IL LASER PREVENZIONE E SICUREZZA M. BELLIA
L A S E R Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation
I laser sono generatori quantistici di radiazione ottica basati sull emissione stimolata di fotoni della medesima energia (radiazione monocromatica) da parte di atomi eccitati. Normalmente la luce che attraversa un materiale viene assorbita dal materiale stesso cedendo potenza agli atomi che incontra eccitandoli. Se eccitiamo gli atomi del materiale con una fonte di energia esterna durante il passaggio della luce avremo un'emissione stimolata.
Mentre nell'emissione spontanea ogni fotone viene emesso in maniera casuale rispetto agli altri, nell'emissione stimolata ogni fotone ha la stessa fase del fotone che ha indotto l'emissione, fase che viene mantenuta nel tempo e nello spazio. Il LASER, quindi, è un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce coerente, monocromatica e concentrata in un raggio rettilineo estremamente collimato attraverso il processo di emissione stimolata.
La luminosità (brillanza) delle sorgenti laser è elevatissima a paragone di quella delle sorgenti luminose tradizionali. La brillanza di un laser da qualche milliwatt di potenza può essere superiore di ordini di grandezza a quella del sole.
L energia della radiazione, che nel caso della normale luce si diffonde in tutte le direzioni e su varie frequenze, nel caso del laser è concentrata in una unica direzione e in una unica frequenza. Si ha quindi un fascio di luce estremamente direzionale con una densità di energia che può essere anche molto elevata. La particolare forma di luce emessa da tale dispositivo fu inizialmente definita anche raggio della morte per la pericolosità della quantità di energia potenzialmente pericolosa ad essa collegata.
La Marina Militare Americana ha annunciato d esser in procinto di realizzare il primo raggio con una potenza tale da distruggere oggetti volanti (droni, missili, ecc.) utilizzando un laser ad elettroni liberi, FEL, in grado di funzionare per ore a 500 kv su diverse lunghezze d onda. E stato stipulato un contratto da oltre 100 milioni di euro con la Boeing Company per la fornire alla U.S. Navy entro il 2015 un arma grado di localizzare, puntare e disintegrare ogni forma di proiettile volante, arma da dare in dotazione alle imbarcazioni della US Navy entro il 2018.
Gli utilizzi della radiazione laser è, in linea di principio, possibile lungo l intero spettro delle radiazioni ottiche, dal lontano infrarosso alla radiazione ultravioletta. Pertanto i laser più frequentemente utilizzati sono caratterizzati dai seguenti valori di lunghezza d onda: ultravioletto: ottico: infrarosso vicino: infrarosso lontano: da 200 a 400 nm da 400 a 750 mm da 750 a 1400 nm oltre 1400 nm
TIPI DI LASER LASER A GAS LASER CHIMICI LASER A COLORANTI ORGANICI LASER A VAPORI METALLICI LASER A STATO SOLIDO LASER A SEMICONDUTTORI
USI DEL LASER
In campo industriale le principali applicazioni sono essenzialmente il taglio di vari materiali, compresi quelli che presentano una elevata resistenza (acciaio, leghe dure, diamanti, ecc.), la saldatura di componenti metallici fini, la marcatura e l incisione, la misurazione dimensionale delle superfici, ecc.
In campo medico il laser ha avuto fortissima espansione. Viene utilizzato per applicazioni in oftalmologia, chirurgia, in diagnostica e in terapia per la possibilità di concentrare in tempi brevi elevate quantità di energia in un punto ben preciso e delimitato senza interessare i tessuti circostanti, minimizzando quindi gli effetti indesiderati. In chirurgia estetica sono possibili interventi su nevi, cicatrici ipertrofiche, correzione di alterazioni cutanee, epilazione definitiva, cancellazione di tatuaggi, ecc.
Nella chirurgia refrattiva con il laser ad eccimeri una serie di impulsi laser rimuove il tessuto corneale per rimodellare la superficie della cornea. Gli impulsi del laser rimuovono in pochi secondi ed in modo del tutto indolore il tessuto corneale. A fine intervento la cornea ha un nuovo profilo, che normalizza l'occhio dal punto di vista refrattivo.
