Biblioteca Comunale di Cassano RICETTARIO DELLA MEMORIA INCONTRI DI SCRITTURA CREATIVA

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1 Biblioteca Comunale di Cassano RICETTARIO DELLA MEMORIA INCONTRI DI SCRITTURA CREATIVA GENNAIO - FEBBRAIO

2 RACCOLTA ESERCITAZIONI CORSISTI 2012 Cassano d Adda Aprile 2013 Durante gli incontri che si sono svolti lo scorso gennaio alla biblioteca di Cassano d Adda abbiamo provato a riscoprire la bellezza creativa della parola quotidiana. Lo abbiamo fatto giocando con le parole, trovandone di nuove, restituendo vigore a quelle usate abitualmente, amandole per tutte le possibilità che ci consentono. Un percorso che ha accesso nuovo interesse e curiosità per la lingua e ci ha regalato immagini, emozioni e testimonianze. Ognuno ha fatto questo cammino in modo personale, meravigliosamente personale, come potrete leggere in questa raccolta in cui, per esempio, un afrodisiaca zuppa di pesce diventa un rito carico di passioni e di promesse che dureranno una vita intera, oppure le castagne - principale fonte di nutrimento per un bambino sfollato durante la seconda guerra mondiale si trasformano in proiettili di sanguinose battaglie, biglie, pupazzi, cinture, borsellini, corone, gonnelline. E magia? No, sono ricordi evocati con grande intensità, la stessa che potrete ritrovare nel racconto del pranzo di famiglia: un rituale di vita in cui la pancia ti tradisce ancor più del cervello, del naso, della bocca e degli occhi, grazie ai trucchi della fattucchiera dei fornelli. Potrete leggere di risotti preparati da funamboliche donne in biblico tra passione e rigore, che si tramutano in piatti dagli effetti prodigiosi. Assisterete a passioni nate durante corsi di cucina in cui donne con poteri straordinari sanno preparare biscotti afrodisiaci duri come la pietra, resistenti alle stagioni, all acqua e all umidità. Vi appassionerete anche ai colori, ai profumi e ai sapori magici suscitati da un altro amore: quello per il cous-cous, un attrazione istintiva e travolgente che durerà per sempre. Leggendo incontrerete il tempo capace di riacquistare una dimensione autentica quando viene evocato per segnare l ora bambina della merenda, tempo scandito dalla luminosa fiducia in un futuro di sconfinata immensità. Assisterete a pranzi di Natale che nutrono l anima e il cui amorevole ricordo ti avvolge per tutta la vita regalandoti àncore di serenità. Sarete spettatori di ricordi di profonda dolcezza frutto di un legame che unisce nipote e nonna in un abbraccio senza tempo. E per finire sbircerete nella cucina di un masseria pugliese in cui ogni giovedì si consumava un rituale familiare che vi lascerà inermi di fronte al potere del cibo e degli affetti. Questi sono solo assaggi di ciò che potrete gustare in questa raccolta in cui abbiamo provato a raccontarci grazie a un percorso di esplorazione e scoperta. In effetti lo scrivere è spesso un vagabondare dell anima e in questo perderci ci siamo aperti a nuove possibilità di ascolto, riflessione e coinvolgimento. 2 Paola Buonacasa

3 Sergio Banfi Incipit Succede ogni sera che entrando in cucina, qualcuno alzi il coperchio della pentola e per curiosità, per fame, per passione, chieda cosa si mangia stasera? vatti a lavare le mani che tra qualche minuto è pronto queste erano le parole che immancabilmente mia madre ci diceva allontanandoci in malo modo dalla cucina. In quei momenti d attesa non ci restava che fantasticare sui manicaretti che avremmo gustato, sognavamo piatti di lasagne, cotolette panate con montagne di patate fritte, ma purtroppo mamma non era una gran cuoca e le nostre fantasie di giovani affamati crollavano di fronte al solito piatto di minestra. MESOSTICO alzarsi subito dopo pranzo sparecchiare riordinare sedersi quindi ad aspettare che Il consorte finisca la penichella 3

4 ACROSTICO Z ite U nte P er P lacare A ppetito D egli I ntrepidi P escatori E sausti S udati C enciosi E maciati ABECEDARIO A GLIO B OGHE C APONE D ATTERI DI MARE E RBE AROMATICHE F ASOLARE G ALLETTE H ALIBUT I IMPERATORE (pesce) L UMACHINE DI MARE M ARMITTA N ASELLO O LIO P OMODORI Q UARESIMA R ANA PESCATRICE S ALE T RIGLIE U GIANCO V INO BIANCO AFFERANO 4

