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3 Indice Nova Gorica 4 A passeggio per la città 6 Trg Evrope 6 Stazione ferroviaria 8 Collezione museale della stazione 10 Via Erjavceva ˇ ulica il viale dei ricordi 11 Piazza Trg Edvarda Kardelja, il boschetto di pini e la concattedrale di Cristo Redentore 20 Žabji kraj, la Šolska ulica, le piazze di Solkan 24 I ponti di Solkan, il cimitero militare 27 La strada Cesta IX. Korpusa 29 Tra i caseggiati residenziali fino alla Magistrala 30 Il centro cittadino, il parco sportivo e i palazzi residenziali moderni 34 Kostanjevica, Rafut 37 Per gli amanti dello sport 40 Il bosco Panovec 40 L Isonzo 41 I guardiani delle Alpi 42 Per gli amanti della buona tavola 46

4 Nova Gorica I primi insediamenti nel Goriziano hanno origini molto antiche, ma le popolazioni dell epoca hanno lasciato dietro di sé poche testimonianze. I primi atti di donazione, in cui sono menzionati esplicitamente i nostri luoghi, risalgono alla metà del medioevo, più precisamente all anno 1001, epoca in cui Solkan (Salcano in italiano) era addirittura più importante di Gorizia. Dallo stesso documento emerge inoltre che il nome Gorica era di chiara origine slava, anche se nei secoli successivi, quando la città divenne capoluogo dell omonima contea, veniva trascritto in varie forme, quali Görz, Goritia, Gurize, Gorizia. L area era abitata da sloveni, friulani, tedeschi, ebrei, austriaci e italiani, che a prescindere dalla loro appartenenza etnica condividevano esperienze simili, appartenevano alle stesse compagini statali, veneravano le stesse divinità e inveivano contro le medesime autorità. Per lunghi anni, dal 1500 fino alla prima guerra mondiale (p.g.m.), il Goriziano (salvo brevi periodi di interruzione) fu dominato dalla corona asburgica, o meglio, da quella austriaca. Durante la p.g.m. queste zone furono teatro di cruenti battaglie tra l Impero austro-ungarico e l Italia, al punto che molti dovettero fuggire dal Goriziano. Una volta rientrati nelle proprie case ad accoglierli c erano cumuli di macerie e un nuovo Stato, l Italia. Dopo la seconda guerra mondiale (s.g.m.), più precisamente il 15 settembre 1947, il nuovo confine di Stato tra l Italia e la Jugoslavia divise il territorio a metà, spezzando legami millenari, lasciando la città all Italia e incoraggiando così la costruzione di un nuovo centro, una nuova Gorica. Una città che splenderà oltre confine, affermarono le cerchie politiche, pronte a investire un miliardo di dinari nella sua costruzione. All idea si avvicinò maggiormente il progetto urbanistico di Edi Ravnikar,

5 che tracciò parallelamente alla ferrovia un nuovo asse, la cosiddetta Magistrala (Magistrale). La prima pietra di Nova Gorica fu posata il 13 giugno Nonostante la speranza nel futuro, rappresentata dalla costruzione del nuovo, è importante conservare anche l archivio dei ricordi. I monumenti del passato non mancano. Vi invitiamo pertanto a una piacevole passeggiata lungo la città fino al ponte ferroviario sul fiume Isonzo che vi svelerà frammenti interessanti della storia degli sloveni sul baluardo occidentale del territorio nazionale. Il punto di partenza sarà la piazza trg Evrope, di fronte alla stazione ferroviaria. Agli amanti dello sport proponiamo invece una piacevole escursione sulle cime intorno alla città, una serie di attività ricreative nel bosco Panovec o lungo il fiume Isonzo. Ma se preferite, potrete rintanarvi in biblioteca, trascorrere la giornata visitando le collezioni museali o qualche mostra, assistere a uno spettacolo teatrale, fare un ultima puntata al casinò, ecc. In ogni caso non dimenticate di fare un salto nelle trattorie o ristoranti che in città e nei dintorni non mancano di certo. Benvenuti! 5