Tra le altre applicazioni troviamo le telecomunicazioni e le reti di computer per la possibilità del trasferimento dati (fibre ottiche), l elemento di lettura nei lettori di CD e DVD e per la scrittura nei masterizzatori, la metrologia per misure di precisione, i puntatori laser per armi o per effetti speciali durante gli spettacoli, la spettroscopia nei laboratori di ricerca.
EFFETTI BIOLOGICI DELLE RADIAZIONI LASER
Le onde elettromagnetiche sono collegate tra di loro in un continuum direttamente proporzionale alla frequenza, senza interruzione tra una frequenza e l altra, che va dai campi Elf alle radiazioni ionizzanti (X e γ).
Gli utilizzi della radiazione laser è, in linea di principio, possibile lungo l intero spettro delle radiazioni ottiche, dal lontano infrarosso alla radiazione ultravioletta, caratterizzati dalle seguenti lunghezze d onda: ultravioletto: ottico: infrarosso vicino: infrarosso lontano: da 200 a 400 nm da 400 a 750 nm da 750 a 1400 nm oltre 1400 nm La capacità di penetrazione, e quindi i suoi effetti biologici, sono pertanto limitati ad organi superficiali: occhi e cute.
L occhio, per la sua configurazione anatomofunzionale, per il suo comportamento ottico, è l organo più vulnerabile nei confronti della luce laser e rappresenta pertanto l organo critico per eccellenza. Nell occhio la cornea ed il cristallino sono trasparenti alle radiazioni laser nello spettro del visibile, da 400 a 760 nm, e questo spiega perché i danni biologici in queste lunghezze d onda si manifestano prevalentemente a carico della retina.
A seconda della radiazione ottica (ultravioletto 100-400nm, visibile 400-760 nm, infrarosso 760-1mm) e dell intensità di dose si possono avere diversi tipi di danno a carico dell occhio quali: danni retinici di natura fotochimica alterazioni retiniche caratterizzate da piccoli addensamenti di pigmento discromie effetti catarattogeni di origine fotochimica e termica fotocheratocongiuntivite ustioni corneali
Di minore importanza è l eventuale danno a carico della cute e i più comuni sono: eritemi ustioni cutanee superficiali e profonde La loro gravità sarà in rapporto, oltre che all energia calorica incidente, al grado di pigmentazione della cute, all efficienza dei fenomeni locali di termoregolazione, alla capacità di penetrazione nei vari strati delle radiazioni incidenti. Laser di potenza notevolmente elevata possono danneggiare seriamente anche gli organi interni.
PROPAGAZIONE DELLA RADIAZIONE OTTICA
I possibili effetti biologici sono quattro : 1. effetti termici 2. effetti fotochimici 3. effetti meccanici 4. effetti biostimolanti
EFFETTI TERMICI Gli effetti biologici di tipo fototermico possono essere classificati secondo differenti processi termodinamici: 1) Bassa temperatura (43 ~ 100 C): possono indurre un differente grado di danneggiamento in funzione del tempo di irraggiamento 2) Temperatura medio-alta ( 100 C): vaporizzazione dell'acqua, con confinamento e rilascio di vapore acqueo da parte dei tessuti 3) Temperatura elevata (da ~300 a migliaia di C): termoablazione con vaporizzazione del tessuto, ustione, dissociazione molecolare e/o formazione di plasma
Danneggiamento termico di bassa temperatura Le cellule individuali e i vari tessuti riscaldati a temperature di circa 43-45 C possono tollerare un danneggiamento temporaneo che diventa irreversibile (morte cellulare) dopo tempi di esposizione prolungati, che possono variare da 25 min ad alcune ore, in dipendenza del tipo di tessuto e delle condizioni di irraggiamento.
Denaturazione molecolare Alla temperature di 45 C (regime ipertermico) si osservano: cambiamenti conformazionali delle macromolecole rottura di legami alterazione delle membrane La denaturazione delle proteine avviene fra 50 e 60 C
Effetti fototermici di coagulazione La coagulazione termica del tessuto è definita come un'alterazione irreversibile, indotta dall'innalzamento della temperatura, su proteine ed altre molecole biologiche, organelli, membrane, componenti cellulari o extracellulari, che risulta osservabile sia ad occhio nudo, che all'indagine microscopica.
