GRECIA AL VOTO. settimanale diretto da luigi amicone anno 18 numero maggio ,00

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1 settimanale diretto da luigi amicone anno 18 numero maggio ,00 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1 ne/vr GRECIA AL VOTO Alexis Tsipras, leader della Coalizione della sinistra radicale greca che secondo i sondaggi sarà il primo partito alle (ri)elezioni del 17 giugno prossimo

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5 EDITORIALI LA VITTORIA DELLA «SQUADRA DEL SIGNORE» Anche il Vicario di Cristo, nella lotta, sente l importanza di «avere degli amici» Nei giorni in cui la Chiesa viene esposta al pubblico ludibrio, colpita al cuore dai Giuda che hanno rubato e passato a un cronista-postino lettere personali e dossier riservati arrivati sulla scrivania del Papa, Benedetto XVI sceglie una circostanza ordinaria e trova parole fantastiche per dire qual è la vittoria che vince il mondo. «Vediamo come il male vuole dominare il mondo e che è necessario entrare in lotta contro il male» che agisce «con le diverse forme di violenza, ma anche mascherato con il bene». C è bisogno di una «Ecclesia militans». Tutta la storia è una lotta «tra due amori», «amore di se stesso fino al disprezzo di Dio, amore di Dio fino al disprezzo di sé nel martirio». «Noi stiamo in questa lotta e in questa lotta è molto importante avere degli amici. Io sono circondato dagli amici del Collegio cardinalizio: sono i miei amici e mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici che stanno con me e, tutti insieme, con il Signore». Sono cose dette da papa Ratzinger ai suoi commensali, cardinali riuniti a pranzo lunedì 21 maggio. Parole, per dirla con il cardinale decano Angelo Sodano, «di grande fraternità». E, aggiungiamo noi, da comandante combattente. Così, mentre lo stesso Pontefice ha dato personale impulso a un inchiesta giudiziaria che investirà organi diplomatici e magistratura italiana (viene infatti giustamente adombrato Oltretevere per l operazione commerciale Nuzzi-Chiarelette- re il reato di ricettazione e spionaggio ai danni del capo della Santa Sede), dal luogo più conviviale che c è, la tavola con gli amici, il Vicario di Cristo dice che non un io solitario, anche se religiosamente avvertito, può contrastare e vincere il male fuori e dentro la Chiesa. Ma è «nella squadra vittoriosa», «la squadra del Signore», che «il Signore ha detto: Coraggio! Ho vinto il mondo». DI FRONTE AL DOLORE IMMENSO La tragedia di Melissa Bassi e l esempio di coraggio e dignità di una città del Sud Brindisi ha molti problemi. Ma ha anche gente solida. A poche ore dall attentato, mentre la stampa insisteva sulla pista mafiosa, si sono riversati tutti in piazza. Nessuno si è barricato in casa «Io sono circondato dagli amici del Collegio cardinalizio: mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici che stanno con me e, tutti insieme, con il Signore», ha detto il Pontefice ai cardinali riuniti a pranzo con lui lunedì 21 maggio Melissa Bassi è morta a 16 anni, dilaniata dall esplosione di una bomba mentre si preparava a compiere il gesto più ordinario per una ragazzina della sua età: andare a scuola. Altre cinque ragazze sono rimaste ferite e Veronica Capodieci, anche lei sedicenne, ha lottato a lungo fra la vita e la morte. Si è risvegliata, ma ha subìto una ricostruzione toracica e porterà per sempre i segni di quel tragico 19 maggio del Chi ha piazzato quell ordigno facendolo esplodere a pochi minuti dal suono della campanella, cercava una strage. Una strage di ragazzine con lo zainetto in spalla e le mollettine colorate nei capelli. Ragazzine di Brindisi, che è tutt altro che una roccaforte della criminalità organizzata. Su questo tratto di mare Adriatico non ci sono le sparatorie per strada e le guerre fra bande. La piovra non abita qui e anche la tanto evocata Sacra Corona Unita è un polipo che negli ultimi quindici anni ha perso molti tentacoli grazie all opera di contrasto delle forze dell ordine. Caso forse unico in tutto il Sud Italia. Brindisi ha molti e innegabili problemi. Anche di criminalità. Ma ha anche gente solida che non è abituata a sottomettersi a logiche mafiose. Prova ne è la reazione compatta dei brindisini. Che a poche ore dall attentato, quando tutti gli organi di informazione insistevano sulla pista mafiosa, si sono riversati nella centrale piazza Vittoria. Nessuno si è barricato in casa o ha chiuso le imposte davanti alle telecamere; nessuno ha rifiutato un commento o ha nascosto il viso a un giornalista. Mentre scriviamo la mano assassina non è ancora stata individuata. Resta il dramma immenso di Melissa e della sua famiglia. E resta l esempio di coraggio e di dignità di una cittadina adagiata sull estremo lembo di terra del mare Adriatico. Una cittadina del Sud. Barbara Mennitti FOGLIETTO Un anno da Pisapia. Quando la smetteranno di coprire la mediocrità di questa giunta così borghese e così Macao? Come scrivevo prima delle elezioni, Giuliano Pisapia è forte politicamente perché assembla senso di appartenenza di settori dell alta borghesia cittadina con ribellismo diffuso tra i giovani, limitando un astensionismo che altrove porta al grillismo. Dopo un anno dalla vittoria questo stato di cose produce scadente qualità di governo, nonostante che sostenuto da Carlo De Benedetti (poi divenuto più freddo) e Giovanni Bazoli si sia imbarcato in giunta un amministratore di eccellenti capacità, anche se logorato, come Bruno Tabacci. Proprio a causa del suo snobismo-ribellismo l istinto di Palazzo Marino frenato specie dallo stesso Tabacci ma non a sufficienza è picchiare in testa ai commercianti (vedi area C, tasse, impostazione del progetto Galleria, disarmo sulla violenza). Sulle questioni centrali le parole nascondono, poi, sistemi d influenza poco trasparenti (dalla Sea al Piano di governo del territorio). Sulla sfida dell Expo il Comune prosegue la linea di Letizia Moratti: molta confusione. Sulla cultura, procedono gli sgarbi tra Stefano Boeri e Pisapia: con un occupazione del grattacielo del suo ex amico Salvatore Ligresti coperta dal primo (una tentata riverginizzazione con pateracchio concordato con Dario Fo) e l appoggio (sotterraneo) del secondo al, peraltro bravissimo, Claudio De Albertis alla Triennale. Fino a quando il tifo di Corriere e Repubblica e un opposizione incapace di promuovere persino un referendum copriranno la mediocrità di questa amministrazione? Lodovico Festa 30 maggio

6 settimanale diretto da luigi amicone anno 18 numero maggio ,00 L INTERVISTA FACCIAMOCI FORZA di Luigi Amicone ma il problema. Dalla recessione economica e dal teatrino della denuncia escono vincenti solo grandi prestigiatori vestiti da clown. Ennesime figure del declino con vista sul vuoto. Si può esultare per la fine certificata della corte-partito di Silvio Berlusconi. Ma non si può certo fingere che il Pd questa sorta di Dc del dopo Tangentopoli, che ha solo mutato in colori arlecchino la struttura di potere della Balena Bianca di Prima Repubblica non sia lì lì per implodere. Finisce un mondo e non si sa, di qui al 2013, se questo mondo ritroverà una testa o se, in attesa di nuovi uomini e, chissà, magari anche di nuovi partiti, il futuro dell Italia resterà appeso ai cosiddetti tecnici. Ovvero al partito di coloro che altrove, in Europa, in Cina e negli Stati Uniti, decideranno anche per noi. Così, tanto per dare il nostro contributo a rompere il teatrino degli inganni, ci siamo rivolti a uno dei pochi italiani scesi in politica e poi rientrati nel privato. Romano Prodi, professore di cui tutto è noto. Essendo un tale che ha inventato prima l Ulivo e poi l Unione (con cui ha battuto due volte il Cavaliere) e che nel frattempo è anche stato presidente della Commissione europea. Dal 12 settembre 2008 presie maggio 2012 ESTERI COPERTINA de il Gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Dal febbraio 2009 è professor-at-large alla Brown University (Usa). Dal 2010 è stato nominato professore alla China Europe International Business School di Shanghai. Questa intervista nasce per caso. O quasi. Mentore il professor Alberto Quadrio Curzio, abbiamo avuto modo di incontrare Romano Prodi durante una sua conferenza in Università Cattolica e apprezzarne l analisi circa il nostro destino ineluttabilmente europeo. E non ci