C è un Vento che soffia forte

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1 ANNO 1I - N. 2 - ESTATE 2014 BOLLETTINO DELLE PARROCCHIE DI S. MARIA NASCENTE DI PIEVE DI CADORE E DI S. TOMMASO APOSTOLO DI POZZALE Piazza Tiziano 41, Pieve di Cadore (BL) Iscr. Trib. di Belluno n. 18/04/2013 Direttore resp. don Diego Soravia, resp. ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Poste It., sped. in A.P., D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) art. 1 c. 2 NE/BL Stampa Tipografia Piave Srl Belluno. -C.C.P intestato a PARROCCHIA di Santa Maria Nascente in PIEVE di CADORE (BL) C è un Vento che soffia forte Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, Iddio ti protegga nel palmo della sua mano. (San Patrizio, Benedizione del viaggiatore irlandese) Questo testo, messo anche in musica dai Cori di Montagna, mi viene spesso in mente quando sento il fruscio del vento e qui, a Pieve, lo sento spesso! E un vento che entra tra le case, scompiglia la permanente delle signore, fa sventolare la bandiera della Magnifica Comunità; lotta contro i colombi nel loro volare libero. Il vento smuove le cose, riscalda il clima, porta vita nuova. A volte il vento distrugge tutto ciò che incontra. Nella Bibbia il vento è simbolo di vita, è un alito leggero, è una brezza ristoratrice dal gran caldo. Ai ragazzi della Cresima viene proposto come un simbolo della presenza di Dio nella loro vita in crescita. E proprio di questo vento che vorrei accennare in questa riflessione riprendendo la provocazione offerta da papa Francesco quando afferma che la Parrocchia non può stare seduta nel comodo stile del si è sempre fatto così. Alle volte pensiamo di essere noi i protagonisti della storia della salvezza e ci dimentichiamo che l artefice è un Altro, Uno che guida la storia d ogni giorno. Noi siamo chiamati ad essere dei collaboratori di quel Dio che si aspetta di trovare chi si fida di Lui. Il vento soffia dove vuole, diceva Gesù parlando a Nicodemo (Gv.3,8). Così, lo Spirito Santo agisce dove vuole e quando vuole in tutto il mondo. Il simbolo del vento ci insegna che lo Spirito Santo non è proprietà solo di chi va a Messa alla domenica: in tutte le persone Egli può trovarsi ed operare. Nella Comunità siamo invitati ad apprezzare il bene da chiunque esso provenga. Perché non buttar via la mania di giudicare, di condannare: buoni non siamo solo noi! Quanto meglio si starebbe se fossimo capaci di tenere a freno la lingua! Il vento smuove, lancia in alto le cose, sveglia: ha una grande energia in sé. Così è lo Spirito Santo: capace di smuovere dentro, di cambiare. Penso a quanto di bene ha fatto in quella piccola suorina albanese, Madre Teresa di Calcutta. E se mi fidassi anch io di Dio? Per me sacerdote è Lui il primo Parroco della Comunità; per te, lettore, è Lui il tuo sostegno. Con il mio Dio scavalcherò anche le mura invalicabili della città : così si esprime il fedele ebreo di fronte alle difficoltà della vita. Il vento è movimento, scuote, butta all aria le cose; anche lo Spirito santo fa cambiare le vecchie abitudini, fa voltare pagina, dà slancio. Lo Spirito Santo è vita prima di tutto dentro di noi, dal giorno del Battesimo, e poi La vita si capisce solo voltandosi indietro, ma deve essere vissuta guardando avanti. S. Kirkegaard Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri (Salmo 24) La gioia del Vangelo ha sempre la dinamica dell esodo e del dono, dell uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre. Papa Francesco Evangelii Gaudium n. 21 questa vita la diffonde attorno a noi. Ho vissuto una settimana diversa con l aiuto della parola di Dio ascoltata la domenica in chiesa : così mi confidò un uomo contento d aver accolto la Parola che penetra dentro le pieghe più nascoste del nostro mondo interiore. Il vento è creativo; l ho visto in Marocco mentre riusciva a spostare perfino le dune del deserto. Nella Comunità abbiamo bisogno di persone creative, dinamiche, persone capaci di vitalità. Se la Parrocchia non è il Parroco e se tutti ci lasciamo spingere dal vento dello Spirito Santo, se abbiamo il coraggio di essere figli del vento, allora tante situazioni cambieranno e cambieranno in meglio. Il vento è vita: senza respirare e senza fermarci sui sentieri della vita per... tirare il fiato, non faremo mai tanta strada. Ecco allora la proposta per quest estate: non dimentichiamoci di attingere vita da Colui che é via, verità e vita. Apriamoci ad accogliere i segni della sua presenza non solo nella natura così bella, ma anche nella sua Parola e nel suo Pane: da soli non andremo da nessuna parte ma con Lui faremo tanta strada. Buona estate. Don Diego

2 2 UNA BELLA TRADIZIONE VISSUTA INSIEME Anche quest anno è stata rispettata la tradizione del pellegrinaggio del I maggio per le Parrocchie del Cadore; questa volta la meta era il santuario della Madonna di Rosa o della Divina Misericordia di San Vito al Tagliamento dove sé celebrata la santa Messa e poi la visita all abbazia del Sesto al Reghena con la recita del Rosario. I pellegrini, oltre un centinaio di cadorini, sono stati accolti dai padri francescani che hanno illustrato la storia del santuario lungo il corso degli ultimi quattro secoli sulle rive del Tagliamento dove le acque spesso erodevano le rive. Il titolo con cui si venera la Madonna rosa appunto non si riferisce al fiore ma alla continua erosione del fiume. L arcidiacono del Cadore, mons. Diego Soravia ha preso lo spunto dal Vangelo per una riflessione su san Giuseppe quel giorno c era la memoria di san Giuseppe lavoratore capace di mantenere la sua Famiglia con il mestiere di tecton. Nei secoli l abbiamo tradotto come falegname, come artigiano, come carpentiere: Gesù stesso, negli anni di Nazareth avrà lavorato con mani d uomo e avrà sudato per contribuire al quotidiano bilancio familiare. Un secondo aspetto è stato messo in evidenza dal celebrante quando ha proposto che la nostra fede di credenti sia salda, sicura e forte di fronte alle erosioni e accomodamenti nel vivere la propria testimonianza. A queste proposte ha fatto eco la preghiera dei fedeli, preparata da don Angelo Balcon; una di queste così ci ha fatto pregare. per gli Amministratori che saranno eletti alla fine di questo mese: non si scoraggino di fronte alle difficoltà ma sappiano trovare nuove strade realmente percorribili per contrastare lo spopolamento delle nostre vallate, preservare l occupazione e i servizi necessari alla persona di ogni età e di condizione sociale, l ascolto delle esigenze più vere delle famiglie, soprattutto quelle giovani. Un altra così si esprimeva: per il diacono Alessandro Coletti che sarà ordinato presbitero il prossimo 14 giugno: le nostre parrocchie possono gioire di questo dono che il Signore ci fa e ritrovino rinnovato slancio nel favorire le vocazioni religiose e sacerdotali sostenendo nuovi e validi percorsi di formazione alla fede. Nel pomeriggio c è stata l interessante visita all abbazia benedettina di santa Maria in Silvis a Sesto al Reghena: la guida e l abate ci hanno presentato la lunga storia di questo centro di spiritualità risalente all ottavo secolo e con un influsso non solo nel pordenonese ma anche verso la montagna del bellunese. La solennità del luogo ha favorito la recita del Rosario animata da mons. Renato De Vido; anche se il pranzo era stato buono ed abbondante, non ha impedito la preghiera fatta proprio bene. In definitiva è stato un bel pellegrinaggio e don Vito de Vido, l organizzatore tecnico, ne è stato veramente contento. Spegnere la spesa per accendere la festa La domenica è il tempo per poter vivere maggiormente le relazioni umane e cosmiche, dedicando tempo alla famiglia, agli amici, ai vicini di casa, al rapporto con la natura e con l'universo. Il pranzo della domenica è una bella opportunità per stare insieme come famiglia in un momento conviviale nel quale la relazione è favorita dal tempo dedicato al cibo. La domenica è anche il tempo in cui trascorrere insieme alcune ore facendo delle camminate in mezzo alla natura per riprendere il rapporto con madre terra, oppure alla sera dedicarsi a osservare la bellezza di un cielo stellato, riprendendo il rapporto con l'universo. Inoltre, è bello dare spazio a dei momenti ludici come giocare o vedere un buon spettacolo che rendono la vita più solare. La domenica è il tempo da dedicare al riposo settimanale, staccando la spina dalle tante preoccupazioni e attività feriali. Per la salute psico-fisica è importante sospendere le fatiche feriali e vivere dei momenti di rilassamento. Significa caricare la propria batteria per poter affrontare con vigore e vitalità la settimana che inizia; è l'occasione per dormire un po' di più, per creare le condizioni di riposo collettivo e per far riposare gli altri esseri viventi, compresa la terra. Per i cristiani la domenica è il giorno del Signore, il giorno dell'eucaristia. Quanto è importante dedicare tempo all'incontro con il Cristo nell'eucaristia, farlo diventare un momento atteso dopo una settimana di tanto lavoro. Nel momento importante della giornata viverlo insieme con la comunità cristiana: a tavola con il Cristo ma insieme con i propri fratelli e sorelle. Sarebbe importante non aspettare la sera, quasi fosse l'ultima cosa da fare alla domenica, ma dedicare al Risorto una parte importante della festa. Adriano Sella

