Rassegna stampa. 19 giugno Responsabile : Claudio Rao (tel. 06/

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1 Ufficio stampa Rassegna stampa 19 giugno 2008 Responsabile : Claudio Rao (tel. 06/

2 SOMMARIO Pag. 3 CLASS ACTION: Class action, bisogna rifare tutto (italia oggi) Pag. 5 CLASS ACTION: Class action e ruolo dell'interprete di Giovanni Savigni (Responsabile Ufficio Legislativo Aiga) (mondo professionisti) Pag. 7 SICUREZZA: Alfano: "È una legge sacrosanta le toghe danno cifre sballate" (la repubblica) Pag. 9 SICUREZZA: Giustizia. Alfano:«Sospendere i processi non vuol dire bloccarli» Per il Guardasigilli l'anm da cifre sbagliate (agenzia ami) Pag.10 SICUREZZA: Dominioni: «Rischi? Tutte esagerazioni» (il giornale) Pag.11 PROCESSI: Carbone: procedimenti lenti, la Giustizia perde credibilità (il messaggero) Pag.12 PROCESSI: Stop ai processi sui processi (italia oggi) Pag.13 GOVERNO: Il Governo all attacco su «stalking» e violenza (il sole 24 ore) Pag.14 GOVERNO:I punti chiave della manovra (il sole 24 ore) Pag.16 ORDINAMENTO FORENSE: Anf, cercasi riforma di Bruno Sazzini - Segretario generale dell'anf (italia oggi) Pag.17 SICUREZZA: Il progetto di riforma della previdenza forense di Giovanna Biancofiore* e Paolo Rosa** - *Attuario della Cassa forense e **Presidente della Cassa forense (diritto e giustizia) Pag.21 INIZIATIVA: Nasce Pit Giustizia (italia oggi) Pag.22 STUDI LEGALI: In sintonia con il cliente - di Giovanna Stumpo (italia oggi) Pag.23 CARCERI: Detenuti da 55 mila a 75 mila (italia oggi) Pag.24 CSM: Giustizia, rinforzi militari (italia oggi) Pag.25 SICUREZZA: I giudici chiedono più continuità di Vincenzo Crasto vicepresidente Angdp (italia oggi) 2

3 ITALIA OGGI Agli addetti ai lavori piace l'idea in sé. Ma c'è troppa confusione attorno alla normativa Class action, bisogna rifare tutto L'Avvocatura punta a un restyling totale della disciplina Class action, tutto da rifare. Ridimensionare il ruolo delle associazioni dei consumatori, estendere la disciplina alla tutela dei risparmiatori e del danno alla salute dovuto a ragioni ambientali, prevedere esplicitamente la possibilità di avviare azioni collettive nei confronti dello stato e della pubblica amministrazione, chiarire se la legge è retroattiva, riconoscere alle associazioni di avvocati una posizione paritaria rispetto a quelle dei consumatori. Per l'avvocatura, ottenuto il rinvio di sei mesi dell'entrata in vigore della legge, inserito dal governo nella manovra, è arrivato il momento delle proposte. Che vanno nella direzione di un restyling totale della normativa. Perché l'idea in sé piace, ma così com'è, secondo gli addetti ai lavori, la class action è talmente poco definita e confusa che rischia solo di rallentare ancora di più il sistema processuale e creare dei pasticci giurisprudenziali. Per il Consiglio nazionale forense i punti problematici riguardano il raggio d'azione, se cioè le azioni collettive si possano promuovere solo nelle situazioni disciplinate dal codice del consumo o anche, per esempio, in materia bancaria e assicurativa. Poi, se la legittimazione ad agire spetti solo alle associazioni riconosciute. La preoccupazione deontologica del Cnf, in pratica, è che gli avvocati si arricchiscano in modo indiscriminato. «Ci sono molti problemi interpretativi», ha commentato il presidente Guido Alpa, «a partire dall'ambito di applicazione della disciplina, che non è chiaro se rientri solo nelle situazioni previste dal codice del consumo o meno. Non si capisce, cioè, se la normativa possa essere estesa alla tutela dei risparmiatori o del danno alla salute derivante da ragioni ambientali. Va chiarito, poi, se la legge sia retroattiva o meno e se ci possa essere la contemporaneità di più azioni collettive nei confronti dello stesso soggetto. La normativa, in questo senso, non specifica nulla, quindi sembrerebbe che non ci siano limitazioni». «Il Consiglio nazionale», ha concluso Alpa, «rinnova la proposta di costituire un gruppo di lavoro con i ministeri competenti per colmare le lacune. A nostro parere, la class action va estesa anche ad ambiti che non rientrano nel codice del consumo, come l'ambiente e il risparmio. Poi bisogna garantire che i procedimenti siano condotti da giuristi competenti». L'Organismo unitario dell'avvocatura ha presentato settimana scorsa in audizione alla Commissione giustizia della camera un documento con la richiesta di rinvio della class action. Ed entro breve la giunta approverà un testo con le proposte da mettere sul tavolo dell'esecutivo. «Dobbiamo risolvere i problemi tecnici della normativa e poi possiamo partire in modo rigoroso», ha spiegato Andrea Pasqualin, vicepresidente, «innanzitutto non è chiaro l'effettivo raggio d'azione delle azioni collettive, visto che sono state inserite nel codice del consumo. Quindi la perplessità è se abbiano una valenza più ampia o meno. Poi, bisogna definire se sia retroattiva o meno, e cioè se si tratti di un nuovo diritto o meno. Non è chiaro, infine, in quali tempi del processo possa avvenire l'opt in, e cioè il meccanismo processuale che consente di aderire all'azione collettiva a processo in corso». 3

4 I giovani avvocati dell'aiga, invece, hanno redatto un documento evidenziando i nodi critici della normativa e le modifiche da apportare. «La class action non dev'essere un monopolio delle associazioni dei consumatori», ha detto il presidente Valter Militi, «che tra l'altro prendono contributi statali e possono agire in concorrenza sleale con lo stato. A questo proposito, bisogna prevedere esplicitamente che le azioni collettive possano essere avviate anche nei confronti della pubblica amministrazione. Poi manca il danno punitivo, che renderebbe attiva la class action». Il documento dell'aiga, inoltre, propone di riconoscere alle associazioni di avvocati una posizione paritaria rispetto a quella delle associazioni di consumatori iscritte nel registro ministeriale. Evidenzia la criticità di prevedere «una fase conciliativa solo al termine dell'azione giudiziaria collettiva per l'accertamento dell'illiceità della condotta dell'impresa, e la rimessione del quantum del risarcimento all'accordo delle parti in questa sede, con soggezione del singolo a quello che pare essere un vero e proprio arbitrato obbligatorio, ovvero all'esito di un nuovo e individuale procedimento giudiziario». L'Associazione nazionale forense, infine, propone di introdurre meccanismi che aiutino a definire la classe di individui fin dall'inizio, in modo che il soggetto sotto accusa sappia quante persone ha di fronte. «Il meccanismo dell'opt in è troppo generico», ha detto Palma Balsamo, del direttivo dell'anf, «poi va ridimensionato il ruolo delle associazioni dei consumatori. È importante che agiscano soggetti veramente rappresentativi, bisogna introdurre dei meccanismi di controllo delle associazioni». Gabriele Ventura 4

