per i giovani STORIA, ECONOMIA, POLITICA, VALORI La cultura dello sport Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi Il Parlamento europeo

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1 Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro panorama per i giovani Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo 74 - Roma - Quadrimestrale - POSTA TARGET CREATIVE Aut. n. S/SA0188/2008 valida dal 01/07/ anno XLVI - n. 3 - settembre-dicembre 2013 SPORT E IMPRESA Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi EUROPA Il Parlamento europeo INTERVISTA Gianfranco Dell Alba sull Unione europea STORIA, ECONOMIA, POLITICA, VALORI La cultura dello sport

2 Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Eccellenza in formazione. Collegio Universitario Lamaro Pozzani Un Collegio universitario che è più di una residenza: è un idea di futuro. Dal 1971 supporta i giovani più meritevoli preparandoli a posizioni di alta responsailità nel mondo delle aziende, delle istituzioni, della ricerca e dell insegnamento. Formazione, impegno, amore per il sapere, sono i valori che da sempre guidano il Collegio. I borsisti ospitati in totale gratuità, circa 70, hanno libero accesso a tutti i servizi (sale informatica, palestra, campi sportivi). Il calendario delle attività prevede corsi interni a fre- quenza obbligatoria (economia, diritto, lingue straniere, informatica, tematiche attinenti i singoli corsi di laurea e la loro connessione con il mondo del lavoro) e un fitto programma di iniziative collaterali: stage linguistici e professionali, viaggi di studio all estero, esperienze dirette in campo editoriale e redazionale, e ancora seminari e gruppi di studio, incontri con personalità del mondo politico, imprenditoriale e della cultura. Scopri di più su Eccellenza per passione.

3 Sommario panorama per i giovani n. 3, settembre-dicembre 2013 Un numero dedicato allo sport, ai suoi valori e ai suoi significati (Foto: istockphoto. com/lammeyer). 3. Editoriale di Stefano Semplici La cultura dello sport 4. Dal culto dello sport alla cultura sportiva Lo sport è una sfida contro le proprie debolezze, un modo per aumentare la propria determinazione e superare i propri limiti. di Vito Cormaci 8. L agonismo nel gioco Le Olimpiadi nel mondo antico. di Benedetta Muccioli 11. Patrimonio immateriale dell umanità Lo sport visto dall Unesco. di Davide Di Gioia 12. L Italia dello sport e lo sport per l Italia Le organizzazioni sportive in Italia. di Gabriella Marcucci 14. Sport e affari. Chi investe e perché Una breve analisi economica di un settore che sta diventanto poco attraente per gli investitori tradizionali, ma accoglie nuovi protagonisti. di Giulio Tanzarella 16. Lo sport nelle scuole Lo sport è una componente fondamentale nell educazione dei giovani. di Erik Hörmann 18. Fattori dello sport. Chi fa e chi guarda Il ruolo e l impatto dello sport nelle nostre società. di Alessia Zibecchi 20. Sport e salute. Un binomio indissolubile Ognuno dovrebbe fare almeno 30 minuti di attività sportiva al giorno. Perché? di Francesca Pianca 22. Quando lo sport è truccato Una riflessione sul doping e sul suo impatto sociale di Gianmarco Lugli 25. Tra momenti di gloria e tragedie del secolo breve Le Olimpiadi e lo sport hanno attraversato la storia contemporanea. di Vittorio Barberio 28. Il peso politico del medagliere Dalla Guerra fredda ai giorni nostri, le vittorie sportive sono state anche uno strumento politico. di Edoardo Giardina 30. Donne e sport: un rapporto difficile Molte battaglie, ma soprattuto molti successi. di Francesca Rabino 32. Lo sport come percorso di virtù Quali soni i valori alla base dello sport? di Chiara Ciullo L intervista 35. Sport, valori, impresa Intervista con il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. a cura di Davide Brambilla Primo Piano 38. Una molteplicità di sistemi elettorali Come viene eletto il Parlamento europeo. di Francesco Saldi 40. Eterogeneità delle famiglie politiche in Casa Europa I principali partiti politici dell Unione. di Giorgia Padua 42. Il Parlamento europeo: il principio democratico del sistema Ue Una lunga strada che ha portato a una maggiore democraticità. di Serena Berenato 46. Intervista a Gianfranco Dell Alba A colloquio con chi ha conosciuto l Unione europea come tecnico e come politico. a cura di Chiara Tonin Dal Collegio 48. Inaugurazione dell Anno accademico La cerimonia presso il Collegio. di Francesca Parlati PANORAMA PER I GIOVANI Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro - Roma Anno XLVI - n. 3 - settembre-dicembre 2013 Direttore responsabile Mario Sarcinelli Direttore editoriale Stefano Semplici Segretario di redazione Piero Polidoro Redazione: Serena Berenato, Davide Brambilla, Fabrizio Core, Selene Favuzzi, Livio Ghilardi, Gianmarco Lugli, Carlotta Orlando, Francesca Parlati, Gabriele Rosana, Donato Andrea Sambugaro, Viviana Spotorno. Direzione: presso il Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo Roma, tel fax Internet: Agli autori spetta la responsabilità degli articoli, alla direzione l orientamento scientifico e culturale della Rivista. Né gli uni, né l altra impegnano la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Autorizzazione: Tribunale di Roma n del 9/3/1968. Stampa: Arti Grafiche Boccia Spa Via Tiberio Claudio Felice, Salerno Finito di stampare: gennaio Potete leggere tutti gli articoli della rivista sul sito: Autorizzazione edizione on-line: Tribunale di Roma n. 361/2008 del 13/10/2008. Scriveteci Per commenti o per contattare gli autori degli articoli, potete inviare una all indirizzo:

4 INTEGRAZIONE INDUSTRIA SCIENZA INTERVISTE Bucciarelli, Gentili, Morcellini, Masini ep Pescia a CONFRONTI ONTI L istruzione superiore nei i paesi i europei e eincina DATI, DUBBI E DIBATTITI SUL SUL 3+2 IMMIGRAZIONE IGRA pano ra ma per i giovani Interviste a Marcella Lucidi e Alfredo Mantovano t La storia a dell Iri i raccontata contata da Antonio ozurzolo Dai misteri i t i d della matematica t tica...alla..all apent pentola t l a pressione i La città di tutti Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro panorama per i giovani Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo 74 - Roma - Quadrimestrale - Tariffa R.O.C.: Poste italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N 46) art. 1 comma 1, DCB Modena - anno XLII - n. 3 - settembre-dicembre 2009 AMBIENTE ECONOMIA Il mercato elettrico in Italia ECOLOGIA Cosa fare per consumare meno MARCONI L inventore imprenditore Energia da risparmiare panorama per i giovani La riforma riforma i universitaria i Sul sito del Collegio Universitario Lamaro Pozzani puoi leggere e scaricare tutti i numeri e gli articoli di Panorama per i giovani

