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1 FORO ROMANO Il Foro Romano (Forum Romanum, sebbene i Romani si riferissero ad esso più spesso come Forum Magnum o semplicemente Forum) era situato nella valle compresa tra il Palatino ed il Campidoglio e costituì il centro commerciale, religioso e politico della città di Roma. Origini (dalla monarchia alla repubblica) La valle del Foro, paludosa e inospitale, venne utilizzata tra X e VII secolo a.c. come necropoli dei primi villaggi stanziati sulle colline circostanti. Nell area del Foro, vicino al Tempio di Antonino e Faustina furono trovate le tombe appartenenti a un sepolcreto arcaico dell'età del Ferro (X-VIII secolo a.c.). E' probabile che questa necropoli facesse parte di un villaggio situato alle pendici del Palatino e del Campidoglio. L'area non venne più utilizzata per la sepoltura verso la metà dell'viii secolo a.c., più o meno con la nascita della città; continuò ad essere utilizzata per la sepoltura di bambini fino al VII secolo a.c. quando venne definitivamente abbandonata. Le tombe rimaste sono una quarantina, le più antiche ad incinerazione e a pozzetto circolare, le più recenti a fossa rettangolare e a inumazione. I corredi delle tombe, ovviamente non più presenti sul luogo, sono visibili presso l'antiquarium Forense. Tito Livio ed altri autori antichi raccontano che, poco dopo la fondazione di Roma, fu combattuta nell'area del futuro foro romano una grande battaglia tra Romani e Sabini: la Battaglia del lago Curzio. Causa dello scontro fu il tradimento della vergine vestale, Tarpeia, figlia del comandante della vicina rocca romana Spurio Tarpeio, la quale, corrotta con dell'oro da Tito Tazio, fece entrare nella cittadella fortificata sul Campidoglio un drappello di armati con l'inganno. Solamente verso il 600 a.c., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, la valle venne drenata con la costruzione della Cloaca Massima e ricevette una pavimentazione; la piazza di forma rettangolare nacque come luogo di mercato oltre che per lo svolgimento della vita politica e giudiziaria, in un punto centrale della città verso cui convergevano molte importanti strade, la più importante delle quali era la Via Sacra, che correva dalle pendici del Campidoglio fino all'arco di Tito.

2 Regia La Règia è una delle più antiche costruzioni del Foro Romano.Situato di fronte al Tempio di Antonino e Faustina, vi sono i resti di quella che è stata riconosciuta come la Regia, parte del complesso di epoca monarchica che si estendeva fino al Tempio di Romolo. Con l'avvento della repubblica l'edificio venne utilizzato dal rex sacrorum e dal pontifex maximus per i riti religiosi (dopo la cacciata dei re, a queste due figure vennero assegnate le pratiche religiose). L'attuale forma (o meglio dire quel poco che rimane della Regia a causa delle spoliazioni avvenute nel Rinascimento) è da collegare al restauro compiuto nel 36 a.c. da Domizio Calvino, che andò a riprendere una più antica sistemazione databile intorno al 525 a.c., circa negli ultimi anni della monarchia etrusca. Questa sistemazione a sua volta era stata preceduta da altri interventi; di sicuro all'inizio nell'area erano sistemate delle capanne. Secondo la tradizione qui Numa Pompilio aveva un'abitazione propria o almeno un quartier generale.partendo dal lato rivolto verso il retro del Tempio di Antonino e Faustina, si può vedere situato quasi al centro un piccolo ambiente di forma quadrata delimitato da muri in tufo; un'iscrizione sopra al muro meridionale indica che tale ambiente veniva utilizzato dagli araldi dei pontefici e dei flamini. Guardando dalla balaustra sul lato sud (dove si trovano molti frammenti della decorazione marmorea risalenti circa alla fine della repubblica), si possono vedere tre ambienti di grandezza differente l'uno dall'altro che sono stati riconosciuti (partendo da sinistra) come: il sacrario di