Meditazioni sulle letture Messa in Cena Domini

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1 Meditazioni sulle letture Messa in Cena Domini 1^ SERATA Nella Messa della sera del giovedì santo si celebra l istituzione dell Eucaristia. Stranamente però, mentre il Natale si celebra una sola volta all anno, abbiamo due feste che ricordano il corpo e sangue di Gesù: la Messa del giovedì santo e il Corpus Domini. Può darsi che questo sia dovuto al fatto che il giovedì santo sia qualcosa di più ampio dell istituzione dell Eucaristia, o forse sia dovuto al fatto che il significato del giovedì santo sia qualcosa di più ampio di quello che in genere gli attribuiamo. In questo caso il cammino di queste tre serate può aiutarci a comprendere meglio il contenuto che si cela dietro al rito e alla parola che si celebrano il giovedì santo, che è uno dei giorni più significativi della nostra fede e che noi abbiamo lasciato un po in disparte perché attribuiamo molta più importanza alla celebrazione della Pasqua. Io, poco per volta, ho scoperto la ricchezza di questa celebrazione e l importanza che ha nella vita del cristiano. Nel linguaggio comune il giovedì santo dà il via al triduo pasquale, ma i giorni di cui si parla secondo il nostro linguaggio, sono quattro, dal giovedì alla domenica. Secondo l uso, ebraico il giorno comincia alla sera del giorno precedente, quindi in realtà la celebrazione del giovedì santo avviene, secondo appunto la tradizione ebraica a cui bisogna riferirsi per comprendere il racconto della passione, di venerdì, perché dopo il tramonto di giovedì è già iniziato il venerdì. L ultima cena si celebra già nel giorno della passione, morte e risurrezione di Gesù. Al giovedì sera di quello che per i cristiani è il giovedì santo, gli ebrei consumano la cena che ricorda l inizio dell Esodo, e questo spiega perché la vicenda della morte e resurrezione di Gesù inizi la sera del giovedì con una cena. A quei tempi, la cena normalmente era abbastanza semplice a base di verdure cotte o di minestra di zucchine, e veniva consumata in un modo particolare: il paiolo veniva messo al centro della tavola e ciascuna persona vi intingeva un pezzetto di pane molto sottile con cui raccoglieva quello che poteva. Il pane utilizzato non era il tipo di pane a cui siamo abituati ma era un pane che si potrebbe definire di tipo sardo. L ultima cena ricopia fedelmente questo modello, con i discepoli che intingono il pane con Gesù attingendo da un unico recipiente. Gesù spezza il pane affinché tutti possano intingere: che rimane senza pane rimane fuori dalla cerchia degli amici di Gesù perché non può intingere, ossia non può cibarsi con Gesù. Nella cena di Pasqua veniva servita anche della carne, che era una carne particolare, e poi si concludeva il pasto con un po di frutta secca. L accento del giovedì santo cade sulla cena perché questa dà l inizio al mistero pasquale di Gesù, che riprende la tradizione ebraica dell Esodo e la trasforma nella vicenda della sua resurrezione. In queste serate leggeremo le letture pasquali non nell ordine in cui vengono proposte ma in ordine cronologico, partendo dal cap. 12 del libro dell Esodo questa sera, il cap. 13 di Giovanni domani sera, per terminare dopodomani con il cap. 11 della prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Partiamo dalla prima lettura, il cap. 12 del libro dell esodo. Gli ebrei erano arrivati nel paese d Egitto a seguito di grandi carestie (ricordate la storia di Giuseppe che arriva a ricoprire un alta carica nella burocrazia egiziana e facilita l arrivo di parte del suo popolo). Gli egiziani, che avevano bisogno di manodopera per l edificazione delle loro opere, avevano concesso dei permessi d ingresso in Egitto, come si fa oggi per gli stranieri per motivi di lavoro. Gli ebrei si insediano in

