RS RICERCHE STORICHE. Anno XXXVI N. 94 dicembre Direttore Ettore Borghi. Direttore Responsabile Piergiorgio Paterlini

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2 RS RICERCHE STORICHE Direttore Ettore Borghi Direttore Responsabile Piergiorgio Paterlini Coordinatore di Redazione Glauco Bertani Comitato di Redazione Laura Artioli, Glauco Bertani, Michele Belelli, Antonio Canovi, Maria Nella Casali, Alberto Ferraboschi, Cesare Grazioli, Francesco Paolella, Marco Paterlini, Massimo Storchi, Antonio Torrenzano, Lella Vinsani, Antonio Zambonelli Direzione, Redazione, Amministrazione Via Dante, 11 - Reggio Emilia Telefono (0522) FAX e.mail: Cod. Fisc Prezzo del fascicolo 10,33 Numeri arretrati il doppio Abbonamento annuale 20 Abbonamento sostenitore 52 Abbonamento benemerito 258 Abbonamento estero 30,00 I soci dell'istituto ricevono gratuitamente la rivista I versamenti vanno intestati a ISTORECO, specificando il tipo di Abbonamento, utilizzando il Conto Corrente bancario BIPOP-CARIRE n oppure il c.c.p. N La collaborazione alla rivista è fatta solo per invito o previo accordo con la redazione. Ogni scritto pubblicato impegna politicamente e scientificamente l esclusiva responsabilità dell autore. I manoscritti e le fotografie non si restituiscono. Stampa GRAFITALIA - Via Raffaello, 9 Reggio Emilia Tel Fotocomposizione ANTEPRIMA - Via Gramsci, 104/f Reggio Emilia Tel Editore proprietario ISTORECO Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia cod. fisc Registrazione presso il Tribunale di Reggio Emilia n. 220 in data 18 marzo 1967 Anno XXXVI N. 94 dicembre 2002 Rivista semestrale di Istoreco (Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia) In copertina foto di documenti provenienti dal Fondo «Archivi Istoreco- Egidio Baraldi». Le foto di Prampolini e Zibordi che corredono il saggio di M. Festanti provengono dalla fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Con il contributo della Fondazione Pietro Manodori

3 «E qui si è discusso e stiamo ricordando un evento centrale e terribile nella vita di questo secolo: la persecuzione e gli atti che compì il nazifascismo nel cuore del secolo e contro cui io imparai faticosamente, anche con errori, a combattere. Semmai il mio dubbio è che noi che vivemmo quelle vicende e quegli orrori, non riusciamo ancora a raccontare come dovremmo quello che abbiamo visto». PIETRO INGRAO, 1999

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5 Indice Editoriale Giannetto Magnanini, Istoreco e le sfide del nuovo millennio Ricerche Maurizio Festanti, Le lettere di Camillo Prampolini a Giovanni Zibordi «Camerati contadini» in Germania Introduzione, e.b. don Angelo Cocconcelli, 66 Walter Cilloni, 72 Peppino Gatti, 84 Leonardo Rossi, 93 Postfazione, e.b. 101 I 1170 civili deportati in Germania dalla provincia di Reggio Emilia Antonio Zambonelli, Qualche nota introduttiva Egidio Baraldi, Deportazione dei civili: i nomi e i luoghi Giovanna Caroli, Deportati a Kahla Marco Paterlini, Mercato nero: colpa vostra! Una questione di morale e politica Memoria Maurizia Morini, Mi ricordo Voci dal fronte. Lettere inviate ad Annita Malavasi Note e rassegne Lucia Bonfreschi, Convegno: «La costituzione del consenso. Ordine, Legittimità e Resistenza nei sistemi politici europei, secoli XIX e XX», Bologna, Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia, settembre 2002 Recensioni Ultime acquisizioni della biblioteca di Istoreco

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7 Istoreco e le sfide del nuovo millennio GIANNETTO MAGNANINI L'assemblea annuale di Istoreco del maggio scorso ha messo in evidenza l'acuto punto di crisi in cui si è trovato l'istituto nel contesto della situazione politica e istituzionale, ma anche nelle sue funzioni e nei suoi rapporti interni: tra comitato direttivo, soci fondatori, soci ordinari, collaboratori, ricercatori, con il territorio e la società civile su cui siamo chiamati ad operare. Le difficoltà di Istoreco non sono peculiarità proprie ma a livelli diversi si pongono in tutti gli altri sessanta istituti presenti sul territorio nazionale e anche nell'insmli (Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia). Su queste cause esterne e interne siamo chiamati a misurarci. Per tale scopo abbiamo promosso un seminario programmatico per il 15 novembre aperto a contributi esterni e una conferenza di organizzazione per l 11 dicembre. Sul piano nazionale assistiamo ad una campagna aggressiva da destra che non basta più definirla di revisionismo storico. C'è un'azione aperta per una nuova egemonia culturale che si basa sul capovolgimento di valori e giudizi acquisiti da oltre cinquant anni di studi, ricerche, riflessioni e su principi sanciti sin dal 1948 sulla Carta costituzionale. Sono messi in questione i dati della storia (avvento del fascismo, fascismo, antifascismo, vittoria della coalizione mondiale contro il fascismo e il nazismo) e dell'affermarsi e del riconoscersi nei principi di libertà, di democrazia, di socialità e solidarietà con le categorie più deboli, del valore del lavoro, della convivenza e emulazione pacifica tra i popoli, del ripudio della guerra e del terrorismo per risolvere i conflitti fra gli stati e i conflitti sociali. Il capovolgimento dell'interpretazione storica sta nel cancellare cosa è stato il fascismo, nel rivalutarlo, nel promuovere il razzismo in una società sempre più multietnica e multiculturale. Tutto ciò avviene senza una rivisitazione documentata sulle vicende del passato, ma solo miserevoli rivalutazioni di uomini e fatti del passato (Mussolini, Balbo, Anfuso, El 7