5 Editoriale Lo sport è diventato uno dei pilastri dell industria dell intrattenimento, con tutti i rischi che ciò comporta. Nick Saban è l allenatore della squadra di football (americano) dell Università dell Alabama. Guadagna 5,6 milioni di dollari l anno (al cambio attuale oltre 4 milioni di euro) e ha appena raggiunto un accordo per prolungare il suo contratto. Sono state così messe a tacere le voci, preoccupanti per i tifosi, di un suo possibile trasferimento in Texas. Il tutto, secondo quanto riportato dai giornali nel mese di dicembre, con un ritocco dell ingaggio di circa un milione e mezzo di dollari. Non si tratta di una cifra inusitata e non solo guardando a quel che accade nel paese più ricco del mondo. Le stelle delle discipline più popolari negli Stati Uniti guadagnano molto, molto di più e lo stesso vale per almeno alcuni dei più celebrati campioni del calcio europeo. Restando agli allenatori, il contratto che lo ha riportato al Chelsea frutterà a José Mourinho, lo Special One della categoria, quasi 50 milioni di euro in quattro anni. Intorno alle società di calcio si muovono d altronde risorse finanziarie imponenti. I costi operativi iscritti a bilancio dalla Juventus, la squadra campione d Italia, sono pari ad oltre 227 milioni di euro. Il fatturato del Real Madrid supera addirittura il mezzo miliardo. Il caso di Nick Saban e dei colleghi che lo seguono nella graduatoria degli universitari più pagati conserva però una sua provocatoria esemplarità, proprio perché mette direttamente a confronto il valore che il mercato riconosce a chi coltiva i talenti che corrono e si azzuffano su un prato verde e a chi si occupa invece di preparare gli studiosi, gli specialisti e i professionisti dotati delle competenze più sofisticate. Non ci sono, neppure negli Stati Uniti, presidi di Facoltà di Medicina o Presidenti di Università della Ivy League che possano sperare di avvicinare queste cifre (anche se molti superano abbondantemente la soglia del milione di dollari). Non lo ricordo per alimentare la polemica irrimediabilmente perdente contro una società votata al primato della prestanza fisica e alla deformazione della libertà e spensieratezza del momento ludico nell effimero che distoglie dall impegno per le cose serie della vita e conduce infine all intorpidimento dello spirito. E non mi vergogno di aver gioito quando, per due volte nella mia vita, ho visto il capitano della nostra nazionale alzare la Coppa del Mondo. Lo ricordo per sottolineare come sia oggi semplicemente impossibile indugiare sui contenuti della passione sportiva o anche sui benefici dello sport amatoriale senza considerare la dimensione sociale ed economica che il fenomeno ha assunto da poco più di un secolo a questa parte. Le riflessioni raccolte in questo numero della rivista non nascono dunque dal cinico disincanto di chi considera antiquati come i mutandoni indossati dai protagonisti gli ideali di Chariots of fire, il film di Hugh Hudson, premiato con quattro premi Oscar, che racconta, in parte romanzandoli, la storia della nazionale britannica di atletica leggera ai Giochi di Parigi del 1924 e i successi dei suoi due eroi: Harold Abrahams e Eric Liddel. Ha certo ancora senso parlare dei valori dello sport e della sua funzione in vista di una educazione armonica dell individuo, nella quale integrare gli elementi della sana competizione, della lealtà e, nel caso dei giochi di squadra, dell abitudine a lavorare con e talvolta per gli altri. Lo sport è però diventato molto di più. È uno dei pilastri dell industria dell intrattenimento e come tale motore di ricchezza e occupazione. Con tutti i rischi che ciò inevitabilmente comporta, perché quando crescono i volumi degli interessi in gioco e le promesse di fama e successo è inevitabile che cresca anche la tentazione di scorciatoie illecite. Lo sport fa parte, in quanto praticato e non semplicemente guardato, del calendario delle attività settimanali di un numero crescente di persone e ha contribuito in questo modo a migliorare il livello di conoscenza e di cura del proprio corpo. Può diventare, in situazioni di particolare disagio, uno strumento di emancipazione e di riscatto. Ha imposto si pensi alle Paralimpiadi un radicale ripensamento del rapporto con le diverse abilità, valorizzandone la pari dignità proprio attraverso l esperienza della sfida. In questo lungo percorso, intessuto di glorie ma anche di contraddizioni e tradimenti, possiamo probabilmente dire che qualcosa si è perso e una responsabilità si è allargata. Jim Thorpe fu uno dei primi grandi protagonisti delle Olimpiadi moderne. Statunitense di origini indiane, egli sbaragliò la concorrenza e vinse la medaglia d oro nel pentathlon e nel decathlon ai Giochi di Stoccolma del 1912, ma venne squalificato per aver ricevuto dei compensi per la sua attività sportiva e non aver dunque rispettato l ideale decoubertiniano del puro dilettantismo. Solo nel 1983, molti anni dopo la sua morte, i titoli gli vennero restituiti. Non c è spazio per la nostalgia di questa purezza: lo sport agonistico ad alti livelli è un vero e proprio lavoro e come tale deve essere trattato. Proprio per questo, tuttavia, si aprono lo spazio e la responsabilità per una politica dello sport a tutto tondo. Giovanni Malagò, da poco meno di un anno Presidente del Coni, aveva annunciato nel suo programma l obiettivo di consolidare il ruolo dell Italia nel G10 dello sport mondiale, ma anche quello di rafforzare la lotta contro doping e scommesse illegali, riaffermare l importanza della pratica sportiva per tutti e puntare forte su volontariato, associazionismo e impiantistica sportiva. Lo sport per tutti, in questa prospettiva, diventa la buona pratica sportiva come interesse di tutti. Stefano Semplici panorama per i giovani 3

6 Nuovi protagonisti

7 La cultura dello sport Foto: istockphoto.com/vm Dal culto dello sport alla cultura sportiva When we talk about sport, we also have to take into account the word disport, that is entertainment. Anyway, sport represents not only a challenge with one own s weaknesses, but also a way to increase one s determination in overcoming personal limits. According to this idea, sport should be protected by athletes and by institutions so as to ensure a right and loyal competition. di Vito Cormaci Mens sana in corpore sano, questo il paradigma dell uomo saggio nell antichità. Un uomo, quello greco, che pensava la paidèia, l educazione delle nuove generazioni, come un affiancarsi e, per certi versi, un completarsi del saggio esercizio della mente e di un sano esercizio fisico e ginnico, che favorisse il benessere del corpo e, soprattutto, il benessere della polis. Non è un mistero che quello che oggi chiamiamo sport, riprendendo il termine inglese disport (e l antico francese desport), da cui divertimento, svago (inteso anche come evasione dalle grigia mura della quotidianità ), sia nato, già nell antichità, con l accezione di prova fisica per le membra e, in un secondo tempo, di intrattenimento. Testimonianze di tal genere si ritrovano già nei primissimi testi che la letteratura ci offre e, in particolare, nei testi omerici, con riferimento alle gesta di condottieri impavidi, connotati da una bellezza non solo statica, ma anche dinamica, quasi come se la bellezza del loro fisico prestante corresse su un binario parallelo a quello della bellezza del loro ingegno. Ancora, negli affreschi datati a partire dal 1700 a.c. nel Palazzo di Cnosso, si sono potute rinvenire scene riguardanti le celebri taurocatapsi, spettacoli durante i quali i sacerdoti del luogo, sfruttando la velocità del toro e aggrappandosi alle sue corna, eseguivano salti in aria, che culminavano facilmente in vere e proprie tragedie quando i protagonisti non erano adeguatamente allenati e capaci di equilibrare la propria spinta con la furia del toro imbizzarrito. Lo sport vero, con un accezione che ricorda quella moderna, nasce solo con l esordio e il pieno sviluppo della civiltà greca. Nel 776 a.c. vengono inaugurati dal Re Ifito i primi giochi Olimpici, strutturati intorno a competizioni che, come il pentathlon, dovevano secondo la mentalità corrente testare le virtù fisiche dell uomo, mettendo a dura prova la sua resistenza e la sua forza. Il vincitore era osannato come eroe del mondo greco, successore del Divo Ercole, che si riteneva fosse stato il fondatore di tali pratiche sportive, derivanti dalle sue leggendarie dodici fatiche. Il termine greco che designava lo sport era peraltro quello di agòn ( gara, lotta ), termine che rappresenta da una parte lo spirito competitivo di tali giochi e, dall altra, il notevole ruolo che essi ricoprivano all interno dell assetto sociale del tempo. I giochi olimpici sono il primo, grande esempio di sport che la storia ricordi, non tanto per le pratiche sportive in sé quanto per lo spirito agonistico che in essi era insito. Come si è arrivati allora dal classico spirito competitivo di matrice greca alla I giochi olimpici sono il primo grande esempio di sport, soprattutto per lo spirito agonistico che in essi era insito. concezione di sport inteso come intrattenimento della collettività? L agòn greco non corrisponde al ludus latino, che dello sport greco riprese in panorama per i giovani 5 Foto: UN Photo/Jullien