viene da arrossire a confessare che la conversazione nasce dall urgenza, secondo chi scrive improrogabile, di ritrovare le più ampie modalità di collaborazione innanzitutto tra chi ancora non si vergogna del suo essere cristiano ed è impegnato nella polis come tale, con tutta la strumentazione laica del caso. Professore, lei sostiene che non c è altra via d uscita alla drammatica crisi che ha colpito l Italia e l Europa, che l Europa stessa. Dice: fare cluster, raggrupparsi, per sostenere la sfida dei mercati finanziari che corrono per il mondo e sottraggono sovranità ai governi. A che punto siamo secondo lei, in Italia e negli altri paesi dell Unione, nella comprensione di SOCIETÀ STAMPA IN RECESSIONE di Ubaldo Casotto on sarà come la bolla immobiliare che sta affliggendo la Spagna, ma la crisi della carta stampata in Italia mostra, a leggerne i dati, lo sgonfiamento, in certi anni più veloce, in altri più lento, di un settore vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità. I numeri dello studio della Federazione italiana editori giornali (Fieg) sulla stampa in Italia nel triennio sono, a voler esser sinceri, impietosi. Il primo dato che emerge è parallelo a quello dell azione del governo tecnico che sta curando i mali del paese: gli editori sono impegnati soprattutto a contenere i costi; lo fanno da anni, ma non sembra bastare. Nel 2011, nonostante tutti i tagli cui i dipendenti dell editoria quotidiana e periodica hanno assistito, l ulteriore calo degli introiti della pubblicità e della diffusione ha portato il margine operativo lordo delle aziende editrici di quotidiani a una contrazione del 29,6 per cento. Il dato è ancora in positivo, ma in valori il margine operativo lordo nel 2010 era di 151 milioni di euro, nel 2011 è sceso a 106 milioni, 45 milioni in meno e un incidenza sul fatturato editoriale scesa dal 5,2 al 3,7 per cento. I ricavi da vendita e pubblicità, insomma, sono ancora più dei costi diretti, ma non tali da far fronte agli altri costi (ammortamenti e oneri finanziari) che ogni impresa editoriale deve sostenere. Per capire la situazione particolare delle imprese editrici è utile confrontarne i risultati con quelli rilevati da uno studio di Mediobanca su società italiane che nel 2010 hanno registrato un rapporto medio tra il margine operativo lordo e il fatturato dell 11,1 per cento, contro il 5,2 dell editoria quotidiana (sceso, ricordiamolo, al 3,7 l anno dopo). Detto in sintesi, fare giornali in Italia costa caro, se ne vendono sempre meno e gli investitori pubblicitari fuggono. Non da ieri. Nel 2009 i ricavi della stampa quotidiana erano precipitati (-11,9 per cento), nel 2010 la discesa era continuata, ma rallentando (-1,5), nel 2011 gli introiti dati dalla somma diffusione/pubblicità sono diminuiti del 2,2 per cento. La sola pubblicità è scesa del 5,7 per cento. Gli editori hanno compensato il calo delle copie acquistate in edicola o in abbonamento (-2,6 per cento) aumentando i prezzi. Nel biennio , chi prima chi dopo, l hanno fatto tutti. Quotidiano o caffè? Che saranno mai 20 o 30 centesimi al giorno? Un grosso disincentivo, soprattutto per le fasce più deboli dei già non molti lettori di quotidiani in Italia, quelli che ricordano non la parità tra le monete, ma la parità giornale/caffè, l altro consumo quotidiano dell italiano medio. Il distacco del prezzo dei quotidiani dal costo medio della vita è un indicatore significativo del calo delle vendite. Se a questo si aggiunge che il lettore non è un acquirente quotidiano, sette giorni su sette, ma che in media compra il suo giornale quattro giorni la settimana (un giorno parte presto e non passa dall edicola, una domenica va al mare, un altro giorno lo scrocca al vicino d ufficio), basta la disaf- questa necessità storica di dare finalmente corpo all Europa? Osservando gli avvenimenti di oggi mi sento di dovere confermare che, nei tempi più recenti, l Europa procede più per necessità che per scelte politiche. Siamo in presenza di una crescente incapacità di comprendere e interpretare i cambiamenti del mondo. Eppure è facile vedere come progressivamente tutte le nazioni, esclusi gli Stati Uniti e la Cina, stiano perdendo la propria sovranità di fronte alla dimensione e alla rapidità di azione dei mercati finanziari. Non parlo solo della zona euro: dobbiamo infatti constatare che tutti i paesi sono costretti a decidere la loro strategia e a un comunista, a un vero comunista, le circostanze offrissero l opporzona e di tutto ciò che nell economia e nel- Nea Demokratia (Nd), e il destino dell eurotunità di mettere in ginocchio gran la finanza ha a che fare con la valuta unica parte del capitalismo europeo, di far fallire europea sarà nelle sue mani. Perché potete schiere di banche private, di mettere con le chiamarlo rifondato, riformato, radicale, spalle al muro i governi sia di centrodestra eurocomunista o come diavolo volete, ma che socialdemocratici di mezza Europa, di Tsipras era, è e resta comunista. Leader di scatenare una tempesta in grado di squassare il sistema finanziario internazionaza è l acronimo greco di tale nome), che una Coalizione della sinistra radicale (Syrile, questo comunista resisterebbe alla tentazione? Fra poco più di un mese lo saprepongono schiera anche i maoisti del Koe, i fra i dodici (dodici!) partitini che la commo, perché Alexis Tsipras vincerà le seconde elezioni politiche greche anticipate di nisti di Akoa, eccetera. trotzkysti di Apo e di Dea, gli ecolo-comu- quest anno, la sua Syriza diventerà il partito più votato scavalcando i conservatori di tura, recupero e normalizzazione del gio- L operazione internazionale di ripuli maggio 2012 vane leone greco è già iniziata. Radio 4 della Bbc lo ha descritto come il «campione degli elettori greci, giovani e anziani, indignati per l aumento delle tasse e i tagli alla spesa», un «affascinante veterano di campagne politiche», «leader modesto, diretto». Le Monde ha dipinto il suo ritratto quasi soltanto con le parole dei suoi estimatori: «È vicino ai giovani, e nello stesso tempo gli adulti lo vedono come un loro figlio e lo proteggono»; «Ha il senso dell umorismo. È un uomo politico che fa domande, che non pretende di avere tutte le risposte e che sa ascoltare». Moto Bmw e camicie sbottonate Aiuta molto l immagine che l uomo proietta di sé: non solo giovane (nato nell anno in cui i colonnelli restituivano le redini del potere alla democrazia, il 1974), ma il più giovane leader di un partito nazionale mai apparso sulla scena greca; sportivo e sexy con la sua moto Bmw e le camicie bianche un po meno sbottonate di quelle cordata fra Francia, Spagna, Italia e gli altri paesi euro- 30 maggio solo per non essere preda di attacchi speculativi. Si finisce perciò col tassare solo i beni e le attività che non possono fuggire dal paese. I pesi del riaggiustamento del bilancio vengono addossati a una categoria e non all altra proprio per effetto della forza dei mercati finanziari. Non parlo solo dei paesi della zona euro perché anche la Gran Bretagna ha dovuto adottare una politica di maggiore austerity proprio per evitare che i tassi di interesse del proprio debito salissero alle stelle. In un mondo globale la sovranità la conservano solo i giganti. Se i paesi europei, Germania compresa, la vogliono conservare la debbono condividere con gli altri membri dell Unione. Anche se in posizione sempre più isolata, la signora Merkel insiste nella difesa di Bernard-Henri Lévy, ma comunque rigorosamente sprovviste di cravatta. Non aiuta invece il suo inglese claudicante, oggetto di motteggi via YouTube. La sua eloquenza inciampa nelle pronunce più semplici, l espressione si irrigidisce e le frasi diventano sincopate come in un motivetto jazz. I detrattori appongono ai video titoli come Yes I does o I speak England very best. Presagio dei suoi futuri rapporti complicati con gli altri leader europei. L argomento più serio a favore del presunto senso di responsabilità del sexy leader della sinistra radicale è che ha sempre dichiarato di non voler portare la Grecia fuori dall euro, e tanto meno di volere farla uscire dall Unione Europea. Questo, del resto, è il punto programmatico che più distingue Syriza dal Kke, il vecchio partito comunista dei tempi della Guerra fredda (al quale Tsipras in gioventù ha appartenuto) che considera l Unione