STILI POMPEIANI STILI POMPEIANI



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1 di 5 26/01/2011 16.13 architettura pubblica STILI POMPEIANI Le pitture pompeiane erano eseguite nella tecnica dell affresco, esattamente come prescrive Vitruvio nel suo De architectura. I toni caldi si giustificano per l aggiunta ai colori di terre grasse colorate ( boli ). La loro esecuzione era preceduta da disegni preparatori eseguiti nell intonaco a linee graffite o dipinte con rosso ( sinopie ). Dopo l esecuzione dei dipinti le pareti venivano tirate a specchio con rulli e passate di mano intrise di grasso ( bruniture ), fatto che giustifica la frequente presenza nelle pareti dipinte di impronte digitali, visibili a luce radente. Le maestranze erano composte dal maestro-progettista ( redemptor ), da pittori di fondali ( parietarii), pittori di figure ( imaginarii ) ed aiutanti di bottega, utilizzati per impastare la calce etc. Le decorazioni, che generalmente restano anonime, fanno supporre un ampio utilizzo di repertori figurati ( cartoni ). I colori standard furono per lo più terre colorate. Il rosso e il giallo erano ocre, il verde era una terra verde ; il bianco era un carbonato di calcio derivato dal gesso; il celeste ( coeruleum ) era una miscela ottenuta artificialmente; il nero ( atramentum ) era composto da carbone o feccia di vino bruciata e mischiati con glutine. Il colore più diffuso era il rosso cinabro, famoso come rosso pompeiano. A Pompei sono state riconosciute dallo studioso tedesco August Mau (1840-1909) quattro mode decorative, meglio note come i quattro stili pompeiani. Il primo stile Il primo stile è detto anche stile ad incrostazione o architettonico perché la decorazione pittorica si propone di imitare i preziosi rivestimenti marmorei dei palazzi dei principi ellenistici. Non potendo disporre, per ovvi motivi economici, del più prezioso marmo, questo veniva imitato grazie allo stucco. Fig. 1, Casa di Sallustio, tablino, parete nord: decorazione in primo stile. La decorazione segue uno schema abbastanza preciso (fig. 1): uno zoccolo, alto circa 60-70 cm., cui seguono delle grandi lastre di forma rettangolare disposte verticalmente o orizzontalmente (detti ortostàti). Al di sopra degli ortostati corre in genere una fascia di separazione con la zona mediana, talvolta sormontata da una cornice leggermente rilevata, sulla quale poggia una seconda serie di lastre rettangolari, più piccole e disposte orizzontalmente (dette bugne), che si caratterizzano per una vivace policromia. Al di sopra della fascia a bugnato corrono una seconda fascia di separazione ed una cornice fortemente sporgente, decorata spesso con un motivo a dentelli. Su di essa corre un fregio, che separa la zona centrale della parete da quella

2 di 5 26/01/2011 16.13 superiore. Quest ultima generalmente non viene campita, al massimo è rivestita da intonaco bianco. Nelle case più ricche, tuttavia, il registro superiore poteva ospitare dei quadri su tavola, o degli arazzi, o dei drappi. Il primo stile si sviluppò fra il II secolo a.c. e l 80 a.c. circa (età sannitica). In questo stile era decorata la casa di Silla. Il secondo stile Il secondo stile è stato studiato da H. Beyen, che ne ha delineato dettagliatamente la sua evoluzione. Esso è detto anche stile illusionistico, perché si imitano in pittura elementi tratti dalla realtà, come facciate di palazzi, cortili porticati, padiglioni, santuari. Fig. 2, Villa dei Misteri, cubicolo: decorazione in secondo stile evoluto. Inizialmente il secondo stile non è altro che l imitazione in pittura del primo stile (fig. 3). Pian piano, però, gli schemi si fanno sempre più ricchi e complessi: dinanzi alle pareti vengono dipinte delle colonne, poi le pareti vengono sfondate illusionisticamente con porte e finestre che lasciano scorgere porticati, giardini con fontane, o dei tempietti al centro di un bosco sacro. È questa la fase piena del secondo stile (fig. 2). Ben presto le finestre diventano dei pannelli collocati al centro della parete e possono essere decorati con delle scene mitologiche, come dei veri e propri quadri. Spesso queste raffigurazioni erano copie di opere di artisti famosi di origine greca. Nell ultima fase del secondo stile i diversi elementi che compongono la decorazione perdono progressivamente la loro consistenza architettonica e si trasformano in delicati motivi ornamentali che preannunciano già quelli che saranno gli esiti del III stile (fig. 4). Il secondo stile si sviluppò fra l 80 ed il 20/15 a.c. (età repubblicana). In questo stile era decorata la casa di Cesare. Fig. 3, Villa dei Misteri, cubicolo: decorazione in secondo stile iniziale.

