COMUNE DI NUORO CONSIGLIO COMUNALE DEL 10 MAGGIO

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1 COMUNE DI NUORO CONSIGLIO COMUNALE DEL 10 MAGGIO 2012 I. D. N. S.n.c. Istituto Dattilografico Nuorese di Uscidda Agostina & Co. Sede legale: Via Mannironi, 125 /FAX 0784/ Sede operativa: Via Nonnis, / FAX 0784/ N U O R O Servizi di resocontazione stenotipica in simultanea Legenda:... = Frase incompleta (...) = Parola o frase non comprensibile (***) = Registrazione interrotta

2 INDICE DEGLI INTERVENTI 4 PUNTO UNO O.D.G.: MOZIONE MANCATO RISPETTO DELLA PARITÀ DI GENERE NELLA GIUNTA COMUNALE DI NUORO. 4 CONS. MANCA (G.M.) 4 7 CONS. CARRONI 7 11 CONS. SODDU CONS. MUSTARO CONS. MONTESU CONS. GUCCINI CONS. USULA CONS. SAIU CONS. FENU CONS. FENU CONS. FENU CONS. FENU CONS. FENU CONS. CONTU CONS. CANU CONS. PINTORI CONS. ARGHITTU CONS. MURGIA CONS. PIRISI CONS. MANCA CONS. MANCA (G.M.) CONS. SAIU CONS. PIRISI CONS. SEDDONE CONS. MANNIRONI ASS. DEMURO CONS. SODDU CONS. SAIU CONS. GUCCINI CONS. GUCCINI CONS. USULA CONS. MUSTARO CONS. MANCA

3 CONS. CARRONI CONS. PIRISI SINDACO PUNTO UNO O.D.G. DEL CONSIGLIO IN PRIMA CONVO- CAZIONE: AUDIZIONE COMMIS- SARIO STRAORDINARIO CON- SORZIO UNIVERSITARIO. 62 COMMISSARIO LOI CONS. MANNIRONI CONS. MONTESU CONS. COTTU CONS. SEDDONE 75 VICE 76 COMMISSARIO LOI SINDACO CONS. MANCA CONS. SAIU CONS. SAIU CONS. SAIU CONS. SAIU CONS. SAIU CONS. COTTU 93 CONS. MANNIRONI CONS. CARRONI 95 CONS. MANCA CONS. MANCA 97 COMMISSARIO LOI CONS. FENU 101 CONS. FENU CONS. FENU ASS. DEMURO

4 Il, constatata la presenza del numero legale dei Consiglieri, dichiara valida e aperta la seduta. PUNTO UNO ALL'ORDINE DEL GIORNO: MOZIONE MANCATO RISPETTO DELLA PARITÀ DI GENERE NELLA GIUNTA COMUNALE DI NUORO. La parola al Consigliere Manca per esporre la mozione. CONSIGLIERE MANCA (G.M.) Un saluto a tutti i presenti. Una mozione purtroppo datata, io speravo che tecnicamente non arrivasse neanche in Consiglio. Auspicavo che invece la scelta di questa Amministrazione di avere il rispetto della parità di genere nella sua Giunta fosse già stata adottata da questa Amministrazione, invece purtroppo così non è. Preso atto della sentenza del TAR Sardegna N. 864 del 2 agosto 2011 in seguito al ricorso presentato dalle onorevoli Francesca Barracciu e Claudia Zoncheddu, insieme a numerose associazioni regionali e liberi cittadini, con la richiesta del provvedimento dell'applicazione dell'art. 51 della Costituzione e successivo adeguamento della composizione - in questo caso - della Giunta Regionale; Letto quanto dichiarato da Silvio Lai - allora e oggi Segretario Regionale del PD - che affermava che la decisione del TAR che ha accolto il ricorso presentato dal vice Segretario del PD Francesca Barracciu, relativo alla mancanza di donne nell'esecutivo regionale, è l'ennesima conferma di quanto sia inadeguata la maggioranza - quella regionale e oggi quella comunale - ormai a pezzi - quella regionale allora e quella comunale oggi - che governava allora la Regione, una sentenza che dà ragione doppiamente alle denunce e prese di posizione del PD. Da una parte c'è una sentenza che dà ragione doppiamente alle denunce e prese di posizione del PD, da una parte c'è infatti la sentenza che annulla un esecutivo e quindi una vittoria sotto il profilo giuridico; dall'altra una vittoria morale. "Ora Cappellacci - diceva allora Silvio Lai, Segretario del Partito Democratico - e la sua maggioranza, deve fare solo una cosa per il bene dei sardi: rassegnare le dimissioni". Appreso delle argomentazioni dell'onorevole Barracciu del Partito Democratico - "una sola donna non basta, la sentenza parla di rispetto dell'equilibrio" - il Presidente Cappellacci affermava: "non creda di risolvere tutto con la nomina di una sola donna". 4

