1 Alle origini dell arte La Preistoria Bisonti e stambecco feriti, 11000 a.c. circa. Grotta di Niaux, Ariège, Francia. OBIETTIVI 1. Saper riconoscere i legami tra nuove tecnologie, sistemi socio-economici ed espressioni culturali e artistiche. 2. Conoscere le fasi dello scavo archeologico. 3. Conoscere e comprendere le diverse conquiste, in campo culturale e artistico, del Paleolitico, del Neolitico, dell Eneolitico (megalitismo). 4. Comprendere i significati della comunicazione artistica dell uomo preistorico come forma espressiva e come strumento magico e spirituale. 5. Leggere un opera d arte nel complesso dei suoi significati tecnici, funzionali, estetici, simbolici. 7
capitolo 1 L arte della Preistoria Il contesto storico-culturale I primi uomini e i loro segni Il termine preistoria (dal latino pre, prima, e història, storia) individua il periodo che va dalla prima fase di stanziamento di gruppi umani in un territorio fino alla comparsa di testimonianze scritte. Queste ultime possono essere approssimativamente collocate all inizio del IV millennio a.c. per i territori compresi tra la Mesopotamia e la valle del Nilo (comunemente indicati come Mezzaluna fertile ) e in fasi successive nel resto del Vicino Oriente e dell Europa. In Europa, in particolare, la presenza di fonti documentarie scritte risale all Età del ferro, iniziata mille anni prima di Cristo. La produzione scritta, riguardante per lo più leggi o testi religiosi e rituali, è sempre collegata a stanziamenti umani organizzati. Questi si caratterizzano per la presenza di edifici collettivi (il tempio, il palazzo di un governante, sale per lo stoccaggio di prodotti della terra) e di opere sul territorio utili alla sicurezza o alla produzione (mura urbane, canali di irrigazione). L avvio della Storia, pertanto, corrisponde al raggiungimento di forme evolute di organizzazione sociale: da ciò deriverebbe l esigenza di fissare per iscritto le specifiche regole di convivenza. Poiché non è sempre possibile tracciare una classificazione omogenea degli stadi evolutivi delle prime civiltà, possiamo proporre una scansione cronologica di massima, il cui riferimento di base è l abilità dimostrata dall uomo nel servirsi della pietra o dei minerali. Le prime espressioni dell uomo preistorico I primi materiali archeologici risalgono all attività dell Homo habilis, vissuto tra due e un milione di anni fa; sono manufatti rudimentali, soprattutto pietre scheggiate attraverso percussione (chopper). Nel periodo più antico, il Paleolitico inferiore e medio, sono collocate le fasi dell Homo erectus (fino a 200 000 anni fa) e dell Homo sapiens. Quest ultimo, a partire da 35 000-30 000 anni fa, ha avviato in Europa la grande avventura dell arte figurativa e dell arte mobiliare, cioè quella che comprende oggetti ornamentali o d uso. In Italia la presenza dell uomo risalirebbe a un periodo compreso tra un milione e 800 000 anni fa, come in tutta l Europa centro-mediterranea. In questa regione il popolamento all inizio fu poco omogeneo, vista la scarsità di ritrovamenti; ben più importanti sono i siti che testimoniano gli insediamenti di 600-500 000 anni fa, in aree di popolamento con carattere di continuità. A partire dal Paleolitico superiore, cioè da circa 35 000 anni fa, alla produzione di semplici manufatti utilitari si affiancano figure o segni intenzionalmente incisi o dipinti su armi, su utensili o sulla roccia. A questi si aggiungono una produzione scultorea di piccole dimensioni e l organizzazione dei primi luoghi di culto. Solo dopo il 10 000 a.c., con il Mesolitico, l uomo comincia ad addomesticare gli animali e a dedicarsi a forme iniziali di agricoltura; abbandonate le caverne, impara a costruirsi dei ripari artificiali. Questo processo evolverà nella successiva fase del Neolitico (dal 6000 a.c. al 4000 circa a.c.). Ormai organizzato in insediamenti stanziali, l uomo impara a levigare la pietra e affina le proprie capacità nella gestione dell allevamento, della pastorizia e dell agricoltura. L Età neolitica si conclude, nei territori dell Egitto e della Mesopotamia, nel IV millennio a.c. A partire dalla fase finale del Neolitico, vengono erette in varie aree del continente euro-asiatico opere monumentali, le cosiddette architetture megalitiche (dal greco mégas, grande, e líthos, pietra). Sono opere generalmente legate al culto delle popolazioni stanziali: il bisogno di regolare le fasi della produzione agricola (le fasi lunari, il percorso del Sole e il ritmo delle stagioni), ha fatto sì che ai complessi megalitici sia stato attribuito il duplice ruolo di calendariosservatori astronomici e di luoghi di culto e sacrificali. Convenzionalmente, al Neolitico si fa seguire l Età dei metalli: l Età del rame, del bronzo, quindi del ferro. In Europa, l Età del ferro si avvia stabilmente non prima della fine del II millennio a.c. La funzione dell arte L arte preistorica non è motivata da esigenze strettamente pratiche o estetiche, ma svolge una funzione di tipo comunicativo, legata in molti casi a pratiche magico-rituali. Prendiamo, ad esempio, i cicli di pitture di Età paleolitica rinvenuti sulle pareti delle grotte. Possiamo immaginare che siano stati eseguiti alla luce malferma di torce. Essi rappresentano, in prevalenza, bisonti, tori, cavalli, renne, cervi, capre, segni astratti e più raramente la figura umana. Un così vasto repertorio di animali e segni induce a pensare che l artefice non fosse spinto da una semplice volontà descrittiva, ma da un esigenza rituale. In tal senso, l attività figurativa manifesta fini magici, in quanto vuole propiziare il buon esito della caccia o la fertilità della terra. Questa connotazione può associarsi a specifici fini di culto, spesso rivolti a divinità naturali quali il Sole e gli astri. A partire dall Età neolitica si afferma l esigenza da parte dell uomo di comunicare fatti o eventi attraverso la successione controllata di segni o di scene figurate. Fig. 1.1 Venere Grimaldi, 20 000 a.c. Steatite, lungh. 4,7 cm. Saint-Germain-en-Laye, Musée des Antiquités Nationales. 8 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria
Le tappe delle Età preistoriche ETÀ DELLA PIETRA 650 000-120 000 a.c. PALEOLITICO INFERIORE Uso del fuoco in Europa. Primi oggetti in pietra, lavorata per percussione (chopper). 120 000-35 000 a.c. PALEOLITICO MEDIO Comparsa dell Homo sapiens. Pietra lavorata per scheggiatura. 35 000-10 000 a.c. 10 000-6000 a.c. 6000-4000 a.c. PALEOLITICO SUPERIORE (o Età della Pietra antica) Testimonianze in Europa (Area Mediterranea e Franco-Cantabrica), Nord Africa e Siberia. Pietra scheggiata in entrambe le facce (amìgdala). MESOLITICO (o Età della Pietra media) Una mutazione climatica determina la riduzione di uomini e animali. Piccoli insediamenti stabili; l uomo si dedica all agricoltura e all allevamento. Produzione di coltelli, punte di lance, asce. NEOLITICO (o Età della Pietra nuova) L uomo diventa sedentario. Pietra lavorata e levigata. Primi vasi in ceramica. Nascita delle culture fluviali nelle valli della Mesopotamia, del Nilo, dell Indo, dell Hoang-ho. 4000-3000 a.c. 3000-1000 a.c. Le terre per colorare ETÀ DEI METALLI ENEOLITICO (o Età del rame) Inizia la lavorazione del rame. Numerose testimonianze di cultura materiale (armi, utensili, ecc.). Si erigono grandi costruzioni in pietra (megalitiche). ETÀ DEL BRONZO Si sviluppa la lavorazione dei metalli. Civiltà in Egitto, Mesopotamia, Egeo. In Italia settentrionale sorgono le terramare. 1100-V/IV sec. a.c. ETÀ DEL FERRO Con l utilizzo di utensili in ferro, in molte regioni d Europa si entra nel periodo storico. I primi uomini usavano colori derivati da sostanze naturali: l ocra (gialla o rossa), l ematite (rosso scuro), il manganese (grigio), il carbone (nero), il gesso (bianco). I minerali venivano usati in piccoli blocchi oppure macinati e mescolati a grasso animale e ad acqua. La stesura avveniva attraverso ciuffi di pelo usati come pennelli, tamponi naturali, ossa cave usate come cannucce, dita. PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria 9
Le espressioni figurative Fig. 1.2 Figura di bisonte dalle Grotte di Altamira, in Spagna, 12 000 a.c. ca. L Età paleolitica L Età paleolitica (dal greco palaiòs, antico, e líthos, pietra) si è sviluppata in un arco temporale lunghissimo, attraverso fasi di mutazioni climatiche e di profonde alterazioni dell ambiente. Questi aspetti hanno influito in modo determinante sulle manifestazioni dell uomo, favorendo o meno l insediamento e lo sviluppo culturale in determinate aree del mondo. Le prime testimonianze sono le schegge di pietra realizzate mediante lo sfregamento o l urto violento con altre pietre, i cosiddetti chopper, utilizzati come armi o strumenti per tagliare le pelli o la carne o per lavorare il legno. Seguivano le amìgdale (dal greco amygdàle, mandorla), pietre scheggiate su entrambe le facce e culminanti con una punta. Per ottenerle, venivano utilizzate pietre dure e facilmente lavorabili, come il basalto o la selce. Le prime testimonianze figurative manifestano una concezione magica dell esistenza: l uomo non sa darsi una spiegazione dei fenomeni della natura e il lampo, il tuono, la pioggia, il buio della notte sono eventi spaventosi e inspiegabili. Egli scolpisce statuette, raffigura sulle pietre e sulle pareti delle grotte bisonti, renne, cavalli, cervi, mammut. Utilizza la tecnica della pittura e incide segni sulle rocce: i graffiti rupestri. Raffigurando l animale, l uomo del Paleolitico vuole assicurarsi la sua cattura; l atto figurativo diviene, quindi, un momento propiziatorio, una sorta di rito in cui vengono anticipati eventi essenziali. Nella figura osserviamo un bisonte dipinto sulla roccia nelle grotte di Altamira (12 000 a.c. circa), in Spagna. L animale è in movimento, in un momento di azione della caccia. Ogni linea dà il senso della sua velocità e allo stesso tempo della rapidità con cui il cacciatore dovrà colpirlo. Nell azione non c è tempo per definire i particolari, pochi cenni bastano a dare il senso della corsa: la groppa inarcata, il capo chino, la flessuosità delle zampe. Questo atto potenziale di possesso dell animale porta l uomo ad esprimersi con immagini realistiche: spesso, addirittura, l autore sfrutta la sporgenza delle rocce per rafforzarne il volume. Grande importanza assume in Europa l arte parietale del Paleolitico superiore, che consiste in pitture e disegni graffiti sulle pareti rocciose. Le aree di massima concentrazione sono le regioni francesi del Périgord e dei Pirenei occidentali; la regione cantabrica in Spagna; la penisola italiana; la regione danubiano-renana; l area russo-siberiana. In molti casi le figure sono organizzate in gruppi, componendo veri e propri cicli. Notevoli sono le Grotte di Chauvet (30 000 a.c.), di Lascaux (15 000-14 500 a.c.) e di Niaux in Francia; le Grotte di Altamira in Spagna (13 000-11 000 a.c.). L evoluzione stilistica dell arte parietale Per comprendere l evoluzione dell arte parietale europea, possiamo seguire la schematizzazione proposta dall archeologo André Leroi-Gourhan. Questi ha suddiviso le testimonianze di Età paleolitica in quattro stili o periodi. 