5 MONDO PROFESSIONISTI Class action e ruolo dell'interprete di Giovanni Savigni (Responsabile Ufficio Legislativo Aiga) Che la qualità della nostra produzione legislativa non sia più quella di una volta è ormai quasi un luogo comune; abbandonati i tradizionali principi che prevedono poche leggi, generali e astratte, tendenzialmente stabili, ormai gli operatori del diritto sono abituati a confrontarsi con una legislazione disordinata, farraginosa e perennemente suscettibile di stravolgimenti ad ogni cambio di maggioranza politica. A ciò si aggiunga che negli ultimi anni il Parlamento ha funzionato male, lasciando spesso giacere in commissione importanti riforme, e varando altre disposizioni con repentini colpi di mano, su cui poi la questione di fiducia impediva interventi più meditati; fino ad arrivare all assalto alla diligenza in occasione della legge finanziaria, diventata una legge omnibus in cui inserire provvedimenti che hanno ben poco a che vedere coi conti dello Stato. Le forze politiche generalmente si giustificano affermando che l intervento non era più rinviabile e riservandosi di operare in prosieguo eventuali correttivi. Posto però che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio, lo scioglimento dei nodi gordiani delle norme è generalmente lasciato all interprete, col risultato di creare conflitti dottrinali e giurisprudenziali che si risolvono -se va bene- solo dopo molti anni, allorché le controversie approdano in Cassazione. Tutti questi vizi si sono puntualmente verificati con l introduzione nel nostro ordinamento dell azione collettiva risarcitoria, la c.d. class action, inserita a sorpresa con un sub-emendamento alla Finanziaria, approvato al Senato in circostanze a dir poco rocambolesche. La successiva lettura alla Camera ha consentito di eliminare alcune evidenti storture, lasciando tuttavia in piedi una normativa scarna, spesso imprecisa, suscettibile di mille interpretazioni. L introduzione di un istituto proveniente dal diritto anglosassone avrebbe reso necessaria, se non una ulteriore ed interminabile meditazione, quantomeno un intervento più accurato, posto che siffatti trapianti possono facilmente dar luogo a crisi di rigetto, sicchè il nuovo istituto o risulta gravemente scoordinato col resto del sistema, ovvero perde le proprie connotazioni tipiche, rivelandosi di scarsa utilità pratica (quando non si corrono entrambi i pericoli come nel caso in esame). L interprete, però, deve necessariamente tener conto del diritto positivo, evitando di farsi influenzare dalle proprie propensioni personali o peggio dalla posizione che è chiamato a sostenere; e certo non può pretendere di trovare nella legge quello che non c è. Ecco che l art. 140 bis del codice del consumo pone subito dei problemi rilevanti, atteso che l azione collettiva risarcitoria può essere contrattuale o extracontrattuale (non è chiaro se sia possibile il cumulo come avviene p.es. nei casi di colpa medica); ma in ambito contrattuale riguarda solo i rapporti regolati dall art c.c. (cioè i contratti costituiti con la sottoscrizione di moduli o formulari) il che lascerebbe fuori quelli previsti dall art c.c. (basati su condizioni generali di contratto) restringendo notevolmente l ambito di operatività di una legge che dovrebbe garantire proprio i contraenti più deboli. Qualche studioso simpaticamente liberista vorrebbe che si dichiarasse l incostituzionalità della norma per difetto di ragionevolezza; altri ritengono tale previsione parzialmente giustificata, altri ancora la considerano un residuato della L. 63/2003, che sottrasse all equità del giudice di pace solo i rapporti regolati dall art c.c. (segnatamente i contratti relativi alla RC Auto, su cui piovevano impugnazioni a seguito dell intervento dell antitrust). Tutte opinioni rispettabilissime, ma sta di fatto che ad oggi una class action relativa a contratti ex art c.c. non si può fare. All opposto; il legislatore, dopo aver previsto l ipotesi di adesione alla domanda principale entro la precisazione delle conclusioni in grado di appello (creando così all interno del processo civile una figura del tutto nuova e di difficile inquadramento dogmatico) afferma che è sempre consentito l intervento del singolo consumatore ; ed ecco che alcuni acritici zelatori del testo scritto leggono quel sempre in termini temporali, affermando che l intervento sarebbe possibile anche nei momenti in cui non è più ammessa l adesione. Per fare cosa, non è dato sapere, attese le rigide preclusioni imposte all interveniente; forse il frettoloso legislatore scrivendo sempre intendeva solo dire comunque, nel senso che l istituto dell adesione non esclude la possibilità di un intervento secondo le regole generali. Non mancano poi i cattedratici che affermano che al momento del giudizio di ammissibilità il Tribunale dovrebbe ammettere una, e una sola, delle azioni di classe eventualmente vertenti sul medesimo diritto, così introducendo 5

6 la figura dell attore principale tipica delle class action all americana e bypassando le tradizionali regole in materia di riunione dei procedimenti. E si potrebbe continuare all infinito, specie a proposito degli istituti più innovativi come la camera di conciliazione in cui taluni vedono un inammissibile arbitrato coattivo. E così, da un lato la fretta e la sciatteria del legislatore, dall altro la luciferina cavillosità degli operatori, renderanno le class action un campo di battaglia tra le agguerrite associazioni dei consumatori e le non meno agguerrite law firms chiamate a difendere le grandi imprese, col rischio che un sistema già farraginoso di suo tra giudizio di ammissibilità, causa vera e propria, camera di conciliazione etc., serva solo a differire all infinito il riconoscimento dei diritti di quei consumatori che si vorrebbero tutelare. Di recente un giudice, dopo aver accolto una richiesta di inibitoria ex art. 140 cod. consumo in materia di anatocismo bancario, raccontando in un convegno le autentiche acrobazie che aveva dovuto fare per respingere le eccezioni delle banche, ha affermato che nell interpretazione della norma si era fatto guidare dal principio di effettività, giungendo fin quasi ad inserire la tutela del contraente debole tra i nuovi principi generali del diritto. Impostazione affascinante e di per sé non peregrina, ma c è da chiedersi che fine avrebbe fatto la stessa causa se affidata a un magistrato più attento ai dati formali. Forse, visto come sono scritte certe leggi, più che al principio di effettività bisognerebbe fare riferimento al principio di conservazione. 6