5 "Siamo pronti a un nuovo ricorso", ha detto Francesca Barracciu del PD, promotrice del ricorso al TAR contro la nomina della Giunta Cappellacci, commentando la decisione dei giudici amministrativi che hanno dato ragione alle tante associazioni femminili che hanno contestato i decreti di nomina. Preso atto delle dichiarazioni di Milia, sempre del Partito Democratico: "Art. 51 della Carta direttamente applicabile _- Riceviamo con soddisfazione la sentenza del TAR Sardegna che azzera la Giunta Regionale per il mancato rispetto della presenza femminile nell'esecutivo - è il commento dell'allora Presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, alla pronuncia dei giudici amministrativi - insieme ad altri rappresentanti della provincia di Cagliari, come l'assessore al Bilancio Laura Pulga e la Consigliera Rita Corda abbiamo a suo tempo sottoscritto il ricorso che ha portato a questo importante risultato". Superando il concetto di quote rosa, è fondamentale rilevare che finalmente i tribunali amministrativi giudicano direttamente applicabile l'art. 51 della Costituzione, senza necessità di ulteriori riferimenti negli statuti delle singole Amministrazioni. Ricordate le considerazioni, grazie al TAR Sardegna - prosegue la Zoncheddu - finisce miseramente la stagione della politica di una Giunta interamente maschile voluta dal Presidente Cappellacci che, violando i diritti di rappresentanza oltre il 50% della società sarda, ha nominato solo uomini con l'esclusione delle donne. L'intervento del TAR per il ripristino della legalità all'interno della massima istituzione della Sardegna resta comunque un segnale pesante del declino della democrazia e dei valori di parità. Il ricorso al TAR vinto è stato presentato dalle due Consigliere di opposizione Francesca Barracciu del Partito Democratico e Claudia Zoncheddu indipendentista; Lette le dichiarazioni di Piras, del SEL: "Fine del medioevo in Sardegna. - La sentenza del TAR Sardegna sulla Giunta Cappellacci è un atto di straordinaria importanza, è la fine del medioevo in Sardegna e apre finalmente la strada a un percorso di reale democratizzazione delle nostre istituzioni": è il commento del coordinatore regionale di SEL. Visto il decreto legge N. 267, all'art. 6 al comma 3: "devono essere assicurate condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge del 10 aprile 1991, N. 125, per promuovere la presenza dei due sessi nella Giunta e negli organi collegiali del Comune e della Provincia, nonché negli enti, nelle aziende ed istituzioni da esse dipendenti. Considerato che nella composizione della Giunta di Nuoro non sono garantite le 5

6 pari opportunità, come stabilito dalla normativa vigente, dallo statuto comunale e ora anche dalle numerose sentenze del TAR nel merito. Considerate le numerose sentenze in materia di pari opportunità che rappresentano oramai giurisprudenza consolidata. Valutato che nello specifico all'art. 6 il comma 3 del decreto legislativo N. 267 stabilisce la norma come per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge del 10 aprile 91 N. 125, per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte e negli organi collegiali del Comune e della Provincia, nonché negli enti, nelle aziende e nelle istituzioni ad esso dipendenti. Preso atto che tutt'ora nella Giunta comunale di Nuoro persistono le condizioni di una tenace e riaffermata volontà politica di escludere quasi completamente le donne dalla gestione dell'ente locale senza un minimo di giustificazione politica. Ritenuto importante che il Sindaco ponga fine alla violazione dello statuto comunale vigente con tempestive dichiarazioni di immediato adeguamento. Considerato importante che tale decisione politica venga presa a prescindere e comunque adeguandosi altresì alla recente sentenza del TAR Sardegna, anche per il valore precettivo della norma statutaria vigente. Tutto quanto premesso il Consiglio Comunale - invita il Sindaco all'applicazione, anche per il Comune di Nuoro, della sentenza TAR Sardegna N. 864 del 2 agosto 2011; - invita il Sindaco di Nuoro a procedere alla modifica della Giunta per una nuova compagine assessoriale, in modo tale da assicurare la presenza equilibrata e rispettosa di entrambi i sessi, in considerazione del fatto che la stessa al momento è composta quasi esclusivamente da uomini, mentre lo statuto prevede la presenza proporzionata di entrambi i sessi e quindi è stato violato il principio di non discriminazione previsto dalla Costituzione Italiana e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'unione Europea e ora anche da numerose sentenze TAR regionali; - invita quindi il Sindaco i ripristinare quanto dispone il comma 3 dell'art. 6 del Decreto Legislativo 267/00 e quindi procedere tempestivamente al rispetto delle pari opportunità nella Giunta Comunale con la nomina di un congruo numero di assessori donna, ripristinando quanto prima il rispetto della norma che disciplina la composizione della Giunta Comunale relativamente alla presenza di una quota equilibrata di assessori di entrambi i sessi; - invita il Sindaco a compiere ogni sforzo, vincendo tutti gli ostacoli che possano 6