Marte, provvisto di un grande altare circolare, dove venivano conservate le lance di Marte e gli scudi fatti sistemare da Numa Pompilio; una stanza centrale con funzione di disimpegno e il sacrario di Ops, dea romana dell'abbondanza. Questi tre ambienti si aprivano su un cortile trapezoidale oggi difficilmente riconoscibile. Nella Regia venivano conservati o esposti anche alcuni tra I più importanti documenti religiosi e politici di Roma (qui erano situati gli archivi pubblici, gli annali - dove venivano riportati gli avvenimenti - e il calendario che serviva a regolare la vita religiosa). Tempio di Vesta e la casa delle vestali Il tempio di Vesta è probabilmente tra i più antichi di Roma, risalente forse all'epoca in cui la città era ancora limitata al Palatino e costituita da un'aggregazione di villaggi e quindi prima della realizzazione del Foro. La conservazione del fuoco (risorsa e bene di straordinaria importanza) era un problema che comportava delle notevoli difficoltà; sia Virgilio che Ovidio riferiscono che all'epoca si otteneva col primitivo e laboriosissimo sistema dello sfregamento delle selci. Da qui la necessità di realizzare una struttura pubblica che fosse finalizzata alla conservazione, con personale addetto, di una risorsa sempre disponibile per i bisogni dell'intera comunità. Per la mentalità antica era quasi una logica conseguenza che la struttura divenisse tempio ed il personale assumesse il ruolo di sacerdote (nello specifico, sacerdotesse). Il tempio diventava così simbolo di aggregazione della comunità e dispensario di un bene primario. Quando, da Servio Tullio in poi, il processo di aggregazione urbana coinvolse anche le genti stanziate sui colli vicini, il simbolo stesso dell'aggregazione assunse una forte connotazione politica. Non essendo pertanto più possibile mantenerlo limitato al nucleo Palatino, venne trasferito nell'area che sarebbe poi diventata il Foro e che stava assumendo la caratteristica di luogo d'incontro e di scambio commerciale tra le genti circonvicine, sul tipo dell'agorà greca. Il significato del tempio era anche quello di rappresentare il focolare domestico più importante, connesso alla vicina casa del re, che rappresentava tutti i focolari dello Stato. Le prime sacerdotesse incaricate di sorvegliare il sacro fuoco erano le figlie del re. Le Vestali divennero poi l'unico sacerdozio femminile a Roma. Esse erano sei, con vari compiti, e provenivano tutte da famiglie del patriziato. Restavano vestali per trent'anni, a partire dai 6 o 10 anni, e dovevano rispettare un severo voto di verginità, pena la morte per seppellimento essendo sacrilego versare il sangue di una vestale. Il posto dove venivono seppellite vive era una grotta nell agger serviano sul Quirinale, chiamato Campus Sceleratus. Le vestali ricevevano prestigio, tributi pecuniari e onorifici, oltre a una numerosa serie di privilegi. Gli autori antichi riportano concordemente l'origine del tempio di Vesta nell'età regia, ma, a causa probabilmente della costante presenza del fuoco, il tempio, nella sua sistemazione all'interno del Foro, subì numerose distruzioni per incendio e fu più volte ricostruito, mantenendo sempre l'identica pianta, ma aumentando in altezza. La sua forma circolare venne ricondotta sia dalle fonti antiche, sia nei primi studi archeologici, alla forma delle originarie capanne della Roma dell'viii e VII secolo a.c., a causa anche della antichissima istituzione del culto di Vesta nella