8 La cultura dello sport particolare le violente lotte del pancrazio e del pugilato, di cui si rendevano protagonisti gli schiavi di guerra, costretti inoltre a tragiche e sanguinarie lotte con belve di ogni tipo solo per intrattenere il pubblico, come ci testimonia lo stesso Seneca in una delle sue più celebri epistole, la settima. Gli spettatori si divertivano ad osservare pratiche estreme, talora addirittura fatali per coloro che erano coinvolti e questo spirito si prolunga nei tornei cavallereschi di stampo medioevale, organizzati come prova di forza tra Sarà solo in epoca moderna che si svilupperà un vero e proprio culto dello sport, destinato ad estendersi alle masse. cavalieri fedeli al re e, allo stesso tempo, come intrattenimento per le dame e la corte tutta. Sarà solo in epoca moderna, tuttavia, che si svilupperà un vero e proprio culto dello sport, destinato a estendersi alle grandi masse e a diventare una vera e propria cultura. In questo lungo percorso vale la pena di soffermarsi, fra i tanti, su tre nomi: Vittorino Da Feltre, Thomas Arnold e, ovviamente, Pierre de Coubertin. Vittorino da Feltre è, per molti versi, un precursore della vera e propria pedagogia sportiva: fondando la celebre Ca Gioiosa, egli accolse con sé molti giovani (tra cui Carlo Gonzaga) e li educò, secondo il modello aristotelico, allo studio della grammatica e delle scienze fondamentali, integrandolo con le arti ginniche e la preghiera, pensate tutte come indispensabili per la formazione di un uomo maturo e sapiente. Lo stesso modo di pensare animava Thomas Arnold, che nell Inghilterra del XVIII secolo fu rettore del Collegio Rugby, dove si dedicò all insegnamento della pratica sportiva, non trascurandone i fondamenti teorici e cercando di formare i suoi studenti sia dal punto di vista del sano agonismo inter pares sia dal punto di vista del miglioramento fisico e dell irrobustimento del corpo. Arnold venne omaggiato con l appellativo di filosofo dello sport da Pierre De Coubertin, il cui nome è indissolubilmente legato alla rinascita della tradizione olimpica. Dopo alcune difficoltà iniziali, il suo progetto di educazione sportiva decollò e nel 1896 Atene ospitò i primi Giochi dell era moderna, i cui simboli sono ormai noti a tutti: il giuramento, i cinque cerchi, la fiaccola. In onore di De Coubertin, è assegnata ancora oggi agli atleti che si segnalano per grande sportività la Medaglia del vero Spirito Sportivo, che è uno dei riconoscimenti più ambiti. Lo sport, però, nell ottica di De Coubertin, aveva un ruolo ancora più grande: esso doveva assurgere a mezzo di educazione e di ammaestramento della società. L importante non è vincere, ma partecipare : allo sport veniva attribuita una fondamentale dimensione etica, orientata ad abituare i giovani, nel fiore della prestanza fisica, a riconoscere i limiti del corpo e il valore della tenacia dello spirito, Foto: istockphoto.com (stefanschurr; william87) 6 n. 3, settembre-dicembre 2013

9 La cultura dello sport In queste pagine: lo sport è agonismo, competizione, ma anche spirito di uguaglianza e collaborazione. connotati che un uomo doveva conservare anche nelle pratiche di vita quotidiana. Comincia a nascere così una vera e propria filosofia sportiva, basata sull idea che lo sport sia simbolo di uguaglianza e di equità. Fare sport non significa in primo luogo vincere o competere con altri campioni nella propria specialità, quanto competere con se stessi, con le convenzioni sociali, con i propri limiti. È questa, in fondo, la premessa anche dei giochi Paraolimpici, nei quali atleti con diversi tipi di disabilità si misurano con gli altri puntando a vincere come accade in ogni competizione, ma al tempo stesso mettendosi alla prova e dimostrando che lo sport può essere un catalizzatore di uguaglianza e rispetto in un mondo che resta profondamente segnato da pratiche e culture di rifiuto e discriminazione. Con questa filosofia dello sport nascono tanti altri bisogni ed esigenze, che contribuiscono a fare di questo aspetto della nostra vita uno degli elementi più in vista dell odierno panorama sociale. La medicina dello sport è uno di questi. Essa nasce propriamente con l avvento della cultura sportiva e comprende, oltre ai medici veri e propri, anche dietologi, fisioterapisti e ortopedici. È la salute il vero punto di contatto tra la medicina e lo sport, inteso come un attività che giova al fisico e che, proprio per questo, cammina di pari passo con una sana e corretta alimentazione e valorizza tutte le norme di una vita equilibrata e sana. Con la medicina nasce anche una vera e propria economia dello sport, che si calcola rappresenti oggi circa il 10% dell economia del tempo libero. Si pensi soltanto ai diritti televisivi pagati per trasmettere in tutto il mondo eventi come le Olimpiadi, i Mondiali di calcio o la Champions League, così come a tutte le infrastrutture nate per le più disparate specialità sportive, cominciando dalle semplici palestre nelle scuole fino agli stadi che sono diventati punti di riferimento del paesaggio urbano e, in qualche caso, vere e proprie attrazioni turistiche. E si potrebbe continuare citando tutte le federazioni, i comitati e le associazioni nati non solo in Italia per l organizzazione e la tutela dello sport (come il Coni, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, o la Figc, Federazione Italiana Giuoco del Calcio), che, direttamente o indirettamente, hanno prodotto posti di lavoro e un business ambito e redditizio. La parte del leone, anche a livello internazionale (con la significativa eccezione degli Stati Uniti), la fa certamente il calcio, che proprio per questo è stato e rimane esposto ad un maggiore rischio di pratiche di corruzione e di scandali che ben poco hanno a che vedere con la sana pratica sportiva. È sempre il calcio ad offrire alcuni degli esempi più tragici di una visione degenerata dello sport, che è diventato in troppi casi il pretesto per atti di violenza che hanno seminato morte e terrore fra i tifosi e fra le stesse forze dell ordine. Ricordiamo la strage dell Heysel, ma anche Filippo Raciti, il poliziotto morto nel corso dei disordini causati da gruppi di ultras in occasione del derby Catania - Palermo del 2007 e poi insignito della Medaglia d oro al Valor Civile. Le misure prese per contrastare questi fenomeni sembrano non essere mai sufficienti e sollecitano l opinione pubblica a non abbassare la guardia. L articolo 2, comma 4 dello Statuto del Coni assegna al Comitato proprio il compito di dettare principi contro l esclusione, le diseguaglianze, il razzismo e la xenofobia e di assumere e promuovere le opportune iniziative contro ogni forma di violenza e discriminazione nello sport. Si tratta, come è evidente, di un impegno di ampio respiro, che coinvolge e orienta la funzione sociale dello sport. Le indicazioni, anche a livello europeo, non mancano. Il Libro Bianco sullo sport della Commissione europea, per esempio, evidenzia la valenza formativa della pratica sportiva, il suo ruolo fondamentale nell integrazione sociale e la conseguente necessità di promuoverla in tutti gli Stati Membri. Anche l art. 124 del Trattato di Lisbona rappresenta in questa prospettiva un tentativo di riportare lo sport dalla sua dimensione economica ad una dimensione ricreativa e per questo più vicina a quella originaria. Lo sport è una delle sfaccettature di un complesso prisma sociale. Fra tante Carte e Statuti, di norma circoscritti ai Nasce anche una filosofia sportiva, basata sull idea che lo sport sia simbolo di eguaglianza ed equità. rispettivi settori, non sarebbe forse improprio auspicare una Carta universale, capace di unire e far rispettare da una parte lo spirito competitivo e agonistico e dall altra il giusto livello di intrattenimento e di coinvolgimento emotivo degli spettatori. panorama per i giovani 7