7 frapporsi nel perseguimento del principio di parità di genere, utilizzando - ma mi pare che siamo abbondantemente oltre - gli stessi tempi adottati recentemente dal Governatore Cappellacci in seguito alla sentenza del TAR Sardegna. Ricordo che allora il Presidente del Consiglio Regionale in dieci giorni aveva rimesso ordine a quanto disciplinato in quel caso dal TAR Sardegna. Comunico che è giunta alla Presidenza una risoluzione - sempre su questo argomento - di cui è prima firmataria la Consigliera Carroni. Faremo un'illustrazione, in ogni caso la discussione sarà unica. CONSIGLIERE CARRONI Signor Presidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri, signori della Giunta, non più tardi di avantieri la Camera dei deputati con 372 voti favorevoli, 21 negativi e 48 astensioni, quindi con un voto bipartisan, ha votato una legge sul riequilibro della rappresentanza di genere. Una legge che adesso andrà al Senato e che prevede che nei Comuni tra e i abitanti si introduca nella lista dei candidati per le elezioni comunali, una quota in virtù della quale nessuno dei due generi possa essere rappresentato in misura inferiore ai due terzi. In caso contrario, la commissione elettorale cancellerà i nomi dei candidati appartenenti al genere più rappresentato, procedendo dall'ultimo della lista. La legge prevede anche la preferenza di genere, ovvero si devono esprimere due preferenze, una maschile e una femminile della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza. Ciò per le elezioni di tutti i Consigli Comunali anche al di sotto dei abitanti. Nelle Giunte esecutive, sempre la stessa legge prevede che debba essere garantita la presenza di entrambi i sessi; così pure nelle commissioni di concorso e si chiamerà in causa la Consigliera di parità con funzioni di vigilanza per il rispetto di questi principi. Se finalmente il Parlamento ha deciso di intervenire su questa partita, evidentemente la nostra risoluzione va nella giusta direzione e giuste e sacrosante appaiono le regioni che ci hanno indotto a presentarla. La risoluzione propone che all'interno dello statuto comunale sia inserita una norma che preveda una presenza di ciascun sesso non superiore ai due terzi nella Giunta Comunale e negli organi di governo degli enti, aziende e istituzioni del 7

8 Comune di Nuoro. La proposta discende dal Testo Unico Decreto Legislativo 267/00, che prevede che: "Gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurazioni condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge 10 aprile 91 N. 125 e per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte e negli organi collegiali del Comune e della Provincia, nonché degli enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti". Cioè la legge usa un termine prescrittivo, dice che si stabiliscono norme, quindi si devono stabilire norme in tal senso. Quindi la proposta - dicevo - discende da questo testo e dal fatto che il nostro statuto è attualmente carente circa la specificazione richiesta dalla legge, presenta una dicitura generica ma non dice in quale modo questa parità debba essere garantita. Tuttavia in Sardegna sebbene appaia più la necessità di porre fine a una sorta di segregazione di genere nella politica, c'è ancora qualcuno che si attarda a proporre e a reiterare argomentazioni di dubbia sostenibilità. Personalmente avrei preferito intraprendere con decisione la via maestra della pari rappresentanza di genere negli esecutivi, ma evidentemente si tratta di superare incertezze, dubbi, rendite di posizione duri a morire, e così si propongono i due terzi per arrivare a una dignitosa mediazione che renda l'onore delle armi. Delle armi sì, perché la politica è il luogo del potere; è il surrogato talvolta neanche tanto nobile della guerra e qui le donne in generale non stanno proprio bene e si ritraggono spesso, non perché disinteressate o incapaci alla politica, ma perché i codici in cui il linguaggio della politica e dei partiti è scritto, è purtroppo ancora oggi un codice tutto al maschile. Codici, linguaggi, comportamenti che tra l'altro non si sposano facilmente con la duplice, triplice presenza delle donne nel lavoro, a casa e fuori nella società. Sembrano discorsi scontati, ripetuti mille volte ma che rilevano l'esistenza di una società attardata - almeno quella italiana è così secondo me - su modelli culturali altrove largamente superati. Basta pensare alle nazioni del nord Europa, ma anche ad alcuni paesi dell'america Latina, come per esempio il Nicaragua, dove la presenza delle donne nelle istituzioni è veramente significativa. L'Italia è il fanalino di coda per quanto concerne la percentuale di donne 8

9 presenti in posizione apicale in campo politico ed economico. Nel 2010 solo tre donne su sette hanno avuto la possibilità di assumere incarichi di leadership. Per quanto riguarda la presenza delle donne in Parlamento, a livello internazionale l'italia occupa il 54esimo posto su 188 paesi. Dal 48 la Repubblica Italiana continua a vantare primati negativi; solo 75 donne hanno ricoperto ruoli di governo: 29 ministre, 2 ministre a interim, 17 ministre senza portafoglio, 114 sottosegretarie; mai un Presidente del Consiglio, mai una candidata alla Presidenza della Repubblica. Anche per quanto riguarda la rappresentanza femminile nel Consiglio d'europa, l'italia si colloca negli ultimi posti: 24esima su 27, il dato mi pare molto significativo, dopo ci sono solo la Polonia, Cipro e Malta. Se poi volessimo scendere più in basso la questione non cambierebbe, intanto vi annoierei con troppi dati, quindi ho evitato di farlo, però potremmo anche considerare la rappresentanza femminile in termini numerici nel Consiglio Comunale di Nuoro, che da pochi anni a questa parte si è drasticamente ridotta. Vorrei ricordare che su 40 candidati sono state elette soltanto 2 donne nel liste del Partito Democratico. Rimane comunque un problema politico nei partiti, nella predisposizione delle liste, nei sistemi elettorali in genere, ma rimane anche un problema squisitamente culturale nella società. Un'assenza, una scarsa presenza di donne nei ruoli politici e di contro un universo femminile nella società italiana estremamente ricco e dinamico. Il secolo scorso è stato il secolo breve, ma è anche quello che è stato segnato dal pensiero delle donne, il pensiero dell'emancipazione, del lavoro e delle professioni, delle grandi conquisti sociali e legislative quali il divorzio, l'interruzione volontaria della gravidanza, il nuovo diritto di famiglia, la pillola, la scolarizzazione di massa, la diffusione dei servizi a sostegno della famiglia. È stato questo, ma anche il secolo che ha stigmatizzato il pensiero della differenza sessuale, che ci ha fatto capire come le diversità biologiche, storiche, antropologiche esistono e vadano rappresentate e non delegate a chicchessia. Sociologhe e letterate, filosofe e storiche, teologhe e scienziate ci hanno anche fatto capire che una società migliore per le donne è migliore per tutti, uomini e donne e che l'obiettivo non è la guerra tra i sessi ma una nuova società più giusta e più libera per tutti. 9