3 3 E un pomeriggio di marzo quando sento il bisogno di entrare in Chiesa arcidiaconale ed ho con me la macchina fotografica. Entro e resto ammirato dal raggio di sole che entra per la finestra ed illumina il quadro dell Ultima Cena che campeggia nell abside. Tutto attorno c è il buio ma al centro, là dove uno dei nostri grandi Vecellio ha collocato Gesù circondato dagli Apostoli, la luce vince le tenebre e mi invita a fermarmi, a contemplare, a pensare d essere anch io là nel Cenacolo in quella famosa sera. GLI SCHERZI DELLA LUCE Ero partito dalla Canonica per pregare e mi sono trovato senza parole nel silenzio della Chiesa, a meditare su ciò che Gesù ha fatto e continua a fare per noi affamati di Dio, affamati di vita eterna. Quel raggio di luce stava entrando in me ed illuminava il mio sacerdozio, perché anch io come Pietro, Giacomo e Giovanni mi sono fidato di Lui e l ho seguito con gli alti e bassi della mia umanità e fragilità. Fate questo im memoria di me : quanto volte l ho ripetuto in questi 40 anni di sacerdozio e quante volte vorrei ancora ripeterlo davanti alla Comunità per la quale sono chiamato ogni giorno a dare la mia vita. Quel Pane: quanti sapori e quanta crosta dura da masticare! Nei vari paesi dove ho vissuto il mio sacerdozio ho offerto quel Pane che era frutto di fatiche e di sofferenze, era impastato di lavoro, di affetti, di rabbie, di sconfitte, di sorrisi e di lacrime. Un Pane dal sapore della vita di ogni persona. Un Pane che rappresentava tutti, anche quelli che non ho mai visto in Chiesa eppure sono miei fratelli e sorelle! E lì su ogni altare ero e sono protagonista del grande miracolo: il pane della nostra vita diventa in Pane della vita di Dio per noi, un pane che non ha eguali, un cibo per tutte le nostre storie intorcolate, un Pane che non siamo degni di masticare ma che ci è necessario per andare avanti. Sono uscito di Chiesa con l impegno di lavare di più e meglio i piedi dei miei parrocchiani perché Lui m ha riproposto di fare ciò che Lui ha fatto ai suoi apostoli: inginocchiato davanti a Pietro ed anche a Giuda non ha arricciato il naso davanti ai piedi maleodoranti dei suoi: li ha lavati, baciati ed asciugati: Li amò sino alla fine. Ed è questo il proposito che m ha accompagnato di nuovo in Canonica, illuminato anch io come il quadro, da una luce che continua a vincere i miei dubbi, le mie paure, le mie preoccupazioni. Ma ho preso l impegno di guardare in faccia anch io i miei parrocchiani invitandoli, ancora una volta, fate questo in memoria di me : ci tanti piedi da lavare nella Comunità. C è il bambino da non scandalizzare, c è il ragazzo da animare, c è il papà troppo preso dal lavoro e la mamma ansiosa per il futuro dei figli. C è l anziano che abita un paese che non riconosce più per i troppi cambiamenti, c è quella vedova che non sa darsi ragione della sua solitudine. Per tutti loro siamo chiamati a spezzare la nostra vita perché abbiano la vita in abbondanza. Per condividere la vita con la gente e donarci generosamente, abbiamo bisogno di riconoscere anche che ogni persona è degna della nostra dedizione. Non per il suo aspetto fisico, per le sue capacità, per il suo linguaggio, per la sua mentalità o per le soddisfazioni che ci può offrire, ma perché è opera di Dio, sua creatura. Egli l ha creata a sua immagine, e riflette qualcosa della sua gloria. Ogni essere umano è oggetto dell infinita tenerezza del Signore, ed Egli stesso abita nella sua vita. Gesù Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per quella persona. Al di là di qualsiasi apparenza, ciascuno è immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione. Perciò, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita. È bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi! (Evangelii Gaudium n. 274). E Lui, il Signore, cosa continua a fare e a dire? Beati gli invitati alla Mensa del Signore : non preoccupiamoci perché Lui è lì, ci attende, si offre come rifornimento, come sostegno, cone Pane che non delude. Ci aspetta ogni domenica per darci coraggio, per farci camminare - con i piedi puliti - nella settimana. Non ci lascia soli e non volta le spalle se non sempre ca la facciamo. La sua benevolenza è proprio come quel raggio di luce che illumina la vita: Egli vede dentro di noi meglio di quanto noi stessi siamo capaci di conoscere. Quella luce che entrava per la finestra della Chiesa m ha preso e m ha fatto riflettere. Sono scherzi della luce che m hanno fatto bene. Se è successo così anche a voi, lettori, allora... rendiamo grazie a Dio!

4 4 Benedici, Signore, questa famiglia Sono entrato in tutte le case delle due Parrocchie: lo scorso anno ho bussato le porte di Pozzale e di Sottocastelllo. Questa primavera invece ho visitato le famiglie del capoluogo. Cosa resta di quell incontro? In me, sacerdote, resta la gioia d aver incontrato alcuni componenti delle famiglie nel loro ambiente quotidiano; resta quanto sono riuscito a condividere pur nei brevi momenti dell incontro: resta la convinzione d un momento importante, da ripetersi nel tempo per conoscerci meglio e per incoraggiarci reciprocamente mentre la vita scorre veloce tra alti e bassi. Avvisata la famiglia il giorno precedente, ecco che l'incontro annuale inizia con la benedizione dell'acqua che poi resterà in casa come piccolo segno e ricordo del nostro Battesimo. Quest'anno ho cercato di porre attenzione alla preghiera con la quale il sacerdote riuniva i componenti della famiglia e da questa preghiera è nata la riflessione che propongo a tutti i lettori. Benedici l'acqua... Mentre la stagione invernale presentava i suoi caratteristici frutti di freddo e di abbondanti nevicate ho chiesto al Signore di benedire l'acqua come elemento prezioso e vitale che sgorga dalle nostre sorgenti. Ho pensato alla bellezza del nostro territorio e alla sua fragilità; ho considerato l'impegno di chi protegge e conserva la natura e ho chiesto al Signore di abitare in luoghi dove il rispetto e la valorizzazione dell'ambiente possano sempre essere un fiore all'occhiello delle nostre genti. Accanto all'ambiente ho pensato al lavoro ed alla fatica dei giorni mentre lo sguardo sbirciava fuori dalla finestra e seguiva con curiosità i passi incerti d un giovane capriolo tra gli alberi di Monte Ricco.... e anche questa famiglia... L'incontro del sacerdote non voleva benedire le pareti della casa già benedette e santificate dal sudore della fronte ma chiedere a Dio di guardare con benevolenza le famiglie delle nostre comunità. Nella preghiera ringraziavo il Signore per l'accoglienza fraterna e sincera sperimentata in tutte le case. In questo senso mi sono sentito di casa in tutte le famiglie e quest'impressione è molto importante per il sacerdote che ha rinunciato ad una sua famiglia per essere animatore di famiglia attorno alla proposta del Vangelo. Avevo davanti a me genitori giovani con una creatura in braccio, avevo giovani conviventi un po' imbarazzati perché il Parroco era entrato anche da loro; non mancavano famiglie attempate con le pareti piene di foto ingiallite di congiunti ormai vivi in Dio ed altre foto di paffuti nipotini sorridenti alla vita. Mentre pregavo per la famiglia pensavo a quella sposa rimasta sola o a quel marito che s'è vista la sposa andarsene da casa da un giorno all'altro senza un apparente motivo. Per tutti ho chiesto al Signore una grande sua benedizione perché senza una famiglia solida, vera e fedele non si va da nessuna parte. concedi, Signore salute, sicurezza di lavoro e soddisfazione... Quando pronunciavo queste parole tante persone confermavano questa richiesta al Signore con un cenno del capo o con una sottolineatura tendente ad indicare l'importanza di quest'invocazione. La salute, si sa, è un A Tai, il 3 maggio si sono sposati Tabacchi Giovanni Battista e Minnini Cristina: eccoli con il celebrante don Fabiano Del Favero grande dono che si apprezza maggiormente quando essa viene a mancare: abbiamo pregato intensamente per chiedere al Signore il dono di star bene di corpo e di anima, di star bene tra di noi, tra vicini di casa, con i parenti e con tutti. Ho lasciato al Signore il compito d'incanalare queste nostre invocazioni là dove c'è la malattia quanti malanni durante quest'inverno!- dove c'è la preoccupazione per il posto di lavoro, per la vita che costa sempre di più. E' un problema serio quello dell'occupazione in una società che presenta segnali non positivi per il futuro....illumina con la fede la vita quotidiana e le giornate faticose... Chi aveva sottolineato l'importanza della salute e del lavoro si rendeva conto che anche quest'invocazione era importante per la vita della famiglia e si univa volentieri al sacerdote per chiedere al Signore di essere luce che illumina e non delude mentre si è di viaggio in questa terra. Ho lasciato per ultima l'invocazione riguardante la fede perché sia parte d'un crescendo che orienta la vita dalle realtà umane e terrene a quelle che ci orientano alla vita eterna. Mentre pregavo così guardavo i miei parrocchiani in faccia: riconoscevo quelli che abitualmente incontro alla domenica in chiesa, quelli che mi salutano per strada, quelli che incontro una volta all'anno in questa circostanza. Mi sono fatto interprete di tutti presso il Padre che è nei cieli ed ho chiesto con loro e per loro quella benedizione che è punto di partenza ed una base per andare avanti nella speranza che nulla andrà perduto: né il sudore del lavoro, né la fatica educativa dei figli, né la lotta con i propri limiti. Nell'orizzonte della fede ho pregato perché ognuno possa incamminarsi verso una sempre maggior comprensione della tenerezza di Dio per le sue creature. Uscendo di casa mi sembrava d'aver lasciato tra le mura domestiche non solo qualche goccia d'acqua benedetta ma ben di più: una goccia dell'amore fedele di Dio che accompagna ogni coppia che a Lui affida la propria storia ed il proprio futuro. Ho ringraziato il Signore perché la sua Parola, accolta ogni domenica in chiesa, - e ho cercato d'incoraggiarne la presenza dei miei parrocchiani-, illumini e indirizzi al bene la vita di tutti noi.

