P. Solomon Elementi di Biologia

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P. Solomon Elementi di Biologia Capitolo 11

I principi fondamentali dell ereditarietà I caratteri umani quali il colore degli occhi e dei capelli, oltre a una moltitudine di altri caratteri, vengono trasmessi da una generazione all altra. L ereditarietà, la trasmissione dell informazione genetica dai genitori ai figli, segue generalmente un piano prevedibile in organismi diversi. La genetica, la scienza dell ereditarietà, studia sia le similarità genetiche che la variabilità genetica, ovvero le differenze tra genitori e figlio tra gli individui di una popolazione. Lo studio dell ereditarietà come branca moderna della scienza iniziò con Gregor Mendel (1822-1884). Egli non si limitò a descrivere le sue osservazioni, ma programmò accuratamente i propri esperimenti, registrò i dati e sottopose i risultati ottenuti all analisi matematica. Il suo lavoro fu riscoperto nel 1900. Durante i decenni successivi alla riscoperta dei risultati di Mendel, i genetisti diedero un significato più ampio ai princìpi da lui enunciati, mettendo in relazione la trasmissione delle informazioni genetiche di generazione in generazione con il comportamento dei cromosomi durante la meiosi. Studiando organismi diversi, i genetisti confermarono le sue scoperte e aggiunsero un elenco di cosiddette eccezioni ai suoi principi.

CONCETTI CHIAVE 1. Secondo il principio della segregazione di Mendel, i membri di una coppia di geni segregano (si separano) l uno dall altro prima della formazione dei gameti. Secondo il principio dell assortimento indipendente di Mendel, i membri di coppie di geni differenti assortiscono indipendentemente (a caso) nei gameti. 2. Si può utilizzare il calcolo della probabilità per predire l ereditarietà mendeliana: la regola del prodotto mostra come combinare le probabilità di eventi indipendenti e la regola della somma mostra come combinare le probabilità di eventi mutualmente esclusivi. 3. Il comportamento dei cromosomi durante la meiosi aiuta a spiegare i princìpi dell ereditarietà di Mendel. 4. Alcuni tratti sono caratterizzati da schemi di ereditarietà peculiari ( estensioni dei principi di Mendel).

Gregor Mendel non fu il primo a occuparsi di incroci tra piante. Quando Mendel iniziò il suo lavoro, piante e animali ibridi (discendenti di due genitori geneticamente diversi) erano noti da lungo tempo. Quando Mendel iniziò i suoi esperimenti, nel 1856, due importanti dati riguardanti l ereditarietà erano già ampiamente conosciuti. Tutte le piante ibride derivanti da genitori geneticamente puri, dette linee pure, hanno un aspetto simile. In secondo luogo, quando gli stessi ibridi vengono incrociati fra loro, essi non generano linee pure; i loro discendenti mostrano una mescolanza di caratteri. Alcuni assomigliano ai loro genitori ed altri presentano caratteristiche simili a quelle della generazione di partenza. La genialità di Mendel è stata quella di riuscire a individuare regole precise nelle modalità con cui i caratteri dei genitori si ripresentano nella progenie. Nessuno prima di lui aveva raggruppato e contato i discendenti, e aveva analizzato questi schemi regolari per molte generazioni.

Mendel scelse con molta attenzione gli organismi per i suoi esperimenti. Il pisello da giardino, Pisum sativum, presentava numerosi vantaggi. Le piante di pisello: - crescono facilmente, - ne esistono molte varietà; - consentono l impollinazione controllata.

Utilizzando in origine semi di pisello di tipo commerciale, Mendel effettuò alcune importanti operazioni preliminari prima di iniziare gli esperimenti sugli ibridi. Per due anni lavorò per sviluppare linee geneticamente pure per un certo numero di caratteri. Oggi utilizziamo i termini: fenotipo per riferirci all aspetto fisico di un organismo e genotipo per riferirci alla costituzione genetica dell organismo che viene più spesso espressa in simboli. Una linea pura per un dato carattere produce, generazione dopo generazione, solo piante col medesimo fenotipo (ad esempio, semi lisci o piante a stelo lungo). In questa fase egli scelse, fra le caratteristiche delle sue varietà di piselli, quelle che potevano essere meglio studiate. Mendel scelse delle varietà rappresentative per sette caratteri, che mostravano fenotipi evidenti e chiaramente contrastanti. I risultati di Mendel erano molto più facili da analizzare perché aveva scelto fenotipi facilmente distinguibili e aveva limitato la variabilità genetica studiata in ogni esperimento.