3 religione romana. ll tempio fu interessato dagli incendi del 241 a.c. e del 210 a.c. (in seguito al quale si ebbe un esteso rimaneggiamento anche della casa delle Vestali). Nel tempio l'area più sacra, interdetta all'accesso di chiunque tranne che delle Vestali, era il Penus Vestae, un sancta sanctorum dove erano conservati una serie di oggetti dall'altissimo valore simbolico, risalenti alle fondazioni mitologiche della città. Tra questi il più importante era il Palladio, il simulacro arcaico di Pallade Atena e che Enea aveva portato da Troia. Forse il penus è identificabile con una cavità di forma trapezoidale che si apre sul podio e che è accessibile solo dalla cella; misura 2,40 x 2,40 metri. La Casa delle Vestali era la sede del collegio sacerdotale delle Vestali della Roma antica, presso il Foro Romano. Era collocato alle spalle della Regia e componeva un unicum con il Tempio di Vesta, in un complesso chiamato Atrium Vestae. Il nome antico di Atrium Vestae si riferiva in origine ad un'area aperta situata presso il tempio di Vesta, sede del culto della dea, circondata da costruzioni. La residenza delle Vestali ne fece parte solo a partire dal II secolo a.c., occupando l'area compresa tra la Regia, la Domus Publica (la residenza del pontefice massimo) e le pendici del Palatino. In quest'epoca l'edificio era molto più piccolo e presentava lo stesso orientamento della Regia secondo i punti cardinali. Sotto questi resti sono state a più riprese messe in luce fasi di costruzioni precedenti, in stretto legame con le ricostruzioni della Regia, risalenti fino al VI secolo a.c. Nei recenti scavi di Andrea Carandini si sono inoltre rinvenuti i resti di una capanna dell'viii secolo a.c., interpretata come la casa delle Vestali di età regia. Il tempio era già circondato da un recinto unito alla casa e non si conosce se fosse già a pianta circolare. In ogni caso l'ingresso guardava a est, come mantenne nelle ricostruzioni successive. La fonte di Giuturna. La fonte di Giuturna è una sorgente collocata nel Foro Romano, tra il tempio dei Càstori e la casa delle Vestali. La fonte era tra le più antiche e importanti della città e sgorgava ai piedi del Palatino. Giuturna era una ninfa sorella di re Turno, che era la divinizzazione della fonte stessa, come spesso accadde nel mondo antico. La sorgente era stata decorata monumentalmente in epoca repubblicana e venne scavata nel Il bacino è approssimativamente quadrato, rivestito di marmo e con al centro un piedistallo rettangolare. A circa un metro di profondità, sulla pavimentazione di epoca augustea, si trova il bacino inferiore di epoca repubblicana, costruito in opera quasi reticolata, tipica del periodo a cavallo tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.c. La datazione più accettata è quella connessa al restauro del vicino tempio dei Càstori a opera di Lucio Cecilio Metello Dalmatico nel 117 a.c. Vi si notano dei restauri più tardi, probabilmente dell'inizio della fase imperiale, in tufo diverso, databile al restauro in epoca tiberiana del tempio. Nel bacino furono rinvenute le statue dei Diòscuri fatte a pezzi, originariamente poste, quasi certamente, sul piedistallo centrale e oggi conservate nell'antiquarium del Foro. Raffiguravano i Dioscuri nell'atto di abbeverare i loro cavalli alla fonte, come nella loro leggendaria apparizione nel Foro prima della vittoriosa battaglia del lago Regillo. Si tratta di opere in stile arcaico, tipiche della tarda età ellenistica coeva alla fine del II secolo a.c. Furono probabilmente danneggiate nell'incendio del 12 a.c., come dimostrano i restauri in marmo diverso (di Carrara invece che pentelico) e le tracce di fuoco. Il rilievo che si vede oggi vicino al bordo della fonte è una copia (l'originale è nell'antiquarium) di un rilievo traianeo con i Dioscuri, i loro genitori Giove e Leda e Giuturna. Il pozzo marmoreo antistante ha una doppia iscrizione col nome di Marco Barbazio Pollione, edile curule, vissuto in epoca cesariano-augustea. L'ara invece risale all'epoca di Settimio Severo e presenta una raffigurazione di Giuturna e Turno. Tempio di Castori. Su un alto podio si ergono le tre colonne corinzie superstiti del tempio dei Dioscuri, ovvero dei due gemelli divini Castore e Polluce. La leggenda narra che, nel corso della battaglia presso il lago Regillo, nel 499 a.c., dei