Europea nient altro che un istituzione antipopolare e imperialista. Il problema con questa argomenta- Syriza, la Coalizione della sinistra estrema greca guidata da Tsipras, è composta da dodici partitini, tra i quali i maoisti, i trotzkysti e gli ecolo-comunisti del punto di vista della Germania: rigore fiscale, conti a posto e niente eurobond. Come si fa a superare questa impostazione arcigna e, ad esempio, spingere nella direzione degli eurobond da lei proposti? Chiariamo prima di tutto che gli eurobond non sono un oggetto misterioso ma lo strumento per dare forza alla nostra moneta e per proteggere la nostra economia. La Germania ha paura che il prezzo di costruire un destino comune sia pagato solo dai suoi cittadini. La signora Merkel dimentica Greci indipendenti nazional conservatori Sinistra democratica socialdemocratici Partito comunista Alba d oro neonazisti 6,2 6,1 4,8 8,5 con questo non solo il prezzo pagato da tutti gli europei per aiutare lo sforzo tedesco dopo la riunificazione ma, soprattutto, finisce col nascondere gli enormi vantaggi che la Germania ha avuto dopo l introduzione dell euro. L euro le ha permesso di accumulare un surplus che non aveva mai sognato in tutta sua storia. Non è tuttavia facile fare cambiare posizione a una Germania che antepone l aspetto dottrinario ai suoi propri interessi. Nemmeno offrendo in garanzia l oro delle banche centrali e altri beni reali (come proposto dal professor Quadrio Curzio e dal sottoscritto). L unica strada è una solida e seria azione con- Così il 17 giugno l estrema sinistra passerà in testa Syriza 20,5 coalizione della sinistra radicale 16,8 Néa Demokratía 19,4 conservatori 18,9 Pasok 11,8 socialisti 13,2 7,8 10,6 risultati previsti alle nuove elezioni non la ritrosia greca ad applicarle in programma per il 17 giugno (%) voti raccolti alle elezioni del 6 maggio scorso (%) 3,8 fonte: Rass, sondaggio del 14 maggio ,0 per Eleftheros Typos (primi sette partiti) alla sua moneta unica. Allora cosa significa ostentare il proposito di restare nell euro e nello stesso tempo demonizzare l accordo che rende possibile ciò? In realtà Tsipras ha deciso di modellare la propaganda elettorale sulla base di quello che dicevano i sondaggi, e i sondaggi dicono che i greci rigettano a larghissima maggioranza il memorandum e le sue misure draconiane, ma con maggioranze altrettanto ampie manifestano il desiderio di restare nell Unione Europea e di mantenere l euro. «Ha saputo approfittare della collera dei greci contro le politiche di austerità dicendo delle cose che non si possono realizzare, ma che il popolo greco aveva voglia di sentirsi dire», ha commentato Iannis Panousis di Sinistra Democratica, altro partito a sinistra del Pasok ma poco propenso agli eccessi demagogici. Il segreto del successo nelle urne è stato il non aver paura di cavalcare la contraddizione. «Il suo è un messaggio populista: dice ai suoi sostenitori che metterà fine all austerità e contemporaneamente manterrà la Grecia dentro all euro, il che è una cosa impossibile». Parole sante, ma chi le ha pronunciate Miranda Xafa, zione è che Tsipras fa convivere il suo europeismo col rigetto intransigente del «bar- rimasto, guarda caso, fuori dal parlamento. candidata del partito liberista Drasi è barico» (parole sue) memorandum firmato nel febbraio scorso dal governo Papademos Dimostrazione di irresponsabilità per poter avere accesso ai fondi del pacchetto di salvataggio della Grecia. È vero che le cia nell euro e allo stesso tempo lavorare Se Tsipras voleva veramente tenere la Gre- nuove tasse e i tagli di spesa pubblica, pensioni e salari che il memorandum prevede dizioni poste dall Europa per aiutare Ate- per ottenere un alleggerimento delle con- sono in alcuni casi stupidamente vessatori, ma è anche vero che finora quell accor- un esecutivo quadripartito comprendenne, il modo ce l aveva: doveva aderire a do è l unico strumento che permette alla te anche Nd, Pasok e Sinistra Democratica. Grecia di restare abbracciata all Europa e Non lo ha fatto per interessi insieme elet- 30 maggio le materie prime, -5,5 per i servizi, - 7,5 per il lavoro). A sentire gli editori, il vero problema (oltre al calo della pubblicità) è il costo del lavoro: «Il confronto con i dati Mediobanca permette di rilevare come la sua incidenza sul fatturato nell area dei quotidiani sia notevolmente più elevata. Nel 2010, a fronte di un incidenza del 31,6 per cento nell insieme delle imprese editrici, quella della media delle società censite da Mediobanca si è attestata intorno all 11,4» (La stampa in Italia ). Il singolo dipendente di una delle aziende censite da Mediobanca costa all impresa euro (il costo aziendale è pari circa allo stipendio annuale moltiplicato per 2,2), quello di un quotidiano Non potendo comprimere questo valore se non con nuovi assunti con contratti meno onerosi, si taglia sui numeri: nel 2010 il calo dei dipendenti dell editoria quotidiana è stato del 6,2 per cento maggio maggio taz&bao maggio 2012 fezione di un giorno e le vendite calano del 25 per cento. La crisi economica generale (reale e percepita) non aiuta né gli investimenti pubblicitari né l andamento delle vendite. Quindi si tagliano i costi: del 6,6 per cento nel 2009, del 7,5 nel Ma nulla si può se il prezzo della carta riprende a crescere (+0,5 per cento nel 2011) e se aumenta il costo dei servizi (+1,5) e se non scende più il costo del lavoro (-1 per cento nel 2011); voci che nell anno precedente erano state abbattute (-18,7 per cento per la contrazione nel 2011 del margine operativo lordo degli editori di quotidiani in Italia, dai 151 milioni di euro del 2010 a 106 milioni: 45 milioni in meno e un incidenza sul fatturato editoriale scesa dal 5,2 al 3,7 per cento il calo dei dipendenti dell editoria quotidiana nel 2010 l 13 maggio scorso 15 mila persone hanno sfilato nella capitale per chiedere I l abolizione della legge 194/78 che legalizza l aborto. Fra i cartelli che denunciavano la morte di 5 milioni di bambini e l impossibilità di tollerare anche un solo aborto legale, spuntava una faccia capace di rendere ancora più significativa la svolta del mondo pro life italiano. Quella di Raymond Leo Burke, il cardinale statunitense prefetto della Segnatura Apostolica che ha marciato silenziosamente per due ore secondo il suo stile umile ma mai Alexis Tsipras, leader della Coalizione della sinistra radicale greca che secondo i sondaggi sarà il primo partito alle (ri)elezioni del 17 giugno prossimo Achille Beltrame, la Galleria Vittorio Emanuele di Milano nel giorno delle elezioni amministrative, La Domenica del Corriere, 17 dicembre 1899 remissivo. Infatti, la sola presenza del capo ad ora si era scelto di combattere per l applicazione integrale della legge 194 quale del supremo tribunale vaticano, noto per essere fra i porporati più vicini sia per formazione sia per impostazione al papa teose possibile chiedere di più. Il numero degli via per ridurre gli aborti, come se non foslogo e pastore Benedetto XVI, ha segnato una novità non indifferente nella linea È realistico percorrere la strada più auda- aborti, però, non ha fatto che aumentare. d azione indicata dalla Chiesa cattolica ce ora che siamo ancora più assuefatti alla per far fronte alla violazione dei cosiddetti mentalità abortista? princìpi non negoziabili. È necessario prendere la via audace. Eminenza, è la prima volta che una fetta L unica accettabile e indicata da sempre da così consistente del mondo pro life, con il Giovanni Paolo II prima e da Benedetto XVI plauso di molti vescovi, intraprende la via poi davanti alla negazione dei princìpi non dell opposizione senza compromessi. Fino negoziabili. L aborto è la violazione di 30 maggio 2012 SOMMARIO 28 Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1 ne/vr GRECIA AL VOTO Il comunista greco che con il suo furbesco populismo anti-rigorista si prepara a vincere le (ri)elezioni 14 Romano Prodi «In questo mondo globalizzato solo i giganti come Cina e Stati Uniti resistono alla speculazione. Se noi europei teniamo alla nostra sovranità, dobbiamo condividerla. Vale anche per la signora Merkel» Più grandi poli per governi finalmente stabili, più Bruxelles per difendere l economia del continente. La prima volta del Prof a Tempi lle elezioni amministrative un italiano su due non è andato a votare. I