Mendel cominciò i suoi esperimenti incrociando piante di due differenti linee pure con fenotipi diversi: questi individui geneticamente puri costituivano la generazione parentale, o generazione P. In ogni caso, i membri della prima generazione filiale erano tutti uguali e assomigliavano a uno dei due genitori. Per esempio, quando incrociò piante a stelo lungo con piante a stelo corto, tutti i discendenti erano a stelo lungo. Questa progenie era la prima generazione filiale, o generazione F1. La seconda generazione filiale, o generazione F2, era stata prodotta incrociando individui della F1 o mediante autoimpollinazione di individui della F1. La generazione F2 di Mendel, in questo esperimento, comprendeva 787 piante a stelo lungo e 277 a stelo corto.

La tabella seguente mostra i risultati sperimentali di Mendel per tutti i sette caratteri. Benché Mendel avesse osservato alcuni ibridi di tipo intermedio, egli scelse per gli studi successivi quegli ibridi della F1 in cui i fattori ereditari di un genitore mascheravano l espressione di quelli dell altro genitore. Usando la terminologia moderna, il carattere espresso nella generazione F1 (stelo lungo nel nostro esempio) è detto dominante; quello non espresso (stelo corto) è detto recessivo. Quando entrambi i caratteri sono presenti nello stesso individuo, quelli dominanti mascherano i recessivi. Sebbene oggi sia noto che non sempre si osserva la dominanza, il fatto che la dominanza si potesse verificare era in contrasto con il concetto della mescolanza dei caratteri ereditari considerato valido in quel tempo, secondo cui i gameti contenevano caratteri fluidi.

I risultati di Mendel smentivano l ipotesi di una mescolanza dei caratteri ereditari (una volta che i fluidi si fossero mescolati, era difficile pensare che potessero essere separati di nuovo in una generazione F2). Mendel era anche uno studioso di fisica e matematica. Di conseguenza, propose che ciascuna caratteristica ereditaria di un organismo fosse controllata da due fattori che si comportano come particelle discrete presenti in ciascun individuo. Per Mendel questi fattori ereditari erano astrazioni: egli non conosceva nulla del DNA e dei cromosomi. Questi fattori sono essenzialmente ciò che noi oggi chiamiamo geni unità di ereditarietà che determinano un tratto di un organismo. A livello molecolare, un gene è stato correlato a una sequenza di DNA che contiene l informazione per produrre un RNA o un prodotto proteico con una specifica funzione. Gli esperimenti di Mendel portarono alla scoperta e alla spiegazione dei princìpi fondamentali dell ereditarietà che noi oggi conosciamo come il principio della segregazione e il principio dell assortimento indipendente (vedi tab.).

Gli alleli si separano prima che si formino i gameti: il principio della segregazione Il termine alleli si riferisce alle forme alternative di un gene. Nell esempio descritto, ciascuna pianta a stelo lungo della generazione F1 ha due alleli differenti che controllano l altezza della pianta: un allele dominante per lo stelo lungo (che noi indichiamo con T ) e un allele recessivo per lo stelo corto (che noi indichiamo con t ), ma, dal momento che l allele per lo stelo lungo è dominante, queste piante sono a stelo lungo. Per spiegare questi risultati sperimentali, Mendel formulò un ipotesi che noi chiamiamo principio della segregazione. Usando una terminologia moderna, il principio della segregazione stabilisce che, prima della riproduzione sessuata, i due alleli portati da un genitore devono essere separati (segregati).

