ANALISI. Nel «manuale» l elogio (spericolato) del nuovo partito e la critica alle primarie ANDREA FABOZZI PAGINA 2. Un bene comune

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 SPED.IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLIII. N. 88. SABATO 13 APRILE 2013 OGGI CON ALIAS A EURO 2,50 QUIRINALE A BUON DIRITTO Norma Rangeri U n nome che potrebbe raccogliere il consenso della maggioranza dei grandi elettori, dal Pd ai 5 Stelle, e così rappresentare finalmente quella condivisione che tanto abbonda nelle parole quanto scarseggia nei significati che sottintende. E che, proprio per questo spirito gattopardesco delle liste dei papabili, pescati nella nomenklatura, è il petalo che ancora manca dal tavolo della trattativa dei partiti. Il nome è quello di Stefano Rodotà. Un assenza che certo non stupisce. Nella convulsa, seppure lentissima, marcia di avvicinamento alla prima votazione per il Quirinale, molte carte sono ancora coperte. E sarà difficile che se ne possa scoprire una diversa dal mazzo usurato in mano ai politici. La carta di un difensore, senza se e senza ma, della Costituzione, diun militante della migliore tradizione della sinistra libertaria e garantista, di uno studioso impegnato nella religione civile del pensiero laico, di un teorico della democrazia partecipativa e dei beni comuni. Stefano Rodotà è invece tra i piùcitati daisondaggi della rete e, da oggi, è anche il nome che i firmatari di una petizione recapitano ai grandi elettori del prossimo presidente della repubblica. A parte l unico difetto di non essere una donna, Rodotà sarebbe il primo, forte segnale dell arrivo a destinazione del messaggio di cambiamento espresso dal voto. Citando l articolo 50 della Carta, la petizione si riferisce a una «comune necessità» e chiama i parlamentari a raccogliere la richiesta di eleggere un presidente con un «altissimo profilo di etica pubblica», un capo dello stato che sia espressione «del popolo e dell accademia», un uomo delle istituzioni in cui possono convergere «sia chi si riconosce nel sistema dei partiti, che quelli che non ci riconoscono più». Una figura forte di collegamento tra la società e la politica, una personalità capace di ricostruire un legame robusto tra la democrazia rappresentativaequella diretta, trailpopulismo e i partiti. Un lavoro che Rodotà proseguirà al teatro Valle di Roma dove oggi si discute del diritto dei beni comuni. Contro i poteri forti, contro le diseguaglianze, per una nuova idea di cittadinanza. Come spiega nella riflessione raccolta nel suo ultimo libro, Il diritto di avere diritti. Un bel titolo e anche un ottimo viatico per il prossimo settennato. DEMOCRACK Barca e il suo manifesto «Ma non farò il leader» «Un partito palestra, forte e di sinistra». Il ministro Barca lancia la sua riflessione in rete. Ma chiarisce: «Bollinarmi come candidato segretarioè ilmodoperfidopernondiscutere delmerito». Così il Pd trova e perde in un solo giorno il suo leader anti-renzi. Gli uomini del sindaco di Firenze non si fidano comunque: «Vedremo come entrerà in partita». Fredda anche la sinistra che il ministro dovrebbe capitanare. Fra i bersaniani invece l accoglienza è buona: «Un documento onesto e in buona fede». In attesa che salti fuori il nome del capo dello stato. Da cui dipende il futuro dell Italia, del governo (e del Pd) DANIELA PREZIOSI PAGINA 2 ANALISI Nel «manuale» l elogio (spericolato) del nuovo partito e la critica alle primarie ANDREA FABOZZI PAGINA 2 Un bene comune Una petizione propone Stefano Rodotà al Quirinale. Il suo nome potrebbe raccogliere la maggioranza dei grandi elettori (Pd e 5Stelle) in nome di quella condivisione che tutti invocano. Ma Napolitano torna a invocare le larghe intese per il governo PAGINE 2,3 BIANI /FOTO STEFANO MONTESI La democrazia a partito minimo non ha funzionato da nessuna parte La riflessione del ministro Pd L ARTICOLO Alfio Mastropaolo a pagina 15 CRISI GLOBALE La finanza non recede Andrea Baranes «A lla ricerca di aiuto, le banche spostano i rischi negli angoli più oscuri» (dei mercati finanziari). È il titolo di un articolo apparso in questi giorni sul New York Times. Il buon senso vorrebbe che in un momento di difficoltà si diminuisse l esposizione al rischio. Al contrario, per non rinunciare a profitti potenzialmente elevati, diverse banche continuano a tenere in piedi operazioni estremamente avventate, poi rivendono e trasferiscono una parte dei rischi su soggetti a vocazione speculativa, quali gli hedge fund. Peccato che spesso anche fondi pensione e di investimento, ovvero lavoratori e piccoli risparmiatori, vadano poi a investirenegli stessi hedgefund, alimentando una catena di Sant Antonio del rischio globale. Come prima, peggio di prima. Ricordiamo come nel 2007 una crisi del settore immobiliare statunitense e dei mutui subprime in particolare, si è trasformata in pochi mesi in una catastrofe finanziaria mondiale. Anche chi non aveva nessuna garanzia i clienti subprime, appunto - otteneva un mutuo sul 100% del valore della casa che voleva acquistare perché le banche si disfacevano immediatamente del mutuo trasformandolo in uno strumento finanziario (tramite un operazione chiamata di cartolarizzazione), impacchettandolo nelle famigerate "salsicce finanziarie" e rivendendolo così mimetizzato sui mercati finanziari di tutto il mondo. CONTINUA PAGINA 14 VENEZUELA PAGINA 8 Maduro alla prova del voto: vinceremo anche senza Chàvez Domami si elegge il nuovo presidente dopo la morte di Chàvez. Maduro sfida la destra di Capriles contando sull eredità lasciata dal «leader maximo» TEATRO VALLE Una Costituente ricostituente Ugo Mattei O ggi riparte la Commissione Rodotà. Non è più, come nel 2007, un organo ministeriale e, rinominata Costituente per i beni comuni, si riunirà non piùin ViaArenulamapressoilTeatro Valle Occupato. Questo solo fatto ne dimostra la natura costituente, legittimata non già dal diritto vigente ma dal diritto legittimo, ossia da quella «forza viva del diritto» (per usare il titolo di un libro di Laura Nader) emersa intorno alla nozione di beni comuni. CONTINUA PAGINA 15 INTERVISTA AL TEOLOGO MATTHEW FOX La Chiesa nella morsa dei due papi ELEONORA MARTINI l PAGINA 6 TEATRO Berlinguer, in scena la Storia d Italia GIANFRANCO CAPITTA l PAGINA 12

2 pagina 2 il manifesto SABATO 13 APRILE 2013 UN BENE COMUNE Il ministro vuole un partito «palestra e di sinistra». Ironie dalla Democrack rete: «Catoblepismo, cos è?». Nasce l anti-renzi, ma anche no Daniela Preziosi S cusi, ma lei vuole fare il leader? «Bollinarmi come candidato segretario è il modo perfido per non discutere del merito», risponde il ministro Fabrizio Barca su twitter a quelli che lo interrogano. Inizia ma soprattutto finisce in un tweet la notizia di giornata sulle contorsioni del Pd. Che è il ponderoso documento (55 pagine, 7 capitoli e un addendum) che ieri il ministro della coesione territoriale ha messo in rete di buon mattino, il giorno dopoaver preso latessera alcircolo del Pd bene di Roma centro, quello de Giubbonari, già storica sezione Pci. Titolo: «Un partito nuovo per un buon governo», una «memoria politica dopo 16 mesi di governo». Annunciato, anche troppo, sul testo gravano grandi aspettative. Ma è lo stesso ministro a sfilarsi nel tour de force mediatico della giornata. Insomma, fumata nera: il Pd trova un dirigente volontario e prestigioso, ma non il leader «anti-renzi». È una bolla mediatica costruita su misura, fuori e dentro il partito. Anche dentro, stavolta, con buona pace delle eterne polemiche di Bersani con la grande stampa. Ieri infatti l Unità gli dedicava una prima di sapore prodiano «Barca: il partito che vorrei». Del resto da quella sinistra interna alla cui testa il ministro dovrebbe porsi, arrivano commenti favorevoli ma misurati. «Un testo interessante», dice il turco Matteo Orfini, «nel solco di una riflessione sull allargamento a sinistra del Pd che stiamo facendo in tanti». Punto. E del resto il primo a commentare, e a lungo l unico, è Massimo D Alema, all uscita di un incontro con Bersani al Nazareno. Con una di quelle frasi costruite in modo da tirarsi un interpretazione, naturalmente per poi smentirla: «Mi pare U na forte inclinazione pedagogica, comprese le ripetizioni classiche nella prosa chei dirigenticomunistihannoimparato da Togliatti, si può certo perdonare a uno che è praticamente nato mentre sua madre ascoltava un comizio della «maestra» Ada Gobetti lo racconta Luciano Barca nel primo volume delle sue eccezionali memorie. Fabrizio Barca cita suo padre nell introduzione al testo pubblicato ieri - «memoria politica» la chiama pagando subito tributo alla «vicinanza profonda con un protagonista della migliore politica». Poi si lancia in un operazione assai spericolata, nell anno di grazia 2013, ventesimo della «seconda Repubblica» e primo dello «tsunami» grillesco: l elogio del partito politico. Quello che Bersani ha tenuto sempre come nota di fondo nel suo messaggio, fermandosi però sulla soglia dell omaggio alla «ditta», lo fa adesso un «tecnico» del governo Monti. Che come tecnico Bersani non ha potuto candidare alle elezioni di febbraio ma che da tecnico si è iscritto due giorni fa al Pd. E comincia dalla demolizione dei «tecnocrati». La delega ai tecnocrati, scrive Barca, cioè a quelli che si suppone abbiano in tasca le soluzioni neutrali e tecniche ai problemi complessi della modernità, è un errore che accomuna il neoliberismo alla socialdemocrazia. La conoscenza necessaria, invece, «è dispersa fra una moltitudine di soggetti, privati e pubblici, ognuno dei quali possiede frammenti di ciò che è necessario sapere». Non solo, con un passaggio che riporta in auge il valore del conflitto, nella versione del conflittodei saperi (la radice, familiare, è ingraiana), Barca spiega che la conoscenza neppure esiste «quando Burrasca Pd E Barca va «Bollinarmi come segretario è un modo perfido per non discutere». Il ministro lancia il suo manifesto. Ma si sfila dalla corsa alla leadership. E il Pd resta freddo sorge un problema o un opportunità; essa scaturisce piuttosto come "innovazione" dal confronto e dal conflitto fra molteplici soggetti che possiedono conoscenze parziali». Il luogo dove tutto questo accade (deve accadere) è il partito. Che è dichiaratamente diverso dal partito «di lotta» e «di linea», ma viene così ad essere immaginato anche assaidistante dal gramsciano intellettuale collettivo, dove si concreta la volontà della classe. No, secondo Barca il partito è più un «circolo» di confronto (gli studi in Inghilterra?), il luogo dove «conoscenze parziali, molteplici e limitate» si incontrano; un partito è la definizione - che abbia colto bene il fatto che non si governa senza partiti forti ed è una visione che profondamente condivido». Un complimento, non c è che dire: ma senza impegno. Barca ragiona sulla forma partito, «un partito di sinistra», - «si chiama di centrosinistra per ipocrisia, l Italia è l unico paese al mondo dove non si può dire la parola sinistra» chiosa poi da Rainews24 -, forte, perché «ogni singola esperienza dei miei sedici mesi di lavoro, nel territorio e a Roma, suscita una secca conclusione politica: senza una nuova forma partito non si governa l Italia». Una riflessione dichiaratamente personale, senza la pretesa che bastino «alcuni anni di militanza giovanile e poi lavori di tecnico, amministratore pubblico e ministro e neppure - anche se conta più del resto - la vicinanza con un protagonista della migliore politica - mi riferisco a mio padre», Luciano, prestigioso dirigente del Pci recentemente scomparso, «per proporre in modo solitario il programma politico di un partito nuovo». In soldoni: Barca sta nel suo, propone solo un «confronto». Così lo accoglie Bersani, che non ha lettoin anticipo le 55 pagine, ma ieri ne ha apprezzato «la passione, la buonafede, la serietà», fanno sapere L ANALISI L elogio (spericolato) dell organizzazione La critica alla scorciatoia delle primarie Andrea Fabozzi Cosa unisce neliberismo e socialdemocrazia. E come il conflitto può dare nuova linfa alla nostra democrazia «palestra». In parallelo al fuoco sul partito, nel testo di Barca c è grande attenzione alla macchina pubblica. Lo stato, cui torna a riferirsi con l impronta dell alto funzionario che ha scalato con merito e dedizione l amministrazione pubblica. Per intendere la centralità che nelle sue tesi Barca affida alla (buona) amministrazione pubblica la traccia è nella citazione che più ha sollevato commenti (ironici), quel «catoblepsismo» che viene dal grande banchiere pubblico Raffaele Mattioli (i riferimenti sono tutti assi blasonati) che tirò fuori la mitica bestia per criticare il legame perverso tra banche e industrie nella crisi del Oggi, per Barca, la «fratellanza siamese» è tra i partiti e lo stato «arcaico». «Il peculiare tracollo dei partiti storici a inizio anni 90 scrive - ha trovato nella fragilità e arretratezza della macchina pubblica italiana le basi per una fratellanza siamese che non ha paragoni altrove». La rottura di questo circolo perverso, dove i partiti anche a causa del finanziamento pubblico sono diventati una cosa sola con lo stato («partitocrazia», dicono altri), lo scioglimento della «fratellanza» deve partire secondo Barca inevitabilmente dai partiti. Rinnovati, grazie al «confronto pubblico informato» che diventa la ragion d essere delle associazioni politiche. «Mobilitazione cognitiva» la definisce Barca, avvertendo che la dialettica dev essere rivolta anche agli esterni. E le primarie? Ma sì, vanno bene anche le primarie, «possono produrre buone sorprese». Anche se nei partiti che non si sono ancora rinnovati «tendono a dare legittimità al cesarismo». E questo a Bersani ancora non lo aveva detto nessuno. i suoi. Su Barca il segretario punta da tempo. Gli aveva proposto di diventare sindaco di Roma. «Una tentazione fortissima, ma ho fatto una valutazione e chissà se sbagliata: ho pensato che non fossi la persona adatta», racconta lui. Niente da fare, la «barca» per ora non prende il largo. Al momento l erede di Bersani, nelle intenzioni di molti dei suoi, è il giovane Roberto Speranza, neocapogruppo alla camera, che fin qui non si è distinto per grandi performance ma «crescerà», giurano in molti. I prossimo giorni sono decisivi: quando finalmente, eletto il nuovo presidente della Repubblica si capirà il destino dell attuale segretario Bersani, e quello dell attuale sfidante sindaco di Firenze, che di fare il segretario di partito non ha alcuna intenzione, come ha spiegato giovedì a D Alema, nell incontro-armistizio a Palazzo Vecchio. Ma non pr questo i renziani nascondono la diffidenza: «Barca è una persona importante - dice AngeloRughetti - potràdareuncontributo. Non ho capito in che modo entri nella partita, ma lo capiremo nei prossimi giorni». Renzi racconta di averlo incontrato da neoministro, gli ha chiesto soldi per Firenze: ricevendone un no e un trattamento «comefossi un ragazzino: praticamente mi alzai e me ne andai». Pittella/L EUROPARLAMENTARE: MESCOLIAMOCI IN UN PSE NUOVO «Da Fabrizio un buon contributo Ma serve più Europa anche nel Pd» I l manifesto con cui Fabrizio Barca propone un «Pd nuovo»? «Un contributo alla discussione che partirà al congresso. Propone un partito radicato nel territorio: con umiltà ricordo sono cose che io faccio da quando faccio politica. Fa piacere che stia a cuore a una persona che stimo». Se Barca non si candida a segretario Pd, Gianni Pittella (europarlamentare di lungo corso, 55 anni, vicepresidente del parlamento europeo) negli scorsi giorni ha invece annunciato che ci sarà. Una scelta fatta «senza chiedere permesso a nessuno» e «per lanciare spunti di dibattito sull Europa e sulla forma partito. Ma ne parleremo al momento opportuno. Ora ci sono le emergenze del paese». Al governo nazionale lei sostiene la proposta Bersani. Un governo di cambiamento con tre obiettivi: dare risposte alla crisi, cambiare la legge elettorale, ridurre i costi della politica. Su questa base si può fare un governo, soprattutto dopo aver eletto un capo dello Stato garante di tutto il paese. Una personalitàdel livellodi Napolitano, che ha saputo rappresentare le anime del paese con la saggezza. Torniamo a Bersani. Per Bindi rischia di dare le chiavi del governo a Berlusconi. Ma perché? Escludendo il governissimo, e non volendo