8 8 Alamein, ecc...) confidando sul possesso monopolistico dei mezzi d'informazione. In questa condizione sono devianti i richiami ad una condivisione acritica della storia italiana. La condivisione sta solo nell'accettazione dei valori della democrazia e nei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione. Pertanto è bene continui la ricerca storica e il confronto su diverse opzioni storiografiche. L'impegno di Istoreco non può che continuare con la stessa determinazione del passato, ma deve soprattutto allargarsi e estendersi in un confronto esterno con altri istituti di ricerca. Per quanto si riferisce al passato possiamo affermare di aver adempiuto a quanto stabiliscono gli articoli dello statuto di Istoreco: raccogliere, conservare, documentare, diffondere il materiale e la memoria storica della Resistenza reggiana e nazionale promuovendone lo studio e la ricerca. In questi trentacinque anni di esistenza Istoreco si è affermato svolgendo un importante e grande lavoro con studi, pubblicazioni, favorendo la formazione e l'impegno di molti giovani ricercatori. Istoreco deve sempre più identificarsi come istituto culturale che svolge compiti di servizio e di ricerca. In questi mesi non siamo stati fermi, non ci siamo solo macerati sull'interrogativo del che fare. Vi sono atti che dimostrano le potenzialità che possiamo esprimere. Innanzi tutto, vi è la convenzione con l'amministrazione comunale di Reggio che affida ad Istoreco la gestione dei servizi del Polo archivistico, attiguo agli uffici della nostra sede. Nello stesso luogo dell'archivio storico del comune di Reggio si sono aggiunti gli archivi della Camera del lavoro, dell'udi, del Pci, della Federazione delle cooperative, dell'anpi, dell'istoreco, di altri enti e personalità reggiane. Da ciò derivano compiti importanti che vedono impegnati collaboratori dell'istoreco e che favoriscono il formarsi di nuovi storici, documentaristi, archivisti e offrendo a tutta la cittadinanza la possibilità di fruire della memoria della città e della provincia. Altre attività importanti sono: l'uscita del numero 94 di «Ricerche storiche», il programma didattico per l'anno , l'attività della sezione esteri, già impegnata nelle celebrazioni e nelle iniziative del 25 aprile e del 60 della fine del fascismo e dell'inizio della lotta armata per la liberazione del nazismo e fascismo. Inoltre, vi è il sito su Internet di tutte le informazioni dell'istituto. Altre iniziative di studi si sono intraprese (don Pasquino Borghi, circoscrizioni, stragi nazi-fasciste, luglio 1960, centrale di Ligonchio e difesa delle strutture economiche sul finire della guerra). In queste settimane si è aggiunta una convenzione con la Legambiente e con organi cooperativi per salvaguardare materiali archivistici e stabilire nuovi rapporti di collaborazione. L'impegno che si impone ora è quello di definire una progettazione culturale complessiva che intrecci le domande del presente per costruire il futuro con la conoscenza e gli insegnamenti che si possono trarre dallo studio di tutto l'arco del secolo scorso. Del resto l'istituto, già da anni, ha modificato il proprio statuto richiamandosi non solo allo studio della Resistenza ma della società contemporanea. Sinora ha prevalso lo studio e la ricerca sul periodo resistenziale ed è stato questo un lavoro ottimo. Deve essere perseguito ma deve arricchirsi, ampliarsi. Temi centrali per le generazioni del Duemila sono quelli della pace, del valore del lavoro, del rispetto di ogni nazionalità, diversità di razza, di religione, di patrimonio culturale. Dobbiamo produrre studi sulle guerre del '900 (due guerre mondiali, guerre coloniali e locali). Centinaia di milioni di morti: a cosa hanno servito? Centinaia di migliaia di giovani italiani tra il 1915 e il 1918 e tra il 1940 e il 1945 sono morti senza conoscere e odiare chi li uccideva e loro stessi venivano chiamati ad uccidere senza conoscere e odiare i giovani degli altri paesi. Centinaia di migliaia di giovani durante la prima guerra sono stati colpiti dalla