A partiti, tutti i partiti, sono ormai gusci rinsecchiti. Il che non è la soluzione, 28 «Non solo la zona euro, tutti i paesi devono decidere la strategia solo per non essere preda di attacchi speculativi. Si finisce col tassare solo i beni che non possono fuggire dal paese» Un ragazzo che è la fine del mondo Ritratto di Alexis Tsipras, il trentottenne leader della sinistra radicale greca che con il suo bel faccino e il suo furbesco populismo anti-rigorista si prepara a vincere le (ri)elezioni di giugno. E ad affondare definitivamente l Europa S 40 A ogni giornale la sua pena Vendite e pubblicità in picchiata. Costi ormai insostenibili. Lettori disamorati di prodotti autoreferenziali e foliazioni interminabili. Ecco perché per l editoria italiana questa crisi si sta rivelando un bagno di carta N 60 Non è tempo di tacere Dall aborto alla riforma liberticida di Obama, «il male è scatenato». Il cardinal Burke e la scelta di marciare in difesa della vita. Con la testimonianza e con i piedi -29,6 PER CENTO -6,2 PER CENTO Foto: Getty Foto: AP/LaPresse Foto: AP/LaPresse Foto: AP/LaPresse «Si dimentica lo spirito religioso comune di Adenauer, De Gasperi e Schuman. I loro scritti ci riportano a un mondo in cui l appartenenza religiosa era un cemento per la vita quotidiana» Tsipras ripete che sono le misure di austerità, col loro effetto depressivo, a spingere la Grecia verso il default e fuori dall euro, Tra scandali e buchi di bilancio, la città è arrivata al voto come un pugile suonato. Davvero la Terza Repubblica inizia con i proclami di Grillo e un sindaco fai da te? 8 Parma. Una cavia a cinque stelle Davvero la Terza Repubblica inizia con i proclami di Beppe Grillo e un sindaco fai da te? Il caso Pizzarotti. E l agenda di Formigoni per ricostruire sulle rovine del Pdl Chiara Sirianni, Rodolfo Casadei...8 L INTERVISTA Romano Prodi. Facciamoci forza Il Professore auspica poli più forti per una maggiore governabilità del paese e più Unione per difendere l economia europea. «Solo i cani grossi come Cina e America sono in grado di difendere la propria sovranità dagli attacchi della speculazione finanziaria» Luigi Amicone...14 ESTERI Copertina. Alexis Tsipras Il trentottenne leader della sinistra radicale ellenica che minaccia di affondare il Vecchio Continente Rodolfo Casadei...28 Reportage. Viaggio a Belfast La città che sta imparando a vivere le sue divisioni Alessandro Turci, Federica Miglio...34 SOCIETà Stampa. La crisi dell editoria Vendite e pubblicità in picchiata. Costi insostenibili. Lettori disamorati di prodotti autoreferenziali. Foliazioni interminabili. Nell era del web (che è ancora un dilemma), ogni giornale vive la sua pena Ubaldo Casotto...40 TAZ&BAO Parma Una cavia a cinque stelle 30 maggio Fuori dalle sagrestie. La Chiesa non tace Dall aborto alla riforma liberticida di Obama fino alla violazione della corrispondenza privata del Papa, «il male è scatenato». Il cardinal Burke spiega perché è tempo di marciare in difesa della dignità dell uomo Benedetta Frigerio...60 LA SETTIMANA Foglietto Lodovico Festa...5 Non sono d accordo Oscar Giannino...18 Boris Godunov Renato Farina...27 Le nuove lettere di Berlicche...39 Presa d aria Paolo Togni...52 Mamma Oca Annalena Valenti...53 Post Apocalypto Aldo Trento...56 Sport über alles Fred Perri...64 Cartolina dal Paradiso Pippo Corigliano...65 Diario Marina Corradi...66 RUBRICHE L Italia che lavora...48 Per Piacere...50 Green Estate...52 Mobilità Lettere al direttore...64 Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell 11/6/1994 settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee Anno 18 N. 21 dal 24 al 30 maggio 2012 DIRETTORE RESPONSABILE: LUIGI AMICONE REDAZIONE: Emanuele Boffi, Laura Borselli, Mariapia Bruno, Rodolfo Casadei (inviato speciale), Benedetta Frigerio, Massimo Giardina, Caterina Giojelli, Daniele Guarneri, Elisabetta Longo, Pietro Piccinini, Chiara Rizzo, Chiara Sirianni SEGRETERIA DI REDAZIONE: Elisabetta Iuliano DIRETTORE EDITORIALE: Samuele Sanvito PROGETTO GRAFICO: Enrico Bagnoli, Francesco Camagna UFFICIO GRAFICO: Matteo Cattaneo (Art Director), Davide Viganò FOTOLITO E STAMPA: Mondadori Printing S.p.A., via Mondadori 15, Verona DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl GESTIONE ABBONAMENTI: Tempi, Corso Sempione Milano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 tel. 02/ , fax 02/ EDITORE: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione 4, Milano La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 SEDE REDAZIONE: Corso Sempione 4, Milano, tel. 02/ , fax 02/ , CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITà: Editoriale Tempi Duri Srl tel. 02/ , fax 02/ GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI: L Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione, Milano. 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8 Tra scandali e buchi di bilancio, la città è arrivata al voto come un pugile suonato. Davvero la Terza Repubblica inizia con i proclami di Grillo e un sindaco fai da te? 8 30 maggio 2012 Parma Una cavia a cinque stelle

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10 di Chiara Sirianni Cri cri. «Abbiamo preso Stalingrado», fece il Grillo. Cri cri. «Adesso marciamo su Berlino». Che Parma e i suoi prosciutti siano anche lontanamente paragonabili alla città simbolo della resistenza di popolo, beh, forse è un po grossa. Ma ci sta il paragone tra la Roma del parlamento sputazzato da tutti e la Berlino del bunker di Hitler e frau Braun? Tutto può starci, d accordo, in questo clima iperbolico in cui pure Gad Lerner dice di non stupirsi «se tra un anno il partito di Grillo sarà il primo in Italia». Però, nessuna iperbole è più vicina alla realtà, dopo l exploit di un bancario con interessi informatici eletto primo cittadino nella città del teatro Giuseppe Verdi, di quella che immagina il Movimento 5 Stelle come una novella setta di puritani pronti ad approdare a Roma come fecero i puritani veri nel New England, portando seco il nuovo decalogo di Mosè Beppe. Governeranno un paese a colpi di vade retro termovalorizzatori e ministri scelti per referendum internettiano? Chissà. Per ora, il santone e i suoi fedeli incassano gli onori della cronaca e si ritirano a meditare le prossime mosse. La battuta più azzeccata l ha fatta un comico. Non lui, l altro: «Parma laboratorio dei 5 Stelle? La città non deve essere una cavia». Gene Gnocchi è amico di vecchia data di Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma, candidato sindaco del Pd, che il 6/7 maggio ha ottenuto voti (con un vantaggio di venti punti percentuali sullo sfidante grillino), per poi essere sconfitto al 61,2 PER CENTO l affluenza alle urne registrata a Parma per il ballottaggio. ballottaggio. In una piazza gremita, Gnocchi ha fatto da spalla all uomo dell esperienza. Il comico ha cercato di arginare con un po di ironia la retorica grillina (quale retorica? Questa: «Abbiamo occhi lucidi di entusiasmo, commozione, a volte stanchezza. Abbiamo sorrisi con i quali riflettiamo i mille sorrisi che per la strada tante persone ci indirizzano. Abbiamo mani consunte dal tanto stringerne altre. Siamo persone diverse da come eravamo ieri, perché arricchite dalle mille esperienze che tanti ci riversano addosso». Eccetera. Tratto dalla pagina chi siamo, del Movimento Cinque Stelle di Parma). Bernazzoli, onore al merito, ce l ha messa tutta per mettere al centro i contenuti. Mettendo in fila tutta una serie di risulta maggio 2012

