Relazione geologica e allegati

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Dipartimento di Studi Geologici e Ambientali Progetto di opera di sostegno al piede della frana e delle opere accessorie atte a limitare l'infiltrazione delle acque superficiali e a favorirne il loro allontanamento *********** Gruppo di lavoro Prof. Francesco Maria Guadagno Dott.ssa Paola Revellino Dott. Felice Pinto Dott. Gerardo Grelle Dott. Luigi Guerriero

In relazione alle opere da realizzarsi nella zona di accumulo del fenomeno di frana di Montaguto, si evidenziano nel seguito alcuni aspetti a carattere geologico e geologico- tecnico che si ritengono di particolare significato ai fini della progettazione delle opere di sistemazione. Anche in riferimento alle precedenti relazioni a carattere geologico [cfr: Relazione Geologica generale allegata al progetto Realizzazione delle opere di drenaggio delle acque superficiali e profonde della zona alta di frana e del Lago Maggiore Frana di Montaguto (AV), al progetto Realizzazione delle opere di drenaggio delle acque superficiali e profonde della zona medio-bassa di frana Frana di Montaguto (AV), ed al progetto Realizzazione di un canale per la deviazione delle acque del Rio Nocella della zona di frana verso il compluvio naturale in sinistra orografica della frana Frana di Montaguto (AV)] e alle documentazioni geologiche prodotte a seguito di indagini svolte nell'area della frana nelle varie fasi di studio, nelle quali si sono definite le condizioni dal punto di vista geologico, morfologico ed evolutivo del corpo di frana nel suo insieme, si ricorda preliminarmente che l'area del piede è stata oggetto di significativi movimenti di terra, specificatamente finalizzati a rendere percorribili i percorsi ferroviario e stradale, che ne hanno alterato le configurazioni topografiche e morfologiche nonché i caratteri evolutivi. In attesa, quindi, di opere che possano costituire soluzione definitiva ed a seguito di quanto realizzato nella zona di alimentazione del corpo di frana, finalizzato in particolare allo smaltimento ed alla captazione delle acque, si ritiene necessario migliorare le condizioni di stabilità nelle zone di accumulo. Nello specifico, gli indirizzi progettuali hanno previsto la possibilità di porre in opera strutture di sostegno a carattere transitorio che prevedano l utilizzo della tecnologia comunemente nota come ombrelli, elementi resistenti costituiti da travi in acciaio disposte a croce di Sant Andrea con ancoraggio centrale attraverso tiranti. Negli Allegati 1 e 2 sono riportate le ubicazioni e le stratigrafie delle indagini profonde realizzate nell'area, i cui risultati sono stati integrati con i rilievi, peraltro periodici, a carattere morfologico e geologico (cfr. Carta Geologica e Carta della Frana, Allegati 3 e 4 ). Inoltre, nelle interpretazioni hanno costituito ulteriore base conoscitiva comportamentale i rilevi topografici effettuati con tecnologia tradizionale ovvero di tipo Sar. È da evidenziare, inoltre, che il fenomeno di frana è da considerarsi a tutti gli effetti attivo, nel senso che le movimentazioni del corpo sono verificabili dalle periodiche misure 1