9 follia, dalla nevrosi, da altre malattie, sono stati renitenti, disertori, processati, condannati e anche fucilati. Campagne nazionalistiche, l'avvento del fascismo, altre guerre portate dal fascismo in Africa e in altri paesi dell'europa hanno dato morte e distruzioni inenarrabili. Ora si cerca di coprire e di cancellare l'opera nefasta del fascismo, germi diffusi dell'antisemitismo e del nazionalismo. Vanno studiati i processi culturali e ideali sulle radici dell'antifascismo, di una nuova concezione europea, del vivere in società multietniche che non possono nutrire germi razzisti e nazionalisti. Lo studio deve affrontare anche la seconda parte del secolo scorso, in particolare i processi di costruzione della democrazia, l'esperienza degli amministratori popolari negli enti locali almeno dal 1946 al 1970 all'atto della costituzione dell'ente regione. Un vasto campo riguarda lo studio delle profonde trasformazioni economiche e sociali dal '45 a fine secolo e delle molteplici forme dell'associazionismo democratico. Per operare in questo contesto Istoreco non può essere autoreferenziale, chiudersi in sé, deve aprirsi in un ruolo propositivo e competitivo con altre istituzioni culturali presenti in provincia (museo Cervi, Centro Prampolini, costituendo «R60» della CdL., altri centri culturali e riviste) ed in particolare con l'università, ma anche sul piano regionale e nazionale e con un coordinamento centrale dell'insmli che con il primo gennaio del 2003 diventerà privato. Un rapporto si dovrà stabilire anche con altri istituti (Gramsci, Basso, Luigi Sturzo, Fondazione Di Vittorio, Fondazione Feltrinelli). Istoreco deve sempre più essere centro di ricerche e di servizio. Già offre notevoli funzioni sul piano didattico con le scuole, di collaborazione a enti locali nei momenti delle campagne celebrative. Offre un servizio alla cittadinanza con la sua ricca biblioteca specializzata con l'archivio del movimento partigiano e della Rsi con la fototeca, l'emeroteca e la videoteca. Su questi temi (biblioteca, archivio, comunicazione, rivista «Ricerche storiche», comitato scientifico, sezione esteri, ecc...) si richiede una puntuale riflessione per corrispondere sempre meglio alle esigenze pubbliche. Infine, va ulteriormente riflettuto il rapporto con gli enti fondatori (Amministrazione comunale di Reggio, Amministrazione provinciale, organizzazioni partigiane Anpi e Alpi- Apc, Istituto Cervi) e in particolare con i comuni della provincia sulle questioni che abbiamo posto e che riguardano il contributo che può ampliare l'istoreco sul piano delle ricerche e delle funzioni degli enti locali stessi. 9

10 R i c e r c h e

11 Le lettere di Camillo Prampolini a Giovanni Zibordi MAURIZIO FESTANTI Con la donazione delle carte di Giovanni Zibordi, voluta con generosa sensibilità dalla figlia Freja nel 1986, la Biblioteca Panizzi ha potuto acquisire una documentazione di straordinario interesse su vicende e protagonisti della storia contemporanea della nostra città. Le lettere che pubblichiamo in questa sede sono una concreta testimonianza dell importanza che l Archivio Zibordi riveste non solo per chi intenda approfondire lo studio di una delle figure più rilevanti della storia del socialismo reggiano, ma anche per chi voglia ricostruire alcune delle pagine più significative della nostra storia recente. Tra i numerosi motivi di interesse l archivio offre anche la possibilità di integrare la corrispondenza tra Prampolini e Zibordi, fino ad oggi nota solo attraverso le lettere inviate dal secondo al primo, pubblicate da Renato Marmiroli nella sua edizione del carteggio prampoliniano 1. Tra la carte di Zibordi sono state invece conservate le lettere inviategli da Prampolini, offrendoci così la possibilità di completare il quadro dei loro rapporti e di conoscere più a fondo le loro personalità. Le lettere di Prampolini abbracciano gli anni : il periodo cruciale e drammatico della dispersione, sotto i colpi dell assalto fascista, del grande patrimonio politico, sociale ed economico accumulato in trent anni di lotte e di realizzazioni dal socialismo riformista reggiano. Proprio uno dei colpi più violenti del fascismo, l ostracismo a Zibordi ed il suo definitivo esilio da Reggio, è all origine di questo scambio epistolare. Per la prima volta infatti, dopo i diciassette anni in cui Prampolini e Zibordi avevano lavorato fianco a fianco quotidianamente, nella redazione della «Giustizia» in via Gazzata, si frapponeva tra i due una distanza che richiedeva di essere colmata da una fitta corrispondenza. L urgenza dei problemi che questa forzata lontananza comportava, rischiando di compro- 11

12 12 mettere la sopravvivenza stessa della «Giustizia», la sola voce rimasta a contrastare la sopraffazione fascista, mette a nudo le diverse personalità dei due leader del socialismo reggiano. La drammaticità del momento storico e il filtro costituito dal rapporto epistolare consentono ad entrambi di aprire il proprio animo con tutta la franchezza e la sincerità che solo una forte e reciproca fiducia consente. Così Prampolini può confessare apertamente la nevrosi che spesso gli paralizza la mente e gli blocca il pensiero, lasciandolo inerte anche nei momenti in cui la sua parola sarebbe più necessaria e soprattutto facendogli penosamente misurare lo scarto tra le sue reali possibilità e le responsabilità politiche a cui è chiamato. Mentre Zibordi può dichiarare la propria inadeguatezza ad affrontare le situazioni di scontro e di conflitto, quando dalla parola si deve passare all azione e mettere a repentaglio non solo la propria, ma anche l altrui incolumità. Diversi dunque i caratteri e i temperamenti, ma identiche le convinzioni politiche, fondate sulla stessa concezione «pragmatica» degli interessi del proletariato e sulla condivisione dell esperienza concreta di un riformismo che rifugge da promesse palingenetiche e che risulta vincente nella sua strategia del passo dopo passo, dell azione quotidiana, della propaganda continua, dell organizzazione costruita giorno per giorno. Non ci sono divergenze o difformità di vedute tra loro su questo terreno. Come non ci sono naturalmente nella profonda avversione verso ogni forma di massimalismo e nel disprezzo nei confronti delle «bestie ubriache in camicia nera», come Prampolini definisce i fascisti. Com è naturale, nelle lettere gli argomenti e le valutazioni di natura politica si intrecciano con i temi della sfera privata, finché questi ultimi prendono completamente il sopravvento dal 1926, quando il timore di controlli e di sequestri chiude ogni possibilità di confronto politico anche solo attraverso la corrispondenza privata. Nelle ultime lettere di Prampolini si avverte, annidato tra i problemi e le incombenze della vita quotidiana, un senso inespresso di angoscia per un intera stagione politica ormai avviata ad un triste tramonto, a cui si aggiunge il tormento per i disagi dell esilio, per le ingiustizie subite, per l incertezza del futuro, per le sofferenze della malattia. Anche nella sfera familiare, oltre che in quella politica, Prampolini e Zibordi si trovano a condividere, come padri, le stesse ansie e preoccupazioni: il primo per le difficoltà e le delusioni incontrate dalla figlia Piera nella sua professione di cantante lirica, alla faticosa ricerca di contratti e scritture; il secondo per la salute cagionevole della figlia Freja, costretta ad interrompere gli studi a causa della fragilità della sua costituzione fisica. La corrispondenza tra i due massimi protagonisti della storia del socialismo reggiano, nel clima drammatico della nascita e dell affermazione del fascismo, ci offre dunque uno spaccato delle loro personalità e dei loro rapporti assai ricco di spunti e di motivi di interesse 2. Anche se ci si deve rammaricare che essa non sia completa: le lettere intercorse tra loro dovettero essere molto più numerose di quelle che ci sono pervenute. L esame della sistemazione dell archivio Zibordi mette in evidenza infatti come egli abbia operato una selezione dei documenti da conservare. L organizzazione interna dell archivio testimonia in modo chiaro l estrema cura con cui Zibordi, in un epoca imprecisata ma certo tarda, dette un ordinamento organico alle sue carte, raccogliendole in buste sulle quali appose di sua mano una titolazione e in molti casi un preciso indice analitico del contenuto. È in questa fase di ordinamento complessivo che Zibordi con ogni probabilità decise quale documentazione conservare e quale invece gettare perché ritenuta scarsamente significativa. Le lettere di Prampolini non fanno eccezione, tanto che in alcune di esse è rimasta la traccia fisica, dovuta all umidità, di altri biglietti o di altre lettere che erano state conservate