tornare al voto, o si fa il governo di FABRIZIO BARCA/FOTO EIDON cambiamentooungoverno istituzionale. La prima ipotesi è incomparabilmente preferibile. Lei crede alla possibilità di scissione del Pd? La paura di una scomposizioneindue schegge - unache vaa fare la sinistra-sinistra con Sel e una che insegue gli orfani di Berlusconi - va evitata a qualsiasi costo. Il Pd è nato riconoscendo in sé varie culture, quella laica a quella socialista, quella ambientalista, quella più di sinistra. Siamo un partito di 8 milioni di voti e di 600mila iscritti. Fracassare è abdicare al nostro dovere. I dissensi al tentativo Bersani ormai sono molti. Non dobbiamo scandalizzarci delle espressioni forti. Le scissioni si fanno se si sostiene che ilpd nonè adeguato alle sfide di oggi. Ma ilpd è adeguato. Certo, va rinnovato non solo nell anagrafe, nel rapporto con i cittadini, nella capacità di essere una comunità di destino anziché un condominio. Un dato preoccupante del voto, sono i giovani che scelgono Grillo: dobbiamo essere il partito degli Erasmus. Avete un problema di collocazione politica. In Europa sedetecon i socialisti e democratici, ma il Pd non è nel Pse. Questa discussione va chiusa definitivamente. Con il Pse dobbiamo fare come nel parlamento europeo: un alleanza fra Pd e socialisti, aderendo al Pse e trasformandolo nel partito dei socialisti e dei democratici. Nei vertici del Pse c è apertura e interesse a un alleanza con noi. Non è un sacrificio eccessivo per gli ex popolari del Pd? Non ci sono altre famiglie di riferimento, ormai se ne sono convinti anche gli amici cattolici. Fra un anno si voterà per l Europa. Dobbiamo europeizzare il nostro dibattito, decidere il nostro candidato alla presidenza della commissione. E io penso che il migliore sia Martin Shulz, presidente del parlamento, il più autorevole e anche amico del Pd. Dobbiamo batterci per avere italiani nei vertici del parlamento. È in Europa che si decidono le sorti di tutti. E quest Europa così com è non ci sta bene. Cos è il Pd del dopo Bersani? Un congresso con molte candidature. La geografia politica a cui siamo abituati è superata. Chi ha idee e esperienza ha l obbligo di rimettersi in gioco, su proposte di rinnovamento. E ci sarà Renzi. Che si ispira a Blair. Che non è nel Pse. Renzi non si è mai candidato alla segreteria del Pd. Mi pare che voglia fare il premier. Ed ha le carte in regola per essere uno dei candidati, a patto che non faccia un operazione di melassa fra centro, destra, sinistra. Se poi dovesse invece candidarsi alla guida del Pd, sarebbe un arricchimento per tutti. d.p.

3 SABATO 13 APRILE 2013 il manifesto pagina 3 UN BENE COMUNE Telefonate, accordi e disaccordi. La rosa dei papabili si allarga e stringe. Colle Il Cavaliere attende le prossime mosse di Bersani, marcato stretto da Renzi 18 APRILE Da giovedì 18 in seduta comune a Montecitorio cominciano le votazioni per eleggere il nuovo presidente della repubblica. Pochi giorni ancora per definire le «rose». M5S Le «Quirinarie» cadono nella rete degli hacker Se c è un entità alla quale i ferventi grillini credono più che a Grillo e Casaleggio è internet. Nella loro santa trinità la rete ha il potere messianico dello spirito santo, capace di connettere direttamente il MoVimento all iperspazio permettendogli di sapere e decidere tutto, democraticamente e dal basso. In verità anche internet è infestato di diavoletti che ci mettono lo zampino, nel gergo degli inziaiti si chiamano «troll», «influencer», «hacker». E stato lo stesso Grillo a denunciarne l inquietante presenza sul suo blog. Questa volta però la delusione è stata cocente e la figuraccia inevitabile. Le «Quirinarie», le elezioni on line del candidato Cinque Stelle al Quirinale riservata agli iscritti, si sono dovute rifare. Il motivo l hanno spiegato lo stesso Grillo e il responsabile del gruppo al Senato, Roberto Messora. Il voto on line è stato disturbato da «anomalie» certificate anche dall ente garante di fama internazionale Dnv Business Assurances che nella fattispecie ha la funzione di ente terzo, una specie di Viminale virtuale per il controllo del voto on line. Dopo l annuncio il popolo della rete si è scatenato, tra sfottò, sospetti e proposte. E ieri il voto è stato ripetuto. Ma per l M5S è sempre meglio di oscure trattative tra i vertici dei partiti (g.sal). QUIRINALE/1 Viene presentata oggi alle camere riunite la petizione per la sua elezione Stefano Rodotà for president Firmatari Carlo Frecero e Ugo Mattei. Con loro Perino, Napoleoni, Gallino e molti altri per un nome che non può non piacere al M5S Giorgio Salvetti C he cosa hanno in comune il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena e l'attivista No Tav Alberto Perino? L economista Loretta Napoleoni e il sociologo Luciano Gallino? Eancora, il teoricodella decrescita felice, Maurizio Pallante, e il filosofo Maurizio Ferraris? Come è scritto nel documento che verrà inviato oggi a deputati e senatori primi firmatari Carlo Freccero e UgoMattei si tratta di «portatori distorie, culture ed esperienze politiche e civili anche radicalmente diverse». Ma in questo momento c è un sogno e un urgenza che li riunisce tutti e che ha un nome e un cognome: Stefano Rodotà. Infatti in base all'articolo 50 della Costituzione - «tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità» - oggi chiederanno ufficialmente al Parlamento e ai rappresentanti delle regioni che sia lui il nuovo presidente della Repubblica, perché ne sono convinti è l'unico in grado di fare da «garante della normalità democratica». Sono queste le parole chiave di una petizione concisa ma molto precisa e articolata. Si parte da un analisi degli ultimi anni della vita politica italiana, a cominciare dai referendum vittoriosi del Fu quelloilculminediun processodidemocrazia partecipata, di presa di coscienza e di voglia di rimboccarsi le maniche per cambiarelecose inprimapersone, senza aspettare i partiti e i politici. Avrebbe dovuto e potuto dare risultati molto più tangibili e duraturi, non solo sul piano pratico delle politiche attuate dal paese, ma anche di un nuovo modo di fare politica e di organizzarsidal basso. Einvecequesto processoè stato fortemente rallentato dall «attacco speculativodell'estate 2011motivato dalla presunta insostenibilità del nostro debito pubblico», dalla celeberrima lettera della Bce a Berlusconi e dalla «soluzione tecnica» che ha prodotto riforme «del tutto distoniche rispetto alla volontà popolare espressa pochi mesi prima» e che ha introdotto il pareggio di bilancio nella Costituzione. Poi il voto con il porcellum che ha «confermato l'impossibilità di trovare una maggioranza politica» e l'ingorgo istituzionale che coincide con la fine del settennato di Napolitano. Come uscirne? Bisogna ritornare alla «normalità democratica» - si legge più volte nella petizione. «Serve un presidentedellarepubblicachesiaun coraggioso, rigoroso interprete della Costituzione e un esempio altissimo di etica pubblica, autorevolezza e disinteressata passione civile. Un presidente che sia parte del popolo, un uomo che non sia stato solamente chiuso per anni nel palazzo, nei luoghi del potere o nelle accademie». Ma soprattutto un presidente di cui «possano fidarsi tutti gli italiani, tanto quelli che si riconoscono nel sistema dei partiti che quelli, sempre più numerosi, che in questo sistema non si riconoscono più». E questo è il punto. Per i firmatari della petizione, Rodotà è l'unico in grado di tenere insieme labasepiù autenticadei partitie i grillini, i movimenti e il Movimento 5 Stelle, insomma tutti coloro che portarono alla vittoria di quei referendum ma che ora si trovano profondamente divisi e su fronti opposti. Per questo chiedono al parlamento (e al M5S) di eleggere un «uomo politico di lunga esperienza ma non di partito, giurista di fama internazionale, intellettuale coraggioso e saggio che da sempre rifugge il potere per condurre un esistenza sobria a contatto con il popolo. Teorico dei beni comunie diunrinnovamentocostituzionale dei bisogni». L'unico in grado in interpretare «la più onesta volontà di cambiamento e la sola figura in cui può riconoscersi davvero la