5 5.ANAGRAFE DI PIEVE Hanno cominciato a vivere con il Sacramento del Battesimo 1. BERNA MATTIA di Mirko e di Tabacchi Anna, nato a Feltre il e battezzato in Santa Maria il 6 aprile. 2. BERNA JOHN, di Mirko e Tabacchi Anna, nato a Feltre il e battezzato in Santa Maria il 6 aprile. 3. MASSAQUOI ERIC, di Tenneh, nato in Sierra Leone il e battezzato durante la Veglia Pasquale il 19 aprile. 4. BARBON ALEX, figlio di Ivano e di Marianna Zandegiacomo, nato a Pieve il e battezzato in Santa Maria il 26 aprile. 5. VECELLIO ALESSIO, di Nicola e di Guglielmo Anna, nato a Belluno il e battezzato in Santa Maria il 25 maggio. GIUNTI AL TRAGUARDO DELL ETERNITA 5. CASTALDO ANTONIO, di anni 72, morto a Pieve il 24 marzo. 6. BRANCHER LUIGIA, di anni 90, morta a Pieve il 27 marzo. 7. TABACCHI DOLORES, di anni 104, morta a Sottocastello il 3 aprile. 8. CATTEL LEO, di anni 100, morto a Pieve il 27 aprile. 9. NEGRI MERY, di anni 61, TANTI ANNI INSIEME La sera della domenica delle Palme, il 13 aprile, gli sposi ANNA MARIA e GIGETTO PEVERELLI, hanno ringraziato il Signore per i 64 anni di vita coniugale. A loro ed ai parenti si sono uniti i fedeli presenti in Chiesa, augurando loro nella preghiera salute e ancora sereni anni di vita insieme. RINGRAZIARE Si ringraziano gli amici che ci regalano una scatola di sigari e di pantofole per il nostro compleanno. Posso io non ringraziare Qualcuno che per il mio genetliaco mi ha regalato la vita? Chesterton L ETERNITÀ MI ASPETTA «Ho solamente un anima e la debbo salvare». Ripeto volentieri questo proposito, ma ne sono convinto? Non voglio imitare quelli che pensano solo alle cose della terra e vivono non per salvare l anima, ma per perderla. Voglio considerare me stesso: che cosa ho fatto finora per salvare la mia anima? Se Dio mi chiamasse ora, sarei pronto a morire nella condizione in cui sono? Due tremendi interrogativi incombono su di me: il momento della mia morte, e la mia eterna salvezza. Perdendo l anima perderei tutto; perdere la salute, la ricchezza, la vita stessa, tutto ciò è nulla rispetto alla salvezza dell anima. Potevo non nascere, ma adesso vivo: l eternità mi aspetta e non posso evitarla. Tutto dipende da me: la mia sorte è nelle mie mani. Posso abbellire la mia esistenza con tutte quelle vane apparenze che illudono molti: un giorno, forse vicino, dovrò lasciare tutto. Salomone al termine della sua vita esclamò accoratamente: «Vanità delle vanità, tutto è vanità». Vanità: parola eloquente. Che io sappia meditarla e comprenderne il profondo significato. J. Baeteman ANAGRAFE DI POZZALE GIUNTI AL TRAGUARDO DELL ETERNITA 2. FORNI PIER GIOVANNI, di anni 56, morto a Pieve l 1 marzo. 3. BRANCHER EUGENIO GENTILE, di anni 84, morto ad Auronzo l 8 aprile. 4. CIRMI TEODOLINDA, di anni 91, morta Pieve il 22 aprile. 5. ROSSI FRANCESCHINA di anni 78, morta a Pieve il 3 maggio. 6. SOPRACOLLE OLGA, di anni 88, morta a Pieve il 15 mag- Pittura realizzata da Vico Calabrò nel Cimitero di Pieve: Gesù Risorto dona la vita e rende vuote le tombe dei nostri cari Defunti. Una perla di saggezza Gli uomini perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute; perché pensano tanto ansiosamente al futuro tanto da dimenticare di vivere il presente e in tal maniera non riescono a vivere né il presente e né il futuro. Perché vivono come se non dovessero morire mai e perché muoiono come se non avessero mai vissuto? Dalai Lama

6 6 Prendersi in braccio ogni mattina Mentre mia moglie mi serviva la cena, mi feci coraggio e le dissi: «Voglio il divorzio». Vidi il dolore nei suoi occhi, ma chiese dolcemente: «Perché?». Non risposi e lei pianse tutta la notte. Mi sentivo in colpa, per cui sottoscrissi nell'atto di separazione che a lei restassero la casa, l'auto e il trenta per cento del nostro negozio. Lei quando vide l'atto lo strappò in mille pezzi e mi presentò le condizioni per accettare. Voleva soltanto un mese di preavviso, quel mese che stava per cominciare l'indomani: «Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi portasti nella nostra camera da letto per la prima volta. In questo mese ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa». Pensai che avesse perso il cervello, ma acconsentii. Quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo: «Grande papà, ha preso la mamma in braccio!» Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati. Lei si appoggiò al mio petto e sentii il suo profumo sul mio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo. Mi resi conto che non era più così giovane, qualche ruga, qualche capello bianco. Il quarto giorno, prendendola in braccio come ogni mattina, avvertii che l'intimità stava ritornando tra noi: questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio. Nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più. Ogni giorno era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente. Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera. Mi resi conto che era dimagrita tanto. L'ultimo giorno, nostro figlio entrò all improvviso nella nostra stanza e disse: «Papà, è arrivato il momento di portare la mamma in braccio». Per lui era diventato un momento basilare della sua vita. Mia moglie lo abbracciò forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambiò il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo... la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata... mi venne da piangere! Mi fermai in un negozio di fiori. Comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: «Che cosa scriviamo sul biglietto?». Le dissi: «Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi». Arrivai di corsa a casa e con il sorriso sulla bocca, ma mi dissero che mia moglie era all'ospedale in coma. Stava lottando contro il cancro ed io non me n'ero accorto. Sapeva che stava per morire e per questo mi aveva chiesto un mese di tempo, un mese perché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre. (Bruno Ferraro 'Bollettino Salesiano' Gennaio 2014) CENTO PRIMAVERE PER ELVIRA - 6 aprile Grande festa in casa di Elvira Tabacchi per i suoi 100 anni: un bel gruppo di parenti, la signora Sindaco, l Arcidiacono hanno colto l occasione per salutare la centenaria commossa per tanta attenzione. L abbiamo ricordata anche nella celebrazione della Messa proprio nella festa della Prima Comunione: per i bambini e per noi grandi Gesù è la forza per andare avanti nella vita ed Elvira ha avuto la possibilità di andare molto avanti. Nello stesso periodo abbiamo condiviso la sofferenza per la morte di altri due ultracentenari: Leo Cattel e Dolores Tabacchi, la più anziana del nostro Comune. Si fa presto a dire cent anni : ma se poi ci pensi allora ti passano nella memoria tutti i fatti del secolo scorso dalla prima guerra mondiale in avanti fino ai nostri giorni. Non penso mai al futuro, arriva così presto - diceva Albert Einstein. Ecco allora l augurio per tutti: riempire di bene ogni attimo del nostro presente nella certezza che altri poi raccoglieranno i frutti che, con abbondanza, abbiamo seminato nelle stagioni della vita. Non sono gli anni della tua vita che contano, ma la vita nei tuoi anni. Con Abraham Lincoln ecco allora il secondo augurio: ognuno abbia una positiva vitalità nel suo agire ogni giorno.