Si ricordi che durante la meiosi i cromosomi omologhi, e quindi gli alleli presenti su di essi, si separano. Come risultato, ciascuna cellula sessuale che si forma (uovo o spermatozoo) contiene soltanto un allele di ciascun paio. (Successivamente, al momento della fecondazione, ogni gamete aploide fornisce un solo cromosoma di ciascuna coppia di omologhi e quindi un solo allele per ciascuna coppia di geni). Una caratteristica essenziale del processo è che gli alleli rimangono intatti (uno non contamina o elimina l altro); in questo modo, gli alleli recessivi non sono perduti e possono ricomparire nella generazione F2. Nel nostro esempio, prima che le piante della generazione F1 formino i gameti, l allele per lo stelo lungo si separa (segrega) dall allele che codifica per lo stelo corto, così che metà dei gameti conterrà l allele T e metà l allele t. Il processo casuale della fecondazione porta a tre possibili combinazioni di alleli nella progenie F2: 1/4 con i due alleli per lo stelo lungo (TT), 1/4 con i due alleli per lo stelo corto (tt) e 1/2 con un allele per lo stelo lungo e uno per lo stelo corto (Tt). Poiché sia le piante TT che Tt sono lunghe, Mendel si aspettava che circa i 3/4 (787 sulle 1064 piante che ottenne) esprimessero il fenotipo dell allele dominante (lungo), mentre circa 1/4 (277/1064) esprimesse il fenotipo dell allele recessivo (corto).

Gli alleli occupano loci corrispondenti sui cromosomi omologhi Oggi noi sappiamo che ogni cromosoma non duplicato è costituito da un unica lunga molecola lineare di DNA e che i geni sono segmenti di DNA. Sappiamo, inoltre, che i cromosomi omologhi sono simili non solo per dimensione e forma, ma anche perché portano gli stessi geni (spesso con alleli diversi) localizzati in posizioni corrispondenti. Il termine locus (pl., loci) venne originariamente utilizzato per indicare la posizione di un particolare gene sul cromosoma. Naturalmente, oggi lo intendiamo riferito a un segmento di DNA che possiede l informazione necessaria al controllo di qualche aspetto della struttura o della funzione di un organismo. Un locus può determinare il colore del seme, un altro la forma del seme, un altro la forma del baccello, e così via. Un particolare locus può essere identificato (almeno con i metodi genetici tradizionali) solo se almeno due varianti alleliche producono fenotipi alternativi (ad esempio il colore giallo e verde del pisello).

Come si può osservare in Figura, le possibili combinazioni delle uova e degli spermatozoi alla fecondazione possono essere riportate su una griglia, o quadrato di Punnett, inventata da uno dei primi genetisti inglesi Sir Reginald Punnett. I diversi tipi di gameti di un genitore (e le loro frequenze attese) vengono rappresentati lungo il lato superiore del quadrato, e quelli dell altro lungo il lato sinistro. Nei riquadri vengono riportate le combinazioni alleliche dello zigote della F2. Tre quarti dei discendenti della F2 sono genotipicamente BB o Bb e fenotipicamente neri; un quarto è genotipicamente bb e fenotipicamente marrone. Il meccanismo genetico responsabile del rapporto approssimativo 3:1 della F2 nera ottenuto da Mendel nei suoi esperimenti sui piselli è di nuovo evidente. Questo rapporto è chiamato rapporto fenotipico della generazione F2 di un incrocio fra monoibridi.

Il fenotipo di un individuo non sempre rivela il suo genotipo Poiché alcuni alleli possono essere dominanti e altri recessivi, non possiamo sempre determinare quali alleli sono portati da un organismo semplicemente esaminando il suo fenotipo. Nell incrocio che abbiamo considerato i genitori derivano da linee pure, quindi il genotipo della femmina è omozigote dominante, BB, e il suo fenotipo è il colore nero, mentre il genotipo del maschio è omozigote recessivo, bb, e il suo fenotipo è il colore marrone. Il genotipo di tutti i discendenti F1 è eterozigote, Bb, e il loro fenotipo è il colore nero. Per evitare confusione, si indica sempre il genotipo di un individuo eterozigote scrivendo per primo il simbolo dell allele dominante, e per secondo quello dell allele recessivo (cioè sempre Bb e mai bb). L espressione della dominanza spiega, almeno in parte, perché un individuo può assomigliare più a un genitore che all altro, anche se i due genitori contribuiscono in egual misura alla costituzione genetica dei loro discendenti. La dominanza non è prevedibile; in altre parole la dominanza non è una caratteristica intrinseca dell allele, ma una proprietà relativa di un allele rispetto a un altro. La dominanza è prodotta da un meccanismo di espressione genica e può essere determinata solo mediante esperimenti. In una specie di animali il pelo nero può essere dominante sul marrone, in un altra specie il colore marrone può essere dominante sul nero. All interno di una popolazione, il fenotipo dominante non è necessariamente più comune del fenotipo recessivo.

