RISPOSTE ALLE DOMANDE DEL CAPITOLO 3



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Linguistica generale, 2e Giovanni Gobber, Moreno Morani Copyright 2014 McGraw Hill Education (Italy) RISPOSTE ALLE DOMANDE DEL CAPITOLO 3 3.1. Come si distinguono i tre modi di analisi del suono in fonetica? I modi di analisi del suono sono tre: il percettivo, l'acustico e l'articolatorio. Possiamo ricondurre ciascuno di essi a uno dei tre fattori fondamentali della trasmissione del suono: il mittente, il destinatario e il corpo sonoro. L'analisi percettiva considera il punto di vista del destinatario: essa riguarda i meccanismi della sensibilità auditiva; essa considera la ricezione di un fenomeno acustico e la sua interpretazione come elemento linguistico. L'analisi acustica studia il corpo sonoro: essa analizza i fenomeni acustici in quanto sono fenomeni fisici. L'analisi articolatoria, infine, riguarda l'apparato della fonazione, e descrive la genesi dei suoni: il fenomeno sonoro è colto dal punto di vista del mittente. 3.2. Come si caratterizzano i quattro fattori acustici dell onda sonora e i rispettivi correlati auditivi? Un onda corrisponde a una compressione seguita da una depressione nell'atmosfera, dovute alla deformazione di un mezzo materiale. Nella descrizione di un'onda sonora intervengono quattro fattori fondamentali: ampiezza, frequenza, forma e durata. L'ampiezza dell'oscillazione dipende dalla pressione esercitata: essa diminuisce man mano che l'onda si allontana dalla sorgente del movimento; la frequenza dell'onda è il numero di vibrazioni (ogni vibrazione ha una fase di compressione e una di depressione) prodotte in una data unità di tempo. Occorre qui introdurre il concetto di frequenza fondamentale. Per spiegare questa nozione, si deve tener presente che la maggior parte delle onde si compone di più vibrazioni: quando un corpo o una massa d aria vibra, vibrano tutte le sue parti. Se la vibrazione è periodica, ciascuna delle due metà di un corpo sonoro vibra a velocità doppia rispetto all intero corpo e un quarto del corpo vibra a una velocità quadrupla. La vibrazione del corpo intero dà luogo alla frequenza fondamentale: è la frequenza di ripetizione dell onda complessa originaria. Le vibrazioni delle parti hanno frequenze multiple della fondamentale e sono chiamate armoniche. Ogni onda complessa periodica è la sintesi della fondamentale e delle armoniche: esempi tipici sono le onde corrispondenti a una nota musicale. Se invece sono assenti i rapporti aritmetici fra la componente fondamentale e le altre, l onda complessa è detta non periodica e corrisponde a un rumore. In un onda complessa, la fondamentale determina la frequenza dell onda. Il numero e la forza delle armoniche determinano la forma dell onda. Il quarto fattore da considerare è la durata della vibrazione ondulatoria, che si trasferisce nella durata del suono. I quattro fattori fisici sono interpretati dall'orecchio umano come fattori del fenomeno acustico: all'ampiezza dell'onda corrisponde l'intensità del suono; alla frequenza corrisponde l'altezza; la durata della vibrazione ondulatoria si trasferisce nella durata del suono; infine, la forma dell'onda si correla al timbro. La tabella seguente riassume le corrispondenze tra fattori fisici e fattori acustici:

Onda sonora (fenomeno fisico) Ampiezza Frequenza Forma Durata Suono (fenomeno nervoso auditivo) Intensità Altezza Timbro Durata 3.3. Quali sono i fattori fondamentali delle differenze timbriche e come si possono impiegare per classificare i suoni? Le differenze timbriche sono fondamentali in lingue come l'italiano, linglese e le altre lingue d'europa: p.es. [a], [i], [u] e le altre vocali si differenziano anzitutto per il timbro; lo stesso vale per [b], [g], [d] e così via. I fattori fondamentali delle differenze timbriche sono quattro: il luogo di articolazione, il modo di articolazione, il meccanismo laringeo, la tensione o la rilassatezza dei muscoli del risuonatore (tendenzialmente, un occlusiva sorda è tesa, una sonora è rilassata). 1) Il luogo di articolazione è il punto in cui si crea un ostacolo all'uscita dell'aria; a seconda della parte interessata si hanno bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari, prepalatali (o postalveolari), palatali e post palatali, velari, uvulari, laringali. 