La fedeltà del presbitero nel Presbiterio. La fedeltà di Dio

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1 La fedeltà del presbitero nel Presbiterio Santuario della Corona, 4 giugno 2009 Ritiro al Clero Come da tradizione viviamo il nostro ritiro spirituale di conclusione dell anno pastorale con tutti coloro che partecipano del sacramento dell Ordine sacro nei suoi tre gradi, al santuario mariano diocesano della Corona che fa memoria del mistero della fedeltà di Maria alla sua chiamata divina, ad essere madre di Cristo e della sua Chiesa. Fino al martirio del cuore, come testimonia l evangelista Giovanni: Stavano sotto la croce di Gesù Maria sua madre e il discepolo che egli amava, cui fa eco il testo poetico di Iacopone da Todi stabat mater dolorosa, iuxta crucem lacrimosa. Maria non si è data alla fuga di fronte alla mala sorte. Ha seguito Cristo sulla via del Calvario e si è, per così dire, piantata, ritta in piedi, sotto quella croce che è il segno massimo della fedeltà di Dio alle sue promesse di salvezza. Per queste riflessioni seguiamo il tracciato tematico presentato dal papa per l anno sacerdotale: la fedeltà di Dio in Cristo e la fedeltà del presbitero. La fedeltà di Dio Anzitutto, la fedeltà di Dio. Come è noto, nella Bibbia il termine fedeltà evoca il senso della solidità della roccia (hemet). Si addice pertanto in sommo grado a Dio che la Sacra Scrittura definisce più volte come roccia (Dt 32, 4. 15; 2 Sam 22,2; sal 31, 4; 62, 3; 73, 26; 89, 27; 95, 1 ). La fedeltà di Dio alle sue promesse e alle sue alleanze è incondizionata, assoluta, a prova di infedeltà del suo popolo: Ho trovato Davide, mio servo La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge, se violeranno i miei statuti, punirò con la verga la loro ribellione e con flagelli la loro colpa. Ma non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno. Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre (sal 89). Ne fa eco Paolo: Se alcuni furono infedeli, la loro infedeltà annullerà forse la fedeltà di Dio?... I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (Rm 3, 2. 11, 29). Nonostante le ripetute infedeltà del popolo della alleanza, Jawhé non teme di riproporgliela. In termini di altissimo afflato lirico: ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell amore e nella benevolenza, ti farà mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore (Os 2, 21-22). Una fedeltà che non viene limitata né dal tempo né dallo spazio: la sua fedeltà per ogni generazione forte è il suo amore per noi, la fedeltà del Signore dura per sempre buono è il Signore, il suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione la tua fedeltà è fondata nei cieli (sal 100, , 2. 99, 5. 89, 3).

2 È interessante evidenziare poi il fatto che fedeltà è generalmente coniugata con gli altri fondamentali attributi di Dio, come l amore, la misericordia, la pazienza, la grazia: Il Signore passò davanti a lui (Mosè), proclamando: Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all ira e ricco di amore e di fedeltà (Es 34, 6) ; tu, Signore, sei pieno di amore, Dio fedele la mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui per la tua fedeltà, per la tua grazia (Sal 86, , ,1). La fedeltà di Dio ha il suo vertice e il suo compimento in Cristo, che l apostolo Paolo non ha esitato a definire l Amen del Padre. Eccone il testo della seconda ai Corinti: Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è sì e no. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu sì e no, ma in Lui vi fu il sì. Infatti, tutte le promesse di Dio in lui sono sì. Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria (2 Cor 1, 18-20). E l evangelista Giovanni potrà condensare il senso della fedeltà di Dio in Cristo con quella sorprendente rivelazione che lascia sconvolti ogni volta che la riudiamo, benché ci sia entrata tra le espressioni più familiari: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3, 16), come a dire, per rendere l uomo capace di fedeltà a Dio. Ora, un tale amore, ha trovato la sua espressione sublime e inedita nell Eucaristia, che sancisce in modo definitivo l alleanza tra Dio e l umanità, nel sangue di Cristo, cioè nel suo mistero pasquale. Potremmo a questo punto parafrasare il testo di Gv nel modo seguente: Dio ha tanto amato l umanità peccatrice (mondo) da dare il Figlio unigenito come Eucaristia. La fedeltà di Dio non si riconduce unicamente alla realizzazione e al compimento della Parola data. È il dono stesso della sua Parola fatta Carne, fatta Eucaristia, cioè Amore assoluto che alimenta la capacità di fedeltà all amore concessa in dono all uomo credente. La fedeltà dell amministratore Ogni credente in Cristo è chiamato e abilitato alla fedeltà a Dio, diventandone un servo fedele. Fedele anzitutto alla sua Parola, da discepolo alla scuola di Gesù. Tale fedeltà trova nel verbo meno (rimanere radicati), molto caro a Giovanni, una interessante riespressione: Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31-32). Quanto a dire che per entrare nel dinamismo della verità e della libertà occorre essere disposti a radicarvisi, a vivere nella fedeltà ad esse. E fedeltà nell esercizio concreto delle proprie responsabilità e competenze che Paolo e gli evangelisti traducono in termini di amministrazione. Riascoltiamo quanto Paolo applica a sé: Ognuno ci consideri come servi (uperetes) di Cristo e amministratori (oiconomos) dei

3 misteri di Dio. Ora, ciò che si chiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele (pistos) (1 Cor 4, 2). Abbina il termine amministratore (oiconomos) con fedeltà (pistos) anche Luca nel famoso testo sulla vigilanza (Lc 12, 35-48) che abbiamo già ascoltato. La pagina è chiaramente suddivisibile in due parti: le esortazioni di Gesù ad essere pronti, svegli, con i fianchi cinti e le lampade accese. In attesa dell arrivo dello sposo. Per entrare alle nozze, serviti dal re in persona. Testo a cui segue l interrogazione di Pietro e la replica di Gesù: Chi è l amministratore fedele e prudente (fronimos: da buon senso)?. In netto contrasto risulta la destinazione dell amministratore fedele (messo a capo di tutti i beni del padrone) rispetto a quella riservata all amministratore infedele che spadroneggia sulla servitù (punito severamente e affidato ad una sorte malvagia degna degli infedeli). Questa pagina richiama con immediatezza quella più nota di Matteo sulla parabola dei talenti: due servitori (douloi) hanno curato gli interessi del padrone e vengono definiti: buoni e fedeli (agathoi e pistoi). Il terzo, troppo ripiegato su di sé, viene definito pigro e malvagio (cfr Mt 25, 14-30). Due cioè hanno forte senso di responsabilità nei riguardi del patrimonio ricevuto, di cui sono consapevoli; il terzo è un irresponsabile, non ha saputo valutare la consistenza del bene che gli fu affidato. Era un bene che gli procurava più fastidi che vantaggi. Infondo riteneva quel bene di poco conto, non pensando a sufficienza che Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti (Lc 16, 10) e chi non sa gestire le cose di poco conto a maggior ragione è incapace di gestire quelle di maggior valore. Non c è dubbio infatti che la fedeltà è a tutto campo. Se si insinua l accondiscendenza a qualche forma di infedeltà, senza attribuirvi gran peso, un po alla volta, come per una fessura o una crepa nella diga, la fedeltà non tiene più. Ovviamente la capacità di fedeltà esige forti personalità. Sempre. In modo ancor più cogente oggi. Teniamo presente che la fedeltà oggi non va di moda. Oggi è piuttosto criterio culturale la non fedeltà, la flessibilità nei principi etici, come adeguamento agli ambienti e alle opportunità, alla ricerca del tornaconto. Ci si sente cioè non vincolati dalla fedeltà. Cosa che è peggiore dell essere infedeli. Si tende a valutare la non fedeltà come opportunità di movimento, come un cambio di vestito o di maschera. Non si sospetta che la non fedeltà segnala una identità interiore in balia degli eventi. E perciò una crisi profonda di senso antropologico. Per la fedeltà, in questa cultura, non si è disposti a pagare nessun prezzo, mentre la parola di Dio, attraverso la lettera agli Ebrei non esita a ricordare: non avete resistito ancora fino al sangue nella lotta contro il peccato (Ebr 12, 4), per essere cioè radicati nella fedeltà a Dio.

