6 Anno XXX - N. 6 - Maggio - Giugno Imprimé à Taxe Réduite. Oggitalia. L Italia vista dall America. Musica. La Tua Rivista in Italiano

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1 La Tua Rivista in Italiano Oggitalia C2 6 Anno XXX - N. 6 - Maggio - Giugno Imprimé à Taxe Réduite LA RIVISTA CONTINUA IN RETE (vedi pag. 3) Musica Jovanotti L Italia vista dall America

2 Sommario Eventi 3 Arte, paesaggi ed ecologia: sono alcune delle migliori attrattive italiane di questa estate che sta iniziando e che vi invita a viaggiare tra Emilia Romagna, Marche e Umbria, Toscana. Inchiesta 4 Italia ecologica Articoli di Daniele Ciuffini, Alberto Fiorillo, Paolo Hutter, Bettina Bush Da D di Repubblica Nuovi impianti e nuove esperienze per un futuro ecosostenibile in Italia. Musica 8 Jovanotti: l Italia vista dall America Di Curzio Maltese da Il Venerdì Il famoso rapper italiano ha scelto di vivere per un anno a New York. Curiosità 10 L ulivo, il Colosseo e l Osservatorio Astronomico Notizie brevi, proposte e novità dell Italia di oggi. Itinerari 11 Mediterraneo in barca a vela Di Stefano Landi da Traveller Un viaggio straordinario dalla costa toscana fino alla Sicilia. Poster 12 Costiera Amalfitana - Positano Arte & Design 14 L officina domestica di Carla Accardi Di Pier Paolo Pancotto da Arte Un artista dell avanguardia italiana nel cuore di Roma. Sport 16 Il calcio fa bene alle ragazze Tratto da D di Repubblica Le donne italiane conquistano spazio in uno sport tutto maschile. Tradizioni 18 Versace visto da Armani Di Giorgio Armani e Marco Romani da Il Venerdì Due grandi stilisti a confronto, ricordando Gianni Versace. Scrittori italiani 20 Scrittori e luoghi letterari Di Antonio D Orrico da Sette Un itinerario attraverso luoghi che hanno ispirato scrittori e poeti italiani. Giochi e attività 22 Una pagina di attività divertenti e stimolanti sugli articoli di Oggitalia Sapori d Italia 24 Sorbetto al limone Una pausa dolce e rinfrescante tra i diversi sapori di carne e pesce. 2

3 Eventi Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre Forlì, Musei San Domenico - 2 febbraio 16 giugno 2013 Cari lettori, finalmente sta arrivando l estate! Il sole, il caldo e le lunghe giornate estive ci offrono tante occasioni per vivere con energia i prossimi mesi. Oggitalia vi accompagna in uno stimolante itinerario tutto italiano: le mostre d arte da Firenze a Forlì, le camminate e pedalate ecologiche nelle grandi città e nei sentieri di campagna, i viaggi in barca a vela dalla Toscana alla Sicilia, la musica e le parole del rapper Jovanotti, le passioni sportive delle donne, i luoghi e le residenze di artisti e scrittori del secolo scorso, la creatività della moda di Versace e Armani e, infine, la freschezza del sorbetto al limone. Insomma, tutte le cose belle dell estate italiana Buon viaggio. Maggio Giugno 2013 Direttore responsabile Lamberto Pigini Redazione Paola Accattoli Grazia Ancillani Gigliola Capodaglio Gigliola Responsabile editoriale Daniele Garbuglia Per la vostra corrispondenza: Oggitalia ELI P.O. box Recanati (MC) Italia Audio Per tutti gli abbonati, l abbonamento alle riviste Novità include la possibilità di scaricare gratuitamente, in formato MP3, l audio di tutte le riviste dall area risorse del sito inserendo il codice di accesso presente in ogni numero della rivista. Note per l insegnante Per l insegnante, l abbonamento alle riviste include la possibilità di scaricare gratuitamente, oltre al materiale audio in MP3, le Note per l insegnante di tutte le riviste disponibili in formato PDF. L insegnante deve prima registrarsi nell area risorse insegnanti del sito Codice di accesso: La mostra presenta i principali temi affrontati dai grandi artisti italiani dopo la Prima Guerra Mondiale e durante il Regime Fascista ( ), soprattutto il rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l arte e il pubblico. La presenza di dipinti, sculture, opere di grafica, cartelloni murali, mobili e oggetti di arredo, gioielli e abiti, vuole offrire una visione completa del rapporto tra le arti e le espressioni del costume e della vita sociale di quell epoca. Le opere esposte mostrano l evoluzione artistica dal primo decennio del Novecento fino alla seconda guerra mondiale, attraverso approfondimenti tematici sulle tendenze, i movimenti, le avanguardie, i protagonisti: Boccioni, Balla, Sironi, Soffici, Carrà, Severini, De Chirico, Casorati, Maccari, Manzù, Guttuso, Fontana e tanti altri. Per ulteriori informazioni: Arte e fede a Firenze Dal 1 febbraio 2013 Sono quattro itinerari che conducono il visitatore dalla sede del Centro arte e cultura di Piazza San Giovanni, proprio di fronte al Battistero, fino alla Cattedrale. Qui vi domina il «Polittico di Santa Reparata», attribuito a Giotto e, recentemente, al cosiddetto Parente di Giotto, da datarsi intorno al 1305 circa. Il primo itinerario parte dalla Basilica della Santissima Annunziata, per arrivare al Duomo. Si fa tappa all Ospedale degli Innocenti, a Santa Maria Maddalena de Pazzi, all Ospizio dell Orbatello. Ecco poi, sotto al Duomo, Santa Reparata, l antica cattedrale, con i sepolcri dei papi Stefano IX e Niccolò II e la tomba di Filippo Brunelleschi. Si prosegue fino a Santa Maria del Fiore, eretta sullo stesso sito di Santa Reparata dal Il terzo cammino è dedicato a Orsanmichele, Loggia del Bigallo, Palazzo della Misericordia, Ospedale di Santa Maria Nuova, Oratorio San Martino dei Buonomini, Campanile di Giotto. Infine, l ultimo itinerario attraverso le testimonianze cristiane legate alle vicende storiche cittadine (Badia Fiorentina, Chiesa di Santa Croce, Palazzo Vecchio, Orsanmichele). Per chi ama gli itinerari di arte religiosa: Festival dell Appennino Provincia di Ascoli Piceno (Regione Marche) Dal 19 maggio Lo scopo del festival è far conoscere e apprezzare i tesori artistici, culturali e naturalistici di un territorio ricco e ancora nascosto fra colline e montagne. Un connubio tra escursionismo e iniziative culturali, per riscoprire angoli remoti e affascinanti: luoghi insoliti, lontani dalle principali strade e spesso difficili da raggiungere. Fra gli appuntamenti previsti, la Residenza d Arte e gli stage musicali e di teatro ai piedi del lago di Pilato, le escursioni e il trekking in bicicletta. E poi un Festival dentro il Festival, a Forcella, oltre a spettacoli itineranti, teatro di strada e manifestazioni artistiche. In questo contesto, è stato riattivato anche il Cammino francescano della Marca. L iniziativa, promossa dalla Provincia di Ascoli Piceno in collaborazione con Arte Nomade e Confraternita di San Iacopo di Compostella, in 8 giorni di percorso a piedi consente di ripercorrere l antico itinerario che conduce da Assisi ad Ascoli Piceno. Per tutti gli appassionati di eventi itineranti: 3