5 Z Zuppa di pesce Qualche tempo fa invitai a cena una ragazza, a cui tenevo molto,e per fare bella figura la portai in un ristorante sul lungo mare di Santa Margherita Ligure, la location era veramente notevole, il locale era sobrio ed elegante allo stesso tempo, l inappuntabilità del personale di servizio in attesa all ingresso incuteva un senso di soggezione. A tutto ciò non feci molto caso, affascinato come ero dalla mia compagna e dalla prospettiva di un dopo cena allettante. Fu solo quando ci portarono il menu e la lista dei vini che tornai con i piedi per terra e capii che in quella serata le mie finanze avrebbero subito un notevole salasso. La scelta dei piatti fu alquanto complicata, non riuscivamo infatti a decidere, affascinati come eravamo da quelle portate dai nomi complicati e probabilmente dai sapori altrettanto strani. Gli antipasti variavano da terrine di pesce e spinaci, carpacci di pesce spada al pepe verde e rosa, e schiacciatine con tonno in crosta, soprassedendo sulle solite,si fa per dire, impepate di cozze e vongole alla pescatora. Passando per i primi che spaziavano tra, fagottini di porro salmone e robbiola, crepes ai gamberetti, riso venere con code di mazzancolle. Per finire con dei secondi piatti da capogiro, come merluzzo gratinato con pure ai funghi, bocconcini di palamita al sesamo, e sogliole arrotolate alle erbe e olive. Dopo lunga consultazione decidemmo di comune accordo di scegliere un unico piatto che avrebbe soddisfatto la nostra voglia di pesce e nel contempo avrebbe contenuto, almeno questo speravo io, i costi. Fu così che ordinammo la zuppa di pesce. L attesa dell arrivo della portata fu alquanto lunga, cosa che non mi dispiacque, in quanto ebbi la possibilità di conoscere più a fondo la ragazza che mi stava di fronte. Quando finalmente ci portarono la nostra ordinazione rimasi stupito dal fatto che non ci venisse servito il solito piatto di zuppa. ma che la stessa ci fosse preparata in tavola. Arrivarono infatti i camerieri con vassoi contenenti rossi crostacei, molluschi dalle valve appena schiuse e diverse qualità di pesci lessati ancora fumanti. Spiccavano le rosse gallinelle gli spinosi scorfani, le tracine dagli aculei velenosi, e le saporite triglie. Solo a questo punto ebbe inizio lo spettacolo vero e proprio. Un signore elegantissimo, che troverei alquanto riduttivo chiamare cameriere, avviò la preparazione del piatto. Iniziò infatti col sistemare in capienti fondine delle fette di pane abbrustolite e profumate all aglio, sopra adagiò i filetti di pesce spinati di volta in volta con una maestria indescrivibile.passò quindi a completare il piatto con dei frutti di mare e crostacei, e per ultimo versò sul tutto dei caldissimi mestoli di brodo di pesce. Fu una serata memorabile. All uscita dal locale, mentre passeggiavamo sul lungo mare ci sentivamo ancora avvolti dai profumi di quella cena e non facevamo altro che raccontarci le sensazioni che 5

6 avevamo provato nell assaporare quella zuppa. Sarà forse perché fu la nostra prima cena, sarà forse perché le chiesi di venire a vivere con me, ma di una cosa sono certo, zuppe di pesce così non ne ho più mangiate. Bruno Bossi Incipit 6

7 Non avevo nessuna voglia di prendere il libro dalla valigia, mi godevo la dilatazione di tempo e spazio prodotto dal movimento del treno. Ma quando un profumo improvviso..accompagnato dal rumore tipico di stropiccìo di carta mi riportò alla realtà del momento, trascinandomi al tempo stesso con se. Mortadella! Uno dei passeggeri nello scompartimento si stava scartando il suo panino imbottito di bologna, come la chiamano qui, con un neologismo barbaro, al limite della comprensione. La mia merenda di scuola: pane e mortadella! Mi sono subito ritrovato in aula, con quei banchi, i miei compagni di allora. Il momento della campanella dell intervallo coincideva al secondo con sfoderamento delle merende. ( ) Fuori sulla strada il sole accecava, dentro nella penombra della cucina vedevo la nonna seduta al tavolo che cuciva, anzi rammendava. Poggiati sul tavolo i capi di biancheria appena lavati, e lei che li ripassava minuziosamente, ispezionando calzini, reggiseni, mutande, maglie e camicie, dividendo tutto in due mucchi: idonei e bisognosi di intervento. Mamma era stata confinata accanto al lavandino, e stata tritando con la mezzaluna le verdure per il ragù del giorno dopo. Era sabato, e il ragù della domenica era un rito irrinunciabile. ( ) Succede ogni sera che entrando in cucina, qualcuno alzi il coperchio della pentola e per curiosità, per fame, per passione chieda: cosa si mangia stasera? e la risposta sicura è sempre la stessa: fermo che ti picchio il mestolo sulle mani. Ma quando sento il profumo del sugo di pomodoro, divento un incursore perfetto! Prima della consueta domanda, mi sono procurato un pezzetto di pane e, mentre formulo la domanda di rito ho già infilato il pane nel sugo. La risposta-minaccia arriva che ho già la bocca in movimento, attento a non scottarmi per il boccone cocente, e ho guadagnato la porta per mettermi in salvo! ( ) Ogni cosa è un colore, è un sapore, è un emozione. Il bianco del latte, per esempio non ha confini, il colore del..miele, chiaro, ambrato, più scuro come quello del castagno, che non riesco a separare dal pecorino, quel formaggio delizioso a metà stagionatura, con quei granelli che in realtà non ci sono ma se mancano diventa tutto più scialbo, ordinario. Il pecorino con un filo di miele di castagno! Una delizia impareggiabile. Sul vino troppe cose sono già state dette perché se ne possa aggiungere qualcuna di originale. Tutte enfatiche, ma tute vere. ( ) 7