Romani contro i Latini alleati di Tarquinio il Superbo nel tentativo di riconquistare Roma, apparvero due misteriosi cavalieri, che guidarono i Romani alla vittoria. Subito dopo, gli stessi cavalieri furono visti abbeverare i cavalli alla Fonte di Giuturna e annunciarono in città la vittoria, per scomparire subito dopo. Il popolo riconobbe in essi i Dioscuri: il dittatore Aulo Postumio Albino fece voto di erigere un tempio in loro onore, che fu dedicato da suo figlio nel 484 a.c.. Il tempio fu restaurato da L.Cecilio Metello Dalmatico nel 117 a.c. e poi ancora da Verre. Un ultimo restauro si ebbe dopo l'incendio del 12 a.c. ad opera di Tiberio: il nuovo edificio, al quale

4 appartengono i resti monumentali ancora visibili, fu dedicato nel 6 d.c. Il podio, di cui resta soltanto la parte in opera cementizia, è in gran parte quello del 117 a.c. con alcuni resti della fase precedente. Un gigantesco blocco marmoreo del tempio fu asportato ed utilizzato come base della statua equestre di Marco Aurelio. La parte anteriore del podio, al quale si accedeva da due scalette laterali, era probabilmente decorata con rostri e costituiva, insieme ai Rostri Imperiali e a quelli posti sul podio del Tempio di Cesare, una delle tre tribune presenti nel Foro Romano. Nel tempio dei Dioscuri si riunì varie volte il Senato. Sul podio del tempio, usato come tribuna, Cesare perorò la sua legge agraria. Il podio era inoltre utilizzato anche come tribuna presidenziale dei comizi legislativi che si svolgevano nella piazza antistante. Nel tempio aveva sede l'ufficio dei pesi e delle misure e vi alloggiavano botteghe di banchieri, probabilmente nelle stanzette che si aprono sul podio, tra colonna e colonna. Il Comizio. Il Comitium, primo luogo di riunione della gente patrizia romana, per discutere sulle decisioni di Roma, fu costruito nel primo Foro, il Foro Romano, in epoca monarchica, sotto i Re di Roma. Era il centro politico dell'urbe, e poichè vi si discuteva di politica, è rimasto oggi come termine per indicare discorsi politici rivolti a tutti i cittadini. Il Comizio accoglieva le più antiche assemblee dei cittadini: detti Comizi Curiati. Oggi ne sono visibili solo pochi resti, dopo le trasformazioni dell'epoca cesariana e augustea che lo fecero sparire. Anticamente occupava l'angolo nord-est del Foro, tra la basilica Emilia, l'arco di Settimio Severo e il Foro di Cesare. Fu Cesare che la demolì in larga parte per edificarvi la nuova Curia Iulia. DESCRIZIONE Il Comitium era uno spazio aperto circolare e consacrato dagli auguri, orientato secondo i punti cardinali, di cui si conservano i pozzi rituali, il Lapis niger e i Rostra vetera. Terminava a sud coi Rostra, con accanto il Lapis Niger. Il Comizio aveva una superficie di circa un ettaro, coi lati lunghi di circa 90 m. Tre volte nell' anno, il 24 febbraio, 24 marzo, 24 maggio, il re, o dopo la caduta dei Tarquinii, il repubblicano Rex sacrorum, compiva sul Comizio alcune cerimonie, il cui vero significato era oscuro già per i contemporanei di Cicerone, come il fatto che il rex, finita la cerimonia, si allontanava in fretta come un fuggiasco, dal Comizio. La piazza del Comitium comprendeva la Curia Hostilia a nord; più a ovest la basilica Porcia, oltre la quale era collocato il Carcere Mamertino e più a sud la Colonna Menia. Il Senaculum (1), luogo di riunione dei senatori, doveva trovarsi sul lato ovest del comizio, mentre la parte sud era chiusa dalla Grecostasi, una piattaforma sopraelevata dove gli ambasciatori stranieri potevano assistere alle riunioni del Senato, cosiddetto forse perchè la maggior parte degli strnieri all'epoca erano greci. A sud-est, si trovavano i Rostra, la tribuna degli oratori, così chiamata da quando, nel 338 a.c., vi furono affissi i rostri delle navi catturate nella battaglia di Anzio. Plinio il Vecchio narra che prima dell'introduzione del più antico orologio solare nel 263 