4 La fedeltà del presbitero nel Presbiterio Non c è dubbio che l immagine dell amministratore si coniuga facilmente con l identità e la missione del presbitero, o più in generale dell ordinato, come ricorda Paolo nella citata lettera ai Corinti: Ognuno ci consideri come amministratori dei misteri di Dio (1 Cor 4, 1). Di conseguenza, una delle virtù più necessarie e qualificanti per un presbitero, per un ordinato, è la fedeltà. Cerchiamo di approfondirne il senso e di concretizzarne le applicazioni. Fedeltà a Chi? Fedeltà sponsale a Cristo pastore in funzione del gregge affidato, ancor prima che fedeltà agli impegni assunti nel giorno dell ordinazione e alle varie pratiche di pietà: cose tutte che hanno senso in rapporto con la fedeltà a Cristo pastore. Come a dire, fedeltà alla propria identità originata dal sacramento dell Ordine sacro. Non si tratta di una identità che ci è piombata addosso. A nostra insaputa. Sapevamo molto bene che cosa con l imposizione delle mani del vescovo e con la preghiera di ordinazione sarebbe accaduto in noi: si sarebbe adempiuto un evento di grazia che avrebbe inciso in profondità nel nostro stesso essere, imprimendo il carattere, dando cioè stabilità irreversibile alla nostra nuova identità, quella dell essere configurati sacramentalmente a Cristo Pastore, da lui indissociabili, anche in caso di nostre fragilità e incoerenze, cioè piccole o grandi infedeltà. Abbiamo accolto in noi questa nuova identità nell esercizio della libertà personale. Sotto il segno della responsabilità. Non siamo stati colti di sorpresa come prede da angariare. O se vogliamo parlare di sorpresa, potremmo dire con Paolo sono stato afferrato da Cristo e mi sono lasciato afferrare da Lui!. Eravamo aperti e pienamente disponibili ad una realtà che sapevamo assoluta gratuità nel suo valore e nella sua provenienza trascendente. Dono eccezionale, immeritato, che avrebbe segnato l intera nostra vita. L abbiamo accolta con trepidazione e con non meno gratitudine. Ci siamo sentiti fortunati. Immensamente amati. Avviati ad una avventura di alleanza straordinaria. In vista di una missione sovrumana. Destinata comunque all uomo del nostro tempo, bisognoso sempre più di salvezza che viene dall Alto, attraverso la mediazione sacramentale. Non ci resta che riandare spesso a quell atto di benevolenza divina che esprimendo assoluta fiducia in noi ha stabilito con noi un patto indissolubile. Che impegna, ovviamente, alla fedeltà. Poiché Dio, nel suo mistero di amore trinitario e nella sua economia di salvezza, fa conto sulla nostra mediazione di ministri ordinati, facendo transitare dalla nostra persona, nell atto soprattutto dell esercizio ministeriale, grazie su grazie di salvezza che, forse, altrimenti rimarrebbero non del tutto valorizzate.