6 A passeggio per la città Trg Evrope 6 La piazza più nuova di questa giovane città è stata battezzata dopo l ingresso della Slovenia nell UE ( ). Al centro della piazza domina il mosaico della nuova Europa progettato dall artista sloveno di Trieste Franko Vecchiet. L assetto urbanistico è stato curato dal goriziano Romano Schnabl che non ha avuto certo un lavoro facile dovendo costruire sull eredità di Max Fabiani ( ), il più apprezzato e rinomato urbanista e architetto dell allora Impero austro-ungarico. Fabiani progettò cinque strade che si diramavano a ventaglio partendo dalla stazione, anche se la maggior parte di esse dopo circa cento metri terminavano nei campi. Fabiani aveva previsto un rapido sviluppo della città grazie alla ferrovia che le portò una notevole boccata d ossigeno. Il Goriziano attirò imprenditori e artisti, il suo clima mite favorì anche l arrivo di nobili facoltosi e ufficiali in congedo, al punto da farlo diventare una sorta di Nizza austriaca. La piccola e tranquilla cittadina divenne famosa per la sua multiculturalità. Anche le persone più semplici, che sapevano a mala pena scrivere, riuscivano a comunicare senza alcun problema in ben quattro lingue: sloveno, tedesco, italiano e friulano. Tutto ciò è forse parte di un tempo e di uno spazio che è andato definitivamente perduto? Potrà rivivere nuovamente? Certo, la comune piazza Europa è sicuramente meglio del filo spinato che l attraversava in passato, ma il resto per ora sono solo sogni e ricordi.

7 Nelle giornate di sole è possibile leggere l ora esatta sulla meridiana realizzata con la ruota motrice di una locomotiva a vapore, collocata sul versante italiano della piazza. La particolarità della meridiana sta nel fatto che in inverno indica l ora esatta nella parte inferiore della ruota, d estate invece in quella superiore. 7

8 Stazione ferroviaria L imponente edificio, il più antico palazzo pubblico della città, fu costruito contemporaneamente alla ferrovia ed entrò in funzione nel Il progetto della stazione fu realizzato dall architetto viennese Robert Seelig. L impostazione dell edificio in stile storicistico è impreziosita da ricche decorazioni secessioniste, particolarmente evidenti nella facciata occidentale e nei dettagli degli arredi interni, anche se purtroppo molti oggetti sono andati perduti. Da qui veniva gestito il traffico lungo la linea ferroviaria su cui viaggiavano 70 convogli al giorno, trainati da potenti locomotive a vapore. I treni veloci portavano a Praga, Vienna, Monaco, Ostende e Trieste. Avevano previsto inoltre il prolungamento della linea locale per Ajdovščina fino a Lubiana, incrementando così i traffici verso l Est. I bohemien goriziani andavano 8

9 a prendere il caffè la mattina a Trieste e il pomeriggio a bere la birra in Carinzia. La manutenzione e lo smistamento delle locomotive avvenivano nell imponente Deposito sul lato est della stazione, dove sono conservati anche la torre dell acqua e il caricatore di carbone. L intera linea da Praga attraverso Linz e Villach fino a Trieste, conosciuta anche come la Neue Alpenbahnen o Transalpina, è lunga 717 km ed è considerata tra le più belle in Europa. Alla solenne cerimonia di inaugurazione, che si tenne il 19 settembre 1906, partecipò anche l erede al trono l Arciduca Francesco Ferdinando. Purtroppo meno di dieci anni più tardi la Transalpina si trovò nel bel mezzo della furia bellica: dopo la p.g.m. i nuovi confini di Stato recisero il suo tracciato a tal punto da farle perdere il suo splendore. La nuova frontiera al termine della s.g.m. troncò anche il legame con Trieste. Sulla linea viaggiano oggi solo alcuni treni locali diretti a Sežana, Ajdovščina, Jesenice e Lubiana. Nel 1974 la trazione a vapore cedette il posto al diesel, di tanto in tanto, però, si ode ancora il fischio della locomotiva a vapore mentre traina il treno-museo. 9

