QUATTRO CONDIZIONI DELLA DONNA A CONFRONTO. DONNA ORIENTALE,DONNA ISLAMICA,DONNA AFRICANA,DONNA OCCIDENTALE.

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1 QUATTRO CONDIZIONI DELLA DONNA A CONFRONTO. DONNA ORIENTALE,DONNA ISLAMICA,DONNA AFRICANA,DONNA OCCIDENTALE. LA DONNA NEL TEMPO La condizione della donna è sempre stata caratterizzata da una situazione di inferiorità sia sul piano sociale che giuridico e politico. Questa discriminazione a danno della donna, viene giustificata per lo più da una sua pretesa inferiorità fisica. Nel mondo miceneo, secondo quanto si può dedurre dai poemi omerici, la donna, pur sottoposta all'autorità del marito, era in grande considerazione e godette di una libertà impensabile nell'età successiva. Il suo normale destino era il matrimonio, riceveva dal padre una dote e lo sposo, che non poteva rifiutare; il contratto matrimoniale prevedeva che lo sposo le facesse un dono, che ella avrebbe potuto tenere con se nella nuova famiglia. Il suo precipuo dovere era quello di provvedere al buon andamento della vita domestica, controllare il lavoro delle schiave, allattare i figli e provvedere alla loro educazione nei primi anni di vita. Godeva anche di molta libertà e poteva uscire di casa senza il marito purché accompagnata da un'ancella. Della donna greca abbiamo notizia solo di quella ateniese. Essa viveva praticamente reclusa, se sposata usciva di casa soltanto nelle feste religiose, in occasione di un matrimonio o di un funerale; ma se in casa giungeva improvvisamente un uomo qualsiasi a far visita, doveva subito ritirarsi nel gineceo; se nubile non poteva neanche girare per casa. La sua capacità giuridica era pressappoco nulla: fino a 14 anni era sotto la giurisdizione del padre e in seguito doveva avere un tutore, sia il padre, il fratello o il marito; non poteva fare testamento e solo in casi sporadici poteva essere citata come testimone in un processo; però poteva diventare sacerdotessa, e se mamma, allattare e allevare i figli, proprio come la donna micenea. Diverse erano le etère (termine con cui venivano indicate le cortigiane), superiori alla media greca per cultura e raffinatezza del gusto, prive degli scrupoli moralistici che

2 tenevano le donne relegate in casa intente ai lavori domestici, le etère avevano una intensa vita di relazioni. Furono famose Aspasia, compagna di Pericle; Frine ritratta da Prassitele e difesa in un famoso processo da Iperide; Gliceria, amata da Arpalo che edificò una statua in suo onore; Leonzio, la compagna di Epicuro e una sua omonima amata dal poeta Ermesianatte che le dedicò dei versi. In Etruria, da quanto si conosce dalle effigi di coppie di sposi sulle tombe, che l'archeologia ci ha tramandato, si può pensare che la società etrusca tenesse in grande considerazione, la donna e il matrimonio. La donna romana godette di maggiore libertà rispetto a quella greca, essa svolse sempre un ruolo importante nella famiglia, non solo come mamma e custode della casa, ma spesso anche come confidente e consigliere del marito, e riceveva inoltre una istruzione regolare. Però anche qui era sottoposta all'autorità del marito. L'avvento del cristianesimo, non modifica la condizione giuridica della donna, pur assegnandole un ruolo fondamentale in seno alla famiglia che viene a ricostituirsi come nucleo fondamentale della vita associata, la sottomissione al marito era ancora vigente; ma il cristianesimo almeno la sottrasse all'umiliazione del ripudio. Nel IV secolo cominciarono a diffondersi i movimenti spirituali femminili e si affermava una nuova immagine della donna accanto a quella tradizionale di madre e di sposa: la donna vergine. Nella prima età medioevale, questa nuova spiritualità femminile ha portato alla nascita di moltissime istituzioni monastiche. Con l'arrivo dei Longobardi diventa oggetto del guerriero, è sottoposta alla tutela (mundio o mundeburdio) del padre o del fratello, passando sotto quella del marito dopo le nozze; queste erano organizzate e decise senza che fosse stato previsto il suo consenso e assimilate ad un atto di compravendita. Nell'età cavalleresca, nonostante l'idealità cortese, la posizione giuridica della donna non subì sostanziali modificazioni. Gli statuti comunali, poi, ne limitarono i diritti patrimoniali. Bisogna aspettare la tarda età comunale per vedere che le vengono rese possibili un'evoluzione intellettuale e sociale, e in questo periodo si hanno grandi figure femminili: da Chiara di Assisi e Caterina da Siena a Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga. Ma sotto il profilo giuridico la sua condizione rimase invariata e s'aggravò nell'età successiva dominata