13 assieme a tutta la corrispondenza, ma che poi Zibordi ha ritenuto di non dover conservare. Certo si tratta di una prassi abbastanza abituale; meno consueta è invece l operazione compiuta da Zibordi sulle stesse lettere conservate: allo scopo di risparmiare spazio, egli infatti ha provveduto spesso a ritagliare brani più o meno lunghi di lettera, eliminando la parte restante. A tali brani, quasi fossero schede utilizzabili in seguito, ha dato spesso un titolo, come nel caso dei brani di lettera del 13 aprile e del 10 agosto 1921, intitolati rispettivamente «Il rogo» e «Corgini» Zibordi giunge persino a rifilare i margini delle lettere di maggiore formato, cancellando a volte dati significativi nel caso di carte intestate, e a tagliare a metà le cartoline illustrate, di cui conserva solo la parte di sinistra con il testo. Si deve tuttavia al suo scrupolo di conservare ordinatamente il materiale documentario da lui raccolto a partire dal 1921 (la documentazione precedente andò quasi totalmente perduta nell incendio del suo ufficio presso la redazione della «Giustizia» da parte dei fascisti) se oggi è possibile aggiungere tasselli importanti nella ricostruzione di vicende decisive della nostra storia recente. 1 Gli eventi del marzo-aprile 1921, che vedono i fascisti assaltare le sedi della Camera del Lavoro e della «Giustizia» ed attentare all incolumità fisica dei leader del socialismo reggiano, sono noti e ampiamente riportati in tutte le ricerche storiche relative al periodo 3. Ne richiamiamo solo i momenti essenziali, necessari alla comprensione del contesto in cui si collocano le lettere. Il 22 febbraio 1921 viene discussa alla Camera un interrogazione di Zibordi sulla «Situazione della pubblica Sicurezza a Reggio Emilia»: in risposta alle assicurazioni del governo, il parlamentare reggiano denuncia le violenze fasciste che avevano provocato poche settimane prima le prime due vittime a Correggio 4. Lo stesso Zibordi sollecita al ministero degli Interni l invio di un ispettore che possa condurre un indagine sulla situazione locale e tentare un azione di pacificazione. Al ministero stesso inoltre erano giunte informative circa l atteggiamento di acquiescenza, se non di aperto favore, verso i reati commessi dai fascisti tenuto dal vice-commissario di Pubblica sicurezza Marca e dal capitano dei Carabinieri Umberto Cazzaroli. Il ministero decide l invio a Reggio dell ispettore Trani e, viste le risultanze della sua inchiesta, dispone il trasferimento dei due funzionari. A questa notizia i fascisti, che attribuiscono la responsabilità del trasferimento allo stesso Zibordi, decidono di inviare una delegazione di tre rappresentanti, tra cui i segretario politico Milton Lari, a parlamentare con Prampolini e Zibordi per ottenere la revoca del provvedimento. L incontro avviene il 14 marzo nella sede della «Giustizia» e si conclude in modo drammatico: all uscita dalla redazione, i due parlamentari socialisti sono aggrediti da gruppi di fascisti che si erano riuniti nelle vie adiacenti e che si mettono al loro inseguimento. Prampolini e Zibordi riescono a stento a sottrarsi agli inseguitori e a riparare all interno dell abitazione di Prampolini, in Via Porta Brennone, mentre contro la porta d ingresso vengono esplosi due colpi di arma da fuoco 5. Già il giorno successivo dunque Zibordi è costretto ad allontanarsi da Reggio e a riparare a Roma. Una sua fugace riapparizione in città, la vigilia di Pasqua, provoca l immediata reazione dei fascisti che continueranno a applicare l ostracismo nei suoi confronti, informando le autorità che la presenza di Zibordi non sarebbe stata tollerata. Con questa lettera Prampolini trasmette a Zibordi il messaggio ricevuto dal prefetto Boniburini e vi aggiunge un proprio commento e l annuncio di aver aderito alla sua richie- 13