Effetti fototermici dominati dall'acqua La maggior parte dei tessuti molli sono costituiti da circa l'80% di acqua, perciò essa riveste un ruolo principale nelle caratteristiche ottiche e termiche dell'interazione laser-tessuto. Quando la temperatura del tessuto approssima quella di vaporizzazione dell'acqua, gli effetti fototermici dell'interazione laser-tessuto sono caratterizzati da: 1) assorbimento di energia per la transizione di fase liquidovapore disseccamento del tessuto 2) formazione di vacuoli di vapore all'interno del tessuto, ed effetti meccanici causati dalla loro rapida espansione nei tessuti. Se l'irraggiamento viene prolungato, le bolle si espandono, fino a causare eventi di rottura esplosiva. effetto pop-corn.
MODIFICAZIONI ISTOLOGICHE INDOTTE DA PROCEDIMENTI FOTOTERMICI 43-45 C Cambiamenti conformazionali Restringimento Ipertermia (morte cellulare) 50 C Riduzione dell attività enzimatica 60 C Denaturazione delle proteine Coagulazione 80 C Denaturazione del collagene Permeabilizzazione delle membrane 100 C Formazione di vacuoli cellulari >100 C Rottura dei vacuoli 300-1000 C Termoablazione del tessuto 3350 C Vaporizzazione del carbonio
Gli effetti fototermici sono utilizzati per la saldatura di tessuti: Anastomosi vascolare laser-assistita. Saldatura cutanea. Saldatura di dotti urologici. Ipertermia interstiziale per trattamento dei tumori. Fotocoagulazione retinica. Trattamento dermatologico di lesioni vascolari o pigmentate.
Fotoablazione Per fotoablazione s intende la rimozione di tessuto per irraggiamento laser. L ablazione è caratterizzata da una cosiddetta soglia di ablazione che rappresenta il livello di irraggiamento minimo al di sopra del quale si produce l effetto di rimozione (espressa tramite la fluenza laser in J/cm2). La fluenza è la grandezza che definisce il numero di fotoni o l energia incidenti sull unità di superficie di un corpo irraggiato
EFFETTI FOTOCHIMICI L'energia luminosa eccita specifici raggruppamenti atomici presenti nelle molecole di alcune sostanze organiche responsabili dell assorbimento di radiazioni nelle zone del visibile o dell ultravioletto. Sostanze definite cromofori che a loro volta danno origine ad un complesso processo biologico i cui prodotti finali possono avere rilevanza terapeutica. In queste reazioni la molecola agisce con funzioni di trasferimento di energia, dopo aver subito una fotoeccitazione. Un cromoforo esterno capace di produrre reazioni fotoindotte in molecole che di per sé non assorbono luce nella stessa regione spettrale è detto fotosensibilizzante.
EFFETTI FOTOCHIMICI Un Laser, quindi, è elettivo su un cromoforo quando questo ne assorbe la lunghezza d onda. Un Laser pulsato, con giusta fluenza, può colpire in modo controllato il bersaglio (lesione cromica), senza danni ai tessuti circostanti. In tal caso di parla di Fototermolisi Selettiva L'interazione fotochimica selettiva tra radiazione laser e tessuto può essere ottenuta sia tramite cromofori endogeni, come ad esempio emoglobina e melanina, sia con cromofori esogeni (psoralene per la terapia della psoriasi, inchiostri per tatuaggi, naftocianina, porfirine, eosina, fucsina).
EFFETTI FOTOMECCANICI Quando la durata dell impulso laser e inferiore ai microsecondi, in generale, accanto ai processi di natura puramente termica si sviluppano effetti fotomeccanici. Questi si manifestano come impulsi di pressione, che si propagano sia nell aria antistante la superficie irraggiata, che nel tessuto stesso. In base al tipo d'interazione, l'onda di pressione può essere: di tipo acustico, ovvero di bassa pressione propagantesi alla velocità del suono oppure un'onda d'urto (shock), caratterizzata da un elevato picco istantaneo di pressione e propagantesi a velocità supersonica.
FOTODISTRUZIONE E FOTOFRAMMENTAZIONE Quando le intensità laser sono molto elevate, l interazione laser-tessuto è mediata dalla formazione di una nuvola di plasma che diviene otticamente opaca schermando la superficie del materiale, assorbe la radiazione laser ancora incidente e si espande molto rapidamente sviluppando un onda di shock in grado di provocare la fotoframmentazione del materiale.