8 E per il profumo, è per il sapore, è perché mi ricorda. davvero mi ricorda la mia infanzia, in un luogo e in un tempo dove e quando era necessario usare le poche risorse disponibili per sopravvivere. Il castagnaccio: farina di castagne, acqua, un po si sale e nient altro. Oggi si possono aggiungere pinoli, uvetta, gherigli di noce, fiocchi di marmellata. Ma allora era così: farina e acqua. Ma era buonissimo, non me ne stancavo mai. Era buono caldo, era buono freddo; era buono per colazione al mattino, per merenda, come dolce alla fine dei pasti. Era buono sempre. ( ) Acrostico C aro A ndrea S crivi T autogrammi A crostici G ioiosi e N on A ndare C ome fa C arlo I ntorno O ndeggiando C aro A ndrea S crivi T autogrammi A crostici G ioiosi e N on A ndare C ome fa C arlo I ntorno O ndeggiando Mesostico l acqua minerale fa crescere soltanto guadagni 8

9 esagerati senza alcun reale tornaconto ma handicap per l improvvido consumatore Abbeccedario Ah, bella castagna, deliziosa, elegante, fantastica, gentile! Hai incantato la memoria. Nessuna opportunità poi, quando rarità selezionate troppo utilizzate vengono zavorrate. Tautogramma Cammino: campagna canicolare. Casolari, cimiteri, ciminiere. Confusa nella caligine crepuscolare la collina! Un crescendo di colore conduce sul colmo. Compare il castagno, corteccia come cuoio. Cresce e custodisce come cassaforte la castagna, cuore consapevole, non coltivabile di celestiali concerti di confetture, cucinabile in cento castagnacci, cenci, ciambelle e caldarroste. Cade con la corazza, canestro e custode contro la cupidità della capra e del cinghiale, caustico chiostro e cilicio, certezza di conservare un cuore, un capitale, una cena, una canzone. ( ) Cielo celeste chiaro. Caccia al cinghiale coi cani: cinegetica. Cade il crepuscolo, cala il cicaleccio delle cince, compete la civetta. Un cacciatore claudicante per una caduta da cavallo, si china. Coglie una castagna, la contempla, la considera, la conserva. Collega, curioso, il colore cioccolato col ceruleo del cielo, corroso dal cremisi crepuscolare. Capisce d un colpo la cattiveria della caccia: la catarsi si compie. Casca una castagna nel suo cesto e lo colpisce sul cranio. Ciao cinghiale. ( ) Mettere le castagne sul fuoco 9 Tra i tanti prodotti della guerra c erano gli sfollati. Involontari esuli dalle loro case di città, minacciate quotidianamente dalla distruzione. Noi, la mia famiglia, ne faceva parte. Ci