11 UN VENTO NUOVO PRIMALINEA Foto: Infophoto; AP/LaPresse Beppe Grillo ha chiuso la campagna elettorale del suo candidato sindaco a Parma, Federico Pizzarotti (foto in alto, al centro), che ha sconfitto Vincenzo Bernazzoli del Pd 60,2 PER CENTO i voti a favore del candidato sindaco Federico Pizzarotti. 39,8 PER CENTO quelli ottenuti dal candidato del Pd Vincenzo Bernazzoli. ti. Troppo tardi? Troppo vago? Chissà. Ad ogni modo, non è servito, come non è servito Giuliano Pisapia, corso in suo sostegno qualche settimana fa. È chiaro che il vento del cambiamento, a Parma, sta da un altra parte: quella di Federico Pizzarotti, che dopo aver portato i grillini a un inaspettato ballottaggio, è diventato primo cittadino tra le grida di gioia. Perché Parma è una città paciosa, borghese, di gente tranquilla che va a teatro ma che cova un fuoco che storicamente esplode, a sorpresa, con barricate popolari e fumanti. Bancario, trentanovenne, appassionato di informatica, teatro e judo, Pizzarotti è alla sua prima esperienza politica e lo ammette tranquillamente: «Non abbiamo nessuna esperienza, ma impareremo presto». Si è avvicinato al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo nel L anno dopo è stato candidato al Consiglio regionale in Emilia Romagna, senza essere eletto. Dicono di lui: è un ragazzo in gamba, ha una faccia onesta, e non frequenta la Parma-bene. Il suo programma è una serie di giuste dichiarazioni di principio, in pieno stile Grillo: promette scuolabus gratis (e anche internet), trasparenza, acqua pubblica, esportazione dei rifiuti. Belle o brutte idee che siano, il punto non è questo. Bensì, come mormora qualcuno, sognante, «lui ha preso ferie per il ballottaggio. E la sua campagna elettorale l ha fatta auto-finanziandosi, con due lire». Insomma, è una persona normale, molto lontana dall establishment parmense. Nei confronti (televisivi e non) tra i due candidati, era evidente che Pizzarotti fosse meno ferrato in quanto a conoscenza della materia politica. Ma per l elettore medio di Parma non è un problema: al contrario, è un punto a suo vantaggio. Inoltre i toni apocalittici di Beppe Grillo non gli sono affini: mentre l ex comico definiva i suoi candidati «sblocca cessi» e «disinfettanti naturali», lui tentava in ogni modo di rigettare l etichetta di Stalingrado grillina che gli è piovuta sulla testa. Il suo stile è garbato e umile. «Come sono andato?», chiede su Facebook dopo un intervi- COSì SI RISPONDE AL QUALUNQUISMO La Dc e Giannini Nei commenti ai risultati elettorali di Grillo i riferimenti all Uomo Qualunque sono stati rarissimi e superficiali. Quasi a confermare l osservazione di Burckhardt che la storia è ciò che un epoca giudica utile osservare di un altra. È vero che tempo e situazioni hanno creato tra i due fenomeni un enorme distanza, ma sarebbe utile riflettere almeno su due fatti. Il primo: il 27 dicembre 1944 andava in edicola il primo numero del settimanale Uomo Qualunque. L editoriale, del fondatore e direttore Guglielmo Giannini, sintetizzava così il programma per il quale si sarebbe battuto: «Noi non abbiamo bisogno che di essere amministrati; e quindi ci occorrono degli amministratori, non politici. Ci vogliono strade, mezzi di trasporto, viveri, una moneta modesta ma seria, una politica rispettabile che ci renda sicuri dello scarso bene rimasto, e ci incoraggi a crearne dell altro ( ). Per fare questo basta un buon ragioniere. ( ) Un buon ragioniere che entri in carica il primo di gennaio e se ne vada il 31 dicembre, che non sia rieleggibile per nessuna ragione. Siamo disposti a chiamarlo anche re e imperatore: a patto che cambi ogni anno e non possa tornare almeno per altri cinque. ( ) Ecco, nel minimo delle pesate parole, il nostro pesato pensiero, che fondamentalmente riteniamo condiviso dalla maggiore e migliore parte degli italiani e non italiani». Secondo fatto. Nelle elezioni amministrative del novembre 1946 i risultati del Fronte dell Uomo Qualunque sconvolgevano quelli registrati dai partiti il 2 giugno dello stesso anno. I Qualunquisti diventavano il primo partito a Roma, Palermo, Foggia, Lecce, Bari, Catania, Messina e Salerno. Ma otteneva significative affermazioni anche in molte città del Nord, dove la loro presenza era stata irrilevante il 2 giugno: 9,2 per cento a La Spezia, 10 a Mantova, 8,4 a Torino, 13,7 a Firenze. A farne le spese fu soprattutto la Dc: a Roma scese dal 29,5 per cento al 20,3, a Napoli dal 23,6 al 13,5, a Palermo dal 25,3 al 14,5, a Catania dal 33,9 al 16,7, a Bari dal 22,8 al 9,2. A Firenze calò dal 28,2 al 23,7, a Torino dal 27,4 al 18,6, a Genova dal 25,6 al 21. Senza farla lunga: dopo quei risultati la Dc non si limitò a proporre ai moderati un partito nuovo ma cambiò radicalmente la linea politica e programmatica. Nicola Guiso 30 maggio

12 sta. Vince, e ringrazia prima di tutto sua moglie, che gli è stata vicina. Indice un piccolo comizio di ringraziamento e invita tutti a «evitare i toni di festa, per rispetto alle vittime del terremoto». Insomma, l unico grillino a non proclamare l avvento della Terza Repubblica sembra essere proprio lui, che di questa rivoluzione pare essere il chiavistello. Perché ha vinto, con il suo sorriso pacato e il maglione d ordinanza indossato sui jeans da ragazzino? Probabilmente per un voto di sofferenza, direttamente connesso a un trend nazionale che vede i partiti sempre più lontani dagli umori dei cittadini. Forse perché la candidatura di Bernazzoli è stata imposta dai vertici, e lui aveva tanti del suo partito contro. Sicuramente perché la corsa è avvenuta in un contesto sconquassato. Come sintetizza Stefano Pileri, capo servizio cronaca della Gazzetta di Parma, la città si è avvicinata alle elezioni «come un pugile suonato». Il modello sussidiario portato avanti da Elvio Ubaldi, inventore quattordici anni fa di un proficuo accordo tra centristi e civici, finito con il suo erede Piero Vignali, è rimasto schiacciato dalle inchieste e dagli amministratori che facevano la cresta sugli appalti. Accuse di corruzione e peculato che hanno lasciato macerie: il commissariamento, la voragine nel bilancio, le tasse al massimo e un gran sentimento di fastidio da parte dei cittadini. Quelle rose del lungo Parma (uno degli esempi riportati dalla Guardia di finanza per far capire il sistema utilizzato), quei lavori gonfiati fino a costare oltre euro, sono storia recente e bruciante. E costituiscono l humus perfetto per un voto di pancia, di protesta contro una classe politica che ha deluso le aspettative. Affossare e poi ricostruire A questo si aggiunge l adombrato appoggio del Pdl, dettato più dal dispetto che dall ideologia. La filosofia, insomma, è quella del muoia Sansone con tutti i filistei: affossare per poi ricostruire. Elvio Ubaldi, sindaco dal 1998 al 2007, l ha detto chiaramente: «Al ballottaggio potremmo votare Pizzarotti, è lui la novità». Provocazione? Simone Orlandini, consigliere provinciale di Parma eletto per il Pdl, smentisce con veemenza «ogni operazione di appoggio». Certo, c è anche chi «potrebbe fare questo ragionamento: un grillino al governo non può reggere. Quindi stiamo a vedere, poi torneremo a votare tra due anni perché verrà fagocitato, o rigettato, dal sistema». Di tutt altra opinione Giorgio Pagliari, ex capogruppo del Pd in Consiglio comunale: «È un ragionamento che sento fare spesso, ma non ne sarei poi tanto convinto, io penso che tra due anni Pizzarotti sarà ancora lì. È sui giornali di mezzo mondo, il suo partito non può permettersi un fallimento. Anche perché Grillo non è certo un uomo che viene dal nulla, senza relazioni». Che errori ha fatto il Pd? «L errore è stato quello di chi ha preso l esperienza e l ha ridotta a zavorra. Come se Bernazzoli fosse l uomo del passato, dei poteri forti». Vero è che il candidato del Pd poteva contare su tutta una rete di rapporti, dalla Confindustria locale alla finanza (Paolo Andrei si è dimesso da vicepresidente della Fondazione Cariparma con l intenzione di appoggiare il candidato del Pd, in cambio di un ruolo importante in giunta) passando per le Coop e persino, dice qualcuno, per la Curia. Dalla Cnn (che per giorni si è installata nella redazione della Gazzetta di Parma) di Rodolfo Casadei I risultati «La responsabilità del tracollo è anche nostra. Ma bisogna considerare la campagna stampa contro la giunta regionale e contro la mia persona che ha lasciato sedimenti nell elettorato» alla Fox, dal New York Times al Guardian passando per Le Monde, la sfida di Parma ha fatto notizia. Ma la vittoria di Pizzarotti basta a proclamare Parma cantiere del futuro? «Non mi spiego l interesse della stampa estera. Davvero la cronaca di Parma è diventata tanto interessante?», osserva Pagliari. «Capisco che la vicenda sia suggestiva e che lo scenario sia cambiato rapidamente, ma vista da Parma appare molto meno rilevante di quel che sembra. Certo, un capoluogo può e deve fare notizia, ma parlare di terremoto mi sembra un po eccessivo». Tutti i giornali titolano allo stesso modo: AGENDA FORMIGONI Cercansi MOLTE persone nuove Autoriforma democratica del Pdl. Maggioritario con preferenze. Taglio ai costi della politica. Modello lombardo a Roma. Le