7 LA REPUBBLICA Intervista al ministro della giustizia: "La norma è già stata sperimentata assurdo combatterla solo perché potrebbe riguardare un processo di Berlusconi" Alfano: "È una legge sacrosanta le toghe danno cifre sballate" "Se l'opposizione vorrà darci un contributo migliorativo valuteremo le sue proposte Ognuno il proprio mestiere: chi governa governi, i magistrati facciano i magistrati" ROMA - "Criticano la sospensione solo perché si applica a Berlusconi". "Sospendere i processi non vuol dire bloccarli". Ma la norma, ribadisce a Repubblica il Guardasigilli Angelino Alfano, checché ne dica l'anm, "è sacrosanta", tant'è che "illustri procuratori ne hanno sperimentata, anzi sostanzialmente inventata, una con la stessa filosofia". Per i giudici 100mila processi sono a rischio. "Mi è stato detto che complessivamente i procedimenti pendenti arrivano a tre milioni. Occorre rifare i conti e, rispetto al totale, calcolare quanti se ne sospendono e qual è la percentuale dei sospesi sul numero globale. Ma non si può far credere alla gente che tutti questi processi, e giusto in quest'anno, andrebbero a regolare conclusione perché, proprio per via dell'ingolfamento, non credo proprio che ciò potrebbe accadere. E poi non si può confondere la sospensione col blocco dei processi". E che differenza c'è? "Dirimente. Con la norma Vizzini-Berselli i processi non vengono cancellati, ma solo sospesi per un anno col relativo blocco della prescrizione, per trattare quelli più recenti e di maggiore allarme sociale. La filosofia dell'emendamento si fonda su un presupposto più volte ribadito da tanti autorevoli magistrati autori di apposite circolari (come quella dell'ex procuratore di Torino Maddalena, ndr.): piuttosto che inseguire processi semi abbandonati, è più importante assicurare giustizia per i delitti più gravi e commessi in tempi più recenti". Perché non ha considerato prima l'impatto numerico? "La norma è stata sperimentata in uffici giudiziari dove ha avuto buoni risultati. Ora valuteremo le obiezioni dell'anm". E farete fronte al "caos senza precedenti" che paventano? "Visti i buoni risultati di cui dicevo mi viene spontaneo il dubbio che tante obiezioni vengano fuori perché una norma giusta in sé e, ripeto, ispirata da taluni vertici degli uffici giudiziari, possa essere applicata a un processo del presidente del Consiglio". Una singola vicenda giudiziaria giustifica la morte di centinaia? "Ed è proprio qui l'equivoco, evidente anche nella domanda, perché si tratta esattamente del contrario. Perché una norma che ha dato buoni risultati e che è già stata applicata su iniziativa dei magistrati diventa spregevole sol perché potrebbe riguardare un processo di Berlusconi?". E dove mette il fatto che potrebbero fermarsi processi per fatti gravi rispetto ad altri che lo sono meno? "Studieremo gli esempi dell'anm, ma non creeremo paradossi del sistema. Garantiremo una giustizia più efficiente e più sicurezza per i cittadini". I magistrati chiedono a lei, costituzionalmente responsabile del servizio giustizia, di fermarsi e riflettere. È possibile? Berlusconi accetterebbe anche se si avvicina la sentenza sul caso Mills? "E che c'entra Berlusconi sul fermarmi a riflettere? Il Senato ha approvato l'emendamento e il governo ha già dato un parere favorevole perché ne condivide la finalità". Il vicepresidente del Csm Mancino prevede che la Consulta potrebbe respingere la sospensione dei processi. L'Anm vede violato l'articolo 111 della Costituzione. Questi dubbi non vi hanno neppure sfiorato? "Col principio della ragionevole durata contrasta proprio l'attuale durata dei processi. Altroché. E basta vedere il grande uso della legge Pinto, quella che risarcisce le vittime della 7

8 giustizia lenta, per rendersene conto. E poi francamente non credo che Mancino, persona istituzionalmente molto attenta, volesse anticipare giudizi di costituzionalità su una norma su cui il Parlamento si sta esprimendo liberamente". Napolitano è irritato, non vede l'urgenza della modifica inserita proprio nel dl ed è preoccupato delle conseguenze. Ci passate sopra? "Il capo dello Stato è un riferimento costante. La disposizione è coerente con le finalità del decreto e il Parlamento la ritiene importante e rilevante al punto da inserirla nella legge di conversione di cui non stravolge affatto il contenuto. E poi è normale che, in quella sede, le Camere possano aggiungere o togliere qualcosa". Lei s'era fatto paladino del dialogo con la magistratura. Ma gli attacchi di Berlusconi ai giudici di Milano mettono tutto nel nulla. Ora che farà, il Guardasigilli contro? "Non ero per il dialogo a titolo privato, ma in rappresentanza di un governo che ci crede. Voglio essere il ministro di una giustizia che funziona, ma per esserlo ciascuno deve fare il proprio mestiere. Chi governa deve governare, il legislatore deve legiferare, i magistrati devono fare i magistrati". Lodo Schifani: se l'opposizione accettasse di discutere di un'immunità per le alte cariche ritirereste la sospensione? "Macché. Non possiamo barattare una norma in cui crediamo con una, altrettanto giusta, che sta riscontrando in questi giorni un crescente consenso tra le forze politiche e gli operatori del diritto. Ma se la sinistra alla Camera, invece di uscire dall'aula, vorrà darci un contributo migliorativo, valuteremo le sue proposte". Liana Milella 8

