VITI DI COLLEGAMENTO (filettatura metrica ISO) Le viti di collegamento sono costituite da due parti: lo stelo, che può essere totalmente o parzialmente filettato; la testa che può assumere forme varie. Le viti possono essere passanti: si usa quando è possibile praticare un foro passante su entrambi i pezzi da montare Si parla in questo caso di bullone mordenti: si usa quando è possibile praticare un foro su uno soltanto degli elementi da collegare prigioniere: si usa quando non è possibile utilizzare i due casi precedenti (es. ad esempio perché il metallo su cui va la madrevite non è sufficientemente resistente per sopportare eventuali smontaggi e rimontaggi della vite senza rovinare la filettatura).
Il collegamento viene effettuato avvitando la vite nella sua sede filettata, detta madrevite, che può essere il dado (per le viti passanti e per il lato gambo delle viti prigioniere) o un foro filettato ricavato direttamente nel particolare meccanico da collegare (per le viti mordenti e per il lato radice delle viti prigioniere). La coppia di avvitamento, detta coppia di serraggio (Mserr), viene esercitata sulla testa della vite con una chiave (dinamometrica o di manovra), ed induce nello stelo della vite una forza assiale di trazione detta carico di serraggio (Nserr) che comprime tra loro gli elementi da collegare. Tipologia dei collegamenti Unioni a trazione La vite è soggetta contemporaneamente sia all'azione del carico assiale F applicato in esercizio, sia all'azione del carico di serraggio Nserr. Se Nserr non è noto, si progetta/verifica solo con F e si terrà conto dell'approssimazione introdotta aumentando il coefficiente di sicurezza (es. Ksn =3-4) nel progetto Unioni ad attrito F z viti Sr = σ am Sr = σ max σ am F z viti σ am Se i due elementi da collegare sono soggetti ad un carico trasversale T che tende a farli scorrere l'uno sull'altro, il carico di serraggio Nserr deve produrre una forza di attrito (Fattr) sufficiente ad impedire tale scorrimento. Questo carico di serraggio Nserr sollecita lo stelo a trazione (N.B. se dovesse venir meno questa forza, lo stelo della vite sarebbe sollecitato a flessione e taglio). Nelle unioni ad attrito deve essere soddisfatta la condizione: F attr = z viti fn serr T F z viti Sr σ am f = coefficiente di attrito radente tra le superfici in contatto Al limite si ha: N serr min = T z viti f ; dalla tabella si determina il tipo di vite poi si dimensiona il bullone a trazione determina il tipo di vite da utilizzare N serr z viti Sr = σ am Sr = N serr z viti σ am e dalla tabella si Unioni a taglio Queste unioni sono realizzate mediante viti passanti che hanno lo stelo calibrato e che vengono inseriti in fori anch'essi calibrati. Sono quindi da progettare/verificare a taglio: T τ max = 4 τ 3 z viti As am A s = 4 3 T A z viti τ s = πd2 d = am 4 4A s π
N.B. La σam si ricava scegliendo una delle dieci classi di resistenza degli acciai per viti (UNI EN 20898/1 3.6-4.6-5.6-5.8-6.8-8.8-9.8-10.9-12.9). Dalla classe di resistenza scelta si ricava Rm moltiplicando il primo numero per 100; REH moltiplicando tra loro i due numeri e poi ancora per 10; il coefficiente di sicurezza è quello statico
DI SICUREZZA RIGIDI - a manicotto - a gusci - a disco - a flange - idraulici GIUNTI ELASTICI E SEMIELASTICI - periflex - Heli Cal - a pioli (Pomini) ARTICOLATI - Oldam -Cardanici
Progetto Si ricava il diametro d dell albero (a flessotorsione se si conoscono le distanze tra giunto e cuscinetti; a torsione se non si conoscono; in questo caso il coefficiente di sicurezza è comunque 3K); quindi si considera la cava della linguetta per cui d = d + t1 (quando prevista). In funzione del diametro d, utilizzando le tabelle, si ricavano le principali dimensioni dei giunti giunti rigidi a gusci giunti rigidi a disco
giunto elastico a pioli
giunto a collare periflex giunto flessibile Heli Cal
giunto cardanico