RAPPORTO SULL ATTREZZO DI PESCA DEFINITO TARTARUNE



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Favignana (TP), 23 Gennaio 2012 A: l Assessorato della Pesca in Sicilia Il Ministero delle Risorse Agricole e Forestali Il Direttore AMP Isole Egadi Il Sindaco di Favignana Il Ministero dell Ambiente L On. Camillo Oddo Le Ass. di categoria della pesca Le Associazioni Ambientaliste Milena Gabbanelli (Report) Nel maggio 2010 la Commissione Europea ha sancito la fine della pesca con l attrezzo definito tartarune in quanto ritenuto rete da traino. Mancando studi scientifici sull utilizzo di questo e di altri attrezzi speciali ed essendo inadempiente l Italia e la maggior parte delle sue Regioni rispetto alla presentazione dei Piani di Pesca territoriali, molti compartimenti della pesca artigianale si sono trovati in seria difficoltà, senza possibilità, alla presente data, di poter lavorare in deroga alla legislazione europea. E questo il caso della marineria di Favignana che, riunitasi in questo mese, ha rilevato che si rende necessaria una relazione tecnica sul tartarune che l Assemblea ha affidato al Cap. Vincenzo Zabarino e che con la presente sottoponiamo all attenzione degli interessati. RAPPORTO SULL ATTREZZO DI PESCA DEFINITO TARTARUNE Descrizione L attrezzo denominato tartarune viene di seguito descritto: si compone di due lati ed un corpo centrale chiamato manica. Si consideri mt. 1,60 la misura in gergo marinaro detta passo, si consideri cm 30 il cosiddetto palmo. Il lato ha origine nella cosiddetta stazza ossia parte iniziale. In linea di massima per la stazza si utilizza circa un passo di rete molto spessa di tipo spadara, si utilizzano all incirca 15 o 20 maglie che si uniscono, all inizio della rete, alla lima della zavorra e alla lima dei galleggianti per aprirsi all opposto a ventaglio consentendo di legare la parte qui denominata chiaro vascio che si compone di 125 maglie di filato 210/18 e di ampiezza totale intorno ai 28-30 cm. Si continua con la parte chiamata chiaro auto, le maglie diventano 250, resta costante il filato; la lunghezza complessiva del chiaro è di circa 25 passi. L armamento è direttamente in pari ( cioè esattamente della stessa lunghezza) alla lima dei piombi legato con il sistema ponte al cavo, cedevole (cioè più lunga) risulta la lima dei galleggianti. Si continua con una parte di rete in filato 210/6 a maglia di ampiezza complessiva di cm 13; questa parte si allunga per 18-20 passi e si denomina cazzarita, il numero di

