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1 SPC Scienze del pensiero e del comportamento Rivista di psicologia, pedagogia ed epistemologia delle scienze umane SALUTO MATTUTINO DELL IO Percorso didattico - educativo per introdurre i bambini nel mondo della filosofia e della mímesis Ilenia Fadini (Scienze della Formazione Primaria, Università LUMSA, Roma) Introduzione di Stefano Bacchetta (Supervisore e Docente Università LUMSA)

2 Introduzione S. Bacchetta Con l articolo della dott.ssa Ilenia Fadini, diamo seguito alla serie di pubblicazioni che si propongono, come già segnalato nell introduzione di un precedente articolo 1, di offrire nuovi strumenti, teorici ma anche pratici, alla pratica dell insegnamento e dell educazione. Se, nel caso del Service Learning illustrato dalla dott.ssa Pitrola, si propone una pratica di per sé nuova, qui si propone un nuovo modo di vivere un esperienza che risale presumibilmente alle origini stesse del fare scuola: l appello. Parafrasando Whitman, cosa c è di nuovo in tutto questo? ; proprio di questo tratta l articolo di Ilenia Fadini, ed è stata una felice coincidenza che, anche in questo caso alla LUMSA, ci si sia potuti confrontare sul tema, grazie ai laboratori di pratica filosofica con i bambini 2 ed all esperienza di tirocinio, sia in Italia sia all estero, per la quale ho avuto il piacere di seguirla nel suo percorso formativo. Questa coincidenza ha favorito l incontro tra diverse circostanze: le indicazioni del prof. Italo Fiorin (citate nell articolo) risuonavano in modo esemplare con la pratica dell appello creativo, che nelle classi di scuola Primaria dove insegno sono sempre state spontanee e con l obiettivo primario (finora) di iniziare bene la giornata (in fondo, il primo momento di un autentico ambiente filosofico). Notevole è stata dunque l intuizione, da parte dell autrice dell articolo, che quel momento iniziale della giornata scolastica avesse in sé qualcosa di molto profondo ed edificante, sul quale valeva la pena riflettere. Grazie a questa intuizione, adesso anche il nostro appello ha un nuovo sapore, mentre posso confermare ancora una volta la bontà della proposta filosofica del nostro Filo di Sofia, dove il sapere si condivide (e con esso ci si può contaminare), senza il pregiudizio che esso provenga da bambine/i, studentesse/i, titolatissimi professori o anche grandi autori. Purché sia un sapere la cui ricerca (e le sue applicazioni) portino un effettivo vantaggio all Uomo. Mantenendo l indicazione di una filosofia-cantiere 3, che ancora una volta ho il piacere di citare, l articolo contiene un unità didattica che può essere presa come indicazione, come esempio, ma soprattutto può stimolare la creazione di altre pratiche relative all appello che non necessariamente assumano, o per lo meno non lo facciano subito, la forma di una sistematizzazione formale. Prima di tutto, l invito è di provare a stimolare la creatività e il divertimento di alunne e alunni nel rispondere in maniera divertente e, magari, far finta di disperarci provocando ancora di più la voglia di inventare risposte ancora più spiritose; lascio ad altri pedagoghi e psicologi le considerazioni sull attività cognitiva che può trarre vantaggio da tutto questo lavoro, ma è facile intuire che, intanto, la giornata comincerà con i migliori auspici almeno riguardo al benessere emotivo di tutti. 1 In questa stessa rivista, B., Pitrola, Service Learning - Esempi di applicazione di apprendimentoservizio nelle pratiche universitarie e scolastiche. 2 Per i riferimenti, rimando sia agli articoli pubblicati in questa stessa rivista, che al libro S. Bacchetta, Piacere, siamo Filo e Sofia Per un ambiente filosofico a scuola e nella vita, ed. Aracne, Roma La filosofia non è un tempio, ma un cantiere. Citazione di Georges Canguilhem. 2

