IN COPERTINA ANNO II torneo del Monferrato - Campo sportivo di Gabiano prima di una importante partita. Si riconoscono: Giuseppe Brusasca

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1 IN COPERTINA ANNO II torneo del Monferrato - Campo sportivo di Gabiano prima di una importante partita. Si riconoscono: Giuseppe Brusasca (Senatore originario di Cantavenna di Gabiano), Francesco Caligaris, Gian Franco Grillo, Romano Biglia, Luciano Galetto.

2 A mia moglie Maria Grazia e alle figlie Elena e Silvia IL GIOCO DEL TAMBURELLO NELLA COMUNITÀ DI GABIANO A cura di Mario Richetta

3 PRESENTAZIONE TAMBURELLO CHE PASSIONE Quando si parla di tambass si evoca una parte importante della storia recente della comunità di Gabiano a partire dal dopoguerra fino ai giorni nostri. E un filo di ricordi, di emozioni, di momenti indimenticabili, di persone e personaggi che al tambass sono legati in maniera indissolubile vuoi come giocatori, come tifosi, come dirigenti. Tambass o tamburello da tanti considerato il parente povero del più conosciuto pallone elastico che ha avuto la fortuna e il privilegio di annoverare grandi cantori primo fra tutti Cesare PAVESE di Santo Stefano Belbo che descrive nei suoi romanzi tra le gente della sua terra i grandi campioni, i comprimari, gli scommettitori. E ancora Beppe FENOGLIO, Giovanni ARPINO, Franco PICCINELLI che in hanno profuso decine e decine di pagine il loro amore verso questa disciplina decantandone i grandi campioni, le bellezze dei luoghi e dei paesaggi dove questi giganti si scontravano in epiche battaglie. Al tamburello tutto questo è mancato forse perché questo sport è espressione di un territorio, il Monferrato, i cui abitanti sono sempre in bilico tra passato e futuro facili allo slancio e all euforia ma altrettanto pronti a mutare i loro interessi a differenza dei langaroli e dei liguri strenui difensori del loro patrimonio culturale e storico. Quando Mario RICHETTA incominciò ad accennarmi la sua idea di raccogliere del materiale fotografico per raccontare la storia del tamburello a Gabiano ha trovato il mio incondizionato appoggio. Primo perché aiuta a ricordare con le immagini la storia della nostra comunità e attraverso le immagini i suoi mutamenti nel tempo. Secondo perché parlando di tamburello ci ricorda uno sport che si pratica per passione, per difendere il blasone del proprio paese, della propria frazione senza corrispettivo economico in contrasto con il pensiero imperante della nostra società attuale in cui gli unici valori paiono essere il denaro e il profitto.onore dunque assolutamente meritato a tutti i gabianesi e non che con la loro passione, la loro rabbia agonistica, la loro costanza hanno portato e difeso il nome di Gabiano negli sferisteri del Monferrato. La nostra comunità ha dato i natali a grandi campioni: Giulio ZANOTTO di Sessana vincitore della I edizione del toneo del Monferrato nel 1965 con il Cerrina-Gabiano, Angelo UVA di Varengo uno dei più grandi rimettitori di tutti i tempi esempio di classe e correttezza tipicamente inglesi in campo da cui il soprannome John vincitore di molti tornei del Monferrato e di due titoli italiani; Gianni GRILLO calciatore di livello prima, mezz ovolo di rara precisione ed efficacia poi e tanti altri ancora che con la loro passione hanno mantenuto vivo questo sport nella nostra comunità. Un ringraziamento particolare va alla Regione Piemonte che in collaborazione con l amministrazione comunale ha creduto e aiutato il bel lavoro di Mario RICHETTA grande appassionato di tamburello ma soprattutto innamorato di Gabiano e della sua gente Mario TRIBOCCO Sindaco di Gabiano