10 10 rifugiammo sulla collina pistoiese, dove gli accenti sono ancora emiliani, tra Pàvana e Ponte della Venturina. Dove la collina diventa montagna: forre, calanchi, sentieri da muli e foresta di castagni. Un villaggio di una decina di case fatte quasi interamente di sasso, una addosso all altra con piccole aie che separavano un gruppo di case dall altro, fatte di terra e sassi, che diventavano palude quando pioveva. Nonostante la privazione di tante, forse troppe cose utili e considerate fino ad allora indispensabili per vivere, come la luce elettrica e il cibo, quello fu uno dei periodi più belli della mia vita, sicuramente uno che ricordo con nostalgia: godevo di una libertà mai conosciuta prima e potevo giocare con altri bambini. La vita degli adulti era quasi interamente impegnata a soddisfare il bisogno primario di procurare il cibo. E non c era davvero di che scialare: qualche uovo, raro; rari i conigli e soprattutto le galline, che venivano sacrificate quando erano ormai vicine a morire di vecchiaia e dopo molto tempo che non producevano più uova. Anche il pane era poco e senza sale, e si faceva in casa come la pasta, quando si trovava un po di farina. Ma c erano i castagni: oltre ad essere la nostra principale fonte di nutrimento, erano anche essenziali per i nostri giochi. La base principale per l alimentazione erano le castagne. Si mangiavano in tutti i modi: la maggior parte si facevano seccare. Sopra ogni casa c era un piccolo fienile, che veniva utilizzato per le fascine di legna e per le castagne. Queste venivamo messe a seccare su graticci di legna. Una volta seccate, potevano essere sbucciate abbastanza facilmente e la maggior parte veniva utilizzata per farne farina. E questa aveva un largo impiego per l alimentazione, sopra tutto invernale. Castagnacci e necci. Il castagnaccio, che oggi si fa farcendolo con pinoli e uva passita, qualcuno dice anche noci, latte e zucchero, aveva una preparazione molto più spartana: farina e acqua. I necci, tipici di quella zona, sono una specie di piadine, che si ottengono con l impiego dei testi, una sorta di pale di ferro con un lungo manico, che vengono fatti ben scaldate sulla stufa: la classica stufa economica, dalla quale vengono tolti tanti cerchi di ferro quanti bastano per far aderire i testi che così vengono a contatto diretto con il calore della legna che brucia. Quando sono ben caldi, si ungono e vi si versa quanto basta di un impasto liquido di farina e acqua già preparato. Come le piadine, o le crèpes, andrebbero farciti: con la ricotta fresca e un pizzico di marmellata se li si vuole addolcire. Noi li farcivamo con la fantasia. Quando si preparavano era un po una festa, ma questo non avveniva molto spesso, perché si disperdeva il calore della stufa, e anche la legna poteva diventare preziosa d inverno. Il castagnaccio invece c era quasi sempre. Caldo o freddo è sempre buono, anche se la parte sotto veniva sempre un po sbrindellata, come diceva mamma. La teglia avrebbe dovuto essere unta, con olio o burro, per impedire che l impasto si attaccasse al metallo, ma di olio neppure a parlarne e il burro era merce rara. Quando c era, si usava il lardo, ma con parsimonia. Le castagne si conservano a lungo, e si usavano in diversi modi: bollite, con la buccia o senza: con la buccia, erano le ballotte, belle nere e lucide. Si sbucciavano abbastanza facilmente, da calde. Da fredde l operazione diventava problematica. Bisognava però togliere anche la pellicina chiara che è all interno della buccia, e questo non sempre era facile. Mamma o nonna erano costrette ad aiutarci, anche perché ci divertivamo a sbucciarle coi denti, e questo veniva considerato un comportamento sconveniente. Forse perché il nostro divertimento era di sputare le bucce nel piatto. C erano poi le caldarroste: normalmente questo era il trattamento riservato alle castagne più belle e grosse, che prima dovevano essere incise, una per una, con un taglio trasversale. Io aiutavo in quest operazione, ma anziché un coltello mi veniva affidato un apriscatole: una sorta

11 di punteruolo con una piccola lama non tagliente e il manico di legno. Venivano poi messe in una padella con il fondo bucherellato e sulla stufa alla quale venivano tolte i cerchi, come per i testi. La padella doveva essere mossa di frequente, perché le castagne non bruciassero e poi mangiate belle calde. Infine c erano le castagna secche. Potevano essere bollite, ma non erano così buone come le ballotte. Altrimenti, si mettevano in bocca così, e una castagna durava tanto, prima che diventasse morbida quanto bastava per essere pian piano masticata. C era tanta abbondanza di castagne che potevano essere impiegate anche nei nostri giochi. Allora diventavano proiettili che ci si lanciava, palline per le gare sulle piste che tracciavamo sul terreno, pupazzi da comporre con stecchi di legno infilati pazientemente nei gusci. Il gioco diventava pericoloso quando, in occasione di battaglie, qualcuno di noi le lanciava sul gruppo avversario ancora nei ricci. Prima o poi ci scappava il ferito e i pianti facevano uscire dalle case le mamme, e la battaglia finiva tra scappellotti e medicazioni. Ma le più abili erano le bambine: erano minoranza e non si mescolavano con noi maschi e i nostri giochi. Loro usavano le foglie dei castagni. E con queste inventavano cinture, borsellini, corone, gonnelline e ogni oggetto che la loro fantasia poteva suggerire, cucendo assieme una foglia con l altra, infilando in una il gambo dell altra come fosse un ago. Noi maschi provavamo a cimentarci in quelle creazioni, e qualche risultato riuscivamo ad ottenerlo ma durava poco. Ci si annoiava con un gioco così statico, ma soprattutto il confronto risultava per noi perdente. Tornavamo alle nostre battaglie e ognuno comunque tornava a casa la sera col proprio trofeo: bozzi in testa e sulle gambe, le castagne più belle, borsellini e cinture di foglie. Michela Bruno 11