Il reincrocio (test cross) viene utilizzato per individuare la condizione eterozigote Le cavie con genotipo BB e Bb sono fenotipicamente identiche: hanno entrambe pelo nero. Come si può quindi distinguere il genotipo di una cavia di colore nero? I genetisti lo scoprono mediante un incrocio sperimentale, chiamato reincrocio (test cross), in cui ogni cavia a genotipo sconosciuto viene incrociata con un individuo recessivo (bb). In un reincrocio gli alleli portati dai gameti del genitore a genotipo ignoto non sono mai nascosti nella progenie da alleli dominanti derivanti dall altro genitore. Perciò, attraverso un reincrocio si può dedurre il genotipo di tutte le classi di tutti i discendenti direttamente dai loro fenotipi.

Un incrocio diibrido coinvolge individui che possiedono alleli diversi in due loci Un semplice incrocio tra monoibridi coinvolge una coppia di alleli di un singolo locus. Mendel analizzò anche incroci fra individui che differivano per gli alleli di due loci; un incrocio di questo tipo è chiamato incrocio diibrido. Consideriamo il caso in cui due coppie di alleli sono localizzate su cromosomi non omologhi (un paio di alleli è situato su un paio di cromosomi omologhi, mentre l altro paio di alleli è localizzato su un differente paio di cromosomi omologhi). Ogni coppia di alleli è ereditata indipendentemente; ovvero, durante la meiosi segrega indipendentemente dall altra. Nella figura seguente è illustrato un esempio di incrocio diibrido fino alla generazione F2. In questo esempio il colore nero è dominante sul colore marrone e il pelo corto è dominante sul pelo lungo. Se incrociamo una cavia a pelo nero e corto omozigote (BBSS) con una a pelo marrone e lungo (bbss) anch essa omozigote, l individuo con genotipo BBSS produce gameti tutti uguali, BS, e l individuo bbss tutti gameti bs. Ogni gamete contiene quindi un solo allele per ognuno dei due loci. L unione dei gameti BS e bs produce individui con genotipo BbSs. Pertanto, tutti gli individui della F1 sono eterozigoti sia per il colore che per la lunghezza del pelo e fenotipicamente sono neri a pelo corto.

Ogni cavia della generazione F1 produce quattro tipi di gameti con la stessa probabilità: BS, Bs, bs e bs. Si può quindi costruire un quadrato di Punnett costituito da 16 (42) riquadri che rappresentano la prole in F2 alcuni dei quali sono genotipicamente o fenotipicamente del tutto simili. 9 individui su 16 hanno pelo nero e corto, 3 hanno pelo nero e lungo; 3 hanno pelo marrone e corto e 1 su 16 è a pelo lungo e marrone. Dunque, se i loci per il colore e la lunghezza del pelo si trovano su cromosomi non omologhi, nella generazione F2 di un incrocio diibrido il rapporto fenotipico atteso è 9:3:3:1.

9 individui su 16 hanno pelo nero e corto, 3 hanno pelo nero e lungo; 3 hanno pelo marrone e corto e 1 su 16 è a pelo lungo e marrone. Nella generazione F2 di un incrocio diibrido il rapporto fenotipico atteso è 9:3:3:1.

Gli alleli posizionati su cromosomi non omologhi sono distribuiti nei gameti in maniera casuale: il principio dell assortimento indipendente Sulla base di risultati simili a quelli ottenuti nell esperimento con le cavie, Mendel formulò il principio sulla ereditarietà dei caratteri conosciuto come principio dell assortimento indipendente, esso afferma che i membri di una coppia di geni segregano indipendentemente dai membri di un altra coppia. Questo avviene in modo preciso e assicura che ogni gamete contenga un singolo allele per ogni locus, ma gli alleli di loci differenti vengono assortiti nei gameti in modo casuale l uno rispetto all altro. L assortimento indipendente di questi alleli può risultare in una ricombinazione genetica (o semplicemente ricombinazione), il processo che consente il rimescolamento e la trasmissione degli alleli alla progenie in combinazioni nuove che sono diverse da quelle presenti nei genitori. Oggi sappiamo che l assortimento indipendente è correlato agli eventi della meiosi. Si verifica perché ci sono due modi diversi in cui due coppie di cromosomi omologhi possono essere disposte nella metafase I della meiosi. La disposizione è casuale e, approssimativamente, metà delle cellule in meiosi ha un orientamento, l altra metà ha l orientamento opposto. L orientamento dei cromosomi omologhi sulla piastra metafasica determina quindi il modo in cui, successivamente, si separeranno e verranno distribuiti nelle cellule aploidi.