3 dal soffocante moralismo controriformistico: venne sottratta alla cultura e relegata in mansioni domestiche. Dobbiamo aspettare il XVIII secolo perché comincino a serpeggiare idee favorevoli alla sua formazione culturale. E la inizia ad avviarsi anche alle discipline scientifiche. Le grandi rivoluzioni, quella francese e quella americana, la portano al riconoscimento dei diritti civili, pur lasciandola ancora senza quelli politici. Il codice napoleonico, assicura la parità giuridica della donna nubile, all'interno della famiglia, invece, ripristinava la piena sottomissione al marito. Tuttavia ora vedeva aprirsi davanti spazi ampi di intervento sociale: campo preferito è quello dell'educazione, in Francia e in Gran Bretagna soprattutto, ma anche in Italia si hanno figure femminile che arse dall'ardore romantico e risorgimentale, hanno svolto opera di educatrici, fra le tante si ricordano: Matilde Calindri, Amelia Calani e Anna Ricasoli. Durante la metà del XIX secolo cominciano a concretizzarsi le prime vere conquiste sociali. Il codice del 1865 sancisce l'alienabilità della dote, la reciprocità degli obblighi economici dei coniugi e la corresponsabilità nei confronti dei figli; ottiene l'accessibilità agli studi superiori, in Italia la prima donna si è laureata nel Negli Stati Uniti una legge del 1840 dava alla donna sposata la piena disponibilità dei suoi guadagni e dei suoi beni personali. In Italia una legge uguale venne promulgata solo nel Intanto allo scoppio della prima guerra mondiale, in dodici stati della Confederazione americana veniva riconosciuto alla donna il diritto politico; poco dopo lo stesso riconoscimento veniva accordato anche dalla Danimarca, Paesi Bassi, URSS e Islanda; nel 1918 seguirà la Gran Bretagna, che tuttavia riserva tale diritto solo alla donna che ha compiuto i trent'anni. Nel periodo fra le due guerre sia in America che nel resto d'europa veniva riconosciuto anche il diritto di voto, in Italia si dovrà aspettare il Da questo momento il movimento di emancipazione della donna si fa più agguerrito anche in Italia, e di conseguenza il processo di equiparazione si fa più celere. Nel 1956 viene ammessa nelle corti d'assise e nei tribunali dei minorenni, come giudice popolare; nel 1960 ottiene il libero accesso a tutte le cariche pubbliche, tranne quelle militari e diplomatiche; la piena parità giuridica nel lavoro viene ottenuta nel 1962, tuttavia nell'ambito familiare è ancora vigente la