10 Collezione museale della stazione Nel Novecento gli abitanti del Goriziano hanno cambiato più Stati che vestiti. Il confine ha segnato profondamente questo territorio che prima era sempre stato considerato unico. Inoltre non si trattava di una semplice frontiera, ma rappresentava la divisione tra Est e Ovest, protetta dal filo spinato. La stazione ferroviaria divenne involontariamente il portavoce silenzioso della nuova società che andava formandosi: sul tetto fu collocata una grande stella rossa accompagnata talvolta da scritte in stile Stiamo costruendo il socialismo oppure Viva la fratellanza e l uguaglianza dei nostri popoli. La stella rossa è oggi uno dei reperti della collezione museale che attraverso immagini, oggetti e parole racconta gli avvenimenti lungo il confine a partire dalla fine della s.g.m. fino all indipendenza della Slovenia e al suo ingresso nell UE. 10

11 Via Erjavceva ˇ ulica il viale dei ricordi Svoltando a destra a sud della stazione ferroviaria si arriva a Gorizia, a sinistra invece ha inizio la via Erjavčeva ulica che porta a Nova Gorica. Questa strada conduceva in passato al principale cimitero cittadino che fu distrutto durante la p.g.m. e in seguito ricostruito alcuni chilometri più a sud. Tra le due guerre qui veniva estratta e lavorata l argilla; l ultimo edificio conservato dell ex fornace (Frnaža) ospita oggi la Casa della comunità locale (Dom krajevne skupnosti). La via termina nella rotonda all altezza della Magistrale cittadina la Kidričeva ulica. Il canale energetico, scoperto dal geomante e poeta del paesaggio Marko Pogačnik, attraversa il prato passando accanto alla biblioteca e termina in un boschetto di pini, dove si trova il centro energetico vitale di Nova Gorica. La Erjavčeva ulica è un vero e proprio viale dei ricordi. La via è costeggiata da busti commemorativi di goriziani famosi e di altre personalità che hanno lavorato in queste terre o che hanno lasciato un importante impronta sul territorio. Ad altri personaggi sono dedicati invece monumenti dalle forme più libere. Le statue non seguono un ordine cronologico, perciò saranno qui descritte così come le incontriamo lungo la strada andando verso il centro città. Lungo la Erjavčeva ulica e sulla piazza Trg Edvarda Kardelja ci sono altre cinque sculture indipendenti realizzate da giovani artisti: le nove teste di Mirko Bratuša (all incrocio con la via Cankarjeva), i cerchi in pietra di Zmago Posega ( , di fronte alla direzione della società HIT), i blocchi di Matjaž Počivavšek (sul prato di fronte al Municipio), il pino sulla costa di Jakov Brdar (di fronte alla biblioteca) e il traghettatore delle anime di Mirsad Begić (accanto al Municipio). 11

12 Renicci vicino ad Arezzo. Dopo la capitolazione dell Italia tornò a piedi a casa e si unì ai partigiani, di cui divenne leader politico. Morì annegato nell Isonzo di ritorno da un raduno sul Collio. Scultore: Stojan Batič. 12 Padre Stanislav Škrabec ( ) è stato il più importante linguista sloveno dell Ottocento ed è considerato il padre della fonetica slovena. Ha vissuto nel monastero di Kostanjevica (Castagnevizza) dal 1873 al 1915, quando a causa della guerra dovette trasferirsi a Kamnik. Era convinto che lo sloveno fosse la più bella lingua del mondo. Sosteneva che la lingua era un dono troppo prezioso per permettere ai singoli di manipolarlo. Pubblicava le proprie ricerche linguistiche sulle copertine della rivista I fiori dei giardini di San Francesco (Cvetje iz vrtov svetega Frančiška). Scultore: Mirko Bratuša. Jože Srebrnič ( ) contadino, politico e rivoluzionario, partecipò alla rivoluzione d ottobre e fu tra i fondatori del Partito Comunista Italiano (1921), creò cooperative agricole e associazioni culturali slovene, sale letture itineranti, ecc. Nel 1924 venne eletto nelle liste del PCI nel Parlamento di Roma, ma due anni più tardi fu confinato sulle isole del Tirreno (Ustica, Lipari). Per un breve periodo ha vissuto illegalmente a Lubiana, più tardi fu internato nel campo di concentramento fascista Milko Kos ( ) storico sloveno nato a Gorizia, fu decano dell Università di Lubiana e accademico. Si occupava in particolare del medioevo, epoca in cui egli collocò la discesa degli Slavi nel territorio tra le Alpi e l Adriatico. Scultore: Negovan Nemec ( ). Lojze Bratuž ( ) fu direttore di coro e musicista goriziano, ma soprattutto un grande patriota sloveno. Negli anni della persecuzione della lingua slovena diresse svariati cori liturgici poiché, nonostante i divieti, le canzoni slovene in chiesa erano tollerate. Dopo la messa domenicale del 27 dicembre 1936 fu catturato e picchiato dai fascisti che gli fecero