Il riconoscimento del lavoro di Mendel avvenne all inizio del XX secolo Mendel comunicò i suoi risultati a una riunione della Società per lo Studio delle Scienze Naturali di Brünn (in quella che è ora la Repubblica Ceca); pubblicò questi risultati nel 1866. A quel tempo, la biologia era una scienza ampiamente descrittiva e i biologi avevano poco interesse nell applicare i metodi quantitativi e sperimentali come quelli che Mendel aveva usato. L importanza dei suoi risultati e l interpretazione che ne aveva dato non vennero comprese dai biologi suoi contemporanei e le sue scoperte furono dimenticate per 34 anni. Nel 1900, Hugo DeVries in Olanda, Karl Correns in Germania ed Erich von Tschermak in Austria rivalutarono gli esperimenti di Mendel e trovarono che essi fornivano una spiegazione ai risultati delle loro ricerche. Correns riconobbe il merito di Mendel e attribuì alle leggi dell ereditarietà il nome di quest ultimo. Oggi, i suoi principi sono molto più semplici da comprendere dal momento che mettiamo in relazione la trasmissione dei geni con il comportamento dei cromosomi. Le caratteristiche della mitosi e della meiosi erano già state descritte quando, nel 1902, il biologo Americano Walter Sutton e il biologo Tedesco Theodor Boveri individuarono indipendentemente la stretta relazione fra la segregazione mendeliana degli alleli e la separazione dei cromosomi omologhi durante la meiosi. Questa connessione portò allo sviluppo della teoria cromosomica dell ereditarietà, anche nota come teoria di Sutton-Boveri; essa afferma che l ereditarietà può essere spiegata assumendo che i geni siano disposti linearmente in posizioni specifiche lungo i cromosomi.

Le leggi di Mendel 1. Legge della dominanza (o legge dell'omogeneità di fenotipo): gli individui nati dall'incrocio tra due individui omozigoti che differiscono per una coppia allelica, avranno il fenotipo dato dall'allele dominante. 2. Legge della segregazione: durante la generazione della prole, gli alleli associati a uno stesso gene si separano tra di loro, facendo sì che ad ognuno dei due gameti giunga solo uno degli alleli stessi. 3. Legge dell'assortimento indipendente: durante la formazione dei gameti, geni diversi si distribuiscono l'uno indipendentemente dall'altro.

I geni associati non assortiscono indipendentemente Le ricerche del genetista americano Thomas Morgan e dei suoi studenti, iniziate intorno al 1910, portarono a estendere il concetto della teoria cromosomica dell ereditarietà. L organismo modello utilizzato da Morgan era il moscerino della frutta (Drosophila melanogaster). Proprio come il pisello da giardino rappresentava un organismo modello eccellente per gli studi di Mendel, il moscerino della frutta era perfetto per estendere le conoscenze generali sull ereditarietà. I moscerini della frutta hanno cicli vitali brevi appena 14 giorni e le loro piccole dimensioni consentono di allevarne migliaia in un laboratorio di ricerca. Il gran numero di individui aumenta la probabilità di identificare mutanti. Inoltre, i moscerini della frutta hanno soltanto quattro coppie di cromosomi, una delle quali è una coppia di cromosomi sessuali. Mediante l analisi accurata dei risultati ottenuti dagli incroci dei moscerini, Morgan e i suoi studenti dimostrarono che i geni sono disposti in maniera lineare su ciascun cromosoma. Morgan mostrò anche che l assortimento indipendente non è applicabile se due loci sono situati non distanti sulla stessa coppia di cromosomi omologhi. In Drosophila c è un locus che controlla la forma delle ali: l allele dominante V per le ali normali e l allele recessivo v per ali corte in maniera anomale, dette anche vestigiali. Un altro locus controlla il colore del corpo: l allele dominante B per il grigio e l allele recessivo b per il nero. Se un moscerino omozigote BBVV è incrociato con un moscerino omozigote bbvv, i moscerini della F1 hanno tutti corpo grigio e ali normali e il loro genotipo è BbVv.