5 Di conseguenza, non c è dubbio che è necessario mantenere viva la coscienza della propria identità e missione di presbiteri. Se si attenua o eclissa tale coscienza, con estrema facilità ci si immette nel circuito dei compromessi che giustificano singoli gesti di infedeltà e alterano la sensibilità morale nei suoi confronti. Fedeli a se stessi, dunque, per essere davvero fedeli a Cristo. Di una fedeltà che ha i caratteri della sponsalità. Cioè del vincolo della indissolubilità come garanzia di vita in pienezza di valore e di senso. Tra Cristo pastore e il presbitero vi è una intrinseca esigenza di fedeltà. Da parte di Cristo, senza ombra di dubbio. Da parte del presbitero da consolidare giorno dopo giorno, in modo che nulla del presbitero sia sottratto alla signoria sponsale di Cristo. Nella consapevolezza che di fatto solo Cristo è la risposta esaustiva alla realtà umana. Nell essere fedeli a Lui si scopre di giorno in giorno chi è davvero Lui per noi e per l umanità. Fatte queste considerazioni, che comunque rimandano alle ragioni originarie del dono e dell impegno di fedeltà alla nostra identità di pastori, unita indissolubilmente con la persona di Cristo Pastore per esserne la mediazione sacramentale, vorrei ora, come vostro vescovo, offrirvi alcuni suggerimenti perché si ravvivi in noi, a cominciare dunque da me stesso, la coscienza di ciò siamo stati resi, nell essere, dal sacramento dell Ordine e, di conseguenza, perché la fedeltà non sia soggetta a facili moti sismici. Devastanti. O a quella evanescenza che il profeta Osea paragonava alla rugiada che svanisce all apparire del sole (cfr Os 6, 4). Anzitutto, sia in noi chiaro che fedeltà sta ad indicare stabilità e non intermittenza. Ci sentiamo inchiodati nella nostra realtà di ordinati e non leggermente incollati o appiccicati. Fedeli giorno e notte. Nei tempi di intensa attività pastorale e in quelli per così dire più rilassati di vacanza. Nessuna vacanza ci autorizza alla non fedeltà a Cristo Pastore, in definitiva alla nostra identità presbiterale. Fedeli a Cristo pastore, nella ricerca quotidiana di una relazione di conformazione a Lui pastore, assumendone le coordinate di comunione con il Padre nel dono dello Spirito e di servizio fraterno verso la nostra gente, verso il popolo di Dio. Finalizzando quanto seguirà alla fedeltà a Cristo, nei riguardi della quale e soltanto della quale ha senso e valore, evidenzio la necessità di fedeltà ad una economia del tempo che non si affida alla casualità degli eventi, ma lasciandoci coinvolgere dalle necessità e spesso urgenze pastorali, non lo dissipa nello scialacquio di conversazioni non pastorali (specialmente se nottambolesche) o nella dispersione di tempi tritati dall uso smodato dei media. Per essere fedeli a Cristo occorre che diamo regole severe all uso del nostro tempo. Nella fedeltà alle cosiddette pratiche di pietà, come la meditazione personale, la recita del rosario, un po di lettura spirituale. Fedeltà al nostro posto, quello assegnato dall obbedienza comunionale ecclesiale, senza assenze per nulla giustificate. Fedeltà alla nostra condizione di consacrati sponsalmente a Cristo, al Cristo totale, Capo

6 e membra. Siamo infatti talmente dediti al gregge di Cristo, la sua Chiesa, che la amiamo con cuore indiviso. Con il cuore stesso di Cristo. Il nostro cuore interamente nel suo cuore! Se questo dato risponde alla realtà, e se un tal cuore è il grembo più sublime per un amore incondizionato verso tutti gli uomini, bisognosi di Amore assoluto, è difficile che si possa contestare la sublimità dell abbinamento dell identità ordinata con il dono del celibato. Ne è l habitat più idoneo. Certo, non è senza un costo. Anche elevato in certi momenti. Ma è proprio il costo che ne evidenzia il valore. Essere fedeli alla propria condizione di sponsalità spirituale con Cristo, quando sulle vele soffia il vento favorevole delle gratificazioni