a.c., durante la I guerra punica, le ore principali venivano annunciate da un araldo sui grandini della Curia Hostilia, annunciando il passaggio del sole tra i Rostra e la Grecostasi per il mezzogiorno e il passaggio tra la Colonna Menia e il carcere per il tramonto. Ciò ha permesso di collocare i Rostra repubblicani e il carcere Mamertino, la Curia a nord del Comizio, mentre Rostra e Grecostasi erano a sud. I MONUMENTI DEL COMIZIO La Cappella della Concordia, in bronzo, nella Grecostasi, eretta nel 304 a.c. dall'edile Gneo Flavio; La statua dell'augure Atto Navio, fatta erigere da Tarquinio Prisco; Le statue di Alcibiade e di Pitagora, fine IV sec. a.c.; Le statue delle tre Sibille, sui Rostri; La statua di Camillo, sui Rostri; Le statue di ambasciatori morti durante le missioni, in particolare quelli morti a Fidene dalla Regina Teuta, sui Rostri; Purtroppo scomparsi i monumenti dell'epoca, tra cui anche il puteale e il fico sacro, a memoria del celebre augure Atto Navio, che secondo la leggenda, avrebbe prodigiosamente trasferito qui il fico ruminale dal Lupercale; una statua del medesimo augure trovavasi sui gradini dinanzi la Curia. Presso i Rostri si vedevano le statue in onore dei cittadini morti per la patria, e incisi in bronzo i

5 documenti ufficiali importanti, come i trattati conclusi con popoli stranieri. La prima legge romana scritta, del 450 a.c., le XII tavole, dette di Romolo, furono affisse alla tribuna degli oratori. Lapis Niger. Il Lapis Niger, la Pietra Nera, è un sito del Foro Romano, un'area quadrata in marmo nero circondato da lastre di marmo che la distingueva dal resto della pavimentazione augustea in travertino, posta sul luogo dei Comizi a poca distanza dalla Curia Iulia. LA TOMBA Fu scoperto il 10 gennaio 1899 da Giacomo Boni e il ritrovamento fu riferito a un passo mutilo dello scrittore Sesto Pompeo Festo, che accennava ad una "pietra nera nel Comizio" (lapis niger in Comitio) indicante un luogo funesto, la tomba di Romolo o almeno il luogo dove venne ucciso. Lo scavo al di sotto del pavimento in marmo nero portò alla luce un complesso monumentale molto arcaico, accessibile al di sotto con una scaletta, costituito da: una piattaforma con un altare a tre ante e a forma di U, con un basamento e un piccolo cippo fra le ante, nonchè due basamenti minori su cui sono sovrapposti un cippo a tronco di cono, forse il basamento per una statua, e un cippo piramidale, quest'ultimo con la famosa iscrizione bustrofedica (scrittura da destra sinistra e viceversa nel rigo successivo). L'altare ha la classica forma del basamento a doppio cuscino sovrapposto, della quale si conserva però solo lo scalino inferiore. Il tutto era situato all'aperto, come dimostrano le ossa dei sacrifici e gli ex-voto ceramici e bronzei rinvenuti sotto e attorno ai basamenti. La Curia Hostilia. La Curia Hostilia era il più antico luogo di riunione del Senato romano, costruito nel Comizio (nell'area del Foro) secondo la leggenda dal terzo re di Roma, Tullo Ostilio. Essendo un'area sacra agli auguri, era orientata sui punti cardinali, con un'aula rettangolare con il lato maggiore sull'asse nord-sud. Un primo ingrandimento risale all'epoca di Silla (80 a.c.), quando il numero dei membri del Senato venne portato da 300 a 600. Sempre nell'area del Comizio i senatori avevano a disposizione fin dalla prima età repubblicana anche la zona detta Senaculum. Manio Valerio Massimo Corvino Messalla vi fece dipingere un affresco che raffigurava la vittoria da lui conseguita ad Imera, in seguito alla quale gli era stato concesso il trionfo. L'edificio della Curia venne in seguito distrutto da un incendio nel 52 a.c., durante il funerale di Publio Clodio Pulcro e venne ricostruito dal figli di Silla. All'epoca della costruzione del Foro di Cesare venne definitivamente demolita e al suo posto venne costruita una struttura più imponente, la Curia Iulia, che nella