priorità del governatore elettorali in Lombardia lasciano poco scampo al centrodestra. Su 21 città al ballottaggio il Pdl è riuscito a salvarne appena 3: Erba, Melegnano e Cassano Magnago. Roberto Formigoni, governatore della Regione, legge i risultati con Tempi e per il proprio partito auspica un futuro fatto di «persone nuove». Presidente, le elezioni amministrative parziali hanno visto un tracollo del Pdl in tutta Italia. Come spiega questo risultato? Le cause sono molteplici. Certamente la delusione dei nostri elettori nei confronti del governo di centrodestra dal 2008 al 2011: quell esecutivo è partito con una maggioranza fortissima ed è riuscito a realizzare solo poche riforme. Poi l appoggio al governo Monti, che oltre il 75 per cento dei nostri elettori non condivide, soprattutto perché lo individua come il governo delle tasse. In terzo luogo, la spaccatura con la Lega, che non ci ha permesso di presentarci come una coalizione con significative possibilità di vittoria e quindi ha indotto ulteriormente a un forte astensionismo. Ancora, hanno pesato negativamente una serie di esempi di malapolitica o addirittura di corruzione, di cui sono stati protagonisti anche nostri esponenti e, per lo meno per il Nord, la fortissima campagna stampa contro la giunta regionale lombarda e contro la mia persona, fondata sul nulla come più volte spiegato, ma che grazie alla potenza dei media che l hanno ingigantita, ha lasciato sedimenti anche nel nostro elettorato. Né va sottaciuta la situazione economica pesante, che viene imputata soprattutto a chi governa come pure a chi ha governato fino a poco tempo fa. Da ulti- mo non posso non citare la scelta sbagliata di alcuni candidati. Parlando con Tempi Romano Prodi ha manifestato il suo timore per una riforma in senso proporzionalista della legge elettorale, che non garantirebbe la governabilità. Meglio mantenere l impianto maggioritario? A uno o a due turni? maggio 2012

13 UN VENTO NUOVO PRIMALINEA Dalla Cnn alla Fox, dal New York Times al Guardian a Le Monde, la sfida di Parma ha fatto notizia. Ma la vittoria di Pizzarotti basta a proclamare Parma cantiere del futuro? Grillo vince a Parma. Ma al netto dei proclami, siamo certi che la Stalin-grillo sia l anticamera delle elezioni 2013? Vedremo. Intanto, al sindaco toccano i primi passi, a partire dalla squadra degli assessori. Tutto era iniziato in pieno metodo grillino: partecipazione diretta e valorizzazione delle competenze, con curriculum da inviare via mail. Peccato che sia arrivato, a stretto giro, un rinforzo definito dal Movimento «un piccolo regalo alla città»: si tratta di un gruppo di esperti noti a livello nazionale e internazionale che offriranno (gratuitamente) le loro consulenze. Loretta Napoleoni, economista che vive a Londra, si occuperà di economia partecipata. Pierluigi Paoletti, presidente di Arcipelago Scec (che si occupa di ricostruire le comunità sociali con strumenti solidali), sarà destinato alla pianificazione delle attività produttive. Maurizio Pallante, saggista, sarà responsabile di energia senza sprechi. Probabile la collaborazione con la giunta anche di Fabio Salvato, presidente di Banca Etica, forse per l assessorato al bilancio. E altri professionisti importanti, ha annunciato il sindaco, potranno aggiungersi in corsa. Cos hanno in comune costoro? Sono esperti di settore (anche se Grillo apostrofa il governo tecnico definendolo «una sporca dozzina di bocconiani»), politicamente collocabili a sinistra e non disdegnano di sedersi nei salotti televisivi tanto vituperati da Beppe Grillo. C è un solo problema: nessuno di loro è di Parma. n La débâcle del Popolo della Libertà in Lombardia Foto: AP/LaPresse ,86 25,13 63,39 36,60 64,71 35,28 51,90 48,10 51,75 48,24 Como Monza Lissone Legnano Magenta 64,83 35,16 Meglio mantenere l impianto maggioritario. Una legge proporzionale fatta in questo momento produrrebbe un risultato di generale spappolamento delle forze politiche, con nessun vincitore e con un altissimo tasso di non governabilità. Sarebbe, non esagero, una situazione analoga a quella della Grecia, che costringe quel paese addirittura a tornare al voto un mese dopo le elezioni. Occorre invece mantenere l impianto maggioritario, anche perché il bipolarismo è entrato nella testa e nel cuore degli italiani ed è nettamente preferibile optare per il turno unico, dal momento che gli italiani hanno dimostrato anche nei ballottaggi di domenica scorsa di non gradire il ritorno alle urne dopo il primo turno. Detto questo, sono doverose e improrogabili tre cose: riconsegnare agli elettori la possibilità di scegliere il loro deputato o il loro senatore, riformare fortemente la legge sul finanziamento dei partiti, abbassare il numero dei parlamentari. La Lombardia è la Regione italiana che ha saputo tenere i conti in ordine senza sacrificare la crescita economica e i servizi pubblici. Potrebbe venire il momento di portare questa esperienza a Roma sotto la forma della lista presidenziale che non vide la luce alle Regionali del 2005? Il modello lombardo sta dimostrando anche in questi anni di crisi tutto il suo valore e la sua forza, perché continua a mantenere la qualità dei servizi elevata, i conti in ordine, e a fornire stimoli e incentivi per la ripresa economica (basta pensare ai pagamenti entro 60 giorni ai nostri fornitori, o allo stanziamento di 500 milioni di euro a favore delle piccole e medie imprese). Quello lombardo è un modello che indica soluzioni per l intero paese e che può certamente inspirare e permeare un programma governativo nazionale. Ma io credo nel Pdl e credo che in questo momento dobbiamo conservare l unità del partito; certo, è urgente trasformare profondamente il Pdl completando la sua autoriforma in senso democratico, trovando MOLTE nuove persone pienamente affidabili e capaci, così da rinfrescare la nostra rappresentanza parlamentare e ricostruire il centrodestra tessendo alleanze nella direzione del partito popolare europeo e con un nuovo rapporto con la Lega Nord. Partito Democratico Popolo della Libertà 48,95 51,04 Ab.grasso Melegnano 40,58 49,41 Erba I DATI Cadono le roccaforti In Lombardia su ventuno città al ballottaggio il Pdl è riuscito a salvarne appena tre: Erba, Melegnano e Cassano Magnago. Anche due roccaforti storiche come Monza e Como sono cadute in mano al Pd. I comuni passati ai democratici sono Abbiategrasso, Buccinasco, Castiglione delle Stiviere, Desenzano del Garda, Legnano, Lissone, Magenta, Meda, Palazzolo sull Oglio, San Donato Milanese, Senago, Sesto San Giovanni, Tradate. Nei Comuni di Arese e Cantù hanno vinto invece due coalizioni formate da liste civiche che sostenevano, rispettivamente, Ravelli Pietro e Bizzozero Claudio. 30 maggio

14 L INTERVISTA FACCIAMOCI FORZA Romano Prodi «In questo mondo globalizzato solo i giganti come Cina e Stati Uniti resistono alla speculazione. Se noi europei teniamo alla nostra sovranità, dobbiamo condividerla. Vale anche per la signora Merkel» Più grandi poli per governi finalmente stabili, più Bruxelles per difendere l economia del continente. La prima volta del Prof a Tempi di Luigi Amicone Alle elezioni amministrative un italiano su due non è andato a votare. I partiti, tutti i partiti, sono ormai gusci rinsecchiti. Il che non è la soluzione, ma il problema. Dalla recessione economica e dal teatrino della denuncia escono vincenti solo grandi prestigiatori vestiti da clown. Ennesime figure del declino con vista sul vuoto. Si può esultare per la fine certificata della corte-partito di Silvio Berlusconi. Ma non si può certo fingere che il Pd questa sorta di Dc del dopo Tangentopoli, che ha solo mutato in colori arlecchino la struttura di potere della Balena Bianca di Prima Repubblica non sia lì lì per implodere. Finisce un mondo e non si sa, di qui al 2013, se questo mondo ritroverà una testa o se, in attesa di nuovi uomini e, chissà, magari anche di nuovi partiti, il futuro dell Italia resterà appeso ai cosiddetti tecnici. Ovvero al partito di coloro che altrove, in Europa, in Cina e negli Stati Uniti, decideranno anche per noi. Così, tanto per dare il nostro contributo a rompere il teatrino degli inganni, ci siamo rivolti a uno dei pochi italiani scesi in politica e poi rientrati nel privato. Romano Prodi, professore di cui tutto è noto. Essendo un tale che ha inventato