14 sta anche a nome di Zibordi stesso. [Carta intestata:] Il Prefetto di Reggio Emilia 26 marzo 1921 Onorevole, Come sarà stato notato anche da Lei, il ritorno dell On. Zibordi a Reggio ha ravvivato le ire e provocato subito incidenti, che, ripetendosi, potrebbero determinare quel fatto grave, che tutti temiamo e deprechiamo per la nostra Reggio. Io ho continuato a parlare colle persone più influenti; ma ho creduto anche mio dovere di avvertire oggi stesso il Ministero e rinnovargli la raccomandazione già fatta, per la pacificazione degli animi, di revocare il trasloco del vice commissario di P. S. Marca e almeno sospendere quello del capitano dei carabinieri Cazzaroli. Ma il mio telegramma non può avere l efficacia che avrebbe la parola autorevole della S. V. e dell On. Zibordi, pronunciata nello stesso senso e per lo stesso scopo. Mi permetto quindi di esprimerle il parere che sarebbe molto opportuno ed utile che le Signorie Loro appoggiassero validamente la mia proposta presso S. E. il Ministro dell Interno (Gabinetto), al quale ho indirizzato il mio telegramma. Col maggiore ossequio Devotissimo Boniburini [a matita] Carissimo Giovanni Ieri sera, appena ricevuto questo documento che potrai conservare, cercai del prefetto ma non lo trovai. Sono stato esitante e poi mi sono deciso a valermi anche del tuo nome inviando al Ministero il seguente telegramma: Fermo proposito contribuire pacificazione animi, aderiamo pienamente proposta prefetto revoca trasloco Cazzaroli Marca. Non ho detto niente a nessuno e la responsabilità dell atto è tutta mia. Credo di non aver sbagliato. Non ho nessuna fiducia nell intelligenza, dignità ed energia del prefetto e non m illudo che si sia resa di molto più vicina la pacificazione, ma sono convinto che sia nostro dovere cercarla con ogni mezzo, a costo di qualsiasi nostro sacrificio d amor proprio: e d altra parte mi sembra che sarebbe stato anche poco abile contenerci in modo da lasciar al prefetto la possibilità di dire che la pacificazione non l abbiamo voluta noi. S intende che al Prefetto stamattina, se gli potrò parlare, farò sapere che io e tu anche questa volta, come sempre, siamo pienamente d accordo ed abbiamo decisa insieme la spedizione del telegramma. *** Ho visto ora (9.45) l uomo. Mi ha riferito che i dirigenti delle Associazioni patriottiche (quelli della Battisti) gli promisero categoricamente di adoperarsi in ogni modo presso i giovani fascisti a portare la lotta su un terreno di civiltà, qualora fosse riparata la ingiustizia che essi pure deplorano ed han preso l impegno di cancellare. Vedremo! Ti mando la Giustizia dove è orribilmente mutilato un brano del Corriere della Sera accennante a un tema sul quale noi dovremo molto insistere 6. 14

15 Non ho il Giornale di Reggio, ma dirò alle tue donne di portartelo. Certamente parlerà della giornata di ieri; e tu potrai, spero, rispondere in tempo per la Giustizia di martedì 7. Ricordati sempre: molta didascalica, e niente ironia! A costo di parer ingenui fino alla follia, bisogna fare lo sforzo inaudito di tentar di persuadere gli stessi giovani fascisti dell iniquità e inciviltà della loro violenza. Così si prepara la nostra rivincita nell opinione pubblica. Ciao. Tuo Camillo 2 29/3/ 21 Carissimo Ho ricevuto le lettere. Corradini 8 ha risposto telegraficamente che apprezza il nostro atto e lo crede utile allo scopo della tranquillità cittadina; ma poi soggiunge che per ragioni di disciplina e dopo tutto ciò che è avvenuto crede incompatibile la permanenza dei due funzionari a Reggio. Al prefetto, comunicandogli questo telegramma, ho osservato che egli avrebbe dovuto chiedere non la revoca, ma un supplemento di inchiesta, con l impegno però da parte di tutti di considerare inappellabile quella qualsiasi decisione che avesse poi preso il Governo. So che il prefetto ha avuto oggi in proposito un colloquio coi rappresentanti dei liberali: Morandi, il vecchio, Petrazzani e Curti 9 ; ma non so cos abbiano concluso. Il Giornale si mantiene assai più misurato di prima. Ieri sono avvenuti incidenti a Fabbrico e S. Martino in Rio: molte revolverate a S. Martino, ma nessun morto, nessun ferito grave e quasi nessun ferito legger[ ] 3 L 8 aprile i fascisti, dopo una serie di incidenti in cui era rimasto ferito uno di loro, assaltano la sede della Camera del lavoro, in Via Farini, e devastano il negozio della Cooperativa Stampa Socialista, situato al piano terra dello stesso edificio, e i locali del Club Socialista in Via Monzermone. Anche la redazione e la tipografia della «Giustizia», in Via Gazzata, sono distrutte e incendiate. Due giorni dopo, da Roma, Zibordi scrive alla figlia Freja: «Non so dirti l animo mio: mi pare un sogno, e il dolore è aggravato dal rimorso della imprevidenza. Importanti incarti di partito che erano nella mia scrivania, carte private, i miei registri tenuti in ordine scrupoloso Ma quel che più mi duole perché è irreparabile, tutta la mia produzione politico-giornalistico-letteraria, ch era nel famoso armadio che pareva la torre d un orologio! Mi sta bene, e non c è che dire. Ben più importante che questi miei dolori privati è la situazione politica, che io non vedo risolvibile» 10. Lo stesso giorno scrive a Prampolini: «Ho sfogato il mio dolore, in questo grigio pomeriggio, in questo scritto. Vedilo tu. Fanne quello che vuoi. Io non vedo chiaro in me; tutti i sentimenti più tristi, i pensieri politici e privati, il dolore pel tuo dolore prima e sopra tutto mi si confondono dentro. E insieme con questo, una umiliazione, un cruccio d esser qui, relativamente al sicuro, e il dubbio tormentoso che il mio posto fosse là, preso te e voi Sono giorni che, se vivrò, non dimenticherò mai» 11. Nel breve frammento di risposta conservato da Zibordi, è evidente in Prampolini il proposito di evitare ogni rischio di personalizzazione e di mantenere ben distinti i due piani: quel- 15