4 Inchiesta Italia ecologica Benzina verdissima Nuove strutture produttive e tante esperienze innovative per un futuro ecosostenibile. Tratto da [ ] di Daniele Ciuffini Il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges consigliava di nascondere i segreti a cielo aperto, confidando nell indifferenza. Il segreto meglio conservato dell industria italiana viene su alto e brillante tra i campi del riso piemontese. È un intreccio di tubi d acciaio che hanno cominciato a sbuffare* fumi di caldaia e nuvole di vapore. Dopo cinque anni di ricerche e diciotto mesi di cantiere la bioraffineria di Crescentino, in provincia di Vercelli, è pronta. Per la prima volta, un impianto industriale produrrà combustibile dagli scarti dei campi. L epoca nuova è quella dei biocarburanti di seconda generazione: gli americani ci arriveranno tra un anno, i brasiliani e i cinesi subito dopo. Gli italiani ci arrivano adesso. Biocarburanti di seconda generazione La storia dei biocarburanti in realtà sembrava al tramonto: sostenuti dai sussidi americani, 4 alimentati dalla canna da zucchero brasiliana, i combustibili di origine vegetale stavano finendo in un mare di critiche. Certo, riducono le emissioni di CO2 che stanno surriscaldando il pianeta. Ma incidono sul prezzo dei prodotti alimentari in tutto il mondo: nel 2012 la FAO ha chiesto di sospendere la produzione di bioetanolo per evitare ulteriori carenze alimentari. Ma mentre nel mondo scoppiavano le polemiche, a Crescentino si investiva nel futuro: Per evitare ogni sovrapposizione con il cibo, abbiamo puntato su scarti agricoli e piante non commestibili che crescono con poca acqua e in terreni marginali, dice l ingegner Guido Ghisolfi del gruppo Mossi&Ghisolfi, leader mondiale della plastica per imballaggi. I Ghisolfi hanno sede a Tortona, producono in Usa, Messico e Brasile, fatturano 3 miliardi di dollari all anno, vivono di petrolio ma hanno deciso di cambiare. Un piano B Non è un caso che in Piemonte siano arrivati tecnici giapponesi, coreani, americani, brasiliani, russi, rumeni, malesi. Mentre i combustibili da mais o canna da zucchero sfruttano il frutto della pianta, la benzina di questa bioraffineria deriva da giunchi, foglie, rami. Costa meno, inquina meno, rende di più e non crea fame nei paesi produttori. I reattori dell impianto di Crescentino utilizzano degli enzimi che ricava zuccheri, e quindi energia, dalla semplice cellulosa. L industria italiana batte* un colpo e si fa sentire ai quattro angoli del mondo. Il gruppo Mossi&Ghisolfi ha investito molto in questa impresa: in cinque anni ha speso 300 milioni di euro in ricerca di laboratorio e progetti industriali. Vendere tecnologia Il nostro obiettivo non è vendere carburante ma tecnologia: abbiamo già ceduto la licenza ai brasiliani di GraalBio Investimentos e nel 2013 contiamo di replicare con altri dieci o quindici impianti nel mondo. Anche qui soldi, tanti soldi: da San Paolo hanno già firmato contratti per venti milioni di dollari. Guido Ghisolfi non nasconde di avere ambizioni a lungo termine: Nel prossimo futuro per coprire il fabbisogno mondiale di bioetanolo ci vorranno 2400 impianti come quello di Crescentino. A noi basterebbe costruirne il 10 per cento. Il suo socio Peder Holk Nielsen conferma e rilancia sul piano ambientale: Siamo sulla strada giusta per sostituire almeno il 20 per cento dei combustibili da petrolio: l etanolo di seconda generazione è conveniente, crea lavoro e diminuisce del 90 per cento le emissioni di anidride carbonica.

5 Una città a due ruote per battere la crisi e il traffico Tratto da [ ] di Alberto Fiorillo Vivo in una metropoli del centro Italia, piena di monumenti, di chiese e ministeri. Vedo biciclette ovunque. Vedo biciclette appollaiate dietro le ringhiere dei balconi, vedo biciclette ritratte sui manifesti pubblicitari col compito di offrire una sbarazzina e giovanile scenografia ai venditori di cellulari, conti correnti, addirittura automobili. Vedo biciclette dal benzinaio promesse come premio all automobilista fedele. Vedo biciclette incatenate ai segnali stradali: prima scompare il sellino, poi una ruota, poi tutt e due finché non restano mutilate ad appassire di ruggine. Vedo bici straripanti di glamour nelle boutique trendy del centro. Vedo mountain bike caricate su pick up per andare su sentieri vuoti di traffico e di smog Vedo biciclette ovunque, tranne che in strada. Lì vedo solo automobili, il solito ingorgo* di un giorno qualsiasi. A dire il vero, ogni tanto, raramente e comunque solo quando non piove o non minaccia di piovere, non fa troppo caldo e non fa troppo freddo, non si rischia di sudare o di sgualcire il tailleur, capita di vedere una persona su una di quelle biciclette che vedo ovunque. Visione sperduta e fugace ora c è, ora non c è più rimpiazzata in breve dalla routine del traffico. Certo, lo so, la metropoli piena di buche, sampietrini e auto blu dove vivo non è l unico centro urbano di questo Paese. Sono posti dove andare in bici è normale. E so anche che la bici non è più considerata il mezzo di trasporto povero o il rimprovero itinerante mosso da ecologisti boy scout alla società consumista e sprecona. La bici contemporanea, anzi, è sempre più cool, è per molti giovani una cosa che non «ti» porta, ma «si» porta. S indossa come un capo d abbigliamento. Inoltre la bici è ecologica ed economica, è un motus symbol, una critical mass, il tratto distintivo dello snob e della recente e immacolata icona dei pubblicitari, il simpatico gadget per l assiduo cliente, l attrezzo sportivo, la beauty farm, il giocattolo del bimbo, la compagna di passeggiate, persino un idea filosofica, un mantra, il paradigma della lentezza o della velocità umana e non motorizzata, il tramite per riscoprire il proprio corpo e il proprio io. Nonostante tutto quello che è o rappresenta, nella mia metropoli piena di rovine, tonache e onorevoli così come nella maggioranza delle nostre città, l uso della bici resta marginale, inconsistente, impalpabile. O magari resta marginale, inconsistente, impalpabile anche a causa di tutti i simboli e le metafore che hanno esageratamente appesantito la macchina più leggera che esiste. Proprio questa abbondanza di significati mi spinge, di tanto in tanto, a sognare città dove le bici siano unicamente, semplicemente, banalmente, mezzi di trasporto. Glossario batte un colpo: (qui) si fa sentire ingorgo: molto traffico sbuffare: (qui) emettere gas 5

