Colonialismo e Neocolonialismo



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Colonialismo e Neocolonialismo

Introduzione Nella sua definizione propria, il colonialismo viene rappresentato come l'estensione della sovranità di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini, legato indissolubilmente al dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi. Il termine indica anche l'insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema, in particolare il credo che i valori etici e culturali dei colonizzatori siano superiori a quelli dei colonizzati. Nel senso più stretto del concetto, si tende a rimarcare quella egemonia colonia di diversi Stati europei su altri territori extraeuropei, cominciata nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee e formalmente conclusosi nella seconda metà del XX secolo, con la vittoria dei movimenti anti-coloniali. Inizi La colonizzazione, cioè la fondazione di colonie su territori diversi e spesso lontani dalla madrepatria, è un fenomeno che può essere fatto risalire ai Fenici e ai Greci, che in gruppi numerosi si spostavano dalle terre d'origine e andavano a vivere nei territori vicini e successivamente nelle regioni del Mediterraneo occidentale. Questo primo tipo di colonizzazione, determinato soprattutto da carestie, lotte politiche o ragioni di espansione commerciale per il rifornimento di materie prime di 2

cui la madrepatria era carente, prevedeva la fondazione di insediamenti stabili nei quali i cittadini che immigravano trasferivano il loro modo di vita, la loro civiltà, che si fondevano con quella delle popolazioni locali, dando origine a centri che sarebbero diventati fiorenti città. Scoperta delle Americhe ed espansione Nel XVI secolo, dopo la scoperta delle Americhe, iniziò la grande espansione degli europei nel mondo e la formazione degli imperi coloniali. Furono dapprima gli Spagnoli, richiamati dalle enormi quantità di minerali preziosi del Sud America, a fondare delle basi coloniali. Distrussero i grandi imperi Inca, Maya e Azteco e resero schiave le popolazioni locali impegnandole nell'estrazione di oro e argento di cui caricavano i loro galeoni diretti in Europa, o utilizzandole come manodopera nelle grandi piantagioni. I più feroci furono i conquistadores, guidati da Cortez e Pizarro che, sfruttando l'ignoranza degli indigeni, conquistarono gran parte del nuovo territorio. Olandesi, Portoghesi e Inglesi avevano invece stabilito le loro basi in Asia, ma inizialmente si limitarono a rapporti di tipo commerciale. L'America del Nord venne colonizzata prevalentemente da Inglesi e Francesi che qui si stabilirono coltivando le terre e sfruttando le miniere. Dall'Africa arrivavano invece gli schiavi: le navi negriere approdavano sulle coste africane e caricavano ciascuna decine e decine di persone, che venivano vendute come schiave per le grandi piantagioni americane. 3

Impulso del capitalismo nello sviluppo di nuove forme di colonialismo Nel corso dell'800 e nei primi anni del 900, molti stati europei hanno dato il via ad una sorta di spartizione con occupazione armata di gran parte del territorio che oggi comunemente indichiamo con il termine Sud del mondo. Gli stessi Stati furono spinti da desiderio di potenza, da una certa pressione demografica interna, ma soprattutto dalla volontà di sfruttare le risorse economiche delle colonie (minerali, prodotti agricoli, schiavi) e di trovare uno sbocco alla sovrapproduzione manifatturiera che nel frattempo si era creata in alcuni paesi Europei. Un ulteriore impulso legato a queste forme di colonialismo, fu determinato dallo sviluppo del capitalismo. Infatti, l'imperialismo e la politica di conquista coloniale da parte delle potenze europee ai danni dei Paesi afro-asiatici, fu la principale risposta data dai diversi Stati alla crisi economica: le colonie divennero di vitale importanza per le esigenze delle industrie europee, sia come luoghi in cui smerciare i prodotti in sovrappiù, sia come possibilità di attingere liberamente alle immense risorse e alle materie prime di cui i Paesi colonizzati disponevano. Non a caso fu nella seconda metà dell '800 che vennero elaborate teorie fortemente razzistiche,che miravano a legittimare e a giustificare in modo pseudo-scientifico queste forme di dominio. Il colonialismo cominciò a entrare in crisi dopo le due guerre mondiali; in particolare, dopo la seconda guerra mondiale iniziò in maniera decisiva il processo di decolonizzazione, che ebbe termine nei primi anni Settanta. 4