4 discriminazione del "diritto di famiglia". Solo nel 1977 una riforma generale ha finalmente abolito ogni discriminazione, mentre risale al 1979 la prima nomina ad ambasciatore e alla presidenza della Camera dei Deputati. Più tempo passa e più vediamo la donna prendere possesso di posti di comando che una volta non si sarebbe mai sognato di poter avere. La donna schiava e sottomessa all'uomo non esiste più. Essa ha preso e prende sempre più coscienza di sé e delle sue capacità; rifiuta una vita che fino a qualche anno fa accettava con naturalezza. La figura della casalinga come "nostra madre" o "nostra nonna", che tutto dedicava alla famiglia, che viveva per la famiglia va scomparendo, il suo posto viene preso da una donna nuova che ha innumerevoli interessi oltre quelli domestici. Oggi la donna ha propri contatti sociali che le danno più consapevolezza delle sue forze e del suo valore. Il sociologo americano Robert Morison ha posto in evidenza come nella nostra epoca, la crisi della famiglia, la sconvolgente evoluzione della società, il progresso tecnico e lo spirito scientifico che dominano il nostro tempo, hanno spostato l'educazione dalla famiglia alla scuola, facendole assumere maggiore importanza a detrimento del prestigio della famiglia. In effetti la famiglia può assolvere benissimo il compito di istruzione e di educazione in una società statica, ma non è più in grado di assolvere il proprio compito in una società che cambia rapidamente. Ma questo processo di emancipazione della donna è proprio indipendenza? Le apparenze ingannano! Oggi la donna è schiava del "doppio lavoro", quello casalingo e quello che presta fuori. Allora che cosa bisognerà fare per renderle giustizia? A mio avviso bisognerebbe prolungare la permanenza dei bambini a scuola ed estendere il ruolo di questa; bisognerebbe creare una rete di ristoranti economici per sgravarla almeno del lavoro della cucina; occorrerebbe affidare la pulizia degli alloggi a squadre formate appositamente; creare impianti di lavaggio collettivi, ecc. La situazione non è certo confortante per le nostre donne! In Russia, ad esempio, il 78% dei medici sono donne, come lo sono il 70% degli insegnanti e il 32% dei giudici; e ancora, il 32% del "gentil sesso" esercita la professione di ingegnere. Da noi, in Italia, le donne che lavorano rappresentano appena il 5% dei funzionari direttivi e solo il 24% è alle dipendenze dello stato. L'unico settore in cui la donna italiana domina è la scuola;

5 ma anche qui non si possono fare considerazioni positive. Molte volte sono ragioni pratiche che la spingono all'insegnamento perché le permette di avere più tempo per la famiglia e per la casa. Quindi parlando di emancipazione della donna non si può affermare che sia una libera scelta. Questo cambiamento nella vita della donna, come abbiamo visto, si è maturato negli anni gradualmente. Quali le cause? Come ha potuto questa autentica rivoluzione essere portata avanti, senza essere contrastata? Come ha potuto l'uomo veder sfumare il suo dominio sulla donna, senza reagire? Si è trattato, a mio avviso, di un processo sociale che trova le sue origini, le sue cause e i suoi presupposti nella crisi della famiglia e nella trasformazione della società. La crisi della famiglia è senza dubbio di origine sociale. Qualche tempo fa la famiglia aveva solide fondamenta, perché il nucleo familiare assicurava ai suoi componenti protezione e sicurezza. Oggi in questo mondo dominato dalla tecnologia, in cui il successo del singolo dipende dalle sue capacità, dalla sua intelligenza e dalla sua abilità, i legami con la famiglia vengono privati di ogni significato. Bisogna anche riconoscere che ieri la base economica della famiglia era data dalla proprietà, oggi la famiglia vive di reddito di lavoro. La giovane donna sa che può rendersi indipendente e vivere una propria vita diventando operaia o impiegata, sa che la industrializzazione della società le permette di non essere più legata alla condizione domesticoarcaica su cui poggiava il rapporto tradizionale con la famiglia. Inoltre c'è da ricordare che un tempo la famiglia svolgeva anche una sua funzione sia nell'istruzione che nell'educazione. Oggi l'evoluzione della società è sconvolgente. Il progresso tecnico e lo spirito scientifico dominano il nostro tempo. Una volta la scoperta era del tutto casuale e la società ne sentiva le conseguenze senza sconvolgimenti improvvisi. Oggi la ricerca scientifica lavora per creare nuove condizioni di vita e nella nostra società non solo la somma delle conoscenze aumenta con rapidità enorme, ma la loro diffusione è quasi istantanea. La condizione tradizionale della donna poteva essere sopportata fino a quando essa era chiusa in famiglia. Quando la moderna industrializzazione le ha offerto innumerevoli possibilità di lavoro, la sua condizione, con l'ingresso nel mondo del lavoro, ha visto notevoli e continui cambiamenti, raggiungendo l'emancipazione voluta. Ma al