strumentali sia di superficie sia profonde. Va sottolineato che la parte che ha mostrato maggiore attività è quella del piede ove sono state svolte le dette movimentazioni di massa (Allegato 5). Nello specifico, le misure dimostrano che il settore denominato D (cfr: Bollettino sistema SAR di Montaguto del Centro di Competenza UNIFI-DST, ElleGi srl - LiSALab) nella zona prospiciente le dette linee di comunicazione ha mostrato condizioni di maggiore attività, con velocità di spostamento anche dell ordine del metro giorno, ed in funzione degli afflussi di acque meteoriche e dilavanti, a differenza del settore C dove i movimenti sono stati piuttosto limitati e a luoghi irrilevanti. Le sezioni degli Allegati 6 e 7 illustrano a varia scala gli assetti definibili nella zona d'intervento. In particolare, vengono presentate oltre che le condizioni geologiche ed i rapporti tra le formazioni, nella zona sostanzialmente semplici, anche i profili topografici del passato in confronto con quello attuale. Come già descritto nelle precedenti relazioni, costituisce ossatura della dorsalina, tracimata dai materiali di frana, la successione argilloso-arenacea della Formazione di Villamaina. In sovrapposizione sono presenti, nei vari settori, depositi eluvio colluviali ed alluvionali, riportati in modo indistinto, facenti comunque parte dei depositi della copertura del terrazzo più o meno stabilizzato del Torrente Cervaro. Completano il quadro geolitologico, i depositi del corpo di frana sovrapposti. Negli Allegati 6 e 7 vengono anche riportati in modo schematico i parametri geotecnici definiti sulla base di prove eseguite sia come da contratto dalla Inge s.r.l. sia come funzione di controllo dal laboratorio di Geologia - Tecnica dell'università del Sannio. Nell'Allegato 8 è evidenziata la specifica dei valori di riferimento distinti per singolo litotipo formazionale. Al fine della comprensione delle condizioni progettuali, si è quindi provveduto ad inserire nelle sezioni di riferimento la sagoma delle opere previste al fine di definire quote di fondazione secondo la posizione indicata. Come si può osservare, l'ipotesi di progetto riconduce a un livello di fondazione all'interno dell'accumulo di frana. Tale possibile soluzione fa riferimento alla condizione oramai definita di considerare l ammasso di frana su cui si snoda il percorso stradale sostanzialmente stabilizzato. In effetti, siffatta condizione è avvalorata dalla considerazione che, allo stato attuale, non sussistono evidenze strumentali, né tanto meno evidenze fisiche sui manufatti di recente realizzazione, di condizioni di movimento e/o di danneggiamento. 2

In realtà come è possibile anche definire dalle sezioni relative alle verifiche di stabilità (Allegato 9) nonché dalla cartografia di dettaglio (Allegato 5), e come anche in precedenza descritto, la zona di accumulo è soggetta a fenomenologie di instabilità a carattere di scorrimento roto-traslazionale, la cui superficie trova emersione proprio a monte del taglio stradale e alle spalle dell'opera di contenimento/contrasto da realizzarsi. Come dimostrano le verifiche di stabilità eseguite su sezioni rappresentative dell'aree di area D e C, le opere di contenimento/contrasto unitamente ad una adeguata risagumatura del versante, nonché al controllo delle pressioni interstiziali, inducono un significativo miglioramento della stabilità globale della specifica parte dell evento franoso, definendo condizioni di maggiore sicurezza del versante e ponendo i presupposti per l'esecuzione, nei tempi dovuti, delle opere definitive (Allegato 9). La realizzazione delle opere di stabilizzazione nella zona di piede consentirà, nel breve e medio periodo, oltre che riconformare morfo-topograficamente il piede della frana definendo angoli di versante compatibili con le caratteristiche di resistenza dei materiali di frana che necessariamente devono essere considerati in condizioni residue, anche la risistemazione idrogeologica del deflusso delle acque di superficie e di circolazione nell ammasso. Come infatti già definito ed espresso nelle relazioni geologiche richiamate in precedenza, il controllo e la regimazione delle acque, oltre ad evitare l instaurarsi di pressioni interstiziali, riduce gli effetti del rammollimento dei materiali argillosi. La contestuale realizzazione di opere di drenaggio superficiali ed epiprofonde, quali trincee drenanti, costituisce ulteriore, quindi, significativa condizione per raggiungere assetti più stabili. 3

ALLEGATI Allegato 1: Carta delle indagini zona piede Allegato 2: Stratigrafie dei sondaggi ubicati nell'area di piede Allegato 3: Carta geologica generale Allegato 4. Carta della frana Allegato 5: Carta morfologica delle aree instabili di piede Allegato 6: Sezioni geologico-tecniche con ubicazione delle opere Allegato 7: Sezioni geologico-tecniche con ubicazione delle opere Allegato 8: Parametri geotecnici di riferimento Allegato 9: Verifiche di stabilità orientative 4