forma della ristrutturazioni successive è sopravvissuta fino ad oggi. La Curia Hostilia oggi invece si trova sotto la chiesa dei Santi Luca e Martina. Volcanale. Il Volcanale (in latino Volcanal) era un antichissimo santuario dedicato al dio Vulcano collocato nel Foro Romano, sopra il Comitium, nell'area Volcani, un'area all'aperto ai piedi del Campidoglio situata nell'angolo nord-occidentale del Foro Romano. Nel santuario si trovavano un'ara dedicata al dio ed un fuoco perenne. Secondo la tradizione romana, esso era stato dedicato da Romolo, il quale vi aveva anche posto una quadriga di bronzo dedicata al dio, preda di guerra dopo la sconfitta dei Fidenati (ma secondo Plutarco la guerra in questione fu quella contro Cameria, sedici anni dopo la fondazione di Roma), e una propria statua con un'iscrizione contenente la lista dei suoi successi redatta in caratteri greci; secondo Plutarco Romolo era rappresentato incoronato dalla Vittoria. Inoltre il re avrebbe piantato nel santuario un albero di loto sacro, che esisteva ancora ai tempi di Plinio il vecchio e che si riteneva tanto antico quanto la città stessa. Si è ipotizzato che il santuario risalisse all'epoca in cui il Foro era ancora fuori della città. Il Volcanal è menzionato due volte da Tito Livio in merito al prodigium di una pioggia di sangue avvenuto nel 183 a.c. e nel 181 a.c.. L'area Volcani, probabilmente un locus substructus, era circa 5 metri più alta rispetto al Comitium e da essa i re e i magistrati della prima repubblica, prima che fossero costruiti i rostra, si rivolgevano al popolo. Sul Volcanal c'era anche una statua in bronzo di Orazio Coclite che era stata qui spostata dal Comizio, un locus inferior, dopo essere stata colpita da un fulmine. Aulo Gellio racconta che furono chiamati alcuni aruspici per espiare il prodigio, ma questi mossi dal malanimo fecero spostare la statua in un luogo più basso dove non batteva mai il sole. L'inganno fu però scoperto e gli aruspici giustiziati; in seguito si scoprì che la statua doveva essere

6 posta in un luogo più alto e così fu fatto sistemandola nell'area Volcani Già nel 304 a.c. nell'area Volcani fu costruito un tempio alla Concordia dedicato dall'edile curule Gneo Flavio Secondo Samuel Ball Platner nel corso del tempo il Volcanale sarebbe stato sempre più ristretto dagli edifici circostanti fino ad essere ricoperto del tutto. Il culto era comunque vivo ancora nella prima metà età imperiale, come testimonia il ritrovamento di una dedica di Augusto nell'anno 9 a.c. Ara Saturni. Situata a fianco del pilone meridionale dell'arco di Settimio Severo, si può notare a fianco dell'umbilicus Urbis una tettoia moderna che copre un'area per il culto intagliata in parte nella roccia viva e completata con blocchi di tufo romano. Questo luogo è stato identificato con l'ara di Saturno, databile intorno al VI secolo a.c., costruzione che ha anticipato lo stesso tempio dedicato alla divinità. Umbilicus Urbis. L'umbilicus urbis Romae, l'ombelico della città di Roma, era il centro ideale della città di Roma, posto nel Foro Romano, nei pressi dell'arco di Settimio Severo e del Tempio della Concordia. Si trattava dell'equivalente romano degli omphalos greci. Era costituito da un cono di mattoni, parzialmente conservatosi, ricoperto di marmi bianchi e colorati. Sulla cima doveva ergersi una colonna o una statua. Miliarium Aureum. Il Miliario aureo (Miliarium aureum o pietra miliare aurea) era una colonna marmorea rivestita di bronzo, considerata il punto di partenza di tutte le antiche strade. Tutte le distanze nell'impero romano venivano misurate rispetto a questo punto. La colonna recava incise sulla superficie cilindrica, a lettere dorate, le distanze tra Roma e le principali città dell'impero. Era collocato simmetricamente all'umbilicus urbis rispetto all'arco dei Rostra. Lacus Curtius. Il Lacus Curtius è un antichissimo sito del Foro Romano che