2) Il meccanismo laringeo, quando è operativo, dà luogo a suoni sonori. Quando non è operativo, dà luogo a suoni sordi. La sonorità è spontanea nelle vocali e nelle continue non fricative (liquide, nasali, approssimanti). Le occlusive e le fricative si articolano spontaneamente come sorde; per attivare il meccanismo laringeo è richiesto un maggiore sforzo articolatorio. 3) Per il modo di articolazione distinguiamo suoni a ostacolo totale, parziale, nullo e suoni con risonanza nasale: a. se l'ostacolo è totale vi sono suoni occlusivi, come [p], [t], [b], [d]; b. se l'ostacolo è parziale vi sono suoni continui; sono suddivisi in: fricativi, detti anche spiranti, come [f], [s], [v]; liquidi, che si classificano in vibranti come [r], laterali come [l] e approssimanti; questi ultimi sono suoni intermedi tra le consonanti fricative e le vocali e sono rappresentanti, per esempio, dalle semiconsonanti [j] e [w]; c. se l'ostacolo è nullo si hanno le vocali, o vocoidi; d. nel modo di articolazione delle nasali, il velo palatale è alzato; la cavità orale è chiusa e l'aria esce dalle fosse nasali. Consideriamo ora l'articolazione delle vocali. Nei suoni vocalici il luogo di articolazione si configura come grado e direzione d innalzamento della lingua verso il palato. Inoltre, si tiene conto dell arrotondamento (o labializzazione) e del grado di apertura delle labbra. Per il grado di innalzamento della lingua (verso il palato) si distinguono vocali basse con grado minimo di innalzamento come la [a], e vocali alte come [i] e [u]. Il secondo fattore è la labializzazione: si distinguono vocali arrotondate (o labializzate), come [o], [u], e vocali non arrotondate (o non labializzate), come [e], [i]. Il terzo fattore è la direzione dell innalzamento della lingua; se si innalza verso il palato la parte anteriore, si ha la serie delle vocali anteriori (o palatalizzate) [ε], [e], [i]; se a innalzarsi è la parte posteriore, si ha la serie delle vocali posteriori (o velari) [_], [o], [u]. Se il velo palatale viene teso, si ha l apertura delle fosse nasali e le vocali sono articolate con risonanza nasale. Vi sono vocali nasali p.es. nel francese, nel portoghese e nel polacco. 3.4. Precisa la differenza tra la durata misurabile e la durata funzionale dei suoni.

La durata misurabile è determinata da proprietà fisiche del suono: di solito, una [s] semplice è più lunga di una [t] e di una [d]; una [b] è più lunga di una [p]; anche la durata delle vocali è diversa: per esempio, una [i] è più breve di una [e], una [u] è più breve di una [o]. In inglese, la vocale di hat è più lunga della vocale di beat. Inoltre, una vocale è più lunga davanti a una [s] o a una [v] che davanti a [p] o a [t]. Le differenze di durata possono servire per distinguere parole o forme di parola: p.es. fato e fatto si distinguono anche perché nel secondo caso la [t] è lunga (la lunghezza è registrata nella scrittura dalla grafia doppia <tt>). Altri esempi: anelo (da anelare) e anello, caro e carro ecc. In questi casi la durata è funzionale, cioè è sfruttata per distinguere significati. Anche la differenza di quantità delle vocali (brevi oppure lunghe) è funzionale: in ungherese kerek rotondo si distingue da kérek (io) chiedo e da kerék ruota. Di solito, però, le vocali lunghe si distinguono dalle brevi anche per il timbro e per la tensione dei muscoli del risuonatore: p.es. le vocali lunghe delle parole inglesi sheep e beat hanno timbro diverso rispetto alle vocali brevi di ship e di bit, che per articolarsi esigono minore sforzo muscolare. 3.5. Perché lo studioso di fonetica può nutrire riserve sulla validità della segmentazione del continuum fonico? L uso di articolare presuppone già l idea del suono come catena di segmenti. Peraltro, nella realtà del parlato i suoni non sono come anelli di una catena; non hanno confini precisi, non sono realtà discrete, bensì momenti di un continuum fonico. I movimenti impiegati per produrre una vocale o una consonante non si sovrappongono perfettamente: in parte si distribuiscono sul suono che precede o che segue. 