6 Inchiesta Luci della città: meglio spegnerle! Tratto da [ ] di Paolo Hutter Con gli aumenti più recenti del costo dell energia elettrica si sta superando in Italia la spesa di un miliardo l anno per l illuminazione pubblica, il che significa poco meno di 20 per abitante. Gli ultimi dati, pubblicati poche settimane fa da Enea nell ambito del Progetto Lumière (dedicato a sindaci e Comuni per promuovere l efficienza energetica) e riferiti ai consuntivi del 2012, parlano chiaro: tra bolletta e manutenzioni si arriva a una media di 18,7 euro l anno per abitante. È vero che negli ultimi tempi, soprattutto grazie all introduzione delle lampade a basso consumo, si è riusciti a illuminare sempre di più consumando un po meno. Ma a questo punto è la crescita costante dell illuminazione che viene messa in discussione. E a farlo non sono più solo quelli disturbati dall inquinamento luminoso che, ormai quasi ovunque, impedisce di vedere le stelle. Da una parte stanno prendendo* piede nuovi sistemi, che prevedono la regolazione automatica dell intensità dei flussi luminosi, dall altra sono i Comuni stessi a decidere di tagliare letteralmente la luce. Tra gli ultimi esempi, il Comune mantovano di Felonica ha stabilito di spegnere il 10 per cento dei lampioni. A Prato è stato approvato un nuovo progetto per ridurre di un terzo i consumi annuali, intervenendo sulle ore della notte più fonda. Lo stesso succede a Bari. La Regione Lazio, che ha una legge apposita per il risparmio energetico, nei giorni scorsi ha inviato un richiamo ai Comuni perché sorveglino che venga applicata: in particolare si nota, dice il richiamo, che i punti luce sono quasi nella totalità dei casi superiori per numero e potenza al necessario. Dalla Spagna arriva poi un sistema intelligente che permette di ridurre i consumi addirittura del 70-80%. Si chiama Luix e regola l intensità luminosa dei lampioni a seconda delle persone o dei veicoli che passano. Lo fa grazie a un semplice sensore che, posto all interno del lampione, è capace di rilevare il volume di persone o veicoli, e quindi di regolare istante per istante la gradazione luminosa. Per il momento è stato sperimentato in alcune città, ma si calcola che, se applicato in tutta la Spagna, potrebbe ridurre i costi di 250 milioni. Da noi, ancor prima delle scelte tecnologiche, è necessario cambiare mentalità, come dice Fabio Falchi, presidente di Cielobuio, associazione per la riduzione dell inquinamento luminoso. «Se confrontiamo infatti il nostro consumo pro capite per l illuminazione pubblica con quello della Germania, ci accorgiamo che è più del doppio: 105 chilowattora contro 42 (la media Ue è 51). Interessante anche il confronto con gli Usa: lì nelle zone residenziali vengono utilizzati solo un lampione o due in corrispondenza degli incroci, il resto è buio. E nessuno si lamenta, perché là tutti sanno che non c è rapporto tra illuminazione e sicurezza». 6

7 Fattoria green o museo all aperto? Tratto da [ ] di Bettina Bush Che cosa ci può essere di più funzionale del trasformare il letame in energia, così da rendere autonoma e green la propria azienda agricola? Fare un passo oltre e trasformarla in un museo d arte contemporanea all aperto. Castelbosco all apparenza è tutto questo, nella sostanza è molto di più. Gianantonio Locatelli, imprenditore illuminato e decisamente bizzarro*, ha voluto che il suo mondo fosse raccontato da un grande artista : David Tremlett, grande interprete di spazi. Oggi Castelbosco oltre a essere un progetto artistico in continuo sviluppo, è un azienda che con i suoi capi di bestiame produce quasi 300 quintali di latte al giorno, nel rispetto del benessere animale. Qui si pratica agricoltura tradizionale, basata su foraggi e cereali, ma con sistemi innovativi, rivolta a minimizzare l effetto dell impatto ambientale: il risultato è la produzione di energia pulita da fonti rinnovabili. Tutto inizia dagli scarichi degli animali, raccolti in grossi digestori, che fanno parte dell impianto di biogas che produce metano. Si tratta di un sistema naturale per fertilizzare, che riduce al minimo l acquisto di azoto, importante per la crescita delle piante. L ultimo residuo, formato dalla parte solida, servirà a sua volta come concime, oppure come materiale da ardere. Una straordinaria catena di alchimie racchiuse in contenitori degni di un opera di land art: container color azzurro Messico, stalle che attraversano la palette dei rossi, magazzini dipinti come quadri astratti. Il progetto di realizzare un microcosmo autosufficiente, come succedeva in epoca feudale, non è partito dai numeri ma dagli ideali. Far diventare l arte una vera esperienza, per realizzare un progetto rivolto a benessere, sostenibilità, innovazione. «Sono nato in una famiglia di imprenditori agricoli», racconta Gianantonio Locatelli. «Mi sono innamorato dell aspetto poetico di questo mondo, volevo che agricoltura e allevamento fossero vissuti anche nella loro dimensione artistica e creativa. Avevo le mie visioni, partite da semplici intuizioni, come fulmini, in attesa di conferme. Sono stati gli artisti ad aiutarmi a concretizzarle. Penso a Claudio Costa, uno dei miei preferiti, che con l opera L uomo, la natura e la cultura mi ha trasmesso valori legati alla tradizione del lavoro della terra. È stato David Tremlett, con l opera Perché buttarla se puoi riusarla, a segnare l inizio della vita di Castelbosco, del nostro circolo virtuoso, dove anche la materia più umile, diventa preziosa, energia creata da fonti rinnovabili, per ricreare ancora. A Castelbosco il pensiero di David è entrato attivamente nella vita dell azienda. La nostra è una sinergia nata nel 2002, quando gli ho proposto di realizzare uno dei suoi walldrawing nella mia antica casa: ero affascinato dalla forza dei suoi segni, dai suoi messaggi antropologici. È un creatore di nuove forme di architettura, rigenera le strutture. Insieme abbiamo sviluppato il progetto per comunicare, con la sua poesia, la filosofia dell azienda. È intervenuto portandone a* galla il passato, partendo dall esistente, mantenendo il segno del vissuto nelle strutture vecchie. Per quelle nuove, come la stalla o i biodigestori, ha creato un identità spaziale in sintonia con il resto. Quello di Castelbosco resta un work in progress, cresce e si sviluppa nel tempo, con la costanza tipica della natura. Non sappiamo quando e come finirà». Glossario a galla: in superficie bizzarro: strano, stravagante prendendo piede: avanzando 7