10 La cultura dello sport Foto: istockphoro/oversnap L agonismo nel gioco Le Olimpiadi nel mondo antico How everything began. The Olympic Games in the ancient Greece: a tradition that has lasted one thousand years. di Benedetta Muccioli Nell Atene del VI secolo Solone emise specifici regolamenti per il funzionamento delle palestre e dei ginnasi. L umanità sarebbe felice se, come ai tempi dell antica Grecia, nel mezzo di una guerra, gli eserciti nemici interrompessero per un momento le loro battaglie, per celebrare e onorare i Giochi Olimpici. Così si espresse Pierre de Coubertin nel 1936, nel suo discorso radiofonico su I fondamenti filosofici del moderno spirito olimpico. Ma perché pensare alle Olimpiadi in un momento tanto critico come una guerra? La risposta si può trovare facendo un salto indietro nel tempo di molti secoli e considerando la millenaria storia della città di Olimpia. Come ogni fatto importante le Olimpiadi si fanno discendere da diversi miti, come per esempio quello di Pelope che, sconfitto Enomao nella corsa, si macchia di tradimento e tenta la riconciliazione con Zeus attraverso dei giochi; il mito prosegue con la sua morte e con la celebrazione di essa attraverso alcune competizioni. Un altra leggenda vuole che sia Eracle il fondatore dei giochi, per rendere grazie agli dei dopo aver ucciso Augia, re dell Elide. Sul piano più propriamente storico ci illumina Pausania, che racconta che gli agoni nascono da un accordo politico tra due re che volevano rendere Olimpia un territorio neutrale. La data ufficiale dell inizio dei giochi è individuata in ogni caso nel 776 a.c. La prima competizione vide contrapposti due corridori, uno di Pisa e l altro di Elide e la vittoria la ottenne Koribos, rappresentante dell Elide. Nel 720 spiccano numerosi vincitori spartani e i giochi assumono il loro carattere democratico, riservando all aristocrazia solo la corsa dei carri e dei cavalli. Alle competizioni si assisteva a un massiccio afflusso di coloni, che a poco a poco superarono in eccellenza la madrepatria. Il primo vincitore tra loro fu un certo Onomastos di Smirne, nel pugilato: tutto ciò contribuiva ad alimentare uno spirito panellenico, che le poleis greche, frammentate e autonome, conoscevano poco. Molti secoli dopo addirittura un barbaro si fregiò della corona d alloro nel pugilato: Varazdate, proveniente dall Armenia. Ma la cosa più importante era che le Olimpiadi segnavano una tregua (ekecherìa), che si credeva essere una disposizione divina dettata dall oracolo di Delfi ed era annunciata dai messaggeri di pace, rigorosamente scelti tra le famiglie aristocratiche: ce ne parlano Pausania che descrive il disco di Ifito recante l iscrizione commemorativa del patto tra i re di Spar- 8 n. 3, settembre-dicembre 2013

11 La cultura dello sport A destra: la celebre statua dell Auriga, conservata nel Museo archeologico di Delfi. Nella pagina precedente: il tempio di Era ad Olimpia, dove viene accesa la fiamma olimpica. ta e dell Elide e Isocrate, che spera in un alleanza tra le varie città. È vero che a volte la tregua non veniva rispettata e si verificavano degli episodi bellicosi, ma le sanzioni erano in questo caso molto dure. La più dura da accettare per una città era vedere il suo nome eliminato dalle gare, come accadde a Sparta quando nel 420 invase Firco e Lepeo: i lacedemoni tentarono di protestare e contestarono la condanna, ma non osarono usare la forza nei confronti dei giudici. Un altro vantaggio della tregua era la garanzia del diritto di asilo a tutti quelli che si fossero recati ad Olimpia, così che anche nei momenti di peggiore ostilità gli atleti e coloro che li accompagnavano godevano dell immunità nell attraversare territori pericolosi. Le Olimpiadi si svolgevano ogni quattro anni, in un periodo compreso tra i mesi di Apollonio e Partenio, che coincideva con la piena estate, portando il vantaggio di giornate estremamente lunghe e lo svantaggio di un sole cocente che spesso costava la vita agli atleti meno resistenti. Per poter partecipare si doveva essere in possesso di alcuni requisiti di identificazione fondamentali: gli atleti dovevano essere di pura discendenza greca, di condizione libera e figli di greci liberi, regolarmente iscritti alle liste civiche della città natale e non toccati da condanne penali. Per quanto riguardava la preparazione fisica, i concorrenti venivano sottoposti ad allenamenti intensivi per verificare che le loro caratteristiche fossero adatte a sostenere certi livelli di sforzo e in questa fase ci si poteva anche ritirare, cosa assolutamente vietata dopo l inizio dei giochi. Se ciò accadeva erano previste delle punizioni particolarmente severe, che andavano dall espulsione dai giochi a sanzioni pecuniarie fino a vere e proprie punizioni corporali. Nei primi tempi le gare consistevano in un unica competizione, lo stadion, ma, aggiuntesi nuove gare, la durata dei giochi passò a due giornate e poi a tre. Alla fine si stabilizzò a cinque giorni: il primo era dedicato alle tre corse; il secondo al pentathlon; il terzo alla lotta, al pugilato e al pancrazio; il quarto alle prove per i giovani; il quinto alle gare ippiche e alla corsa con le armi. Lucio Emilio Paolo ci parla del giuramento che gli atleti dovevano prestare prima dell inizio delle gare, dichiarando di essere in possesso dei requisiti fisici richiesti e di gareggiare nel pieno rispetto delle regole. La premiazione era forse il momento più suggestivo: il capo dei vincitori veniva cinto di alloro e veniva individuato l atleta eponimo, colui che aveva meritato più di tutti e che otteneva il privilegio di caratterizzare con il suo nome l olimpiade. I giochi venivano diretti da due diversi tipi di giudici: gli ellanodikài erano stimati per la loro autorevolezza e per la limpidezza della loro condotta e si ha notizia di una sola loro trasgressione, quando Nerone volle spostare la data dei giochi e si aggiudicò indebitamente svariati successi (ma questa edizione venne in seguito annullata); il secondo organismo era la boulè, il Gran Consiglio, che si occupava delle regole da applicare, degli appelli contro il parere dei giudici e di questioni amministrative e il cui mandato scadeva al termine dell Olimpiade, pur essendo consentita la rielezione. Le gare olimpiche erano molto diverse tra loro: lo stadion, la gara più antica e consuetudine religiosa nelle feste dedicate a Zeus, era la corsa su una distanza di 600 piedi e si dice fosse nata per conquistare l onore di accendere la fiaccola per il dio, usanza che rimane nei tempi moderni nell accensione del braciere olimpico nella cerimonia di apertura dei giochi. Filostrato definisce così l andatura dei corridori: Muovono le braccia e le gambe in un movimento alternato con le braccia per la velocità, quasi sollevati dal terreno dal movimento delle mani. Il dìaulos era la corsa sui 1200 piedi, all incirca il doppio dello stadion. Un cenno a parte merita il diòlichos, una corsa di resistenza su una distanza da 7 a 24 stadi, che ha come esempio più celebre Fidippide che perse la vita dopo aver percorso l intera distanza tra Maratona e Atene per comunicare la notizia della vittoria sui persiani; da ciò si origina la moderna maratona, su una distanza di 42 chilometri. La lotta aveva una tradizione molto antica e veniva considerata come un esercizio più di astuzia che di forza dato che il lottatore era sconfitto se toccava la sabbia con la spalla o con il fianco. Nel pentathlon, gara introdotta nel periodo di massima potenza di Sparta, erano presenti cinque discipline diverse: tre leggere corsa, salto in lungo e lancio del giavellotto e due pesanti, cioè lancio del disco e lotta. Il pugilato, con Apollo come simbolo, era invece la Secondo lo storico Erodoto durante la tregua olimpica era stata interrotta anche la battaglia delle Termopili. dimostrazione della pura forza bruta, non conosceva intervalli intermedi e in base alla forma dei guantoni si caratterizzavano dei periodi. Le gare ippiche erano di Foto: istockphoro/panoskarapanagiotis panorama per i giovani 9