maglie è di circa 400. Si utilizzano circa 50 maglie di rete elettrosaldata per tutta la lunghezza della cazzarita prima della lima dei piombi. L armamento risulta il seguente: cedevole la lima dei galleggianti, cedevole la parte di rete elettrosaldata rispetto al filato della cazzarita, cedevole ancora la rete elettrosaldata rispetto alla lima dei piombi, ma il filato della cazzarita deve risultare in pari alla lima dei piombi. Si prosegue con la nappitedda. Essa si compone di due lembi di rete (500 maglie ciascuno) 210/6 di ampiezza totale cm 8, di lunghezza 8-9 passi. La parte superiore risulta cedevole ai galleggianti, la parte inferiore deve risultare cedevole di due palmi equamente distribuiti per tutta la lunghezza della nappitedda per la lima dei piombi si usa lo stesso sistema della cazzarita. Essendo due i lati ci saranno alla loro fine due nappitedde, l unione delle stesse dà origine alle ule o vantaggio, si lega a queste il corpo della terza parte dell attrezzo, un tunnel lungo 12 passi chiamato manica. La manica si compone di due lembi uniti di rete, esattamente dello stesso filato delle nappitedde, di cui è il prolungamento unito. Si parte dalle ule e si distribuiscono 120 maglie del tunnel manica legandole alla rete elettrosaldata distribuendo equamente le maglie della nappitedda che risultano un po di più di quelle della manica per via dell unione delle tre parti. Alla lima dei galleggianti della nappitedda nella parte finale, verso la manica, si collocano 5 o 7 galleggianti da pesca, questo elemento si chiama maistra, quindi la manica risulta un tubo chiuso di rete senza lime né di piombi né di galleggianti. Alla parte terminale della manica si alternano due sistemi di finale ossia: gli spissi per la cattura della specie ittica demoninata ritunno (spicara maris), il telo per la cattura della specie denominata cicirello (gymnammodytes cicerellus). Nel primo caso si tratta di continuare dalla manica per 7 passi con il sistema chiamato moriro, ossia mantenendo il numero delle maglie ma facendo diminuire l ampiezza della maglia, fino ad arrivare, nella fine, alla maglia tipo cianciolo in filato 210/6 maglia 27, mentre nel caso del telo esso si lega alla parte terminale della manica. Il telo misura circa 3-4 passi in lunghezza, 1,5-2,5 in profondità. Chi scrive si è autocostruito il suo tartarune e l ha messo in opera con la propria unità da pesca S. Cecilia 4TP358 lft 4,90, largh. 1,90 con propulsore Lombardini Hp 23. Misure generali Alla massima altezza, ossia alla nappitedda, abbiamo 1000 maglie x 8 cm = 8000 cm (80 mt). Ogni lato si estende per 40 mt di lunghezza del chiaro + 30 mt circa di cazzarita + 16 mt circa di nappitedda= 86 mt totali. Ognuno dei due lati è zavorrato con circa 20Kg di piombo, totale 40 kg. Messa in opera Perché il tartarune si possa mettere in opera ci deve essere presenza, in un area utile alla pesca, ossia fondo sabbioso, di specie ittiche che si offrono alla cattura; si conoscono in zona due sole specie ittiche denominate cicirello e ritunno, nessuna altra. Le caratteristiche di queste due specie consistono:

-nel resistere con la testa alla corrente senza indietreggiare anche in presenza di attrezzi di pesca in rete; - nel non attraversare le maglie rischiando di imbroccarsi. Ci deve inoltre essere abbastanza corrente da rendere quasi immobili le specie ittiche suddette (keep position). A queste condizioni si compie un evoluzione intorno al branco ittico individuato, passando sopracorrente rispetto al branco. Ad un cavo assicurato al primo lato calato, denominato sintina si lega un galleggiante, si mette poi in mare l insieme del corpo chiamato manica e si finisce con il secondo lato chiamato puppa a cui è assicurato un altro cavo che consente di raggiungere il galleggiante della sintina. A questo punto i due cavi si mettono in tiro e se la deriva del tartarune equivale al raggio dell evoluzione complessiva si ha la cattura che avviene nel seguente modo: il pescato che finisce per la deriva dell attrezzo nella parte chiamata nappitedda per il sofisticato armamento, nell azione di recupero dei lati si riversa all interno della manica che deve risultare al suo sollevamento perpndicolare alla superficie dell acqua, ovvero al piano di coperta della barca, l attrezzo diviene una bilancia da barca. In assenza di corrente non avviene la cattura, con la corrente di prua non avviene la cattura, la cattura avviene solo se la corrente, ma non più intensa di 0,2-0,3 nodi, proviene da poppa. Descrizione generica di una rete da traino Una rete ordinaria da strascico si compone di due lati ed un corpo centrale con un finale che la legge vuole formato di maglie di ampiezza minima 40 mm. Un lato misura all incirca 13 passi, la manica solo 12 passi. Si stima che l elevazione in altezza rispetto al fondale non vada oltre mt0,80, l attrezzo necessita di utilizzare due divergenti ed il calamo dei cavi d acciaio è in rapporto 3 a 1. La lima dei piombi è cedevole rispetto alla rete di lavoro, mentre la lima dei galleggianti risulta di pari lunghezza. I motopesca che utilizzano attrezzi delle citate dimensioni misurano circa 15 mt lft e hanno una potenza motore di circa Hp 300. Perché il tartarune non può essere considerato rete da traino 1) nessuna rete da traino radente il fondale può avere la linea dei piombi in pari con la rete di lavoro, altrimenti la lima dei piombi si attorciglierebbe su se stessa per poi coinvolgere la rete di lavoro in un groviglio totale. 2) Il tartarune risulta come dimensioni almeno 100 volte più grande della citata rete da traino in utilizzo nel bacino delle Egadi dai motopesca con 300 Hp di potenza, ingloba una massa d acqua pari a 1000 volte la massa che dà opposizione ad ogni rete detta a strascico. Pensare di trainare un tartarune, solitamente utilizzato da barche con potenza media di 30-40 Hp è pressoché impossibile; sarebbe necessario utilizzare come motopesca un traghetto del tipo Caremar, e comunque l effetto traina ridurrebbe l attrezzo da pesca in un groviglio senza forma.