10 Ma non una società a senso unico rappresentata solo dagli uomini, ma una società duale, con una duplice presenza. Occorre allora evidentemente riprendere il dibattito intorno a questi temi, come hanno fatto le donne del Movimento autoconvocato "se non ora quando" contro la triste deriva berlusconiana delle olgettine e delle escort, ma anche come ha fatto il Parlamento due giorni fa. Questo è il senso della risoluzione che proponiamo all'approvazione del Consiglio, consapevoli che laddove i costumi e le mentalità, le culture e le abitudini possono non consentirlo, è possibile di contro introdurre meccanismi quali le quote rosa, le percentuali o altro, che pur dando fastidio ancora a qualcuno, forzosamente avviino e sostengano il cambiamento. Do lettura adesso del dispositivo della risoluzione: "Il Consiglio Comunale Considerato che permangono una serie di ostacoli che impediscono un'adeguata rappresentanza delle donne nelle istituzioni, ed in particolare negli organi esecutivi di governo degli enti, aziende, istituzioni dei Comuni e delle Province; Che al contrario in ambito sociale e culturale e nel mondo delle professioni si è affermata una qualificata presenza femminile; che il sistema elettorale locale non contiene efficaci strumenti per garantire il riequilibro della rappresentanza di genere, come a esempio la (...) obbligatoria della doppia preferenza di genere per l'elezione del Consiglio Comunale; Dato atto che il testo unico degli enti locali, decreto legislativo 267/00 all'art. 6 comma 3 prevede che gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge 10 aprile 91 N. 125 e per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte e negli organi collegiali del Comune e della Provincia, nonché negli enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti; Rilevato che il vigente statuto comunale all'art. 14 ultimo comma si limita ad affermare che al fine di assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna negli organi di governo del Comune e degli Enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti viene promossa la presenza di entrambi i sessi; Considerato che il tenore della norma contenuta nel Testo Unico prescrive l'adozione di concrete e puntuali misure per garantire una significativa rappresentanza di entrambi i sessi 10

11 tutto ciò premesso, I M P E G N A Il Presidente del Consiglio Comunale e la Conferenza dei Capigruppo a redigere una proposta di modifica dello statuto che preveda una presenza di ciascun sesso per non più di due terzi nella Giunta Comunale e negli organi di governo degli enti, aziende e istituzioni del Comune di Nuoro". La parola al Consigliere Soddu. CONSIGLIERE SODDU Saluto il Sindaco, gli Assessori presenti, i Consiglieri tutti e i presenti in aula, io parlo non da super uomo e non sono neanche un uomo complessato, non mi danno neanche fastidio le superdonne. A me va bene la presenza di entrambi i sessi nella Giunta, in tutti gli enti di sottogoverno, però le sfilate delle donne che dicono: "noi siamo brave, noi siamo capaci... anzi siamo bravissime ma non ci siamo..." io alle persone bravissime che non ci sono non ci credo. Per cui nel testo della risoluzione - questo lo dico senza voler offendere nessuno - ho piacere di votare qualcosa che descriva un fenomeno di parità e di uguaglianza. Chiederei quindi alla presentatrice della risoluzione - dal momento che ho proprio interesse di votare questa risoluzione - se è possibile cassare i primi tre periodi e partire dal "dato atto", dove si parla di entrambi i sessi. "Dove le donne non ci sono... dove devono esserci...": non sono d'accordo. Preferisco andare direttamente al dunque; è corretto che ci sia la rappresentanza maschile e femminile punto, non mi interessa parlare di donne e di quelle che non ci sono e dei maschi di quelli che ci sono. Sarei per astenermi perché io sono per il fatto che chi c'è, si è speso e si è proposto. Il fatto che uno poi riesca è un evento che richiede degli ingredienti che si chiamano impegno, presenza e tante altre cose. Il fatto di costruire delle corsie preferenziali a me personalmente disturba da una parte e offende dall'altra, perché io maschietto che non sono un supermaschietto, non devo avere una minore possibilità o meglio non devo spendere un maggiore impegno contro chi con un minore impegno solo per il fatto - e non voglio sminuire solo per il fatto - ma "sono donna e ci devo essere a tutti i costi"...! 11