e della pace dei sensi e la fedeltà celibataria rimane del tutto fuori dalle intemperie, che c è di eroico? Ma viene per tutti il momento in cui ciò che Dio ci ha concesso come dono, da noi liberamente accondisceso, per una qualità di donazione divina al popolo di Dio, può misurarsi con lo stato di fragilità che portiamo nei nostri cromosomi di uomini, resa ancor più disumana da una cultura della non fedeltà che respiriamo e dalle insidie rese oggi più a portata di mano: anche se non le vai a cercare te le trovi dietro l uscio. Senza considerarci dei martiri della fedeltà alla nostra identità solo perché resistiamo alle seduzioni della non fedeltà, ricordiamo che è il medesimo costo che si paga anche nella fedeltà coniugale e che comunque misura la statura di una personalità nella sua concretezza. Non siamo noi più eroi di tanti nostri fratelli nella fede, fedeli a Cristo nei loro complessi ambienti di vita professionale e al loro stato di coniugalità. Non abbiamo nessun motivo di superbia. La nostra condizione celibataria, di verginità consacrata per il Regno, ci sospinge semmai ad essere ancor più umili e prudenti e ad attivare tutte le risorse di natura spirituale che alimentano la fedeltà e la mettono al riparo da bufere devastanti. Segnalo alcune delle principali risorse su cui il presbitero può contare per alimentare e proteggere la sua fedeltà a Cristo pastore, nella fedeltà alla sua identità presbiterale. In primo luogo la coscienza dell essere Presbiterio come luogo di vita nello Spirito che gode di risorse specializzate e di anticorpi adeguati. Le belle relazioni nel Presbiterio rendono ancor più sicura e vigorosa la capacità di fedeltà, potendo contare su un insieme di fratelli tutti impegnati sul medesimo fronte, non solo ognuno per sé, ma ognuno per tutti. Sta di fatto che la testimonianza di fedeltà dei nostri confratelli è per ciascuno stimolo ad esserlo anche personalmente. Sapendo comunque che non ti lasciano in balia degli eventi burrascosi, ma da fratelli ti stanno vicino. Ed è noto che tale realtà, vissuta nella sua compattezza di insieme, mette in guardia chiunque attenti e insidi la fedeltà del prete, sotto tutti i profili, comprendendo che ha da fare i conti non con un singolo ma con la solidarietà di un insieme, con un Presbiterio dunque e non con un singolo presbitero. Anche sotto questo profilo si rendono, soprattutto oggi, necessari gli incontri moltiplicati tra presbiteri, specialmente di una stessa zona pastorale, fino alla sua forma più elevata come è la comunità presbiterale. Insomma, fare corpo con il

7 Presbiterio ci sostiene nei momenti di stanchezza interiore e di demotivazione, di arido deserto dello spirito. In secondo luogo riservarsi, ad ogni costo, i tempi dell intimità con Cristo Pastore-Eucaristia. I tempi dell intimità con Lui sono garanzia di fedeltà a lui. Non lesiniamo e non misuriamo con il bilancino del farmacista i tempi di tale intimità, né releghiamoli tra gli optional. Saremmo sempre a rischio di non fedeltà, come accade nell ambito della sponsalità coniugale. Come ho avuto modo di affermare altre volte, ricordiamoci che i tempi riservati alla formazione, alla comunione fraterna presbiterale e all intimità con Cristo non sono sottratti alla pastorale ma ne sono la condizione di autenticità e di fecondità. Non esitiamo dunque a ritagliarceli. Specialmente a cominciare da questo anno sacerdotale, ad imitazione del santo curato d Ars, ritagliamoci e riserviamoci una mezza giornata di sosta davanti all Eucaristia. In contemplazione adorante. Leggendo pagine e pagine di quella Parola che si avvera appunto nell Eucaristia. O qualche testo che nutre la spiritualità del presbitero. O qualche intervento del Magistero. E intrattenendosi con l Eucaristia sulle situazioni della vita pastorale, che riguardano le famiglie, i giovani Come terza risorsa di fedeltà annoveriamo la Confessione personale assidua