EFFETTI BIOSTIMOLANTI A potenze superiori (classi 3A e 3B) e lunghezze d onda opportune il Laser interagisce con l intima struttura dell epidermide con un effetto biostimolante (accelerazione del metabolismo). Si noti che, a differenza dei laser per depilazione, i laser in classe 3A per la biostimolazione cutanea e per il trattamenteo delle rughe e della cellulite non comportano alcun rischio per la persona trattata e per l operatore.
Complessivamente le prove cliniche evidenziano: -effetto biostimolante rigenerativo sulle cellule della pelle; -formazione di collagene e aumento di elasticità della pelle; -un sensibile schiarimento dei capillari e delle smagliature; -l'effetto decongestione dei vasi linfatici (trattamento della cellulite); -maggiore recettività del derma ai prodotti topici (creme); -spiccata azione antiedematosa e antiflogistica; -effetto positivo sui vasi linfatici e sulla vascolarizzazione capillare; -accelerazione del metabolismo e della guarigione di piaghe e cicatrici;
I vari tipi di interazione laser-tessuto possono essere rappresentati in modo diagrammatico come regioni di un mappa che riporta in ascissa il tempo di irraggiamento, in ordinata la densità di potenza (W/cm2) della radiazione laser, ed in cui le diagonali indicano linee a fluenza (J/cm2) costante. Ricordiamo che la fluenza definisce il numero di fotoni o di energia incidenti sull unità di superficie di un corpo irraggiato.
Regione spettrale Occhio Pelle Ultravioletto C (180-280 nm) Ultravioletto B (280-315 nm) Ultravioletto A (315-400 nm) Visibile (400-760 nm) Infrarosso A (760-1400 nm) Infrarosso B (1400-3000 nm) Infrarosso C (3000 nm - 1 mm) Fotocheratocongiuntivite Opacità del cristallino Cataratta fotochimica Cataratta fototermica Lesione fotochimica e termica della retina Cataratta fototermica Causticazione della retina Cataratta fototermica Ustioni corneali Ustioni corneali Eritema Invecchiamento della pelle Aumento pigmentazione Annerimento del pigmento Reazioni fotosensibili Bruciatura della pelle Annerimento del pigmento Reazioni fotosensibili Bruciatura della pelle Annerimento del pigmento Reazioni fotosensibili Bruciatura della pelle Annerimento del pigmento Reazioni fotosensibili Bruciatura della pelle
Oltre ai rischi per azione sui tessuti biologici è possibile che si verifichino rischi accessori derivanti dagli elementi costitutivi del laser o dalla presenza di varie sostanze nell ambiente dove il laser viene utilizzato. 1. contaminazione atmosferica da gas provenienti dai laser e dalla vaporizzazione dei tessuti. 2. radiazione collaterale uv, visibile o IR emessa da vari componenti del sistema 3. radiazione diffusa (particolarmente pericolosa per laser IR). 4. pericoli elettrici 5. agenti criogeni 6. pericolo di incendio di gas anestetici, resine metacrilate e plastiche
RISCHIO PER I LAVORATORI E SICUREZZA LASER
I fotoni laser, a parità di energia, a causa della loro coerenza spaziale e temporale, della elevatissima collimazione del fascio, della straordinaria brillanza e della possibile elevatissima energia emessa soprattutto dalle sorgenti laser pulsate, possono provocare effetti acuti soprattutto nell occhio, che non si verificano quando l esposizione deriva da una radiazione ottica emessa da sorgenti non coerenti anche di elevata potenza.
In base alla energia emessa, quindi, i laser rappresentano una possibile fonte di rischio per i soggetti che li utilizzano o per coloro che vengono sottoposti a trattamenti medici. Per meglio identificarne la tipologia la norma CEI EN 60825-1:2009, ancora non recepita in Italia, classifica i Laser in sette classi crescenti di rischio.