9 AGENZIA AMI Giustizia. Alfano:«Sospendere i processi non vuol dire bloccarli» Per il Guardasigilli l'anm da cifre sbagliate Dopo la Conferenza stampa dell'associazione nazionale magistrati sulla norma "salva premier", e l'allarme lanciato dal presidente Luca Palamara sui 100mila processo a rischio, interviene interviene il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Per il Guardasigilli la sospensione dei processi non significa bloccarli e contesta le cifre fornite dall'anm «Criticano la sospensione solo perché si applica a Berlusconi». Il ministro della Giustizia Angelino Alfano critica la presa di posizione delll'anm, che ieri ha lanciato un allarme sul numero dei processi a rischio se venisse approvata la legge denominata "salva premier". «Sospendere i processi non vuol dire bloccarli» ha ribadito in un'intervista a Repubblica il Guardasigilli, «... checché ne dica l'anm - la legge - è sacrosanta, tant'è che illustri procuratori ne hanno sperimentata, anzi sostanzialmente inventata, una con la stessa filosofia». Il ragionamento di Alfano parte dalla legittimità che assegna agli emendamenti presentati da Vizzini e Berselli secondo i quali «... i processi non vengono cancellati, ma solo sospesi per un anno col relativo blocco della prescrizione, per trattare quelli più recenti e di maggiore allarme sociale». Per Alfano bisogna fare ricorso ad un impianto che definisce filosofico: «... l'emendamento si fonda su un presupposto più volte ribadito da tanti autorevoli magistrati autori di apposite circolari» e quì il riferimento è all'ex procuratore di Torino Maddalena, «... piuttosto che inseguire processi semi abbandonati, è più importante assicurare giustizia per i delitti più gravi e commessi in tempi più recenti». L'allarme dell'anm. Se il cosiddetto emendamento salva premier venisse approvata, sarebbero a rischio più 100mila processi. E' la «stima potenziale» illustrata dall'associazione nazionale magistrati, che denuncia come tale norma metterebbe la giustizia penale «in ginocchio, creando un caos senza precedenti». «A fine 2006 erano 352mila i procedimenti pendenti davanti al giudice monocratico e 21 mila quelli di fronte a un tribunale collegiale», sottolinea il segretario generale del sindacato dei magistrati Giuseppe Cascini, «e secondo le nostre stime oggi ci assestiamo sugli stessi numeri. Inoltre, al momento il 30% dei processi riguarda fatti avvenuti prima del gennaio 2002 e il 95% riguarda reati con pene inferiori ai 10 anni», il tetto edittale stabilito dalla norma. Sarebbero numerosi i reati passibili di sospensione processuale: dal sequestro di persona all'estorsione, dalla rapina allo stupro, dall'omicidio colposo alle molestie «che rappresentano i reati che interessano davvero i cittadini». Ma il provvedimento andrebbe a colpire anche la corruzione, l'abuso d'ufficio e il peculato. «Come si fa a dire ai genitori di una vittima dello stupro che il processo è sospeso perchè non c'è urgenza? Qual è la fretta di introdurre una disposizione che rischia di fare chiudere la giustizia penale per i prossimi anni?», esordisce il presidente dell'anm Luca Palamara, sostenendo che «il tetto previsto di dieci anni e la conseguente sospensione dei processi può avere in questo modo delle conseguenze paradossali». «E' certa l'inutilità di questo provvedimento», critica il vicepresidente dell'associazione Gioacchino Natoli, evidenziando come negativo, oltre al bilancio in termini di efficienza - «l'attività di sospensione e nuova fissazione finirà per sfiancare le nostre cancellerie» -, sia anche il messaggio che la norma trasmette: «Così facendo, il legislatore ha deciso che i reati con meno di 10 anni di pena sono bagatelle». Nessuna intenzione di interferire con la politica, assicura Palamara, ma l'anm non può esimersi dall'avanzare le proprie osservazioni: «Queste sono scelte che spettano alla politica e che noi rispettiamo, ma di fronte alle quali riteniamo di dover fare delle osservazioni proprio perché finalizzate al tema della giustizia. Comunque noi continueremo a far valere le nostre osservazioni in tutte le sedi». L'auspicio è che sussistano gli spazi per il dialogo: «Chiediamo alla politica di non intraprendere la strada dello scontro e degli interventi irrazionali, la giustizia non ha bisogno di questo, ma di un confronto sereno», conclude Cascini. 9

10 IL GIORNALE Dominioni: «Rischi? Tutte esagerazioni» Professor Oreste Dominioni, lei è presidente dei penalisti italiani, come spiega gli esempi forniti dall Anm per dimostrare che, in teoria, le nuove norme del pacchetto sicurezza potrebbero far sospendere processi per reati gravi e proseguire quelli per fatti di poco conto? «Disordine legislativo, disorganicità dei codici, disomogeneità delle leggi speciali. Purtroppo, riferendosi ad un tetto di 10 anni di pena, si possono determinare sperequazioni di questo genere. Le pene determinate per i singoli reati non riflettono in modo preciso la loro gravità. E giocano diversi fattori nel determinare il massimo. Sui codici e sulle leggi speciali spesso pesa il particolare momento in cui il legislatore è intervenuto». E quindi lo stupro compiuto da un clandestino può essere punito meno duramente della cessione gratuita di una dose di hashish da un ragazzo all altro? «Sì, perchè quando si fece la legge sugli stupefacenti si considerava il problema un emergenza da combattere con pene molto elevate. Più che nel codice in queste leggi speciali non c è una visione organica e si stabilisce una pena non correlata a quella di altri reati. Infatti, oggi si dice che un reato dovrebbe essere previsto solo dal codice e non da una legge speciale». Però anche nel codice qualcosa non funziona se un rapimento può essere punito con una pena inferiore al furto in un supermercato di due zingarelle che danno una spinta ad una guardia scappando.«il furto può diventare rapina, con violenza su persona e scattano aggravanti molto rilevanti che concorrono a stabilire il massimo della pena. Tutto risale al Codice Rocco, che a quei tempi voleva essere molto severo nei reati contro il patrimonio e riteneva il furto molto grave. Poi le cose sono cambiate, certi reati non sono più intesi così, ma gli squilibri rimangono presenti nella legge penale». Squilibri da far considerare meno pesante il grave errore di un chirurgo che provoca la morte di un bambino rispetto al furto di un cellulare con minaccia di un temperino?«sì. Il primo è omicidio colposo, sotto i 10 anni e il secondo può essere rapina che con le aggravanti supera il tetto. Mi lasci dire, però, che questi sono casi abnormi, per un esemplificazione un po forzata. L Anm gioca un po tra le pieghe del disordine legislativo, che certo c è». 10