12 La cultura dello sport Foto: istockphoto.com/marcovarro vario stile, dalle quadrighe ai cavalli montati e infine alle bighe. Il pancrazio era la somma di tutte le scorrettezze e le irregolarità che si verificavano durante la lotta e consisteva nell infliggere seri danni fisici all avversario fino alla sua completa resa. La corsa con le armi era la gara più estenuante e si correva su una distanza di 2 o 4 stadi: si svolgeva al termine delle altre competizioni ed era riservata a classi privilegiate di atleti. In un primo momento i giochi non avevano distinzione tra giovani e adulti e solo a partire dal 632 a.c. ai giovani venne consentito di gareggiare Roma non amava lo spirito agonistico greco e le uniche competizioni disputate erano i Ludi Maximi. esclusivamente nelle gare di corsa e di lotta. Il pancrazio venne prima inserito e successivamente eliminato, per il suo carattere troppo crudele. La vittoria dei giovani era ritenta di buon auspicio per la polis di appartenenza. Le Olimpiadi scompaiono nel 393 d.c. a seguito dell editto di Costantino- poli emanato da Teodosio su consiglio del vescovo Ambrogio, ma già nell epoca del loro massimo fulgore i giochi conobbero critiche e proprio a causa del troppo onore riconosciuto agli atleti, che ad Atene erano esentati dal pagare le tasse, a Sparta godevano del diritto di sedere accanto al re nelle cerimonie pubbliche e a Messene avevano gli stessi diritti dei cittadini, anche se non lo erano. Di tutti i mali che affliggono la Grecia, nessuno è peggiore degli atleti, così si esprime Euripide nella commedia perduta Autolycos, esempio della censura che con il passare del tempo stava colpendo gli atleti a causa appunto della smisurata celebrazione. Socrate afferma che il troppo esercizio fisico può danneggiare gravemente lo sviluppo armonico del corpo e anche Platone, pur riconoscendo l importanza della ginnastica, asseriva che gli atleti erano sul ciglio della brutalità e si stavano indebolendo nel fisico e nell intelletto. Lisia, nell orazione Olumpiakòs, difese gli ideali olimpici di fronte ad alcuni episodi Sopra: il Circo Massimo, a Roma. di corruzione. Il decadimento fu favorito anche dalla conquista romana e nell 80 a.c si verificò un episodio unico, quando Silla decise di spostare le gare a Roma. L Urbe, in ogni caso, non amava lo spirito agonistico greco e le uniche competizioni disputate erano i Ludi Maximi, che avevano come protagonisti le fasce più basse della popolazione e come obiettivo principale quello di divertire gli spettatori. Nasce così la professione di atleta: non si partecipa più per rendere onore alla propria città ma solo per vantaggio sociale ed economico personale. Nonostante ciò la storia di Olimpia rimane una delle più importanti e significative testimonianze della grandezza mai tramontata dell antica Grecia, che non manca mai di insegnare ai moderni che la vita non è nulla senza agonismo e competizione, intesi come incentivo al miglioramento della società. L esempio dello spirito panellenico ci offre poi un compito ancora più difficile: la nascita e la promozione di uno spirito di fratellanza mondiale. 10 n. 3, settembre-dicembre 2013

13 La cultura dello sport Patrimonio immateriale dell umanità Unesco has always believed in sport as an instrument to maintain peace, defeat racism and violence and encourage development, especially in the poorest countries. di Davide Di Gioia L Unesco, l Organizzazione delle Nazioni Unite per l educazione, la scienza e la cultura, considera lo sport e l etica dello sport come una significativa chiave di lettura delle trasformazioni sociali in atto e come una opportunità per rafforzare l impegno per la pace e per sconfiggere le tentazioni sempre risorgenti di razzismo, violenza, discriminazione. Per questo i molti progetti che ha sviluppato in questi anni rappresentano un esempio di rilievo delle potenzialità che la pratica sportiva può oggi dispiegare a livello globale. Si pensi soltanto al documento Empowering Sopra: la sede centrale dell Unesco a Parigi. Girls and Women through Physical Education and Sport, che analizza le differenze di partecipazione alle attività sportive da parte delle ragazze, soprattutto nelle nazioni in via di sviluppo, soffermandosi sui problemi che ciò comporta e sulle possibili soluzioni per contribuire anche per questa via alla causa dell uguaglianza tra i sessi. Numerose sono state in particolare le iniziative legate alla lotta al razzismo: gare di beneficenza sono state disputate tra le squadre di calcio del Malmö e del Barcellona; il Vålarenga Football Club di Oslo organizza annualmente tornei tra giovani di età compresa tra i dieci e i tredici anni per favorire il dialogo multiculturale; in Sudafrica sono stati costruiti skateboard parks e campi di calcio che ospitano diverse competizioni e favoriscono in questo modo l integrazione tra le diverse comunità, soprattutto nella capitale. Il coinvolgimento dei più giovani è ritenuto fondamentale, poiché è solo grazie all educazione alla tolleranza e al rispetto reciproco sin dalla più tenera età che si potrà costruire un futuro davvero libero dalla piaga della discriminazione. Altra tematica cara all Unesco è l integrità all interno dello sport, a qualsiasi livello, ma soprattutto tra i professionisti. Per questo sono stati firmati alcuni accordi come quello con l Icss, International centre for sport security, per la lotta al match-fixing e alla corruzione, che porterà alla creazione di un sistema di controllo nazionale e internazionale per combattere la manipolazione delle gare. Si tratta di una problematica cruciale e difficilmente affrontabile dai singoli stati, poiché solitamente decentrata in paesi con controlli meno ferrei. Fondamentali sono anche i documenti e le iniziative contro il doping, a partire dalla Convenzione Internazionale contro il Doping nello Sport, che fornisce un quadro di riferimento generale all interno del quale i singoli Stati possono operare. L obiettivo è certo quello di garantire controlli più severi nei confronti degli atleti, ma anche regole più rigide e uno scambio internazionale di informazioni per fermare il traffico di sostanze illegali. Sono stati inoltre stanziati più di 600,000 dollari per ventisette progetti anti-doping. Lo sport è L Unesco crede nello sport come strumento per mantenere la pace, sconfiggere il razzismo e la violenza. davvero una sfida insieme educativa, culturale ed etica. panorama per i giovani 11

14 La cultura dello sport A sinistra: tifosi italiani. A destra: una veduta dello Stadio Olimpico di Roma. Foto: istockphoto/giorgiomagini L Italia dello sport e lo sport per l Italia Le istituzioni e i valori sportivi While defining the process of personal growth and improvement, it is important to consider the relationships that occur among individuals: sport is one of the most effective ways of sharing feelings and ideas. di Gabriella Marcucci Sono qui per lavorare, per favorire un salto importante nel rapporto tra sport e Governo. [ ] Il paese sta scoprendo tardi l importanza dello sport nella sua accezione più ampia e parlo anche di valori su cui costruire una crescita educativa e non solo fisica [ ] Lo sport è portatore di valori positivi, deve trasmettere il rispetto delle regole, del merito. Il discorso del La correttezza: un valore fondamentale, perché il primo fine dello sport è la formazione dell individuo nella società. Presidente del Consiglio Enrico Letta in occasione del 229 Consiglio Nazionale del Coni, presieduto dal Presidente Giovanni Malagò, sottolinea l estrema importanza dell attività sportiva all interno del più ampio contesto sociale e formativo, nonché la necessità di consolidare i rapporti fra l apparato statale e l insieme delle organizzazioni sportive. Questi rapporti, per quanto riguarda l Italia, furono particolarmente rinsaldati nella seconda metà del XIX secolo: già nel 1878, infatti, il ministro della Pubblica Istruzione De Sanctis propose la legge sull insegnamento obbligatorio della ginnastica in tutte le scuole del regno, con l obiettivo di incoraggiare ordine, disciplina, precisione e concisione di comando, obbedienza pronta e piena. All attività ginnica, fin dall unità d Italia, si affida non tanto un intento ludico, quanto una finalità nazionalista con articolazione spiccatamente militarista: I ragazzi vengono condotti, già nella più tenera età, col pretesto della educazione fisica, nella palestra dove vien loro iniettato, a stilla a stilla, il veleno irredentista (S. Pivato, Ginnastica e Risorgimento. Alle origini del rapporto sport/nazionalismo). Nel corso degli anni, la concezione dello sport come mezzo di propaganda politica viene sostenuta anche dal movimento socialista, che lo intende come fattore di produzione di una nuova socialità da contrapporre a quella degli apparati istituzionali dello Stato, nonché dal regime fascista, che esalta la forza fisica come una sorta di correlato oggettivo del rilievo internazionale dell intero paese. Ciononostante, lo sport non limita la propria influenza alla sfera politica: sebbene esso rimanga sostanzialmente patrimonio delle classi agiate fino agli anni della Prima Guerra Mondiale, da questa data in poi, grazie all operato delle società sportive, esso ha iniziato ad assolvere una funzione di vera e propria spinta alla modernizzazione e all avanzamento socio-culturale. Date la complessità e la ricchezza del panorama sportivo, è possibile individuare una gerarchia precisa delle svariate organizzazioni presenti a livello nazionale. Il principale Ente pubblico di riferimento è il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni), che si occupa principalmente dell organizzazione e del potenziamento dello sport nazionale, della cui pratica è impegnato a sostenere la massima diffusione. Fondato il 9 e 10 giugno del 1914 a Roma, riconosce circa società sportive per un totale di 11 milioni di tesserati (Fonte Istat e Censis). Gli organi attraverso cui esso opera sono molteplici: l Alta Corte di Giustizia Sportiva, la quale assolve una funzione giudicante e consultiva in accordo con le disposizioni del Codice della stessa; il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, incaricato di assicurare il corretto e pronto svolgimento delle procedure arbitrali secondo quanto stabilito nel Codice di riferimento e nel rispetto del valore del fair play; il Tribunale Nazionale Antidoping, avente il ruolo di perseguire le eventuali violazioni della normativa vigente sulle sostanze dopanti. Dal punto di vista più strettamente amministrativo, il Coni si appoggia a due organi, che sono il Consiglio Nazionale e la Giunta Nazionale. Il corrispettivo organo nel campo dei giochi paraolimpici è denominato Cip (Comitato Italiano Pa- 12 n. 3, settembre-dicembre 2013