La povertà si accentua e si amplifica con il Neocolonialismo Negli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale le nuove nazioni derivanti dalle ex colonie, divenute indipendenti nel corso della seconda metà del Novecento, si sono trovate ad affrontare il compito di promuovere il proprio sviluppo economico e, non avendo a disposizione capitali e personale tecnico specializzato, sono state costretti a ricorrere all'aiuto del mondo sviluppato, rivolgendosi soprattutto ai loro ex colonizzatori. Ciò ha originato una nuova subordinazione economica, detta "neocolonialismo". I paesi ricchi importano da quelli poveri materie prime a ad un costo piuttosto basso, perché è calato il mercato, ed esportano ad un prezzo più elevato i prodotti finiti, generando un costante scambio ineguale. A tutto questo si associa la politica speculativa delle grandi imprese multinazionali che, approfittando di scarse norme a tutela del mercato e dei lavoratori, basso costo della manodopera, hanno installato differenti industrie, nei Paesi del sud del mondo sfruttando popolazione e risorse, inquinando e esportando quasi tutti i prodotti finiti. Il tutto è aggravato dal cosiddetto debito estero, rappresentato da grosse cifre economiche, ricevute in prestito e malamente utilizzate allo scopo di un tentativo di industrializzazione forzata, che molti paesi del Sud del mondo devono restituire ai cosiddetti paesi ricchi. Le conseguenze del Colonialismo Il colonialismo ha avuto conseguenze notevoli sia sui paesi europei sia sui territori colonizzati. L Europa ne ha beneficiato per le enormi 5

ricchezze soprattutto di materie prime, affluite dai paesi colonizzati, che, a costo zero, hanno permesso un grande sviluppo dell'industria. Nei paesi colonizzati la vita e l'economia sono state completamente sconvolte. Ciò vale soprattutto per l'africa dove gli Europei hanno imposto la coltivazione in piantagioni di prodotti tropicali come caffè, cotone, caucciù ecc. destinati all esportazione, togliendo terre alla coltivazione ed al consumo locale. Una tale situazione ha sviluppato dunque, quello che è considerato come il paradosso del Terzo Mondo: quanto più si esporta tanto più aumenta la povertà e la ricchezza per pochi. In questo contesto l'export, per essere competitivo, deve appartenere a grandi aziende soprattutto private che per riuscire a competere a grandi livelli tendono ad inghiottire, piccoli appezzamenti, pagando dei salari da fame ai loro dipendenti. I contadini hanno poco o niente da mangiare, o perché non hanno la terra in proprietà o perché ne hanno in misura insufficiente oppure perché i salari che ottengono come braccianti agricoli sono troppo bassi per poter comprare gli stessi prodotti alimentari al mercato urbano o altri prodotti occidentali importati. Tale situazione ha privato i Paesi del Terzo Mondo delle risorse e degli strumenti necessari per poter competere con i paesi industrializzati. D'altra parte non può neppure tornare indietro, poiché la penetrazione del capitalismo ha sconvolto completamente le loro economie. L'unica alternativa che ha, restando nell'ambito del capitalismo, è quella di sfruttare al massimo le proprie risorse interne, umane e naturali, offrendo sui mercati occidentali dei prodotti equivalenti ma ad un prezzo di molto inferiore. I paesi sottosviluppati seppur pieni di risorse non riescono a sfruttarle nella loro totalità perché sfruttate dai paesi occidentali e sono costretti loro malgrado a richiedere ingenti aiuti per sostenere la loro 6

economia interna provocando dunque il cosiddetto debito estero. La fine del colonialismo moderno e l'avvento del neocolonialismo rappresentano le cause del fenomeno del debito estero e soprattutto dell'immigrazione nei Paesi europei. Le risposte soprattutto verso il debito estero, dovevano provenire dalle Istituzioni di Bretton Woods (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale), con sede a Washington, ma si sono dimostrate alquanto impotenti verso l'attuale divisione internazionale del lavoro. Il crollo delle economie in molti paesi impoveriti ha avuto come conseguenza dapprima la "fuga di cervelli" e poi della gente incapace di trovare le basi per crearsi un futuro in patria. L immigrazione incide particolarmente sulle politiche dell'italia che è al secondo posto nel mondo tra i paesi che attirano il maggior numero di immigrati accogliendo circa trecento mila persone, il dieci per cento del flusso annuale mondiale. In proporzione si stanno superando i flussi di accoglienza degli Stati Uniti. La metà dei tre milioni d'immigrati del pianeta si dirigono verso l'europa per sostenere, anche nel nostro paese, una demografia che va male e influisce negativamente sul mercato. 7