13 bere un miscuglio di benzina e lubrificante per macchine. A causa dell intossicazione, il 16 febbraio 1937 morì in preda a terribili sofferenze. Il giorno prima che morisse, in occasione del suo compleanno, alcuni ragazzi sloveni vennero a cantare di nascosto sotto la sua finestra dell ospedale. Scultore: Negovan Nemec. Andrej Budal ( ) di Sant Andrea vicino a Gorizia, conseguì il dottorato in romanistica a Vienna. Ha lavorato come insegnante di sloveno, è stato autore di libri di testo per le scuole, ma anche di racconti, novelle e poesie. Era inoltre un ottimo traduttore dall italiano e dal francese: tra le altre cose ha tradotto in sloveno il Decamerone di Boccaccio. Nel 1947 fece parte della delegazione goriziana alla Conferenza di pace di Parigi, dove si decise il futuro dell Italia del dopoguerra, inclusa la linea di confine tra l Italia e la Jugoslavia. È stato per molti anni direttore del Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Scultore: Negovan Nemec. Engelbert Besednjak ( ) fu un politico d ispirazione cristianosocialista, giurista e giornalista. Scriveva per numerosi quotidiani e riviste e nel 1954 fondò a Trieste il Novi list (Il nuovo foglio). Negli anni fu eletto deputato al Parlamento italiano, in seguito la storia lo portò a Vienna e Belgrado dove difese gli interessi degli abitanti della Primorska, o meglio degli sloveni rimasti in Italia. Scultore: Negovan Nemec. 13

14 Anton Velušček Matevž ( ) fu tra i più attivi e appassionati capi del Fronte di Liberazione nazionale sloveno nella regione Primorska. Come molti altri, si rifugiò in Jugoslavia nel 1935 per scampare alla mobilitazione per la guerra in Etiopia (i cosiddetti immigrati d Abissinia). Poco dopo aderì al Partito Comunista. Nell estate del 1941 tornò nel Goriziano, dove fu tra gli organizzatori del Fronte di Liberazione e del movimento partigiano, al quale si unirono anche molti italiani. Agli inizi del 1944 fu mandato a Trieste, dove nel novembre dello stesso anno venne catturato dagli occupatori che lo torturarono, facendo poi perdere ogni traccia di lui. Scultore: Janez Pirnat. Sergej Mašera ( ) goriziano di nascita, dopo la p.g.m. si trasferì con la famiglia in Carinzia e in seguito a Lubiana. Nel 1932 conseguì il diploma all Accademia Navale Militare di Dubrovnik (Ragusa). Agli inizi della s.g.m. era ufficiale d artiglieria sul cacciatorpediniere Zagreb, ancorato nelle Bocche di Cattaro (Boka Kotorska). Al momento della capitolazione della Jugoslavia avrebbe dovuto abbandonare la nave assieme agli altri membri dell equipaggio, ma con l ex compagno di studi e amico fedele Milan Spasić decise di rimanere sulla nave e di farla esplodere per evitare che cadesse in mano agli occupatori. Gli autori del monumento sono Rafael Nemec ( ) e Vasilij Željko. Josip Vilfan ( ) giurista e politico triestino, difensore dei diritti e dell uguaglianza degli sloveni e degli altri popoli slavi del sud nell ambito dell Impero austro-ungarico prima e dell Italia poi. Nonostante l incendio al Narodni dom di Trieste ( ) e di altri venti centri di aggregazione degli slavi di Trieste avvenuti lo stesso giorno, egli credeva nel primato del diritto e fu per due mandati deputato al Parlamento italiano ( ). Più tardi si batté per i diritti delle minoranze nell ambito del Congresso delle Nazionalità Europee ( ) con sede a Vienna, di cui fu presidente negli anni Dopo l annessione dell Austria alla Germania si trasferì a Belgrado. È considerato il padre dell idea dello spazio culturale comune. Scultore: Negovan Nemec. 14