4 PREFAZIONE Il libro di Mario Richetta appartiene a quel genere di cose che nelle nostre case viene conservato con cura e passa da una generazione all altra come strumento di memoria comune. Il suo lavoro ricostruisce una parte importante della vita dei nostri paesi, fissa immagini, ricordi privati e collettivi che il tempo stinge e per quelli della nostra generazione genera nostalgia per un epoca che ci ha visti percorrere la parte più serena della nostra vita. Il tabass era appeso in cucina, pronto per l uso, ed il mio in particolare ( il primo) era un Capretto, pesava qualche chilo e la pelle era spessa probabilmente un centimetro (doveva aver visto Repubblica e Partigiani), ma non danneggiava la qualità delle mie prestazioni, perché quasi sempre colpivo la pallina con il cerchio. Il tabass ha legato nel tifo per le proprie squadre le comunità, ha riempito i pomeriggi di tante domeniche di passione, di gioia per le vittorie o di amarezza per le sconfitte. Ci furono anni in cui il tamburello diventò per il Monferrato una sentimento totale, che fece nascere bravi giocatori, campioni e miti, tifosi che diventarono personaggi. Questo gioco, a cui tutti siamo legati, è come il fuoco che alla fine dell inverno veniva acceso per bruciare i canneti, e che quando sembrava sul punto di morire, si riprendeva con la folata di vento che gli ridava grande energia. Così è stato in passato e così sarà in futuro: sono certo negli sferisteri torneranno campioni come il sessanese Giulio Zanotto, l uomo delle intre, capace di vincere da solo contro tutti, e di fulminare l avversario con battute di spirito rimaste nel linguaggio comune, quale quella che fotografava un giocatore in affanno A l ha i pè an tla nita, o come il varenghese Angelo Uva, il maratoneta del tamburello, l atleta che in una domenica di luglio di tanti anni fa, in un pomeriggio degno di essere cantato da Paolo Conte, inchiodo fino al cader delle tenebre sulla linea dei cento metri, il Codana del mitico campionissimo Marino Marzocchi Mara. In questi anni il gioco del tamburello vive sospeso in uno spazio indefinito, come la nostra società rurale, che rimasta sostanzialmente immutata per tantissimi anni, vede ora le regole e le prospettive messe in discussione da forze estranee ed incontenibili. Se vogliamo dare una prospettiva ai valori in cui hanno vissuto generazioni di monferrini, dobbiamo salvaguardare i valori fondamentali che hanno costituito la base della civiltà contadina, e tra questi valori, grandissima importanza ha quella passione assolutamente unica che è il gioco del tamburello. Domenico Priora Assessore della Provincia di Alessandria