2 una zona particolarmente adatta alla fabbricazione di mattoni e si mettono al servizio degli egiziani procurando loro i mattoni necessari all erezione delle costruzioni. Il numero degli ebrei presenti in Egitto aumenta sia per l arrivo di nuovi migranti, sia perché la popolazione già residente aumenta naturalmente di numero, per cui questo piccolo popolo, all inizio fatto di poche tribù, era diventato particolarmente forte e aveva cominciato ad avere delle velleità con qualche pretesa di poter essere un popolo in mezzo ad un altro popolo. Come strumento di riscatto Dio invia Mosè (l uomo salvato dalle acque), che diventa il simbolo della rivolta contro gli egiziani e del riscatto di questo piccolo popolo. Mosè, aiutato da Aronne, chiede ripetutamente al faraone di permettere agli ebrei di tornare alla loro terra di origine, ma il faraone, che teme un forte danno economico per l Egitto che si troverebbe privo di manodopera a basso costo, non intende acconsentire. Dio si fà sentire attraverso l episodio delle piaghe, con cui tenta di piegare la volontà del faraone, ma solo all ultima piaga, la strage dei primogeniti d Egitto, il faraone acconsente. A questo punto si inserisce la Pasqua, che per gli ebrei è la celebrazione della partenza dall Egitto per il ritorno nella terra promessa. Il Signore interviene nella vita del popolo ebraico in un momento di estrema difficoltà, in terra straniera e non in Israele, cioè a casa, cosa che sarà ripresa nei Vangeli con la frase io sono venuto per i malati e non per i sani. Questo momento è così importante che il mese nel quale è avvenuta la Pasqua sarà definito il primo mese dell anno, ad indicare l inizio della salvezza. Il mese ebraico durava 20 giorni secondo il calendario lunare e la pasqua cadeva il giorno del plenilunio del mese di Abit, il mese in cui è avvenuta la Pasqua. Il mese di Abit viene definito il primo mese non perché sia il primo mese del calendario ma perché segna l inizio della salvezza, l inizio della vita nuova. La Pasqua entra nella nostra vita come l inizio della nostra esistenza nello Spirito, la vita nuova, appunto. Crea in noi un rinnovamento così profondo da poter essere definito l inizio della vita cristiana. Noi viviamo l episodio nella Pasqua nel Battesimo e lo riviviamo ogni anno nelle celebrazioni della settimana santa. Il primo mese è l inizio di una nuova creazione per tutti coloro che hanno incontrato il Signore e sono diventati figli di Dio e suoi discepoli. Per celebrare la Pasqua gli ebrei si procurano un agnello perché l agnello, nella cultura del tempo, rappresenta colui che viene sacrificato per il perdono dei peccati, come Mosè aveva chiesto di procurarsi un agnello e di mangiarlo la sera della partenza dall Egitto. Nella festa della purificazione il sacerdote imponeva le mani su un agnello e con quel gesto lo caricava di tutti i peccati del popolo; poi l agnello veniva allontanato nel deserto senza nutrimento come capro espiatorio, colui che prende su di sé tutti i peccati del popolo e con la sua morte lo espia, permettendo al popolo di ritornare puro. Ecco l agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo lo diciamo durante la messa, in riferimento a Cristo, che è l agnello sacrificale mandato dal Padre. Un agnello che viene sacrificato, ma che prima di è caricato del nostro peccato; il suo sacrificio allontana da noi il nostro peccato, lo perdona, ci rende nuovi. Ecco perché ciascuna famiglia si procura l agnello: l agnello è l incarnazione di colui che si carica su di sé il peccato del popolo. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello si unirà al vicino secondo il numero

