CORSO DI CORPORATE GOVERNANCE A.A

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Transcript:

CORSO DI CORPORATE GOVERNANCE A.A.2012-2013 D.Lgs. 231 / 2001 La responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato Prof. Alberto Nobolo 1

FINALITA DEL D.LGS.231/2011 PREVENZIONE. Incentivare l autoregolazione per la prevenzione del rischio-reato (Modelli) PUNIRE la criminalità del profitto Prof. Alberto Nobolo 2

Responsabilità amministrativa da reato (in aggiunta alla responsabilità della persona fisica) - Processo penale - Pubblico Ministero = autorità competente a contestare l illecito - Giudice Penale = autorità competente ad irrogare sanzioni Prof. Alberto Nobolo 3

Le fasi del processo penale Soggetto Fase Provvedimento P.M. G.I.P. G.U.P. GIUDICE Notizia di reato su P.f. o Società Indagini Archiviazione o esercizio dell azione penale Predibattimento, misure riparatorie Processo Sentenza - Misure cautelari Sanzioni interdittive Sequestro - Procedimento Cautelare GIP Tribunale riesame Cassazione Prof. Alberto Nobolo 4

DESTINATARI : - tutti gli Enti forniti di personalità giuridica (soc. di persone, soc. di capitali, soc.coop., associazioni, enti pubblici economici, enti privati concessionari di un pubblico servizio) - società e associazioni prive di personalità giuridica Prof. Alberto Nobolo 5

SOGGETTI ESCLUSI cd «ZONA FRANCA» : - Stato - Enti pubblici territoriali - Enti pubblici non economici - Enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale Prof. Alberto Nobolo 6

SOGGETTI ESCLUSI cd «ZONA D OMBRA» : - Aziende ospedaliere - Istituti di assistenza - Scuole e università pubbliche - Ordini e collegi professionali -A.C.I., C.R.I. Prof. Alberto Nobolo 7

PRINCIPALI TIPOLOGIE DI REATO da cui deriva la responsabilità dell Ente: 1) Reati commessi nei confronti della P.A. 1.1 Indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato, di altro ente pubblico o dalle Comunità europee 1.2 Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico 1.3 Truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche 1.4 Concussione 1.5 Corruzione 2) Delitti Informatici e trattamento illecito di dati 3) Delitti contro l Industria e il Commercio Prof. Alberto Nobolo 8

PRINCIPALI TIPOLOGIE DI REATO da cui deriva la responsabilità dell Ente: 4) Reati societari Prof. Alberto Nobolo 9

PRINCIPALI TIPOLOGIE DI REATO da cui deriva la responsabilità dell Ente: 5) Delitti di abuso di mercato (c.d. market abuse) 6 ) Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza del lavoro Prof. Alberto Nobolo 10

PRESUPPOSTI DI ATTRIBUZIONE della responsabilità all Ente: CRITERI OGGETTIVI : Il reato deve essere commesso: 1) nell INTERESSE (ex ante) o nel VANTAGGIO (ex post) dell Ente 2) da soggetti APICALI * o da SOTTOPOSTI alla direzione o vigilanza di soggetti apicali * Che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione Prof. Alberto Nobolo 11

PRESUPPOSTI DI ATTRIBUZIONE della responsabilità all Ente: CRITERI SOGGETTIVI : - VOLONTA CRIMINOSA della società o colpevole inerzia della stessa di fronte a prevedibili episodi criminosi commessi al suo interno - COLPA IN ORGANIZZAZIONE Prof. Alberto Nobolo 12

SANZIONI: - Persone fisiche (amministratori, componenti Collegio Sindacale) SANZIONI PENALI - Enti SANZIONI AMMINISTRATIVE quali - pecuniarie - interdittive - confisca - pubblicazione della sentenza di condanna Prof. Alberto Nobolo 13

ESIMENTE DELLA RESPONSABILITA AMMINISTRATIVA La riduzione del rischio è perseguibile tramite l adozione di un Modello di organizzazione gestione e controllo (Modello) e l attuazione dei principi in esso contenuti ADOZIONE FACOLTATIVA Prof. Alberto Nobolo 14