7 UNA RISPOSTA DISARMANTE Un papà m ha confidato la seguente esperienza: - Nostro figlio di due anni si diverte un sacco con un giochino semplicissimo. Noi gli chiediamo: «Sei forse un gattino?». E lui di botto: «No! «Sei forse un cagnolino?». «No!». «Sei forse un fiorellino?». «No!». «E chi sei, allora? «Sono un bimbo!». Disarmante la verità e la semplicità di questa affermazione! Disarmante e semplice perché ovvia, sembra quasi che ci voglia dire: «Ma come avete fatto a non capirlo da soli?». Anche a Gesù viene posta la stessa domanda: «Tu chi sei?». E anche lui dà una risposta disarmante e semplice perché ovvia: «Proprio ciò che vi dico». Egli è colui che fa sempre le cose gradite al Padre. Anche a noi capita, nelle diverse circostanze della vita, di chiedere a Gesù «Chi sei?», «Cosa vuoi da me?». Ma non sempre siamo disponibili ad ascoltare la risposta che ci arriva, forse perché non è quella che avremmo voluto sentire... eppure sarebbe così semplice: egli non bara, si comporta esattamente come un bimbo di due anni, senza la malizia di chi vuol prendere in giro. Dice esattamente le cose come stanno, nella verità. Impariamo questo atteggiamento, aumenterà la nostra fede! 7 SI TROVA SEMPRE CIÒ CHE SI ASPETTA DI TROVARE C'era una volta un uomo seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una città del Medio Oriente. Un giovane si avvicinò e gli domandò: "Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?". Il vecchio gli rispose con una domanda: "Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?". "Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là". "Così sono gli abitanti di questa città", gli rispose il vecchio. Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo egli pose la stessa domanda: "Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?". Nel 1978 a Vedorcia: i nonni Tita e Valentina, che purtroppo non ci sono più, con i nipoti Gianluca e Antonella. E quel bel giovanotto è don Luigi Ciotti. L'uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: "Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?". "Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli". "Anche gli abitanti di questa città sono così", rispose il vecchio. Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: "Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?". "Figlio mio", rispose il vecchio, "ciascuno porta il suo universo nel cuore. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici nell'altra città troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in loro". LA CERIMONIA PER LA LIBERAZIONE Ogni anno, a cura dei Comuni di Calalzo e di Pieve si ricordano, presso la Chiesetta di san Francesco d Orsina, i tragici momenti della fine dea seconda guerra mondiale e le vicende della lotta partigiana. Quest anno, il 25 aprile, ha visto anche l aggiornamento dell elenco marmoreo dei partigiani caduti nel nostro territorio: Cesare Caramalli Tell di Monghidoro + il e Karl Lantschner di Girlan + l 8 febbraio 1945.

8 8 Il commento più bello alla solenne celebrazione della Messa di Prima Comunione lo lascio ai diretti interessati: i bambini che hanno ricevuto Gesù nella loro vita. I lettori scopriranno, in ciò che hanno scritto questi bambini, tutte le emozioni, gli stati d animo e le promesse con quali hanno vissuto la Messa del 6 aprile. Ora è compito della Comunità seguire questi nostri fratelli più piccoli nella loro crescita: un proverbio africano sostiene che, per far crescere un bambino ci vuole l attenzione e l impegno di tutto un villaggio: noi ora siamo il villaggio accanto ai bambini e l estate è il periodo migliore per concretizzare questo traguardo educativo e di necessaria testimonianza. *** Benedetta: Gesù, ti chiediamo perdono perché spesso facciamo infuriare la mamma e gli Insegnanti. Sheila: Scusaci, Gesù. se qualche volta ci scappa di raccontare delle bugie o di dire delle parolacce. Anton: Ti chiediamo perdono, Signore, per le volte in cui ti abbiamo offeso e per le colpe che non ricordiamo. Giacomo: Perdonaci, Gesù per quando abbiamo trattato male i genitori, i fratelli e le sorelle. Sara: Ti chiediamo perdono, Gesù per aver litigato e per aver fatto i dispetti ai nostri compagni. Giulia: Scusaci Gesù, se qualche volta non siamo stati generosi con I protagonisti dell incontro con Gesù gli altri. Simone: Quando commettiamo qualcosa di ingiusto, impuro, cattivo ci sembra d aver dentro una cassaforte piena di mattoni e di sassi; per quasto noi desideriamo essere perdonati da Te. Giorgio: Ti ringraziamo, Gesù, per tutte le cose belle che sono attorno a noi e che Tu ci hai donato. Benedetta: Gesù, sappiamo che per noi non è un traguardo ma una tappa importante di un cammino che stiamo facendo insieme a Te e tenendoci per mano, si potrà rinnovare ogni domenica. Michela: Gesù, in questi mesi abbiamo imparato a scoprirti, a conoscerti meglio e ad amarti. Ora sei diventato il nostro migliore amico. Ilaria: Gesù, ti ringraziamo per l amore e il sostegno che dai a tutti noi con il dono del tuo Corpo e del tuo Sangue. Confidiamo nel tuo amore infinito e chiediamo la tua protezione. SCALDA IL NOSTRO CUORE, SIGNORE Sara Z.: Per noi bambini che oggi li riceviamo per la prima volta, Ti chiediamo di aiutarci in tutti i momenti difficili, di rimanere sempre con noi e di scaldare il nostro cuore, noi Ti preghiamo. Sara 0.: Per le persone che ci donano affetto e ci stanno vicine, Ti chiediamo di amarle, di proteggerle e di sostenerle in ogni momento della loro vita, noi li preghiamo. Foto Baggio Giacomo: Per la Chiesa, perché ci siano chierichetti, ministranti e persone disponibili che sappiano donare con generosità e amore, noi li preghiamo. Sheila: Per tutte le persone che si tovano in difficoltà economiche, aiutale a dare loro la forza di andare avanti e di non arrendersi. Fa capire loro che TU sei la strada da seguire, noi li preghiamo. Un genitore: Per questi nostri bambini che oggi si accostano per la prima volta alla Tua mensa. ti chiediamo, Signore, di illuminare noi genitori e di aiutarci a trasmettere loro sia l'importanza dell'incontro con Te sia la verità della nostra fede in Te con i suoi valori, noi li preghiamo Un genitore: Per le nostre famiglie, perché all'interno della Comunità cristiana siano nucleo di valori, di fede, di amore e sappiano aprirsi all'accoglienza che è condivisione e speranza nel meraviglioso viaggio della vita, noi li preghiamo. Una grande generosità La CARITAS DEL CADORE in collaborazione con il LYONS CLUB e il ROTARY hanno organizzato il 12 aprile 2014, nei Supermercati fra Cortina e Sappada, una raccolta straordinaria di generi alimentari che poi verranno distribuiti alle Famiglie Cadorine in difficoltà. Questi Enti, sensibili ed attenti alle necessità locali hanno constatato la generosità della popolazione a sostegno dei bisogni sempre crescenti delle famiglie ed hanno toccato con mano quanto la nostra gente, pur alle prese con la crisi economica del momento, sia capace di farsi carico di chi sta peggio. Sono stati raccolti infatti molti quintali di generi alimentari che rappresentano un dono provvidenziale dato che la Caritas, con il Banco Alimentare, sta affrontando la distribuzione dei pacchi alimentari con una certa difficoltà causata dal mancato finanziamento dei contributi AGEA.