12 Incipit Succede ogni sera che entrando in cucina, qualcuno alzi il coperchio della pentola e per curiosità, per fame, per passione chieda: cosa si mangia stasera. In effetti io avrei voluto sentire profumo di vaniglia provenire, non tanto da una pentola, quanto dal forno ancora tiepido. Quel profumo tanto familiare quanto nostalgico di torta appena sfornata e desiderosa di essere gustata con amore, come con amore era stata preparata. L accurata scelta degli ingredienti, le operazioni scientifiche di preparazione, si sa la pasticceria è una scienza esatta, ed infine la cottura controllata a vista d occhio per evitare disastri. Il profumo di un cibo ha un potere evocativo, riporta alla memoria sensazioni e ricordi che temevi di avere perduto ma che riaffiorano in un batter di ciglia quando meno te lo aspetti. ABBECEDARIO ACROSTICO E MESOSTICO PRANZO IN FAMIGLIA A BBUFFATA NON B ENEVOLA DI C ONTRADDIZIONI CON D OVIZIA DI EFFETTI O AFFETTI F ALLIMENTARI E NON G ARANTITI H O I LLUSIONE DI L EGGEREZZA M A N ON O SO P ENSARE A Q UANTO TEMPO R IMANGA PER S OGNARE T EMPI U NIVERSALEMTNE V INTI E Z UPPI DI POESIA P ICCANTE R IUNIONE A SSORDANTE, N OSTALGICA Z ONA O SCURA I NFINITE N ARRAZIONI 12

13 F ANTASIOSE A LTALENANTI M USICHE, I NCOERENTI G RAZIOSE L IBAGIONI I NSAZIABILI A PPETITI SEMPRE PROPENSI ALLA INSOFFERENZA DEL PRANZO NON OSIAMO DECLINARE L IN VITO AFF LITTI DALLA COMPAGNIA, SCONOSC I UTA COMPAGINE RIPIENA DI ALLEGRIA FINTA E ARTEFATTA A SSORDANTE B ALDORIA C ROGIOLO DI D ANNATE E MOZIONI F ESTAIOLE E G IOVIALI H A I LLUSORIE 13

14 L UCI E M USICHE N AUSEABONDE ED O PULENTE, P ULLULA DI Q UESTIONI IRRISOLTE E R AZIONALI S SOSTITUTE DI T EMPORANEE E U NICHE V ISIONI DI Z OMBI TAUTOGRAMMA Lettera F PRANZO IN FAMIGLIA La famiglia fa festa. Si fronteggiano frotte fragorose di facoceri e fatine. Frullio di fragili farfalle o folate di fangosi fiati. Fagocitano fontane fumanti di frittate, frittelle, frattaglie, formaggi filanti, frutti fragranti, frappè freschi e flûte furoreggianti. Fattucchiere del fornello frignano fingendo filiate fuoco fattosi in fine fatuo. Fannullone fuoriesce dal foro sulla faccia, mentre una felice fantasia si frappone fra il filo del fastidio e freddure fragorose. Fanfaroni, folletti, fanciulli, folla di forme fenomenali, di fatto la folle famiglia fa festa. Fallisce un finale felice e un filo di fiele fa filare. PRANZO IN FAMIGLIA Ecco ci risiamo, il rituale si ripete, ha cadenza periodica ma non regolare. A volte settimanale ma fortunatamente il più delle volte ha luogo molto di rado, una o due volte al mese. L attesa in sé può dare piacere o creare uno stato d ansia, dipende dal nostro ricordo di come è andata la volta precedente, dai partecipanti, dagli argomenti trattati e non ultimo dal nostro stato di salute psicofisico. Prepararsi psicologicamente non è mai facile, ci si può aspettare un percorso semplice, tutto in piano o addirittura in discesa ma questa è un eccezione. In più di un occasione è stato come affrontare la scalata del monte Everest in ciabattine da mare. Anche se si sa cosa aspettarsi non si è mai attrezzati a sufficienza o forse non si vuole esserlo. Certo si può anche restare stupiti perché quando si percorre il sentiero in salita ci possono essere anche postazioni di ristoro con volontari che ti sostengono, difendono e litigano per far valere le tue ragioni. Ti puoi commuovere allora e piangere calde lacrime sincere ed infine rientrare a casa con una leggerezza nel cuore che mai avresti sperato di avere. In questo caso non vedi l ora che il tutto 14