5 PREFAZIONE Dopo un decennio sul finire del secolo scorso, in pratica gli anni 90, in cui si assistette ad un declino generalizzato degli sport sferistici nella nostra zona e non solo, stiamo vivendo ora una rinascita paragonabile dal punto di vista agonistico, solo a quella avvenuta dopo il primo conflitto mondiale, periodo in cui però era più facile creare questi presupposti, in quanto la sosta fu forzata e non dovuta alla concorrenza, la quale invece già tagliò le gambe dopo il 2 conflitto mondiale. Un rinnovo generalizzato di quasi tutti i dirigenti, ha portato una ventata di entusiasmo e di crescita organizzativa, senza la quale oggi sarebbe impossibile affrontare qualsiasi situazione appena fuori dalla porta di casa, i tempi attuali, in cui la competitività si va affermando addirittura su scala mondiale, non è più possibile pensare di organizzare le cose per il semplice piacere ludico di vedere una bella partita nel fine settimana, ma ad essa va allineata tutta una rete di preparativi che la amplifichino, ovvero la portino sui mass media, fatti non solo più dai giornali, radio, Tv, ma in aggiunta anche da Internet, vera e propria TV e via d informazione del futuro. Attorno ad essa poi bisogna ricordarsi che come ogni entità occorre renderla viva a se stante, quindi con struttura, almeno minima, dirigenziale, settori giovanile, diversificazione dei prodotti che coprano più facilmente i gusti più vari, insomma un organizzazione, che se legge questo un dirigente aziendale, potrebbe obiettare che in sostanza è quello che fa una qualunque azienda che voglia stare sul mercato. Ebbene mi si chiederà: Cosa c entra tutto ciò con la prefazione di questo libro? E dalla Comunicazione che dipende il tutto, essa è basilare filo conduttore di quella organizzazione moderna. Tamburello o cosa si possa aggiungere d altro. Il libro di per se normalmente esce dal quotidiano, spazia nella mente e nel tempo, ma in questo caso per la comunità di Gabiano, primo esempio di consacrazione della sua storia sportiva, oggi può vedere in luce diversa, esso ha scritto delle pagine importanti a livello di Monferrato ed italiano; per il Tamburello, che fino a pochi anni fa ha goduto di rari libri a lui dedicati e solo ora si sta riprendendo, segno della svolta che ha intrapreso. Mario con una traccia incomparabile, ha saputo collegare inequivocabilmente la storia di Gabiano ai suoi giochi, che poi per lei, nobile capitale di alcuni paesi, detti frazione, rappresenta la dimostrazione che nella storia sportiva d Italia essa è ben presente, nel gioco degli italiani, dall Europa riconosciutoci, essa ha fatto la sua parte ed ancor più la sta facendo; ma da questo sforzo, che già dalle prime bozze posso sicuramente apprezzare, amerei vedere che l intera comunità di Gabiano si ridesti, che tutti i paesi del suo comune rigiochino, perché chi può vantare questo passato deve aspirare ad un futuro d autore e per esso ci vuole senso di responsabilità, se vogliamo che tra un secolo un altro Mario scriva una storia sportiva di Gabiano, che lo veda per quel futuro sempre proiettato nei nostri sport unica vera via per Gabiano per mettersi in evidenza in quella nazione globale che sarà l Europa. Mauro Bellero Presidente Provinciale F. P.T. Tamburello