15 Foto: istockphoto.com/emya ralimpico), opera in stretta collaborazione con il Coni e si occupa di tutelare il diritto di partecipazione all attività sportiva in condizioni di piena uguaglianza, riconoscendo oltre 40 entità sportive. L esistenza e la centralità di un tale Ente sottolinea il risvolto sociale dello Sport, vero e proprio veicolo di valori fondamentali quali la solidarietà, l equità, il rispetto delle pari opportunità ed il coraggio, nonché la straordinaria forza d animo di quanti cercano di combattere per difendere la propria passione, superando ogni ostacolo fisico e sostenuti dalla comprensione ed ammirazione di coloro che condividono la loro stessa passione. Le sigle delle maggiori Federazioni Sportive che fanno riferimento al Coni sono a tutti note: si pensi alla Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio), alla Fip (Federazione Italiana Pallacanestro) o alla Fipav (Federazione Italiana Pallavolo). Fra le suddette federazioni la Figc è probabilmente la più rilevante: fondata nel 1898 a Torino sotto il nome di Federazione Italiana del Football (Fif), essa dirige l attività della Nazionale e supervisiona i campionati professionistici quali la Lega di Serie A, la Lega di Serie B e la Lega Pro, nonché quelli a carattere dilettantistico sia a livello regionale che a livello interregionale. Avente sede a Roma, è presieduta da Giancarlo Abete, eletto al suo primo mandato il 2 aprile I principali organi di cui essa dispone sono: la Corte di Giustizia Federale, la Commissione di Garanzia della Giustizia Sportiva, la Procura Federale, la Commissione Tesseramenti e la Commissione Vertenze Economiche. La presenza di molteplici Enti orientati alla difesa della correttezza sportiva non può che confermare la tesi secondo la quale il fine primo dello Sport è la formazione dell individuo all interno della società. È la tesi sostenuta nell intervento dell attuale Presidente del Consiglio che ho citato all inizio: il fair play al quale tanto si inneggia all interno delle competizioni sportive è una chiara trasposizione dei principi basilari sui quali poggia formalmente il nostro Ordinamento, vale a dire giustizia, uguaglianza e solidarietà. Un invito allo Sport, un invito alla Vita, un invito alla Democrazia. Cio e Fifa: l internazionalizzazione dello Sport Nel panorama internazionale dello Sport, le due istituzioni più importanti sono il Cio (dal francese Comité Internationale Olympique, Comitato Olimpico Internazionale) e la Fifa (dal francese Fédération Internationale de Football Association, Federazione Internazionale del Calcio). Il Cio è un organizzazione non governativa fondata nel 1894 dal barone francese Pierre de Coubertin allo scopo di ricreare l ambiente dei giochi olimpici dell antica Grecia: la nascita del Cio, atto culminante di un congresso tenutosi presso la Sorbonne, doveva contribuire a promuovere l attività sportiva come veicolo di «pace e comprensione tra i popoli». Avente sede a Losanna, in Svizzera, il Cio è attualmente presieduto dal tedesco Thomas Bach ed è considerato il massimo organismo sportivo mondiale (vi aderiscono ben 205 comitati olimpici, nonché 67 federazioni): la sua funzione principale è quella di supervisionare l organizzazione dei Giochi Olimpici. In virtù del suo ruolo, il Cio vanta i diritti sui cinque cerchi, l inno e la bandiera olimpici. In Italia, esso opera attraverso il Coni. La Fifa conta oggi ben 209 associazioni affiliate. Fondata a Zurigo e regolamentata dalla Legislazione svizzera, essa si compone di un Congresso, un Comitato Esecutivo (assistito da altri comitati) e un Segretariato Generale. Lo scopo dell organizzazione è chiaramente formulato sul sito ufficiale: Develop the game, touch the world, build a better future, vale a dire Sviluppare il gioco, toccare il mondo, costruire un futuro migliore. Un futuro ispirato ai valori della cooperazione e della pace, proprio come auspicato dal padre delle Olimpiadi moderne. panorama per i giovani 13

16 Sport e affari Chi investe e perché High-level football guarantees various sources of earnings: however, a large part of top-clubs in Europe is facing financial difficulties. A short analysis of a business-area that is gradually becoming less attractive for traditional investors. The climb of Asian tycoons at the ownership of clubs has been changing well-established hierarchies: opportunities and dangers that derive from Oriental investments in football. di Giulio Tanzarella Mondo degli affari e mondo dello sport: si possono immaginare due realtà così distanti? Da un lato i ritmi ossessivi e la fredda razionalità dell uomo utilitarista; dall altro, un rifugio dalla frenesia del quotidiano, fatto di placide domeniche dedicate al più inutile e appassionante degli svaghi. Eppure, questi due mondi possono coincidere: la parola-chiave è competizione. In questa sede ci limitiamo a esaminare le principali caratteristiche economiche del settore calcistico, perché è quello a noi più vicino e che sta vivendo una rivoluzione senza precedenti riguardo alla figura dell investitore. La primaria fonte di guadagno per un grande club è costituita dai diritti televisivi, che quest anno ammontano a 865 milioni. La spartizione fra le venti società di Serie A avviene secondo vari criteri: in primo luogo, sono favorite le squadre con più sostenitori; poi, a seguire, le squadre di città con più abitanti, quelle che hanno conseguito risultati migliori nelle ultime stagioni e i club storici. Tutti questi criteri sono cumulativi e, come era prevedibile, le società che hanno usufruito maggiormente di Sopra: il Camp Nou, stadio del Barcellona, una delle squadre più amate del mondo. Nella pagina seguente: il museo della Juventus, nel nuovo stadio di proprietà della società. tali contributi sono Juventus (95 milioni), Milan e Inter (80 milioni ciascuna). Le squadre che partecipano a competizioni europee percepiscono ulteriori Diritti Tv e premi-prestazione concessi dall Uefa per i risultati positivi nelle partite di Champions e Europa League. Nella fase a gironi di Champions, ciascuna squadra incassa un milione per ogni vittoria e 500mila euro per ogni pareggio; i guadagni diventano sempre maggiori man mano che si arriva agli ottavi, ai quarti e alle semifinali, fino ad arrivare alla finale in cui la seconda classificata incassa 6,5 milioni mentre la vincitrice conquista 10,5 milioni. Il Bayern Monaco, vincitore della scorsa Champions League, ha incassato 55 milioni solo in premi-prestazione. Naturalmente le società continuano a fare grande affidamento anche sui ricavi ottenuti dai biglietti di ingresso allo stadio, sebbene quella che un tempo era l unica fonte di guadagno per un club rivesta oggi un ruolo piuttosto marginale per l economia societaria: gli incassi di un anno di partite coprono solo il 12% del fattura- Foto: istockphoto.com (johny007pan; miqu77) 14 n. 3, settembre-dicembre 2013