I loci nel nostro esempio, però, si comportano in modo differente perché sono associati. Gli alleli di loci differenti vicini tra loro su un dato cromosoma tendono a essere ereditati insieme perché durante la meiosi cromosomi si appaiano e si separano come unità e, di conseguenza, gli alleli di loci diversi su un dato cromosoma tendono a essere ereditati come unità. Se l associazione fosse completa, verrebbero prodotti solo moscerini del tipo parentale, approssimativamente 50% con corpo grigio e ali normali (BbVv) e 50% con corpo nero e ali vestigiali (bbvv). Invece, nel nostro esempio la progenie comprende anche alcuni moscerini con corpo grigio e ali vestigiali e altri con corpo nero e ali normali. Questi animali sono ricombinanti avendo ricevuto un gamete ricombinante dal genitore eterozigote della F1. Ciascun gamete ricombinante ha origine da un crossing-over tra questi loci nella cellula in meiosi di una femmina eterozigote. (La Drosophila è atipica per il fatto che il crossing-over si verifica solo nelle femmine. Nelle altre specie è molto più comune che il crossing-over avvenga in entrambi i sessi). Quando i cromosomi si appaiano e si forma la sinapsi, il crossing-over avviene con lo scambio, tra cromatidi omologhi (non fratelli), di materiale cromosomico, attraverso un processo di rottura e di riunione catalizzato da enzimi (FIG. 11. 12).

Durante una singola divisione meiotica possono verificarsi molti scambi in differenti punti lungo ciascun paio di cromosomi omologhi. In generale, un crossing-over avviene più frequentemente tra due loci se questi sono molto distanti sul cromosoma, mentre è più raro se sono molto vicini. Dal momento che esiste questa relazione grossolana tra la frequenza di ricombinazione tra due loci e la loro distanza lineare, si può costruire una mappa genetica del cromosoma convertendo la percentuale di ricombinazione in unità di mappa. Per convenzione, l 1% di ricombinazione tra due loci equivale alla distanza di una unità di mappa, cosicché i loci nel nostro esempio distano 17 unità di mappa. Le frequenze di ricombinazione tra specifici loci associati sono state determinate in molte specie. Tutti i risultati sperimentali sono in accordo con l ipotesi che i geni sono presenti in ordine lineare sui cromosomi. La FIGURA illustra il metodo tradizionale per determinare l ordine dei geni su un cromosoma. Mettendo insieme i risultati di molti incroci, gli scienziati hanno sviluppato mappe di associazione dettagliate per un buon numero di eucarioti, come la Drosophila, il topo, il lievito, la Neurospora (un fungo) e molte piante, specialmente quelle da raccolto. Questi metodi sono stati particolarmente utili nel produrre mappe dei cromosomi umani attraverso il Progetto Genoma Umano.

Il sesso è di norma determinato dai cromosomi sessuali Benché in alcune specie il sesso sia maggiormente controllato dall ambiente, nella maggior parte degli organismi eucarioti i geni rappresentano i principali determinanti del sesso. In mammiferi, uccelli e molti insetti, i principali geni del sesso sono localizzati sui cromosomi sessuali. In genere, uno dei due sessi possiede due cromosomi sessuali dello stesso tipo e produce gameti tra loro identici per quanto concerne i cromosomi sessuali. L altro sesso possiede due cromosomi sessuali differenti e produce due classi di gameti, ciascuna delle quali porta un solo tipo di cromosoma sessuale. Le cellule delle femmine dei mammiferi (compresa la specie umana) hanno due cromosomi sessuali uguali chiamati cromosomi X. I maschi, al contrario, hanno un unico cromosoma X e un cromosoma Y più piccolo che presenta un numero limitato di geni. Ad esempio, nella specie umana, gli individui di sesso femminile hanno 22 paia di autosomi, che sono tutti i cromosomi non sessuali, più un paio di cromosomi X; gli individui di sesso maschile hanno 22 paia di autosomi più un cromosoma X e un cromosoma Y. Al contrario, in animali diversi dai mammiferi la determinazione del sesso è basata su diversi sistemi cromosomici.