maggioranza degli italiani che credono in un ordine costituzionale solidale ed inclusivo». Certo non è una donna, e soprattutto non troverà consenso a destra. Quanto ai grillini, invece, aspettiamo di sapere se nelle loro «quirinarie» ha raccolto qualche voto, sempre che gli hacker e i troll non ci abbiano messo lo zampino. Forse al dunque sarà più sicuro e sensato sostenere una buona petizione per la prima volta presentata alle camere in seduta comune e che in rete è sul sito CONSULTA Gallo: «Diritti alle coppie gay e ai carcerati» Una «raccomandazione» «a modificare la vigente legge elettorale» è arrivata anche dal presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo. Nella sua relazione letta ieri mattina a Palazzo della Consulta alla presenza delle più alte cariche dello Stato, Gallo ha anche ricordato il pronunciamento dei giudici dell Alta corte riguardo le coppie gay: «La Corte ha escluso l'illegittimità costituzionale delle norme che limitano l'applicazione dell'istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere il riconoscimento giuridico, con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione. Ha perciò affidato al Parlamento la regolamentazione della materia nei modi e nei limiti più opportuni». Tra le altre cose, Gallo ha infine annunciato che la Consulta potrebbe pronunciarsi entro luglio sull'ipotesi che sia incostituzionale la norma che non prevede la possibilità di sospensione della pena quando le condizioni delle carceri non rispettino la dignità umana». GOVERNO Legge elettorale mista con premio di governabilità e senato delle regioni. Rivedere la riforma Fornero Arrivano le ricette dei dieci saggi. Che non risolvono nulla ROMA S contati, i risultati dei «compiti a casa» svolti dalle due commissioni di «saggi» nominate da Giorgio Napolitano. Ricevendo ieri mattina le due relazioni conclusive che dovrebbero aiutare le forze politiche ad uscire dallo stallo, il capo dello Stato ha spiegato che faranno parte «delle mie consegne al nuovo presidente della Repubblica». Legge elettorale, superamento del bicameralismo paritario, rapporto tra Parlamento e Governo, e tra Stato e Regioni, statuto e finanziamento dei partiti, referendum, leggi di iniziativa popolare, amministrazionedellagiustiziaeconflitto diinteressi: sono tra i nodi irrisolti affrontati nella trentina di pagine della «relazione finale» stilata dal primo gruppo composto da Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante. È invece un «agenda possibile» lunga 83 pagine, quella messa a punto dal secondo gruppo di lavoro composto da Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi. Per «creare e sostenere il lavoro, rilanciare il ruolo dell Italia negli scambi internazionali, migliorare il sistema tributario, aprire alla concorrenza e tutelare meglio i consumatori», i "saggi" «in materia economico-sociale ed europea» hanno proposto di «ripensare l attuale sistema fiscale» «tendendo almenoadeliminare idisincentivi esistenti, di fatto, perle famiglie» che sonoconsiderate «il principale ammortizzatore sociale del Paese». Fondamentale, anche, affrontare «la grave questione dei cosiddetti esodati», rifinanziare le Cig, valutare l introduzione del reddito minimo di inserimento e «assicurare un adeguata dotazione del fondo di solidarietà» per finanziare la moratoria sui mutui, scaduta a fine marzo. Ma anche «proseguire e rafforzare la spending review» e mantenere l'impegno all'equilibrio di bilancio anche se va rivisto il patto di stabilità interno alla luce del nuovo articolo 81 della Costituzione. Per trovare risorse, vanno poi riaperti i negoziati bilaterali con la Svizzera sulla tassazione dei capitali in fuga. La prima commissione propone invece un «sistema elettorale misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario), con un alto sbarramento e un ragionevole premio di governabilità» invitando ad abolire le circoscrizioni estere (protesta il Pd). E, in caso di accettazione del modello formulato nella legge Mattarella, i quattro saggi propongono «l'abolizione dello scorporo». Ritorna l ipotesi di superare anche l attuale bicameralismo perfetto, con una sola Camera politica e un Senato rappresentativo delle autonomie regionali. I deputati vanno ridotti a 480 e i senatori a 120 e vanno previste forme «adeguate» di finanziamento pubblico ai partiti. Infine, i referendum vanno rispettati e va trovata una soluzione al problema delle carceri. QUIRINALE/2 Napolitano insiste sulle larghe intese Berlusconi teme Prodi Micaela Bongi A l nuovo presidente della repubblica quello in scadenza, Giorgio Napolitano, lascia il lavoro dei «saggi» e una considerazione tratta «dai due cicli di consultazioni da me svolti senza perdere nemmeno un giorno» (tanto per rispondere a chi, come Matteo Renzi, da giorni ripete «fate in fretta»): «Solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere, segnandone i termini e i confini - scandisce il capo dello stato - può scaturire la formazione del nuovo governo di cui il paese ha urgente bisogno. La parola e le decisioni toccano alleforzepolitiche, estarà almiosuccessore trarne le conclusioni». Per quanto lo riguarda, insomma, Napolitano non farà altri tentativi. L attuale inquilino del Colle - che ancora godedi un residuotifo trasversale perché rimanga al suo posto con un nuovo mandato - non rinuncia però a un ultimo appello in favore delle larghe intese, e il lavoro dei «facilitatori» dovrebbe costituire una sorta di bozza programmaticaper ungovernodiscopo. Larghe intese, solide e durature, continua a ripetere Silvio Berlusconi, indicando questa come condizione per un accordo con Pier Luigi Bersani su un nome per il Colle anche targato Pd. Dal canto suo, Bersani continua invece a dire no a un governissimo. Il leader del Pdl e quello del Pd, dopo il loro incontro, negli ultimi giorni hanno mantenuto contatti telefonici in vista di un nuovo appuntamento faccia a faccia, non ancora fissato (potrebbetenersi martedì). Il Cavaliereintende tentare comunque l intesa sul Quirinale, sperando che sia proficua anche per la nascita del governo, e aspetta proposte appetibili. Ma in vista della manifestazione di oggi a Bari, dove è arrivato ieri sera, continua a tenere la guardia alta. Chiede appunto chesi faccia presto «un governo solido e duraturo» altrimenti meglio tornare alleurne, aggiungecon isuoi. Sulpiatto ci sono diversi nomi autorevoli, dicono poi viale dell Umilità a proposito delle rose in circolazione, che comprendono Anna Finocchiaro - data in pole position - come Franco Marini, Giuliano Amato, Luciano Violante (il Pdl continua a guardare con interesse anche a Massimo D Alema, e così fa anche Pier Ferdinando Casini). Mal ex presidente del consiglio, che deve fare i conti anche con una Lega decisa a giocare in autonomia la partita del Colle (ieri Roberto Maroni ha bocciato seccamente il nome di Amato), continua sempre a temereil materializzarsidelsuo incubopeggiore: Romano Prodi, sostenuto anche dal Movimento5Stelle. Vocidi palazzo parlano addirittura di una sorta di intesa a distanza tra Bersani e Beppe Grillo per una convergenza, al quarto scrutinio, sul nome di Prodi. Arduo immaginare che ci sia davvero un qualche accordo, ma dai 5 stelle si è levata più di una voce favorevole a aprire un confronto con i democratici nel caso in cui le prime votazioni andassero a vuoto e si arrivasse alla quarta, quando per eleggere il presidente della repubblica basta la maggioranza assoluta dei grandi elettori, Il segretario del Pd Bersani - che, preoccupato per la tenuta del partito, ieri mattina ha incontrato a lungo D Alema - continua invece a essere marcato stretto da Matteo Renzi: «Spero che il gruppo del Pd faccia una valutazione seria, sarebbe assurdo immaginare un accordicchio alla meno, sulla base delle esigenze immediate», lancia frecciate il sindaco di Firenze a proposito dell elezione del nuovo presidente della repubblica. Il «rottamatore» intervienealla presentazionedel libro di Paolo Franchi su Giorgio Napolitano, e insiste: «Non si barattano sette anni per le prossime sette settimane», serve «una cornice di riferimento seria», perché «il Quirinale è la casa degli italiani».