15 si ripeta e ingenuamente gioisci quando ti arriva la chiamata fatidica con l invito per la volta successiva. Da non sottovalutare è anche l aspetto fisico che a volte si contrappone a quello spirituale ma che spesso ne fa parte fondendosi in un unica sensazione assai complessa e indecifrabile. I sensi stanno all erta e sono tutti coinvolti, fortunatamente l attesa non viene quasi mai delusa, i profumi sono la prima cosa che ti colpisce. Ti penetrano nelle narici e seguono un percorso che va dalla tua mente, risvegliando ricordi che pensavi di aver perduto e poi giù in fondo nella tua pancia e allora tutte le difese che con tanta cura avevi schierato, si dissolvono in un solo soffio. Allora ti ritrovi debole, indifeso e come una piuma potresti essere sballottato dal vento ovunque voglia portarti. La pancia, dove risiedono quei sentimenti, quelle sensazioni ed emozioni che vorresti scardinare e inscatolare; lei ti tradisce ancor più del cervello, del naso della bocca e degli occhi. A questo proposito è bene chiarire che anche la vista ha la sua importanza, nel vedere cosa ti aspetta puoi gioire oppure fremere di paura ma non puoi sfuggire, quello non ti è permesso affatto. L intricata tela di regole che gestiscono il gioco non ti permette di scappare, anticipare l uscita di scena si, magari con una scusa banale come un mal di testa oppure un altro impegno improrogabile, non citare mai il mal di stomaco o problemi di digestione. Non vorrai offendere la fattucchiera dei fornelli che si è tanto prodigata per questo banchetto pantagruelico, vero? Ha, come sempre, schierato le sue armi migliori: prelibatezze di ogni tipo, manicaretti gustosi talvolta irriconoscibili, miscelando cibi agli antipodi, miele e fiele mi verrebbe da dire: antipasti di ogni tipo e origine, primi e secondi con verdure vestite a festa e dolci rigurgitanti calorie e zuccheri a più non posso. Il tutto affogato da siero della verità che devi mescere con cura e parsimonia altrimenti cadrà anche l ultima cortina protettiva della tua anima e sarai messo a nudo. Offendere la regina del rituale sarebbe come dire che le cascate del Niagara non sono altro che un rigagnolo o che le piramidi egizie sono un castello di sabbia, come quello che cercavo di fare da bambina quando era festa per una merenda fatta con pane e nutella oppure una fetta di torta della mamma, quando non ero ancora intrappolata in queste regole barbose e inossidabili che condizionano i rapporti tra esseri umani e che vorresti infrangere ma che non osi fare perché le conseguenze potrebbero essere peggiori delle sette piaghe d Egitto; per restare in tema con le piramidi non sarà che mi vedo già imbalsamata come una mummia e pronta per l ennesimo pranzo in famiglia? Incipit 15 Micaela Casati

16 Succede ogni sera che entrando in cucina, qualcuno alzi il coperchio della pentola e per curiosità, per fame, per passione chieda: cosa si mangia stasera? In 300/500 caratteri descrivi che cosa vorresti mangiare Io speravo sempre che ci fosse il risotto giallo, quello allo zafferano con le croste di grana padano. E' un piatto che adoro cucinare e impiattare, perchè mi permette di arrivare alla fine della ricetta e gustarlo nel suo momento migliore: direttamente dal cucchiaio di legno. Mi assicuro che ci sia molto amido e qualche chicco, appena un poco, rubato dalle porzioni già fatte. Do le spalle al resto della cucina e mi ritaglio un attimo solo mio di puro piacere. Provate a descrivere (minimo 300 caratteri, massimo 700 caratteri) il vostro piatto del cuore con un tautogramma. Un tautogramma è una frase o un testo più lungo in cui tutte le parole iniziano con la medesima lettera (gli articoli e le preposizioni si possono usare liberamente) Tautogramma Riprendo respiro, rispondo rapidamente, rivolgo i ragionamenti da ragioniera alla ricetta Raggruppamento di riso, resti di reggiano raffermo, rubini rossi radiosi. raddoppia e raddensa con rimescolamenti rotatori ripetitivi da ruvido ramo ricurvo Raccomandabile resistere al raduno per raggiungere risultato ricercato, raffinato di un ramato raggiante. Recentemente rappresenta un raro raccoglimento. Resto rapita dal rumoroso ribollio. Randagia raccolgo la recente realtà raschiando dal recipiente rapporti recitati, recisi, ridicoli rapidi rovesci ritmici rabboniscono rancore rabbia radicata riluttante rammendo ritagli di ricordi rotti rarefatti rinascono ramificando Esercizio finale Provate a dar vita al vostro piatto del cuore (che può essere un ricordo, un momento particolare che riaffiorando alla mente ci emoziona...) raccontandolo insieme alle persone, ai luoghi e agli avvenimenti che l'hanno accompagnato. Suoni festosi e confusi. l'abitudine si colora in modo variegato. Davanti ai miei occhi con il loro bagaglio di mestieri da circo si esibiscono in Piume e lustrini ballerine lunghissime, abbaglianti mangiafuoco, contorsioni aeree di oggetti psichedelici, e disarmonici equilibristi portati in giro dal loro monociclo. Corteo grottesco. Elefanti addobbati e ammaestrati, finte facce da clown con espressione comica. comicità calante. Ed io piccola funambola di porcellana, ho scelto ogni particolare della mia esibizione. Mesi di allenamento paziente e costante. Il vestito per l'occasione stirato con cura e poi sgualcito un po' nella frenesia dei preparativi. Sono all'ultimo passo prima del vuoto. Il rumore ritmico del cuore rallenta, non ho paura, sono finalmente calma. Avanzo con passo incerto, punta del naso che guarda il cielo, gli occhi sottili zampillano spavalderia. Ignara, si ero ignara. La giornata è stata frenetica come al solito, vuota e impegnata, scandita inesorabile da bisogni impellenti. Ma immaginarsela addirittura come un carrozzone! Comunque il peggio deve ancora venire, la sera è il mio momento peggiore. 16