15 quattro case e lo studio legale distrutti e decise di trasferirsi a Lubiana. Era anche un ottimo alpinista: pubblicò i libri Imenoslovje Julijskih Alp (Terminologia delle Alpi Giulie, 1929) e Pomen in razvoj alpinizma (Importanza e sviluppo dell alpinismo, 1930). Uscì postumo invece il libro Iz mojega življenja (Dalla mia vita, 1937, traduzione italiana 1994). Scultore: Boris Kalin ( ), ultimato da Marjan Keršič-Belač ( ). Henrik Tuma ( ) nacque e morì a Lubiana ma trascorse molti anni nel Litorale e in particolare a Gorizia, dove nel 1895 e 1902 fu eletto deputato regionale. Come primo sloveno eletto nella Giunta provinciale utilizzava regolarmente la propria lingua madre. Era un politico di sinistra, ottimo oratore e grande difensore dell uguaglianza degli sloveni a tutti i livelli. Introdusse anche nel Goriziano l iniziativa Svoji k svojim!, che nelle altre regioni slave dell Impero austro-ungarico era indirizzata contro i germanofoni, mentre qui prevedeva il boicottaggio di negozi, notai, ristoranti italiani. Al contempo caldeggiava l immigrazione di imprenditori, artigiani e commercianti sloveni a Gorizia. È stato il promotore e fondatore della Cooperativa commerciale e artigiana (Trgovsko obrtna zadruga). Fu anche redattore della rivista Naši zapiski (I nostri appunti), nella quale scriveva di socialismo, sociologia e addirittura di sessuologia. Poiché dopo la p.g.m. le autorità respinsero la sua richiesta di cittadinanza, non poté ottenere il risarcimento per le Alojz Gradnik ( ), semplicemente il poeta. Ma anche giudice a Gorizia, Cormons, Pola e Cerkno. Dopo l occupazione italiana della Primorska emigrò in Jugoslavia, dove lavorò come giudice a Lubiana e Zagabria e per qualche tempo come consulente giuridico al Ministero degli Esteri di Belgrado. È considerato un poeta espressionista: oltre al tema amoroso legato spesso al sacrificio e alla morte scriveva anche poesie patriottiche dedicate in particolare al paese natale Medana nel Collio sloveno. Era anche traduttore e autore di poesie per l infanzia. Per la sua intensità espressiva molti lo paragonano a France Prešeren. Scultore: Negovan Nemec. 15