4 pagina 4 il manifesto SABATO 13 APRILE 2013 POLITICA REDDITO MINIMO Lunedì il comitato promotore della legge popolare incontrerà la presidente della Camera Boldrini E dal Pd spunta una proposta confusa Costerà due miliardi all anno fino al 2015, penalizzati i precari con reddito Isee non superiore ai euro Roberto Ciccarelli Lunedì 15, a mezzogiorno, una delegazione della campagna che ha raccolto 50 mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo incontrerà la presidente della Camera Laura Boldrini. Visto lo stallo del parlamento, e la mancanza delle commissioni, i delegati delle oltre 170 tra associazioni, movimenti e partiti (Sel, Rifondazione e Verdi) chiederanno alla presidente di farsicaricodell'avvio dell'iter legislativo, indicando da subito una commissionedi lavoroad hoc che studi e approvi la proposta. All'incontro saranno presenti, tra gli altri, Il Basic Income Network-Italia, l'associazione Tilt, Antigonee San Precario di Milano, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e quello di Rieti Simone Petrangeli, l'associazione dasud e il Leoncavallo. Questa iniziativa conclude una mobilitazione su twitter e facebooknatadopo la scoperta deltema del reddito da parte dell opinione mainstream. Per alcune settimanela proposta dilegge è stata oscurata dalla potenza mediatica di Grillo che ha occupato tutti gli spazi, confondendo le idee e parlando di «reddito di cittadinanza». Grillo in realtà pensa a un sussidio di disoccupazione limitato a tre anni. Nella sua proposta la cifra percepita dai disoccupati e gli inattivi oscilla tra gli 800 e i 1000 euro al mese, erogati ad una platea compresa tra i 18 e i 64 anni, all incirca 18 milioni di persone. Il finanziamento dovrebbe giungere dai fondi ottenuti dal taglio delle pensioni d oro e degli F35. Fino ad oggi i suoi esponenti parlamentari non hanno presentato una proposta più dettagliata. L unica fonte sono le parole del loro «megafono» secondo il quale il disoccupato dovrebbe perdere il diritto al sussidio nel caso di un rifiuto di una o più offerte di lavoro. Poco incline a ragionare al di là di uno schema concertativo e lavoristico, pensando che il Welfare oggi si limiti al sistema degli ammortizzatori sociali o all articolo 18 che protegge solo 4 lavoratori su 10, il Pd ha reagito in maniera disordinatae dilettantesca. Quando Bersani cercava un abboccamento con Grillo per formare un governo, il suo partitone ha formulato la proposta di un «reddito minimo di inserimento» (Rmi). Un autogol clamoroso perché l Rmi è pura archeologia di centrosinistra a guida prodiana. Un tentativo fallito perché la sperimentazione avviata dal decreto legislativo n. 237 del 18 giugno 1998 in 306 comuni fu parziale e di scarso successo, e non venne rifinanziata dal governo Berlusconi nel Non lo hanno capito i dieci «saggi» cheieri hannoconsegnato ilcompitinosulleriformea Napolitano. Anche loro chiedono l Rmi di Bersani e guardano con occhi dolci alla proposta di Monti sul «reddito di sussistenza». In Italia, il reddito è un sussidio di povertà, oppure non è. In più escludono la sua sostenibilità finanziaria in tempi di austerità. Falso, perché i soldi si possono ottenere tagliando la Tav in Val Susa e quei cacciabombardieri che cadono come mosche se colpiti da un fulmine. Dopo le pernacchie, e gli insulti di Grillo, ieri il Pd è tornato alla carica. Tredici «giovani» deputati, traiquali Danilo Leva e Marianna Riccardo Chiari FIRENZE Q uelli di Alba ne sono convinti: «Nello spazio nuovo che si è aperto dopo le GAZEBO DEL COMITATO PROMOTORE DELLA LEGGE SUL REDDITO /FOTO EMBLEMA. IN BASSO, LA FIRMA DI DON GALLO Madia (linciata giovedì a Servizio Pubblico da Massimo Cacciari, secondoilquale ilreddito minimo è una «colossale puttanata») hanno presentato un altra proposta. «A differenza dei 5 Stelle, la nostra propostasibasa suprevisionirealistiche, non sul fanatismo». Stavolta i deputati Pd si sono accorti della proposta di legge popolare. Madia sostiene di volere accompagnare lunedì la delegazione dalla Boldrini. E tuttavia anche quest ultimo tentativo non si allontana dalla proposta grillina che ragiona su unmodello di reddito vincolato al reddito percepito dal nucleo familiare (l Isee) e non dal singolo come invece si sforza di fare la proposta di legge popolare. Questa FIRENZE La via stretta tra il Pd e il Movimento 5 Stelle Dove eravamo rimasti? I professori di Alba tornano al teatro Puccini elezioni osserva Andrea Bagni c'è una domanda di cambiamento. Il Movimento 5 Stelle dà la sua peculiare risposta. Noi vorremmo darne una di altro tipo. Sintetizzando, per loro esiste il conflitto di casta. Per noi c'è sempre il conflitto di classe, con i connotati che ha assunto in questo secolo. C'è la domanda, e c'è lo spazio politico. Quello che è difficile è offrire una proposta all'altezza». Da questi presupposti riparte il cammino del gruppo fondato l'anno scorso da Marco Revelli, Massimo Torelli, Paul Ginsborg e altri, che oggi riunisce per l'intera giornata al Teatro Puccini intellettuali, studiosi, attivisti e sindacalisti di vaglia, compreso Maurizio Landini. «Un primo momento di riflessione dopo lo sconquasso del voto spiegano gli organizzatori nel documento che introduce la discussione - per coglierne le opportunità e riprendere il cammino per la costruzione di una nuova sinistra». Fra i relatori delle tre sessioni di lavoro, insieme a Revelli e Ginsborg ci sono Freccero, Rinaldini, Viale, Musacchio, Baranes e Rovelli. Impegnati ad analizzare cosa è accaduto con le elezioni; quali siano, o meglio restino, le prioritàperusciredalla crisi (democrazia, Europa, debito e lavoro); e quali e quanti passi dovranno essere fatti per arrivare alla nascita di quel "soggetto politico nuovo" che fin dall'inizio è stato l obiettivo di Alba. Due gli interrogativi. Il primo sull'effettiva esistenza di uno spazio politico fra Pd-Sel da una parte e il M5S dall'altra. Il netto insuccessodi RivoluzioneCivile, ideadel Pd rischia di discriminare la stragrande maggioranza dei «precari» con reddito Isee «non superiore» a 6880 euro all anno. In più accorcia la