ESIMENTE DELLA RESPONSABILITA AMMINISTRATIVA IN VIA PREVENTIVA = esenzione di responsabilità dell Ente POST FATTO (pre condanna) = esenzione da applicazione di sanzioni interdittive e riduzione sanzione pecuniaria POST CONDANNA = richiesta conversione sanzioni interdittive in sanzioni pecuniarie Prof. Alberto Nobolo 15

Cosa deve fare l Ente??? Adozione del Modello Organismo di Vigilanza Attuazione del Modello Prof. Alberto Nobolo 16

Cosa deve fare l Ente??? Adozione del Modello: - Analisi dei processi esposti al rischio di irregolarità - Valutazione rischi - Identificazione carenze del sistema di controllo interno - Redazione e approvazione del Modello - Redazione e approvazione del Codice Etico Prof. Alberto Nobolo 17

Cosa deve fare l Ente??? Organismo di Vigilanza: - Composizione e requisiti - Valutazione e selezione candidati - Nomina - Redazione del regolamento - Definizione di un budget Prof. Alberto Nobolo 18

Cosa deve fare l Ente??? Attuazione del modello: - Analisi e revisione dei protocolli di controllo - Comunicazione interna ed esterna - Formazione - Sistema disciplinare Prof. Alberto Nobolo 19

Modello organizzativo: è un «complesso di regole, strumenti e condotte funzionali a dotare l Ente: - di un efficace sistema organizzativo e di gestione; - idoneo ad individuare e prevenire le condotte penalmente rilevanti poste in essere dall Ente stesso o dai soggetti addetti alla sua direzione e/o vigilanza. Prof. Alberto Nobolo 20

Linee guida per la costruzione di un modello (art.7 secondo comma) Il modello deve essere IDONEO ED EFFETTIVO ed in grado di: - individuare le attività - prevedere specifici controlli - individuare le modalità di gestione delle risorse finanziarie - prevedere obblighi di informazione - introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate dal modello Prof. Alberto Nobolo 21

Linee guida per la costruzione di un modello (art.7 secondo comma) - la struttura del modello può essere distinta in una parte generale ed in una parte speciale - il contenuto si compone di tre elementi essenziali: Codice etico Regole comportamentali Sistema disciplinare Prof. Alberto Nobolo 22

Prof. Alberto Nobolo 23

Elementi per l implementazione di un Modello Risk self Assessment Individuazione delle attività aziendali nell ambito delle quali, potenzialmente, potrebbe essere commesso uno dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 Sistema di deleghe e procure Attribuzione di deleghe e procure al fine di garantire il rispetto dei principi di segregazione delle funzioni, indipendenza e autonomia nella gestione Prof. Alberto Nobolo 24

Elementi per l implementazione di un Modello Organizzazione e sistema procedurale Organigramma aziendale Procedure operative poste a presidio dei diversi processi Job description Sistema disciplinare Tracciabilità e documentabilità delle operazioni Flussi informativi Prof. Alberto Nobolo 25

Elementi per l implementazione di un Modello Codice Etico Adozione di un codice etico che vincoli tutti i collaboratori interni ed esterni al rispetto dei principi di controllo e comportamento definiti dalla Società Organismo di Vigilanza Nomina di un OdV che rifletta le caratteristiche previste dal Decreto e dalle best practice e dalla giurisprudenza in materia Prof. Alberto Nobolo 26

Organismo di Vigilanza Compiti - Vigilare sull osservanza del modello, sull efficacia del funzionamento dello stesso e la sua effettiva effettuazione - Proporne l aggiornamento Requisiti - Autonomia ed indipendenza da organi societari e da altri organi di controllo - Professionalità, onorabilità, continuità di azione e della competenza necessaria Prof. Alberto Nobolo 27

Organismo di Vigilanza Componenti Componenti del C.d.A. e membri del Comitato per il Controllo Interno Presenza di A. Indipendenti Comitato per il Controllo interno = OdV se composto solo da amministratori non esecutivi ed indipendenti (linee guida Confindustria MA soluzione che non garantisce l indipendenza se alcuni membri del Comitato fossero amministratori e pertanto soggetti all OdV) Prof. Alberto Nobolo 28

Organismo di Vigilanza Componenti Il preposto al controllo interno o il RIA possono essere nominati quali componenti dell OdV No membri del Collegio Sindacale in quanto «soggetti propri» di alcuni reati societari e rivestono una «posizione di garanzia» Prof. Alberto Nobolo 29