16 lo privato e quello politico. L accorato scritto di Zibordi viene così per il momento accantonato e Zibordi stesso viene incoraggiato a impegnarsi sui temi generali di attualità politica. [Carta intestata:] Camera dei Deputati [Di mano di Zibordi, a matita rossa:] «Il rogo» aprile [di mano di Zibordi:] 21 Carissimo Ho messo da parte il tuo grido di dolore, perché mi sembra che la sua pubblicazione, in questo momento, potrebbe esporti all accusa di esser troppo preoccupato di te stesso. Certo sarebbe assolutamente inascoltata e intempestiva l auto-difesa che hai scritta così bene e così veridicamente. Verrà l ora per utilizzare il tuo sfogo. Intanto rivolgi tutte le tue energie alla dimostrazione dell opportunità, anzi della necessità morale, politica e materiale di astenerci dalle elezioni, cioè di adattare la nostra tattica alle nuove condizioni createci dal colpo di Stato. Riflettendo meglio, io non oserei affermare che ci si debba astenere in tutta Italia 13. Credo anzi che sarebbe un errore generalizzare, come sempre dicemmo in materia di tattica. Stiamo nel vero, nella realtà. Dove 4 Zibordi scrive nuovamente a Prampolini la sera del 13 aprile 14, esponendogli alcune riflessioni sulla natura del fascismo sia a livello locale che nazionale, senza tuttavia manifestare quegli «scrupoli» sulla sua permanenza a Roma a cui Prampolini fa riferimento in questo brano di lettera del 18. Evidentemente, la risposta si riferisce ad un altra lettera andata perduta o forse a colloqui telefonici intercorsi nel frattempo. Il delicato problema del ritorno a Reggio agita la coscienza di Zibordi e, come si vedrà nella corrispondenza successiva, lo tiene in grande apprensione. Alle considerazioni di carattere personale, legate alla sicurezza della sua persona e dei suoi famigliari, si uniscono infatti anche valutazioni politiche, connesse alla sua funzione ed al suo ruolo nel partito sia a livello locale che nazionale. Di qui le continue raccomandazioni alla moglie ed alla figlia di non toccare con altri l argomento, per non dare adito a quelle che potevano apparire come indebite pressioni. Scrive infatti alla figlia il 30 ottobre 1921: «I miei avvertimenti pel contegno da tenere non si riferivano solo a ciò che tu dici, ma anche e forse ancor più al mio problema: tornare, restar via parlando con Pramp., con Soglia, etc. E raccomandavo che vi manteneste neutrali affinché non appaia che i vostri personali e privati sentimenti possano pesare su determinazioni politiche»

17 [Carta intestata:] Camera dei Deputati [A matita] Reggio E. 18/4/921 Carissimo Due parole soltanto per dirti che i tuoi scrupoli per la forzata assenza sono semplicemente assurdi. Io te l ho consigliata e sono ben contento d averlo fatto, e non mi sarei mai perdonato di aver o poco o tanto contribuito invece a trattenerti qui, dove la tua presenza ne sono certissimo, e gli stessi fascisti lo confermano cinicamente non avrebbe fatto che rendere più difficile e penosa la situazione per tutti. Non aggiungere dunque dei dolori immaginari a quelli che purtroppo ci prodiga con tanta abbondanza la realtà 5 Il breve frammento della lettera di Prampolini si inserisce in un contesto che vede il riaccendersi sulla stampa locale della polemica su Zibordi e sul suo forzato allontanamento da Reggio. Il «Giornale di Reggio», nel dare la notizia di una possibile candidatura di Zibordi a Cuneo, coglie l occasione per l ennesima invettiva contro «lo stupefacente, piramidale Zibordi» a caccia di medaglietta e per ribadire che il suo ostracismo non era stato deciso dai fascisti, ma «dalla massa che si infischia di lui e della sua boriosa prosopopea 16. «La Giustizia» interviene a difesa di Zibordi con un articolo in cui si elencano tutti gli atti di intimidazione di cui Zibordi è stato vittima e che si chiude con queste parole: «Diranno, ad ogni modo, i fatti, se questa nuova edizione del pensiero fascista, sia una manovra ordita per preparare imboscate, o risponda sinceramente a verità» 17. La frase si prestava evidentemente ad essere interpretata come il preannuncio di un possibile ritorno di Zibordi a Reggio, per tentare una prova di forza con i fascisti. [Di mano di Zibordi:] La frase della Giustizia circa il tuo eventuale ritorno, fu, secondo me, una topica di Storchi 18. Come prendere sul serio le proteste del Giornale e le sue assicurazioni? Tanto più che i fascisti, come sai, negano che quello sia il loro organo; e quando vogliono assumere impegni fanno parlare direttamente, sullo stesso Giornale, il loro Direttorio. Storchi doveva rilevar questo, invece di esprimersi come se noi volessimo tentar la prova del tuo ritorno. Ma di questo incidente nessuna parla più. Ancora affettuosissimi saluti ed auguri Camillo 6 La lettera di Prampolini è rivelatrice del clima politico che viene a crearsi a Reggio all indomani delle elezioni politiche del 15 maggio All interno del Partito socialista, si consuma la rottura tra l ala riformista reggiana e la direzione massimalista del partito: la Federazione reggiana è sciolta d autorità per aver scelto l astensione dal voto e viene nominata una commissione d inchiesta per indagare sul suo operato. Ai leader riformisti non sono risparmiati anche attacchi personali, come quello dell «Avanti!» contro Zibordi, 17