3 di 5 26/01/2011 16.13 Fig. 4, Casa del Criptoportico, oecus tricliniare: decorazione in secondo stile finale. Il terzo stile Anche il terzo stile, come già il secondo, ha una sua evoluzione. All inizio ci si trova di fronte a delle pareti assolutamente chiuse con dei sottilissimi candelabri ornamentali posti davanti (questa fase è detta appunto stile a candelabri ). Fig. 5, Boscotrecase, Villa di Agrippa Postumus, decorazione in terzo stile. Il terzo stile si distingue per la ricerca del particolare prezioso e delicato. Cambiano anche i colori, più tenui e delicati, come l azzurro, il giallo, il bianco che si fondono con il rosso e il nero. A poco a poco nelle pareti compaiono degli elementi, come le colonne che inquadrano delle edicole, il pannello centrale con il quadro, gli scorci architettonici nella zona superiore, che avranno grande fortuna nel quarto stile. I quadri prediligevano ora i paesaggi campestri e frequente divenne il tema del pastore che sacrifica il caprone al tempio, un richiamo a quella devozione religiosa ( pietas ) che le lacerazioni belliche avevano fatto dimenticare. Non a caso queste scene richiamano alla mente il mondo bucolico di Virgilio, che fu appunto il poeta ufficiale di Augusto (fig. 5).

4 di 5 26/01/2011 16.13 Fig. 6, Casa del Frutteto, cubicolo, scena di giardino. Un filone a parte è costituito dalla pittura di giardino, cioè delle rappresentazioni dettagliate di giardini (fig. 6) arricchiti di statue e fontane e popolate da uccelli di ogni tipo (rappresentazioni di giardino sono state trovate a Roma, nella Villa di Livia a Primaporta, e nella stessa Pompei, nelle case del Frutteto, di Giulio Polibio e del Bracciale d oro). Il terzo stile si sviluppò fra il 15 a.c. ed il 50 d.c. (età di Augusto, Tiberio, Caligola ed inizi dell impero di Claudio). Il quarto stile A tutt oggi il quarto stile sfugge ad ogni classificazione tipologica e cronologica; si tratta, infatti, di uno stile eclettico che riprende i motivi degli stili precedenti rifunzionalizzandoli in base alle nuove mode del tempo. In generale nel quarto stile la decorazione è suddivisa in tre parti: zoccolo, zona centrale e zona superiore. La zona centrale è a sua volta tripartita in senso verticale, con un pannello centrale e due pannelli laterali separati da scorci architettonici; il pannello centrale accoglie in genere un quadro mitologico. Un altro schema molto utilizzato è quello che imita grandi scenari teatrali (detto scaenae frons ), con prospetti architettonici dai quali si affacciano divinità, atleti o personaggi della mitologia e della tragedia greca. I temi dei quadri rappresentano molto spesso amori infelici. Nella Stanza di Issione nella Casa dei Vettii a Pompei furono rappresentati gli amori di Pasìfe per il toro in legno di Dedalo, unione dalla quale sarebbe nato il Minotauro; quello di Issione per Era, che egli tentò di sedurre finendo legato ad una ruota perennemente in movimento per volontà di Giove; ed infine quello di Arianna per Teseo che la abbandonò sull isola di Nasso, dove poi fu presa in sposa da Dioniso. Dall accostamento di questi temi tristi scaturisce l ammonimento morale di guardarsi dalle passioni amorose che potrebbero arrecare infelicità, così come avviene nelle opere contemporanee di Seneca. Negli ultimi anni di vita di Pompei si diffonde il gusto per gli ambienti monocromi (figg. 7-8), cioè di stanze con decorazioni eseguite interamente a fondo rosso, nero, bianco, etc. (alcune case di Pompei devono il loro nome proprio a questa particolare decorazione, come la Casa della Parete Rossa o la Casa della parete Nera ). Il quarto stile è attestato fra la metà del I secolo d.c. e l anno 79 d.c.

5 di 5 26/01/2011 16.13 Fig. 9, Casa di D. Octavius Quartio, oecus tricliniare, decorazione in IV stile a fondo bianco. Fig. 8, Casa di Fabius Rufus, triclinio, decorazione in quarto stile a fondo nero. architettura pubblica Miglio d'oro Pomigliano Madonna dell'arco Marigliano