9 9 ORA IL CAMMINO CONTINUA Con fede e con gioia abbiamo realizzato quanto preghiamo nella Messa: a noi che ci nutriamo del corpo e del sangue del tuo Figlio dona la pianezza dello Spirito Santo perchè diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito (Prece eucaristica III). Così si è realiuzzato tra noi domenica 18 maggio. Nel prossimo numero di potremo leggere ciò che i cresimati stessi hanno voluto condividere con noi in un momento grande e delicato della loro vita; fin d ora auguriamo a loro un buon cammino di fede. Baggio Foto studio Il vigile Luigi De Polo de Domenega apre la processione del Corpus Domini, davanti ai chierichetti Tabacchi Luigi Buzzo e Talamini Costantino. (a metà degli anni 50) VOCI DALL'INVISIBILE Talvolta, anche per i ragazzi, la vita quotidiana assume l'aspetto di un rullo compressore. Passano molte ore tra un succedersi vorticoso di argomenti, di informazioni, di insegnamenti; e poi i pettegolezzi frastrornanti, i giochi elettronici, gli «optional» delle lezioni di pianoforte, nuoto, judo... e magari il dentista e la consueta razione di telefilm. Anche il cardinal Martini, nella sua ultima «lettera aperta ai genitori», aveva scritto: «A me sembra che sia necessario ritrovare un più saggio equilibrio e concedere ai ragazzi il tempo di essere ragazzi: che abbiano tempo di giocare senza la necessità di dimostrarsi campioni; che possano passeggiare in giardino e raccogliere foglie secche per il gusto di esplorare l'autunno, senza essere costretti a fare cataloghi per una ricerca scolastica; che possano andare con il nonno a raccogliere castagne e mentre riempiono il loro sacchetto sentire qualche antica storia, senza doverla registrare per un tema d'italiano. L'esperienza della gratuità, le occasioni per una tranquilla contemplazione della natura, gli spazi per immaginare fiabe che non siano solo la replica di telefilm, sono momenti preziosi. Viene così favorito quell'equilibrio psicologico, quei tempi di decantazione in cui le troppe notizie e sollecitazioni sono ridimensionate; si può pensare con calma e assimilare meglio i valori che sono decisivi per le scelte che contano. Sono momenti di grazia in cui si imparano le parole della riconoscenza e il cuore si dispone all'ascolto. Siano be- nedetti i genitori e gli educatori che tanto hanno a cuore la libertà di ragazzi e ragazze da indurli all'arte difficile dell'ammirazione, all'abitudine della riconoscenza, alla disposizione all'ascolto». Il rischio attuale di molti ragazzi è proprio quello dell'«ottusità da cose»: ore, armadi e tasche sono pieni di elementi irrilevanti per la loro vita spirituale, che fatalmente soccombe sotto il carico. Come può attecchire e crescere una vera e profonda educazione «religiosa»? I ragazzi devono imparare a «vedere e sentire l'invisibile» e comprendere, anche se lentamente, qual è l'essenziale. Così ha detto Papa Francesco: Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, una guida-guidata. Questo è stato il suo grande servizio alla Chiesa; è stato il Papa della docilità allo Spirito. In questo servizio al Popolo di Dio, Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia.

10 10 ABBIAMO CONOSCIUTO DUE SANTI DUE GRANDI PAPI Non siamo andati a Roma per la solenne canonizzazione di due papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II; non siamo andati a Roma ma abbiamo vissuto in Comunità questo grande dono dello Spirito Santo: una santità che abbiamo potuto vedere, toccare con mano, godere per la loro vicinanza al popolo che hanno servito dando a tutti una grande testimonianza. La foto che arricchisce queste righe mostra quanto Giovanni Paolo II si faceva forza della presenza del Signore nella sua vita: una presenza centrale, una presenza viva, una presenza da cui trarre vigore ogni giorno. Ecco la santità di questi due papi: una santità che é data a noi come testimonianza e come modello di vita per tutti i cristiani. 24 AGOSTO: FESTA PER IL CADORE Veramente una bella notizia veniva annunciata al Vescovo Giuseppe Andrich, venerdì 2 maggio, da una delegazione ufficiale proveniente dal Cadore: la presenza del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano alla celebrazione per l inaugurazione del Parco Wojtyla nel pomeriggio di domenica 24 agosto Una presenza importante per continuare a tener viva la memoria di Giovanni Paolo II per sei anni nostro gradito ospite. Tremonti con Rocchi Paolo consigliere comunale. Il Consiglio Parrocchiale era rappresentato da Aldo Gerardini. Marco D Ambros, animatore di varie iniziative locali, concludeva la delegazione che ha sottoposto al Vescovo l importante iniziativa invitando il Vescovo stesso a farsi animatore della buona riuscita dell incontro. Si ritiene infatti che ciò che si andrà ad inaugurare non interessi soltanto Lorenzago sul cui terreno verrà collocato il nuovo altare nei pressi della villa che ha ospitato due Papi ma bensì tutto il Cadore che ha bisogno di proposte di aggregazione e di punti di riferimento anche per dare fiato al turismo. Per facilitare la presenza dei Cadorini e degli Ospiti s è pensato ad un orario compatibile con le celebrazioni parrocchiali delle messe festive: ecco allora che l orario delle ore è stato ritenuto il più idoneo per favorire la partecipazione dei fedeli, dei chierichetti, dei cori parrocchiali e dei Parroci: è prevista infatti la celebrazione della Messa all aperto tra i boschi tanto apprezzati da Giovanni Paolo II. Giorgio Gerardini, vera anima dell iniziativa, ha preso contatti anche con il Vescovo di Treviso che ha manifestato la disponibilità ad essere presente quella domenica: le due diocesi hanno sempre collaborato al meglio delle loro possibilità per rendere gradevole il soggiorno sia di Papa san Giovanni Paolo II sia di Benedetto XVI. Oggi va di moda la parola sinergia : ebbene le due Diocesi da tempo hanno concretizzato questo stile di lavoro fatto insieme. E i risultati non sono mancati! Ora la macchina organizzativa è stata messa in moto: nelle prossime settimane si vedrà come il Cadore saprà muoversi per valorizzare l iniziativa che Lorenzago ha messo in cantiere e per accogliere degnamente il Cardinale Pietro Parolin: egli verrà certamente con un saluto ed un messaggio di Papa Francesco. Avremo l opportunità di gioire e di stupirci insieme. Sarà un momento di positiva aggregazione delle genti del Cadore insieme ai tanti che verranno da fuori Mentre per l arrivo del Papa, allora i protagonisti furono il nostro Vescovo Maffeo e quello di Treviso Mistrorigo, questa volta l artefice di questa preziosa presenza ha il volto ed il nome d un lorenzaghese, anche se ora residente a Roma: Giorgio Gerardini, luogotenente dei Carabinieri molto amico del Cardinale Parolin. E un amicizia di lunga data quella che li lega e proprio per quest amicizia il Cardinale ha accettato di essere presente a Lorenzago di Cadore in quella domenica dopo essere appena rientrato dalla Corea al seguito di Papa Francesco. La delegazione che è andata dal nostro Vescovo era così composta: il Parroco di Lorenzago don Sergio De Martin e l Arcidiacono del Cadore mons. Diego Soravia, Il Sindaco di Lorenzago Mario Una bella veduta aerea di Lorenzago: per celebrare paese con diventato noi una famoso pagina di storia, la nostra storia. per aver ospitato due Papi nei loro soggiorni in Cadore.