8 Musica Jovanotti: l Italia vista dall America Tratto da [ ] di Curzio Maltese Jovanotti l avevo conosciuto nella Milano di vent anni fa. Claudio Cecchetto, grande talent scout, organizzava cene fra i suoi protetti e i giornalisti che non capivano nulla di musica. Insisteva soprattutto su un paio di ragazzi e me li fece conoscere per avere un opinione. Gli dissi che il siciliano era tanto furbo, ma pieno di talento. L altro sembrava un pirla*. I due erano Fiorello e Jovanotti Con gli anni si comincia a dire: Mica male questo Jovanotti e si finisce a cantare tutte le mattine Bella, una stupenda canzone d amore. Ora Jovanotti è diventato Lorenzo Cherubini, uno splendido quarantenne, con una bella famiglia, la moglie Francesca e la figlia Teresa, tredicenne già altissima, che si può incontrare a New York in tutti i luoghi dove non penseresti mai di incrociare una superstar. Al mercato a fare la spesa, allo zoo del Bronx, nel teatrino off Broadway, alla festa della scuola Guglielmo Marconi, all incontro letterario nella Morgan Library, a passeggiare lungo l Hudson da solo. Si capisce che si gode questa vita da anonimo. Cammina a grandi falcate*, la testa alta, curioso degli altri, invece del contrario: 8 Camminare è vivere e Manhattan è fatta per questo. Si è parlato di esilio dorato, vita da limousine in appartamenti da cinque milioni di dollari. Nella realtà la famiglia Cherubini vive ospite di un amico, in attesa di finire i lavori del trilocale* comprato nel Village. L unico privilegio da star che si è concesso, nei giorni dell uragano Sandy, quando il Sud di Manhattan era al buio e senza acqua, è stato di rifugiarsi con la famiglia nella splendida casa su Central Park messa a disposizione da Nicoletta Mantovani, la vedova di Luciano Pavarotti. Ora, visto che non ha neppure trasferito in America la residenza fiscale, come fanno tanti, ci chiediamo chi glielo ha fatto fare. Insomma, uno famoso e amatissimo in Italia, che vive in una specie di Eden toscano alle porte di Cortona, perché deve stare qui a New York in cento metri quadrati, portare i cani fuori alle sette del mattino e correre alle quattro del pomeriggio a prendere la figlia a scuola? È la stessa cosa che mi ha chiesto il giornalista del New York Times quando mi ha intervistato. Gli ho raccontato come vivo in Toscana e mi ha detto: Ma questo è il sogno di ogni americano! Chissà. Forse stavo troppo bene e avevo bisogno di crearmi qualche difficoltà. Un anno per pensare, studiare, stare un po da solo. E poi, naturalmente, c è l America. Jovanotti è uno dei pochi cantanti da esportazione. L ombelico del mondo è stato in cima alle classifiche di molti Paesi. Tre anni fa il mitico concerto all Avana, in Plaza de la Revolución, davanti a un milione e mezzo di cubani in delirio, gli ha aperto le porte di tutta l America Latina, dove Io penso positivo è una specie di inno. Ora tenta l avventura americana. Ma immaginare di vendere rap a New York non è un eccesso di ottimismo? Diciamo che è come aprire una piccola gelateria al Polo. Però sentivo che dovevo venirci, almeno per gratitudine. Se non avessero inventato qui il rap, Jovanotti non sarebbe mai esistito. E infatti Gratitude si chiama il suo libro autobiografico. Venticinque anni di musica e storie piccole, grandi, sempre oneste. È stato il primo rapper italiano e forse l unico autentico. Gli altri sono imitativi, si vestono e gesticolano in un modo che non ha senso fuori da Brooklyn o dal Queens. Lui ha preso l anima universale del rap, l unica rivoluzione nella musica popolare dopo il rock. Il rap è la musica più povera che sia esistita. Anzi, neppure musica. Al principio si faceva con i dischi degli altri, mescolando i suoni. Io