CLASSE 1: laser che sono sicuri nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, compreso l impiego di strumenti ottici per la visione diretta del fascio. CLASSE 1M: laser che emettono radiazione nell intervallo di lunghezze d onda tra 302,5 e 400 nm, che sono sicuri nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, ma che possono essere pericolosi se l utilizzatore impiega ottiche all interno del fascio.
CLASSE 2: laser che emettono radiazione visibile nell intervallo di lunghezze d onda compreso tra 400 e 700 nm, in cui la protezione dell occhio è normalmente assicurata dalle reazioni di difesa compreso il riflesso palpebrale. Questa reazione può essere prevista per fornire una protezione adeguata nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, compreso l uso di strumenti ottici per la visione diretta del fascio.
CLASSE 2M: laser che emettono radiazione visibile nell intervallo di lunghezze d onda compreso tra 400 e 700 nm, in cui la protezione dell occhio è normalmente assicurata dalle reazioni di difesa compreso il riflesso palpebrale. Tuttavia l osservazione della radiazione può risultare pericolosa se, all interno del fascio, l utilizzatore impiega ottiche.
CLASSE 3R: laser che emettono nell intervallo di lunghezze d onda compreso tra 302,5 e 10 6 nm in cui la visione diretta del fascio è potenzialmente pericolosa, ma il rischio è inferiore a quello dei laser di classe 3B. CLASSE 3B: laser che sono normalmente pericolosi in caso di visione diretta del fascio (cioè all interno della DNRO). Le riflessioni diffuse sono normalmente sicure.
CLASSE 4: Il loro uso richiede estrema cautela. Sono i laser più pericolosi in quanto, oltre ad avere una potenza tale da causare seri danni ad occhi e pelle anche se il fascio è diffuso, possono costituire un potenziale rischio di incendio, causare fuoruscita di materiale tossico e spesso il voltaggio e l amperaggio di alimentazione sono pericolosamente elevati.
Da quanto detto sopra, è evidente la necessità di misure di sicurezza adeguate al tipo di apparecchiatura, ad esclusione dei laser in Classe 1 per i quali non è possibile il superamento della esposizione massima permessa. Vengono indicati i requisiti di sicurezza che devono essere previsti per i laser di Classe 2 e i requisiti necessari per quelli delle Classi 3A, 3B e 4 così come indicati dalla vigente normativa nazionale (norma CEI 76-2 EN 60825).
DEFINIZIONI EMP: Esposizione Massima Permessa: è il massimo livello di radiazione laser a cui si può essere esposti senza subire danni sia a breve che a lungo termine. Il valore EMP dipende da numerosi parametri, quali lunghezza d onda della luce laser, durata dell impulso, tempo di esposizione, divergenza e diametro del fascio. DNRO: Distanza Nominale di Rischio Oculare: è la distanza alla quale la densità di potenza (o di energia) risulta uguale al valore EMP. All interno di questa distanza è obbligatorio l uso di occhiali di protezione. ZNRO: Zona Nominale di Rischio Oculare zona all'interno della quale il livello della radiazione è superiore all'emp applicabile; all'interno di questa zona pertanto si possono avere danni oculari.
DEFINIZIONI LEA: Limite di Emissione Accettabile: Indica i livelli di radiazione prodotti dal laser, la cui valutazione permette la collocazione dell apparecchio nell opportuna categoria di rischio. Esso è definito come la massima potenza (in watt) od energia (in joule) che può essere emessa in uno specifico range di lunghezze d onda e tempo di esposizione. La determinazione del LEA viene effettuata nelle condizioni più sfavorevoli ai fini della sicurezza.
DEFINIZIONI TSL: Tecnico Sicurezza Laser: Tecnico in possesso di competenze specifiche sui problemi di sicurezza per la verifica del rispetto della normativa corrispondente e per l adozione delle necessarie misure di prevenzione (norma CEI 1384 G CT 76 guida E). Opera in ambito industriale, di ricerca, civile e ambientale. ASL: Addetto Sicurezza Laser: Persona che possiede le conoscenze necessarie per valutare e controllare i rischi causati dai laser e ha responsabilità di supervisionare sul controllo di questi rischi. Opera in ambito sanitario su nomina del Direttore Generale dell ASL.