Il cromosoma Y determina il sesso maschile nella maggior parte dei mammiferi. Nella specie umana, molti geni coinvolti nella determinazione del sesso maschile sono stati identificati sull Y. Sul cromosoma Y, il maggiore gene deputato alla determinazione del sesso, funziona come un interruttore genetico, che causa nel feto lo sviluppo dei testicoli. I testicoli in sviluppo, quindi, secernono testosterone, che a sua volta induce lo sviluppo di altre caratteristiche maschili. Sull Y, altri geni svolgono un ruolo nella determinazione del sesso, come molti geni sul cromosoma X. Anche alcuni geni localizzati sugli autosomi influenzano lo sviluppo sessuale. Alcune osservazioni suggeriscono che i cromosomi X e Y dei mammiferi si siano originati come una coppia di autosomi omologhi. Nel corso dell evoluzione di tali cromosomi, quasi tutti i geni funzionali originari sono stati conservati sul cromosoma X e persi dal cromosoma Y. Oggi, circa il 95% del cromosoma Y è specifico per il sesso maschile. I cromosomi del sesso non sono veri omologhi, cioè non sono simili in dimensione, forma e costituzione genica; tuttavia, il cromosoma Y presenta brevi regioni di omologia, le regioni di appaiamento alle sue estremità che gli permettono di appaiarsi e scambiare materiale genetico con il cromosoma X durante la meiosi. Metà degli spermatozoi contiene un cromosoma X e metà un cromosoma Y. Tutte le uova normali portano un singolo cromosoma X. La fecondazione di un uovo che porta un X con uno spermatozoo che porta un X produce uno zigote XX (femmina); la fecondazione con uno spermatozoo che porta un Y produce uno zigote XY (maschio).

I geni associati al cromosoma X (X-linked) sono ereditati in modo particolare Nell uomo, molti loci presenti sul cromosoma X sono richiesti in entrambi i sessi. I geni situati sul cromosoma X, come quelli responsabili della percezione dei colori e della coagulazione del sangue, sono di solito definiti geni legati al sesso. È tuttavia più appropriato riferirsi a questi come a geni associati al cromosoma X, o X-linked, perché seguono la linea di trasmissione del cromosoma X, ma non sono di per sé legati al sesso dell organismo. Una femmina riceve un cromosoma X dalla madre e un cromosoma X dal padre. Un maschio riceve il cromosoma Y, che determina la mascolinità, dal padre ed eredita dalla madre un singolo cromosoma X con tutti i geni a esso legati. Nel maschio, ogni allele presente sul cromosoma X, dominante o recessivo che sia, viene dunque espresso. Un maschio non è né omozigote né eterozigote per i caratteri legati al cromosoma X, si trova invece sempre in condizione di emizigosi cioè ha solo una copia di ogni gene legato al cromosoma X. Il significato dell emizigosi nei maschi, compresi gli uomini maschi, è che rari geni legati al cromosoma X recessivi sono comunque espressi, aumentando così nei maschi la probabilità di essere affetti da numerose malattie genetiche associate al cromosoma X. Useremo un sistema semplice di notazione per i problemi che riguardano i geni associati all X, indicando gli alleli associati all X come apici della X stessa; per esempio, il simbolo Xe indica un allele recessivo associato all X per la cecità ai colori (daltonismo) e XE l allele dominante associato all X responsabile della normale visione dei colori. Il cromosoma Y è scritto senza apice perché non porta il locus di interesse. Nella femmina devono essere presenti due alleli recessivi associati all X perché il fenotipo anomalo venga espresso (XeXe), mentre nel maschio emizigote un singolo allele recessivo (XeY) determina il fenotipo anomalo. Come conseguenza pratica, questi alleli anormali sono di solito espressi nei figli maschi, mentre una femmina eterozigote può essere una portatrice, cioè un individuo che possiede una sola copia dell allele recessivo mutato, ma che non lo esprime nel fenotipo (ad esempio, XEXe).