9 facevo il disc jockey, ero bravo, pensavo di fare quello tutta la vita. Con il rap ho capito che potevo suonare e cantare senza strumenti e senza voce. E poi mi piaceva lo spirito, l energia. I rapper erano figli di operai, non avevano tempo di menarsela* con l autodistruttività piccolo borghese del rock, del punk. Il culto della morte del rock era diventato una retorica insopportabile. Anche una certa nostalgia del pop mi suonava falsa. Io ho sempre pensato che viviamo nella migliore delle epoche possibili, conta il qui e ora, non esistono età dell oro da rimpiangere. A parte il rap, mi domando che cosa l ha influenzato. Nel suo concerto al Terminal Five, nuovo tempio delle novità musicali newyorchesi, dove ha avuto un grande successo, ha cantato Vecchio frack di Domenico Modugno. La gente è impazzita, e metà del pubblico non era italiana. Da quando sono qui, non faccio che ascoltare musica italiana, come non mi era mai capitato prima. La canzone napoletana, per esempio. La nostra musica popolare è fra le più belle al mondo e qui non la conoscono. Rispettano e ammirano il cinema, l architettura, la moda ma non la musica. Mi piacerebbe fare un omaggio alla nostra tradizione in ogni concerto americano. ( ) Amo la lirica, piango all opera e quando vedo un musical penso che, rispetto al melodramma, gli americani sono ancora troppo indietro. L entusiasmo di Jovanotti è autentico e contagioso, riuscirà a conquistare il pubblico americano. ( ) Gli zoo e i cimiteri sono le prime cose che visito, dicono moltissimo di una città, del suo grado di civiltà. Tanti anni fa Fabio Fazio mi mandò al cimitero di Spoon River a leggere Edgar Lee Masters, per il decennale della morte di Fabrizio De André. Non credevo neppure che esistesse. È un luogo fuori dal mondo, nel cuore del Midwest, ovvero in mezzo al niente, dove ogni tanto passa un professore di inglese in pellegrinaggio. De André aveva tutto. Grande poeta, magnifico musicista e voce indimenticabile. De André mi ha spinto a migliorare. Al principio non facevo attenzione ai testi, mi piaceva fare giochi di parole su una musica. La svolta* fu un seminario sul futurismo al liceo: Palazzeschi, Marinetti, bum, bum, taratatà Avrei voluto scrivere testi non sense. Oppure come Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano, il primo vero rap della storia. Ora invece parto quasi sempre dalle parole e poi metto la musica. I testi sono cresciuti, insieme al suo pubblico. Tutto questo è traducibile per il pubblico americano? I ragazzi americani ai miei concerti si divertono, ballano, ma vogliono conoscere le parole. Qui la musica popolare è rimasta narrazione. Nella crisi generale di linguaggi, il rap e il country resistono perché raccontano dei mondi, rappresentano qualcuno. Che cosa manca a Jovanotti dell Italia? Mi manca paradossalmente l America vista dall Italia. Con Internet, quando sono a Cortona, so tutto quello che succede a New York. Qui mi chiamano i miei amici dall Italia e mi dicono: Ma hai visto questo, hai visto quello? E io, stando qui, non lo sapevo. Le giornate volano e sembra di perdere mille occasioni. In compenso l Italia vista dall America è più bella. Da quando mi sono trasferito guardo alle nostre vicende con più ottimismo. Glossario falcate: grandi passi menarsela: darsi importanza pirla: (espressione milanese) stupido svolta: occasione decisiva trilocale: piccolo appartamento 9

10 Curiosità L ulivo: patrimonio dell umanità In Italia la filiera dell oro verde, cioè tutta la catena produttiva che va dalla raccolta delle olive fino alla bottiglia d olio di oliva extravergine, dà lavoro a un milione di persone. Ma anche altri paesi vicini come la Spagna, l Albania e il Marocco producono ottime varietà di olio di oliva. Infatti, oltre il 95% dell olio di oliva prodotto nel mondo proviene dal Mare Nostrum dal Mediterraneo, ma ogni paese finora ha difeso le proprie specialità senza unirsi agli altri. Per questo, l Associazionale nazionale Città dell Olio ha fondato a Imperia, in Liguria, la Rete delle città dell olio mediterraneo che coinvolge 15 Paesi: Italia, Albania, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Israele, Libano, Marocco, Montenegro, Portogallo, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia. L Unesco ha già riconosciuto la dieta mediterranea come patrimonio immateriale dell umanità e ora anche il paesaggio degli ulivi in tutte le regioni del Mediterraneo potrebbe ricevere lo stesso riconoscimento. Birdwatching sul Colosseo Il monumento più famoso del mondo, anticamente arena di gladiatori e combattimenti, oggi può diventare terreno di birdwatching: oltre ai 14 mila visitatori che riceve ogni giorno, ha anche una grande schiera di turisti del cielo, tanti uccelli che hanno deciso di fare del Colosseo la loro residenza, grazie alle sue strutture alte, vaste e ricche di cavità. Questa colonizzazione degli uccelli comincia a preoccupare e deve essere controllata. La Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma e la Lipu (Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli) hanno deciso di fare un censimento di tutte le specie di uccelli presenti nel Colosseo, per elaborare dei metodi naturali e non violenti che devono allontanare quelle più numerose e dannose alla conservazione di questo monumento, simbolo dell antica Roma e della civiltà romana. Tra le specie osservate, i piccioni sono gli uccelli più pericolosi, poiché le loro piume rimangono prese in tutti gli angoli del Colosseo e i loro escrementi rovinano le lapidi, i pavimenti e possono provocare problemi di salute agli esseri umani. Luci nel buio Si trova nel Friuli Venezia Giulia, a pochi chilometri da Gorizia. Dopo aver superato la località di Farra d Isonzo, si intravede la costruzione dell Osservatorio astronomico. Per arrivarci è meglio aspettare che scenda la sera. Quando ci si avvicina, bisogna spegnere i fari e procedere con le luci di posizione. Qualsiasi luce può disturbare le attività di osservazione. L Osservatorio è protetto dalle luci dei cantieri navali di Monfalcone e delle città dell Adriatico dalle colline del Carso. In questo angolo di campagna la terra e le stelle sembrano stare in armonia, sotto gli occhi attenti dei volontari del Ccaf (Circolo culturale astronomico di Farra d Isonzo) che ogni sera scrutano il cielo e danno il loro contributo alla segnalazione di asteroidi che orbitano attorno al Sole, tra Marte e Giove. L Osservatorio di Farra è il primo in Italia, e tra i primi cinquanta nel mondo, nella segnalazione degli asteroidi in base alle dimensioni, alla posizione nello spazio e alla loro direzione. Ma è anche uno strumento di divulgazione astronomica per tutto il Nord Italia: ha organizzato oltre seicento incontri con le scuole e tante iniziative gratuite per ragazzi e adulti, ad esempio l osservazione diretta al telescopio dei corpi celesti visibili in un determinato periodo, come pure i crateri della Luna, le Lune di Giove, l anello di Saturno. 10