3 L articolo propone delle riflessioni e offre delle esperienze da rileggere e applicare adeguandole alle diverse realtà scolastiche. Ogni classe ha una storia a sé, ed è quella principalmente che l insegnante deve conoscere; anche se non c è ancora piena consapevolezza a riguardo, non sono i bambini a doversi adeguare al nostro metodo, magari lo stesso di quando abbiamo cominciato a fare scuola venti o trent anni fa. I tempi sono cambiati, i bambini sono cambiati 4 ; poiché non è dato immaginare un sapere conclusivo nella formazione dell essere umano, è il caso che anche la scuola diventi un cantiere sempre aperto, con le regole di sicurezza di ogni cantiere (la corretta comunicazione dovrebbe essere sempre la prima), lasciando ai templi del sapere il compito di custodire e proporre riflessioni che, però, devono confrontarsi sempre con la pratica e con l essere umano in carne ed ossa e tutto il resto. Stefano Bacchetta 4 Forse è il caso di dire che è proprio il continuo cambiare che andrebbe assunto come paradigma. 3

4 SALUTO MATTUTINO DELL IO Percorso didattico - educativo per introdurre i bambini nel mondo della filosofia e della mímesis di Ilenia Fadini Con immenso affetto, ai miei primissimi alunni della mitica classe C. INDICE Premessa > 5 1. Rituale mattutino > La persona > L Io e l Altro > 8 2. Unità didattica > Programmazione per obiettivi e unità di apprendimento > Avvio all U.A. > Risveglio dell Io > Mímesis > 13 Bibliografia - Sitografia > 15 4

5 Premessa «Forse è questo insegnare: fare in modo che a ogni lezione scocchi l ora del risveglio 5» Pongo al principio del mio studio le parole dell autore contemporaneo Daniel Pennac, il quale, in uno dei suoi famosi testi, tratta dei metodi d insegnamento e dell importanza dell appello. Lo pongo, appunto, perché è mio compito parlarvi dell importanza di tale rito. Il rito dell appello, perché di rito si tratta, è un momento fondamentale e da rivalutare per l obiettivo di un buon percorso formativo. Lo dimostra (anche) il fatto che sia stato citato nel II Convegno Nazionale: I Disturbi Specifici dell Apprendimento (DSA) Assessment e interventi psicoeducativi e metacognitivi, dove il Prof. I. Fiorin, introducendo il suo discorso Strategie didattiche inclusive, ne afferma l importanza non solo come atto burocratico ma come momento d incontro fra educatore e educando (seppur con difficoltà emotive e comportamentali). Capitolo primo - RITUALE MATTUTINO «Sentire il proprio nome pronunciato dalla voce del professore è un secondo risveglio. Il suono fatto dal tuo nome alle otto del mattino ha vibrazioni da diapason. Non posso decidermi a trascurare l appello, soprattutto quello della prima ora, anche se sono di fretta. Recitare una lista di nomi come se si contassero le pecore è inammissibile. Io chiamo i miei ragazzi guardandoli, li accolgo, li nomino uno per uno, e ascolto la loro risposta. In fondo l appello è l unico momento della giornata in cui il professore ha l occasione di rivolgersi a ciascuno dei suoi studenti, anche se solamente pronunciando il suo nome. Un breve istante in cui lo studente deve sentire di esistere ai miei occhi, lui e non un altro. Dal canto mio, cerco per quanto possibile di cogliere il suo umore dal suono che fa il suo presente. Se la voce è incrinata, bisognerà eventualmente tenerne conto 6.» Così Daniel Pennac, in Diario di scuola, afferma l importanza dell appello ed io, probabilmente, non potrei esprimermi in modo migliore. 5 D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, Milano D. Pennac, op. cit., p