16 Ivan Trinko Zamejski ( ), patriota e padre spirituale degli sloveni nella Slavia Veneta, nacque nel piccolo paese di Tercimonte (Tarčmun) sotto il Matajur. Aveva appena due anni quando la Slavia Veneta entrò a far parte del Regno d Italia. Terminata la scuola a Cividale, entrò in seminario a Udine, dopo l ordinazione sacerdotale continuò a studiare filosofia e lingue slave. Fu professore di filosofia e italiano, ma al contempo insegnava ai propri compaesani la lingua standard slovena. Con la pubblicazione di poesie e altre opere in svariate riviste slovene avvicinò la Slavia Veneta e la Val Resia al pubblico sloveno. Contribuì allo sviluppo della terminologia geologica ed etnologica slovena, è stato traduttore, compositore e disegnatore e ha anche esposto le proprie opere. Scultore: Negovan Nemec. di numerose čitalnice (gabinetti di lettura), tra cui quella di Solkan (1867). Partecipò all organizzazione dei tabor (adunanze) che furono le più importanti manifestazioni del risorgimento nazionale sloveno nella seconda metà dell Ottocento. Sostenne il rafforzamento del potere economico degli sloveni, promosse le cooperative, lo sviluppo del commercio e dell artigianato. Si batté per l affermazione della lingua slovena nella vita pubblica, nelle scuole, nei tribunali, nei documenti ufficiali. A causa dell opposizione dei deputati italiani non riuscì ad affermare l uso dello sloveno nella Giunta provinciale, perciò decise di dimettersi. Promosse una legge di tutela per gli sloveni e sostenne il programma politico della Slovenia Unita nell ambito di un ordinamento federale dell Impero austro-ungarico, ma spalleggiò anche l idea di uno Stato jugoslavo. Scultore: Boris Kalin. Anton Gregorčič ( ) di Vrsno era un teologo attivo politicamente, vicegovernatore regionale e membro di svariati consigli e commissioni regionali; fu eletto anche nel parlamento dell Impero di Vienna. Nel 1890 divenne Karel Lavrič ( ), nacque a Prem, ma svolse gran parte della propria carriera giuridica nella Primorska, di cui è stato uno dei patrioti più apprezzati. Contribuì alla fondazione 16

17 presidente della società politica Sloga, mentre in seguito fu sempre più in balia delle varie correnti che segnarono la vita degli sloveni nel Goriziano; infine fu tra i fondatori del Partito Popolare Sloveno. È considerato il padre dell istruzione slovena: promosse la creazione di scuole private e asili dell associazione Sloga, ottenne il trasferimento delle scuole magistrali maschili da Capodistria a Gorizia, ebbe un ruolo cruciale nella fondazione del primo ginnasio statale sloveno a Gorizia nel Durante la guerra si trasferì a Vienna, dove si occupò della problematica dei rifugiati. Scultore: Negovan Nemec. Andrej Gabršček ( ), insegnante originario di Kobarid (Caporetto), dopo il trasferimento a Gorizia divenne giornalista, editore, libraio e politico. Nel 1893 fondò la Tipografia Goriziana (Goriška tiskarna), cinque anni più tardi istituì una tipografia anche a Pola. Finanziò, pubblicò e curò la redazione di numerose riviste che influenzarono significativamente lo sviluppo della coscienza politica degli sloveni nel Goriziano, tra cui la più importante è sicuramente la rivista Soča (Isonzo). Collaborò molto con Anton Gregorčič. Nella collana Slovanska knjižnica (Biblioteca slava) pubblicò i Racconti popolari delle alture isontine (Narodne pripovedke v Soških planinah), che aveva raccolto quando era insegnante nella zona di Kobarid. Scultore: Boris Kalin. Simon Gregorčič ( ) si trasferì da bambino da Vrsno a Gorizia e dopo il ginnasio entrò in seminario. Iniziò a ascrivere poesie fin dai tempi della scuola: creava rime con tanta facilità che ben presto fu soprannominato l usignolo goriziano (goriški slavček). Pubblicò tre quaderni di poesie (1882, 1887, 1902), il quarto invece uscì postumo (1908). Le sue poesie sono educative, incoraggianti, intime, patriottiche; in seguito scrisse anche molte poesie occasionali a sfondo politico. È sempre stato di natura cagionevole; impiegò le sue ultime energie nella traduzione del Libro di Giobbe e nel lavoro con i giovani. Molte sue poesie sono entrate a far parte del patrimonio popolare sloveno. Scultore: Zdenko Kalin ( ). 17