11 Itinerari Mediterraneo in barca a vela Tratto da [ ] di Stefano Landi Lupi* di mare si nasce, difficilmente si diventa. Ho fatto la sacca* in pochi giorni, appena saputo di dover partire. Dalle coste toscane segnate dai cipressi fino a Siracusa, una mezzaluna nautica di Mediterraneo toccando più isole possibili. Dopo 21 ore di navigazione, la prima terra. Nell arcipelago della Maddalena, a Barrettini e Barrettinelli i fondali sono un presepe di coralli. Ventiquattro ore di navigazione prima dell abbraccio al porticciolo di Ventotene. In bicicletta, fra campi di lenticchie e fichi d India mi godo il mal di terra. Qui si possono acquistare prodotti gastronomici tipici come fave, origano e lenticchie. Il maestrale ci porta in spalla a Ischia, ma il gps della barca arranca. «Seconda stella a destra», mi racconta Carolina, che sta mettendo a punto un progetto per insegnare ad andar* per mare senza tecnologia, basandosi sulle navigazioni astronomiche. Sei nodi, mare calmo, in tre ore siamo a Capri, la «regina di roccia» di Pablo Neruda. Qui, tra gli alberi di arancio, il mondo si divide tra quelli che si fermano in Piazzetta e quelli che scoprono Anacarpi, dove gli scrittori si rifugiano a curare il mal* di penna. I gabbiani planano su distese di fichi. Ecco Amalfi, dove la gente prende il sole mangiando scorze d arancia con glassa al cioccolato. Viriamo verso sud, superiamo Acciaroli, dove Hemingway caricò la penna per scrivere Il vecchio e il mare, e sbarchiamo a Maratea. Uno spaghetto con cipolle di Tropea e tonno prima di una volata in taxi a comprare caciocavallo e pecorino di Moliterno. In sei ore raggiungiamo la Costa Viola calabrese. L approdo all antica Scilla, detta la «Venezia del Sud» per la sua dipendenza dall acqua, finisce con un brindisi. Una nuova navigazione notturna ci porta a Panarea e il sole di mezzogiorno richiama il profumo del mirto. Altra notte di navigazione ed ecco Marittimo, la più sperduta e affascinante delle isole Egadi. Viriamo verso la costa sud della Sicilia e, stanchissimi dopo altre 12 ore di navigazione, siamo ormai all altezza di Capo Passero, periferia sud d Europa. Un accenno di dune di sabbia, gazebi in paglia, musica alta e gente. Su un R4 che scricchiola raggiungo poi la vecchia tonnara di Marzamemi dove si comprano sali e pomodori secchi, saponi alla zagara e collane di corallo. Le ultime miglia in mare sono segnate dalla visione dei fenicotteri rosa della riserva di Vendicari, circondati da qualche turista che fa snorkeling. Il viaggio sta finendo: le palme, la luce, sembra l Africa. All alba il volo si alza su Catania. Due settimane di sale tatuate sulla pelle. Il mare che hai conosciuto molto da vicino giorno per giorno è un puntino lontano, comunque blu. Glossario andar per mare: navigare lupi di mare: marinai esperti mal di penna: crisi di ispirazione sacca: borsa tipica dei marinai 11

12 Poster Costiera Amalfitana Positano

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14 Arte & Design L officina domestica di Carla Accardi La grande artista italiana ha creato anche un nuovo modo di abitare e lavorare. Tratto da [ ] di Pier Paolo Pancotto È giovanissima, ha i capelli corti, un fisico esile e degli occhi immensi che riempiono un volto minuto, da eterna adolescente. Una bellezza fuori dai canoni, decisamente in anticipo sui tempi così come in anticipo sono le sue scelte di vita. Questa è Carla Accardi al momento del suo arrivo a Roma, in pieno dopoguerra. Lasciata Trapani, dove è nata nel 1924 e ha condotto gli studi completati poi a Palermo, dopo un breve periodo a Firenze arriva a Roma nel 1946 per seguire le proprie inclinazioni creative. Nonostante l autorizzazione della famiglia, è sola e lontana da ogni convenzione formale: alla fine del 1946 è a Parigi grazie a uno scambio internazionale di studenti organizzato dal Fronte della gioventù italiana e dall Union nationale des étudiants de France. Dopo una prima sistemazione nel Palazzo Doria Pamphili, e poi in via Masolino da Panicale, nel 1951 si sistema all ultimo piano di un antico edificio in via del Babuino, a due passi da Piazza del Popolo, destinandolo a studio e abitazione. In questo modo dà vita a un unico ambiente che è l esatto riflesso della sua esistenza, senza confini tra status individuale e professionale, tra realtà di donna e artista. La sua casa è anche il suo luogo di lavoro e, in quanto tale, costituisce un territorio privato e pubblico al tempo stesso, secondo una visione totalizzante e romantica del rifugio dell artista. Insomma, una vera e propria officina domestica come testimonia una giornata tipo che si svolge al suo interno. Una vitalità inarrestabile Dopo il risveglio mattutino, compiuto al livello più alto dell abitazione con una vista bellissima della città, Carla scende al piano inferiore per lavorare alla luce di una spettacolare vetrata che corre lungo l intero spazio abitativo e fa da filo* conduttore ai vari ambienti che lo compongono, mettendoli in comunicazione senza sosta. Tale soluzione architettonica, concepita da Marta Lonzi negli anni Settanta, favorisce la continua circolazione del candore luminoso che si propaga da una stanza all altra, grazie al colore immacolato delle pareti e al Carla Accardi e le quotazioni I collezionisti di Carla Accardi apprezzano in modo particolare i suoi dipinti in bianco e nero. Il record, 195 mila euro, resiste dal 2008, quando Finarte Milano aggiudicò a una grande tempera alla caseina su tela del 1958 (cm 105x210). Nell ottobre 2011 Negativo-positivo, una tela del 1956 simile, ma più piccola (cm 89x110), è stata venduta da Sotheby s Londra a 166 mila euro. Negli ultimi dieci anni le quotazioni della Accardi sono raddoppiate, ma con cifre da 20 mila a 60 mila euro si comprano ancora opere significative. legno chiaro del pavimento, ma anche delle presenze che quotidianamente la abitano e la animano: collaboratori, studiosi, visitatori, responsabili dell archivio. Una dimensione visiva ed emozionale omogenea, neutra, per accogliere le pitture di Carla piene di vitalità inarrestabile, che ha il sopravvento su ogni cosa, dalle prime prove ai tempi di Forma (gruppo di artisti formato nel 1947) fino ad oggi. 14