30000-23000 a.c. I stile (o Arcaico). Le figure, schematiche, sono individuate mediante contorni continui e hanno carattere simbolico. Gli animali, generalmente buoi, bisonti, stambecchi, cavalli, sono per lo più graffiti o dipinti sulle rocce. Importanti rilevamenti sono a La Ferrassie e a Laussel. 23000-17000 a.c. II stile. Le figure, spesso in gruppi, creano veri e propri cicli parietali. Gli animali sono tracciati con segno nitido e flessuoso, anche se ridotto spesso al contorno, e mancano talvolta alcuni particolari come le zampe. 17000-15000 a.c. III stile. Maggiore definizione del tratto e colore steso in macchie e in modo da far meglio risaltare la forma dell animale e il suo movimento. I corpi massicci mettono tuttavia in evidenza zampe piccole e sproporzionate, che appaiono quasi incoerenti con parti dell animale rese addirittura in scorcio, come le corna. Appartengono a questo stile le figure delle grotte di Lascaux, di Pech-Merl, di Roc de Sers (Francia) e di El Castillo (Spagna). 15000-8500 a.c. ca. IV stile. Matura la tendenza realistica delle pitture rupestri. Le gamme del bruno e dell ocra sono accompagnate dai grigi di contorno, ottenuti con polvere di carbone. Le figure sono in scorcio, per rendere il senso del movimento o evidenziare la possanza dell animale. I Stile II Stile III Stile IV Stile 10 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria
Sotto: Fig. 1.3 Caccia al cinghiale, calco di Obermaier di un dettaglio delle pitture del Barranco de la Gasulla (Ares del Maestre, Castellón, Spagna). Gli esempi più antichi risalirebbero all 8500 a.c. o, forse, al 6000 a.c. Sotto: Fig. 1.4 Figure di persone con suonatore di arco musicale. V millennio a.c. Pittura rupestre. Tassili, Sahara, area algerina. L Età neolitica Il Neolitico corrisponde alla fase in cui la pietra levigata sostituisce o si affianca a quella scheggiata di derivazione paleolitica. Tale processo ebbe origine nella regione delle Ande e nel Medio Oriente (Turchia, Iran e Iraq). Da qui, a partire dal 9000 a.c., si diffuse fino ad interessare le coste del Mediterraneo e l Europa orientale e settentrionale. In Italia l inizio della fase neolitica è fatto risalire al 6000 a.c., a partire dalle regioni meridionali e orientali. I mutamenti principali dell Età neolitica riguardano l organizzazione sociale e produttiva. Da semplice consumatore del cibo cacciato, l uomo diviene produttore mediante l agricoltura e la pastorizia. A questo corrisponde un processo di sedentarizzazione: lo stanziamento in villaggi consente di stabilire relazioni sociali e di individuare una gerarchia all interno dei gruppi. L uomo acquisisce nuove abilità: dall agricoltura impara a tessere le fibre vegetali; impara a riconoscere i diversi tipi di pietre e a commercializzarle in base a svariati usi. La rilevanza di questo processo fu tale da giustificare la definizione di rivoluzione neolitica da parte degli archeologi. Diversamente che nel Paleolitico, nel Neolitico si assiste a una differenziazione della produzione figurativa per culture e per aree geografiche. L ambito che meglio aiuta a definire le fasi e le aree di diffusione delle diverse culture è quello della ceramica, tecnica praticata in tutto il bacino del Mediterraneo alla fine del VII millennio a.c. In Europa ebbero una diffusione omogenea i vasi campaniformi, ovvero simili ad una campana rovesciata. Essi presentavano decorazioni con linee parallele o motivi ad intreccio, cerchi o spirali. Le prime espressioni artistiche neolitiche devono tuttavia essere ricondotte alla sfera religiosa, ad esempio nella produzione di statue-stele, di statuette fittili o di incisioni e di dipinti in piccoli santuari, recanti figure ricollegabili alla Dea-madre, generatrice della fertilità. La produzione figurativa mostra anche il processo attraverso il quale l uomo del Neolitico ha acquisito una progressiva consapevolezza del proprio ambiente, come confermano alcune figure, con caratteri fedeli al vero, delle pitture rupestri del Tassili, produzione sahariana del V millennio a.c. Tuttavia, in genere l arte figurativa del Neolitico tende a generare forme schematizzate. La figura è spesso riconoscibile attraverso pochi tratti: bastano le corna, le zampe e una linea per il corpo. Segni geometrici e quasi astratti evidenziano i caratteri che gli animali hanno in comune, quelli che distinguono un tipo o una specie. Lo stesso vale per la raffigurazione degli elementi naturali, ad esempio il Sole o l uomo e gli oggetti come armi, aratri, ecc. Le immagini servono ora per documentare un avvenimento e per trasmettere informazioni. I disegni schematici, volendo comunicare un evento o un concetto, diventano parti di un codice espressivo e anticipano quasi la prima forma di scrittura. Esemplari sono, in Europa, le pitture della Spagna orientale, dette levantine, distribuite in oltre 133 siti. La presenza di numerose figure umane mette in evidenza una volontà quasi narrativa, nonostante lo schematismo dei corpi, caratterizzati da lunghe braccia e busto filiforme. L incisione a graffito L arte preistorica ci ha lasciato molti documenti incisi a graffito. Questa tecnica consiste semplicemente nel graffiare la roccia, anche ripetutamente, con una punta metallica o con una pietra dura e appuntita. Il segno poteva essere poi variamente colorato con le terre in varie sfumature. L arte delle incisioni è spesso legata all attività religiosa e forse si trasmetteva di sacerdote in sacerdote o da maestro ad allievo. Questa tecnica è adatta alle esigenze espressive dell uomo del Neolitico, che anche quando raffigura soggetti naturalistici utilizza un segno geometrizzante e astratto, nettamente inciso. Lo schematismo delle incisioni a graffito ha forse origine nel versante iberico dei Pirenei, ma si è diffuso nel IV millennio a.c. in larga parte d Europa. Ricordiamo i graffiti della Valle Camonica o Valcamonica, opera dei Camuni, le cui testimonianze si spingono dal Neolitico fino al Medioevo. A sinistra: Fig. 1.5 Graffiti della Grotta dell Addàura sul Monte Pellegrino, presso Palermo. 18 000 a.c. ca. PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria 11