17 La cultura dello sport to della Serie A. Non bisogna dimenticare che quasi tutti gli stadi sono di proprietà comunale e ciò comporta una notevole dispersione degli incassi, poiché le società usufruiscono di concessioni a titolo oneroso. Attualmente, l unica squadra di Serie A che gioca in uno stadio di proprietà è la Juventus, che sta compensando gli ingenti investimenti sostenuti con un aumento degli incassi da gara del 330% in un anno. Altra fonte di ricavi per le grandi società calcistiche sono gli sponsor: Adidas, per esempio, verserà alla Juventus 190 milioni in sei anni per vestire i calciatori bianconeri a partire dalla stagione , mentre l Inter ha rinnovato per altri 11 anni il contratto con la Nike garantendosi un introito, seppur dilazionato, di 200 milioni. A ciò va aggiunto il ricavato degli sponsor minori e della vendita di gadget (magliette, sciarpe, cappelli etc.). Infine, un aspetto marcatamente economico che accomuna la gestione di una società calcistica a una qualsiasi società d affari è quello della compravendita. Le plusvalenze sulle operazioni di mercato sono un chiaro indice dello stato di salute di una squadra, perché testimoniano la lungimiranza di una gestione che valorizza giocatori giovani e semisconosciuti, rendendoli top players da vendere al miglior offerente. In questo genere di attività l Udinese è maestra: basti pensare a Sanchez, pagato un milione e mezzo e ceduto al Barcellona per 37,5 milioni. Abbiamo esaminato le principali fonti di guadagno di un club calcistico e ci siamo imbattuti in cifre da capogiro. Eppure, quasi tutte le società sportive sono in perdita. Nella Serie A, stando ai bilanci 2012, solo Udinese e Catania sono in attivo (+9 e +4 milioni); la squadra col passivo più grave è l Inter (-77 milioni). Le ragioni che spiegano la netta predominanza di bilanci in rosso sono ben note: ingaggi esorbitanti, campagne acquisti faraoniche, spese per attrezzature, trasferte. Esaminati i pro e i contro degli investimenti calcistici, possiamo concentrarci sulla figura dell investitore. Tradizionalmente le squadre di Serie A sono guidate da esponenti di spicco della classe imprenditoriale italiana: le famiglie Agnelli, Moratti, Berlusconi, Della Valle non hanno certo bisogno di presentazioni. Oltre a loro, tanti altri grandi imprenditori hanno associato il loro marchio a una squadra importante, su tutti FilmAuro (Napoli), Giochi Preziosi (Genoa), Cairo Editore (Torino), Emmezeta (Palermo). Tali investimenti spesso prescindono dal fattore meramente economico e trovano giustificazione nel fattore emotivo. Negli ultimi tempi il calcio europeo sta però vivendo una radicale trasformazione dal punto di vista della dirigenza societaria: l irruzione dei petrodollari minaccia di stravolgere in pochissimi anni le gerarchie calcistiche consolidatesi in decenni. Nel 2012 lo sceicco Nasser Al Khelaifi ha sborsato senza batter ciglio 200 milioni per rinforzare il Paris Saint-Germain, ma resta imbattibile l emiro Mansur bin Zayd Al Nahyan, che in quattro anni di presidenza del Manchester City ha speso oltre un miliardo di sterline (sterline!) per il club inglese. Questo significa che le altre società perdono potere contrattuale nelle trattative per giocatori superstar e cercano di adeguarsi come possono: il Barcellona, per esempio, ha rinunciato al marchio no-profit Unicef per farsi sponsorizzare, dietro lauto compenso, dalla Qatar Airways nella stagione Inoltre, sono in mano agli sceicchi anche le squadre del Malaga e dell Anzhi. Si può discutere a lungo sul perché questa categoria di straricchi si sia fiondata su un business così lontano dalla tradizione culturale dei paesi mediorientali. È difficile credere che chi spende milioni come fossero noccioline punti a un ritorno economico. È più facile pensare che si tratti di un capriccio da nababbo, magari di una folle gara tra sceicchi rivali. Resta il dubbio che il valore concreto di una squadra vada oltre il costo sostenuto per allestirla e che la potenzialità da album di figurine non sia pienamente esprimibile tramite le sinergie dei meccanismi di gioco. Soprattutto, tra i tifosi serpeggia il timore che l attaccamento alla squadra delle new entries orientali sia piuttosto volubile: quando il magnate si sarà stancato, lascerà un buco spaventoso nei bilanci societari, non più drogati da un patrimonio che sfiora l illimitato. Con lieve ritardo, anche nel calcio italiano si stanno affacciando investitori stranieri con conti in banca a nove zeri. La prima squadra acquistata da stranieri è stata la Roma, ceduta nel 2011 dalla famiglia Sensi a una cordata americana. Lo scorso novembre, inoltre, la presidenza dell Inter è passata all indonesiano Erik Thohir, detentore del 70% del pacchetto azionario, mentre il restante 30% rimane alla famiglia Moratti. Thohir, principale editore dell Indonesia, proprietario di reti televisive e socio di diverse squadre di basket e calcio nei vari continenti, ha dichiarato massima serietà e impegno per il bene della società nerazzurra. L auspicio degli interisti è che possa rinforzare la squadra riportandola ai fasti di qualche anno fa, purché ciò avvenga attraverso una gestione lungimirante che aiuti a risanare le casse societarie. In generale, l auspicio per ogni società che vive un passaggio di proprietà è che il nuovo arrivato alla guida del club rispetti la passione di migliaia di tifosi che ogni settimana soffrono e gioiscono per la propria squadra. Perché il calcio è molto più di un gioco ed è molto più di un affare. panorama per i giovani 15

18 La Studiare salute nel all estero mondo Lo sport nelle scuole Europe has a serious problem: Europeans seem to be in general less fit than they were in the past. Research shows that this is especially the case for the Mediterranean countries; what can be done to improve the situation? Even though the importance of schools in this field has never been undervalued, the results are not satisfying. Looking at other European countries, statistics show that we should change direction, focusing not only on how much sport, but also on the necessity that children embrace new sports and activities. di Erik Hörmann La voglia di sport nei ragazzi è stimolata dalla qualità e dalla diversificazione dell insegnamento. Che gli italiani siano un popolo di pigri è una sentenza che sta tristemente perdendo lo status di luogo comune per trasformarsi in allarmante realtà, consolidata dalle impietose classifiche europee, che vedono il Bel Paese al terzultimo posto per percentuale di persone che svolgono attività fisica almeno una volta alla settimana, seguito solo da Portogallo e Grecia. Non è solo una questione di benessere fisico: l attività sportiva codificata aiuta nel processo educativo, perché sviluppa la consapevolezza del rispetto delle regole; inoltre gli sport di squadra stimolano il senso di appartenenza ad un gruppo e sviluppano le soft skills (abilità relazionali), mentre gli sport individuali permettono all atleta di conoscere se stesso e il proprio corpo e di acquisire consapevolezza dei propri limiti e delle proprie capacità. Per tutti questi motivi Giovanni Corsello, presidente della società italiana di pediatria insiste sulla necessità di partire dalla promozione sportiva nella fascia di età pre-adolescenziale, intendendo questo impegno come un investimento per la salute delle generazioni future (Ansa, Pediatri, poco sport per bimbi italiani, tra più sedentari Ue, 8 novembre 2013); il luogo naturale in cui ciò può avvenire più efficacemente e capillarmente è la scuola e segnatamente quella primaria. Come emerge dal Rapporto Eurydice della Commissione Europea, l urgenza non è stata compresa o, quantomeno, non è ancora stata implementata un adeguata strategia nel sistema scolastico: è previsto un monte ore raccomandato di ore di insegnamento per l educazione fisica solo a partire dalle scuole secondarie. Sebbene il periodo precedente sia ben più importante perché coincidente con la fase di massimo Foto: istockphoto.com/brown n. 3, settembre-dicembre 2013