6 L appello è un rituale da non trascurare. Come già scritto, infatti, questo rituale mattutino, non deve essere vissuto come solo atto di natura burocratica ma è l incontro intimo fra due persone: l Io e l Altro. 1.1 La persona Essendo obiettivo ultimo dell educazione quello di creare un ambiente filosofico, sia a scuola sia nella vita 7, l appello è un primo momento, importante e fondamentale, per dar vita a un ambiente filosofico. Filosofia intesa come ricerca continua che porti un effettivo vantaggio all uomo e indaghi sul senso dell essere e dell esistenza umana. Per comprendere la filosofia, credo, urge comprendere la vita. La vita nel significato più astratto della parola, ossia come esistenza dell essere. «Subito mi trovo dinnanzi una difficoltà: nomino l essere, ma non so parlarne, posso dire di lui solo che è, id cuius actus est esse. Se cerco di definirlo altrimenti, necessariamente lo perdo di vista, perché lo definisco per mezzo di un altro concetto che non è già più l essere, ma qualche cosa dell essere; in sé non può essere definito che con se stesso, perché è il primo conosciuto, ciò per mezzo di cui tutto ciò che si conosce è conosciuto quasi come materia di cui sono fatte tutte le nostre idee. Tuttavia, dacché è sorta la filosofia, il pensiero umano non ha mai fatto e non ha mai potuto fare altro che andare alla ricerca dell essere e di che cosa mai esso sia. Senza accorgersi, a volte, che avveniva come a coloro che guardano e considerano il sole ; ché nell atto stesso che direttamente lo contemplano, esso di sé li acceca; e qualche volta è proprio avvenuto come a chi guarda il sole (vedi Fedone, cap.48) che l occhio si fa tutto luce e non vede che luce di sole, così tutto si è fatto essere, ma essere ad un modo solo, come la luce di quel sole 8.» Il bisogno di filosofare nasce dalla meraviglia, in altre parole dal senso di stupore e d inquietudine sperimentata dall'uomo quando, soddisfatte le immediate necessità materiali, comincia a interrogarsi sulla sua esistenza e sul suo rapporto con il mondo: «Infatti gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un 7 Cfr. S. Bacchetta, Piacere, siamo Filo e Sofia - Per un ambiente filosofico a scuola e nella vita, Aracne, Roma Cit. Luigia Tincani, Note di pedagogia generale, Tesi presentata all Università Cattolica di Milano per la Laurea in filosofia,

7 senso di dubbio e di meraviglia [thaumazon] riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica 9.» D'où venons-nous? Que sommes-nous? Où allons-nous?, Paul Gauguin ( ) Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, il titolo dell opera di P. Gauguin pone l attenzione sugli interrogativi primi ai quali la persona cerca risposta. Persona: una parola dal suono dolce e con un ego profondo, termine dotato di vari sinonimi e che rischia di perdere la sua vera essenza. Troviamo diverse accezioni: individuo, soggetto, tale, uomo, perdendo così il suo reale e vero significato. Persona: echeggia un viaggio unico e irripetibile; immediatamente indica l esserci di un proprio. «Tutte le volte che posso concepire qualche cosa come uno, allora dico: è. [ ] l essere è se stesso, totalmente se stesso e null altro che se stesso, non ha di fronte a sé altro che il non-essere: dividerlo o moltiplicarlo è uscire da lui 10». La persona, concetto chiave della filosofia di E. Mounier 11, è ciò che in ogni uomo non può essere trattato come oggetto. Egli vede la persona come un soggetto indefinibile, perché mobile, dinamico, fluido e qualsiasi definizione fissa potrebbe trasformare la persona da soggetto quale deve sempre essere ad oggetto. La persona è un essere spirituale, è esistenza incorporata che è autonoma, che comunica e che è libera. 9 Cit. Aristotele, Metafisica, Bompiani, Milano 2000, I, 2, 982b. 10 Cit. Luigia Tincani, op. cit., p Cfr. E. Mounier, Il Personalismo, Editrice AVE, Roma