12 Poi si parla di rappresentanza in Giunta: ripeto io non parlo per offendere, perché in parte mi sento offeso. Sempre nel rispetto di entrambi i sessi, io non voglio offendere nessuno perché potrei dire - e non lo sono - di essere offeso. Perché dare una possibilità in più alla donna? per me la donna è uguale agli uomini, per me la donna non ha bisogno della questua, non ha bisogno di chiedere! Per me le capacità devono primeggiare, per me la Giunta può essere fatta di tutte donne. Io non ho pregiudizi, sono abbastanza laico da questo punto di vista. Non mi offenderei a vedere una Giunta di tutte donne capaci, che ogni Consiglio Comunale portassero 20 punti da discutere, tanto da non tornare più a casa perché stiamo lavorando. Questo non mi dispiacerebbe, però se le donne non ci sono non me ne posso fare una colpa e non me ne posso neanche fare carico. Voto questa risoluzione - e qui lo dico, poi non mi offendo se le cose non vengono tolte, per carità - ma voto se la risoluzione parla di entrambi i sessi ed elude la parte delle donne e lo voto a questo punto con convinzione, perché non mi disturba che ci siano tutti e due i sessi, ma le corsie preferenziali le avrei evitate. Piuttosto una domanda al Segretario, se è possibile: si parla tanto di non aver rispettato la legge. Andando contro una proposta del genere - non lo sto chiedendo per andarci contro, è solo una mia questione personale - ma andandoci contro cosa succede? La legge prevede che le donne debbano essere rappresentate: noi di che cosa stiamo parlando? Questa è la domanda. La parola al Consigliere Mustaro. CONSIGLIERE MUSTARO La mozione è datata, come diceva il Consigliere Manca, però condivido decisamente i principi dai quali parte e mi piacerebbe che tali principi fossero riaffermati con vigore e vissuti. Non ritengo che sia auspicabile e onorevole che noi veniamo rappresentate in Giunta solo perché c'è una sentenza del TAR, solo perché bisogna osservare l'articolo dello statuto; penso che sarebbe meglio avviare una seria riflessione in Consiglio Comunale perché evidentemente qualcosa non va bene, qualcosa manca. Non siamo convinti - né noi donne forse né voi uomini - della necessità di una 12

13 pari rappresentanza, di una pari dignità, di un pari trattamento, perché se è vero che dobbiamo valorizzare ugualmente uomini e donne insieme, dobbiamo avere una corsia preferenziale purtroppo Cosimo, perché fino a adesso, nonostante lo statuto comunale reciti chiaramente del diritto alla pari dignità, noi non ci siamo e non perché non siamo state candidate, addirittura poco fa sono stata proprio dimenticata, ma è stata una dimenticanza senz'altro... Chiedo che la partecipazione effettiva in ogni ambito della vita pubblica sia prima di tutto voluta realmente, per evitare poi di sentire che noi donne vogliamo una corsia preferenziale, assolutamente. Ogni tanto mi sento un po' superdonna, quasi delirio di onnipotenza, quando mi rendo conto di poter fare e di saper fare tante cose, quanto e come gli uomini. La parola al Consigliere Montesu. CONSIGLIERE MONTESU Durante una seduta del Consiglio che aveva all'ordine del giorno la modifica dello statuto comunale per adattarlo all'elezione del Presidente del Consiglio - che chiaramente in quel momento era in contrapposizione a quanto affermava lo statuto - io presentai un emendamento sulla modifica dello statuto che recitava e chiedeva la rappresentanza per genere di un terzo. Tutta la maggioranza compatta respinse quell'emendamento, comprese le donne. Noto con piacere oggi che qualcuna ha cambiato parere. Io capisco le esigenze che possono esserci all'interno di una coalizione; capisco anche la disciplina di partito; capisco anche che certe volte in nome di queste cose bisogna fare qualche passo indietro. Ma non capisco che per far ciò si debba ricorrere a bugie e alle falsità. Se si era contrari qualche mese fa, si deve essere anche contrari oggi. Queste cose sono una presa in giro per i colleghi! Se oggi stiamo cercando, di fronte ad una mozione presentata dall'opposizione, di essere in gioco, non possiamo richiedere le stesse cose che qualche mese fa abbiamo rifiutato di brutto. Bisogna imparare che in questa città e bisogna soprattutto prendere atto che le cose si fanno rispettando parametri che non sono le norme, che non sono le leggi, che non sono gli statuti. In questa città, in questa Amministrazione si fanno le cose per rispondere non 13