T S L Nei laboratori dove si usano laser di classe superiore alla Classe 3 A, l utilizzatore deve servirsi della consulenza specialistica di un Tecnico Sicurezza Laser (TSL) con competenze specifiche relative ai problemi di sicurezza per la verifica del rispetto della Normativa corrispondente (CEI 1384 G CT-76 del CEI Guida E) e per l adozione delle necessarie misure di prevenzione. In particolare il TSL valuta il rischio laser, prescrive le misure di sicurezza e gli appropriati controlli ed effettua dei sopralluoghi di verifica sulle condizioni di sicurezza, di concerto con il Responsabile della Divisione Igiene e Sicurezza.
Il TSL e l ASL devono in particolare: valutare i rischi relativi all installazione laser, delimitare la zona laser controllata e individuarla con apposita segnaletica adesiva e luminosa, scegliere i dispositivi di protezione individuale adatti a ciascuna sorgente, effettuare la valutazione delle condizioni di sicurezza dell ambiente e dei lavoratori sia in fase di acquisto che durante l utilizzo della sorgente, partecipare alla attività di formazione del personale operatore, effettuare i test di accettazione di ogni sorgente e i controlli periodici di sicurezza, analizzare tutti gli infortuni e incidenti che riguardano i laser, definire le procedure di sicurezza, definire e mantenere il programma di assicurazione della qualità
MISURE DI SICUREZZA CLASSE 1 Utilizzo senza prescrizioni
CLASSE 2 1. il laser non dovrà mai essere diretto verso gli occhi di una persona; 2. un cartello di pericolo con la scritta ATTENZIONE - NON STAZIONARE IN PROSSIMITÀ DEL FASCIO LASER dovrà essere posizionato in un punto evidente sul laser; 3. tutti gli ingressi di osservazione e gli schermi di osservazione inclusi come parti del laser, nonché l ottica collegata (lenti, microscopi etc) utilizzata come punto di osservazione, dovranno incorporare connessioni, filtri, attenuatori od altri dispositivi atti a mantenere la radiazione ai livelli di sicurezza durante tutte le situazioni di utilizzo e di manutenzione.
CLASSE 3A Questi laser sono potenzialmente pericolosi se il fascio, diretto o riflesso da una superficie (orologi, anelli, penne,etc), è intercettato da un occhio non protetto. Si devono seguire queste prescrizioni, in aggiunta a quelle già citate per la classe2: Evitare l uso di strumenti ottici e teodoliti. Effettuare l allineamento tramite mezzi meccanici o elettronici. Fissare la quota del fascio laser molto al di sopra o al di sotto dell altezza degli occhi. Evitare che il fascio sia diretto verso superfici riflettenti.
CLASSE 3B I laser dovrebbero essere utilizzati in luoghi ad accesso controllato. Evitare riflessioni speculari e indossare protezioni per gli occhi. È richiesta la sorveglianza medica per prevenire od evidenziare possibili danni agli occhi. Tutte le parti dell alloggiamento che, durante le operazioni di manutenzione, vengono rimosse, consentendo così l accesso alla radiazione, devono essere fornite di connessioni di sicurezza (per impedire l accesso all interno durante il funzionamento).
CLASSE 4 Per i laser appartenenti a questa classe bisogna prevenire danni all occhio derivanti dal fascio diretto, riflessioni speculari e diffuse, così come i possibili rischi di incendio e danni alla pelle. Le precauzioni da adottare dovranno includere un progetto che controlli l intero percorso del fascio dato che questo tipo di laser rappresenta anche un potenziale pericolo di incendio. Per evitare la presenza di personale sarebbe preferibile se tali dispositivi fossero comandati a distanza Per le classi 3B e 4 il pericolo può estendersi anche a distanza considerevole.