17 Oggi voglio leccarmi un po' le ferite, ho bisogno di stare sola, preparare la cena è la scusa perfetta per avere una stanza tutta per se, il risotto mi offre il giusto tempo di preparazione e poi esige attenzione. Mando tutti a giocare in sala e raccolgo gli ingredienti accanto ai fuochi, mettendoli in ordine di utilizzo. Ordine, ordine e metodo. Il risotto non si improvvisa se lo si vuole buono. Quando il brodo bolle ho finalmente la giusta colonna sonora che mi rapisce definitivamente dal resto della giornata. Ora il mio unico pensiero può essere quello di mescolare. Un gesto semplice, ritmico, preciso, monotono quasi che devi sostenere mentre raggruppi tutta te stessa in quella pentola e ti innaffi con metodo nella giusta misura. Aggiungo le croste di grana e mi sento già meglio. E' quel ingrediente che altrimenti andrebbe buttato, che ha finito il suo ciclo e che invece qui viene riutilizzato ed è proprio quello darà il sapore speciale alla ricetta. Forse i fumenti del brodo danno alla testa. Avete presente cosa succede quando improvvisamente vi cade di mano un vaso? Mentre state facendo un lavoro che padroneggiate e mai vi aspettereste di sbagliare. Il tonfo improvviso è come se sbattesse sul pavimento del vostro stomaco. Con la coda dell'occhio siete in grado di vedere un oggetto solido che si comporta come acqua e l'impressione è che tutto il vostro sangue possa cadere a cascata verso terra e sparpagliarsi. Il rumore cristallino del materiale delicato che va in frantumi si allarga nella mente circondandovi di infiniti pezzi dello stesso oggetto. C'è un attimo in cui guardando a terra pensate forse è ancora vivo ma gli occhi vi rimandano un'immagine diversa che non volete accettare. Certo, la differenza la fa l'importanza del vaso! Facendo attenzione a non muovere i piedi mi sono ritrovata a raccogliere i vari pezzi per incollarli di nuovo insieme. I pezzi più grossi riportano subito in vita la forma del vaso, altri più piccoli sai che ti faranno impazzire a capire dove e come posizionarli. Alcuni sono lì vicino ai tuoi piedi, altri sono schizzati tanto lontano che non ti spieghi come abbiano fatto, dovrai cercarli, chinarti, allungarti, pestare la testa e impolverarti sotto un mobile, usare attrezzi vari per recuperarli e poi qualcuno salterà fuori solo al prossimo trasloco. Il problema non è il tempo ma quel piccolo gruzzoletto di scaglie che sai già di dover buttare. E se fossero proprio quelle scagliette ad aver dato sapore alla ricetta? Come sarà da qui in poi? Davide Cazzato Fuori, sulla strada il sole accecava, dentro nella penombra della cucina vedevo La luce attraversare le persiane e disegnare linee geometriche gonfie di polvere che, complice l afa, pareva impedire il respiro. Tentai di concentrarmi nel memorizzare date e nomi degli eroi greci intenti a solcare il mare per raggiungere la Sicilia e dominare le rotte commerciali. La pelle imbevuta di salsedine, il sudore di corpi intenti a caricare sacchi di iuta, a piedi nudi, su 17

18 imbarcazioni cariche di odori. Una tazza di ceramica custodiva il tepore del mio tè, ne assaporai il profumo. Caratteri spazi inclusi 496 Acrostico B I S C O T T I Breve Interludio Sussurrano Coccole Orchestrando Tanta Tenerezza Interiore Mesostico In cerca del Vello d oro le B Imbarcazioni greche solcavano i mari I intenti lungo le coste del Mar Nero a recuperare grano S scarso nell Ellade e preziosa risorsa C che attraverso magie culinarie fortunati cuochi trasformavano in O dolci resistenti al tempo e all umidità per ben due volte venivano cotti T e gustati intinti nel vino ma soltanto nei conventi del medioevo divennero T e orgoglio di panettieri e pasticcieri sino a che arte burro e zucchero in I Inghilterra li fecero innamorare del tè Abbecedario A B C D E F assaporo burroso cuore dentro elegante forma 18