6 momento può parlarsi di emancipazione nel senso vero della parola? Possiamo dire, se guardiamo alla realtà delle cose, senza farci fuorviare dalle apparenze a volte ingannevoli che oggi la donna, almeno per il momento, nella sua lotta, è ben lontana dal poter cantare vittoria. Oggi è schiava del lavoro, quello casalingo e quello che svolge nel processo produttivo. La società non ha ancora assunto su di sé i compiti del lavoro familiare e la cura della casa, la preparazione dei pasti e tutti i compiti che rientrano nell'economia domestica sono svolti non come lavoro vero e proprio, ma sempre sotto l'etichetta di "lavoro casalingo", dizione che ancora adesso ha il significato di negazione del lavoro. Ho detto che la donna è ben lontana dal cantare vittoria, ma sempre guardando alla realtà, si può dire che la donna, oggi, divide col marito la responsabilità della famiglia, che una volta era comandata da un'autorità maritale, come abbiamo visto più su, ed ora è guidata da un'autorità parentale, nel senso che anche la madre partecipa del potere familiare, quindi, anche se si può riscontrare un primato maschile nell'esercizio del comando in famiglia, non si può più parlare di esclusività. L'accesso alle carriere, che si è visto iniziare nel 1979, ancora oggi, vede la donna scavalcata dall'uomo, per un incarico importante viene sempre preferito un uomo di pari grado e magari di capacità più limitate, e solo perché ha il merito di essere uomo. Questo stato di cose ha contribuito e contribuisce ad escludere i figli che non riescono a dare un senso vero alla vita e solo perché sono stati costretti a crescere senza la vicinanza della mamma, senza impregnare le narici e i pori dell'odore della donna che li ha messi al mondo; infatti hanno avuto una "balia" di metallo con figure animate che non ha fatto niente per la loro educazione; sono cresciuti senza sentire il calore del fiato materno, non hanno potuto contare sulla loro presenza attiva, e sono venuti su senza conoscere chi avrebbe dovuto guidarli, chi avrebbe dovuto insegnar loro il comportamento da tenere, senza il suono di quella voce che avrebbe dovuto far capire loro che cosa è bene, che cosa è male, che cosa è amore, che cosa è delusione, che cosa è gioia e che cosa è dolore; senza quella voce che avrebbe dovuto consolarli nei momenti di tristezza, che avrebbe dovuto dividere con loro le prime gioie, le primissime scoperte amorose. Sì non sono stati soli, ma può la televisione sostituire la mamma o il papà? In questo

7 modo si sono trovato soli, incapaci di confidarsi con i genitori, e proprio perché è mancato loro il contatto comunicativo con i propri genitori, è mancata la confidenza con essi. La donna sarà veramente libera ed emancipata solo quando avrà capito che di fronte alla maternità, deve mettere da parte ogni ambizione carrieristica e dedicarsi interamente al figlio, deve capire che il figlio deve maturare aiutato dai genitori, soprattutto dalla madre, dovrà essere guidato quando sta per formare e realizzare la propria personalità, e poi potrà ricevere quella fiducia che gli è necessaria e della quale sicuramente non approfitterà. La più grande ambizione per una donna-madre dovrebbe essere quella di vedere il figlio ben educato, con una personalità matura e formata. In una società civile permeata di una sana moralità, merita più rispetto la donna che sa rinunciare ai suoi sogni per viverli con il figlio e che sappia risolvere con dignità i suoi problemi, che sappia responsabilmente affrontare le conseguenze che la rinuncia comporta, perché solo allora è veramente una donna libera ed emancipata. Condizione della donna nell'islam. Di Manuela Del Papa. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Donna con hijab in Tunisia