8 Compito di ogni insegnante, in un ottica più ampia di ogni istituzione scolastica, è mirare a un educazione personalizzata e individualizzata, ovvero una vera e propria scuola su misura che inventi soluzioni adeguate alle diverse esigenze degli alunni. «La prima domanda da porre riguarda chi educhiamo. Se c è un punto su cui non possiamo non trovarci d accordo è che il nostro compito è quello di educare la persona : un essere unico e irripetibile. Ogni bambino, ogni ragazzo ha la necessità di essere educato, nel senso etimologico del termine, che deriva dal latino e-ducere, tirar fuori: ha bisogno di essere aiutato a scoprire il valore di se stesso, delle cose e della realtà 12» È chiaro, quindi, che quando si parla di educazione è fondamentale partire dal concetto di persona. L appello, in questo, aiuta. Sin dal primo atto, infatti, è possibile stimolare la fantasia, trasmettere valori quali il rispetto di sé e degli altri (nessuno escluso), ma soprattutto è possibile affermare la propria identità. «Divieni ciò che sei», affermava Nietzsche 13. Egli definisce, quale compito primario del singolo, la realizzazione creativa della propria indole. «Prima di ogni cosa, però, l uomo deve conoscersi e soprattutto si scelga. L autoconoscenza non avviene con la chiusura in sé, ma con il relazionarsi 14». Utilizzando una metafora platonica potremmo dire che urge specchiarsi nella pupilla altrui. 1.2 L Io e l Altro «Questa persona, unica ed irripetibile, può essere educata a conoscere, ad accettare, a tirar fuori e costruire sé, solo entrando in rapporto con la realtà che la circonda. E la realtà è fatta di persone, di fatti, di eventi, del presente e del passato, di cui il presente è figlio. [ ] Nell e-ducere, nel tirar fuori ciò che si è e nella relazione con gli altri, si impara ad apprendere 15.» Nel momento in cui la persona afferma il proprio Io, pertanto il proprio essere, si mostra all altro. Altro inteso come Tu. 12 Cit. Ministero della Pubblica Istruzione, Indicazioni per il curricolo. Per la scuola dell infanzia e per il primo ciclo d istruzione, Tecnodid Editrice, Fuorni Cit. Nietzsche Friedrich, Divieni ciò che sei. Pensieri sul coraggio di essere se stessi, Marinotti, Cfr. E. Ducci, Libertà Liberata. Libertà, Legge, leggi, Anicia, Roma Cit. Ministero della Pubblica Istruzione, op. cit., p

9 La persona è relazione, ovvero un essere relazionale. È l incontro con l altro, è il dialogo Io-Tu. Ogni persona è singola non perché sola, bensì perché è se stessa con le sue caratteristiche; interagisce con l altro ma non si perde nell altro 16. «L Io e il Tu, intesi non come pronomi ma come l esserci immediato della persona stessa, esistono sempre nella reciproca relazione. [ ] Non si comprende la natura dell Io finché non si capisce che esso esiste soltanto nella correlazione al Tu. Il prossimo è il vero Tu: amore dell uomo per l uomo. L Io è lo spirituale dell uomo 17». 16 Cfr. E. Mounier, Il Personalismo, Editrice AVE, Roma Cit. E. Ducci, La parola nell uomo, La Scuola, Brescia

10 Capitolo secondo - UNITÀ DIDATTICA 2.1 Programmazione per obiettivi e unità di apprendimento La programmazione per obiettivi permette di realizzare curricola in grado di rispettare i bisogni educativi di ciascun alunno. Tale programmazione conduce alla realizzazione di unità di apprendimento. Il termine unità, in ambito didattico, acquista il significato di unità del sapere. L unità di apprendimento, quindi, costituisce l unità minima di programmazione ed è finalizzata al conseguimento di un obiettivo formativo specifico. Il Professor Italo Fiorin 18, nei suoi scritti, propone il seguente modello di unità di apprendimento. INCIPIT SVOLGIMENTO CONCLUSIONE Introduzione del compito di apprendimento, attivazione degli alunni dal punto di vista motivazionale, dei pre-requisiti e delle pre-conoscenze. Sono presenti una serie di snodi significativi con funzioni didattiche specifiche (fornire informazioni, definire il problema, formulare ipotesi, ). Gli alunni utilizzano i concetti appresi ed attribuiscono significato alle informazioni ricevute e alle esperienze vissute. È compresa in questa fase una prospettiva meta cognitiva. Il modello suesposto può essere di aiuto per i docenti in sede di programmazione. Programmare un unità didattica vuol dire porre il focus al contesto di insegnamento-apprendimento e attenzione alla persona. «Ogni docente proprio in virtù della funzione del docere», realtà sacra e aspetto fondamentale della soggettività umana, «è dentro di sé detentore di un progetto 19». Si deve tendere a una conoscenza che non sia inerte e autoreferenziale, bensì a una costruzione del sapere attraverso un apprendimento significativo, autentico, calato in situazioni reali e nel quale il bambino è il vero protagonista. 18 Cfr. I. Fiorin, La buona scuola. Processi di riforma e orientamenti didattici, La Scuola, Brescia Cit. N. Rosati, Principi e percorsi di programmazione scolastica, Multidea, Roma