Analisi e confronti Le Veneri Nelle raffigurazioni dell Età paleolitica la figura umana è poco frequente e comunque è resa in forme approssimative. Costituiscono un eccezione le cosiddette Veneri, statuette a tuttotondo scolpite in pietra, in osso o in avorio e rappresentanti figure femminili. Sono state tutte rinvenute in Europa (sono circa 140), dalle coste dell Atlantico alla Siberia, ed hanno in comune la piccola dimensione: sono alte dai due-tre centimetri ai 14,7 della Venere di Lespugue, ritrovata sul versante francese dei Pirenei. Spicca l accentuazione dei caratteri femminili, come il seno, il ventre o i glutei; generalmente le mani e i piedi sono appena suggeriti o mancano del tutto, forse perché le statuette venivano conficcate tra le rocce della caverna o nei campi, secondo usanze rituali. Si pensi, peraltro, che già nel periodo aurignaciano, tra il 30 000 e il 25 000 a.c., erano state riprodotte figure di animali gravidi per esaltare la funzione riproduttiva, garanzia di continuità della specie. Forse, in qualche caso, le Veneri venivano poste all interno di templi o di santuari, in relazione al culto della Dea-madre. Ciò sarebbe suggerito dal ritrovamento, in Dordogna (Francia), di più statuette femminili in un unica stazione archeologica, al centro dell abitato paleolitico. Celebre è, tra queste, il bassorilievo della Venere di Laussel, risalente al 23 000 a.c. circa. Non è da escludere, poi, che questi manufatti fossero collegati al culto degli antenati: la fecondità rappresenta la continuità della vita e rafforza la concezione sacrale della famiglia o della tribù. Questa relazione può essere confermata dal rinvenimento di alcune Veneri presso focolari o all interno di capanne, come idoli posti a protezione dei luoghi domestici. L evidenza degli attributi femminili porta, in qualche caso, a lasciare indeterminate le altre parti del corpo, come nella Venere Impudica, rinvenuta a Laugerie Basse in Dordogna, priva della testa e delle braccia. Esemplare è anche la Venere di Lespugue, in cui l esecutore ha raggiunto una sintesi così elevata da inscrivere la forma umana in un volume romboidale. La Venere di Willendorf Le Veneri hanno volume nitido e marcata simmetria. Cogliamo questi aspetti nella Venere di Willendorf, risalente al Paleolitico superiore e considerata uno dei primi esempi di rappresentazione della figura femminile. Nonostante le piccole dimensioni (11 centimetri di altezza), i glutei, i seni, il ventre sono accentuati mediante interessanti accorgimenti: le braccia, ad esempio, soltanto accennate, sono poste sul seno, mentre la dettagliata acconciatura (o forse si tratta di un copricapo) annulla la presenza del viso. La statuetta è stata scolpita con rudimentali strumenti di pietra su roccia calcarea, successivamente colorata con ocra rossa. Il colore poteva rappresentare fertilità o avere un valore propiziatorio. Una figura dormiente da Malta Espressione della cultura preistorica maltese è la piccola figura dormiente ritrovata nell ipogeo di Hal Saflieni a Malta. Il contesto funebre in cui era collocata fa pensare ad una rappresentazione del passaggio tra la veglia (la vita) ed il sonno (la morte), prefigurando un esistenza ultraterrena e la dimensione profetica del sogno. Ma è comunque una figura di dea, il cui culto ha originato una vasta produzione di statuine dall iconografia simile: coricata o accovacciata, con forme tondeggianti e attributi femminili accentuati. Fig. 1.8 Figura dormiente, 3300-3000 a.c. Pietra, alt. 12 cm. La Valletta (Malta), Museo Nazionale. In alto: Fig. 1.6 Venere di Lespugue, dalle Grottes des Rideaux (Francia), 25000-23000 a.c. Avorio, alt. 14,7 cm. Parigi, Musée de l homme. Sopra: Fig. 1.7 Venere di Willendorf, 23000-19000 a.c. Roccia calcarea, alt. 11 cm. Vienna, Museo di Storia Naturale. 12 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria
Percorso nell arte Le incisioni rupestri della Valle Camonica I Camuni e le loro tecniche di incisione I Camuni erano stanziati nella Valle Camonica, a nord di Brescia. Di essi ci sono rimaste molte incisioni sulle rocce, concentrate nella bassa valle presso Boario Terme e nella media valle presso Capodiponte: territori ricchi di rocce arenarie, ben levigate dai ghiacciai. Le incisioni venivano realizzate percuotendo la superficie con frammenti di quarzo appuntiti (tecnica detta, appunto, martellina). Una volta tracciato il contorno della figura con picchettature più profonde, questa veniva riempita con numerosi punti ravvicinati. Il graffito, invece, consiste nel graffiare la roccia con uno strumento appuntito (metallo o pietra). Ne derivano immagini filiformi, con una sezione incisa a V (solco continuo). Le figure venivano forse dipinte con ocra rossa, in qualche caso rinvenuta presso le rocce. Le incisioni: i soggetti e gli stili Le 300000 figure identificate della Valle Camonica rappresentano il più grande complesso di arte rupestre in Europa. Sono state eseguite nell arco di quasi ottomila anni, dal Mesolitico alla conquista romana. I soggetti sono molto vari: uomini, animali, case, simboli. Gli artefici erano spinti da motivazioni religiose, forse legate a cerimonie magiche e propiziatorie, o forse al racconto di miti. Non viene rispettata una scala di rappresentazione: infatti, figure di pochi centimetri possono affiancarsi ad altre che raggiungono gli 80-90 centimetri di altezza. Sono stati definiti da Emmanuel Anati quattro diversi stili: Gli stili I e II vengono datati al Neolitico (V-IV millennio a.c.). Le figurazioni più antiche rappresentano cervi e alci, resi con tratti essenziali. Abbondano figure umane in atteggiamento di preghiera, per lo più collegate a simboli come cerchi con un punto al centro, forse rappresentazioni del Sole. Dapprima le immagini sono semplicemente affiancate, poi le scene si fanno più complesse e nelle figure compaiono dettagli anatomici. Al periodo III sembrano riferirsi produzioni delle Età del rame e del bronzo (3400-1200 a.c.). Alcune incisioni si trovano in piccole rocce vagamente antropomorfe; per questo motivo, la prima fase di questa produzione è stata associata alle statuestele, che si diffondono, in quel periodo, in molte regioni europee. Si raffigurano armi (asce, alabarde, pugnali a lama triangolare), animali, motivi solari, carri ed aratri, simboli astratti. La figura umana ha un ruolo importante e viene collegata a simboli divini o di potere, come le corone raggiate. L accresciuta presenza di armi nell Età del bronzo potrebbe essere riferita allo sfruttamento delle risorse minerarie della valle, la cui ricchezza necessitava di protezione da parte di un gruppo armato. Il IV stile è riferito all Età del ferro. Allo schematismo simbolico si sostituiscono la narrazione e la descrizione; forme stilizzate convivono con altre più naturalistiche e capaci di rappresentare il movimento. Sono frequenti le scene di caccia al cervo, lavori agricoli o artigianali, cerimonie religiose, scene con guerrieri in combattimento, in lotta rituale o in sfilata. Sopra: Fig. 1.9 Repertorio delle figurazioni rupestri graffite della Valle Camonica. A lato: Fig. 1.10 Scena di caccia al cervo e al camoscio e probabile scena di lotta rituale, Età Neolitica. Seradina, Valle Camonica, roccia n. 12. PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria 13
Le prime forme di architettura Le prime abitazioni I villaggi del Neolitico Le prime abitazioni dell uomo furono le caverne, che, con il formarsi di comunità sedentarie e stanziate in villaggi, vennero progressivamente abbandonate a favore di dimore stabili. A partire dal Mesolitico sono frequenti gruppi di abitazioni dal pavimento elevato su una palificazione (palafitte), soluzione ampiamente diffusa nelle regioni alpine. Il ritrovamento nella metà dell Ottocento di palificazioni nel lago di Zurigo aveva suggerito l ipotesi che i villaggi palafitticoli si ergessero su piattaforme lignee sull acqua. Oggi si pensa che le palafitte siano state erette in terraferma; il progressivo aumento del livello dei laghi e l estensione delle zone paludose avrebbe determinato l abbandono dei villaggi, poi gradualmente sommersi. Alcune tappe dell abitazione in Italia 1 000 000 a.c. Siti preappenninici Ca Belvedere di Monte Poggiolo presso Forlì; Ca Poggio (Bologna); Serra (Castelbolognese); Covignano (Rimini): in un epoca in cui la pianura padana era occupata dal mare, i siti delle propaggini appenniniche furono frequentati da gruppi umani. I siti sono in genere ricchi di reperti in pietra e presentano una ricca stratigrafia (più livelli di terreno, in relazione a vari periodi insediativi). Dal IX mill. a.c. Insediamenti rupestri a Matera Sono ottenuti scavando abitazioni nella pietra o tra gli anfratti del terreno. I cosiddetti Sassi sono composti da caverne scavate nel tufo, parzialmente sovrapposte e disposte lungo un ripido pendio: le parti scavate e quelle costruite si compenetrano, in modo che il tetto di un abitazione diventi la strada di accesso a quella superiore. 738 000 a.c. Accampamento umano a Isernia - La pineta VI-V mill. a.c. Villaggi trincerati in Basilicata Sono racchiusi in trincee scavate nel terreno. Siti di Murgia Timone, Murgecchia, Serra d Alto. XX-XIII sec. a.c. Insediamenti con fossato, nel tavoliere foggiano. XVI-XIII sec. a.c. Terramare La cultura terramaricola si è affermata nella media e recente Età del bronzo (1600-1200 a.c.), soprattutto in Emilia, dal Po fino alle prime aree collinari, come quella veronese, dove una forte espansione demografica ha determinato la fondazione di circa 60 villaggi. Questo fenomeno corrispose ad un affermazione culturale e produttiva nella regione padana centrale, in contrasto con la fase di stallo di molta parte dell Europa occidentale. Il sistema terramaricolo è entrato in crisi attorno al secondo decennio del XII secolo a.c., forse per l intensivo sfruttamento delle risorse naturali. Gli insediamenti avevano pianta quadrangolare ed erano cinti da fortificazioni, costituite per lo più da terrapieni sostenuti da palizzate lignee, affacciati su fossati con acqua. Le abitazioni consistevano in capanne, costruite su piattaforme lignee sostenute da pali. La ricostruzione delle capanne sullo stesso sito determinava l accumulo, nello spazio sottostante, di materiali quali paglia, legno e terra, fino al formarsi di piccole colline. Questo materiale venne utilizzato nel XIX secolo come concime, da cui il termine, dato a queste cave, di terre mare o marne. Dall alto: 1.11 Siti neolitici a Matera, dal IX millennio a.c. I Sassi furono realizzati nel versante opposto e costituiscono oggi il centro storico di Matera. 1.12 Particolare del villaggio neolitico di Passo di Corvo (Foggia), risalente al V e IV millennio a.c. 1.13 Disegno ricostruttivo di un villaggio terramaricolo. 14 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria
Le costruzioni megalitiche Sopra: Fig. 1.14 Dolmen di Sa Coveccada, I metà del IV millennio a.c. 5x2,50 m, alt. 2,70 m. Mores, Sassari. La camera interna misura 4,18x1,14 m; il dolmen è chiuso da una lastra frontale con portello d ingresso (50x50 cm). Lo precede un menhir. Sotto: Fig. 1.15 Dolmen di Bisceglie (Bari), 3000 a.c. ca. La lastra orizzontale misura 385x240 cm. architrave piedritto All ultima fase del Neolitico e alla successiva fase Eneolitica (o Età del rame) risalgono le grandi costruzioni megalitiche (dal greco mégas, grande, e lìthos, pietra). Sono destinate in gran parte al culto. Tra i megaliti più diffusi ricordiamo il menhir (dal bretone men, pietra, e hir, lunga): è un alta pietra conficcata nel terreno, posta probabilmente ad indicare un luogo di sepoltura, come dimostra il fatto che talvolta porta inciso un volto umano. Le pietre sono alte mediamente da 2-3 metri a 6 metri; possono tuttavia raggiungere altezze molto elevate, come il menhir bretone di Kerloas (9,5 metri, ma un tempo ancor più alto) e quello di Locmariaquer (oggi caduto, ma in origine alto poco più di 20 metri). I menhir possono essere isolati o disposti in allineamenti rettilinei o circolari, come in Bretagna o in Gran Bretagna. Molti di essi rispettano precise direzioni astronomiche, riferite in particolare al Sole e alla Luna. A Carnac, in Bretagna, circa 3000 monoliti sono allineati, per una lunghezza di oltre un chilometro, su più file parallele, orientate verso occidente. Numerosi sono i casi di allineamenti anche in Italia; tra questi il dolmen di Bisceglie, introdotto da un percorso d ingresso orientato. Il dolmen (dal bretone doul o tol, tavola, e men, pietra) è costituito da due o più blocchi lapidei infissi nel terreno, cui è sovrapposta una lastra orizzontale. Diffuso prevalentemente nelle regioni vicine al mare, fu utilizzato dal III al I millennio a.c. nell Europa atlantica (dalla Scandinavia al Portogallo) e mediterranea. Il dolmen ha carattere sepolcrale: può essere una tomba individuale o collettiva. In quest ultimo caso è formato da più blocchi portanti e talvolta presenta un corridoio di accesso. Questo sistema costruttivo è il primo utilizzato dall uomo e prende il nome di trilitico, perché composto da tre pietre: due verticali, i piedritti, che sostengono una terza orizzontale, l architrave. I dolmen erano in origine ricoperti da un tumulo di pietrame o di terra (cairn). In Italia, i più antichi dolmen sono quelli rinvenuti in Sardegna, nelle Puglie e, per l Età del rame, nella regione alpina. Applicazione monumentale del sistema trilitico sono i cromlech (dal bretone crom, rotondo, e lech, pietra), serie di dolmen disposti in modo da formare figure circolari concentriche. Se i più imponenti esempi di architettura megalitica sono stati eretti nell Europa centro-settentrionale, ritrovamenti nell intera area mediterranea ne attestano l ampia diffusione. Sopra: Fig. 1.16 Schema del sistema trilitico. Il peso del muro posto sopra l architrave viene equamente distribuito lungo i piedritti. A destra e sotto: Figg. 1.17, 1.18 Le zone archeologiche di Carnac, Bretagna. Planimetria e veduta. 1. Allineamento di Le Ménec. 1050 pietre sono allineate per una lunghezza di 950 metri (sotto). 2. Toul-Chignan. Allineamento che si conclude con un cerchio di pietre. 3. Allineamenti di Kermario. Si distinguono per la dimensione monumentale dei monoliti. 4. Tumulo di Saint-Michel. 5. Cairn di Kercado. 6. Allineamenti di Kerlescan. 7. Allineamenti di Le Manio. 8. Dolmen (sepolcro collettivo). 9. Gigante di Le Manio (monolite alto sei metri). N 1 4 2 8 3 200 m 7 5 9 6 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria 15
I templi di Malta Dall inizio del IV alla metà del III millennio a.c., l arcipelago maltese fu interessato da un intensa attività costruttiva, sebbene la popolazione vivesse per lo più in villaggi. Le testimonianze più importanti sono i santuari, luoghi sacri composti da più parti. Al loro interno, si trovano i grandi templi (ne sono stati individuati circa trenta nell arcipelago), che derivano probabilmente dalle sepolture collettive ipogee, documentate a partire dalla fine del V millennio a.c. La tipologia architettonica dei santuari maltesi non trova riscontri in altre aree del Mediterraneo. La prima fase di questo fenomeno, tra il 3600 e il 3000 a.c., prende il nome dal sito di Ggantija ( torre dei giganti ), nell isola di Gozo. L architettura templare ha pianta a lobi: un corridoio centrale distribuisce simmetricamente locali delimitati da muri curvilinei, generalmente tre. Questa distribuzione è divenuta più articolata nella seconda metà del IV millennio, come mostra il sito di Ggantija. Questo consiste in un complesso di due templi, racchiusi da un unico muro e probabilmente in origine coperti. Le facciate si ergevano su ampi cortili, mentre i