11 IL MESSAGGERO Carbone: procedimenti lenti, la Giustizia perde credibilità La denuncia del primo presidente davanti al Capo dello Stato Per la Banca mondiale l Italia è al 155 posto per la tutela dei diritti ROMA - In Italia «c è un abuso del processo»! La denuncia, «un effetto paradossale», viene dal più eccellente magistrato, Vincenzo Carbone, il primo presidente della Corte di cassazione. Che ha approfittato della cerimonia nella sede della Suprema Corte per i 60 anni della Costituzione alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, del ministro della Giustizia Angelino Alfano, del presidente della Corte costituzionale Franco Bile, per rivendicare la necessità di avere processi «in tempi ragionevoli». L allarme lanciato da Carbone è di quelli che dovrebbero trovare ascolto e risposte rapide nel Parlamento e nella classe dirigente del Paese. Il presidente della Cassazione avverte: «La lentezza insopportabile dei processi e le ricadute mediatiche di questi comportano una forte perdita di credibilità. Non possiamo più sopportare l enorme carico che grava anche in Cassazione». Naturalmente il presidente Carbone ha ricordato dome tino dei problemi più grossi sia l enorme carico di ricorsi e sentenze ancora presenti in Cassazione: «Siamo passati dai ricorsi pendenti in Cassazione degli anni 70 ai del 2007 e per quanto riguarda le sentenze siamo passati dalle degli anni 70 alle 30 mila di oggi». Ci sono soluzioni? Carbone ha indicalo quelle più urgenti da adottare. «Con questo ritmo di cause - ha Carbone - non è più possibile andare avanti senza introdurre un filtro che faccia portare in Cassazione solo le cause più importanti. Questo filtro è presente in tutte le altre corti europee tranne che in Italia». E per tranquillizzare chi pensa sempre non ci siano mai abbastanza fondi per le riforme, Carbone spiega: «Senzà aumenti di costo nè aumenti di bilancio, serve l autonomia contabile della Cassazione per razionalizzare spese e organizzazione. Un autonomia contabile che in Italia è già attribuita a organi come il Consiglio di Stato e il Tar, ed è presente in tutte le altre corti europee». Quanto all effetto paradossale di un Paese in cui si lamenta una grave crisi del sistema giustizia, ma contemporaneamente si assiste a un «abuso del processo», il presidente Carbone ha ribadito l appello già rivolto all inaugurazione dell Anno giudiziario a fare in modo di «intensificare il dialogo tra giudici. In questa direzione - ha detto ancora - va il mio plauso al Csm». Anche il presidente della Corte costituzionale, Franco Bile, parlando dei valori costituzionali volti a garantire il giusto processo, ha sottolineato l esigenza di riforme per tutelare, in questa direzione, i cittadini. Che l immagine della giustizia del nostro Paese sia parecchio appannata anche all estero lo ha certificato anche un recentissimo rapporto della Banca mondiale. In questa indagine l Italia risulta al i 55esi- mo posto su 178 nazioni prese a confronto in quanto a tutela dei diritti. Il problema più grave è quello della giustizia civile, perché gli investimenti stranieri preferiscono paesi dove sia possibile in tempi ragionevoli ottenere dal giudice l esecuzione di un contratto o la riscossione di un credito, in caso di lite. Il rischio alto di perdere i capitali investiti, a causa di un sistema giudiziario inefficiente, danneggia non solo l immagine, ma pure l economia e il lavoro in Italia. Mario Coffaro 11

12 ITALIA OGGI Riforma giustizia civile Stop ai processi sui processi Basta con i processi ai processi. Una delle riforme che la prossima legge finanziaria conterrà sarà quella del processo civile e delle sue lungaggini. Dovute, troppo spesso, ai vizi di forma legati alla notifiche degli atti del processo alle parti. Per risolvere i quali si devono aprire nuovi processi, così da portare alle calende greche la conclusione delle controversie in sede civile. E' stato proprio il premier Silvio Berlusconi, affiancato dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti, a sintetizzare, in due parole, le linee portanti della riforma che dovrebbe, secondo le intenzioni, rendere più certi e celeri i rapporti giuridici tra le imprese, sempre esposte all'incertezza dei ricorsi e delle fasi endo-procedimentali dei processi in sede civile. Sarebbero due, secondo le prime anticipazioni, le principali novità che andranno ad integrare e modificare la riforma che era stata varata nel 2005 (legge 263/2005). Entrambe informatiche. La prima riguarderà l'istituzionalizzazione del fascicolo elettronico, per far scomparire la carta dal processo e per assicurare che non vengano dispersi documenti dal faldone processuale. La seconda modifica riguarderà il sistema delle notifiche, che oggi devono essere fatte a mezzo ufficiale giudiziario o posta. Bene, una volta varata la riforma, la notifica degli atti potrà avvenire solo via mail, facendo leva sull'informatizzazione spinta che è già avvenuta nel mondo delle imprese negli ultimi anni, in seguito all'introduzione del registro delle imprese telematico gestito dalle camere di commercio. Roberto Miliacca 12

13 IL SOLE 24 ORE Nuove garanzie. Approvati dal Cdm due Ddl Il Governo all attacco su «stalking» e violenza Linea dura del Governo contro i delitti a sfondo sessuale e le molestie assillanti. Debutta il reato di stalking e viene previsto l arresto obbligatorio in flagranza in caso di violenza sessuale. Il testo messo a punto dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, con il placet della Giustizia, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, contiene norme specifiche contro le attività di stalking e punisce con la reclusione da uno a quattro anni tutti quei comportamenti reiterati e ossessivi che inducono la vittima in un «perdurante stato di ansia, paura o fondato timore per la propria» o altrui incolumità. Perseguitare la propria vittima con telefonate, sms, minacce o molestie tali anche solo da costringerla ad «alterare le proprie abitudini di vita» potrà dunque costare il carcere e, nell ipotesi, che l atto persecutorio sia seguito da omicidio, la pena dell ergastolo. Le sanzioni vengono poi aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso ai danni di un minore, oppure l autore del reato è il coniuge legalmente separato o divorziato della vittima o più semplicemente una persona con cui la medesima ha avuto una relazione affettiva. Il reato di stalking sarà perseguibile a seguito di denuncia con querela di parte da presentare entro il termine massimo di 6 mesi da quando sono avvenuti i fatti anche se si potrà procedere d ufficio nel caso in cui si tratti di una condotta connessa ad altri illeciti perseguibili in modo autonomo dal pm. Il testo prevede inoltre la possibilità di mettere in mora il persecutore attraverso un esposto all autorità di pubblica sicurezza. Se l istanza risulta fondata gli investigatori possono ammonire verbalmente il molestatore e mettere a verbale le sue generalità. Il nuovo reato di atti persecutori sarà, inoltre, sottratto alla gamma di quelli blindati dal ddl in materia di intercettazioni telefoniche varato dal Governo soltanto la scorsa settimana. Gli inquirenti potranno, quindi, utilizzare tutti gli strumenti di indagine così come proposto per i delitti di mafia, terrorismo o grave allarme sociale. Tra le misure cautelari applicabili figura infine quella di sottoporre lo stalker al divieto di avvicinarsi alla vittima odi frequentarne i parenti. Il ddl contenente le misure contro la violenza sessuale predisposto dagli stessi ministeri punta, invece, a rafforzare i meccanismi di tutela penale contro la violenza sessuale e introduce una serie di aggravanti connesse alle modalità con cui ha agito l autore del delitto. Vengono in particolare previsti un aumento obbligatorio della pena in caso di recidiva e introdotti alcuni meccanismi per accelerare i tempi di giudizio e la certezza della pena. Tra le circostanze aggravanti che comportano la pena della reclusione da 6 a 12 anni figurano l uso di sostanze idonee a ridurre la capacità di reazione della vittima. Lo stesso trattamento viene previsto anche nei confronti di chi appartiene al nucleo familiare della vittima, come l ascendente o il genitore anche adottivo, oppure a chi abbia approfittato del rapporto di dipendenza psicologica per commettere il reato (educatori, vigilanti, maestri) o delle particolari condizioni della vittima (stato di gravidanza). Viene infine introdotto l arresto obbligatorio in caso di flagranza di reato per le violenze singole o di gruppo. Marco Gasperini 13

