IV.2 L ORLANDO FURIOSO (Vedi libro da pag. 901) Un poema lungo una vita: L Ariosto lavora all Orlando furioso sin dai primi anni del Cinquecento e ne porta a termine la terza e definitiva stesura l anno precedente alla morte. Il Furioso accompagna insomma il poeta, dalla maturità in poi, attraverso tutta la sua esistenza e costituisce per lui un gratificante contraltare alle noiose incombenze cortigiane. Nel 1507 un saggio dell opera (iniziata probabilmente qualche anno prima) è presentato dall autore a Isabella d Este Gonzaga; nel 1516, ultimata la prima stesura, esce la prima delle tre edizioni (tutte ferraresi), in quaranta canti. Inizia però abbastanza presto una revisione del poema (nel 1519 l Ariosto afferma in una lettera di volervi porre un poco di giunta ), che porta nel 1521 alla seconda edizione, pure in quaranta canti. La seconda edizione non presenta novità strutturali e tematiche di grande rilievo, ma interessa soprattutto per il lavoro di ripulitura linguistica, in senso toscano. Più radicale la nuova revisione cui si accinge il poeta e che porta alla terza edizione (1532). Qui si registra un ulteriore spinta nella direzione del toscano letterario; ma importantissimi sono anche gli interventi strutturali: i canti passano a quarantasei, con nuovi episodi, in virtù dei quali viene a collocarsi al centro del poema quello, fondamentale, della pazzia di Orlando. Persino dopo quest ultima edizione, ormai prossimo alla morte, continuò a rivedere la sua opera,apportandovi qualche modifica e anche qualche correzione (non pochi erano stati gli errori di stampa). La trama e i filoni principali: Nell elaborare il suo poema, l Ariosto si propone di continuare la storia raccontata dal Boiardo nell Orlando innamorato. È in realtà solo un autoironica professione di modestia, ma la vicenda prende comunque le mosse proprio da dove il Boiardo l aveva interrotta. 1
Angelica, bellissima figlia del re del Catai, era stata promessa da Carlo Magno a chi, tra Orlando e Rinaldo, si fosse meglio battuto nella gran battaglia contro i Mori. I cristiani sono però sconfitti, mentre Angelica approfitta delle ostilità per fuggire dalla tenda del vecchio Namo di Baviera (cui re Carlo l aveva affidata in custodia). La fuga di Angelica determina un vero scatenarsi di eventi, che s intrecciano l uno con l altro, venendo però sempre ben padroneggiati dalla mano invisibile del poeta. Tre sono i filoni essenziali dell opera, tutti esplicitati nel proemio: 1. le armi (motivo epico); 2. gli amori (motivo sentimentale); 3. la laude di Ruggiero e Bradamante, favolosi progenitori degli Estensi (motivo encomiastico). Esaminiamoli in tre distinti percorsi, osservando preliminarmente come un quarto motivo attraversi i tre precedenti, e cioè quello magico e fantastico. 1) Il motivo epico: È il grande tema della guerra tra i cristiani di Carlo Magno e i Mori condotti da Agramante (re d Africa) e Marsilio (re di Spagna). I cristiani, dopo la sconfitta nella battaglia campale, sono assediati a Parigi, anche perché diversi cavalieri (Rinaldo in primo luogo, ma lo seguirà Orlando) hanno abbandonato le armi per inseguire Angelica. Si distingue nell assedio il fiero Rodomonte che, penetrato a Parigi, fa strage di cristiani. Ma Rinaldo torna in Francia e guida i suoi alla vittoria: i Saraceni sono respinti dapprima ad Arli (Arles), poi addirittura in Africa. Nel tragitto la loro flotta è attaccata e vinta da quella cristiana. Cade persino Biserta, la capitale del regno d Africa. A Lipadusa (Lampedusa) c è una grande sfida: i saraceni Agramante, Gradasso e Sobrino si oppongono ai cristiani Orlando, Oliviero e Brandimarte. Quest ultimo è ucciso, ma viene vendicato da Orlando che uccide Agramante e Gradasso. La vittoria è ormai dei cristiani. Questo, sia pure per sommi capi, il percorso epico che attraversa il poema. Ma si può davvero parlare, per il Furioso, di un ispirazione epica? Solo in parte, poiché manca in realtà una vera partecipazione ideologica agli eventi che racconta: la differenza etnica e religiosa tra cristiani e Mori serve al poeta più che altro a inventare spunti narrativi e, soprattutto, a far notare come, in fin dei conti, gli uomini siano tutti uguali dinanzi alle proprie passioni e alle proprie debolezze. 2
Le due schiere, insomma, incarnano valori tutto sommato analoghi e resta una diversità più di forma che di sostanza: più nobili e sublimati nei cristiani, essi appaiono più naturali e istintivi nei Mori. 2) Il motivo sentimentale: È l amore il vero motore del poema. Tutto inizia, naturalmente, con la fuga di Angelica. La bella principessa del Catai, contesa da diversi cavalieri (da Orlando e Rinaldo in primo luogo, ma anche dai mori Sacripante e Ferraù, quindi dallo stesso Ruggiero) va incontro a molte avventure: tra l altro, viene catturata dai pirati dell isola di Ebuda (le britanniche Ebridi), che addirittura la offrono in pasto a un orca marina, dalla quale la salva Ruggiero. Finalmente incontra Medoro, un semplice soldato saraceno: lo trova ferito, se ne prende cura e se ne innamora. Consumate le nozze, lo conduce quindi con sé nel Catai. Intanto Orlando, per inseguirla, ha abbandonato Parigi assediata dai Mori, venendo così meno ai suoi doveri di paladino. Ha però modo di compiere mirabili imprese: uccide ad esempio il tiranno Cimosco (che slealmente secondo