18 al quale fa riferimento Prampolini nella seconda parte della lettera. In questi giorni Prampolini matura la consapevolezza che possano aprirsi spiragli al tentativo di «disarmare gli animi» e di eliminare la violenza come strumento di lotta politica. A suo avviso, l affermazione dei partiti del Blocco nazionale alle elezioni pone paradossalmente in difficoltà il movimento fascista. I finanziatori del fascismo, avendo ottenuto lo scopo di frenare l avanzata socialista, non avrebbero infatti più convenienza a mantenere una situazione di disordine sociale che potrebbe alla lunga danneggiare i loro interessi economici. Prampolini prende dunque l iniziativa di rivolgersi, attraverso una lettera aperta pubblicata con grande risalto sulla «Giustizia», a Giuseppe Spallanzani, esponente di primo piano del Blocco, chiedendogli di fare la sua parte per condannare ogni forma di violenza e per evitare una guerra civile. Nello stesso tempo gli conferma che «Io e i miei compagni sordi ai biasimi di chi ci accusa di quietismo, invincibilmente avversi a tutto ciò che sa di violenza, di vendetta, di distruzione, di barbarie, proseguiremo la nostra immutabile propaganda contro gli odi vecchi e nuovi e contro ogni spirito di rappresaglia» 19. Il problema di evitare rappresaglie in caso di pacificazione non ha solo una valenza etica, coerentemente alla condanna della violenza che è uno dei principi fondamentali del socialismo prampoliniano, ma ha anche una motivazione politica. Si tratta infatti di rassicurare i borghesi finanziatori e sostenitori del fascismo che la smobilitazione del movimento fascista non provocherà ritorsioni e vendette e che «non ci sia niente da temere da un ritorno nella legalità da parte di chi ne è uscito». È la tesi sostenuta da Zibordi in un articolo che compare anonimo sulla «Giustizia» e che Prampolini richiama esplicitamente per ribadirne la validità. [Carta intestata:] Camera dei Deputati 1 giugno 21 Carissimo Io non seppi tacerti il dolore che provo per l insufficenza della mia opera, ma non ti tengo il broncio tu l avrai capito per il fatto che tu toccasti questa mia piaga. Anche tu non hai saputo tacere! La lettera a Spallanzani, che sarebbe stata assai meno francescana se fossi riuscito a dire quel che sentivo e che mi ero proposto di svolgere, ebbe tuttavia il risultato di far riunire a consulto i pezzi grossi del Blocco (Saracchi, Salvarani, ecc.) i quali impiegarono circa quattro ore a combinar la risposta. E dopo, come avrai visto, Spallanzani si è ritirato prudentemente dietro le quinte, e il Giornale ha molto abbassato il suo tono. Certo a questo ha contribuito principalmente il contegno dell autorità politica, che ha cominciato ad agire davvero sebbene con molta cautela contro la violenza fascista. Il trasloco del questore 20 è uno dei sintomi di questo mutamento di rotta. Oggi Cocconi 21 mi diceva che le parti stanno invertendosi, perché la paura passa nell altro campo. Tre fascisti di Campagnola, dei quali il Blocco dovrebbe liberarsi, chiedono secondo narra Cocconi 60 mila lire, ed hanno rifiutate le 15 loro offerte! Sarà vero o no, ma indubbiamente la situazione va spostandosi in nostro favore. Il pericolo nuovo contro il quale dobbiamo premunirci con una propaganda incessante ed energica (pensaci anche tu!) è quello delle rappresaglie da parte dei nostri. Vengono già a galla parole e propositi di vendetta. Specialmente le donne, e in parte anche gli adolescenti, si mostrano animate da spirito fascista. Bisognerà insistere molto sul tema che hai toccato 18