blocchi di pietre erano disposti ordinatamente su filari orizzontali in alto e verticali in basso. L ingresso è, di norma, inquadrato da tre grandi monoliti. Interessante è anche l Ipogeo di Hal Saflieni, struttura sotterranea scavata intorno al 2500 a.c. Potrebbe essere stato un caso eccezionale di tempio preistorico sotterraneo. Gli interni erano spesso intonacati e dipinti, talvolta arricchiti da rilievi a motivi geometrici e figure animali che componevano un ricco apparato iconografico. Sono state rinvenute anche statue e figure votive di varia dimensione, come le figurine della dea obesa dormiente (vedi pag. 12) Analisi dell opera I circoli megalitici Nell Europa neolitica ed eneolitica sono stati eretti numerosi complessi megalitici in allineamenti circolari. In origine avevano probabilmente la funzione di definire il ciclo lunare (il periodo tra due lune nuove), successivamente il moto del Sole e lo svolgimento delle stagioni, da cui dipendevano le attività agricole e pastorali e, quindi, l organizzazione sociale. I siti, però, più che strumenti per misurare il tempo, erano luoghi in cui si svolgevano cerimonie collettive, come riti funerari, agrari, di fertilità. Le isole britanniche hanno conservato tracce di sistemi di megaliti ad anello, come nei siti di Avebury e di Stonehenge nello Wiltshire e di Brogar in Scozia; in Sardegna spicca il circolo Is Cirquittus presso Laconi (2500 a.c. circa). A pagina seguente, sopra: Fig. 1.23 Il Circolo di Avebury, Wiltshire (Inghilterra). 2500-2000 a.c. Diametro del fossato: 472 metri. In questa pagina, sotto: Figg. 1.21, 1.22 Due vedute del Cromlech di Stonehenge, 3100-1500 a.c. Stonehenge, Wiltshire (Inghilterra). A destra: Fig. 1.19 Complesso di Ggantija a Gozo (Malta), 3600-3000 a.c. Pianta. Sotto: Fig. 1.20 Ambiente principale dell Ipogeo di Hal Saflieni a Paola (Malta), 2500 a.c. ca. 16 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria
I circoli megalitici e il Cromlech di Stonehenge Il Cromlech di Stonehenge Il Cromlech di Stonehenge venne realizzato in tre fasi tra il 3100 a.c. e il 1500 a.c. Presentava una struttura circolare esterna formata da 30 monoliti allineati (ne rimangono 16) e sormontati da architravi, in modo da costituire una sequenza continua di triliti. Tali monoliti sono alti quattro metri e delimitano una circonferenza del diametro di circa 30 metri. Il cromlech è circondato da un fossato di circa 98 metri di diametro e 6 di larghezza; all interno, un ulteriore struttura a forma di ferro di cavallo corrisponde forse ad un cerchio non completato. In alcune pietre sono rimaste tracce di figure incise. Sorprende la complessità delle tecniche di edificazione e l imponenza dei mezzi utilizzati, in un periodo in cui in Gran Bretagna il trasporto su ruote era ancora sconosciuto. Basta pensare che alcuni monoliti, in pietra azzurra di dolerite screziata, provenivano da cave gallesi distanti 230 km. Ad una prima fase, intorno al 3100 a.c., risalirebbero lo scavo del fossato esterno, un cerchio più piccolo contenente 56 buche e la posa di due pietre d ingresso sul lato nord-orientale (oggi ne è rimasta solo una). Attorno al 2100 a.c. furono portate in sito e collocate le circa 80 pietre azzurre formanti il cromlech e, a partire dal 2000 a.c., le pietre interne. Di queste, solo 7 sono oggi in sito. Infine, sono state poste le circa 20 pietre azzurre disposte a ferro di cavallo e, intorno al 1500, sono stati scavati altri 2 cerchi concentrici e disposti ulteriori monoliti. Una discussa interpretazione Secondo un ipotesi comunemente accreditata, avanzata da Alexander Thom alla metà del Novecento, il complesso sarebbe stato utilizzato per due millenni come osservatorio astronomico, inserito comunque entro un area sacra e rituale. Gli allineamenti dei monoliti, disposti in doppio colonnato, corrisponderebbero alle posizioni del Sole nei solstizi d estate e d inverno, mentre le 56 buche poste nell anello esterno sarebbero servite a contare gli anni (appunto 56) che separano, ciclicamente, un eclissi solare dalla successiva. Sull interpretazione del complesso pesa, però, il dubbio dei numerosi interventi di restauro avviati dal 1901 e poi ripresi nel 1919 e negli anni 50 e 60; testimonianze fotografiche e documentarie mostrerebbero, infatti, la differente collocazione iniziale di alcuni monoliti. Fig. 1.24 Ricostruzione grafica del Cromlech di Stonehenge e il suo utilizzo secondo Alexander Thom. Solstizio d estate (21 giugno): all alba il Sole attraversava i triliti allineati, colpendo la Heel Stone. L area sacra era delimitata da un argine e da un fossato. Solstizio d inverno (21 dicembre): all alba il Sole attraversava i due triliti agli estremi del semicerchio interno. Heel Stone (Pietra del Calcagno) è il menhir posto all inizio del corridoio d accesso. Per mezzo di un segnale (una pietra), inserito nelle buche e spostato ogni anno, era possibile prevedere quanti anni mancassero all eclissi. PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria 17