prima l Ulivo e poi l Unione (con cui ha battuto due volte il Cavaliere) e che nel frattempo è anche stato presidente della Commissione europea. Dal 12 settembre 2008 presiede il Gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Dal febbraio 2009 è professor-at-large alla Brown University (Usa). Dal 2010 è stato nominato professore alla China Europe International Business School di Shanghai. Questa intervista nasce per caso. O quasi. Mentore il professor Alberto Quadrio Curzio, abbiamo avuto modo di incontrare Romano Prodi durante una sua conferenza in Università Cattolica e apprezzarne l analisi circa il nostro destino ineluttabilmente europeo. E non ci viene da arrossire a confessare che la conversazione nasce dall urgenza, secondo chi scrive improrogabile, di ritrovare le più ampie modalità di collaborazione innanzitutto tra chi ancora non si vergogna del suo essere cristiano ed è impegnato nella polis come tale, con tutta la strumentazione laica del caso. Professore, lei sostiene che non c è altra via d uscita alla drammatica crisi che ha colpito l Italia e l Europa, che l Europa stessa. Dice: fare cluster, raggrupparsi, per sostenere la sfida dei mercati finanziari che corrono per il mondo e sottraggono sovranità ai governi. A che punto siamo secondo lei, in Italia e negli altri paesi dell Unione, nella comprensione di «Non solo la zona euro, tutti i paesi devono decidere la strategia solo per non essere preda di attacchi speculativi. Si finisce col tassare solo i beni che non possono fuggire dal paese» questa necessità storica di dare finalmente corpo all Europa? Osservando gli avvenimenti di oggi mi sento di dovere confermare che, nei tempi più recenti, l Europa procede più per necessità che per scelte politiche. Siamo in presenza di una crescente incapacità di comprendere e interpretare i cambiamenti del mondo. Eppure è facile vedere come progressivamente tutte le nazioni, esclusi gli Stati Uniti e la Cina, stiano perdendo la propria sovranità di fronte alla dimensione e alla rapidità di azione dei mercati finanziari. Non parlo solo della zona euro: dobbiamo infatti constatare che tutti i paesi sono costretti a decidere la loro strategia maggio 2012

15 Foto: AP/LaPresse fessor Quadrio Curzio e dal sottoscritto). L unica strada è una solida e seria azione concordata fra Francia, Spagna, Italia e gli altri paesi eurosolo per non essere preda di attacchi speculativi. Si finisce perciò col tassare solo i beni e le attività che non possono fuggire dal paese. I pesi del riaggiustamento del bilancio vengono addossati a una categoria e non all altra proprio per effetto della forza dei mercati finanziari. Non parlo solo dei paesi della zona euro perché anche la Gran Bretagna ha dovuto adottare una politica di maggiore austerity proprio per evitare che i tassi di interesse del proprio debito salissero alle stelle. In un mondo globale la sovranità la conservano solo i giganti. Se i paesi europei, Germania compresa, la vogliono conservare la debbono condividere con gli altri membri dell Unione. Anche se in posizione sempre più isolata, la signora Merkel insiste nella difesa del punto di vista della Germania: rigore fiscale, conti a posto e niente eurobond. Come si fa a superare questa impostazione arcigna e, ad esempio, spingere nella direzione degli eurobond da lei proposti? Chiariamo prima di tutto che gli eurobond non sono un oggetto misterioso ma lo strumento per dare forza alla nostra moneta e per proteggere la nostra economia. La Germania ha paura che il prezzo di costruire un destino comune sia pagato solo dai suoi cittadini. La signora Merkel dimentica «Si dimentica lo spirito religioso comune di Adenauer, De Gasperi e Schuman. I loro scritti ci riportano a un mondo in cui l appartenenza religiosa era un cemento per la vita quotidiana» con questo non solo il prezzo pagato da tutti gli europei per aiutare lo sforzo tedesco dopo la riunificazione ma, soprattutto, finisce col nascondere gli enormi vantaggi che la Germania ha avuto dopo l introduzione dell euro. L euro le ha permesso di accumulare un surplus che non aveva mai sognato in tutta sua storia. Non è tuttavia facile fare cambiare posizione a una Germania che antepone l aspetto dottrinario ai suoi propri interessi. Nemmeno offrendo in garanzia l oro delle banche centrali e altri beni reali (come proposto dal pro- 30 maggio

16 L INTERVISTA ROMANO PRODI maggio 2012 «I referendum volti a favorire accorpamento e governabilità sono stati in vario modo bocciati. La soluzione non è cambiare ricetta ma mettere in atto i cambiamenti che non si sono mai fatti» pei, in modo da rappresentare nello stesso tempo una forza e una garanzia nei confronti della Germania. Lei è stato presidente della Commissione europea, dunque è più consapevole di chiunque altro di come, nel concreto, è il quadro dei rapporti all interno dell Unione: di come si lavora e si battono certe direzioni di politica ed economia comunitarie piuttosto che altre, delle vischiosità, diversità e difficoltà di mettere insieme visioni e tradizioni politiche diverse, oltre che gradi diversi di specializzazione, competenze e agende di problemi. Alla luce di questa premessa, su quali opportunità lei crede che sarebbe oggi possibile e necessario concentrarsi tutti insieme, al di là di certi inevitabili stretti interessi ed egoismi di sistema-nazione? Nella mia esperienza quotidiana mi accorgo che è sempre più difficile essere ascoltati quando si ritorna ai grandi ideali che stanno alla base dell Europa, come la pace e lo sviluppo equilibrato di tutto il continente. Quando parlo ai giovani vedo che essi ritengono la pace, per la prima volta nella nostra storia assicurata per tre generazioni, come un fatto naturale e non come l effetto di grandi decisioni politiche. Inoltre i media sono sempre nazionali e non europei e, in tutti gli inevitabili casi nei quali vi sono conflitti di interesse fra il paese e Bruxelles, tendono ovviamente a descrivere l Unione Europea come lontana e nemica degli interessi nazionali. Tutto questo va sottolineato, soprattutto ai giovani. Dobbiamo invece essere coscienti del fatto che nella nuova globalizzazione i singoli paesi europei saranno cancellati dalla carta geografica, come è accaduto per gli stati italiani rimasti divisi quando, con la scoperta dell America, si ebbe la prima globalizzazione e si formarono i grandi stati nazionali. È perciò necessario rendersi conto che l Europa è l unica garanzia per il nostro futuro. Questione America e Cina, gli unici cani grossi come li ha definiti lei, inattaccabili persino dagli hedge fund. Che strategia deve assumere l Europa rispetto ai due colossi (o molossi, per stare alla sua metafora) e quale ruolo possono avere i due grandi player del mercato mondiale per sostenere la ripresa nel nostro continente? I due cani grossi della politica mondiale, cioè la Cina e gli Stati Uniti, hanno entrambi, nell attuale fase storica, un oggettivo interesse a un forte ruolo dell Unione Europea. Obama è infatti terrorizzato che una crisi europea travolga l economia americana e pregiudichi di fatto la sua rielezione. Mentre la Cina ha ormai nell Europa il suo grande mercato di sbocco e, dal punto di vista politico, non vede affatto con simpatia la creazione di un G2, cioè di un mondo in cui essa si trovi da sola di fronte agli Stati Uniti. La soluzione del nostro problema è quindi esclusivamante nelle nostre mani, di noi europei. Benedetto XVI è andato al Bundestag portando un grande discorso di laicità, apertura e collaborazione alla costruzione del bene comune. Come vede la questione cristiano-cattolica nell attuale Europa? Quali possibilità ha di influenzare non solo problematicamente e in via di principio (di ripetizione di certi princìpi) il futuro della comunità dei popoli europei? C è una possibilità che cristiani e cattolici assumano un ruolo particolare, distintivo e unitivo nel panorama europeo? Il discorso di fronte al Bundestag ha fatto grande impressione a tutti, cattolici e non cattolici, credenti e non credenti: esso può davvero servire come modello di un Europa fondata su princìpi comuni e unificanti. Certamente il compito non è facile perché l unità spirituale dell Europa non è la stessa che si aveva quando si è dato inizio al nostro processo di unificazione. Si dimentica troppo