Ricordiamo inoltre che, oltre che impossibile, trainare un tartarune sarebbe inutile perché diverso è il principio di cattura, come sopra dettagliatamente spiegato. Sottolineiamo che, come si evince dalla descrizione della messa in opera, la barca resta totalmente ferma durante la fase di cattura e che l attrezzo non esercita nessuna azione sul fondale, tranne toccarlo al momento della cala. Riguardo alle specie interessate non è possibile con il descritto attrezzo catturare bianchetto (Sardina pilchardus) o rossetto (Aphia minuta). Perché si possa catturare bianchetto o rossetto si utilizza un altro attrezzo impropriamente definito tartarune, ma è tutt altra cosa ed uno esclude l altro. Perché il tartarune non può essere considerato rete da circuizione 1) La lima dei piombi e dei galleggianti in ogni rete da circuizione risulta frenata (meno lunga) rispetto alla rete di lavoro, questo è l accorgimento che consente di dare profondità alla rete. 2) La rete di circuizione, con chiusura o senza, cattura il pescato o per imbrocco o, nel caso di chiusura, conducendo lo stesso verso un estremità terminale dell attrezzo; in ogni caso, circuito il pesce, esso non può fuoriuscire. Nel tartarune il pesce può fuoriuscire in qualsiasi momento in quanto le maglie sono di gran lunga più ampie della dimensione di un esemplare di pesce; anche quando si trova già dentro il telo, basta la presenza di una tracina all interno perché fuoriesca tutto. E comunque una parte rimane sempre aperta, basta pensare ai due cavi utilizzati per capire che il pesce non necessita di essere completamente circondato. Il tartarune, indipendentemente dalle considerazioni e dalle certe, ai loro occhi, classificazioni dei ricercatori, risulta strumento incomprensibile; di fatto è una sofisticata bilancia da nave classificabile solo come rete speciale. Ecosostenibilità del sistema multiplo della piccola pesca costiera Il sistema del multiplo, cioè la roteazione degli attrezzi di pesca a seconda dell offerta alla cattura delle specie ittiche presenti nelle Egadi, a memoria di tutti, ha visto nel tartarune l attrezzo principe nei mesi freddi dell anno. Esso ha consentito di diversificare lo sforzo di pesca non insistendo solo sulle specie bentoniche e demersali. L equilibrio raggiunto con gli automatismi stagionali ha fatto sì che alla presente data il problema dei pescatori risulta la vendita dei prodotti della pesca, non la cattura; questo lascia pensare che le risorse ittiche siano rinnovabili. Venendo meno l attrezzo principe in uso a Favignana, rimangono in uso il tremaglio e le reti da imbrocco per cui lo sforzo di pesca si carica su poche specie di sparidi, scorpedini, labridi, con intuibile depauperamento delle stesse. Si va quindi in controtendenza rispetto all enunciazione di principio che vuole il ripopolamento.

Così facendo, poiché nessuno intende fare nel futuro prossimo couscous con una confezione di surgelati That s amore Findus, si chiede che si istituisca un anno sperimentale di pesca con il tartarune per verificare: - se il tartarune sia strumento di pesca a traino; - se per cicirello si intenda un miscuglio di specie ittiche giovanili; - se l azione del tartarune sul fondale crei pregiudizio all ambiente bentonico. Si chiede inoltre che l eventuale progetto di ricerca scientifica sia affidato a istituto non nazionale ( a garanzia della correttezza) e attuato alla presenza di rappresentanti del mondo ambientalista. Vista la complessità della tematica, a fronte di un Vostro riscontro, ci impegnamo ad offrire ulteriori notizie, disegni e collaborazioni. Con fiducia, per l Assemblea dei Pescatori di Favignana Vincenzo Zabarino