l etica cavalleresca si serve di un arma di fuoco), supera in valorosi duelli avversari saraceni, salva in due distinti episodi gli innamorati Isabella e Zerbino. Tra i canti XXIII e XXIV, proprio nel cuore del poema, avviene il decisivo episodio della follia di Orlando. Il paladino giunge in una selva: trova i nomi di Angelica e Medoro incisi sugli alberi e con cento nodi legati insieme; Orlando cerca di usar fraude a se medesmo, cioè di ingannarsi consapevolmente: ma trova conferma dell amore che si è consumato tra i due giovani dal pastore stesso che li ha ospitati. Impazzito d amore, Orando compie sconquassi: nudo, se ne va per il bosco estirpando alberi e travolgendo quanto gli capiti a tiro. In seguito incontra Angelica, non riconoscendola però come la donna delicatamente amata: in lui c è solo un istintività ferina; e quando, per l incantesimo dell anello, la donna scompare, Orlando nella sua follia ne segue la cavalla, parlandole e carezzandola come fosse una creatura umana. Tra le follie, è da ricordare quella forse più stupefacente: il passaggio a nuoto sino in Africa. Ma per fortuna il paladino Astolfo giunto sulla luna in groppa al favoloso ippogrifo, il cavallo alato con testa d aquila ricupera il perduto senno di Orlando, il quale può così contribuire al successo dell esercito cristiano. 3) Il motivo encomiastico: La lode degli Estensi è sviluppata dal poeta attraverso le figure dei due favolosi ca- 3
postipiti di quella stirpe: la cristiana Bradamante, sorella di Rinaldo, e il saraceno Ruggiero, destinati sì a sposarsi, ma attraverso mille peripezie. Ruggiero, una volta convertito al Cristianesimo e sposo di Bradamante, sarà destinato a morire per tradimento. Il motivo encomiastico è del tutto fuso nella materia narrativa del poema e s incrocia con i molti altri suoi temi e spunti. Va poi notato che l esigenza di lodare in qualche modo gli Estensi suoi protettori non vincola l Ariosto e, anzi, rimane sempre abbastanza ai margini della vera sostanza del racconto. Le tecniche dell intreccio: In realtà riassumere nei dettagli tutto il poema è impresa pressoché impossibile, tanti sono i fatti e i personaggi che s incrociano inesauribilmente sulla scena. La struttura stessa del racconto appare a prima vista disordinata, come se l autore si divertisse a distrarre il lettore dalla trama vera e finisse poi per perdersi in mille rivoli secondari. Ma l impressione è fallace. Il poeta tiene sempre bene in pugno la sua storia e perfeziona quella tecnica dell entrelacement. Di tanto in tanto l autore interviene di persona con le sue moralità (rapide battute sentenziose) e la sua inconfondibile ironia. Si può allora parlare, come ha fatto la critica, di una struttura policentrica del Furioso, nel senso che la trama tende a proliferare da più centri propagandosi in più direzioni. Ma ciò non toglie che il poeta sia davvero paragonabile all occhio di Dio che tutto vigila e tutto conosce. Il valore del Furioso: Si capisce allora, in questa prospettiva, quale sia il valore più profondo del poema ariostesco. I diversi personaggi e le diverse vicende non hanno mai una consistenza del tutto autonoma, ma sono parte di un insieme armonico che tende a riprodurre, come in un affresco grandioso, ma minuziosamente curato, l intera realtà del vita. Il titolo, il genere, le fonti, il metro: È il momento di approfondire ora alcuni aspetti più tecnici relativi al poema. Il titolo innanzi tutto. Nel Boiardo era avvenuta una piena fusione della materia carolingia (le armi, la difesa della patria e della religione) con quella arturiana (l amore e la magia). 4
Era anzi l amore a prendere il sopravvento e a farsi vero e proprio motore della storia. Comunque, già nel titolo, Orlando innamorato, si poteva leggere la storia del poema. L Ariosto va oltre: per la suggestione della tragedia Hercoles furens ( Ercole furioso ) del latino Seneca, chiama furioso, cioè pazzo, il suo Orlando. Come a dire che l amore sconvolge tanto la vita del glorioso paladino di Carlo Magno da anteporsi in lui a ogni altra cosa. Quanto alle fonti del poema ariostesco, spetta a un grande studioso di impostazione filologica, Pio Rajna, averle messe in rilievo in tutta la loro ampiezza. Non è qui possibile indicarle se non per sommi capi: è però notevole la compresenza dei più recenti modelli cavallereschi come il Boiardo, il Pulci e la tradizione dei cantari popolareggianti con quelli dell antichità, come i poemi omerici, soprattutto l Eneide di Virgilio (cui si ispirano direttamente molti episodi), la Tebaide di Stazio. Ma ci sono anche apporti non epici, come le Metamorfosi di Ovidio e, per citarne uno davvero sorprendente, il Milione di Marco Polo. L inesauribile fantasia dell Ariosto appare insomma stimolata e sorretta anche dalla sua raffinata cultura letteraria (è davvero incessante l intrecciarsi di riferimenti ad autori latini e volgari). Una parola infine sul metro. L ottava dell Ariosto è, in apparenza, la stessa del Boiardo e dei cantari: un efficace strumento narrativo. Ma in realtà l autore del Furioso riesce a trovare una naturalezza e un armonia espressiva che non hanno confronti. Giocando, nell ambito della strofa, su un delicato equilibrio di pesi e contrappesi ritmici e sintattici, il poeta riesce a dare l impressione di un discorso che fluisce senza fatica, in scioltezza. 5