spesso l identità di formazione e il profondo spirito religioso comune di Adenauer, De Gasperi e Schuman. La lettura dei loro scritti e delle loro memorie ci riporta ad un mondo in cui l appartenenza religiosa era anche un cemento per la vita quotidiana. Non è possibile mettere con poche parole in luce quanto è cambiato in questi decenni. Mi limito a dire che se i cristiani vogliono continuare a dare la loro impronta all Europa debbono prima di tutto vivere il cristianesimo dentro se stessi. Quanto all Italia, grande è la confusione sotto il cielo della politica e non si capisce cosa succederà, di qui al 2013, dei partiti e di una riforma elettorale di cui tanto si progetta e discute ma che rischia di finire in niente. Ci dica francamente cosa pensa, cosa auspica e cosa, se è possibile, pensa di fare o di contribuire a fare un uomo come lei che già tanto ha dato al paese (al di là del fatto che, ovviamente, vi siano pareri controversi sulla sua azione in qualità di politico leader dell Ulivo e poi dell Unione) per risollevare l Italia dal dramma politico, istituzionale, economico e sociale in cui versa. Col voto di sfiducia al mio governo la mia personale parabola politica si è conclusa. Rimango un osservatore, attento e appassionato come ho cercato di essere in questi ultimi anni, anche se svolgo la mia attività di insegnamento fra Cina e Stati Uniti e dedico la mia attenzione operativa alla collaborazione fra i diversi paesi africani. Sono tuttavia entrato in politica con princìpi semplici e fermi. Il primo dei quali è quello che l Italia abbia bisogno di una legge elettorale che obblighi ad un accorpamento degli elettori. Le leggi elettorali non sono fatte per fotografare un paese ma per dare ad esso un governo possibilmente stabile ed efficiente. Dal punto di vista operativo ho cercato di concretizzare quest obiettivo nell ambito del centrosinistra con la coalizione dell Ulivo, sperando che altri avrebbero fatto un operazione analoga nel centrodestra. Le cose sono poi andate come sono andate. I referendum volti a favorire l accorpamento e la governabilità sono stati in vario modo bocciati e i partiti politici hanno finito col giocare in favore della frammentazione. La soluzione non è quella di cambiare ricetta ma di mettere in atto i cambiamenti che non si sono mai fatti. Ci dica due o tre cose che farebbe, subito, per dare una scossa sociale, politica ed economica all Italia. Rispondendo a questa cortese domanda mi metterei in contraddizione con quanto ho detto in precedenza. Nella vita politica o si sta fuori o si sta dentro. Rimanere in mezzo alla porta produce solo sofferenze, mentre il mondo è pieno di belle novità. n Foto: AP/LaPresse

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18 L OBIETTORE LEZIONE ELETTORALE Un meritato schiaffo popolare al continuismo dei partiti finiti di Oscar Giannino Il ballottaggio delle amministrative ha confermato e amplificato il primo turno. Tutto potete pensare, tranne che rimanere stupiti se leggete non ho detto se condividete, ma se leggete quanto da mesi scrivo su queste colonne. Dopo le migliaia di lettere e le centinaia di telefonate che ho ricevuto a Radio24, non avevo dubbi. In sintesi estrema, e lasciando a ciascuno il diritto di spaccare il capello per cogliere questo o quel dato a mio giudizio più di NON SONO D ACCORDO La credibilità del Pdl logorata da 18 anni di promesse non mantenute. La Lega alla ricerca di una nuova leadership per risalire la china. La sinistra senza una compagine forte e quindi in mano a Repubblica contorno, siamo in presenza di tre macrofenomeni che cambiano il quadro della politica italiana. Nel senso che la Seconda Repubblica come l abbiamo conosciuta è fi-nita. Era già finita politicamente dopo una troppo lunga agonia che non ha fatto bene al paese, mentre l euro si avviava a propria volta a diventare un Vietnam. Ma ora è definitivamente sepolta, per inequivocabile segnale degli italiani. È finita innanzitutto perché il crinale Berlusconi sì/berlusconi no che ha dominato dal 1994 viene archiviato e diventa materia per gli storici (di qui a un futuro medio-lungo, per il momento suggerirei di astenersi). Viene archiviato non nel senso qualcuno nel vecchio centrodestra continuerà a pensarlo, povero lui che Berlusconi non si è esposto alle amministrative mentre, se tornasse a battere un colpo alle politiche, allora sì che le cose tornerebbero come prima. Viene archiviato perché là dove i ballotaggi siano stati ancora tra vecchia destra e vecchia sinistra, la destra è stata nella stragrande maggioranza dei casi travolta. E se qualcuno crede che la Puglia faccia eccezione, è meglio che ci ripensi. Un conto è la compattezza relativa dovuta alla presenza di leader locali con un proprio radicamento, come nel caso pugliese da Lecce a Trani, un altro è l evaporazione del centrodestra a cominciare dal Pdl, in tutto il Nord dell elettorato d opinione, che ne rappresentava storicamente un bastione. Da Como a Lecco a Monza fino a Lucca e Camaiore, il Pdl evapora. La credibilità di chi ha promesso per 18 anni politiche liberali e sussidiarie, liberalizzazioni e privatizzazioni, meno spesa pubblica e meno tasse, e ha fatto esattamente l opposto o ha fatto i fatti propri, è semplicemente finita. È finita anche perché secondo macrofenomeno non funziona la valvola di compensazione che in meno della metà del paese aveva visto, ai primi evidenti segnali di crisi del Pdl, aumentare di converso i consensi della Lega. Tutti i ballottaggi con candidati leghisti sono stati persi. La crisi di credibilità anche qui non è di Belsito o del cerchio magico o della disinvoltura nell utilizzo del denaro pubblico. È Umberto Bossi a essere finito come residuo leader politico. La Lega per risalire faticosamente parte della sua china dovrà effettuare una cesura radicale. Non so se ne avrà la forza e il leader necessari, quella forza e quel leader che il Pdl avrebbe dovuto avere da un anno a questa parte, e non ha saputo darsi. Il terzo macrofenomeno riguarda la sinistra. L exploit di Orlando a Palermo e la vittoria di Doria a Genova, si aggiungono ai precedenti analoghi casi di Napoli, Cagliari e Milano. Il Pd perde la guida, i suoi candidati alle primarie sono bocciati, Fassino sindaco di Torino resta l eccezione e non la regola. È vero che la sinistra non evapora affatto, a differenza del centrodestra. Semplicemente, il suo elettorato chiede politiche antagoniste rilegittimate dal basso, un no al rigore cieco sommato al movimentismo civile e sociale che punisce la confusa linea istituzionalelitaria delle vecchie leadership Pd-Ds-Pds. In ogni caso, la sinistra ha davanti a sé non una ma più prospettive, se le saprà scegliere senza confondersi per strada. Nessuna di esse, però, è alla francese, perché un forte partito inequivocabilmente socialista che raccolga il testimone della destra che sbaglia non c è nella storia italiana, e non s inventa con marmellate pluridentitarie di leader dimezzati. Oggi come oggi la cosa più probabile è che ci penseranno Repubblica e il suo editore a dare la linea. Pochi mesi per sfidare la tassicodipendenza L elevato astensionismo e l esplosione del Movimento 5 Stelle sono il frutto di questi tre macrofenomeni. Un frutto più che annunciato. I grillini sono davvero una cosa altra rispetto ai vecchi partiti. La loro confusione programmatica sui temi economici, di mercato e d impresa dovrà chiarirsi. Ma i loro candidati vincono con poche migliaia di euro e sono un giusto schiaffo popolare in faccia ai miliardi dilapidati dal sistema dei partiti in truffe e camarille di amici, parenti e amanti. Gli italiani ne hanno le tasche piene non della politica, ma della cattiva politica. Chi è liberale e si batte per sussidiarietà e famiglia, meno spesa pubblica ammazzacrescita e dimagrimento dello Stato tassicodipendente, ha pochi mesi per lanciare dal basso un soggetto politico che col Pdl attuale e il suo sterile continuismo nulla può avere a che fare, sempre che trovi facce nuove e insieme conosciute, forti di una propria credibilità e coerenza. Altrimenti gli italiani non potranno che confermare alle politiche quel che oggi hanno espresso: e ancor più lo faranno di fronte alle prevedibili agonie recessive, se l Europa non cambia politica maggio 2012

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