3.6. Quando un opposizione fonica è anche fonologica? Come si può definire il fonema partendo dall opposizione fonologica? Un'opposizione fonica è fonologica quando è pertinente, ossia quando serve per distinguere parole. Il procedimento per rilevare i fonemi si può riassumere nei passi seguenti: le opposizioni foniche sono date dalle differenze tra foni; entro le opposizioni foniche, vi sono opposizioni pertinenti, ossia capaci di distinguere unità della prima articolazione; le opposizioni foniche pertinenti sono chiamate opposizioni fonologiche; gli estremi di una opposizione fonologica sono chiamate unità fonologiche; le unità fonologiche sono semplici o complesse, ossia suscettibili di ulteriore segmentazione, la quale dà luogo a unità semplici; le unità fonologiche semplici ossia non ulteriormente segmentabili in unità fonologiche sono chiamate fonemi. 3.7. Illustra, con esempi, la differenza tra una variante libera e una variante legata (o combinatoria). Sono varianti due foni che realizzano il medesimo fonema. Le varianti sono libere se possono comparire nella stessa sede e sono dunque sostituibili vicendevolmente. Le varianti sono legate se la sostituzione non è consentita, perché la scelta della variante è determinata dal contesto fonetico. Per esempio, [c] mediopalatale e [k] postpalatale sono varianti legate perché le vocali

anteriori [e] e [i] sono precedute da [c] (p.es. in chinotto, ochetta), mentre le vocali posteriori [o] e [u] e la vocale [a] sono precedute da [k] (caro, coro, cura). 3.8 Che cosa si intende per coppia minima? Fanno coppia minima due parole come pena e lena, oppure bere e pere, che fonologicamente differiscono solo per un fonema nella stessa sede. Lo studioso si serve di coppie minime per scoprire l'inventario dei fonemi di una lingua. 3.9. In che senso il fonema si può considerare un fascio di tratti distintivi? In fonologia contano solo le differenze pertinenti (ossia, che instaurano un'opposizione fonologica). Ad esempio, il fonema /p/ dell'italiano è la somma dei suoi tratti distintivi: non di tutte le caratteristiche del fono, ma soltanto di quelle che in italiano servono per opporre /p/ ad altri fonemi. 3.10. Che cos è una correlazione e qual è il suo ruolo secondo Nikolaj Sergeevič Trubeckoj? Per correlazione si intende una serie di coppie correlative i cui estremi si oppongono per lo stesso tratto, detto marca di correlazione. Una coppia correlativa è un'opposizione fonologica privativa, bilaterale e proporzionale. Privativa è un'opposizione i cui estremi si oppongono per la presenza o per l'assenza di un tratto; bilaterale è un'opposizione che non condivide la base di comparazione con alcuna altra opposizione (base di comparazione è detto il contenuto fonologico comune agli estremi della coppia oppositiva); proporzionale è un'opposizione nella quale il tipo di opposizione fra gli estremi caratterizza anche gli estremi di altre opposizioni fonologiche. Per Trubeckoj, le correlazioni costituiscono il nucleo organizzativo di un sistema fonologico. La correlazione, in altre parole, è l'ossatura del sistema fonologico e le opposizioni fonologiche che hanno il maggior rendimento funzionale (cioè sono quelle fondamentali per far funzionare il sistema delle differenze fonologiche) si costituiscono come parti di una correlazione. 3.11. Qual è il presupposto del binarismo in fonologia? Jakobson (teorico del binarismo) concepisce l'opposizione fonologica come una scelta binaria: la presenza oppure l'assenza di un tratto caratterizzano gli estremi della coppia oppositiva. Tutti gli altri tipi di opposizione introdotti nel modello di Trubeckoj sono ridotti a un fascio di scelte binarie. Questo fascio viene poi rappresentato in forma di matrice dei tratti. Ogni fonema è determinato dalle informazioni racchiuse nella rispettiva matrice. Vi è qui una somiglianza con il calcolo binario, che è alla base dei linguaggi di programmazione (il segno positivo della matrice di tratti corrisponde al simbolo 1, il segno negativo corrisponde a 0). 3.12. In che senso è possibile considerare il fonema una categoria astratta? Che cosa sono gli allofoni? Gli allofoni sono i foni che realizzano un fonema: in italiano, [r], [R] o sono realizzazioni diverse del fonema /r/. In questa prospettiva, si può considerare il fonema come una classe di allofoni. Per esempio, il fonema /r/ dell'italiano costituisce un abbreviazione dell informazione seguente: [r], [R] o. In italiano, la scelta tra questi allofoni è libera.