19 nell ultima parte del tuo articolo sulla smobilitazione 22. Oggi il Comitato Federale provinciale ha deliberato di invitare i Circoli ad una azione assidua per il disarmo degli animi. L articolo, o meglio l attacco dell Avanti! contro te è veramente nauseante. Se ti fossi stato vicino, t avrei consigliato a rispondere senza riguardi 23. Non per ira personale e per ritorsione (sia pur legittimissima) ma perché quel trafiletto è esso pure, a mio giudizio, una prova della partita doppia che l Avanti! e la Direzione seguitano a giocare e che mi sembra sia tempo di denunciare. Questi signori che fanno gli eroi ed ordinano e mandano, restandosene a Roma od a Milano, ridendo delle nostre preoccupazioni per la vita e gli averi dei lavoratori, bisognerà che si decidano una buona volta, non pro o contro la collaborazione che è troppo poco ma pro o contro la guerra civile. Come si conciliano gli appelli della Direzione e gli articoli dell Avanti! contro la violenza, come si conciliano con le pose gladiatorie che rifanno capolino appena la tempesta sembri cessare, e con l obbrobriosa andata a Mosca, cioè alla glorificazione della guerra civile? Adler 24 diceva ieri a proposito di Mosca che i socialisti austriaci non vogliono essere ospiti di gente che li vilipende nel modo più triviale. E noi, più vilipesi degli austriaci e mentre gridiamo abbasso la violenza, andiamo a farci pigliare a calci nel sedere! Perché, se non sono dei pagliacci, i bolscevichi dovranno ben prendere a calci morali i rappresentanti del nostro Partito, dopo tutto ciò che ne han detto e dopo l atteggiamento degli stessi massimalisti di fronte al fascismo. È tollerabile moralmente ed è politicamente ammissibile questo funambolismo? A me sembra un delitto. Ravà non ha risposto. Forse non ricevette le lettere. Riscriveremo. Bellentani 25 potrebbe ritornare, credo, alla Reggio-Ciano. Addio ancora. Spero che ci rivedremo qui più presto di quanto si poteva prevedere. Tuo aff.mo Camillo 7 [Carta intestata:] Camera dei Deputati [Di mano di Zibordi, a matita blu:] A Zibordi Sabato, 18/6/21 Carissimo Ieri fui dal Prefetto 26 per le nuove gesta fasciste che avrai appreso dalla Giustizia. Egli stesso verso la fine del nostro colloquio e senza che io l avessi né informato né interrogato in proposito, mi disse di aver ricevuto dal Governo sollecitazioni per il tuo ritorno e di aver risposto che egli era pronto a difenderti con la forza pubblica, ma che solo a patto di una continua ed energica vigilanza 27 tu potresti ora star qui. Gli ho osservato che non di questo si tratta, ma di una azione complessa, necessariamente lenta ma decisa per affrettare la formazione di un ambiente nel quale tu possa liberamente svolgere la tua attività politica. Ed egli ne ha convenuto ed ha promesso. Ma temo sia uomo troppo stanco e sfiduciato per fare veramente. Vedo che non si è ancora orientato: al punto che Iori 28 gli sembra, infine, un uomo generoso e che gli permane il dubbio (e forse in cuor suo crede) che anche il movimento socialista della nostra provincia abbia meritata la reazione fascista, sia pure men che altrove, e che davvero soltanto adesso anche nella nostra provincia sia finalmente 19

20 20 8 Lo scambio epistolare tra Zibordi e Prampolini del luglio-agosto 1921 non è solo un documento di grande interesse sul piano storico-politico, ma è anche una testimonianza di straordinaria intensità umana. Le quattro lunghe lettere, per fortuna in questo caso conservateci integralmente, intercorse tra loro sono rivelatrici di due personalità molto diverse, ma unite da un tale rapporto di amicizia da consentire loro di mettere reciprocamente a nudo il proprio animo ed i propri sentimenti più intimi. Anche le divergenze di vedute e persino le reciproche recriminazioni sono manifestate con l animo di chi sa di non rischiare incomprensioni, perché i vincoli della stima e dell affetto sono tanto saldi da non temere incrinature. Le lettere affrontano un problema che il passare del tempo rendeva sempre più critico e che, come abbiamo visto, era in questi mesi al centro della loro attenzione: quello del ritorno di Zibordi a Reggio 29. Il problema contingente diventa però l occasione per toccare temi e riflessioni più generali, in un confronto franco e serrato. Zibordi, nelle due lettere del 4 e 24 luglio 30, illustra le motivazioni, personali e politiche, per le quali riterrebbe opportuno un suo distacco da Reggio. Le sue argomentazioni possono essere così sintetizzate: in primo luogo, gli ultimi eventi hanno dimostrato ancora una volta la sua inadeguatezza in situazioni di conflitto e di scontro («L ansia della responsabilità mi fa impazzire» e perciò è «stretto dovere di ritirarsi dai posti a cui la fibra non basta»); egli non ha «la forza serena», quasi sovra-umana, di Prampolini. In secondo luogo, qualcosa si è spezzato nel rapporto tra lui e la città: «mi pare che quel che mi è avvenuto a Reggio mi abbia tagliato qualche radice». Zibordi lamenta l isolamento in cui è stato lasciato, anche dallo stesso Prampolini: «Fin dall inizio, la campagna coi fascisti la condussi da solo: solo nel giornale, solo per le strade». Infine, sente che ormai si è chiuso un ciclo e che la sua funzione a Reggio va esaurendosi: la sua attività giornalistica potrebbe essere più proficua se svolta a livello nazionale e non più circoscritta alla ristretta realtà locale. Zibordi non vorrebbe ripetere l errore di Prampolini di voler limitare la sua azione politica a Reggio, colpa che egli considera un «delitto imperdonabile, causa di grandi rovine pel Socialismo italiano». Le lettere di Zibordi sono state cosparse da Prampolini di sottolineature, di punti esclamativi e interrogativi, di commenti a margine, a dimostrazione del fervore che lo animava nel confronto a distanza con l amico. Il tono delle sue risposte è invece, come sempre, più pacato e più politico, anche se non mancano le annotazioni di carattere personale e psicologico. Prampolini non nega la fondatezza di alcuni degli argomenti di Zibordi, riconoscendo ad esempio la maggiore efficacia di una sua attività svolta a livello nazionale, ma non gli nasconde le rovinose conseguenze che avrebbe per la situazione politica reggiana il suo definitivo distacco. Né si trattiene dal rovesciare l accusa di provincialismo che Prampolini si è sentito rivolgere a più riprese, a cominciare dalle lettere che Arturo Labriola gli scrisse quasi trent anni prima, quando Prampolini gli manifestò le sue perplessità a trasferirsi a Milano per dirigervi «La Lotta di Classe» 31.

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