INTERNAZIONALIZZAZIONE PASSIVA E ATTRATTIVITÀ Se confrontata con i principali paesi europei, l Italia si colloca nella fascia bassa, per quanto riguarda la presenza di imprese estere sul proprio territorio. Nel 23 il valore dello stock di IDE in percentuale del PIL era dell 11,8%. Nell area dell euro solo la Grecia presenta un valore inferiore. Per Francia, Germania e Spagna, la grandezza è di circa il doppio (rispettivamente 24,7%, 22,6%, 27,4%). Analogamente, misurando l attività di imprese estere attraverso il contributo all occupazione, l Italia è fra i paesi europei a minor presenza straniera. La quota sugli occupati complessivi è poco superiore al 7%, in linea con Portogallo e Danimarca, ma lontana da Francia (16,5%), Svezia(17,2%) e Irlanda (21,2 %). (Vedi Tavola 1) Il profilo contenuto dell internazionalizzazione passiva non è di per sé un fenomeno nuovo. Già nella prima metà degli anni ottanta il peso degli IDE sull economia nazionale era inferiore ai principali paesi di riferimento (il rapporto stock / PIL era intorno al 2%, rispetto a poco meno del 4% per Francia e Germania). Nel corso degli anni novanta tuttavia, l aumento dei flussi di IDE mondiali è stato tale da generare un attenzione crescente verso questo aspetto dell internazionalizzazione e gli effetti connessi ad un inadeguata attrazione di capitali dall estero. In questo periodo il differenziale con la media dei paesi industrializzati è andato inoltre allargandosi. Fra il 199 e il 23 l Italia è passata dall 11 alla 13 posizione nella graduatoria mondiale per consistenza degli IDE in entrata (dalla 7 all 8 relativamente all UE15). Nello stesso periodo la quota dell Italia sullo stock di IDE è scesa di quasi un punto percentuale. L andamento è simile, anche se più marcato, a quello della Spagna, ma opposto a Francia e Germania, che hanno al contrario accresciuto la loro importanza relativa. Nuovi soggetti, sia fra i paesi emergenti che nelle aree sviluppate, hanno saputo meglio intercettare le opportunità: la quota dell Irlanda sullo stock di IDE mondiali è passata per esempio dall 1,7% al 2,2%, quella della Cina dall 1,1% al 5,7%. (Vedi Grafico 1) A livello mondiale la quota media degli investimenti non manifatturieri sui flussi transnazionali di Merger and Acquisition è cresciuta rispetto alla prima metà degli anni novanta di circa 1 punti percentuali, soprattutto nel comparto finanziario. Per l Italia il grado di internazionalizzazione nei servizi è invece inferiore alla media dei paesi europei; in un epoca di grande trasformazione il paese ha messo in luce una capacità attrattiva debole, se non in qualche caso la chiusura rispetto alle iniziative di investitori dall estero. Pur aumentando negli anni recenti in seguito ai processi di liberalizzazione, i servizi mantengono un livello contenuto all interno dell internazionalizzazione complessiva del paese e la crescita sembra concentrarsi principalmente nei settori delle public utilities. Analogamente, nel manifatturiero il quadro sembra discostarsi da quello dei principali paesi industrializzati. I flussi mondiali hanno infatti riguardato principalmente i settori a elevate economie di scala e quelli basati sulla scienza. Soprattutto nei comparti ad alta intensità di ricerca, il paese non ha saputo cogliere le Redatto da Claudio Colacurcio
opportunità degli anni recenti; fra il 1995 e il 23 il numero di addetti impiegati da multinazionali estere è diminuito. In termini di quota sul totale il valore è sceso dal 26% al 22,7% degli occupati in imprese partecipate dall estero. Sono cresciuti invece gli investimenti nei settori a forti economie di scala e quelli tradizionali. Se nel primo caso, l andamento appare in linea con le tendenze degli investimenti mondiali, più interessante è la crescita dei settori tradizionali, i quali pur rimanendo su valori contenuti (il 13% delle imprese, 6,3% degli addetti impiegati), sono fra i comparti più dinamici oltre che nella proiezione all estero delle imprese italiane anche sul fronte dell internazionalizzazione passiva. Dopo il 2, settori tipici del Made in Italy sono stati infatti caratterizzati da un andamento superiore a quello dell intero comparto manifatturiero. Questa struttura, se da un lato evidenzia i vantaggi competitivi nei settori di specializzazione, dall altro mette in luce un potenziale minore in comparti a più elevato contenuto tecnologico e d innovazione. (Vedi Grafico 2) Diversi sono gli aspetti che possono spiegare il minor peso relativo degli investimenti esteri nel paese. Alcuni elementi caratterizzanti del sistema produttivo italiano (prevalenze di piccole e medie imprese, grandi gruppi a base familiare ostili all ingresso di nuovi soci) possono scoraggiare per esempio gli investimenti attraverso operazioni di M&A, modalità invece prevalente fra paesi avanzati. Come documentato dall indagine ISTAT sulle imprese a controllo estero, l elevata frammentazione del sistema produttivo nazionale è quindi una delle possibili cause della limitata presenza di imprese multinazionali estere. I livelli contenuti della spesa in ricerca e sviluppo (in percentuale del PIL è circa la metà di Francia e Germania), come anche la bassa disponibilità di manodopera qualificata (la percentuale di laureati in materie scientifiche è poco meno