11 11 Il 28 marzo presso l'università degli Studi di Udine Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Corso di Laurea in Mediazione Culturale Lingue dell' Europa Centrale e Orientale, Diana Zambon si è laureata discutendo la tesi "Traduzione del saggio di Eleazar Meletinskij Su I demoni di Dostoevskij". Si congratulano vivamente i genitori, i fratelli Giulia e Marco, parenti e amici tutti. La laurea in farmacia è stata conseguita da D Andrea Susanna all università di Padova. Alessandra Sposato invece, all Università di Bologna ha raggiunto l ambito traguardo della laurea in Economia aziendale. Infine Chiara Tabacchi si è brillantemente laureata in Cultura e tecniche della moda nel Campus di Rimini dell Università di Bologna. PIEVE MULTIETNICA Non è una novità la presenza in paese di persone che provengono da paesi e da continenti lontani da noi. C è il rumeno di passaggio che chiede la carità, c è la badante polacca, la cameriera marocchina, la signora albanese ed il giovanotto del sud America. Non é una novità, dicevo: questo fenomeno migratorio ha radici molto antiche come scriveva nel 1973 Giovanni Fabbiani ne Il castello di Pieve di Cadore : Dai registri parrocchiali di Pieve di Cadore risulta che il 15 gennaio 1764 é morto al castello il soldato Michele Miotti da Segna in Dalmazia, di anni 103, nel 1722 muore un Marco di anni 95 e nel 1750 Bove Ragusa di anni 89, nel 1748 uno Zaufer di 80 e nel 1753 un Contarini: tutti cognomi non cadorini. Il presidio era comporto di soldati originari dei più svariati paesi: Rich, Gleber e Graviner sono tedeschi; Giuseppe del Frizer olandese, Coster ungherese; Coradon é francese. Due sono greci e si chiamano Staramo e Duras, c è un Nani turco fattosi cristiano; parecchi i dalmati e poi soldati provenienti da Lucera, da Pavia, da Milano e da Verona... Al Castello di Pieve albergava quindi una piccola società delle nazioni e dobbiamo credere che il Doge ritenesse veramente fedelissimi e disciplinatissimi i cadorini per mandare a fare la guardia gente che doveva faticare a reggere l archibugio in dotazione a quei tempi. Niente di nuovo sotto il sole: così possiamo leggere l attuale realtà di cui tutti facciamo parte. Sta a noi gestire bene questa situazione e trasformarla in opportunità di crescita e di positiva convivenza. L accoglienza da parte nostra e l inserimento da parte dei nuovi paesani farà crescere la Pieve di domani. FELICITAZIONI ED AUGURI A questi giovani giungano gli auguri di tutti i nostri lettori: gli auguri per il traguardo raggiunto ma ancor di più gli auguri per un domani professionale che li veda raggiungere gli obiettivi sognati e preparati con anni di lodevole impegno scolastico. Questi auguri arrivino anche a Pin Elena laureata al DAMS di Bologna, a Ambra Topran Cutin laureata in Lingue e letteratura straniera a Venezia, a Gallarotti Federica laureata in giurisprudenza a Trieste e a Fabbris Federico laureato in Scienze architettoniche a Venezia. E probabile che ci siano stati anche altri giovani laureati: da queste colonne arrivino anche a loro le felicitazioni e l incoraggiamento per un cammino professionale positivo. Preghiera della casalinga Signore, padrone delle pentole, dei piatti e delle casseruole tra cui passo la mia giornata, io non posso essere la santa che medita ai piedi del Maestro. Bisogna che io diventi una santa qui, in questa cucina così disordinata. Perciò fa' in modo che io ti piaccia quando accendo i fornelli, quando sorveglio la minestra sul fuoco, quando lavo i piatti e li asciugo. Scusami se non ho il tempo di pregare a lungo. Riscalda la mia casa con il tuo cuore e non lasciarmi sola quando sono triste. Con pazienza ascoltami se qualche volta, stanca, mi lamento. Se ti era tanto caro nutrire i tuoi discepoli sulla montagna, sulle rive del lago, nella casa dei tuoi amici, provvedi anche ai miei cari che tornano a casa dal lavoro, ai miei figli impegnati nei compiti. E quando servo a tavola la cena che ho preparato, accettala anche Tu, perché in ciascuno di essi io servo te, o Signore. (da "Il Cenacolo", mensile dei Padri Sacramentini)

12 12 Una Veglia Pasquale indimenticabile Una veglia pasquale diversa dal solito è stata celebrata nella Comunità di Pieve di Cadore nella notte di Pasqua. A rendere più significativi i riti del fuoco, della nuova luce e dell acqua grandi e semplici segni della fede cristiana ci ha pensato un giovane di 15 anni - Eric Massaquoi nato in Sierra Leone e presente nel nostro Comune da più d un anno. Sua madre Tenneh ha trovato lavoro e si è stabilita a Tai dopo anni di permanenza a Vicenza. Qui da noi Eric sta frequentando l ultimo anno della Scuola Medie e, partecipando assiduamente al catechismo, s è preparato a ricevere il Battesimo. Il nostro Vescovo aveva concesso all Arcidiacono la facoltà di amministrare al ragazzo i Sacramenti dell iniziazione cristiana proprio durante la Veglia Pasquale. Abituati a celebrare il battesimo dei bambini piccoli, ha fatto certamente una viva impressione vedere un ragazzo nel pieno del suo sviluppo fisico accostarsi al battistero messo davanti all altare. Ha interessato tutta l assemblea dei fedeli il dialogo con il quale Eric ha chiesto il Battesimo mentre la mamma e la madrina gli erano accanto. Ma la presenza più gradita è stata quella di tutti i compagni di scuola di Eric che, pur durante la vacanza pasquale, non hanno mancato di essere vicini al loro compagno di classe in un momento così particolare. Questi suoi compagni hanno professato anche loro la fede dei cristiani, la fede che riceverà l abbondante forza dello Spirito Santo il 18 maggio prossimo; in quell occasione Eric riconfermerà la sua scelta e la sua fede davanti al Vescovo. La celebrazione ha avuto momenti di vero coinvolgimento e di rara intensità quando Eric, nella stessa veglia pasquale ha ricevuto Tutti siamo chiamati ad offrire agli altri la testimonianza esplicita dell amore salvifico del Signore, che al di là delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la sua Parola, la sua forza, e dà senso alla nostra vita. la Prima Comunione: Sono stati momenti in cui gli adulti ed i giovani presenti in Chiesa non possono non aver riflettuto sulle loro scelte di vita cristiana. Abbracci di amicizia e qualche semplice dono al festeggiato hanno coronato una veglia che Eric difficilmente dimenticherà ma non lo faremo nemmeno noi di fronte al grande dono del Battesimo e della Cresima: regali di Dio per la crescita di ogni nostra comunità cristiana. P R I M A V E R A La primavera è la stagione che meglio si coniuga con la gioven tù e meglio la incornicia. In primavera la natura rinasce, si veste a festa con i colori più belli ed offre a tutti vita nuova ed armonia infinita. Questa primavera è stata ventosa e fredda, certamente bizzarra ed imprevedibile un po come i nostri ragazzi apparentemente spensierati e fragili. Il mondo si aspetta pure dalla nostra gioventù entusiasmo, sorriso, gioia di vivere e di amare, volontà di muovere verso nuovi orizzonti e nuove frontiere. Giovani, non deludete le nostre speranze e le nostre attese, donateci finalmente il volto più bello e migliore della vita