Per i Laser di classe 4 vanno, inoltre, adottate le seguenti misure di sicurezza: 1. Il laser deve essere utilizzato in un area ad accesso controllato. Vanno evitati ingressi non autorizzati nell area di funzionamento, e l accesso va limitato a persone con DPI per la protezione degli occhi quando il laser è in funzione. 2. Il percorso del fascio, inclusa l area di irraggiamento, va isolato. Vanno adottati sistemi di sicurezza che, in caso di eccessivo avvicinamento al fascio, ne blocchino il funzionamento. 3. Per sistemi pulsati i sistemi di sicurezza devono essere progettati per prevenire che il laser vada a fuoco, scaricando l energia immagazzinata. Per laser ad onda continua, le sicurezze dovranno spegnere l alimentazione del fascio o interrompere il fascio per mezzo di chiusure. 4. I laser devono essere forniti di una chiave di sicurezza o dispositivo di accensione e spegnimento. La chiave deve essere custodita da persona autorizzata. 5. I laser saranno forniti di sistema di bloccaggio o attenuazione del fascio. 6. Durante l attivazione o la procedura di avviamento devono essere utilizzati sistema di allarme, luce di segnalazione, comando di conto alla rovescia. Il sistema di segnalazione sarà attivato prima dell emissione, per consentire le misure appropriate per evitare l esposizione accidentale. 7. Devono essere disponibili procedure scritte per l allineamento del fascio, il suo utilizzo e la manutenzione. 8. il personale addetto deve essere sottoposto a sorveglianza medica per prevenire od evidenziare possibili danni agli occhi.
DE CRETO LEGISLATIVO 81/2008 TITOLO VIII - AGENTI FISICI
Articolo 181 - Valutazione dei rischi 1. 2. La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale, da personale qualificato nell ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio.
Articolo 182 - Disposizioni miranti ad eliminare o ridurre i rischi 1. 2. In nessun caso i lavoratori devono essere esposti a valori superiori ai valori limite di esposizione definiti nei capi II, III, IV e V. Allorché, nonostante i provvedimenti presi dal datore di lavoro in applicazione del presente capo i valori limite di esposizione risultino superati, il datore di lavoro adotta misure immediate per riportare l esposizione al di sotto dei valori limite di esposizione, individua le cause del superamento dei valori limite di esposizione e adegua di conseguenza le misure di protezione e prevenzione per evitare un nuovo superamento.
Articolo 184 - Informazione e formazione dei lavoratori 1. Il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori esposti a rischi derivanti da agenti fisici sul luogo di lavoro e i loro rappresentanti vengano informati e formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi con particolare riguardo: a) alle misure adottate in applicazione del presente Titolo; b) all entità e al significato dei valori limite di esposizione e dei valori di azione definiti nei capi II, III, IV e V, nonché ai potenziali rischi associati; c) ai risultati della valutazione, misurazione o calcolo dei livelli di esposizione ai singoli agenti fisici; d) alle modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi dell esposizione per la salute; e) alle circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria e agli obiettivi della stessa; f) alle procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti dall esposizione; g) all uso corretto di adeguati dispositivi di protezione individuale e alle relative indicazioni e controindicazioni sanitarie all uso.
Metodi e dispositivi di protezione individuali Protezione personale degli occhi Filtri e mezzi di protezione dell occhio contro radiazione laser (occhiali per protezione laser) Viene utilizzata per la protezione contro le radiazioni laser nell intervallo spettrale da 180 nm a 1000 mm La EN 208 che definisce i requisiti, i metodi di prova e la marcatura si applica ai protettori dell occhio impiegati durante la regolazione laser.
Per la pelle può essere necessario l impiego di indumenti idonei a schermare le radiazioni ottiche. In genere il cotone pesante ha una buona efficacia sulle radiazioni non coerenti.
CAPO V PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI
Art. 213. Campo di applicazione 1. Il presente capo stabilisce prescrizioni minime di protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che possono derivare, dall esposizione alle radiazioni ottiche artificiali durante il lavoro con particolare riguardo ai rischi dovuti agli effetti nocivi sugli occhi e sulla cute.
Articolo 214 Definizioni 1. Agli effetti delle disposizioni del presente capo si intendono per: a) radiazioni ottiche: tutte le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d onda compresa tra 100 nm e 1 mm. Lo spettro delle radiazioni ottiche si suddivide in radiazioni ultraviolette, radiazioni visibili e radiazioni infrarosse: b) laser (amplificazione di luce mediante emissione stimolata di radiazione): qualsiasi dispositivo al quale si possa far produrre o amplificare le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezze d onda delle radiazioni ottiche, soprattutto mediante il processo di emissione stimolata controllata; c) radiazione laser: radiazione ottica prodotta da un laser.
