competenza: questo bisogno viene soddisfatto quando le persone vedono che le proprie azioni fanno la differenza Autonomia: questo bisogno viene soddisfatto quando le persone sentono di aver scelto liberamente un corso d azione La spesa prosociale ci renderà più felici quando uno o più di questi bisogni sono soddisfatti 13
Domande di ripasso Cosa si intende per comportamento prosociale? Quali sono le tre principali spiegazioni delle origini del comportamento prosociale? Cos è l apatia dello spettatore? Quali sono i tre fattori responsabili dell apatia dello spettatore? Quali sono le tre determinanti principali del comportamento prosociale centrate su chi percepisce? Quali sono le tre determinanti principali del comportamento prosociale centrate sul destinatario? Descrivere procedura e risultati dello studio di Bryan e Test. Descrivere e commentare i risultati di Figura 2. Perché e quando spendere denaro per gli altri ci può rendere più felici? 14