15 Dalle vernici all aperitivo Al tramonto lo Studio Accardi muta* pelle e il tono lavorativo che fino a quel momento ha dominato, cede il passo a una dimensione più intima e personale. Le stanze che fino a qualche istante prima hanno respirato l odore della caseina e delle vernici, hanno visto andare e venire dipinti e sculture, materiali tecnici e di studio, professionisti e addetti ai lavori, si trasformano in un circolo ristretto di amici, con i quali Carla ama prendere l aperitivo: il momento più bello della giornata. In inverno, tutto si svolge sui divani bianchi del salotto, circondati da opere diverse poiché appena ultimate o destinate a partire per mostre in tutto il mondo, e attorno a un tavolo dove stanno articoli, immagini, pubblicazioni relative a Carla. In estate, fin quasi all inizio dell autunno, la scena si realizza sulla splendida terrazza, dove si parla fino a tardi, secondo dinamiche e consuetudini sempre più rare di una conversazione amabile e sapiente. Si tratta di un appendice preziosa, che riempie di calore umano anche le giornate più faticose e inaridite dagli affanni: non è difficile quindi comprendere perché Carla, per sua natura sempre propositiva e indifferente di fronte ai piccoli problemi quotidiani, apprezza tanto questi momenti. Durante l aperitivo si perde un po la percezione del tempo e quasi si dimentica che, in questo stesso contesto, nel sono nati i Senza titolo in bianco e nero, nel 1965 i primi Rotoli in sicofoil, nel la Triplice tenda ora al Centre Pompidou di Parigi, nel i Lenzuoli, nel 1976 l Ambiente origine; e poi le pitture, le ceramiche, le installazioni, i pavimenti degli anni successivi, molti dei quali protagonisti nel 2000 della mostra personale al Musée d Art Moderne de la Ville de Paris, esposizione memorabile, forse l omaggio più bello che le è stato fatto fino ad oggi. E si dimentica quasi che Carla continua a creare nuove meraviglie: tele monumentali sui toni del giallo limone, del verde smeraldo, del blu di Prussia e del rosso rubino alternati al bianco e al nero. Ed è ancora pronta a sorprendere con la forza di un esordiente. Glossario cambio della guardia: cambio di generazione filo conduttore: (qui) spazio di collegamento muta pelle: si trasforma sfatare: superare, modificare tirare la cinghia: risparmiare molto Signora Arte Tratto da [ ] di Barbara Casavecchia L Italia è diventata un Paese normale, almeno a pezzi Non solo esportiamo professioniste come l italoamericana Carolyn Christov-Bakargiev, alla guida di Documenta 13 a Kassel, in Germania. Oggi, ci sono donne alla direzione di un terzo dei musei d arte italiani. Siamo in tante. Sarà perché è un settore dove si continua a guadagnare poco?, dice Marina Pugliese (44 anni), Museo del Novecento di Milano. Le quote rosa di questo settore sono sempre state alte. Più che una svolta di genere, a me sembra un cambio* della guardia. Un elemento in comune è l età dei nuovi direttori (quarantenni) e dei musei, spesso nati nell ultimo decennio. L austerity ha spento i riflettori su curatori e artisti superstar, mentre il ruolo dei direttori è tornato in primo piano. Con limiti di acquisizioni, perché i budget diminuiscono e i prezzi salgono. Mi sono abituata a tenere alcuni punti fermi: incrementare il patrimonio, sfruttare gli archivi, incentrare le mostre sulla collezione, privilegiare il taglio scientifico ai grandi eventi. Il museo deve essere un luogo di produzione viva di cultura: noi organizziamo performance, conferenze, presentazioni, anteprime teatrali Anche concerti e yoga in pausa pranzo. In primavera, facciamo giri in bicicletta per Milano, andando a riscoprire il Novecento conclude Marina Pugliese. Un altro esempio positivo è quello del Museion di Bolzano, diretto da Letizia Ragaglia (44 anni): Il peggio è passato: abbiamo imparato a tirare* la cinghia e ora ci stiamo risollevando. Merito di professionisti che adorano il proprio lavoro. La parola d ordine è piccolo ma bello. Bisogna sfatare* l idea di un mondo fatto di circoli esclusivi: esiste anche una grande generosità degli artisti. Essere oggetto di amore/odio da parte della comunità ti insegna a dialogare. Per questo l arte contemporanea ha successo nei piccoli centri. Infine Anna Mattirolo, con Margherita Buccione alla guida della Fondazione Maxxi di Roma, offre qualche consiglio alle giovani colleghe: Semplicemente, far diventare normale la contemporaneità. Sarebbe terribile pensare che la cultura si fermi, che il presente non venga documentato. Ci sono già tante mancanze nelle collezioni pubbliche Lavorare. E smettere di lamentarsi. 15

16 Sport Il calcio fa bene alle ragazze Tratto da [ ] di Daniele Ciuffini L Europa è impazzita per il calcio in rosa: stadi pieni, dirette tv e centinaia di migliaia di giocatrici l hanno trasformato nel primo sport a squadre femminile. Tutto molto bello, ma solo a certe latitudini. I dati del 2012 forniti dalla Uefa, l associazione del calcio europeo, mostrano che la Germania è la regina del pallone femminile (250mila giocatrici), seguita da Norvegia (110mila), Svezia, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Turchia e Francia. L Italia è al tredicesimo posto con circa calciatrici. Per capire meglio che cos è il calcio femminile in Italia siamo andati a Mozzanica, piccolo paese in provincia di Bergamo (Lombardia). È un sabato pomeriggio di ottobre. Patrizia Panico tira su i calzettoni. Quattro compagne di squadra la aspettano per il riscaldamento. Se vivesse in Germania o Francia, Patrizia sarebbe una star. Sarebbe invitata in tv e nelle scuole e guadagnerebbe molto di più. Nata a Roma 38 anni fa, ha preso il posto di Carolina Morace come simbolo del calcio femminile. Ha segnato 500 reti in 550 partite, vincendo otto scudetti*. Nella Nazionale è il calciatore italiano più presente (178 partite). Oggi Patrizia, capitano della squadra Sassari-Torres, gioca in trasferta contro il Mozzanica. 16 In tribuna siedono 200 spettatori, tutti entrati gratuitamente. Non è come giocare al Camp Nou di Barcellona, ma va bene lo stesso. In Italia il livello è più basso, e la società ci considera solo dei maschiacci*, dice Patrizia. Il capitano della squadra avversaria è Angela Locatelli, 25 anni. Vorrebbe dedicare più tempo al pallone, ma non può. In Italia il calcio femminile è dilettantistico. Significa che per vivere devi trovare un altro lavoro. Angela studia e dà una mano nella pasticceria di famiglia: Da noi c è chi guadagna 200 euro, 500 euro al mese, nessuna supera i mille euro. Siccome tutte le giocatrici del Mozzanica lavorano, devono allenarsi tre volte alla settimana, di sera. E per le più forti c è pure un limite agli stipendi, euro netti. In tanti Paesi questo sport ha fatto passi da gigante. Ma si deve guardare soprattutto a Berlino. La Nazionale tedesca ha vinto due campionati mondiali e sette campionati europei, i suoi club hanno conquistato sei Champions League, le sue partite sono seguite in tv da milioni di persone (inclusa la cancelliera Angela Merkel). Il successo del calcio femminile in Germania è dovuto a un forte investimento della Federazione Calcio che nel 2006 ha offerto 100mila palloni e 400mila magliette alle bambine di 22mila scuole elementari. Ora esistono società di calcio femminile, mentre in Italia sono poco più di 300. Nella nostra società la donna ha trovato sempre difficoltà ad affermarsi*. Forse c è una correlazione?