18 18 Fran Erjavec ( ) u professore di scienze naturali presso le Realschule di Vienna, Zagabria e Gorizia dal 1871, ma anche un attento osservatore e studioso della natura. Fin da ragazzo amava scrivere favole, più tardi si dedicò anche ai racconti e ai diari di viaggio. Si occupò in particolare allo studio delle lumache. Raccolse le proprie osservazioni nel racconto umoristico dal titolo Kako se je Slinarju z Golovca po svetu godilo (Cosa accadde alla Lumaca di Golovec in giro per il mondo). Sarebbe potuto diventare professore all università di Zagabria, ma preferì restare a Gorizia per avere così più tempo da dedicare allo studio delle scienze naturali. Scultore: Boris Kalin. Qualche metro a sinistra si trova la statua di Rastislav Delpin Zmago ( ), comandante partigiano, sabotatore e informatore, originario di Podgora (Piedimonte, oggi in Italia). Scultore: Zdenko Kalin. A questo punto vale la pena fare una visita al mercato per conoscere da vicino i prodotti delle aziende agricole dei villaggi circostanti. Il Goriziano è sempre stato famoso per gli ottimi produttori di ortaggi che grazie al clima mite dell area rifornivano i mercati di verdura e frutta precoce. Le specialità locali più apprezzate sono il radicchio tardivo di Solkan, detto anche regut dagli abitanti del luogo, le ciliegie del Collio e le pesche della Valle del Vipacco. Al mercato si incontra spesso anche qualche produttore di formaggio o miele, in tarda estate e autunno spuntano invece i cacciatori di funghi. Edvard Rusjan ( ) non è stato soltanto il nostro primo aviatore, ma fu un vero e proprio visionario animato da spirito creativo e imprenditoriale. Studiò aerodinamica e fu al contempo costruttore, realizzatore e pilota dei propri aerei. L area adibita alla fabbricazione degli aeroplani nel laboratorio del padre fu soprannominata da lui e dal fratello con il nome altisonante di Fabrique technique d aéroplans Rusjan, ovvero Fabbrica tecnica di aeroplani Rusjan. Nel 1909 con l aereo Eda I si levò per la prima volta da terra sorvolando l area dei campi di Gorizia per 60 m. Nel suo laboratorio casalingo costruì ben 7 aeroplani con cui riuscì a spiccare il volo ogni volta. Il modello che ebbe più successo fu l EDA V; la replica di questo aereo, realizzato con materiali di maggiore qualità, si leva ancora oggi in volo in occasione di ricorrenze speciali. Più tardi i fratelli Rusjan si recarono a Zagabria, dove trovarono il sostegno dell imprenditore Mihajlo Merćep. L aereo del 1910 registrò il record mondiale per la velocità di

19 decollo: dopo soli 28 m era già in volo. Dopo l esibizione di Zagabria era prevista una prima tournée, cui sarebbe seguita forse anche la produzione in serie degli aerei. La prima tappa era Belgrado dove ad attendere Rusjan c era una folla immensa. Egli si levò in volo nonostante il tempo avverso, eseguì una serie di acrobazie, ma un improvvisa raffica di vento spezzò un ala e l aereo precipitò sulla ferrovia. Rusjan morì durante il tragitto in ospedale. Il monumento in onore dell Icaro sloveno è stato realizzato da Janez Lenassi ( ). Il busto dedicato al giovane aviatore (autore Zmago Posega) si trova invece nella Biblioteca France Bevk, uno degli edifici più imponenti che si erge sulla piazza Trg Edvarda Kardelja, proprio davanti a noi. Passiamo accanto al monumento in memoria dei difensori dell indipendenza slovena , la cui base è rappresentata da un ostacolo anticarro in cemento (autore: Matej Vinazza), mentre qualche metro a destra, sulla via Kidričeva, si trova la scultura esterna di Negovan Nemec, dedicata ai sabotatori partigiani. 19