19 G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z golosa ho intuito jazz karma liquefatto magicamente nel onirico pensiero qualitativo razionale sincero tenero umano viso wagneriano xenofilia yoga zuccherata Tautogramma D Da una decisione dipendono dibattiti dialettici che decretano, tra dubbi dualistici, il dolce definitore, disvelando dionisiaci dosaggi, desumibili da diagnosticate deduzioni. Dolciumi destreggiano democratiche degustazioni. In difficili disquisizioni si dirama il dover dipanare discorsi drammaticamente demenziali e dormicchio degustando delicati deliri densi di delizia, deflagrazioni di dolcezze che diabolicamente decorano dietetici destini di diabetici. Caratteri spazi inclusi 459 Racconto breve Mister Mind risalì assonnato lungo la colonna vertebrale. Da lì prese, attraverso il sistema nervoso principale per la via più breve verso la stazione di comando. Lampi di luce chimica creavano un paesaggio surreale che amava soffermarsi a guardare e che lo portavano ogni volta a riflettere sulla perfezione della macchina che gli era stata affidata. 19

20 Prese posizione nella ghiandola pineale e si abbandonò sulla poltrona di fronte ad una strumentazione complessa. Le luci intermittenti sul pannello di controllo, quella mattina, gli davano un fastidio enorme, colpa di quell attacco che la sera precedente aveva procurato non pochi problemi al normale svolgimento delle funzioni corporee ma che aveva lasciato una sensazione difficile da spiegare, psichedelica. Manovrare la macchina era stata un impresa, le sinapsi creavano sistemi d interconnessioni causali e quando la situazione si normalizzò rimase un senso di stordimento e torpore. In sala comando si poteva ancora percepire quella sensazione surreale che l aveva avvolta. Fece rapporto, aggiornò i dati, lanciò l allineamento dei programmi ed eseguì un controllo del sistema. Gli sembrò, comunque, tutto ok, quindi avviò la macchina - Ieri sera devo aver esagerato con il vino mormorai assonnato mentre ripensavo alla splendida cena milanese del giorno prima. Ne rivedevo i colori vivi. Il riso allo zafferano di quel giallo intenso, le orecchie d elefante ed il dorato delle patatine. Il profumo fruttato, corposo di vino rosso dai riflessi rubini, le risa dei commensali, l allegria spensierata e la ricerca della felicità. La luce della sveglia proiettava rimproveri sul soffitto e il dovere mi obbligò a affrontare la giornata. Il mio bilocale arredato stile single, con tocchi vintage di calzini dimenticati in angoli inesplorati si presentava in una semioscurità per non sconvolgere i miei occhi di animale notturno. Fuori, sulla strada il sole accecava, dentro nella penombra della cucina vedevo la luce attraversare le persiane e disegnare linee geometriche gonfie di polvere che pareva impedire il respiro. Tentai di concentrarmi nel memorizzare date e nomi degli eroi greci intenti a solcare il mare per raggiungere la Sicilia e dominare le rotte commerciali. Pensai che non sarei sopravvissuto a lungo nel V sec. a.c. se percepivo la stessa fatica fisica di un marinaio nel solo intento di studiare. Mi consolai sorseggiando un poco di tè, ma questa volta sprofondando il viso nella tazza di ceramica, così che il calore mi avvolse le guance e l aroma inebriò i sensi. Mi sentivo come protetto in una tana dove tutto mi vuole bene, dove i sogni sono reali, dove vivere è facile. Presi un galletta accanto me e non potetti non sorridere ripensando a quel corso di cucina fatto per amore più che per interesse. Lo sguardo sulle sue mani mentre impastava farina e zucchero e costantemente distratto dai suoi occhi, i miei dolciumi assumevano forme strane e arzigogolate. Era bellissima ma di certo non sapeva cucinare e quei biscotti duri come la pietra ne erano una cruda testimonianza. La mia fortunata cuoca creava dolci resistenti all acqua, al tempo e all umidità. L amavo e mentre scalfivo i suoi biscotti in quel breve interludio mi sussurravano coccole, orchestrando tanta tenerezza interiore. Emanuela Incipit Ogni cosa è un colore, è un sapore, è un emozione. Il bianco del latte, per esempio non ha confini, il colore del cous-cous invece ha confini delimitati del nord Africa, caldi come il mare che li bagna e la terra da dove ha origine. Il color ocra della farina adagiata su piatti dalle tinte sfavillanti ricorda la sabbia del deserto e fa da sfondo ai colori delle verdure. L arancio delle carote, il nocciola dei ceci, il bianco dei finocchi, il verde delle zucchine e per finire con il rosso vivo del peperoncino. 20

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