17 Manuela Tesse, della Torres, è una delle poche allenatrici donne della Serie A. Da noi quasi tutti gli sport femminili sono seguiti di meno, ma questo vale ancora di più per il calcio. Manuela è di Sassari, ha 36 anni, è un ex colonna della Nazionale e aggiunge: In Germania, in Svezia i ritmi e l attenzione sono diversi. Penso che sia lo specchio della condizione della donna nella società e sia anche legato alla tradizione culturale. Nei Paesi del Nord, protestanti, la donna è trattata con rispetto anche quando gioca a pallone. Daniel Mauren, autore e giornalista sportivo della Frankfurter Allgemeine Zeitung: L emancipazione femminile, più sviluppata nei Paesi protestanti, si riflette nello sviluppo del calcio. In Germania le calciatrici si allenano 5-6 volte alla settimana. Alcune sono inquadrate nella polizia, ma anche se hanno un lavoro la Federazione Calcio fa in modo che possano chiedere dei permessi speciali prima dei grandi tornei. Quindi è vero: più c è emancipazione femminile, più le donne vengono trattate con rispetto anche nel calcio. E da noi infatti esistono vari problemi. Ad esempio, una giocatrice ha raccontato sul web degli insulti ricevuti dagli arbitri (maschi): Gli arbitri vivono come una punizione andare a dirigere una partita di donne, racconta Angela. Poi c è la questione della sicurezza: Solo da un anno è obbligatoria l ambulanza a bordo campo. Infine c è un problema di soldi. Per mancanza di fondi, ogni anno vengono trasmesse su RaiSport solo alcune partite del campionato femminile. Ma chi può investire in un settore sportivo così emarginato in Italia? L imprenditore edile Luigi Sarsulli ha avuto questa idea, guardando giocare a pallone sua figlia. Si è appassionato, ha fondato la squadra del Mozzanica e l ha portata dalla Serie D alla Serie A, ora sogna di vincere lo scudetto. Certo, con il calcio femminile non si guadagna, e la Federazione Italiana Gioco Calcio non ci mette un euro. Il calcio italiano maschile e femminile è organizzato dalla FIGC e si suddivide in professionistico e dilettantistico: al primo settore appartengono la Serie A, B e C maschili, al secondo settore appartengono le serie minori maschili e tutto il calcio femminile. Ma la situazione è in movimento: molti presidenti di squadre femminili hanno aderito all AICF, Associazione Italiana Calcio Femminile che vuole collegarsi direttamente alla FIGC. La Nazionale femminile è affidata all allenatore e ex campione del mondo Antonio Cabrini. Per i Campionati Europei puntiamo ai primi posti, anche se in Serie A solo 5-6 squadre sono di alto livello. Un consiglio alla FIGC? Dovrebbe imporre alle società maschili di avere un settore giovanile per le bambine. Come l Arsenal in Inghilterra, il Barcellona in Spagna e il Lione in Francia. Intanto la partita Torres contro Mozzanica finisce 4 a 0. Dopo il fischio dell arbitro, la pasticceria del papà di Angela offre due vassoi di dolci. Patrizia Panico ha segnato un bel gol. In tuta, a bordo campo, si dice soddisfatta del risultato, ma non è molto contenta della sua prestazione*: il confronto con Angela è stato più duro del previsto. Ora però va a studiare. Le mancano pochi esami per laurearsi in Scienze della Comunicazione. Vorrei diventare giornalista sportiva, ma sarà dura. E il futuro del calcio femminile, come lo vede? Tante donne sono appassionate tifose del calcio maschile. Perché non dovrebbero seguire anche quello femminile? Il mercato c è. Anche perché, in fondo, in Italia noi donne siamo la maggioranza, non dimentichiamolo mai! Glossario affermarsi: avere un ruolo importante maschiacci: ragazzi maleducati e aggressivi prestazione: modo di giocare scudetti: premi per chi vince il campionato nazionale 17

18 Tradizioni Lo stilista Giorgio Armani ricorda con molta stima la contrapposizione con Gianni Versace. Tratto da [ ] di Giorgio Armani Non si può pensare agli anni Ottanta, a quel periodo in cui la moda italiana è diventata un fenomeno mondiale, senza ricordare il decennio che li ha preceduti e in cui sono state gettate inconsapevolmente le basi di questo successo. Gli anni Settanta sono stati controversi, segnati dal terrorismo e allo stesso tempo dal desiderio di libertà che cambiava tutto. VERSACE visto da ARMANI Nel frattempo la società mutava* e con essa il modo di pensare, mutavano gli atteggiamenti. Quella che non cambiava, ancora incerta tra una haute couture sempre più simbolo del passato e un vestire cosiddetto alternativo, tra giacconi afghani e parka militari, era proprio la moda. Bisogna vederla così, la nascita del prêt-à-porter: come necessità di esprimere nuove esigenze e di dare forma a realtà sociali diverse. Io ho fondato la mia società nel 1975, Gianni Versace nel 1978, come Gianfranco Ferrè. Krizia e i Missoni lavoravano già da anni. Si cominciava a sentire un fermento, un eccitazione straordinaria. Si tornava a uscire di sera. Ma posso dire che, coinvolti come eravamo nella nostra 18 impresa, nella conquista quotidiana di spazi e di un metodo di lavoro tutto da inventare, non pensavamo di fare qualcosa che si sarebbe rivelato tanto importante per il Paese e la sua economia, e per la sua immagine nel mondo. La mentalità italiana vive di contrapposizioni: da Coppi/Bartali a Gina Lollobrigida/Sophia Loren. Armani e Versace si prestavano benissimo a questo gioco, a cominciare dai cognomi: uno all inizio dell alfabeto, l altro al termine. Anche il nostro stile era all opposto: uno minimal, l altro esuberante, e questo aiutava a definire due modi di pensare diversi. Ma noi in realtà ci conoscevamo poco, assorbiti come eravamo dal nostro lavoro. Ci incontravamo soltanto nelle occasioni ufficiali e sapevamo l uno dell altro da quello che dicevano i giornali. Però era una contrapposizione che serviva a spronarci, a spingerci sempre più avanti. Perché, anche se mai l avremmo ammesso, eravamo curiosi l uno dell altro e al termine di ogni sfilata chiedevamo: Che cosa ha fatto Versace? e Che cosa ha fatto Armani? A quindici anni dalla sua scomparsa, quale ricordo conservo di Gianni Versace? Quello di una fantastica esuberanza, di un senso di allegria che tutto mescola idee, tendenze, memorie, arte con una specie di noncurante vitalità. Era un grande creatore, e il passare degli anni non fa che sottolineare quello che era il suo talento.

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