19 La cultura dello sport A destra e nella pagina precedente: sport nelle scuole. sviluppo psico-motorio dei giovani, manca per esso un criterio preciso e questo importante parametro viene liquidato con la generica dicitura di orario flessibile. Il sistema migliore è, in questo caso, quello francese: oltralpe sono raccomandate più di cento ore annue di educazione fisica in ciascuno dei cinque anni della scuola primaria. Nonostante questa lodevole iniziativa, la Francia ci supera di una sola posizione nel panorama europeo; sembrerebbe quindi che questa politica incentrata sulla quantità non paghi come fattore motivante verso uno stile di vita più sano. Un nuovo, vincente approccio giunge dai paesi scandinavi, dove la percentuale di persone dedite ad una qualche forma di sport con cadenza almeno settimanale raggiunge picchi del 70%, laddove la media europea si ferma a poco più della metà di tale valore. Le scuole godono di notevole libertà riguardo al numero di ore annue da dedicare all attività sportiva pur venendo raccomandato un monte ore complessivo da effettuarsi nel corso degli anni di studio, considerati come un unicum ma parallelamente vengono invitate a differenziare le attività durante l orario d insegnamento. Secondo questa scuola di pensiero, non è la quantità di tempo ma la qualità e la diversificazione dell insegnamento a stimolare la voglia di sport nei ragazzi. La filosofia di fondo si basa sulla concezione della scuola come luogo di scoperta di diverse possibilità sportive, da coltivare poi anche al di fuori dell istituto. Una piccola ma significativa soddisfazione per l Italia viene dall elogio della Commissione Europea per la flessibilità delle direttive rivolte a studenti impossibilitati a svolgere attività fisica a scuola anche temporaneamente in seguito ad infortunio e che prevedono, fra l altro, la possibilità di coinvolgere il ragazzo con compiti di arbitraggio, di feedbacking o di segnapunti. In questo modo, riporta il resoconto, questi giovani possono trarre vantaggio dalle lezioni pur non essendone direttamente coinvolti. Più coinvolti, senza dubbio, degli studenti belgi infortunati o malati, ai quali viene assegnata la stesura di resoconti. In questo stesso caso, la rigidità delle regole scandinave provoca un rimprovero della Commissione alla Svezia, dove è difficile ottenere un esonero e la scuola può richiedere a sua discrezione un certificato medico, non essendo sufficiente una richiesta firmata dai genitori. Una piccola rivincita del pragmatismo italiano sulla codificazione puntuale tipica dell Europa settentrionale. Per migliorare gli aspetti che vedono ancora l Italia faticare nelle classifiche comunitarie si è invece proceduto con l attivazione di piani nazionali volti a incrementare o integrare l esperienza sportiva scolastica. Particolare rilevanza assume l iniziativa dei Giochi Sportivi Studenteschi, progetto attivato a partire dall anno scolastico 2010/2011. È un progetto ambizioso e di ampio respiro, che coinvolge, oltre agli istituti di ogni grado e ordinamento sia statale che paritario le federazioni sportive nazionali, che collaborano per l organizzazione a livello nazionale delle gare della propria specialità. È un segnale positivo, perché mira a quello stesso spirito di riscoperta di attività meno praticate che caratterizza i paesi virtuosi. Rimane però un certo scetticismo sulla reale partecipazione. Percentuali davvero significative si riscontrano solo nelle specialità tradizionali specialmente atletica leggera, calcio, pallavolo e pallacanestro vanificando così il maggior punto di forza dell iniziativa. È questo però un problema culturale, prima ancora che organizzativo. Il primato assoluto del calcio non è negativo in sé, ma risulta alla resa dei conti tirannicamente oppressivo nei confronti degli altri sport: questi faticano a trovare spazio anche ad alto livello, non solo nei canali di informazioni generici ma anche nei quotidiani specialistici. Ecco perché si carica di importanza ancora maggiore la differenziazione scolastica dell offerta sportiva, che si configura come un punto di partenza per sviluppare quella cultura L educazione fisica a scuola è il punto di partenza per sviluppare la cultura del pluralismo sportivo. di pluralismo sportivo che stenta a far presa sui giovani. panorama per i giovani 17

20 La cultura dello sport Fattori dello sport Chi fa e chi guarda Sport plays an important role in our society, because it affects our lives in several ways: we shouldn t just consider the physical benefits it produces, but also how it affects other important factors, such as the environment, health and demography, economy and culture. Sport itself is affected by these factors in many ways. The crucial difference between those who practise and those who watch. di Alessia Zibecchi Quando si parla di sport è sempre bene ricordare che si tratta di un sistema molto complesso, al cui mantenimento ed evoluzione contribuiscono vari fattori. Ci sono gli sportivi attivi, coloro che praticano almeno una disciplina sportiva, e quelli passivi, semplici spettatori che assistono dal vivo o in televisione Non ci può essere sport senza sportivi e non ci può essere spettacolo senza spettatori e appassionati. alle competizioni. Attorno a loro si dipana l esercito burocratico e finanziario costituito dalle società (centri primari nell approccio allo sport), dalle federazioni (centro focale a livello organizzativo, burocratico, amministrativo), dagli addetti ai lavori, che comprendono staff tecnico (allenatori, tecnici), societario (presidenti, consiglieri, direttori), manovalanti vari (addetti al campo, magazzinieri, ecc.). A questi vanno aggiunti elementi garanti, come le federazioni arbitrali, che garantiscono uguaglianza e universalità di giudizio. I diversi fattori quello economico, quello organizzativo, quello sportivo assumono più o meno peso specifico a seconda del livello sportivo. È lapalissiano che una società dilettantistica abbia necessità diverse da una professionistica. In società piccole, o in sport di Sotto il titolo: una partita di calcio in televisione. Nella pagina seguente: spettatori durante un incontro di baseball. nicchia, la preoccupazione principale è a livello organizzativo e la principale fonte di sostentamento viene data dal numero di associati, che finanziano le società a cui aderiscono tramite le tasse d iscrizione. Una squadra professionistica, che attorno a sé ha un maggiore apparato burocratico, si dovrà preoccupare invece dell ambito sportivo e la principale fonte di sostentamento verrà da aspetti collaterali, come merchandising, premi sportivi (vittorie e/o piazzamenti in tornei agonistici), diritti televisivi. Non ci può naturalmente essere sport senza sportivi e non ci può essere spettacolo senza spettatori e appassionati. Analizzare in questa prospettiva la storia demografica di un paese può aiutare molto e fornisce dati interessanti a vari livelli: dalla presenza o meno di strutture accessibili a tutti, alle condizioni socioeconomiche, alle condizioni culturali, fino al livello della qualità di vita. Lo sport può essere un veicolo di successo (si pensi ai tanti sportivi partiti in condizioni disagiate), ma generalmente, nei paesi poveri, la crescita sportiva viene soffocata da altre esigenze: culturali, sociali o addirittura legate al mero sostentamento. Grazie ai dati raccolti dall Istat (Istituto Nazionale di Statistica) e dal Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), si può osservare la situazione generale della pratica sportiva in Italia e la sua evoluzione. Dalla collaborazione tra i due istituti è uscita una graduatoria che ci consente di scoprire quali sono gli sport (o famiglie di sport) più praticati in Italia, tra i quali spiccano il calcio/ calcetto (circa 7.500/ abitanti), il nuoto e le attività in acqua (circa 6.000), la ginnastica e lo sci (ciascuno intorno ai 3.500), seguiti da ciclismo e tennis. In particolare dai dati Istat, invece, si ricavano utili indicazioni sull evoluzione delle abitudini degli italiani per quel che riguarda l attività fisica in generale. Apparentemente, confrontando i dati disponibili dal 2003 fino al 2012, la percentuale di persone che affermano di svolgere attività fisica in modo continuativo tende col tempo ad aumentare, Foto: istockphoto.com (CCat82; keeweeboy) 18 n. 3, settembre-dicembre 2013

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