Orlando Cerasuolo Luca Pulcinelli

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ROFALCO, UN CASTELLUM VULCENTE DI ETÀ ELLENISTICA Orlando Cerasuolo Luca Pulcinelli Scienze dell Antichità 19.2-3 2013 Orlando Cerasuolo Luca Pulcinelli ROFALCO, UN CASTELLUM VULCENTE DI ETÀ ELLENISTICA Situato circa 3 chilometri a nord-ovest dell odierno abitato di Farnese (VT), ai margini dell ampia regione vulcanica del Lamone, il sito di Rofalco costituisce un interessante quanto ben conservato esempio di insediamento fortificato ellenistico, individuato nei primi anni Ottanta ed oggetto di sistematiche campagne di scavo a partire dal 1996 1. La fortezza, situata nella parte sud-orientale del territorio dell antica città di Vulci, controllava dall alto di un costone roccioso la valle del Fosso Olpeta, segmento di un vitale itinerario che dalla costa tirrenica e dalla bassa Valle del Fiora toccava il Lago di Bolsena, per raggiungere infine la Valle del Tevere e il centro di Orvieto. Lungo questo percorso si disponevano interessanti insediamenti di antica origine rivitalizzati tra IV e III secolo a.c. con funzione di centri di confine o castella militari: Poggio Evangelista, Monte Becco e, già in territorio volsiniese, Civita di Grotte di Castro 2. La recentissima edizione della carta archeologica del territorio di Farnese ha permesso di ricostruire intorno al sito di Rofalco un fitto tessuto di insediamenti produttivi ad esso contemporanei, che segnalano, oltre all ampiezza dello sfruttamento agricolo, la relativa vitalità in età recente di questa porzione del territorio vulcente 3. Elemento caratterizzante del sito sono gli imponenti resti della cinta muraria, che recingono un area di oltre 1,5 ettari (Fig. 1). Le mura sono costruite in una rozza opera poligonale di blocchi di dura pietra lavica locale, sommariamente sbozzati 1 Per una dettagliata storia delle ricerche cfr. Cerasuolo 2009 (con bibliografia precedente) e sulle ricerche più recenti Pulcinelli FastiOnline. Sul territorio cfr. Pulcinelli 2009. 2 Tamburini 1998, pp. 91-92; Berlingò 2005; Tamburini 2007. Per il ruolo della Valle dell Olpeta come itinerario naturale cfr. Cerasuolo - Pulcinelli 2008a. L importanza dell itinerario è sottolineata dalla diffusione dei ritrovamenti di monete bronzee emesse da zecche siculo-puniche, la cui datazione si concentra tra la metà del IV secolo a.c. e la Prima Guerra Punica. L importanza di tali rinvenimenti come marcatori dei flussi commerciali diretti dalla costa tirrenica verso Volsinii e le regioni dell interno è stata recentemente sottolineata da Williams 2011, pp. 1103-1106. 3 Al contrario la zona dell antico insediamento di Castro, attivo soprattutto nelle fasi precedenti, sembra mostrare una profonda contrazione, con un popolamento limitato caratterizzato da insediamenti agricoli generalmente piuttosto modesti, tra cui emergono alcuni pagi di proporzioni maggiori (Cerasuolo - Pulcinelli 2009; Cerasuolo - Pulcinelli 2011, p. 71, con bibliografia precedente). 113 e lisciati in facciata (Fig. 2), e descrivono un arco di cerchio lungo m 330 circa, con uno spessore massimo di m 6 ed un altezza conservata di m 4 circa, anche se in nessun tratto è conservato il coronamento originario 4. La presenza sul lato esterno di tre massicce torri sporgenti a pianta quadrata e struttura piena (Fig. 3) disposte ad intervalli irregolari, secondo uno schema difensivo tipico dell ambiente greco, rende il monumento pressoché unico nel panorama della contemporanea architettura militare etrusco-italica 5. Alcune rampe addossate sul lato interno delle mura permettevano di raggiungere il cammino di guardia sulla sommità. In antico l accesso all insediamento avveniva dall estremità nord-orientale, ai margini del pianoro, dove giungeva una via pavimentata in ghiaia di cui ancora si conserva al di fuori del sito la massicciata di fondazione. La porta sfrutta una posizione particolarmente vantaggiosa, riparata sul fianco destro da un poderoso bastione ad angolo acuto che stringe la via di accesso in un passaggio obbligato tra le cortine e il dirupo, secondo il noto principio della porta scea. Il bastione sfrutta in buona parte un rilievo naturale ed è articolato al suo interno in due livelli, con rampe di collegamento che consentivano l accesso alla sommità (Fig. 4). Con la sua notevole altezza doveva dominare tutto l insediamento e svolgere probabilmente anche la funzione di torre di avvistamento: dalla sua cima infatti la visuale abbraccia buona parte del territorio vulcente meridionale fino alla costa. L apertura vera e propria era monumentalizzata da una struttura in opera quadrata di grossi blocchi di tufo giallo, di cui restano oggi solo i filari più bassi. Essa si trovava in posizione arretrata, nel punto in cui le mura che seguivano la linea del costone piegavano verso l interno per collegarsi con il bastione, e doveva essere del 4 Cerasuolo et al. 2008, pp. 536-537. Sull uso dell opera poligonale in Etruria in età ellenistica cfr. i casi di Vetulonia (Rafanelli 2012) ed i più vicini esempi di Doganella e Ghiaccio Forte (v. infra). 5 Pulcinelli 2010, pp. 36-37; l unico altro esempio paragonabile è quello delle mura della città bassa di Populonia (Romualdi - Settesoldi 2008, ma cfr. anche Benvenuti 2006). In generale sull evoluzione della poliorcetica in Etruria in età ellenistica si veda Fontaine 2008, pp. 212-217.