8 Lo studio della condizione della donna nell'islam riguarda le attitudini e le credenze riguardo i ruoli e le responsabilità delle donne all'interno della religione islamica. La complessa relazione tra donna e Islam è definita tanto dai testi islamici quanto dalla storia e cultura del mondo islamico. In base al Corano, le donne sono uguali agli uomini di fronte a Dio. La Sharia (legge islamica) include differenze tra i ruoli di genere, i diritti e gli obblighi della donna e dell'uomo. Gli interpreti dei testi giuridici islamici hanno diversi giudizi circa l'interpretazione delle norme religiose sulla condizione della donna. Secondo i più conservatori, le differenze tra uomo e donna sono dovute ad un diverso status e responsabilità dei due, mentre il liberalismo musulmano, il femminismo islamico ed altri gruppi hanno argomentato a favore di interpretazioni più originali ed aperte. I paesi a maggioranza musulmana concedono alla donna vari gradi di diritti riguardo a matrimonio, divorzio, diritti civili, status legale, abbigliamento ed istruzione, in base a diverse interpretazioni della dottrina islamica e dei principi di laicità. Tali paesi presentano alcune donne in alte posizioni politiche, ed hanno prodotto diversi capi di stato donna. Condizione sociale Dal punto di vista religioso non sembrano esserci problemi; per la legge islamica la donna è ontologicamente uguale all uomo, ha gli stessi doveri, non c è per essa alcuna discriminazione nella vita eterna che l attende dopo la morte. I problemi cominciano quando dal campo religioso si passa a quello sociale. Infatti il Corano stabilisce: «gli uomini sono preposti alle donne perché Dio ha prescelto alcuni esseri sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle.» Questo significa, in pratica, che la donna, finché rimane in famiglia, è sottoposta all autorità del padre e dopo, quando si sposa, passa sotto l autorità del marito. Paradossalmente esclusa da questa tutela ( wilāya ) è la nubile non più giovane ( anīs ), che può in tutto e per tutto gestirsi senza dipendere dall'altrui beneplacito. Nel mondo islamico le donne non sono ugualmente discriminate in tutti i Paesi, per cui parlando dei diritti delle donne islamiche occorre

9 precisare a quale piano ci si riferisca, se teorico-religioso o praticopolitico, ed a che paese si faccia riferimento. In alcuni Stati esse hanno ormai ottenuto parecchi privilegi una volta destinati quasi esclusivamente agli uomini, ma negli Stati più tradizionalisti e in quelli che mirano alla reintroduzione a pieno titolo della sharīa, dove le norme del Corano sono interpretate ed applicate in maniera più rigida e rigorosa, le donne non vivono una situazione egualitaria in termini di libertà, e sono considerate ad un livello inferiore rispetto all uomo. Fonti coraniche Il principio della superiorità maschile è enunciato dal Corano nella sura IV, detta al-nisā (delle donne), al versetto 34: «Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande» (Trad. di Alessandro Bausani) Così, in virtù di questo precetto, le donne sono private persino dei fondamentali diritti umani e civili: non godono della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche o posizioni di responsabilità in campo civile o religioso. Non possono decidere il proprio destino né quello dei propri figli e sono totalmente sottomesse all'uomo, da cui possono venire ripudiate (e non viceversa). Sono eventualmente costrette a convivere con altre mogli scelte dall'uomo; e sono obbligate a coprire il proprio corpo e spesso anche il viso. La poligamia è lecita e prevista dal Corano per gli uomini (Sura "delle donne", versetto 3) con la limitazione se temete di non essere giusti con loro sposatene una sola o le ancelle in vostro possesso. Questa limitazione ha indotto alcuni commentatori modernisti ad affermare che, poiché è impossibile essere giusti con più di una donna (come è detto nella stessa sura al versetto 129) la poligamia è virtualmente illecita.

10 Al v. 15 della stessa sura si dice se alcune delle vostre donne avranno commesso atti indecenti portate quattro testimoni contro di loro, e se questi porteranno testimonianza del fatto, chiudetele in casa fin che non le coglierà la morte o fin quando Dio apra loro una via. Dai commentatori questa punizione s'intende abrogata dal v. 2 della sura "della Luce", in cui si afferma che l'adultera e l'adultero siano puniti con cento colpi di frusta ciascuno alla presenza di un gruppo di credenti, ma in questo caso si parla di adulterio mentre nell'altra sura si parla di atti indecenti e i commentatori non sono d'accordo se per atti indecenti debba intendersi l'adulterio. Secondo il Corano l'uomo può ripudiare la moglie e non v'è nessun accenno che la moglie possa farlo nei confronti del marito. Nella sura "della Luce". il v. 31 prescrive che le credenti abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne, non mostrino troppo le loro parti belle ad altri che agli uomini della famiglia e non battano i piedi sì da mostrare le loro parti nascoste. Secondo un'usanza che è precedente al Corano questo versetto proibirebbe alla donne di mostrare il volto e quindi avrebbe giustificato nei tempi passati l'esistenza dei ginecei (harem) in cui erano rinchiuse le donne, custodite nel caso di personalità di grande ricchezza, da guardiani evirati, nonché l'uso oggi in certi Stati islamici di vesti che coprono interamente il viso. Circa l'obbligo di portare il velo e coprire il volto non c'è alcun versetto che lo prescriva espressamente e nemmeno il v. 59 della sura "delle Fazioni alleate" lo afferma, anche se dice: Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si coprano dei loro mantelli, che sono grandi veli che vanno dalla testa ai piedi. Circa il divieto di battere i piedi forse ci si riferisce alla non liceità del ballo per le donne musulmane. Nella sura "del Misericordioso" si parla del paradiso con le vergini a disposizione degli uomini ma è pur vero che lo stesso Testo sacro islamico afferma che esistono anche ghulām (schiavi, paggi). Insensati i commenti di certi esegeti secondo cui a popolare l'inferno sarebbero in maggioranza le donne, anche se questo attesta una certa qual attitudine mentale maschilista, fortemente presente nella cultura islamica. Se tutto ciò appare in qualche modo soggetto a interpretazione ( ijtihād ), sì da smentire chi affermi apoditticamente che il velo o la supremazia dell'uomo sulla donna siano previsti, nella loro accezione