13 13 L allegoria della prudenza Sant Agostino ha un interessante riflessione sul tempo che scorre inesorabilmente; egli afferma di sapere bene cosa sia il tempo quando si trova a riflettere da solo ma di non sapere cosa sia il tempo quando qualcuno glielo chiede. E proprio vero: le realtà più semplici ci trovano incapaci di comprensione ed intanto... il tempo corre! Tra passato e futuro, si sa, si gioca il presente. Ne siamo coscienti, ma forse a volte fa bene ricordarcelo. Perché è facile restare legati ai ricordi nostalgici di un tempo, come sognare ad occhi aperti improbabili scenari, correndo il rischio di non vivere l oggi. Non siamo per i facili entusiasmi, ma nemmeno vittime rassegnate dei falsi pessimisti che vedono solo nero e disperazione. La famosa immagine di Tiziano che propongo su questa pagina, immagine presente nella National Gallery di Londra e dipinta dal nostro negli anni , è arricchita anche da una frase in latino: Ex praeterito praesens prudenter agit ni futurum actionem deturpet. Ecco la traduzione: Sulla base del passato il presente agisce prudentemente perché il futuro non rovini l azione. Il quadro si offre ai visitatori con il seguente titolo: allegoria della prudenza. Gli storici dell arte indicano Tiziano sulla sinistra - per chi guarda, anziano e con il berretto rosso, il figlio Orazio al centro dotato d una folta barba e poi il giovane Marco Vecellio sulla destra. Tre stagioni della vita: la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. Tutti ci auguriamo di vivere al meglio queste stagioni, ma come affrontarle? Il nostro Tiziano, morte quasi centenario, ci suggerisce di essere prudenti per riuscire nella vita. Ma cosa è la prudenza e come esserlo nella complicanza della vita odierna? Il Vangelo chiede al cristiano la capacità della correzione fraterna in entrambe le direzioni, vale a dire, tanto di correggere quanto di essere corretto. Non c'è quindi alcun dubbio che la correzione fraterna sia un atto voluto da Dio e in se stesso è buono. Se però è compiuto da una persona priva della virtù della prudenza, rischia di creare fratture e conflitti, laddove essa avrebbe voluto portare luce ed edificazione. La virtù della prudenza, a chi sta per compiere una azione buona e difficile, suggerisce restrizioni di questo genere: "non è questo il momento opportuno, non sono queste le parole da usarsi, non è questo il tono della voce, il tuo interlocutore non è ancora in grado di dialogare serenamente, aspetta che gli passi il turbamento e poi gli parlerai " e molte altre cose simili che conferiscono al gesto che uno sta per compiere la massima perfezione di tutti gli equilibri personali e relazionali. Allora il gesto porterà gli effetti positivi che si desiderano. Con questo intendiamo dire che se uno non ha la virtù della prudenza rischia di snaturare anche le altre virtù che potrebbe avere, appunto perché le eserciterebbe in maniera squilibrata. Il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiunge: "Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare" (n. 1806). La Scrittura presenta la virtù della prudenza sotto diverse angolature. Innanzitutto la prudenza, anche se è una virtù umana, ha bisogno di una particolare luce dello Spirito, quando si tratta di "prudenza cristiana". Se una persona non supera mai i limiti di velocità nella guida, oppure esce sempre col cappotto quando fa freddo, diciamo che questa è una persona "prudente"; si tratta però di prudenza puramente umana. La prudenza cristiana è invece quella che un battezzato ha bisogno di applicare nelle circostanze delicate o difficili del suo cammino di fede. La prudenza "cristiana" non è quella che custodisce la vita fisica della persona, ma quella che custodisce il suo cammino di fede insieme ai suoi equilibri spirituali e morali. Questo tipo di prudenza non può esistere senza un dono di discernimento proveniente da Dio e non dal semplice buon senso umano. In questo senso va compreso i testo di Gb 12,13: "A Dio appartiene il consiglio e la prudenza". Nella stessa linea si muove anche il libro della Sapienza: "Pregai e mi fu elargita la prudenza" (7,7). Un primo modo di esercitare la prudenza, su cui la Bibbia insiste parecchio, è la prudenza del linguaggio e dell'uso della parola. L'uomo prudente è descritto, sia nell'at che nel NT, come uno che usa la parola tanto quanto basta. Non si tratta solamente di evitare la maldicenza, ovviamente anche questo, ma si tratta anche di mantenere l'uso della parola in un regime di sobrietà. L'uomo prudente non fa mai abuso del linguaggio, così come non fa abuso di nulla, usando tutto secondo quello che serve. Per la Bibbia è prudente anche l'uomo che non attende risultati immediati dalle sue opere. Questo concetto è espresso in maniera allegorica dal libro dei Proverbi: "Le ricchezze accumulate in fretta diminuiscono, chi le raduna a poco a poco le accresce" (13,11). E ancora: "Chi va a passi frettolosi inciampa" (19,2). Il NT applica questa idea ai tempi lunghi che sono necessari al cammino del cristiano per poter vedere qualche frutto nello Spirito: "Guardate l'agricoltore: egli aspetta il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera" (Gc 5,7) Grazie a Tiziano abbiamo potuto riflettere sulla grande virtù della prudenza; nel frattempo... il tempo è corso via veloce!

14 14 E ora cosa farò? Ricordi, emozioni e speranze a Copada Dopo sei anni da animato a Copada cosa farò adesso? Non potrò mai dimenticare il risveglio traumatico, le partire interminabili, il cibo che a volte ti riempie e a volte manca ma che è sempre buonissimo, gli animatori che ti spaccano i timpani tutto il giorno ma che in fondo ti vogliono un sacco di bene, gli indumenti persi sotto le tende, i bancali non comodi ma di più, i giochi che ti distruggono le gambe, le corse fino in forcella, le canzoni attorno al falò, la gita che tutti odiavano ma che comunque si fa, il caldo cocente del pomeriggio ed il freddo penetrante la mattina, le partire a carte e a risiko, i tritoni, rane e libellule catturati, le zanzare che ti gonfiano le gambe, le vespe che minacciano l umanità, i ragni nelle tende. Non dimenticherò i lavori mattutini, quando speri di avere sempre giochi, invece devi spaccare la schiena facendo anas, il primo e il secondo fischio la sera, l agonismo tra le squadre, le sieste al laghetto e i tuffi nella melma puzzolente, i bagni con il loro aroma inconfondibile e l acquetta che si forma dieci minuti dopo aver passato, la fila per lavare i piatti ed il bidone dell umido, i pasti sui tavoli precari dove c è sempre uno che spande l acqua e tutte le incisioni fatte di nascosto dagli animatori, le docce tanto sperate ma che durano due minuti e le secchiate di acqua gelida, il relax alla Croce, i soliti instancabili che giocano tutto il giorno a calcio e a pallavolo, la vietatissima sala animatori, la tettoia, la cisterna, il sasso, la palude, il bosco dietro al falò, le giornate di pioggia che ci costringono a rifugiarci sotto il capannone. E poi la merenda in quadrato, il generatore che si spegne da solo, le scenette nei giochi serali, il cuscino che vuoi sempre portare ma che dimentichi ugualmente, la cerniera del sacco a pelo che al mattino trovi sempre spalancata, e tutte quelle altre cose piccole o grandi che di sicuro ho dimenticato. Copada, sei stata l esperienza più bella della mia vita; sono fiero di aver partecipato e darei tutto per fare ancora l animato, spero comunque di poter diventare animatore, perché è davvero un esperienza più unica che rara. Per questo ringrazio le cuoche che ci hanno sempre preparato cibi deliziosi ed abbondanti, i Don che con la loro esperienza sono stati delle guide per tutti, gli animatori che sono come dei fratelli più grandi e assicurano divertimento a volontà e insegnamenti non da poco, e soprattutto i miei compagni ed amici, tutti i ragazzi e ragazze che già conoscevo e che ho conosciuto lassù e che ora sono finiti per diventare i miei migliori amici e amiche e che sono indispensabili per me. Grazie Copada! Marco De Martin DON GIULIO GIACOBBI PREMIATO CON IL DISCOBOLO D ORO Il Centro Sportivo Italiano ha scelto la Chiesa arcidiaconale e la Comunità di Pieve di Cadore per celebrare i 70 anni dell Associazione benemerita nel campo dello sport. La mattinata, favorita dall iniziale bel tempo, ha visto Piazza Tiziano vivacizzarsi sempre di più con l offerta di varie discipline sportive offerte specialmente ai bambini ma non solo. Durante la celebrazione della Messa, con la presenza dei vertici provinciali del C.S.I., di campione olimpionico Oscar De Pellegrin e di don Giulio Giacobbi cappellano del C.S.I., l Arcidiacono mons. Diego Soravia ha preso spunto dal Vangelo per condividere la gioia dell essere conosciuti per nome dal Signore: era infatti la domenica del Buon Pastore. Per il credente è di enorme importanza saper di essere conosciuti ed amati in modo personale dal Signore. E una notizia che dona fiducia come la stima dell allenatore e del dirigente favorisce il buon risultato per l atleta nella sua competizione. Tutti siamo chiamati a correre come Pietro e Giovanni il giorno di Pasqua. Lasciando da parte il camminare stanco e deluso del due discepoli di Emmaus; il mondo ha bisogno di cristiani che, come gli atleti, sanno dare sempre il meglio di sé in una testimonianza coraggiosa e credibile - ha concluso il celebrante. Al termine della celebrazione è stato assegnato a don Giulio Giacobbi, nella sua chiesa parrocchiale, il Discobolo d oro per i suoi 30 anni di servizio nel C.S.I., un servizio generoso e puntuale è stato sottolineato dai Responsabili Provinciali. E stato fatto anche un breve excursus dei 70 dalla fondazione del sodalizio ed ha fatto piacere