3.13. Che cosa sono gli allofoni? Sono chiamati allofoni i foni che realizzano un medesimo fonema. Più precisamente, il termine indica la relazione che lega un fono a un altro entro la medesima classe di realizzazioni di un fonema. Così, per esempio, in italiano [R] uvulare e [r] alveolare sono allofoni in quanto realizzano il medesimo fonema /r/. Vi sono allofoni liberi, cioè tali che si possono sostituire a vicenda in qualsiasi contesto (p.es. [R] e [r] in italiano sono di questo tipo). Vi sono poi allofoni combinatori (o legati), la scelta dei quali dipende cioè dal contesto fonetico (p.es. nella parola stentato la fricativa sorda [s] è selezionata dalla sorda [t] che segue; invece, in sdentato la fricativa sonora [z] è selezionata dalla consonante sonora [d] che segue). 3.14. Che cosa si intende nel generativismo per regola fonologica? Nella fonologia generativa si impiegano regole che descrivono la rappresentazione fonetica delle unità morfologiche (p.es. il plurale di amico è determinato da una particolare regola, che stabilisce la sostituzione dell'occlusiva con un'affricata quando la desinenza è [i]). Di particolare importanza sono le regole sugli allofoni di posizione: esse rappresentano la scelta dell'allofono compatibile con il contesto fonologico, cioè con i segmenti che precedono o seguono il punto in cui si colloca la realizzazione di un dato fonema. Una regola fonologica di questo tipo ha la forma generale seguente: A B / Y, cioè A diventa B nel seguente contesto: prima di Y. La barra obliqua separa l informazione sul processo dall informazione sul contesto entro il quale avviene il processo. Per esempio, in spagnolo le occlusive sonore diventano fricative sonore in posizione intervocalica. 3.15. Descrivi la struttura della sillaba, precisando il rapporto fra l attacco e la rima e, all interno di quest ultima, fra il nucleo e la coda. Fornisci esempi che illustrino i diversi tipi di sillaba dell italiano. (In seguito si usano simboli grafici; per semplicità non si indicano i simboli fonetici). Nella struttura della sillaba si trovano: a) un attacco. Può essere costituito da: una consonante: p.es. sera, stare; una approssimante (o semiconsonante): p.es. uovo iato, ieri, iosa, iuta; più di una consonante: p.es. prugna (pr : occlusiva + liquida), spruzzare (spr : fricativa + occlusiva + liquida); una o più consonanti con una approssimante (cioè le semiconsonanti dei nessi uo / ua e ià / iò: p.es. fuoco, fiato, spiare, striato). L attacco può mancare: p.es. amare, ecco, equo, inizio, orto, osare, udire; b) una rima, che si può ramificare in: un nucleo, che può avere solo una vocale: se ra, sta re, stria to, a mo ecc.; una coda, che può avere una semivocale o una consonante; nell esempio seguente (inventato e scherzoso) la coda è indicata dai simboli grafici in corsivo: Ec co dis se il pol lo Tor no nel for no per cau sa del ven to Una sillaba senza coda è detta sillaba aperta (o libera); p.es. re go la ri tà ha tutte le sillabe aperte. Una sillaba con la coda è detta sillaba chiusa (o implicata): p.es. rin cor sa ha le prime due sillabe chiuse e l ultima è aperta.

Non tutte le consonanti possono trovarsi in coda. Per esempio, il gruppo occlusiva + liquida (che tradizionalmente era detto in latino muta cum liquida muta con liquida perché le occlusive erano chiamate consonanti mute ) si può trovare solo in attacco di sillaba: pr (aprire), br (abrasivo), dr (padroni), tr (patroni), kr (acre), gr (agro) [pl, bl, tl, dl, kl, gl ]. Quindi, la prima consonante non chiude la sillaba che precede, ma fa corpo con la seconda (una liquida). 3.16. Quali rapporti si intravedono in fonologia prosodica tra la sillaba, il piede e la parola fonologica? Si riconosce nella struttura fonologica un'organizzazione simile a quella della sintassi, quale è rappresentata nella grammatica generativa. Come in sintassi, così in fonologia il costituente fondamentale legittima gli altri elementi del medesimo livello: il nucleo legittima la sillaba, la sillaba forte legittima il piede, il piede forte legittima la parola fonologica.