14 IL SOLE 24 ORE I punti chiave della manovra IMPRESE E FAMIGLIE Lavoro e pensioni saranno cumulabili. Abolizione del divieto di cumulo della pensione e del reddito da lavoro, rilancio dei contratti a termine, ripristino del lavoro intermittente e lotta al sommerso. Il pacchetto Welfare contiene inoltre misure di semplificazione tra cui l'abrogazione dei libri matricola e dei libri paga. Introdotta inoltre una carta anziani per comprare pane con lo sconto Fondi Ue: risorse riallocate sulle priorità strategiche. Saranno ridefiniti i programmi del Quadro strategico nazionale avviati dal governo Prodi: i fondi saranno destinati alle infrastrutture strategiche, concentrandosi su pochi interventi prioritari, ma anche a impianti di energia, tlc, ambiente con particolare riferimento ai rifiuti, i servizi di trasporto. Banca del Mezzogiorno: costituita una nuova Spa, capitale 5 milioni Banche e petrolieri pagheranno più tasse. Per le banche ampliamento della base imponibile: interessi passivi deducibili al 95% e stretta sulle svalutazioni dei crediti. La "tassa" sui petrolieri invece sarà articolata in tre punti. Si agirà sulle scorte di magazzino, sull'entità dei diritti minerari (oggi i produttori pagano una royalty pari al 7%) e con un'addizionale: l'ires per le aziende del settore verrà riportata dal 27 al 33 per cento Liberalizzazioni avanti, stretta sugli appalti in house. Servizi pubblici locali: dal 30 giugno 2009 divieto per le società che hanno acquisito gestioni senza gara di averne altre oltre la principale; il 31 dicembre 2010 cessano gli appalti in house. L'affidamento in house sarà possibile solo in casi eccezionali. Accelerato il processo di liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti Infrastrutture e piano casa. Abrogata la revoca delle concessioni disposta nel 2007 ai contraenti generali che avevano avuto l'assegnazione senza il ricorso a bando di gara. Scompare la Tav sulla Milano-Genova e Milano-Padova. Più facile l'intervento dei fondi etici sull'housing sociale. Verranno agevolate nell'acquisto della prima casa giovani coppie a basso reddito FISCO, SPESA E PA Sotto controllo la spesa dei ministeri. Metodo Gordon Brown rivisto, Cda più snelli per le aziende pubbliche e aste online per il risparmio energetico. I costi intermedi dei ministeri dovranno scendere del 22%. Vengono tagliati gli enti pubblici minori, quelli con meno di 50 dipendenti e quelli che entro la fine dell'anno non verranno confermati dal ministero vigilante. Tra gli altri verrà soppresso l'ente italiano della montagna Regioni, enti locali e interventi sulla sanità. Dal 2009 al 2011 governatori sindaci e province daranno alla manovra un contributo vicino a 24 miliardi, inclusi i tagli in cantiere alla spesa sanitaria. Per i cittadini sarà invece ripristinato un ticket di 10 per le visite specialistiche. Stanziati i fondi per Roma 14

15 e per l'expo 2015 a Milano. Rinviata l'abolizione delle province il cui capoluogo è città metropolitana e la soppressione delle comunità montane. Semplificazione delle norme e carta d'identità decennale. Norma "taglia leggi": abolizione di norme desuete. Riduzione del 25% degli oneri amministrativi per le imprese entro il Introduzione della class action nella Pa, riduzione del 50% della carta e Gazzetta Ufficiale on-line. Durata decennale della carta d'identità. Impresa in un giorno: semplificazione degli oneri burocratici necessari per l'avvio di un'attività imprenditoriale. Licenziamenti più facili nel pubblico impiego. Stretta sulle consulenze e massima trasparenza sui compensi pagati dalla Pa e dagli enti pubblici. Lotta all'assenteismo: busta paga più leggera per chi presenta falsi certificati medici o timbra il cartellino e poi lascia l'ufficio. Blocco del turn over dei dipendenti pubblici, riduzione del numero di insegnanti. Lotta all'evasione e stock option. Il pacchetto fiscale della manovra, prevede tra l'altro un rafforzamento della lotta all'evasione e l'abolizione dell'attuale regime fiscale per le stock option, con il passaggio alla tassazione progressiva. Vantaggi fiscali, invece, per i capital gain che verranno reinvestiti in azienda. Salta la tracciabilità dei pagamenti oltre i 100 euro ai professionisti 15

16 ITALIA OGGI di Bruno Sazzini - Segretario generale dell'anf L'intervento Anf, cercasi riforma Ritorna sul tavolo la richiesta dell'avvocatura di una seria riforma della professione forense. È necessario verificare, in un confronto tra componenti ordinistiche e associative, la possibilità di un approccio comune così da presentare un progetto funzionale e coerente. Per questo l'associazione nazionale forense ha organizzato il 21 giugno a Bergamo una tavola rotonda dal titolo Avvocati: più libertà o più regole?. Nella scorsa legislatura, i progetti presentati hanno abbandonato l'idea di una legge unica delle professioni, privilegiando la strada di una disciplina autonoma e slegata dal mondo delle altre professioni liberali. Nessuna di queste proposte, però, ha affrontato il problema se vi sia oggi esatta coincidenza tra attività difensiva e attività legale, sovrapponendo, invece, i due aspetti. L'obiettivo ultimo dei progetti è quello di disciplinare ogni più minuzioso aspetto dell'organizzazione professionale, nella palese prospettiva di omogeneizzare a livello nazionale le decisioni dei singoli Consigli degli ordini. In questo contesto assumerebbe ancora maggiore centralità il ruolo del Cnf, il quale, forzando la propria natura, con i suoi comportamenti attuali sembra voler anticipare ciò che potrebbe stabilire la futura riforma. La pretesa di regolamentare centralmente la formazione e l'aggiornamento professionale ha provocato la reazione di molti ordini locali. Una prospettiva diversa si avrebbe potenziando l'opera di raccordo delle unioni regionali dei Consigli degli ordini, il cui spazio vitale sarà legato anche al tasso di federalismo che verrà iniettato nel paese. L'Ordine attuale però, più che di nuove regole, sembra aver bisogno di un alleggerimento di funzioni, con la scissione tra il ruolo di servizio (tenuta albo ecc.) e di rappresentanza istituzionale e le altre funzioni, a cominciare da quella disciplinare. La collocazione esterna dei collegi di disciplina, l'attribuzione del controllo sulla formazione delle associazioni e/o fondazioni possono permettere che vengano stabilite delle regole democratiche di legittimazione della composizione dell'ente, per il necessario controllo del campo elettorale e la necessaria trasparenza nei fini e nei modi della gestione. Rispetto della deontologia, formazione e aggiornamento, legittimazione della rappresentanza sono obiettivi che una professione, che voglia mantenere il riconoscimento di questo status, deve perseguire in maniera efficace. La riforma della professione si gioca su questo campo: non norme o principi inapplicabili, ma percorsi per il recupero di concreta efficienza. 16