Focus: Le discipline dell arte Lo scavo archeologico L archeologo e lo scavatore L archeologo è, allo stesso tempo, uno storico e un investigatore; egli cerca di ricostruire le azioni umane, raccogliendone sia le tracce macroscopiche sia quelle microscopiche, per collocarle in una ordinata sequenza cronologica. Il risultato di queste indagini si appoggia su documenti certi: le fonti scritte e i dati di scavo, i quali, in quanto unica fonte di informazione sicura, devono essere acquisiti mediante un metodo rigoroso. Chi scava è ben consapevole che sottraendo al terreno indizi e prove, distrugge per sempre i contesti che rimuove. Aspetti teorici dello scavo archeologico Compito di chi scava è individuare e distinguere le tracce delle azioni umane attraverso il metodo stratigrafico. Esso si basa sul principio per cui le formazioni di terreno più recenti, naturali o antropiche, si sovrappongono a quelle più antiche. Mentre in passato si scavava per trincee o saggi di ampiezza limitata, oggi lo scavo segue ogni strato in senso orizzontale, per tutta la sua estensione: si tende a scavare di meno, ma completamente e seguendo un procedimento che coinvolge esperti in varie discipline (geologi, zoologi, botanici, paleontologi, disegnatori, fotografi, restauratori). Le fasi dello scavo archeologico Fasi non distruttive Scelta del sito Ricognizioni Prospezioni. Raccolta fonti scritte e orali. Cartografia Foto aeree. Preparazione dello scavo Rilievo topografico generale. Divisione dell area in quadranti (20x20 m o 5x5 m). Organizzazione del cantiere Acquisizione delle autorizzazioni. Scelta del periodo di scavo. Reperimento delle attrezzature. Formazione del gruppo di lavoro. Definizione della forma e dello scavo. Fase distruttiva Esecuzione e documentazione Redazione del giornale di scavo. Rimozione dello strato vegetale superficiale (humus). Asportazione degli strati. Registrazione delle unità stratigrafiche e dei reperti. Rilievi grafici e fotografici. Fasi ricostruttive Ricostruzione Ricomposizione delle unità stratigrafiche. Classificazione e studio dei reperti. Datazione. Elaborazione dei dati e loro interpretazione. Ipotesi di microstoria. Restauro dei reperti Schedatura e restauro dei materiali mobili. Restauro conservativo e protezione delle strutture. Edizione Pubblicazione delle fasi dello scavo e dei risultati. Lo scavo è preceduto da una fase ricognitiva chiamata archeologia di superficie, volta a individuare il sito da scavare mediante la raccolta dei dati bibliografici e d archivio, l acquisizione di cartografia storica e attuale, sopralluoghi, riprese fotografiche aeree, prospezioni geofisiche ed elettromagnetiche, sondaggi stratigrafici (carotaggi). Si predispone un rilievo topografico generale dell area, con curve di livello e punti di riferimento (caposaldi). A questo si aggancia una rete con picchetti, formata da quadrati, funzionale alle successive operazioni. Si organizza, quindi, il cantiere di scavo. Il gruppo di lavoro è composto (al minimo) dal direttore dello scavo, da archeologi responsabili dei settori o dei saggi, da un responsabile della gestione logistica e amministrativa, da un topografo, da disegnatori, da fotografi e da manodopera comune o qualificata. Si inizia rimuovendo lo strato superficiale (humus), generalmente poco significativo dal punto di vista stratigrafico. Si è, quindi, in grado di stabilire la forma dello scavo, che prosegue con il riconoscimento e l asportazione della porzione di terreno più recente (unità stratigrafica), distruggendo gli strati nell ordine inverso in cui si sono depositati. Ogni strato presenta una superficie detta interfaccia, una sorta di pellicola che marca il confine con gli strati contigui. Sia i volumi sia le superfici sono considerati unità stratigrafiche (US) e vengono numerati. L archeologo deve saper riconoscere la discontinuità tra uno strato e l altro e registrarla in apposite schede. La documentazione è parte integrante dello scavo-distruzione in quanto unica testimonianza delle operazioni che hanno modificato irreversibilmente il terreno. Gli elementi della documentazione-ricostruzione sono: a. il giornale di scavo; b. le schede di unità stratigrafica, il posizionamento tridimensionale e la descrizione dei reperti in essa contenuti; c. il rilievo grafico (piante, sezioni, prospetti, assonometrie); d. il rilievo fotografico. La fase ricostruttiva comporta l elaborazione della documentazione raccolta attraverso la ricomposizione delle unità stratigrafiche e la loro datazione. È questo il momento in cui l archeologo-scavatore dà prova del rigore metodologico seguito. Per una corretta interpretazione dei dati è necessario un lavoro di analisi dei materiali recuperati e delle strutture riportate alla luce mediante la classificazione, lo studio tipologico, l esame comparativo e l eventuale riproduzione dei manufatti o ricostruzione delle strutture, applicando le tecnologie del mondo antico (archeologia sperimentale). Considerato che tutto quello che è rimasto per secoli nel sottosuolo, appena riportato alla luce, subisce un processo di deterioramento accelerato e talvolta immediato, chi scava deve essere pronto a intervenire, anche in corso d opera, con operazioni di pronto soccorso, quali il consolidamento, la protezione, l estrazione dei reperti con tecniche di restauro e la conservazione degli stessi in ambiente controllato. Un altro aspetto del problema è la sistemazione definitiva del sito, ovvero la sua musealizzazione, all aperto o meno. Anche la pubblicazione integrale dello scavo deve essere programmata prima e si articola in due fasi: i rapporti preliminari (ad uso della comunità scientifica) e la stampa definitiva. In tale pubblicazione è molto utile ricostruire graficamente le forme incomplete, siano esse di oggetti o di strutture (sezioni, prospetti e assonometrie). In questo modo, la microstoria estratta dal sottosuolo entra a far parte della grande storia dell umanità. 18 PARTE 1 CAP. 1 - L arte della Preistoria