durata della «sperimentazione» da tre a due anni e mezzo, dal 2013 al E impone un concetto di «workfare» simile a quello di Grillo: se il disoccupato non accetta un lavoro, lo Stato gli nega il sussidio da 500 euro al mese. I beneficiati da questa legge rischiano di non essere più di 400 mila. Su entrambe le proposte incombe ilmodello della legge tedesca Hartz IV, dal nome del dirigente della Volkswagen che si cimentò in una riforma punitiva del Welfare con la socialdemocrazia di Schroeder. In questo caso, chi rifiuta un offerta di lavoro riceve una sanzione di 100 euro per tre mesi, un secondo rifiuto altri 100 euro, il terzo comporta la sospensione. Sotto i 25 anni basta un solo rtiufiuto per perdere il sussidio per tre mesi. Questa riforma ha prodotto in Germania un esercito di disoccupati ricattati dallo Stato. Proprio quello che invece vogliono evitare i promotori della proposta di legge popolare. Per loro il reddito deve essere percepito fino al miglioramento della condizione lavorativa della persona, compresi i migranti (presenza non contemplata da Grillo né dal Pd). Dev essere determinato secondo le linee europee della congruità, proporzionato sulle competenze professionali e il livello di studio, non ha limiti di tempo ed esclude il ricatto di accettare un lavoro di livello inferiore a quello precedente. Si tratta di 600 euro al mese, 7200 all anno, per 8 miliardi all anno, come indicato da San Precario che lo definisce «reddito di base incondizionato». Questa misura non è rivolta solo ai disoccupati, ma anche a chi lavora sottopagato, ad intermittenza o al nero. Il reddito non è un ammortizzatore, né un elemosina, ma una tutela universale per i lavoratori. a cui Alba non aveva aderito, non preoccupa: «Era un'esperienza figlia di vecchi schemi che eravamo stati fra i primi a criticare osserva sul punto Bagni al tempo stesso pensiamo che Pd e Sel siano in qualche modo figli di questa Europa. Di una lettura della crisi che continua a collocare l'italia nella dimensione del liberismo temperato». Quanto ai 5 Stelle, le differenze riguardano il modello di democrazia e di azione politica: «Per loro la società è diventata un unicum indistinto. Secondo noi invece nella società restano, e anzi si sono accentuate, le divisioni, i conflitti sempre più Tra i relatori Ginsborg, Freccero, Rinaldini, Viale, Musacchio, Baranes e Rovelli aspri». Il secondo punto di domanda si lega nel campo della sinistra. In contemporanea all'appuntamento di Alba, sempre a Firenze si svolge il "Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale", organizzato all'università (via Santa Reparata 65) da realtà come Attac e re:common, per una campagna di sensibilizzazione per la riconversione pubblica della Cassa depositi e prestiti. «Solo una casualità rispondono da Alba - coincidenti ma non contrapposti». A Bologna invece Rifondazione affronta in seminario (via Indipendenza 69) il tema del M5S con Roberto Biorcio e altri studiosi. Ma ha inviato una lettera ad Alba. Osservando che «la riflessione di Firenze affronta nodi non rinviabili per chiunque voglia dare una risposta di sinistra», e aprendo le porte a una ricerca comune. LE MOTIVAZIONI Caso Abu Omar, «il segreto di Stato compete al premier» ROMA S ulla base di quanto previsto dall attuale legislazione spetta al presidente del consiglio l apposizione, l opposizione e la conferma del segreto di stato. Un potere che deve essere esercitato sotto il controllo del parlamento ma che al premier è garantito anche dalle «norme costituzionali che ne definiscono le attribuzioni». E quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il 26 marzo scorso la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal governo Monti nei confronti della Corte di Cassazione e della Corte d appello di Milano per il caso Abu Omar, l ex imam di Milano rapito dalla Cia nel E nello spiegare il perché del via libera al ricorso, la Consulta riconosce anche come tutte le parti in causa siano poteri dello Stato. Per il momento quello espresso dai giudici costituzionali è solo un parere tecnico, limitato all accettazione o meno dell istanza presentata dal governo Monti il cui merito verrà discusso nei prossimi mesi. Ilgiudiziofinale, hagarantito ieri il presidente della Consulta Franco Gallo, non verrà condizionato dalla decisione presa nei giorni scorsi dal Quirinale di concedere la grazia a uno dei responsabili del sequestro dell ex imam, il colonnello della Nato Joseph Romano. «La grazia è un atto che rientra tra i poteri del presidente della Repubblica», ha ricordato Gallo. «Noi dobbiamo valutare se il segreto di Stato è stato rispettato o meno». Quello in discussione è il quarto conflitto sollevato da un esecutivo dal 2007 a oggi, mentre altri due sono stati sollevati dai magistrati. Ma in discussione non c è solo una questione tecnica. Alla Consulta il governo Monti chiede infatti di annullare la decisione concui, il 19settembre del2012, lacassazione annullò il proscioglimento degli 007 italiani coinvolti nel sequestro - l ex capo del Sismi Niccolò Pollari, il suo numero due Marco Mancini e altri tre agenti - ritenendo troppo estesa l applicazione del segreto di Stato e ordinando un nuovo processo di appello. Per l esecutivo con quella sentenza la Cassazione avrebbe leso un potere, quellodiapplicare omenoilsegreto di stato, che spetta invece all esecutivo. Allo stesso tempo il governo contesta alla Corte d appello di Milano la decisione di ammettere tra gliatti delnuovoprocedimentoalcuni verbali degli interrogatori resi dagli imputati durante le indagini preliminariedi nonaver consultato il governo sull'apposizione del segreto di stato. Nelfrattempo, proprio grazie alladecisionedella Cassazione, l appello bis si è concluso con la condanna di tutti gli imputati: 10 anni a Pollari, 9 a Mancini e 6 anni ciascuno ai tre agenti. Un eventuale decisione da parte della Corte costituzionale a favore delle motivazioni portate dal governo potrebbequindinon restaresenzaconseguenze, fino al punto di ipotizzare un possibile annullamento della sentenza di condanna dei vertici del Sismi. red. int.