17 DIRITTO E GIUSTIZIA Il progetto di riforma della previdenza forense di Giovanna Biancofiore* e Paolo Rosa** - *Attuario della Cassa forense e **Presidente della Cassa forense La prima fase del percorso riformatore della previdenza forense ha trovato espressione in una serie di provvedimenti deliberati dalla Cassa nei primi mesi dell anno 2006 che hanno previsto, dal lato delle entrate, l aumento di due punti percentuali dei contributi soggettivi a carico degli iscritti e di un punto per i pensionati, e dal lato delle uscite l utilizzo del reddito professionale medio dichiarato nell intera vita lavorativa per il calcolo dei trattamenti pensionistici nonché la liquidazione dei supplementi di pensione con il calcolo contributivo. La sua introduzione ha consentito il raggiungimento di un più equo rapporto contributi/pensioni, migliorando di qualche anno gli equilibri finanziari futuri ma, anche a causa di una approvazione ministeriale solo parziale, non ha permesso di assicurare al sistema una situazione di stabilità di lungo periodo. L urgenza di proseguire con la seconda fase di riforma del sistema previdenziale forense appare giustificata anche alla luce degli elementi emersi successivamente all approvazione dei suddetti provvedimenti di modifica alla normativa previdenziale. In primis con la legge 296 del 2006 si è stabilito che gli Enti previdenziali dei liberi professionisti devono assicurare la stabilità finanziaria per un periodo di almeno trenta anni potendo, a tale scopo, introdurre provvedimenti rivolti alla salvaguardia della stabilità di lungo periodo, nel rispetto delle anzianità già maturate e tenendo conto di principi di equità tra le generazioni. Successivamente, nell ambito del decreto ministeriale sui Criteri di Redazione dei Bilanci Tecnici, oltre a ribadire la necessità di osservare una periodo minimo di stabilità gestionale di almeno trenta anni viene introdotta la necessità di prolungare il periodo temporale delle proiezioni di bilancio tecnico per almeno cinquanta anni, al fine di poter esaminare l andamento tendenziale di lungo periodo delle poste di bilancio. Tali disposizioni, pertanto, chiamano gli enti privati di previdenza ad una maggiore responsabilità gestionale prolungando dagli originari quindici anni agli attuali trenta il periodo entro il quale deve essere garantita la stabilità.nelle implicazioni previste da suddette disposizioni si inserisce la situazione economico finanziaria della Cassa Forense, che malgrado il primo passo riformatore fatto nel 2006, non mostra una situazione di stabilità finanziaria di lungo periodo, così come il legislatore ha imposto, facendo emergere la necessità di ulteriori e più incisive modifiche di natura strutturale finalizzate al riequilibrio nel lungo periodo e a una migliore corrispondenza tra contribuzione versata e prestazione erogata. Alla luce delle considerazioni fatte viene portata all approvazione del Comitato dei delegati una delle possibili soluzioni di riforma che, dal punto di vista dei risultati finanziari, conduce a una situazione di stabilità di lungo periodo e al contempo consente di migliorare il rapporto tra contributi versati e prestazioni erogate coinvolgendo tutte le generazioni di iscritti secondo gli orientamenti di politica previdenziale già intrapresi da molti paesi europei. In sintesi, gli interventi di modifica consistono: dal lato delle prestazioni progressivo innalzamento dei requisiti minimi di pensionamento di vecchiaia da 65 a 70 anni di età e da 30 a 35 anni di anzianità; riduzione pro rata dei coefficienti di rendimento per il calcolo della pensione; inasprimento requisiti di accesso alla pensione di anzianità; pensionamento anticipato della pensione di vecchiaia e della pensione di anzianità previa applicazione di coefficienti di riduzione all importo della pensione. dal lato dei contributi aumento del contributo integrativo dal 2 al 4% del volume d affari dichiarato ai fini IVA; contributo soggettivo a carico dei pensionati iscritti agli albi pari al 5% del reddito Irpef entro il tetto; aumento graduale del contributo minimo soggettivo; 17

18 aumento graduale del contributo minimo integrativo; contributo minimo soggettivo ridotto alla metà per i primi cinque anni di iscrizione; abolizione del contributo integrativo minimo per i primi cinque anni di iscrizione; PRESTAZIONI Requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia. Il progetto di riforma prevede un graduale aumento dei requisiti minimi per l accesso al pensionamento di vecchiaia dagli attuali sessantacinque anni di età con almeno trenta anni di anzianità, ai settanta anni di età con almeno trentacinque anni di anzianità della situazione a regime. L aumento decorre dall anno 2012 e tiene conto di un aumento dei requisiti, inizialmente, di un anno ogni quattro, e successivamente di un anno ogni due. Cosicché i requisiti minimi di età e di anzianità per accedere alla pensione di vecchiaia si modificheranno secondo la progressione riportata nella tabella che segue ANNO ETA' ANZIANITA' La scelta di adottare quale provvedimento di riforma un graduale aumento dell età pensionabile è dettata dal generalizzato innalzamento della vita media probabile in particolare per alcune categorie quali quelle dei liberi professionisti. Il provvedimento porterà a regime un risparmio derivante dalla mancata erogazione di cinque annualità di pensione dando origine, tuttavia, a trattamenti di pensione di importo iniziale mediamente più elevato a causa di un corrispondente innalzamento dell anzianità media di pensionamento e dell assorbimento, a regime, dei due supplementi di pensione oggi liquidati con il criterio contributivo. Requisiti di accesso alla pensione di anzianità. L accesso alla pensione di anzianità viene consentito, a regime, con un anzianità contributiva di 40 anni e con un età anagrafica non inferiore a 62 anni. Nel periodo transitorio si potrà accedere alla pensione di anzianità secondo i requisiti riportati nella tabelle che segue ANNO ETA' ANZIANITA' 18