ROFALCO, UN CASTELLUM VULCENTE DI ETÀ ELLENISTICA Orlando Cerasuolo Luca Pulcinelli Scienze dell Antichità 19.2-3 2013 tipo a tenaglia o più probabilmente a camera interna, con notevoli analogie con le coeve strutture di Ghiaccio Forte. La via di accesso doveva essere sbarrata da due diverse chiusure (almeno la più interna provvista con certezza di battenti lignei) poste in sequenza e separate da una specie di vano o cortile pavimentato con lastroni di pietra lavica (Fig. 5) destinato ad incanalare gli eventuali assalitori in una posizione estremamente svantaggiosa e sottoposta al tiro dei difensori 6. Subito all interno della porta vi era un secondo spazio pavimentato e in parte coperto da un tetto di tegole, provvisto su un lato di un bancone, che doveva probabilmente svolgere la funzione di corpo di guardia. Ancora più all interno, ai piedi del bastione era ricavato un ampio gradone coperto da tettoie o strutture lignee, che sembra da identificare con un ulteriore annesso delle strutture difensive. Nelle più recenti campagne di scavo è stato infine possibile chiarire, grazie all individuazione di diversi muri di sostruzione che delimitano almeno due gradoni, il problema del collegamento tra le strutture della porta e le assai più danneggiate fortificazioni del lato meridionale. Queste ultime, visibili solamente nella metà orientale del sito, sono conservate solamente al livello delle fondazioni e sembrano più che altro regolarizzare il naturale dislivello della scarpata rocciosa. All interno dell abitato sono state scavate nel tempo diverse strutture, apparentemente inserite all interno di un organizzazione regolare degli spazi basata su grandi isolati orientati secondo due allineamenti principali. Una larga strada pavimentata in ciottoli di pietra vulcanica attraversava il sito da est ad ovest in tutta la sua lunghezza, collegando i diversi nuclei edilizi. Tra questi spiccano un interessante complesso di vasti ambienti-magazzino provvisti di grandi dolia, ultimamente oggetto di una attenta revisione 7, ed un ampio isolato a carattere residenziale organizzato su più terrazze, affiancato da edifici di minori dimensioni con probabili funzioni di servizio o sussidiarie 8. Le ricerche più recenti hanno permesso infine di individuare nella porzione orientale dell abitato e presso la porta altri due edifici a carattere probabilmente residenziale, 6 Gasperini 2008; Pulcinelli 2010, pp. 38-39. Per Ghiaccio Forte cfr. ora Firmati 2012, pp. 173-175 (con ampia bibliografia). Sulle porte in generale si rimanda ad Adam 1992. 7 M. Sabbatini, I magazzini dell abitato tardo etrusco di Rofalco. Analisi di alcuni contesti ceramici, Tesi di Laurea, Università degli studi di Torino 2011. 8 Dal complesso, che ha restituito alcuni dei contesti più ricchi ed interessanti del sito, ancora in corso di studio, proviene la maggior parte delle iscrizioni etrusche rinvenute nello scavo (Cerasuolo - Pulcinelli 2008b). Il dato contribuisce ad evidenziare l importanza del quartiere, che per certi versi si può avvicinare alla residenza scavata a Ghiaccio Forte (Firmati - Rendini 2010). 114 ma soprattutto una grande cisterna circolare di m 4 circa di diametro, in opera quadrata di tufo rivestita con intonaco idraulico, situata circa al centro dell insediamento ed inserita all interno di un insieme di strutture monumentali, forse di uso pubblico, che occupava un terrazzamento distinto, più basso rispetto alle restanti costruzioni. I materiali rinvenuti nel corso degli scavi si possono datare nel complesso tra la seconda metà del IV e i primi decenni del III secolo a.c., testimoniando la breve durata del sito 9. Le tracce relative alla distruzione e al crollo degli edifici, caratterizzate dalla presenza di spessi strati di bruciato e a volte dal ritrovamento di proiettili da fionda, interessano buona parte delle strutture indagate. I dati permettono di collegare la distruzione di Rofalco alle campagne militari segnate dal trionfo De Vulsiniensibus et Vulcientibus del console romano Tiberio Coruncanio (280 a.c.) 10. È noto d altra parte che la sconfitta di Vulci dovette comportare pesanti conseguenze per i centri del territorio: evidenti tracce di distruzioni e incendi sono state riscontrate dalla ricerca archeologica, oltre che a Rofalco, a Sovana 11, Saturnia 12, Ghiaccio Forte 13, Doganella 14 e probabilmente anche a Poggio Evangelista 15, Talamone 16 e Orbetello 17. Orlando Cerasuolo University at Buffalo - The State University of New York Institute for European and Mediterranean Archaeology (IEMA) Department of Anthropology & Department of Classics orlando.cerasuolo@gmail.com Luca Pulcinelli Sapienza Università di Roma Dipartimento di Scienze dell Antichità luca.pulcinelli@tiscali.it 9 Cerasuolo - Pulcinelli 2010, pp. 11-25. 10 Incitti 1999, pp. 13-20. 11 Pellegrini - Rafanelli 2005, pp. 740-742. 12 Michelucci 1982, pp. 32-35; Rendini 1999, pp. 110-112. 13 Firmati, Rendini 2002, pp. 44-45 e 70-89. 14 Michelucci 1985, pp. 111-112; Michelucci 2008, pp. 100-104. 15 Berlingò 2005, pp. 174-177. Per diversi dei materiali presenti negli strati di distruzione, la studiosa sembra ipotizzare una datazione ancora nell ambito del V secolo a.c. 16 Distruzione dell insediamento portuale di Bengodi: Ciampoltrini - Rendini 1992, pp. 987-990 e 1001-1004. Come già per Doganella, i due studiosi preferiscono pensare ad un collegamento con la spedizione contro Roselle del 294 a.c. 17 Ciampoltrini 1995, p. 298; Saggin 2003, p. 357. Il centro, che pure presenta tracce di continuità almeno fino al III-II secolo a.c., sembra subire una cesura in corrispondenza della conquista romana e della fondazione della colonia di Cosa.