5 SABATO 13 APRILE 2013 il manifesto pagina 5 UNA SCORIA ITALIANA Varianti al progetto e false certificazioni per la truffa della riqualificazione dell area Adriana Pollice NAPOLI U na struttura trasversale, che va dalla società di trasformazione urbana Bagnolifutura spa al dirigente del ministero dell Ambiente Gianfranco Mascazzini, passando per i dipartimenti che si occupano del settore di comune e provincia, all Arpac, fino alle società che in appalto (De Vizia Transfer) e in subappalto hanno certificato il falso. L ex area industriale di Coroglio è uno dei tanti disastri ambientali italiani. Com è stato possibile? Con le varianti al progetto di bonifica: attraverso questo strumento, ad esempio, si è potuto evitare di smaltire 800mila metri cubi di rifiuti, come si legge nel decreto di sequestro disposto giovedì dalla procura di Napoli. Con le false certificazioni, invece, si è autorizzato il mantenimento in sito dei rifiuti inquinati, riutilizzati per il consolidamento del costone ai piedi della collina di Posillipo, ma anche per lo strato superficiale di terreno. Bisognava fare in fretta per mettere i suoli sul mercato, obiettivo mai riuscito. Con grande cinismo, la variante al Piano di bonifica del 2008 ne aveva degradato l obiettivo da uso residenziale a commerciale per diversi lotti, persino di quella parte del Parco dello Sport nella quale ricadono le aree gioco per i bambini: aiuole e prato non vengono più risanate come prescritto per una zona residenziale. A cose fatte arrivano i dubbi, così il dirigente del servizio ambiente del comune di Napoli, Giuseppe Pulli, suggerisce nel 2010 di mettere le barriere, dopo la certificazione di avvenuta bonifica. Sabatino Santangelo (vicensindaco e presidente della Mauro Ravarino SALUGGIA (VERCELLI) G li allarmi vanno e vengono, pure l attenzione mediatica, chi rimane è, invece, il problema delle scorie di cui Saluggia non si libera. In questo paese della pianura vercellese sulla sponda della Dora Baltea, in una zona assolutamente inidonea, giace l 85% deirifiutiradioattivi italiani, anche i più pericolosi, quelli in forma liquida. Dalla scorsa estate la capogruppo d opposizione, Paola Olivero (Pd), chiede attenzione per una delle due vasche a cielo aperto Wp719. Cosa con- Bagnolifutura fino al 2006) invia una nota alla Stu: «Realizzare delle barriere non valicabili delle aree verdi in modo da evitare deltuttoilcontatto dermico con il suolo che, dall analisi di rischio a suo tempo effettuata, è l unico veicolo di possibile migrazione dei residui degli inquinanti una volta (??!!) presenti nell area». A rendere tutto possibile, secondo i pm, Mascazzini: per far apparire normale l attività di controllo e vigilanza del ministero, convoca frequentemente conferenze dei servizi e richiede pareri tecnici mai però verifiche tecniche sul sito. Nel 2008 arriva un accelerazione legata ai tempi VERCELLI In paese l 85% delle scorie Saluggia prigioniera dei rifiuti radioattivi tiene? Dovrebbe raccogliere le acque generalmente poco contaminate, «ma indagini confermate dal ministero dello Sviluppo Economico descrivono una radioattività anomala e la presenza del radionuclide Americio-241, non poco pericoloso». Qual è lo stato della vasca? «È satura, in funzione da 50 anni; si trova a pochi metri dai pozzi dell Acquedotto del Monferrato». Ora, nel corsodi un informativa inviata alla Prefettura, la Sogin (la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari) ha comunicato che «nel corso di lavori preparatori per la copertura delle vasche di stoccaggio dell impianto Eurex è stata riscontrata, alla profondità di circa 50 cm, unalimitata contaminazione del terreno circostante». La Sogin tranquillizza: «Nessuna conseguenza per ambiente e popolazione». Rassicurazione che non tranquillizzano: «Continuano a costruire il deposito D2 e si preparano a fare il D3, ma non riescono nemmeno a dirci le condizioni della vasca, si dimostrano inaffidabili. Sembra - accusa Olivero - che conti più il cemento che le procedure di sicurezza. Dovrebbero fermare i cantieri». Anche Gian Piero Godio, Legambiente, storico antinuclearista, lamenta una situazione fuoricontrollo: «Hanno attesoaintervenire nei confronti dei problemi della vasca, dove, tra l altro, non doveva esserci un elemento radioattivo come l Americio». Non è la prima volta che negli impianti di Saluggia si verifica una perdita, a metà del decennio scorso fu scoperto un rilascio di acqua contaminata dall intercapedine della piscina dell impianto Eurex. I parlamentari di Sel, Fabio Lavagno e Loredana De Petris, si sono rivolti al ministro dell Ambiente: «Intervenga nei confronti di Sogin affinchévengano resi pubblici i dati completi e certificati sulla situazione della vasca di stoccaggio Wp719 e avvii un urgente monitoraggio». Intanto, dovrebbero partire a breve i lavori del Cemex, l impianto di cementazione di soluzioni liquide radioattive. L unica buona notizia. L AREA SEQUSTRATA DELL EX ITALSIDER DI BAGNOLI/FOTO CONTROLUCE BAGNOLI Le colpe di Bagnolifutura e dei funzionari pubblici La banda delle finte bonifiche industriali per incassare i Por e allora vengono approvate le «Linee guida ai fini del rilascio della certificazione di avvenuta bonifica», un modo per velocizzare le procedure e arrivare alla certificazione di avvenuta bonifica da parte della provincia. Si decide anche l eliminazione dei controlli post bonifica (obbligatorio in base alla legge 10/98). Obbediente l Arpac si limita ad effettuare soltanto una verifica documentale altimetrica. La procura ha mandato campioni al laboratorio Chelab di Treviso, Theolab di Torino e Maxxam in Canada: è risultato l aumento dell inquinamento, prima a macchia di leopardo adesso spalmato su tutta l area, addirittura lo strato di terreno superficiale è ancora più inquinato dei terreni sottostanti. Ma che il suolo fosse contaminato lo sapevano anche i tecnici della provincia, soprattutto da composti organici (Idorcarburi policiclici aromatici e Pcb, entrambi cancerogeni), ma secondo l Analisi di Rischio prodotta dalla Bagnolifutura (effettuata dall Università di Milano) era tutto regolare, solo che i dati forniti all università arrivavano dalla Centro campano tecnologia e ambiente: 52% regione, 24% Arpac, 24% Bagnolifutura, la società consortile si è occupata dal 2004 di rilasciava certificati falsi, in contrasto con le procedure indicate dall Istituto superiore della sanità. Ad esempio, 780 analisi fatte nell arco di un anno hanno dato sempre valore zero rispetto alla misurazione delle fibre aerodisperse in relazione al cantiere ex Eternit. Fasulla pure la barriera idraulica di emungimento che avrebbe dovuto impedire alla colmata di continuare a inquinare, così gli Ipa e i Pcb finiscono in mare. Il professor Benedetto De Vivo, consulente della procura, nel 2011 aveva coordinato una ricerca per il dipartimento Scienze della terra della Federico II: nei sedimenti marini del livello superficiale, stante il valore di riferimento per la salute degli Ipa di 0,2 e dei Pcb di 4, a Bagnoli i primi erano , i secondi Elena Caruso A due settimane dalla manifestazione nazionale No Muos (il 30 marzo a Niscemi), i siciliani tornano a difendere il territorio da scelte politiche che considerano scellerate e si mobilitano per l'evento «OccupyIsland», in programma oggi dalle 11 alle 17, per difendere l'isola delle Correnti dall'invasione del turismo selvaggio. L'isola, situata nel comune di Portopalo di Capopassero (Siracusa), è una delle tante che sorgono in questa zona: tra le altre, c'è il più famoso «Isolotto Brancati», a Marzamemi, di proprietà della famiglia dello scrittore Vitaliano Brancati, autore de Il Bell'Antonio. L'Isola delle Correnti, invece, deve il suo nome alla posizione unica che la rende fulcro del gioco dei venti (ideale per chi pratica surf) e incrocio di mari, il Canale di Sicilia e il Mar Jonio. Insieme alla spiaggia adiacente, quest'isolotto di 10 mila metri quadrati è un vero paradiso naturale che attrae affezionati turisti da tutto il