della metà rispetto alla Germania) penalizza in particolare i comparti dell alta tecnologia, ritenuti invece fondamentali per attivare il circolo virtuoso attribuito agli investimenti diretti esteri (fra il 1996 e il 21 la spesa in ricerca e sviluppo finanziata dall estero, si colloca intorno all,4% del PIL, rispetto allo,12% della Francia e addirittura allo,28% del Regno Unito). Il modello di specializzazione orientato verso i settori tradizionali, vede in sostanza eccellere le nostre imprese in settori già maturi, lasciando tuttavia il paese in condizioni di inferiorità nei settori protagonisti della competizione multinazionale. A questo scenario si accompagnano fattori ambientali. Un inadeguato livello concorrenziale nei settori delle public utilities, genera per esempio un maggiore costo di approvvigionamento per le imprese, agendo sostanzialmente da freno per l attrazione di investimenti (il costo dell energia è superiore di circa il 2% alla media europea). Le principali indagini si soffermano inoltre sulle inefficienze di pubblica amministrazione e giustizia civile (la durata media di un procedimento è quasi dieci anni, sette in Francia, quattro in Germania) e su un sistema di infrastrutture sottodimensionato, soprattutto nel Sud. (Vedi Tavola 2) In conclusione è bene ricordare alcuni degli spunti di riflessione che scaturiscono da una capacità attrattiva non efficace. L attrazione di investimenti dall esteri ha in primo luogo effetti diretti sulla crescita dei paesi beneficiari. La presenza di imprese estere si traduce spesso in opportunità di occupazione per i lavoratori e di fornitura per le imprese locali. Il trasferimento di risorse e tecnologie collegato all attività delle multinazionali può inoltre supplire alla scarsa dotazione dell industria nazionale, finanziando attività a più alto contenuto innovativo e sviluppando settori strategici. Le imprese multinazionali sono poi generalmente
caratterizzate da un più efficiente utilizzo delle risorse; da queste può provenire uno stimolo alle imprese locali, attraverso una maggiore competizione nel mercato. Una seconda interpretazione è quella di considerare la capacità di attrarre investimenti una misura sintetica della competitività del cosiddetto sistema-paese. Attrattività e competitività sono in altre parole sinonimi: le imprese multinazionali si radicano nel territorio, condividono con le imprese locali condizioni ed esigenze, avendo dalla loro una maggiore propensione nel cogliere le opportunità e le insufficienze dei paesi ospiti. In quest ottica si leggono le preoccupazioni di chi lega la debole dinamica degli investimenti esteri, l andamento della quota di mercato delle esportazioni e il peggioramento della posizione nelle classifiche internazionali di competitività. TAVOLE E GRAFICI TAVOLA 1 - Internazionalizzazione passiva: paesi a confronto IDE Stock / PIL (23) % addetti in imprese a controllo estero (2) % addetti in imprese manifatturiere a controllo estero (2) % addetti in imprese dei servizi a controllo estero (2) Austria 23,7 - - - Belgio e Lussemburgo 82,4 - - - Danimarca 36,1 7,2 8,8 6,1 Finlandia 28,6 12,8 13,8 11 Francia 24,7 16,5 18,3 15,2 Germania 22,6 - - - Grecia 9,8 - - - Irlanda 129,7 21,2 45,7 8,7 Italia 11,8 7,2 8,2 5,7 Paesi Bassi 65,6 9,9 12,9 8,5 Portogallo 36,3 7,3 9,4 5,5 Spagna 27,4 8,8 15 5,4 Svezia 47,5 17,2 22,3 13,6 Regno Unito 37,4 1,3 16,3 7,4 Fonte: elaborazioni ICE su dati Unctad e Reprint, Politecnico di Milano - ICE
7 GRAFICO 1 - Quota dei paesi sullo stock di investimenti diretti esteri mondiali (percentuale sul totale) 6 5 4 3 2 1 Francia Germania Italia Spagna Irlanda Cina Fonte: elaborazioni ICE su dati UNCTAD 199 23 TAVOLA 2 - Confronto tra paesi: alcuni fattori critici per l'attrattività RICERCA E SVILUPPO spesa in R&S in % del PIL (EUROSTAT 24) CAPITALE UMANO % studenti universitari in materie scientifiche (EUROSTAT 25) INFRASTRUTTURE TECNOLOGICHE (EUROSTAT 25) spesa in ICT in % del PIL MERCATO DEI CAPITALI Capitalizzazione di borsa in % del PIL (FIBV 24) INFRASTRUTTURE STRADALI km di strade per ogni km 2 (World Road Statistics 2) INFRASTRUTTURE FERROVIARIE tasso di utilizzazione per trasporto merci (EUROSTAT 22) PREZZO DELL'ENERGIA USO INDUSTRIALE (EUROSTAT 25) prezzo in centesimi di euro per KWH SISTEMA AMMINISTRATIVO numero di procedure per creazione società di capitali (OECD 21) SISTEMA GIUDIZARIO numero medio di mesi per grado procedimento civile (Comm EU) ITALIA FRANCIA GERMANIA 1,2 2,2 2,5 7,5-14,3 1,9 3,3 3,1 37,5 68,6 4 1, 1,6-1,3 1,5-8,4 5,3 7,8 21 21 8 116 89 5
6 GRAFICO 2 - Varizione media annua 1999-23 di addetti in imprese partecipate dall'estero per comparti di attività economica e settori manifatturieri 5 4 3 2 1 Industria estrattiva Industria manifatturiera Energia, gas e acqua Costruzioni Commercio all'ingrosso Logistica e trasporti Servizi di telecomunicazione e di informatica Altri servizi professionali 5 4 3 2 1-1 Alimentari Tessili, maglieria Abbigliamento Cuoio, calzature Legno e prodotti in legno Carta, derivati, stampa e editoria Energetici raffinati Chimica e farmaceutica Gomma e materie plastiche Vetro, ceramica, edilizia Metallo e prodotti derivati Meccanica ICT, elettrotecnica, strum. Autoveicoli Altri mezzi di trasporto Fonte: Reprint, Politecnico di Milano - ICE