Articolo 215 - Valori limite di esposizione 1. I valori limite di esposizione per le radiazioni incoerenti sono riportati nell ALLEGATO XXXVII, parte I. 2. I valori limite di esposizione per le radiazioni laser sono riportati nell ALLEGATO XXXVII, parte II.
Articolo 216 - Identificazione dell esposizione e valutazione dei rischi 1. Nell ambito della valutazione dei rischi di cui all articolo 181, il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli delle radiazioni ottiche a cui possono essere esposti i lavoratori. La metodologia seguita nella valutazione, nella misurazione e/o nel calcolo rispetta le norme della Commissione elettrotecnica internazionale (IEC), per quanto riguarda le radiazioni laser, e le raccomandazioni della Commissione internazionale per l illuminazione (CIE) e del Comitato europeo di normazione (CEN) per quanto riguarda le radiazioni incoerenti.
Articolo 217 - Disposizioni miranti ad eliminare o a ridurre i rischi 1. Se la valutazione dei rischi di cui all articolo 17, comma 1, lettera a), mette in evidenza che i valori limite d esposizione possono essere superati, il datore di lavoro definisce e attua un programma d azione che comprende misure tecniche e/o organizzative destinate ad evitare che l esposizione superi i valori limite, tenendo conto in particolare: a) di altri metodi di lavoro che comportano una minore esposizione alle radiazioni ottiche; b) della scelta di attrezzature che emettano meno radiazioni ottiche, tenuto conto del lavoro da svolgere; c) delle misure tecniche per ridurre l emissione delle radiazioni ottiche, incluso, quando necessario, l uso di dispositivi di sicurezza, schermatura o analoghi meccanismi di protezione della salute; d) degli opportuni programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e delle postazioni di lavoro; e) della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro; f) della limitazione della durata e del livello dell esposizione; g) della disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale; h) delle istruzioni del fabbricante delle attrezzature.
Articolo 217 - Disposizioni miranti ad eliminare o a ridurre i rischi 1... 2. In base alla valutazione dei rischi di cui all articolo 216, i luoghi di lavoro in cui i lavoratori potrebbero essere esposti a livelli di radiazioni ottiche che superino i valori limite di esposizione devono essere indicati con un apposita segnaletica. Dette aree sono inoltre identificate e l accesso alle stesse è limitato, laddove ciò sia tecnicamente possibile. 3. Il datore di lavoro adatta le misure di cui al presente articolo alle esigenze dei lavoratori appartenenti a gruppi particolarmente sensibili al rischio.
Articolo 218 - Sorveglianza sanitaria 1. La sorveglianza sanitaria viene effettuata periodicamente, di norma una volta l anno o con periodicità inferiore decisa dal medico competente con particolare riguardo ai lavoratori particolarmente sensibili al rischio, tenuto conto dei risultati della valutazione dei rischi trasmessi dal datore di lavoro. La sorveglianza sanitaria è effettuata con l obiettivo di prevenire e scoprire tempestivamente effetti negativi per la salute, nonché prevenire effetti a lungo termine negativi per la salute e rischi di malattie croniche derivanti dall esposizione a radiazioni ottiche.
Articolo 218 - Sorveglianza sanitaria 1... 2. Fermo restando il rispetto di quanto stabilito dall articolo 182 e di quanto previsto al comma 1, sono tempestivamente sottoposti a controllo medico i lavoratori per i quali è stata rilevata un esposizione superiore ai valori limite di cui all articolo 215. 3. Laddove i valori limite sono superati, oppure sono identificati effetti nocivi sulla salute: a) il medico o altra persona debitamente qualificata comunica al lavoratore i risultati che lo riguardano. Il lavoratore riceve in particolare le informazioni e i pareri relativi al controllo sanitario cui dovrebbe sottoporsi dopo la fine dell esposizione; b) il datore di lavoro è informato di tutti i dati significativi emersi dalla sorveglianza sanitaria tenendo conto del segreto professionale.
TIPO DI ESPOSIZIONE ACCERTAMENTI PREVENTIVI ACCERTAMENTI PERIODICI* CONTROLLO MEDICO (sovraesposizione) LASER (alta potenza) Visita medica Esame oculistico Visita medica annuale Esame oculistico Visita medica Esame oculistico
GRAZIE PER L ATTENZIONE