si trova nei pressi della Curia, sede del Senato di Roma. Il luogo deve il suo nome alla gens Curtia, secondo quanto riportato in tre diverse versioni dagli storici romani Tito Livio e Marco Terenzio Varrone. Secondo una prima versione di Tito Livio, il sabino Mevio Curzio (Mettius Curtius), dopo aver ucciso in duello il romano Osto Ostilio, essendo inseguito da Romolo desideroso di vendetta, trovò scampo nella palude (lacus Curtius) ove in seguito sarebbe sorto il Foro Romano. Plutarco aggiunge che pochi giorni prima era straripato il fiume che scorreva nel foro, lasciando depositare una melma densa nei punti pianeggianti, fango difficilmente evitabile e visibile, altresì pericolosa e insidiosa. Curzio infatti non se ne accorse e perse il proprio cavallo inghiottito dalla melma, e per poco la vita. Per una seconda versione, di Terenzio Varrone, invece si tratterebbe di un luogo dichiarato sacro, secondo l'usanza romana, perché colpito da un fulmine, e la cui consacrazione avvenne nel 445 a.c. sotto il consolato di Gaio Curzio Filone. Secondo una terza versione di Tito Livio, il luogo ricorderebbe una profonda voragine apertasi al centro del Foro. Vennero fatti diversi tentativi con sporte di terra, ma invano. Secondo gli auguri, la voragine si sarebbe colmata soltanto gettandovi la cosa più preziosa del popolo romano. Allora il giovane cavaliere Marco Curzio, ritenendo che la cosa più preziosa del popolo romano fosse il coraggio dei suoi soldati, armatosi di tutto punto montò a cavallo e si consacrò agli dei Mani gettandosi nella spaventosa voragine, "e una folla di uomini e donne gli lanciò dietro frutti e offerte votive". A memoria del fatto resta un bassorilievo marmoreo rinvenuto nel 1553 nei pressi della Colonna di Foca, rappresentante il cavaliere Marco Curzio mentre si getta nella voragine. Claoca Maxima. La Cloaca Massima dell'antica Roma è una delle più antiche condotte fognarie. Il nome, Cloaca Maxima in latino, significa letteralmente "la fogna più grande". Fu costruita alla fine del VI secolo a.c. al tempo degli ultimi re di Roma, anche se il re che ne ufficializzò la costruzione fu Tarquinio Prisco. La Cloaca Massima usufruiva dell'esperienza sviluppata dall'ingegneria etrusca, con

7 l'utilizzo dell'arco a volta che la rendeva più stabile e duratura nel tempo. Fu una delle prime grandi opere di urbanizzazione. Sebbene Tito Livio la descrivesse come scavata nel sottosuolo della città, scrivendo tuttavia molto tempo dopo la sua costruzione, dalle notizie di altre fonti antiche e dal percorso seguito si ritiene che in origine si trattasse per lo più di un canale a cielo aperto, che raccoglieva le acque dei corsi d'acqua naturali che scendevano dalle colline, drenando la pianura del Foro Romano e il Velabro, allora acquitrinosi, per riversarle poi nel fiume Tevere. Questo canale, comunque scavato al di sotto del livello del suolo, sarebbe stato progressivamente coperto per le esigenze di spazio del centro cittadino. La Cloaca Massima fu accuratamente mantenuta in buono stato per tutta l'età imperiale. Si ha ad esempio notizia di un'ispezione e di lavori di drenaggio e spurgo ad opera di Agrippa nel 33 a.c. Le indagini archeologiche rivelano tracce di interventi di epoche diverse, con diversi materiali e tecniche costruttive. Si hanno notizie certe del suo funzionamento anche molto tempo dopo la data tradizionale della caduta dell'impero romano nel V secolo d.c. Il condotto era sotto la protezione della dea Cloacina: a "Venere Cloacina" era dedicato un piccolo sacello circolare, sorto nel punto in cui il condotto entrava nel Foro Romano, davanti alla Basilica Emilia. I racconti degli storici riportano casi in cui i corpi di alcuni personaggi furono gettati nelle fogne invece di ricevere adeguata sepoltura: fu questo il caso dell'imperatore Eliogabalo e di San Sebastiano.

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