14 alle esigenze dei cittadini, ma per rispondere alle esigenze della coalizione, alle esigenze dei partiti e quant'altro ci possa essere all'interno di una coalizione politica. Però queste cose ci allontanano sempre più da quello che è il nostro mandato, un mandato di andare incontro alle esigenze della città, di dare delle risposte alla città. Noi continuiamo, in maniera quasi incurante della voce dei cittadini, a portare avanti quelle che sono le nostre esigenze o le vostre, ad essere autoreverenziali, cioè non ascoltiamo quello che viene dalla città, continuiamo a fare undici Assessori, a farli maschi, a farli femmine se occorre farli femmine. Questa è qualcosa che non va bene. Quando si parla di donne, le donne avete il dovere di essere chiare. Quando si presenta, e si è presentata, una risoluzione nello statuto per assicurare un terzo di rappresentanza al genere, mi dovete spiegare voi donne perché avete votate contro! La parola al Consigliere Guccini. CONSIGLIERE GUCCINI Non mi dilungherò molto, anzi sarò molto breve, perché per me questo è un ordine del giorno che ho già visto, sul quale mi sono già espresso e quindi brevemente dirò che io sono assolutamente contro le quote rosa, contro un'affermazione della donna quasi a mo' di concessione. Credo però che il problema esista, con questo non disconosco un problema che è all'evidenza, perché mi basta sollevare lo sguardo per rendermi conto che il problema esiste, però credo che il problema sia a monte e non a valle, cioè a valle io considero la Giunta come una naturale espressione di quella che è la volontà del Consiglio e quindi della città. Allora a monte, cioè nella fase delle elezioni, della creazione delle liste e quant'altro, probabilmente lì dovremo e potremo agire. Lì la donna avrebbe la possibilità di competere ad armi pari e lì la donna avrebbe la possibilità di affermarsi e quindi poi essere nominata in Giunta, ma con le proprie forze. Lo dico comprendendo sia gli uomini che le donne. Diceva prima qualcuno: se fosse una Giunta di sole donne, ma se fosse anche una Giunta di soli uomini, ma se fosse comunque una Giunta di persone che hanno evidentemente una legittimazione, la quale legittimazione non può arrivare dagli 14

15 uomini quasi fosse una concessione, perché mi sembrerebbe anche offensivo. Questo per come la vedo io e per come la leggo io la cosa, poi che il problema esista e che debba essere risolto, su questo possiamo anche essere d'accordo. Che però lo stesso problema non debba essere risolto molto facilmente - perdonatemi se uso questo aggettivo - con le quota rosa, è una cosa che francamente non ho mai compreso, né potrò mai appoggiare. Per me una donna è in grado di competere alla pari di un uomo, senza che da questo abbia concessioni, senza quindi che vi siano quote rosa, mettendola però nelle condizioni iniziali di poter competere. Nelle condizioni iniziali vuol dire quando si fanno le liste elettorali, quando si pensa al peso politico specifico di ciascuno, quando si creano quelle famose liste dalle quali poi discendono gli eletti in Consiglio, ecco in quel momento bisogna porsi il problema delle quote rosa. Lì sì che io voglio le quote rosa, lì sì che penso che le liste elettorali debbano essere composte di un 50% di donne, perché lì competono a parità. Oggi riconoscere una sorta di regalia, che si chiamino quote rosa, che si chiamino affermazioni dei diritti delle donne, ma comunque la si voglia far passare come una concessione io non ci sto, se fossi una donna lo troverei anche offensivo. Per cui siccome già l'ho detto prima, non me ne vogliano né l'opposizione né la maggioranza in questo caso, io mi asterrò dal votare sia l'ordine del giorno, sia la risoluzione, perché ritengo che il problema vada risolto non a valle ma a monte. Chiede di intervenire il Consigliere Usula, prego. CONSIGLIERE USULA Un saluto a tutti i presenti. Il rispetto delle pari opportunità rappresenta un principio inviolabile, sancito dalla Costituzione e ribadito in modo chiaro da innumerevoli pronunciamenti legislativi. Tuttavia io credo che, pur dando la giusta importanza alle azioni dei singoli amministratori in merito ad un giusto equilibrio di rappresentanza, la ricerca della parità di genere non possa trasformarsi in una sorta di steccato invalicabile, in una sorta di riserva indiana, perché un atteggiamento simile potrebbe essere altrettanto discriminatorio, iniquo e irrispettoso. Le donne devono avere, secondo me, pari opportunità in quanto depositarie, portatrici e rappresentanti di pari competenze, di pari meriti, di pari aspettative, di parità di valore e capacità. 15

16 Credo piuttosto che in questa società e oggi in una fase congiunturale e culturale come la nostra ancora di più, il principio di uguaglianza e pari opportunità reali sia negato ben prima del momento in cui si stabiliscono le rappresentanze. Non sto a ripetere condizioni di fatto o leggi disattese che determinano la mancata tutela del ruolo della donna nella società e nel lavoro, basti pensare ai numeri che tutti i giorni ci vengono ricordati. I numeri sulla disoccupazione femminile, che rappresentano di fatto l'esclusione delle donne dal lavoro retribuito e nello stesso tempo il disconoscimento del ruolo di lavoro da casalinghe, da mamme, da mogli che accudiscono mariti e figli; troppo spesso questo lavoro è disconosciuto nella sua valenza di sostituzione a vuoti e carenze di servizi sociali. La faccio brevissima e dichiaro fin d'ora il voto favorevole alla mozione del Consigliere Manca. Non conoscevo la risoluzione, non sapevo che sarebbe arrivata una risoluzione, quindi per ora mi astengo dal pronunciarmi sulla risoluzione, ma dichiaro fin d'ora il voto favorevole alla mozione del Consigliere Manca. Ribadisco che la politica, anche quella di un'amministrazione Comunale come la nostra, deve essere capace di creare pari opportunità reali, creando lavoro, cultura, competenze, offrendo servizi e mettendo davvero le donne in condizioni di poter partecipare all'attività politica, sociale, lavorativa, sino a poter concorrere con pari forza, solo con la discriminante del merito e delle capacità personali, ad una corretta ed equa distribuzione e attribuzione di incarichi e ruoli anche nelle amministrazioni pubbliche. Chiede di intervenire il Consigliere Saiu, prego ne ha facoltà. CONSIGLIERE SAIU In linea di principio sono d'accordo con quanto detto prima dal Consigliere Guccini e cioè in via generale sarei contrario alle quote, alle quote donne, alle quote giovani. Il principio che dovrebbe prevalere in politica, così come in tutti i campi della vita, dovrebbe essere quello del merito. Perciò occorrerebbe essere sindaci, donne o uomini, perché lo si è meritato e si è all'altezza del compito al quale si è chiamati. Così bisognerebbe essere Assessori non perché si è donne, non perché si è giovani, ma perché si è bravi. 16