20 Piazza Trg Edvarda Kardelja, il boschetto di pini e la concattedrale di Cristo Redentore 20 La piazza Trg Edvarda Kardelja è costituita da un grande prato all altezza della confluenza della via Kidričeva e della Ulica tolminskih puntarjev. Il prato è delimitato sul lato nord dal Municipio, su quello est invece dal teatro e dalla biblioteca. È il palcoscenico ideale per grandi manifestazioni, cortei e concerti. In uno degli angoli della piazza si erge il monumento realizzato in occasione del Millenario di Gorizia dallo scultore Marko Pogačnik. La pietra spaccata a metà rappresenta il momento in cui l uomo è intervenuto nell integrità del paesaggio costruendo il primo centro abitato. Nella parte sinistra è riportata la trascrizione della donazione fatta dall imperatore Ottone III nel 1001 in cui si cita appunto Solkan e Gorizia, su quella destra c è invece il cosmogramma della città estratto dall immagine di una rosa. Secondo le parole dell autore, le spine simboleggiano il lato oscuro di questo territorio, ovvero la sua tragica spaccatura, da cui emergono sei petali di rosa che con la leggerezza della danza riescono a liberarsi dalla morsa delle spine. Il monumento è collocato su un canale energetico, la cui sorgente si trova dietro alla biblioteca nel boschetto di pini e prosegue in direzione di Venezia. Il poeta del paesaggio Pogačnik ha collocato nell area del holon goriziano (campo energetico) altre cinque pietre

21 di litopuntura, di cui due davanti alla clinica VID nel vicino paese di Kromberk. Uno di questi rappresenta l emblema dell identità del territorio goriziano in cui convergono i campi energetici del Friuli, dell Isonzo e della Valle del Vipacco. Il Municipio in pietra risale al Grazie alla sua placida imponenza suscita un senso di fiducia nei confronti del potere, evocando da lontano un austera maestosità. Oltre agli uffici comunali ospita da sempre svariati servizi di amministrazione pubblica. Il palazzo è stato progettato da Vinko Glanz ( ), mentre le quattro statue sopra l ingresso sono opera di Boris Kalin e rappresentano la ribellione (catene spezzate), la lotta, la vittoria (il fucile è riposto, ma il soldato è ancora vigile) e la pace (il viticoltore che cura la sua vite e guarda con fiducia al futuro). Gli affreschi nella principale sala riunioni, detta anche Sala verde (Zelena dvorana), sono opera di Slavko Pengov ( ) e raccontano attraverso le 21

22 22 immagini la storia della Slovenia e in particolare quella della Primorska. Nell edificio dalla facciata in mattoni, opera di Vojteh Ravnikar ( ), si può assistere agli spettacoli del Teatro nazionale sloveno (Slovensko narodno gledališče), fondato inizialmente con il nome di Teatro goriziano (Goriško gledališče) nel Nel 1969 cambiò nome diventando Teatro Drammatico del Litorale (Primorsko dramsko gledališče), nel 2004 fu invece proclamato istituzione di interesse nazionale da cui deriva il nome attuale. Appena dopo quattro decenni di attività la compagnia teatrale ha potuto così ottenere un palcoscenico e una sala sufficientemente grandi. Nel 2011 è stato aggiunto anche il Ridotto. La Biblioteca goriziana France Bevk (Goriška knjižnica Franceta Bevka) è stata fondata nel 1949, ma dal 2000 è ospitata nel nuovo edificio ideato dal trio Vojteh Ravnikar, Robert Potokar e Maruša Zavec. L edificio è stato progettato in modo molto originale, la pianta ha la forma di un libro socchiuso che comunica con il mondo esterno attraverso grandi vetrate. Qui tutto lascia pensare che lo studio sia un esperienza piacevole e creativa. Sul retro di questi edifici si trova il boschetto di pini, che rappresenta un biotopo unico nel centro cittadino, sorto sull area delle ex cave di argilla. Il suolo trattiene l acqua attirando così molte rane e uccelli, tra cui anche migratori. È una vera oasi di pace a portata di mano. Sul versante sud c è un parco giochi per bambini, a est del boschetto si trova invece il monumento alle Alessandrine della scultrice Nika Šimac. Con la sua semplicità riesce a raffigurare l immagine della donna-madre che evoca in noi un senso di protezione. È dedicato alla memoria di migliaia di ragazze e giovani donne che tra il 1850 e il 1960 partirono alla volta dell Egitto per lavorare come bambinaie, governanti o nutrici dei figli di ricche famiglie locali e spedire il denaro ai mariti e ai figli rimasti a casa. La loro

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