6 INTRODUZIONE Il gioco del tamburello è uno sport radicato nella storia della comunità di Gabiano sicuramente fin dal medioevo, che ha sempre coinvolto e coinvolge tutt oggi i giocatori, i sostenitori e gli appassionati di questa bellissima disciplina sportiva. Gli anziani mi hanno parlato e mi parlano delle loro partite, delle loro memorabili sfide, con una passione, una partecipazione, una nostalgia che mi hanno colpito. Ho quindi pensato di raccogliere le fotografie che richiamano l ambiente, i giocatori, gli spettatori di questa realtà del nostro paese per farne rivivere ricordi, emozioni e i sentimenti. Ho diviso il lavoro in quattro grandi parti: il tamburello a Gabiano negli statuti; il tamburello a Gabiano fino al 1965; il tamburello a Gabiano dal 1965 al 1970; il tamburello dal 1970 ad oggi per ogni decennio; l alternanza tamburello-calcio a Gabiano; Il mio lavoro non ha alcuna pretesa storico-scientifica, e sicuramente è incompleto, ma è stato fatto perché mi ha consentito di formare una memoria visiva di un aspetto della comunità con coinvolgimento e piacere personale. E stato un modo per sentirmi, almeno nel ricordo, ancora giovane e rivivere i giorni felicissimi di quando adolescente, seguivo le vicende della squadra del tamburello di Gabiano: come giocatore ero un terzino quasi nullo parole amichevoli del grande Giulio Zanotto mentre sono sempre stato molto divertito e soddisfatto nel partecipare ai momenti di organizzazione e di svolgimento dell attività. Chi sfoglierà questa raccolta potrà rivivere i suoi bei ricordi,così come lo è stato per me che ho provveduto con la collaborazione degli amici al recupero e alla sistemazione del materiale fotografico. Il tamburello a Gabiano era tutto improntato sulla partecipazione collettiva: bisognava segnare il campo, trovare le maglie, le palline, le squadre dei paesi avversari, l arbitro e il segnapunti. Tutti facevano qualcosa per arrivare alla partita. Si giravano e si girano ancora oggi i bei paesi del nostro Monferrato e ci si sentiva immersi e partecipi della loro realtà locale diventandone parte attiva. Ricordo nel 1972 a Tonco, dopo una bella partita, ci offrirono pane e salame crudo e un barbera frizzantino di quello tenuto nell infernot di cui mi pare di sentire ancora oggi il meraviglioso sapore e profumo. La raccolta delle foto ha quindi anche l intendimento di far capire che le cose belle, anche se semplici, ma vere e fatte insieme, sono le più coinvolgenti e le più appaganti. Ringrazio il Sindaco dr Mario Tribocco e tutta l amministrazione comunale, la Pro Loco con il Presidente Flavio Zacco, e gli amici, che mi hanno dato in prestito il materiale fotografico: Aldo Bruno, Gianni Grillo, Pier Carlo Gluttini, Giuseppe Gagliardone, Massimo Caligaris, Mauro Amerio, Claudio Bruno, Franco Curletti, Francesco Mussone, Vincenzo Cornaglia, Luigi Monti, Franco Sirotto, Mario Motta, Pietro e Flavio Lanfranco, Antonio Bragagnolo, Giovanni Monchietto, Angelo Vicario, Gino Ulla, Bossetto Paolo, don Luigi