mondo. Punta estrema dell'europa, più a sud di Tunisi, questa «terra di mezzo» è un sito dichiarato di interesse comunitario, oggi minacciato dalla costruzione di uno stabilimento balneare di 1000 metri quadrati. A mobilitarsi contro questa decisione che rischia di compromettere «l'equilibrio dell'ecosistema delle dune», secondo quanto riportato in un documento di Legambiente Pachino consultabile sul sito legambiente. info stati gli stessi frequentatori di lungo corso di NAPOLI Bassolino attacca De Magistris NAPOLI «V anno bene le critiche costruttive, ma diciamo no a quella piccola fetta di popolazione, che però si fa sentire, che vuole la morte della città per metterci le mani sopra». Sullo sfondo il mare del Molosiglio, il sindaco di Napoli ieri era in uno dei circoli velici di Napoli per la presentazione alla stampa della tappa partenopea dell America s Cup ma lo stato d animo non è quello euforico adatto ai grandi eventi. Lo strascico di polemiche per la serrata dei commercianti, l inchiesta sulla bonifica di Bagnoli che riporta l area ovest all anno zero, persino lo sfondo scenografico delle regate, quest anno ferito dal crollo di palazzo Guevara di Bovino alla Riviera di Chiaia, raccontano di un momento di crisi grave. Del resto nelle stesse ore della presentazione, davanti la sede del comunestazionavanoi disoccupati, alcuni sono saliti sul tetto di Palazzo San Giacomo per poi scenderne senza conseguenze. Luigi De Magistris riprova con la mozione dei sentimenti: «L obiettivo dei cittadini dovrebbe essere quello di contribuire a una città migliore. Avere un atteggiamento disfattista nei confronti di un evento che Venezia ha fatto di tutto per strapparci, ci deve far riflettere su quanto noi napoletani dovremmo essere orgogliosi di sentirci napoletani». Ma di questi tempi è difficile fare breccia e incassa una replica brusca dall ex governatore Antonio Bassolino: «La crisi di Napoli diventa sempre più grave e perfino drammatica. Riesce De Magistris a cambiare il suo egocentrismo, il suo modo di essere e di fare, la sua visione della politica e dei rapporti con gli altri? Dice ancora una volta di voler fare nuovi assessori. Ma il problema principale è il modo di governare delsindaco». Sul tavoloci sonoduedifferenti ordini di problemi. Da un lato l agibilità dell amministrazione ridotta al lumicino se non arriva l anticipo del fondo salva-comuni. Questo significa che i progetti sull area est e ovest e su Scampia restano al palo, così come l impiantistica per il piano rifiuti senza inceneritore e gli investimenti sul trasporto pubblico, fermi nelle sabbie mobili del governo. Poi c è il tema degli equilibri politici: il fallimento di Rivoluzione civile e l implosione dell Idv lasciano il sindaco senza sponde, il dialogo con Pd e Sel per ora è in una fase di reciproco studio, l allargamento della giunta a tecnici d area avverrà se si troverà una piattaforma condivisa. a. po. Sicilia /OGGI MOBILITAZIONE SULLA SPIAGGIA DI PORTOPALO Una catena umana per salvare dal cemento l Isola delle correnti questaspiaggia dorata, cheda tuttaitalia e Europasi sonosi sonoorganizzatiin reteperdifenderel'isola, costituendosi nell' «Associazione Isola delle Correnti», che ha una fanpage su Facebook e un indirizzo OccupyIsland Sono già migliaia le adesioni alla campagna in difesa dell isolotto siciliano dove è in progetto la realizzazione di uno stabilimento balneare Turistipiù rispettosi, che di solito si accontentano di un semplice telo mare appoggiato sulla sabbia, o di una tenda, senza sdraio, ombrelloni, e chioschi bar. Già da settimane circola in rete una petizione online che ha raccolto più di 8 mila adesioni, tra cui quella del popolare cantautore siciliano Roy Paci. Dal mondo politico, il sostegno di Giancarlo Cancelleri deputatoregionalee capogruppo del Movimento 5 Stelle Sicilia, che in un intervento in aula ha chiesto chiarimenti sulla regolarità delle autorizzazioni dello stabilimento che sarebbero prive del Pudm (Piano utilizzo del demanio marittimo) e ha espresso preoccupazione per il rischio di una «devastazione ambientale». Massimo Malerba, tra gli organizzatori di «OccupyIsland», spiega così la scelta del nome: «Abbiamo voluto ricollegarcialmovimento internazionaleoccupya difesa dei beni comuni, che non devono essere privatizzati. Vogliamo formare simbolicamente una catena con cui occupare coi nostri corpi questi luoghi che vogliamo difendere». La «Catena umana per salvare l'isola delle Correnti» si svolgerà nei pressi del baracchino in legno già costruito e situato a pochi metri dall'acqua. ILVA Chiusura sì o no, Taranto si spacca sul referendum Gianmario Leone TARANTO I l giorno dopo l investitura, il nuovo ad dell Ilva Spa, Enrico Bondi, è sceso a Taranto per varcare i cancelli del più grande siderurgico d Europa. Ha visitato l area a caldo dove sorgono gli impianti inquinanti interessati dalle prescrizioni dell Autorizzazione integrata ambientale: altiforni, cokerie, agglomerato e parchi minerari. A presentarlo a quadri e dirigenti, è stato il presidente Ferrante. Parlando ai presenti, Bondi ha definito l Aia un punto di partenza, azzardando come l intento della proprietà sia quello di fare «ancora meglio». E ribadendo l impegno perla salvaguardia dell occupazione. Bondi ha definito l incarico affidatogli «un avventura nella quale credo molto». Concludendo con un vecchio slogan dell Ilva: «Dobbiamo impegnarci tutti a fare sempre meglio sul piano della qualità, della sicurezza e dell ambiente». E che si sia entrati in una nuova era, lo testimonia anche quanto dichiarato da Ferrante sull imminente separazione dell Ilva Spa dal gruppo Riva Fire: «A breve cambierà il logo dellostabilimentoe spariràla scritta Riva Fire». Intanto la procura ha rigettato l istanza presentata mercoledì dai legali Ilva, nella quale si chiedeva il dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati, presentata poche ore dopo il pronunciamento della Consulta che martedì ha sancito la costituzionalità della legge 231/2012, la cosiddetta «salva Ilva». Due i motivi della bocciatura: primo, la sentenza non è stata depositata perché finora la Corte ha emesso un semplice comunicato stampa. Secondo, l istanza va inoltrata alla gip Patrizia Todisco, in quanto era stata la giudice ad avere sospeso il giudiziosullavicenda inattesa della decisione della Consulta, oltre ad aver presentato ricorso sulla legittimità costituzionale della legge. Intanto, da Roma, arrivano le parole del presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, che nella conferenza stampa tenuta a Palazzo della Consulta, in merito alla pronuncia sulla legittimità delle norme varate da governo e Parlamento, ha dichiarato che «siamo convinti che l infondatezza completa era la risposta da dare alle questioni sollevate dai magistrati di Taranto. Nelle motivazioni vedrete come abbiamo affrontato la questione». Domani, invece, è il giorno del referendum consultivo sull Ilva. Promosso nel 2007 dal comitato Taranto Futura, passato dalle forche caudine del Tardi Lecce (dopo i ricorsi di Ilva, Confindustria, Cgil e Cisl), salvato dal Consiglio di Stato, osteggiato dal Comune (il sindaco ha protratto a lungo l iter burocratico), la consultazione referendaria arriva nel momento più caldo della vicenda Ilva, dividendo ancorauna volta la città. Dei 5quesiti originari, i tarantini nelle schede ne troveranno 2 (dichiararsi favorevoli o contrari alla chiusura della sola area a caldo o quella totale dello stabilimento). Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno confermato il no. I partiti si sono divisi tra chi invita a disertare le urne (Pd), chi lascia libertà di voto (Pdl), chi propone scheda bianca (Prc), chi propende solo per la chiusura dell area a caldo (Sel). Spaccatura anche nel mondo dell agricoltura (no da Coldiretti, sì da Confragricoltura), scetticismo e indecisione tra comitati cittadini e ambientalisti. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo di Taranto.

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