3 delle persone perché bisogna essere precisi in questo gesto che contiene qualche cosa di estremamente importante. Nulla deve andare sprecato. Questo agnello sia senza difetto, perché non si possono consacrare le cose che non sono complete, sia maschio, nato nell anno, dovrete sceglierlo tra le pecore, e le capre lo conserverete fino al 14 di questo mese. Tutta l assemblea della comunità d Israele lo immolerà al tramonto. Immolare era sinonimo di sgozzare perché da una gola tagliata esce il sangue sinonimo del ciclo vitale. Il sacrificio avviene al tramonto, inizio del giorno successivo, portatore di novità e di futuro. Il sacrificio non è fine a se stesso e non riguarda il passato ma deve essere annuncio di vita futura. Quando l agnello è immolato, il suo sangue, che è vita, indica la via da seguire e rende le case che ne sono state segnate immuni dal dolore e dal male esattamente come il sangue di Cristo che sgorga dal costato aperto di Gesù, come il sangue di Cristo cade sulla terra e la rende libera dal male e dal peccato. Il sangue non salva in quanto sangue ma in quanto vita. Gesù dona il suo vita e il suo sangue ci mantiene vivi. Preso un po del suo sangue lo porranno sugli stipiti e sugli architravi delle case e mangeranno la sua carne arrostita. Gli ebrei usavano bollire la carne per motivi igienici, ma Mosè ordina di mangiare l agnello arrostito, sia perché la cottura è più veloce e quella notte bisognava partire per la terra promessa, sia perché, simbolicamente, si ripete il gesto di bruciare le carne delle vittime immolate per il sacrificio come si usava nel tempio di Gerusalemme: altro modo per sottolineare che l agnello non è solo un animale sgozzato ma è il capro espiatorio. Nella lettera agli ebrei viene detto che la nostra vita deve essere come un sacrifico di soave orrore, perché la carne dei sacrifici veniva proprio buttata nel fuoco. Dire allora dire che quell agnello deve essere arrostito significa dire chiaramente, per la cultura del tempo, che esso è l agnello sacrificale; mangiarlo significa che la sua carne entra in noi e trasforma la nostra vita in un sacrificio a Dio. Ecco perché gli ebrei mangiano l agnello arrostito con azzimi e erbe amare: per ricordare che in quel momento di amarezza della vita, nella schiavitù Dio interviene e ci dona la sua vita. La carne dell agnello non dovrà essere avanzata (per questo se la carne è troppa per una sola famiglia più famiglie si riuniranno per consumare lo stesso agnello), perché l agnello non ci appartiene e non possiamo sprecare nulla. E un dono di Dio e i doni di Dio non si sprecano, come la manna che doveva essere raccolta solo nella quantità che si poteva consumare nella giornata, perché il donno è commisurato al bisogno: Dio ci dà quello che ci serve e non possiamo sprecarlo. Se rimane della carne bisogna bruciarla come nel tempio. Mosè ordina di mangiare l agnello con i fianchi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano, pronti per la partenza: il frutto del sacrificio deve renderci pronti a partire, ci abilita a partire per uscire dalla schiavitù (del peccato), ci invita a camminare, a fare un viaggio, ad attraversare il deserto che ci tiene prigionieri, dove noi non siamo liberi, che non sappiamo come è fatto ma nel quale di fatto ci troviamo. Il sacrifico dell agnello mi abilita a camminare. L andare a messa è proprio questo nutrirsi dell agnello di Dio che porta su di sé i peccati del mondo perché questo mi abiliti a camminare. A quelli che ci rimproverano dite di andare tanto a Messa e poi siete peggio degli altri, vergognatevi noi dobbiamo rispondere che, proprio perché siamo peggio degli altri andiamo a messa, per imparare a camminare, per avere quella forza che deriva dall aver consumato l agnello sacrificale, che ci dà la forza necessaria per camminare. Bisogna consumarlo in fretta, perché siamo nella schiavitù e uscire dalla schiavitù è una priorità assoluta, che non può aspettare.