7 Calvo, Angelo e Alberto Uva, Felice Cressano, Ubaldo Lanfranco. Dedico questo mio lavoro a tutti coloro che come dirigenti, giocatori, sostenitori e appassionati di questo sport, nei tempi e nei in modi i più diversi, hanno consentito il realizzarsi di significative esperienze sportive nella nostra comunità e tra questi il nostro Presidente Onorario Renzo Odisio. Né posso dimenticare coloro che negli anni con entusiasmo, tenacia e sacrifici, anche economici non indifferenti, hanno consentito a questo sport di rinascere, portando la squadra alla serie A del campo libero: il più coinvolto e sempre presente Luciano Galetto, Dante Martinelli, Aldo Grillo, Francesco Caligaris, Pier Carlo Gluttini, Luciano Carro. Valter Cicolini, Aldo Bruno, Renzo Odisio, Gianfranco Grillo, Ernestino Pagliano, Nello Soliani. Una dedica particolare va ai giovani di oggi, che iniziano a praticare questo bellissimo sport, perché sappiano portare avanti una tradizione secolare dalla nostra comunità e trarne divertimento e soddisfazione così come lo è stato per i loro predecessori. Mario Richetta

8 I DOCUMENTI STORICI - 1 -

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10 I GIOCHI NEGLI STATUTI DI GABIANO DEL 1422 Negli statuti del Comune sono elencati diversi tipi di gioco, molti di questi non più praticati né conosciuti. Non è indicato il termine tamburello né di bracciale, mentre sappiamo con certezza che entrambi i giochi erano molto diffusi a Gabiano. Nelle cose dimenticate delle soffitte il Presidente della Pro Loco Flavio Zacco ha rinvenuto un bracciale del 1700 molto ben conservato ed ora li riproduce nella sua scuola del legno Mak Bosk. Si tenga presente che i nostri statuti elencano ben otto tipi di gioco: - taxillorum = il gioco dei dadi - cartarum = i diversi tipi di gioco con le carte - burrianorum = non più conosciuto - picazoriorum = forse il gioco a pichet (chi buttava il soldo più vicìno al picchetto o al muro prendeva le giocate - scalpetarum = non più conosciuto - alium ludum = altri giochi - scaccos nigros ed albos = la dama e gli scacchi - tabulas = non più conosciuto - repellando = forse un gioco con la balestra Emerge che in quei secoli il gioco impegnava moltissimo le persone di Gabiano, non solo, ma spesso il gioco degenerava in risse, con problemi per l ordine pubblico (consulta art degli statuti tradotti nel 1989 dal prof. Luigi Calvo), per cui erano vietate le scommesse su qualsiasi tipo di gioco, salvo alcuni, dove era consentita una piccola scommessa. Il gioco del tamburello e del bracciale erano entrambi molto praticati,(abbiamo ritrovato gli attrezzi); probabilmente nel 1420 il gioco del tamburello e del bracciale avevano un altro nome; forse uno tra quelli su menzionati (buriane, picazori, scalpete, tavola, repello). Può anche essere che negli statuti non abbiano pensato di regolamentare il tamburello e il bracciale in quanto non giochi d azzardo e classificandoli quindi tra i tanti tipi di gioco allora praticati (alium ludum). Non era consentito ufficialmente per il bracciale e il tamburello alcuna scommessa. Sappiamo con certezza che fino ai primi decenni del 1900, le scommesse non ufficiali e regolamentate erano viceversa praticate, soprattutto si scommetteva su quale squadra vinceva il 15. Il sig. Remo Grillo, grande giocatore negli anni , mi ha raccontato che spesso le scommesse erano ufficiose e truccate, nel senso che, chi teneva il banco delle scommesse si era già accordato con un giocatore delle due squadre a scapito degli scommettitori. A seconda delle consistenza delle puntate chi teneva il banco spostava un ombrello chiuso in un certo modo: era l ordine per il giocatore di fare fallo e perdere il 15 per far vincere chi teneva le scommesse. Come sempre, così come avviene anche oggi, chi organizza il gioco e tiene il banco alla lunga vince. Il gioco a bracciale era probabilmente praticato dalle classi sociali più abbienti ia sgnuri dan tal rulin, mentre il tamburello era praticato dalle classi sociali più povere. Costruire un bracciale richiedeva anche 40 ore di lavoro, mentre costruire una paletta in legno con l impugnatura in cuoio, come probabilmente era fatto allora l antenato dell attuale tamburello, erano - 3 -

11 sufficienti alcune ore di lavoro. L attuale attrezzo del gioco del tamburello deriva da un attrezzo che nel medioevo,ad esempio, a Venezia si chiamava scanno ed era composto da una paletta di legno con una impugnatura laterale in cuoio (vedi figura in altra pagina). Qualcosa di molto simile alla mazza di baseball americana ma piatto. Frontepagina degli Statuti del Comune di Gabiano tradotti nel 1989 da prof. Luigi Calvo - 4 -

12 GLI ARTICOLI DEGLI STATUTI DI GABIANO CHE PARLANO DEI GIOCHI COME REGOLAMENTATI NEL

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15 IL PALLONE A BRACCIALE PIEMONTESE CENNI STORICI Come già detto, un bracciale del 1700 è stato ritrovato dal sig. Flavio Zacco tra le cose abbandonate nelle case di Gabiano. Il bracciale da cui prende il nome questa disciplina sportiva, nasce in Piemonte intorno al Trattasi di un cilindro in legno di noce o di pero svuotato all interno e totalmente torchiato all esterno da punzoni di forma piramidale, disposti su file, alternati l uno all altro. L attrezzo copre interamente l avambraccio lasciando scoperta la parte finale per l impugnatura a barra della mano. Intorno al 1700 il bracciale cambia forma assumendo le dimensioni ridotte rispetto al precedente, più corto ma sufficiente a coprire il pugno e il polso, l impugnatura diventa anatomica e scavata all interno dell attrezzo. La torchiatura esterna piramidale, viene ridotta a sei file di punte sfalsate. L estremità che racchiude le dita della mano è formata da un coperchio bombato e fesso per consentire lo svuotamento durante la lavorazione e per permettere all aria di circolare durante il gioco. La partita viene disputata da quattro giocatori per campo e prevede 18 giochi. Si gioca a casse. Il campo è spesso costituito da una piazza contornata da ANNI A Casale Monferrato in una sfida a bracciale Bevilacqua-Cocito. L ing. Cocito di Torino è stato con Bruzzone di Genova, Conrotto di Cocconato, Caneva di Ovada, Toffoli di Verona, uno dei più grandi giocatori di bracciale e tamburello degli