11 2.2 Avvio alla U. A. La filosofia e l essere, si deduce da quanto precedentemente scritto, sono strettamente collegati. La filosofia, infatti, nasce per rispondere ai primissimi interrogativi che l uomo si pone a fronte dell esistenza umana. Connubio perfetto sarà quello di unire ad un rito, quale l appello, la mimesi. Sorge spontanea la domanda: «Perché unire l appello ad un imitazione di altro?». Spiegheremo successivamente che la mímesis non è imitazione, ma è essere. La risposta alla domanda è semplice e la parola chiave è rito. Il rito, si sa, è un complesso di norme che regolano lo svolgimento di un azione sacrale, ciò vale per l appello in ambito pedagogico e filosofico. Nel caso dell appello, appunto, di che rito si tratta? Perché si rivela di grande importanza nell atto educativo? E ancora, in che modo può avvicinare gli infanti al mondo della filosofia e in particolare della mímesis? L appello è un rito di identificazione, attraverso il quale il bambino può esprimere se stesso. Un rito che non va assolutamente sottovalutato. Nel momento stesso in cui esprimo il mio Io, esprimo il mio essere all Altro, ovvero al mio Tu. Potremmo rendere tale rituale più originale e far si che, anche dagli alunni, non venga vissuto più come un susseguirsi di nomi (quasi fossero numeri). Cosa accadrebbe se invece di un «Presente» si rispondesse con un passo di hip hop o altro 20? Un tocco di fantasia e creatività renderebbero l appello un momento unico. A tal proposito, per poter ben programmare la buona riuscita di un nuovo percorso, sarà utile pensare a quale ruolo deve assumere il docente, che atteggiamento deve avere, quali limiti deve porre e assicurasi che vengano soddisfatti i bisogni e le richieste di ciascun alunno (se necessario, attribuendo dei ruoli che a rotazione cambieranno). L avvio all unità di apprendimento può avvenire attraverso un gioco, ovvero il gioco dell identità. Il docente dovrà precedentemente pensare a delle domande, queste variano a seconda del gruppo classe che si ha di fronte. Formate le domande ci si dovrà munire di tanti nastrini colorati e spille da balia. L ambiente dovrà essere familiare, utilizzando il parco della scuola, la palestra o anche restando in classe e spostando sedie e banchi in modo tale da poter formare una mezza luna. Una volta seduti e consegnate le spille, sarà possibile proporre le domande ai bambini e chiunque potrà rispondere ad esse in modo affermativo dovrà munirsi del nastrino colorato. Esempio: 20 Scuola Ippolito Nievo di Cava dei Selci (RM): nella classe primaria dove esercita il Prof. S. Bacchetta l appello viene vissuto come momento importante della giornata e mezzo per poter manifestare la propria originalità. Ho assistito personalmente a tale esperienza e collaborato affinché potessi parlare di un ipotesi di lavoro che esiste e la cui validità è stata già dimostrata. 11

12 - Chi indossa le scarpe da ginnastica? (nastrino colore giallo) - Quanti sono affascinati dalla grammatica? (nastrino colore verde) Coloro che possono rispondere affermativamente a tali domande dovranno munirsi del nastrino del colore corrispondente. In caso di una classe con alunno con Bisogni Educativi Speciali: - Chi ha la sindrome di Down? 21 O nel caso di una classe interculturale: - Quanti parlano il russo? Giunti alla fine del gioco, l insegnante e l intera classe potranno constatare che la spilla si è riempita di tanti nastrini colorati. Alcuni hanno gli stessi nastrini, ma anche molti diversi. Ciò che significa? L insegnante chiederà ai bambini di attaccare la spilla da balia con i nastrini colorati alla maglietta e di portarla sempre con sé. Insieme, docente e alunni, potranno discutere e apprendere che ciò che ci eguaglia è che siamo tutti persona, con caratteristiche che ci accomunano e altre che ci differenziano. Importante, però, è capire che le differenze non sono un ostacolo, bensì qualcosa da cui trarre dei vantaggi e delle opportunità per rinnovarsi. 2.3 Risveglio dell Io Risveglio dell Io è un unità didattica pensata per grandi e piccini. È un percorso didattico - educativo che introduce i bambini nel mondo della filosofia e della mímesis. Il percorso si realizzerà ogni mattina, dopo il suono della campanella che stabilisce l inizio di una nuova giornata. Il tempo complessivamente necessario, affinché siano conseguiti gli obiettivi di apprendimento, sarà di tutta la durata dell anno scolastico. L appello, vissuto come noioso momento di natura burocratica, è in realtà un importante rituale. L unità di apprendimento proposta ha lo scopo di renderlo un momento pratico, di responsabilità, di risveglio, l esserci dell Io, affermare se stessi, un momento relazionale fra l insegnante e ciascun alunno. Ha lo scopo, quindi, di rendere vero e autentico quanto teoricamente scritto. Attraverso il suddetto rito è possibile affrontare, anche in tenera età, tematiche d interiorità, identificazione, autoconoscenza ed esperire interiore, volizione di sé, socializzazione, paideia mímesis, relazione Io-Tu, 21 Cfr. «Chi ha la sindrome di Down?»: riporto la domanda proposta durante un soggiorno in Lido di Fondi (LT), organizzato dall AIPD ONLUS Roma, dove ragazzi con sindrome di Down e normodotati venivano sottoposti a diverse domande attraverso il gioco dell identità. Usufruendo di una modalità ludica si mirava a un fine ben preciso: stimolare la riflessione sul proprio essere, mostrare la propria identità all altro e capire che ogni singolo è unico, irripetibile ma al contempo ci sono caratteristiche che ci accomunano. 12