11 più avvilentemente maschilista, dal Corano, ben diversa è la situazione legata al diritto ereditario. Nella medesima sura "delle donne", al v. 11, è infatti detto in merito all'eredità ai figli Iddio vi raccomanda di lasciare al maschio la parte di due femmine e in molti altri punti del Corano si evidenzia uno stato d'inferiorità della donna rispetto all'uomo, anche se sono frequenti le raccomandazioni ai mariti di trattare con gentilezza e giustizia le loro mogli anche nei rapporti sessuali, in caso di poligamia. Ovviamente alle donne non è concesso avere più di un marito. Il principio della superiorità maschile è evidenziato anche nel verso 228 della sura 2: «Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli, e non è loro permesso nascondere quello che Allah ha creato nei loro ventri, se credono in Allah e nell'ultimo Giorno. E i loro sposi avranno priorità se, volendosi riconciliare, le riprenderanno durante questo periodo. Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori. Allah è potente, è saggio.» ( sura 2 verso 228 ) che Hamza Roberto Piccardo scrittore ed ex-segretario dell'ucoii nella versione del Corano da lui stesso curata per Newton & Compton commenta così: «"In un penoso sforzo di omologare l Islàm alla cultura occidentale, alcuni commentatori modernisti hanno scritto che la superiorità riguarda solo il diritto dell uomo al ripudio della moglie, facoltà che non gode di reciprocità. In realtà si tratta di qualcosa di molto più importante e fondamentale per il mantenimento dell equilibrio, individuale, famigliare, sociale. L uomo e la donna sono due realtà complementari imprescindibili l una dall altra. Se così non fosse, Allah (gloria a Lui l Altissimo) non avrebbe formato Eva dalla costola di Adamo, avrebbe fornito entrambi i generi di apparati riproduttivi completi ecc. ecc. La struttura fisica dell uomo è capace di grandi sforzi e di exploit significativi, quella della donna, di fatica mediamente ripartita e grande sopportazione del dolore. La sensibilità maschile è tutta esteriore, proiettata in un ambito extrafamigliare che tende a diventare pubblico e politico. Quella femminile è interiore, attenta a sé stessa, tesa alla protezione di

12 quanto acquisito o all acquisizione di semplici mezzi di sostentamento e di sicurezza. La psicologia maschile è immaginifica, creativa, sperimentale, amante del rischio, desiderosa di novità, di affermazione dell io, il più delle volte ampia e superficiale. Quella femminile è concreta, tradizionale, nemica dell azzardo, desiderosa di certezze, di conservazione del mio, il più delle volte profonda e limitata. Nell ambito famigliare il rispetto della Legge di Allah e della Sunna dell Inviato fa sì che non si creino situazioni tali da esigere un affermazione di potere che mortifichi la complementarietà dei coniugi. Ma oltre alla complementarietà c è un problema di leadership, nella famiglia e nella società, che non significa predominio, oppressione o disconoscimento della prevalenza femminile in una quantità di settori e corcostanze. Allah (gloria a Lui l Altissimo) affida questo ruolo dirigente al maschio. È un compito gravoso e difficile, di cui l uomo farebbe spesso volentieri a meno, e di cui è tenuto a rispondere davanti ad Allah."» Chador a Tehran Donna con niqab negli Emirati Arabi Donna in Marocco Niqab Donna in Yemen