16 muri o palazzi. Per Gabiano non mancavano certo gli spazi adeguati intorno al Castello. Il bracciale è senza dubbio l antenato dell odierno gioco chiamato pallone elastico ancora molto praticato in Piemonte specie nell albese e cuneese. L ultimo campionato di bracciale si disputa in Piemonte nel 1927 e vede l Asti vincere dinnanzi all Acqui Terme e al Torino.Dopo di che il gioco scompare o perché non si trovano più artigiani capaci di costruire l attrezzo sportivo soprattutto perché per quei tempi, era costoso acquistarlo, pertanto venne assorbito dal gioco del pallone elastico e dal gioco del tamburello. Resta vivissimo il ricordo di questo gioco, tipicamente piemontese nella memoria degli anziani e qualche attrezzo rimane ancora abbandonato nelle soffitte delle case più signorili. Oggi è un ricercato oggetto da collezione, data la fattura elegante, molto elaborata e tipicamente medioevale. La scuola di scultura e restauro del legno Mak Bosk del Presidente della Pro-Lco sig. Flavio Zacco, come già detto, ha ripreso a costruire e restaurare questo antico oggetto sportivo. Il sig. Mauro Bellero di Casale, presidente della FIPT provinciale, ha organizzato il nuovo campionato italiano di questo sport medioevale

17 ALCUNE PERSONALITA STORICHE PIEMONTESI INTERESSATE AI GIOCHI DEL BRACCIALE, PALLA A PUGNO E TAMBURELLO Edmondo De Amicis Giovanni Giolitti Luigi Einaudi Pietro Badoglio Beppe Fenoglio Cesare Pavese

18 I GIOCHI A BRACCIALE, PALLA A PUGNO E TAMBURELLO SPORT PIU PRATICATI IN ITALIA FINO AL 1900 Abbiamo ritrovato una rivista inglese dei primi del 1900 dove si parla appunto dell importanza del gioco a bracciale in Italia. In Piemonte e anche a Gabiano si giocava a questo secolare sport che aveva nelle diverse località modi diversi di applicazione con riferimento alla palla e all impugnatura

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23 IL GIOCO DEL TAMBURELLO CENNI STORICI Il gioco del tamburello, della palla a pugno così come il gioco con il bracciale e altri storici che oggi si stanno riscoprendo (pantalera, paletta,palla elastica, minipelota), sono sport antichi le cui origini si perdono nella notte dei tempi confondendosi, in un rito ideale, con i giochi con la palla già in uso ai tempi dei greci e dei romani. Specialmente i romani erano anche grandi cultori dei giochi con la palla ( ludere pila ), e sicuramente avevano regolamentato lo svolgimento di questi giochi, ma mancano riferimenti storici precisi. Il primo scritto con informazioni dettagliate e precise sui giochi della palla è opera di Antonio Scaino, Prete e Parroco di un paese del Veneto, autore del trattato del gioco della palla stampato a Venezia nel Da lui sappiamo che i giochi con la palla si distinguevano a quei tempi: - secondo il tipo di palla: - a vento cioè palla di cuoio riempita con aria a pressione - soda cioè palla di cuoio riempita con altro materiale - secondo il modo di colpirla: - a mano aperta, - col pugno ricoperto da protezione - con un attrezzo. L attrezzo di gioco che più si avvicina all attuale attrezzo del tamburello era nel Veneto, come già detto, chiamato scanno. Osservando le fotografie sottoriportate, era un attrezzo in legno sodo, normalmente frassino, perché legno leggero, con un manico in cuoio per l impugnatura e un corpo trapezoidale che si allargava sul lato opposto dell impugnatura. Anche nel gioco con lo scanno si usavano due tipi di scanno : uno solo per la battuta lungo 75 cm e largo solo 8 cm.; l altro, per il gioco vero e proprio, lungo solo 51 cm ma più largo fino a 11 cm. La palla con cui si giocava era gonfiata ad aria, con cinque spicchi, quattro di pelle di capra e una di cuoio del peso di circa 220 grammi e 8.5 cm di diametro. Ovviamente i luoghi di gioco erano le piazze, le aie, i cortili, i prati che per lunghezza e spazio consentissero lo svolgimento del gioco. Probabilmente ogni paese adattava le regole del gioco alla struttura del campo. Due erano e sono rimaste le varianti principali: A) il gioco a campo libero dove la palla va colpita al volo o al primo rimbalzo e deve superare la linea mediana del campo ma non le linee laterali, né la linea di fondocampo. B) il gioco a muro, dove oltre alle regole simili del campo libero, è valido anche far rimbalzare la palla nel muro della piazza, ma poi la pallina deve comunque cadere nella metà del campo avversario,con regole diverse da paese a paese, per le palle che battono o si fermano sui balconi,portoni,