4 La pasqua del Signore non è solo la sua risurrezione la pasqua del Signore, è il suo rendersi offerta sacrificale attraverso la quale ognuno di noi viene liberato, ottiene la forza per uscire dalla propria schiavitù, la pasqua è il passaggio non del mar Rosso ma è il passaggio dalla schiavitù del male alla libertà dell essere nutrito del sacrificio del Cristo Signore. La Pasqua è quell agnello che si fa uccidere e si rende cibo per noi. Allora il giovedì santo è davvero l inizio della celebrazione della Pasqua, perché la Pasqua si realizza in quel momento, nel quale Cristo si fà offerta per la nostra salvezza, diventa offerta che si fa cibo. Lì sta il grande passaggio, dalla morte alla vita, per cui l importanza del giovedì santo è nel fatto che l eucaristia è il momento della celebrazione della Pasqua. Ogni volta che celebriamo l eucaristia rinnoviamo il grande mistero della donazione totale di Dio che diventa per noi fonte di salvezza. Istituendo l eucaristia Gesù rinnova il patto di salvezza. Pasqua è anche il passaggio del vendicatore che colpirà ogni primogenito. Questo non deve essere inteso come una vendetta nei confronti degli egiziani, ma come un atto liberatorio da tutti gli idoli che schiavizzano l uomo. La strage dei primogeniti è un segno dell intervento di Dio che si manifesta come unica salvezza, che riscatta l uomo dai falsi idoli e risparmia tutte le case i cui stipiti sono segnati dal sangue dell agnello, perché abitate da persone che hanno scelto di accettare il sacrificio liberatorio dell agnello. La pasqua è la protezione dall ira di Dio, dall ira del male, dall ira del nostro egoismo, è quel passare oltre per donarci di nuovo la via della salvezza, è un altro modo per dire la stessa cosa. Quel giorno viene definito un memoriale, ossia una cosa che si ripeterà nella nostra vita per attualizzare (rendere presente) il passaggio del Signore che salva gli unti dal sangue dell agnello, un fatto che continua nella vita delle persone. Dovrà essere celebrato di generazione in generazione come un rito perenne perché la salvezza sarà sempre necessaria. Proprio quel rito perenne che Gesù ha celebrato in tutti gli anni della sua vita terrena e in ultimo istituendo l eucaristia. Celebrando la cena pasquale che ricordavano questi eventi: nei giorni 10/11/12/13/14 di Nissan le sale di Gerusalemme venivano sistemate, i sepolcri venivano imbiancati per evitare che qualcuno di passaggio si contaminasse toccando qualche cosa delle tombe, il 13 il capo famiglia andava a fare ispezione nella dispensa della moglie, controllava che non ci fosse il pane lievitato perché non era possibile averlo, secondo la tradizione che richiedeva pane azzimo. Il giorno 14 si andava tutti al tempio, ciascuno con il proprio agnellino, che veniva sgozzato. Veniva tolto il grasso che bruciava sull altare, il sangue veniva asperso sull altare e sui convenuti, come ora si usa con l acqua benedetta, poi gli agnelli venivano portati a casa, preparati e cucinati. Quando erano cucinati ci si sedeva vestiti con le vesti cinte e il bastone in mano, ma con una leggera variazione: c era la possibilità di sdraiarsi sulle poltroncine romane. Quando erano tutti seduti incominciava il rito: il bambino più piccolo incominciava a porre una serie di domande al capofamiglia che spiegava il significato dei gesti. Poi veniva servito il pranzo con il pane lievitato, le erbe amare, la salsa piccante, la roseè che ricordava l argilla della terra d Egitto, la terra di schiavitù. Il grande rendimento di grazie veniva fatto spezzando il pane che veniva distribuito ai commensali perché potessero servirsi dalla marmitta e il vino veniva servito in 4 calici comprati nuovi ogni anno. Questo è il rito che celebrò Gesù anche quella sera con i suoi discepoli. Diremo qualche cosa anche domani che si aggancia ai temi di questa lettura del cap. 12 del libro dell Esodo. Da ricordare in modo particolare il valore dell agnello che ci salva: non siamo noi che ci salviamo, ma la salvezza deve venire da fuori ed è una salvezza fatta di immolazione, non di cose straordinarie ma di offerta che si fà annientamento, la carne che

5 viene bruciata e viene ingerita ma che ha una forza estrema capace di renderci in grado di attraversare il deserto della nostra esistenza e della nostra schiavitù portandoci fin verso la liberazione. che è la liberazione dal male. Attenzione: questa cosa è capitata duemila anni fa ma continua a capitare ogni giorno perché la Pasqua è nel primo mese dell anno, l inizio della nostra vita in Cristo.

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