17 Bisognerebbe essere Consiglieri non perché si è giovani, non perché si è donne, ma perché si è bravi. Angela Merkel non è diventata cancelliere tedesco perché è donna; Elsa Fornero non è diventata Ministro del Lavoro perché donna; Susanna Camusso non è diventata segretario generale della C.G.I.L. perché donna. Eppure, fatta questa premessa di carattere generale, non possiamo ignorare un dato reale e cioè che in Italia le donne che partecipano alla vita delle istituzioni e alla vita democratica nazionale e locale, sono troppo poche. Di fronte ad una situazione del genere occorre, secondo me, mettere in discussione i propri principi e vedere come correggere questa distorsione, perché la pochissima rappresentanza delle donne sia nelle assemblee elettive che negli organi di governo, è un'anomalia non dico tutta italiana, ma che in Italia assume i tratti della patologia. Non è ammissibile che in un Consiglio Comunale di 41 persone solo tre siano donne. Allora noi dobbiamo interrogarci su un tema: le condizioni nelle quali oggi si fa politica consentono alle donne di giocare ad armi pari con gli uomini? Secondo me no, secondo me in Italia si vive un'anomalia che è straordinaria, cioè fuori dall'ordine. E allora per far fronte ad una anomalia che è fuori dall'ordine, secondo me occorre assumere provvedimenti fuori dall'ordine, fuori dai principi generali. Ecco perché con riferimento alla rappresentanza delle donne, pur non essendo io in linea di principio favorevole alle quote, devo riconoscere che non vedo altri modi per riequilibrare la rappresentanza delle donne nei consigli comunali, nelle assemblee elettive in generale, nelle Giunte e negli altri organi di governo. Al di là delle parole e della filosofia che a chi come noi fa politica ogni tanto piace praticare, poi bisognerebbe vedere e misurarsi sulle soluzioni. Se ci fosse qualcuno in quest'aula, piuttosto che nel Consiglio Regionale della Sardegna o nel Parlamento italiano, che avesse soluzioni migliori di quella delle quote, che è necessario prevedere per legge nel nostro ordinamento, noi già facciamo un passo indietro, la politica rinuncia a dare spontaneamente rappresentanza alle donne, occorre una norma cogente che imponga a quei politici che una sensibilità in tal senso non ce l'hanno, di averla. La situazione che si vive in Italia è fuori dal resto quanto meno del mondo occidentale, mi pare che le ricordasse Franca Carroni prima la posizione in classifica 17

18 dell'italia con riferimento alla rappresentanza femminile e non ci fa certo onore. Avere più donne in politica, secondo che anche questa può essere una via da percorrere. Il tema della rappresentanza delle donne in questo caso nella Giunta, perché la Giunta non dimentichiamolo è un organismo che viene nominato, è un tema molto serio. Per averlo portato in quest'aula all'attenzione dei Consiglieri e averne generato una discussione così interessante, non posso che ringraziare Paolo Manca. Questa è un'altra di quelle cose che da rappresentante dell'opposizione sono orgoglioso che la coalizione della quale faccio parte abbia portato in Consiglio Comunale. È un tema importante quello delle donne in politica e Paolo ha avuto il merito e ce l'ha, di portare alla riflessione questo Consiglio su un tema fondamentale. Un tema che però, a mio modo di vedere, è tutto politico non giuridico. E qui arrivo alle contraddizioni - non parlo di schizofrenia - di un partito, il Partito Democratico, che a Cagliari si comporta in un modo... ce lo ricordava bene Paolo Manca prima, l'onorevole Barracciu, Consigliere Regionale del Partito Democratico, presenta un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro la scelta del Presidente della Regione Cappellacci - del mio partito - che non aveva garantito in Giunta una rappresentanza femminile adeguata. Presenta il ricorso e lo vince. Il Partito Democratico a Cagliari quindi, quando la Giunta è di Centrodestra, invoca un'attenzione alla rappresentanza femminile così forte, da arrivare perfino nelle aule di tribunali e provocare la caduta di quella Giunta, perché poi il Giudice amministrativo diede ragione all'onorevole Barracciu e quella Giunta fu radicalmente stravolta. Una donna come la Barracciu, eletta - peraltro di questa Provincia, mi pare la più votata del Partito Democratico, correggetemi se sbaglio - porta avanti una battaglia che il suo partito a Nuoro dimostra di disattendere, non nelle intenzioni buone, anche se tardive, del Consigliere Franca Carroni, ma dimostra di disattendere nei fatti. Noi abbiamo una Giunta di undici Assessori e c'è una sola donna. Tralascio le mie considerazioni sul numero dei componenti della Giunta, certamente però una donna è un po' pochino, anche perché il Sindaco che ha nominato quella Giunta non è di SEL, non è del PDL, non è dell'udc è del Partito 18