19 Il progressivo innalzamento dei requisiti minimi di pensionamento per l acceso alla pensione di anzianità si è reso necessario in conseguenza dell aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Pensionamento anticipato di vecchiaia e di anzianità. Si prevede che l iscritto alla Cassa non accederà al pensionamento di vecchiaia obbligatoriamente al raggiungimento dei requisiti minimi di età e anzianità, ma, secondo una logica di flessibilità, potrà scegliere di andarvi in un età compresa tra 65 anni e 70 anni con, ovviamente, importi di pensione differenti a seconda dell età individuata, fermo in ogni caso il requisito minimo di 35 anni di anzianità contributiva. In particolare, se l iscritto decide di anticipare il momento del pensionamento rispetto al 70 anno di età godrà di un importo di pensione calcolato sulla base dell anzianità maturata fino a quel momento ma ridotto dello 0,41% per ogni mese (corrispondente al cinque per cento per ogni anno) di anticipo rispetto ai 70 anni. Tale riduzione fa sì che, al cambiare dell età pensionabile, e quindi dell orizzonte temporale durante il quale verrà corrisposta la pensione, non si penalizzi chi decide di permanere più a lungo nel sistema e non si concedano benefici immeritati a chi invece decide di uscirne precocemente. Con la possibilità di anticipo viene di fatto mantenuto il nuovo è più elevato requisito minimo d età al pensionamento (da 65 a 70 anni) ma al contempo si lascia all individuo la facoltà di scegliere per un età più precoce senza aggravio di oneri a carico della Cassa. Metodologia similare è stata osservata nel caso di anticipo della pensione di anzianità dove la riduzione è espressa in anni (5% per ogni anno di anticipo) e non in mesi visto che il requisito di riferimento è l anzianità di iscrizione e non l età anagrafica. Riduzione pro rata dei coefficienti per il calcolo della pensione. Il progetto di riforma, in un ottica di ulteriore riduzione della spesa previdenziale futura, prevede la modifica dei coefficienti di rendimento utili per il calcolo della pensione dagli attuali quattro (1,75% - 1,50% -1,30% - 1,15%) a due: il primo pari all 1,50% e il secondo pari all 1,20%. Nel rispetto delle anzianità già maturate, suddetti coefficienti sono applicati non sull intero trattamento di pensione ma esclusivamente sulla quota pensione la cui media reddituale viene determinata considerando l intera vita lavorativa. Pertanto, il provvedimento produrrà le prime pensioni di vecchiaia interamente calcolate con i nuovi coefficienti solo a partire dall anno Tuttavia ancora per almeno un decennio si avranno pensioni calcolate in parte con i vecchi coefficienti di rendimento. Tale provvedimento comporta a regime una riduzione delle pensioni di nuova decorrenza così differenziata: Reddito medio pensionabile Riduzione % media della pensione ,3% ,0% ,9% ,3% ,4% CONTRIBUTI 19

20 Aumento contributo integrativo. Nel caso in cui la riforma entri in vigore dall anno 2009, a partire dai compensi relativi a tale anno, l aliquota per la determinazione del contributo integrativo passa dall attuale 2% al 4%. Il maggior gettito contributivo sarà rilevato alla Cassa mediante l incasso dei contributi in autoliquidazione dell anno Dall aumento di tale contributo non si può prescindere qualsiasi sia il tipo di riforma introdotta. Dai maggiori introiti si recuperano le risorse per finanziare il passaggio dal vecchio al nuovo sistema previdenziale forense e limitarne il peso che in caso contrario andrebbe interamente sulle future generazioni di iscritti. Contributo soggettivo a carico dei pensionati. I pensionati della Cassa che restano iscritti sono tenuti al pagamento di un contributo soggettivo pari al 5% del reddito professionale prodotto entro il tetto. Per la parte eccedente il tetto reddituale detto contributo è pari al 3%. Tale intervento si tradurrà presumibilmente in un non trascurabile incremento delle entrate contributive future a causa del progressivo aumento del numero dei pensionati ipotizzato nei prossimi decenni e del sempre più elevato numero di coloro che rimangono iscritti agli albi successivamente al pensionamento, tra l altro con redditi professionali molto elevati. Negli ultimi anni la percentuale di pensionati di vecchiaia che decide di proseguire nella professione si è alzata notevolmente raggiungendo livelli pari al %, e al contempo i redditi da questi prodotti raggiungono livelli di consistente entità. Inoltre, l incremento del contributo a carico dei pensionati iscritti agli albi, oltre agli immediati effetti economici, implica ulteriori conseguenze non di minore importanza. La partecipazione al sistema di coloro che sono già pensionati, attraverso un maggior peso contributivo consente di far rientrare nel ciclo previdenziale, seppur parzialmente, sia i pensionati vigenti che, grazie ad una normativa più favorevole, hanno ottenuto maggiori rendimenti dal sistema previdenziale, sia i pensionandi che, grazie al rispetto del principio del pro rata, ancora nei prossimi anni usufruiranno di migliori condizioni rispetto alle future generazioni di iscritti. Infine un ulteriore effetto derivante da un maggior peso in termini contributivi richiesto ai soggetti già pensionati ma ancora iscritti negli albi professionali potrebbe indurre questi ultimi a interrompere definitivamente l attività generando potenzialmente nuovi spazi per i giovani professionisti. Aumento graduale del contributo minimo soggettivo e integrativo. Per l anno 2010 vengono fissati un contributo minimo soggettivo pari a euro e un contributo minimo integrativo pari a euro 320. Per l anno 2011 vengono fissati un contributo minimo soggettivo pari a euro e un contributo minimo integrativo pari a euro 350. A partire dall anno 2012 il contributo minimo è pari a quello dell anno precedente aumentato dell inflazione. L aumento del contributo minimo è stato previsto per coprire, in parte, gli oneri derivanti dal mantenimento dell istituto della pensione minima. Contributo soggettivo minimo per i giovani iscritti. A causa dell aumento del contributo minimo che graverà sulle fasce di reddito più basse e in particolare sui giovani iscritti si è ritenuto di aumentare, da tre a cinque, il numero di anni di iscrizione alla Cassa, per i quali i giovani iscritti sono tenuti al pagamento del contributo minimo soggettivo pari alla metà. Contributo integrativo minimo per i giovani iscritti. Per lo stesso motivo, il numero di anni di iscrizione alla Cassa per i quali i giovani iscritti non sono tenuti al pagamento del contributo minimo integrativo, passa dai primi tre ai primi cinque anni di iscrizione agli albi. PENSIONE MODULARE La pensione modulare costituisce una quota di pensione aggiuntiva a quella prevista dall attuale normativa previdenziale forense, determinata secondo un criterio di calcolo di tipo contributivo (ex legge 335/ 95 in fase di prima applicazione) e finanziata da una contribuzione aggiuntiva a carico dell iscritto, determinata in percentuale del reddito professionale dichiarato entro il tetto. L'aliquota di contribuzione a finanziamento della pensione modulare sarà dovuta per un 2% in regime obbligatorio, ed in regime volontario in un ulteriore contribuzione dall 1% al 9%.I contributi versati saranno capitalizzati sulla base del 90% del rendimento medio annuo realizzato dalla Cassa dall impiego degli accantonamenti patrimoniali, con un minimo garantito pari all 1,5% annuo. 20

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