15 15 a tutti ricordare come sia stato don Lorenzo Dell Andrea il fondatore e l iniziatore di quest esperienza in Provincia. Il Discobolo d oro è la massima onorificenza del Centro Sportivo Italiano ed è stato consegnato a don Giulio a più mani: dai bambini chierichetti, al Sindaco Ciotti, all olimpionico De Pellegrin, all Arcidiacono: in segno di riconoscenza da parte di tutti: La Comunità non poteva non partecipare con un applauso d approvazione per la scelta in onore del premiato e d incoraggiamento per il futuro del servizio allo sport ed ai numerosi ragazzi coinvolti in molti paesi della Provincia. La celebrazione è stata animata dal Coro Parrocchiale di Farra d Alpago che, con la sua trasferta in terra cadorina, ha aiutato la preghiera dei tanti che hanno scelto di essere presenti a quest appuntamento. Il pomeriggio, per breve tempo, ha permesso numerosi esercizi e attività sportive sia in piazza Tiziano sia presso il Campo sportivo; l immancabile temporale primaverile ha posto fine anticipatamente ad una giornata veramente speciale vissuta nella Comunità di Pieve di Cadore LO SPECCHIO C era una volta in Giappone, molti e molti secoli fa, una coppia di sposi che avevano una bambina. L uomo era un samurai, cioè un cavaliere: non era ricco e viveva coltivando un piccolo terreno. Anche la moglie era una donna modesta, timida e silenziosa, e quando si trovava fra estranei, non desiderava altro che passare inosservata. Un giorno venne eletto un nuovo re, e il marito, come samurai, dovette andare alla capitale per rendere omaggio al nuovo sovrano. La sua assenza fu di breve durata: il brav uomo non vedeva l ora di lasciare gli splendori della Corte per far ritorno alla sua casetta. Alla bambina portò in dono una bambola, alla moglie uno specchietto di bronzo argentato (a quei tempi gli specchi erano di metallo lucente, non di cristallo come i nostri). La donna guardò lo specchio con grande meraviglia: non ne aveva mai veduti, nessuno mai ne aveva portato uno a quel paesello. Lo guardò, e, scorgendovi riflesso il bel volto sorridente, chiese al marito con ingenuo stupore: «Chi è questa donna?» Il marito si mise a ridere: «Ma come! non indovini che questo è il tuo grazioso visetto?» Un po vergognosa della propria ignoranza, la donna non fece altre domande, e ripose lo specchio, considerandolo come un oggetto molto misterioso. Aveva capito una sola cosa: che vi appariva la propria immagine. Per lunghi anni, lo tenne sempre nascosto. Era un dono d amore; e i doni d amore sono sacri. Sì guardano con tenerezza, in segreto, ma non si desidera che altri occhi si posino con indifferenza su di essi. Purtroppo la sua salute era delicata; fragile come un fiore, la sposa giapponese appassì presto: quando si senti prossima alla fine, prese lo specchietto e lo consegnò alla figlia, dicendole: «Quando non sarò più su questa terra, guarda mattina e sera in questo specchio, e mi vedrai». Poi spirò. ECCOMI, PADRE Padre, questa sera, mi rivolgo a Te con una confidenza tranquilla e serena. Tuo Figlio mi ha insegnato che sei il Padre mio e che non bisogna chiamarti con altro nome. Tu non sei che Padre. Padre, vengo semplicemente a dirti che sono tuo figlio, e che te lo dico seriamente, ma con la voglia di ridere e cantare, perché è così bello esserti figlio; ma è pure una cosa seria, perché tu mi hai tanto amato, ed io invece così poco. Padre, fa di me quel che vuoi; eccomi a fare la tua volontà. Lo so, è tua volontà che io divenga simile al tuo Unigenito, il fratello amato che mi ha insegnato il tuo nome, col quale faccio lo stesso cammino. P. Lyonnet Mattina e sera, da quel giorno in poi, la fanciulla prese a guardare il piccolo specchio. Ingenua come la madre, alla quale somigliava nell anima come nel volto, non dubitò mai, neppure per un istante, che il volto riflesso nella lastra lucente non fosse quello della mamma. Parlava all immagine adorata, e le pareva che quella ascoltasse; poi riponeva con cura lo specchio, perché nulla le era più caro. Un giorno il padre la sorprese mentre mormorava allo specchio parole di tenerezza. «Che cosa fai figliuola cara?», le chiese. «Guardo la mamma», rispose la fanciulla. «Vedi, non è più pallida e stanca come quando era malata: sembra giovane giovane, e mi sorride». Commosso e impietosito, il padre senti un velo di lacrime sugli occhi. E senza togliere alla sua figliuola la dolce illusione, le disse: «Si, tu la ritrovi qui, nello specchio, come io la ritrovo in te». Leggenda giapponese

16 16 TONINO L'INVISIBILE Una volta un ragazzo di nome Tonino andò a scuola che non sapeva la lezione ed era molto preoccupato al pensiero che il maestro lo interrogasse. «Ah!-diceva tra sé,-se potessi diventare invisibile...». Il maestro fece l'appello, e quando arrivò al nome di Tonino, il ragazzo rispose: «Presente!», ma nessuno lo sentì, e il maestro disse: «Peccato che Tonino non sia venuto, avevo giusto pensato di interrogarlo. Se è ammalato, speriamo che non sia niente di grave». Così Tonino comprese di essere diventato invisibile, come aveva desiderato. Per la gran gioia spiccò un salto dal suo banco e andò a finire nel cestino della carta straccia. Si rialzò e si aggirò qua e là per la classe, tirando i capelli a questo e a quello e rovesciando i calamai. Nascevano rumorose proteste, litigi a non finire. Gli scolari si accusavano l'un l'altro di quei dispetti, e non potevano sospettare che la colpa era invece di Tonino l'invisibile. Quando si fu stancato di quel gioco, Tonino usci dalla scuola e salì su un fìlobus, naturalmente senza pagare il biglietto, perché il fattorino non poteva vederlo. Trovò un posto libero e si accomodò. Alla fermata successiva salì una signora con la borsa della spesa e fece per sedersi proprio in quel sedile, che ai suoi occhi era libero. Invece sedette sulle ginocchia di Tonino, che si sentì soffocare. La signora gridò: «Che tranello è questo? Non ci si può più nemmeno sedere? Guardate, faccio per posare la borsa e rimane sospesa per aria». La borsa in realtà era posata sulle ginocchia di Tonino. Nacque una gran discussione, e quasi tutti i passeggeri pronunciarono parole di fuoco contro l'azienda tranviaria. Tonino scese in centro, si infilò in una pasticceria e cominciò a servirsi a volontà, pescando a due mani tra maritozzi, bignè al cioccolato e paste di ogni genere. La commessa, che vedeva sparire le paste dal banco, diede la colpa a un dignitoso signore che stava comprando delle caramelle col buco per una vecchia zia. Il signore protestò: «Io un ladro? Lei non sa con chi parla. Lei non sa chi era mio padre. Lei non sa chi era mio nonno!». «Non voglio nemmeno saperlo», rispose la commessa. «Come si permette di insultare mio nonno!». Fu una lite spaventosa. Corsero le guardie. Tonino l'invisibile scivolò tra le gambe del tenente e si avviò verso la scuola, per assistere all'uscita dei suoi compagni. Difatti li vide uscire, anzi, rotolare giù a valanga dai gradini della scuola, ma essi non lo videro affatto. Tonino si affannava invano a rincorrere questo e quello, a tirare i capelli al suo amico Roberto, a offrire un leccalecca al suo amico Guiscardo. Non lo vedevano, non gli davano retta per nulla, i loro sguardi lo trapassavano come se fosse stato di vetro. Stanco e un po' scoraggiato Tonino rincasò. Sua madre era al balcone ad aspettarlo. «Sono qui, mamma!», gridò Tonino. Ma essa non lo vide e non lo udì, e continuava a scrutare ansiosamente la strada alle sue spalle. «Eccomi, papà», esclamò Tonino, quando fu in casa, sedendosi a tavola al suo solito posto. Ma il babbo mormorava, inquieto: «Chissà perché Tonino tarda tanto. Non gli sarà mica successa qualche disgrazia?». «Ma sono qui, sono qui! Mamma, papà!», gridava Tonino. Ma essi non udivano la sua voce. Tonino ormai piangeva, ma a che servono le lacrime, se nessuno può vederle? «Non voglio più essere invisibile», si lamentava Tonino, col cuore in pezzi. «Voglio che mio padre mi veda, che mia madre mi sgridi, che il maestro mi interroghi! Voglio giocare con i miei amici! È brutto essere invisibili, è brutto star soli». Uscì sulle scale e scese lentamente in cortile. «Perché piangi?», gli domandò un vecchietto, seduto a prendere il sole su una panchina. «Ma lei mi vede?», domandò Tonino, pieno d'ansia. «Ti vedo sì. Ti vedo tutti i giorni andare e tornare da scuola». «Ma io non l'ho mai visto, lei». «Eh, lo so, lo so. Di me non si accorge proprio nessuno. Un vecchio pensionato, tutto solo, perché i ragazzi dovrebbero guardarlo? Io per voi sono proprio come l'uomo invisibile». «Tonino!», gridò in quel momento la mamma dal balcone. «Mamma, mi vedi?». «Ah, non dovrei vederti, magari. Vieni, vieni su e sentirai il babbo». «Vengo subito, mamma», gridò Tonino pieno di gioia. «Non ti fanno paura gli sculaccioni?», rise il vecchietto. Tonino gli volò al collo e gli diede un bacio. «Lei mi ha salvato», disse. «Eh, che esagerazione», disse il vecchietto.

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