19 Democratico, cioè di quello stesso partito a cui appartiene l'onorevole Barracciu. La schizofrenia - mi perdonerete se uso questo termine - io la vedo anche in quest'aula. Lo ricordava bene il Consigliere Montesu prima, quando nel 2010 questo Consiglio Comunale si affrettò a discutere le modifiche dello statuto, fra gli emendamenti che furono presentati dall'opposizione, da Peppe Montesu, anche da Paolo Manca e anche da Idea Comune, c'era proprio quello relativo al riequilibrio della rappresentanza femminile in Giunta. Forse in qual caso la fretta e la volontà della maggioranza era semplicemente di aggiustare quelle norme che consentivano l'elezione di un Presidente che altrimenti non si sarebbe potuto eleggere, però maggior riflessione avrebbe meritato la proposta presentata dall'opposizione. Oggi si arriva a discuterla solo con due anni di ritardo, che è una specie di record per questa maggioranza e per questa Giunta, perché non è neanche tanto, visti i ritardi che si sono mostrati rispetto ad altre scelte. Della risoluzione del Consigliere Carroni mi meravigliano due cose: intanto che lei si rivolga al Presidente del Consiglio e alla Conferenza dei Capigruppo. La risoluzione non impegna il Presidente del Consiglio, non impegna la Conferenza dei Capigruppo, deve impegnare il Consiglio Comunale, perché il Consiglio Comunale è competente nello scrivere le norme, ci sono regolamenti o norme statutarie. Consigliere Carroni, voi potete fare molto prima di così, voi potreste parlare ad un signore che è stato eletto dalla maggioranza dei cittadini e che fa parte del suo partito e dirgli: "caro Sindaco, siccome tu hai nominato solo una donna, peraltro di un partito diverso dal nostro...", perché lei ha detto bene: due Consiglieri Comunali sono stati eletti dal Partito Democratico, che però non ha un rappresentante di sesso femminile in Giunta. Lei potrebbe più rapidamente dire: "caro Sindaco, prima di cambiare le norme, prima di mettere una frasetta che ti obbliga a cambiare la Giunta, perché non la cambi tu di tua spontanea volontà? Perché questo riequilibrio nella rappresentanza di genere in Giunta non inizi a garantirlo attraverso una ridistribuzione delle deleghe?". Dicevo: il problema a mio parere non è giuridico, non è normativo, è politico. Io capisco l'opposizione che presenta una mozione perché non ha capacità di influire sulle scelte del primo cittadino, neanche quando le nostre proposte sono di 19

20 buon senso, perché come vi ho dimostrato prima è sufficiente che una proposta venga dall'opposizione per essere bocciata. Non a caso due anni dopo presentate una risoluzione che va nella stessa direzione in cui andavano gli emendamenti presentati dalla minoranza sullo statuto. Che questa maggioranza sia sempre in ritardo è confermato anche da questa circostanza. Lo diceva bene il Consigliere Montesu che ha ricordato un po' di appuntamenti mancati; anzi, se io dovessi riflettere sui successi, sugli obiettivi raggiunti in questi due anni da questa Giunta, avrei difficoltà ad indicarne uno soltanto. Ecco perché secondo me dire che siete in ritardo su tutto non è eccessivo. Anche sulle donne abbiamo perso due anni, qualcuno mi direbbe: meglio tardi che mai. No, meglio fare le cose quando si devono fare, quando si possono fare. Allora se davvero questa maggioranza - visto che l'opposizione poi attraverso la mozione di Paolo Manca l'ha già detto - vuole garantire maggior rappresentanza delle donne in Giunta, prima di cambiare lo statuto, prima di votare una risoluzione, ha una possibilità, che è quella di rivolgersi al primo cittadino e di chiedergli perentoriamente di cambiare la Giunta e di garantire nella Giunta Comunale, che è stata nominata due anni fa con dieci Assessori uomini, un assetto diverso e di prevedere al suo interno una compagine femminile più numerosa di quella che c'è. La parola al Consigliere Fenu. CONSIGLIERE FENU Signor Presidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri, il problema esiste ed è abbastanza consistente. Io concordo con quanti intervenendo hanno richiamato i principi sanciti nella carta costituzionale. Quando la Costituzione non viene rispettata tutti noi diciamo che c'è un problema, che non viene garantito un diritto, qualunque esso sia. Quando parliamo del diritto del lavoro, il diritto allo studio, parliamo del fatto che viene negato un diritto e quindi occorre richiamare la Corte Costituzionale e dare applicazione a questa. Ragionando in questi termini una democrazia naturalmente si è migliorata da quando è nata la Carta Costituzionale e alcuni diritti sono stati sanciti, anche praticaci e ottenuti. Talvolta bisogna difenderli, perché non sono mai ottenuti per sempre, talvolta 20

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