24 finestre e luci del muro d appoggio. Fino al 1900 esisteva la linea di fondocampo segnata solo per la battuta e valeva la vola libera : chi aveva più forza e superava tutti gli avversari e la linea di fondocampo si aggiudicava il 15. Anche qui c erano le varianti da paese a paese. Ad esempio: chi superava tutti gli avversari e la linea di fondocampo, anziché aggiudicarsi il 15 riconquistava nuovamente la battuta. Riconquistare la battuta era comunque un vantaggio per la squadra: se il battitore era capace a lè bun bati fali aveva più probabilità di fare il 15. Oggi le dimensioni federali del gioco a campo libero sono lunghezza 80 metri e larghezza 20 metri mentre nel campo a muro sono consentite delle ragionevoli varianti a seconda della piazza dove si gioca. La linea mediana del campo è a 40 metri. Fino al 1900 esistevano anche due varianti principali: la linea mediana o cordino fisso a metàcampo e il gioco a cacce dove si spostava teoricamente la linea mediana o cordino del centro campo a seconda della caccia conquistata. La linea di fondocampo era segnata per la battuta ma poi si poteva superare con il tiro a vola libera o intra. Con il sistema delle cacce, ogni squadra aveva come primo obiettivo di gioco conquistare la caccia (conquistare con la caccia più spazio favorevole del terreno di gioco, cacciando, respingendo l avversario in una zona ristretta del campo). Si segnava a lato del terreno di gioco il punto della caccia che era anche la nuova linea mediana del campo. Segnata la caccia si cambiava campo: chi aveva fatto una buona caccia avendo uno spazio di campo piccolo da difendere era avvantaggiato per il 15, l opposto per la squadra avversaria che doveva difendere, se aveva fatto una cattiva caccia, gran parte del campo di gioco. Scopo dei giocatori era, pertanto, anche quello di respingere cacciare l avversario più debole in una zona ristretta del campo, poi con il cambio campo ci si metteva in quella zona di campo più piccola e pertanto più facile da difendere, mentre l avversario si trovava a difendere una zona più vasta del campo e pertanto era sfavorito nella conquista del 15. La sfide e il cuore della partite erano pertanto la forza,la potenza del tiro, cioè riuscire a conquistare più parte del campo avversario possibile, per poi far perdere all avversario il 15 e il gioco. Il gioco con le cacce era un gioco più lento nello svolgimento rispetto all attuale, e avveniva secondo questa scansione: battuta, conquista della caccia, cambio campo, nuova battuta e poi 15. Il punteggio era sempre e gioco. Oltre all arbitro bisognava avere due segnalinee o segnacacce. Ora il gioco del tamburello ha sostanzialmente le regole del tennis, ma il campo è lungo 80 metri, largo 20 metri, con la linea mediana a 40 metri. Si cambia campo dopo 3 giochi. Si gioca in cinque per ogni squadra. Due giocatori a fondocampo chiamati battitore e rimando, un giocatore a centrocampo detto in Piemonte mezzovolo, nel Veneto cavalletto, due giocatori vicino alla linea mediana o cordino detti terzini. La partita si disputa sulla distanza dei 13 giochi per il campo a libero e dei 19 giochi per il campo a muro. Ogni gioco si ottiene dopo aver fatto quattro 15 ( e poi gioco). Oggi i giocatori debbono possedere tante doti o talenti:

25 - la capacità di conoscere la palla e portarsi velocemente al posto giusto; - la coordinazione gamba-braccio per colpire la palla in modo utile; - la regolarità nel tiro: cioè tenere sempre o il più possibile la palla in campo: meglio se a fondocampo; - la potenza nel tiro; - la potenza va sempre unita alla capacità di saper tenere in campo la palla: un giocatore potentissimo ma falloso avvantaggia gli avversari; - la resistenza nel gioco; - la tenacia nel perseguire il 15; - la capacità di saper coinvolgere nel gioco i compagni di squadra. Nei tempi passati bisognava avere tutte queste doti ma diventava poi prevalente la potenza nel tiro essendo il gioco a vola libera ai val l intra. Per approfondimenti vedi il libro: - Storia del gioco del tamburello - di Filippo Piana anno 1995 reperibile alla Federazione Italiana Palla tamburello di Mantova. Tel Palla e Pompe Tamburello o scanno Bracciale La copertina del trattato sui giochi a palla di Scaino. Anno 1555 Attrezzi di Gioco del

26 LA COSTRUZIONE DEI TAMBURELLI A GABIANO Dalla tradizione orale emerge che a Gabiano fino al 1970 vennero fabbricati tamburelli. Ogni figlio maschio, se poteva, si comprava un tamburello il prezzo era allora abbastanza elevato perché costruito artigianalmente con pelle di cavallo o di mucca; ora il prezzo è molto diminuito (10 ) perché si costruiscono industrialmente con materiali di plastica. A Gabiano, in Frazione Zoalengo, nella sua cascina di via Cavour 21 c era un artigiano contadino che li costruiva per tutti, sia per i giocatori professionisti che per gli amatori, per grandi e piccoli. Ettore Capretto, nato a Zolalengo di Gabiano nel 1889, il Vigin o Varenghin per gli amici, era un fervido appassionato del gioco della palla tamburello e da questa passione, dopo la I^ guerra mondiale, nacque l idea di costruire tamburelli. Si dedicava a questa attività soprattutto d inverno, quando il lavoro nei campi subiva un calo, mentre d estata conciava le pelli. Dopo diversi tentativi (era un autodidatta) riuscì a costruirsi i macchinari necessari per la sua produzione artigianale; si faceva anche aiutare dai suoi figli in alcuni lavori manuali, come ad esempio per la concia delle pelli o per le finiture. Il procedimento era abbastanza lungo e laborioso: occorreva procurarsi il materiale che consisteva in listelli di legno d olmo e nel pellame di cavallo o di mucca; due listelli venivano piegati a caldo e lasciati stagionare 3-4 mesi, in seguito erano incollati in modo da formare il cerchio vero e proprio: si applicava poi la pelle già sgrassata e conciata dopo aver tolto il pelo. Con i suoi macchinari il Vigin tirava la pelle in modo da renderla elastica e contemporaneamente la più resistente possibile, scartando quelle parti che presentavano delle imperfezioni (cicatrici) che ne minavano la resistenza: La pelle veniva fissata manualmente al cerchio con circa 200 chiodini. Le parti della pelle dell animale considerate pù idonee all uso erano la pelle del collo del cavallo e la pelle del ventre della mucca. Si passava poi al lavoro di rifinitura: il legno veniva seppiato e verniciato; per coprire le teste dei chiodini si foderava il cerchio con un terzo listello bordato di ottone o anche con del materiale sintetico adesivo e colorato. In ultimo veniva fissata l impugnatura sempre in cuoio con un piccolo listello di legno arrotondato nella parte interna del cerchio per favorirne l impugnatura. Venivano costruiti tamburelli di tutte le misure, anche le cosiddette bifette o tabassine, un tamburello allungato e ovale dalla caratteristica forma a goccia che serviva solo per la battuta al battitore e immediatamente cambiato con il tamburello normale come avviene ancora oggi. Ettore Capretto

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