Pediatria Preventiva e Sociale



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Icapricci sono una caratteristica di quasi tutti i bambini quando arrivano ai 2 anni, età in cui si stima che in media uno su cinque li fa almeno due volte al giorno. Non si può invece parlare di capricci prima dei 5-6 mesi di età. Il bambino capriccioso è difficile da sopportare, non segue le regole, non collabora, protesta per qualsiasi cosa, non è in grado di dare un senso a ciò che vuole e spesso dice semplicemente: voglio! oppure no!. Capita allora che i genitori, non sapendo bene come comportarsi, assecondino il piccolo e cedano a tutte le sue pretese, viziandolo. Un esempio è quello della mamma che ha ripreso da poco il lavoro e, quando rientra a casa, sentendosi in colpa per l assenza, tende a concedere tutto al suo bambino pur di non contrariarlo. Contrariamente a quello che si pensa, tenere invece in braccio un bimbo non è un sistema per viziarlo. Se si è troppo permissivi, cosa succede? Se non si corre ai ripari, il bambino viziato avrà dei problemi, specialmente dall epoca della scuola in poi: sarà poco accettato dagli altri coetanei, perché troppo egocentrico e arrogante, sarà mal sopportato dagli insegnanti perché troppo insistente e poco docile. Gli stessi genitori avranno difficoltà a volergli bene proprio per il suo comportamento. Alla lunga un bambino viziato diventa infelice e riduce la sua resa scolastica perchè non motivato; nel tempo può rischiare di essere succube della droga; l essere viziato lo allontana sempre più dall affrontare i problemi della vita di tutti i giorni.

Come comportarsi? Cercate la collaborazione per le regole importanti: fate in modo che vostro figlio segua le regole (non più di una ventina) che avete impostato già da piccolo, molto prima dell inizio della scuola: alcune regole utili sono, per esempio, stare nel seggiolino in auto, non picchiare gli altri bimbi, andare a dormire e alzarsi dal letto all ora giusta. Su queste regole siate intransigenti: non c è motivo di discuterle. Aspettatevi che il bambino pianga: distinguete tra necessità e desideri; il bambino piange per necessità se ha dolore, fame e per paura: in questi casi rispondete subito alla richiesta; se piange perchè desidera qualcosa, potete decidere o no di accontentarlo; se piange per capricci, ignoratelo, senza assumere atteggiamenti aggressivi o denigratori. Coccolatelo di più se sta passando un momento di frustrazione maggiore per i vostri dinieghi, ma non dategliela vinta al momento dei capricci o dei pianti. Non cedete ai suoi capricci: spesso i bambini fanno capricci per ottenere la vostra attenzione, per farvi cedere, per cambiare le vostre decisioni, per riuscire a fare quello che vogliono; il pianto ha lo scopo di farvi cambiare idea. I capricci comprendono gridare, buttarsi per terra, sbattere le porte; se il bambino è in un posto sicuro, lasciatelo sfogare, ma non cedete ai suoi capricci. Non pretendete un rapporto paritario col bambino finchè non è diventato adulto: all età di 2 anni non esagerate a parlare troppo di regole al piccolo, che non le prenderebbe sul serio; a 4-5 anni potete cominciare a parlare di disciplina al bambino, però egli manca del giudizio necessario a stabilire le regole. Dall età di 14-16 anni un adolescente può discutere di disciplina coi genitori e insieme a lui potrete stabilire norme e punizioni.

Insegnategli a giocare da solo: il vostro compito è quello di fornirgli giocattoli, libri utili, suo compito è di utilizzarli bene per divertirsi. Anche se state insieme a vostro figlio per parecchie ore al giorno, non è necessario che siate il suo compagno di giochi fisso, né tantomeno è utile garantirgli sempre un coetaneo per giocare; se siete occupati, insegnategli a giocare anche da solo; a un anno di vita un piccolo può stare da solo anche per 15-20 minuti di tempo. Insegnategli ad aspettare: aspettare serve per accettare meglio la frustrazione. Il bambino gradualmente deve imparare a non avere immediata gratificazione per quello che fa, come poi succede nel mondo degli adulti. Non sentitevi in colpa se dovete far aspettare il bambino in certe occasioni (per esempio, quando siete al telefono o state parlando con altre persone); l attesa non danneggia la crescita psicologica del bambino, anzi serve a rafforzarla. Concedete tempo a vostro figlio, ma ritagliatevene anche per voi: le necessità basilari del bambino (amore, cibo, sicurezza) sono prioritarie, ma anche la vostra vita è importante. E comunque importante non solo la quantità di tempo che dedicate a vostro figlio, ma soprattutto la qualità, cioè il modo di interagire e confrontarsi e dialogare con lui; cercate ogni giorno di concedergli questo tipo di tempo, evitate invece di stare continuamente con lui, rinunciando ai vostri spazi: ne potrebbe andar di mezzo il vostro rapporto di coppia. Il bambino deve imparare ad aver fiducia in voi anche senza avervi sempre vicini.

Rimedi estremi Portatelo lontano dall oggetto o dal motivo del capriccio, distraendolo con un gioco preferito o con una situazione diversa, per lui attraente: per esempio, se vuole giocare a tutti i costi con i coltelli in cucina, portatelo nella sua cameretta e dategli il suo orsetto preferito. Se il capriccio continua e il bambino piange e sbraita e si butta per terra, o addirittura picchia la testa contro il pavimento, o vuole picchiarvi provate a placcarlo alle spalle stringendolo a voi, ma impedendo che si dimeni e tenendolo ben fermo per almeno mezzo minuto: è facile che il piccolo, così bloccato, si calmi e smetta la piccola crisi nervosa. Se non sente ragioni, portatelo nella sua stanza o in un angolo e lasciatelo lì a sfogarsi, dicendogli che potrà tornare da voi quando gli sarà passata la rabbia; siate molto inflessibili nel lasciarlo in castigo, anche se potete andare ogni 10-15 minuti a controllarlo, ma senza cedere alle sue richieste. A cura di Leo Venturelli Pediatra di famiglia, Bergamo

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