13 L obiettivo è di stimolare un ampia riflessione sull Io. L appello non sarà più un elenco di nomi e cognomi con un susseguirsi di «Presente», «Ci sono», «Eccomi», «Assente», ma diverrà un risveglio dell essere. «Conosci te stesso. Conosci prima chi sei e poi adornati. [ ] Adorna la tua persona morale 22.» Bisogna agire secondo la propria personalità. Ogni giorno sarà proposta una nuova modalità di appello. L appello della primavera, appello della neve, dell amore, dell amicizia, della felicità, delle rondini, appello della danza, saranno accolte le proposte degli alunni, seguendo gli interessi di ognuno. L istituzione scolastica non deve in alcun modo essere di ostacolo alla mímesis. Istinto e natura inducono il bambino a imparare e sperimentare dei ruoli. Quando vediamo l altro, lo vediamo in quanto persona in possesso di una mente. Noi dipendiamo dall altro e lo identifichiamo come Tu. Il bambino, infatti, guardando la mente altrui impara a conoscere sé e si fa a immagine e somiglianza delle cose che vuole conoscere. Il percorso di conoscenza degli infanti può essere paragonato alla nave di Ulisse, la quale a ogni tempesta richiedeva una riprogettazione fino a quando, giunti alla fine del viaggio, non rimaneva più nulla della nave d origine. Attraverso la metafora è possibile spiegare lo sviluppo cognitivo dell uomo. Il bambino prova un impulso irresistibile nello scoprire nuove cose, ne trae piacere. Un piacere talvolta paragonato al raggiungimento dell orgasmo per l adulto Mímesis L infante è un piccolo genio, attratto dalla gioia del sapere, dalla ricerca della Verità e scopre il mondo attraverso la mímesis. Aristotele affermava che l uomo fra tutti gli animali fosse il più capace di mímesis. Egli è l animale mimico per eccellenza. «L'imitare (mimeomai) è connaturato agli uomini fin dalla puerizia, [ ] tutti traggono piacere dalle imitazioni, [ ] noi siamo naturalmente in possesso della capacità di imitare 24.» L uomo dunque, grazie a tale capacità, differisce dagli altri animali poiché è il più portato a imitare e nel procurarsi per mezzo dell imitazione le nozioni fondamentali. 22 Cit. Epitteto, Le Diatribe e i Frammenti, Roma-Bari, Laterza, 1989, Ibidem (Proaieresis III 1) 23 Cfr. A. Gopnik, A. Meltzoff, P. Kuhl, Tuo figlio è un genio. Le straordinarie scoperte sulla mente infantile, Baldini Castoldi, Milano Cit. Aristotele, Poetica, Bompiani, Milano 2000, 48 b. 13