13 La donna nell Islam Diritti delle donne islamiche Il tema dei diritti delle donne nell Islam è al centro di accesi dibattiti e di giudizi estremamente contrastanti. Da un lato, molti osservatori sostengono che non è facile parlare di "diritti" delle donne islamiche dal momento che la maggior parte di esse sono private delle più elementari norme civili : "Dalla minore libertà di spostamento alla minore libertà d'espressione, di parola, di saluto; minore possibilità di avanzare negli studi o nella carriera e di rivestire cariche o ruoli di responsabilità in ambito civile o religioso; quasi nessuna possibilità di partecipare alla vita politica o di venire eletta; scarsa possibilità di decidere il proprio destino o quello dei propri figli; sottomissione all'uomo, da cui può venire ripudiata (e non viceversa); convivenza con altre mogli scelte dall'uomo; obbligo, in molti paesi, di coprire il proprio corpo e spesso anche il viso; imposizione, in molti paesi, dell'infibulazione e dell'escissione; frequenti gravidanze non scelte liberamente, ma imposte dal marito. La condizione della donna nell'islam varia molto da nazione a nazione. In quegli Stati ove le leggi del Corano sono applicate più rigidamente, le donne vivono in minori condizioni di libertà rispetto all'uomo, e spesso sono poste su un gradino inferiore. Esse però non sempre avvertono come ingiustizia la diversità della loro condizione, ricevuta come abitudine culturale. Ma anche se l'avvertissero come ingiustizia, non sempre sono in grado con le proprie forze di modificare la propria situazione". Dall altro, la cultura islamica sostiene che le donne accedono a specifici diritti sociali: "La donna, come l'uomo, è un entità indipendente e quindi un soggetto umano pienamente responsabile delle sue scelte e delle sue azioni. Inoltre i doveri previsti dalla Shari'a, la legge islamica, sono gli stessi tra gli uomini e le donne. Inoltre la donna costituisce persona giuridica a sé, a prescindere dal marito, dal padre o da qualsiasi parente maschio tant'è vero che può scegliere di diventare musulmana a prescindere dalla fede dei suoi parenti più prossimi Ma ha anche la possibilità di scegliere autonomamente se accettare un matrimonio o meno, e se non vi è l'assenso della donna il matrimonio non può essere considerato valido.

14 La donna ha diritto ad una sua propria proprietà privata, che non è tenuta a condividere con nessuno. La dote che l'uomo versa a la donna viene a far parte proprio di questa sua proprietà va investita nei suoi bisogni personali e non va investita nelle esigenze della famiglia, che devono essere sostenute dall'uomo, ma alle quali la donna può decidere spontaneamente, e in accordo con il marito, di parteciparvi anche con una sua attività lavorativa fuori dalle mura domestiche". La donna nel Corano Nel Corano, testo sacro della religione islamica, molteplici sono i riferimenti nei confronti della donna nei suoi aspetti spirituali, in quelli sociali e in quelli economici; secondo l interpretazione che viene data da alcuni studiosi del testo sacro del Corano, la donna è considerata pari all uomo, gode di molteplici diritti, deve essere rispettata ed amata. In una sorta di concezione "stilnovistica" è l ancella tramite, attraverso la quale è possibile "elevarsi" a Dio. " Chiunque - sia esso maschio o femmina - faccia delle opere buone, ed abbia fede, in verità a costui Noi daremo una nuova vita che sia buona e pura, ed elargiremo a tali individui la loro ricompensa in base alle loro azioni. (Corano 16:97, vedere anche 4:124). Il Corano indica chiaramente che il matrimonio è condivisione tra le due metà della società, e che i suoi obiettivi, oltre al perpetuarsi della vita umana, sono il benessere emotivo e l'armonia spirituale. Le sue basi sono l'amore e la misericordia. "E tra i Suoi segni vi è questo: Che Egli creò compagne per voi da tra di voi in cui possiate trovare riposo, pace mentale in esse, ed Egli ordinò tra voi amore e misericordia. Ecco, qui vi sono invero segni per le persone che riflettono." (Corano 30:21)." Maggiori approfondimenti sul testo del Corano e sul modo in cui è venuto e viene interpretato nei confronti della donna si possono trovare:

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