ROFALCO, UN CASTELLUM VULCENTE DI ETÀ ELLENISTICA Orlando Cerasuolo Luca Pulcinelli Scienze dell Antichità 19.2-3 2013 Riferimenti bibliografici Adam 1992: J.-P. Adam, Approche et défense des portes dans le monde hellénisé, in S. Van de Maele - J.M. Fossey (eds.), Fortificationes antiquae, Amsterdam 1992, pp. 5-41. Benvenuti 2006: V. Benvenuti, Le mura ellenistiche di Populonia: alcuni appunti per la definizione cronologica, in M. Aprosio - C. Mascione (a cura di), Materiali per Populonia V, Pisa 2006, pp. 429-435. Berlingò 2005: I. Berlingò, Rinvenimenti da Poggio Evangelista (Latera), in AnnFaina 12, 2005, pp. 173-199. Cerasuolo 2009: O. Cerasuolo, Quattordici anni di ricerche nella fortezza tardo-etrusca di Rofalco, in L. Frazzoni (a cura di), Atti della giornata di studi in memoria di Mauro Incitti (Farnese 2009), Acquapendente 2009, pp. 23-36. Cerasuolo et al. 2008: O. Cerasuolo - L. Pulcinelli - F. Rubat Borel, Rofalco (Farnese, VT). 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Fig. 1 Topografia generale dell insediamento (aggiornamento 2012).

Fig. 2 Un tratto ben conservato della cinta muraria: sullo sfondo si vede la sporgenza della torre occidentale.

Fig. 3 Il lato sud-ovest della torre occidentale: è evidente la tecnica costruttiva in rozza opera poligonale.

Fig. 4 Planimetria di dettaglio della porta orientale del sito.

Fig. 5 La porta orientale vista dall esterno: al centro della pavimentazione si nota l incasso della soglia che separava la corte esterna dal vano interno del passaggio.