14 Oggigiorno, però, la nostra società enfatizza maggiormente la capacità logicorazionale, importante giacché ci differenzia dal mondo animale, ma ciò va a discapito della mímesis. Fenomeno che avviene soprattutto nella cultura occidentale. «[ ] ci ritroviamo mimeticamente deprivati 25». La mímesis, secondo Platone, favorisce la retta paideia necessaria affinché vi sia una convivenza bella, buona e giusta 26. Mímesis non è imitazione. A tal proposito è stato di aiuto il laboratorio Teatro corporeo e di parola svolto, nell Università LUMSA, dal Professor G. Scaramuzzo dove, noi studentesse universitarie, abbiamo vissuto in prima persona l irrefrenabile desiderio di essere fuoco, vento, sole, desiderio, quindi, di essere altro da sé. Riporto la citazione di Roberta, una bambina del primo ciclo di scuola elementare alunna del professor S. Bacchetta 27 : «Che cosa hai capito che è la mimesi? Che la tua anima diceva di fare e il tuo corpo lo faceva 28». La mimesi è rendere sé simile ad altro. Il corpo muta in un altro essere, nella voce, nel corpo, nei gesti. E non è, quindi, la semplice riproduzione dell esteriorità dell agire o del dire di qualcuno. «La mímesis paideutica s-vela l esserci dell uomo 29». Non apparenza, ma essere. Il fine ultimo della suddetta unità di apprendimento è proprio l essere. Non ridurre il rito dell appello a un apparenza ma usufruirne per essere altro da sé o, cosa più importante, per essere se stessi e affermare di esserci. 25 Cit. G. Scaramuzzo, Il principio mimico, (http://host.uniroma3.it/laboratori/mimesislab/ricerca/convegni/artisticamente_principiomimico.pdf ), Roma 25 giugno 2013, 12:48 26 Cfr. G. Scaramuzzo, Paideia Mimesis. Attualità e urgenza di una riflessione inattuale, Anicia Cfr. Filo di Sofia (http://www.avios.it/filodisofia/home.php). Il Filo di Sofia è un progetto che da anni propone la pratica filosofica nelle scuole dell'obbligo a partire dalla Scuola dell'infanzia, per la costruzione di un ambiente filosofico a scuola e per la vita. Cfr. S. Bacchetta, op. cit. 28 (http://host.uniroma3.it/laboratori/mimesislab/materiali.php), Roma 28 marzo 2013, 17: Cit. G. Scaramuzzo, op. cit., p

15 Bibliografia - Sitografia A. Gopnik, A. Meltzoff, P. Kuhl, Tuo figlio è un genio. Le straordinarie scoperte sulla mente infantile, Baldini Castoldi, Milano Aristotele, Metafisica, Bompiani, Milano 2000 Aristotele, Poetica, Bompiani, Milano 2000 D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, Milano 2008 E. Ducci, Libertà Liberata. Libertà, Legge, leggi, Anicia, Roma 1994 E. Ducci, La parola nell uomo, La Scuola, Brescia 2005 E. Mounier, Il Personalismo, Editrice AVE, Roma 2006 Epitteto, Le Diatribe e i Frammenti, Roma-Bari, Laterza, 1989 G. Scaramuzzo, Paideia Mimesis. Attualità e urgenza di una riflessione inattuale, Anicia 2010 I. Fiorin, La buona scuola. Processi di riforma e orientamenti didattici, La Scuola, Brescia 2008 Luigia Tincani, Note di pedagogia generale, Tesi presentata all Università Cattolica di Milano per la Laurea in filosofia, 1925 Ministero della Pubblica Istruzione, Indicazioni per il curricolo. Per la scuola dell infanzia e per il primo ciclo d istruzione, Tecnodid Editrice, Fuorni 2007 Nietzsche Friedrich, Divieni ciò che sei. Pensieri sul coraggio di essere se stessi, Marinotti, 2006 N. Rosati, Principi e percorsi di programmazione scolastica, Multidea, Roma 2012 S. Bacchetta, Piacere, siamo Filo e Sofia - Per un ambiente filosofico a scuola e nella vita, Aracne, Roma G. Scaramuzzo, Il principio mimico, (http://host.uniroma3.it/laboratori/mimesislab/ricerca/convegni/artisticamente_princi piomimico.pdf) AIPD ONLUS Roma (http://www.aipd.it/cms/) Filo di Sofia (http://www.avios.it/filodisofia/home.php) (http://host.uniroma3.it/laboratori/mimesislab/materiali.php). 15

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