e fiduciosa nella misericordia di Dio che alle infedeltà risponde con una ricarica di capacità di fedeltà. Lasciata in balia di se stessa l infedeltà trascina a slavina altre infedeltà; il compromesso si fa regola generale; la voglia delle scorciatoie suggerite dalla pigrizia, dagli incantesimi e dalla rassegnazione all intruppamento, ha la meglio; la tendenza a farsi troppi sconti da sé e a razionalizzare le scuse è in agguato. Affidata invece alla potenza della Misericordia l infedeltà viene risanata e riporta il presbitero nel suo luogo di sentinella e di profezia che gli è stato assegnato. All altezza del suo compito. Come quarta risorsa vorrei evidenziare le relazioni di corresponsabilità con i laici. A parte il fatto che da essi, come abbiamo già rilevato, riceviamo esempi di eccezionale e splendida fedeltà, sta di fatto che la comunione fraterna con loro ci rimotiva nel nostro ministero interamente finalizzato alla loro vocazione di laici, ridesta in noi il bisogno di essere totalmente a loro servizio, nella assoluta fedeltà alla nostra identità presbiterale di cui hanno necessità. Se ci circondiamo di laici capaci di corresponsabilità, e formati da noi al senso della corresponsabilità, saranno essi stessi la nostra più immediata difesa dalle insidie di infedeltà. Saranno come una siepe di protezione. Sono essi che ci vogliono tutti d un pezzo. Ci vogliono integri, fedeli a Dio che ci ha investiti di una identità ontologica e di un ministero conseguente finalizzati al bene spirituale della gente, e fedeli alle loro necessità spirituali. Senza barare in compromessi e trastullarci negli ozi di Capua, mentre attorno a noi ferve la battaglia del Vangelo.

8 Potremmo prendere in considerazione anche altre risorse di fedeltà. Per ora ci basti il riferimento a queste. Ognuno saprà individuarne altre che riscopre dalla propria esperienza. Non c è dubbio comunque che la fedeltà del presbitero, richiamata dal papa per l Anno sacerdotale ed esemplarmente testimoniata dal santo curato d Ars, come del resto da tantissimi presbiteri del nostro Presbiterio, nel passato e nel presente, costituisce una grande scommessa con la vita, e una singolare profezia di cui ha bisogno l uomo del nostro tempo, travolto da una cultura di non fedeltà. Nel contempo, sentiamo il dovere di essere maestri di fedeltà proprio nel nostro tempo, accompagnando la vita delle famiglie, sempre più esposte ai pericoli della non fedeltà, e prendendoci particolarmente cura dei ragazzi e dei giovani su cui investire in grande azione educativa per una fedeltà vocazionale: alla vita familiare, consacrata, presbiterale. Affidata unicamente alla nostra pur buona volontà la nostra fedeltà è a rischio. Conviene affidarla nella preghiera quotidiana allo Spirito Santo che, al dire di Paolo, sta all origine di quella fedeltà che nell elenco del frutto dello Spirito colloca come settima (cfr Gal 5, 22). Per concludere, ritorniamo al pensiero iniziale. Ci troviamo nel santuario diocesano che celebra Maria, la vergine fedele fino all estremo del dolore di madre, quello di tenere sulle sue ginocchia il corpo esangue e martoriato del Figlio. Qui confluisce una fiumana di gente che vi giunge da ogni parte a chiedere grazie. Amiamo pensare, in primo luogo, grazie di fedeltà coniugale e familiare per sé e per i figli. Ma, ne siamo certi, anche grazie per i loro preti. Preti di cui possono fidarsi Dio che li abilita alla fedeltà e il popolo di Dio che dà anche a noi preti eroici e gloriosi esempi di fedeltà ad un amore che sfida le prove e perdura nel tempo. Non c è dubbio che una tale fedeltà, vissuta da un presbitero e dall intero Presbiterio nella pace e nella gioia del cuore, è anche la più efficace pubblicità della vocazione al presbiterato. Ed è, nel contempo, il modo migliore per dire grazie a Dio di avercene fatto dono. + Giuseppe Zenti

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