Dossier: i bambini ai gay? personaggi: della gherardesca vita gay: L italia si fa fetish

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1 PrideGuide Rivista mensile - Autorizzazione del tribunale di Milano n.351 del Direttore responsabile: Giovanni Dall'Orto. Distribuzione gratuita in tutti i locali (in edicola o libreria euro 2,5). Trasporto esonerato da DDT ai sensi del DPR n.472 del IL MENSILE GAY ITALIANO Copia gratuita ( 2,5 in edicola e libreria) n. 88 ottobre 2006 Dossier: i bambini ai gay? personaggi: della gherardesca vita gay: L italia si fa fetish

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4 4 contents 88 in copertina questo mese gli scissor sister OTTOBRE Daniela Danna Dare i bambini ai gay? 9 Stefano Bolognini Due uomini e una culla 12 Roberto Mauri Madri e figli arcobaleno 15 Pasquale Quaranta L amore crea la famiglia 19 Cronaca Italia 25 Cronaca Estero 31 Gianni Rossi Barilli In nome di odio 36 Francesco Belais Scissor Sisters 41 Giulio Maria Corbelli L Italia si fa fetish 45 Roberto Schinardi L imperatrice Costantino 50 Lettere al direttore 56 Daniela Danna L opinione 58 GiovanBattista Brambilla Memoranda Carmine Urcioli Francesco Gnerre Vincenzo Patanè Francesco Belais Massimi Basili Internet Libri Cinema Pride chart Fumetti 72 Annunci 74 Appuntamenti 85 Mr. Strip-Italia 89 Guida ai locali d Italia Edito da Pride_società cooperativa > Amministratore unico_frank Semenzi > Direttore responsabile_giovanni Dall Orto Vicedirettore_Gianni Rossi Barilli > Art director_marco Burzoni > Segreteria di redazione_veruska Sabucco. Stampato dal Centro Arti Grafiche di Fino Mornasco (CO). Pride_società cooperativa_via Antonio da Recanate 2_20124 Milano_tel _fax apertura lun/ven ore 15/20 o su appuntamento > Abbonamento annuale 50 euro_semestrale 30 euro > in francobolli Segreteria di redazione > tel _fax > Pubblicità Pride > tel _fax > > Frank Semenzi Pubblicità Roma > Stefano Bolognini > pride ottobre 06

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6 6 attualità+cultura Prendiamo il proverbiale toro per le corna, e andiamo a esaminare il fantasma dei bambini ai gay : di cosa è fatto? perché fa tanta paura? E qual è la realtà che sta dietro ai fumogeni della retorica: chi sono e come crescono coloro che nascono in famiglie omosessuali? Dare i bambini ai gay? Daniela Danna e Margherita Bottino disegno di Massimo Basili Vani sono stati i tentativi, nel corso di questi anni, di contenere il tema del riconoscimento delle coppie omosessuali. L arma più potente che è oggi in mano ai nostri avversari è lo slogan non vogliamo dare i bambini ai gay. Il Vaticano ha pontificato che dietro ai diritti delle coppie, il vero obiettivo sono i bambini. È uno slogan potente, perché suscita un eco positiva anche in gran parte degli omosessuali e delle lesbiche, che infatti nel momento in cui desiderano essere genitori spesso ancora oggi fingono di rinunciare alla propria omosessualità e si sposano ( fingono perché difficilmente una pulsione così profonda come l amore per una persona del proprio sesso può essere messa veramente a tacere). Il fantasma, l artificio retorico, consiste nel costruire la questione come se il problema principale fosse l adozione da parte di una coppia di uomini. E il panico è giustificato. Secondo il modo comune che le famiglie normali hanno di allevare i propri figli, non sembra proprio che questa sia la situazione più favorevole: due uomini che si occupano di bambini! Inaudito! È chiaro che ne saranno totalmente incapaci, tanto quanto due maschi eterosessuali che normalmente delegano ogni compito di accudimento dei propri figli alle donne, riservando a sé solo il tempo del gioco. Lo si vede dalle indagini Istat su come i diversi membri delle famiglie impiegano il loro tempo. Ad esempio, se una donna vive con i figli senza un uomo, ha più tempo libero che se vivesse con un compagno. Ci sono le eccezioni, ovviamente. Ce ne sono tra i padri eterosessuali, e ce ne sono tra gli uomini gay. E la facoltà di adottare viene conferita mediante colloqui per chiarire a sé e agli altri le proprie motivazioni e capacità, con persone qualificate che alla fine emettono un giudizio sull attitudine di quella particolare coppia a occuparsi di un/a bambino/a con un atto di adozione. Non si tratta quindi della rivendicazione di un diritto, ma del non dover essere esclusi a priori, cioè discriminati, nel momento in cui si aspira a prendersi cura di un piccolo essere umano in difficoltà. Non è un desiderio di tutti, non è facile, e non vediamo nessuna ragione per cui per il solo fatto di essere omosessuale lo stato (o la chiesa) decida che la persona o la coppia in questione non è adatta a prendersi cura di un/a figlio/a adottivi. Negli Stati uniti e in altri paesi, inoltre, i minori omosessuali, che vivono in gravi difficoltà a causa del rifiuto omofobo da parte della loro famiglia di origine, vengono di routine affidati a persone omosessuali, che li accettano e li aiutano a loro volta nell accettazione di se stessi. Ma la procreazione è un altra cosa, e non è un affare di uomini. Dietro la cortina di fumo dunque non ci sono famiglie di là da venire, coppie di uomini in attesa di un autorizzazione statale per diventare famiglia, ma ci sono le migliaia di figli, in carne ed ossa, delle donne lesbiche. Parlare al presunto neutro (e in realtà al maschile) pride ottobre 06

7 cultura+attualità 7 di questi bambini ai gay scherma il fatto che non c è proprio bisogno di nessuna autorizzazione statale alla procreazione delle donne, e nel caso delle donne lesbiche quindi i figli ci sono già, e numerosi. Nascono per lo più in matrimoni eterosessuali, e solo poche pioniere fanno questo passo consapevolmente da lesbiche, di solito con una compagna con cui condividere la gioia e l impresa di avere un/a bambino/a. Non sempre è un eroica sfida al pregiudizio: la presenza di figli in una coppia al contrario mette molto più in comunicazione, positiva, con il mondo circostante: famiglie di origine, parenti, vicini di casa, altri genitori dei compagni di asilo o di scuola dei figli, e assai raramente le reazioni sono di rigetto. E i figli crescono normalmente. Le ricerche che lo dimostrano le abbiamo raccolte e commentate nel nostro libro La gaia famiglia (per una sintesi vedi Certo, esiste il problema dell atteggiamento negativo della società verso le persone omosessuali. Come i loro stessi genitori, i figli di gay e lesbiche devono venire alle prese prima o poi con l omofobia. Ciò può avvenire in molti modi: un nonno che evita la famiglia, il figlio dei vicini che non ha il permesso di venire a giocare, battute sui gay nel cortile della scuola. Spesso i bambini incontrano l omofobia per la prima volta in una forma molto meno tangibile: si tratta di un assenza più che di una presenza. Essi non vedono nessuna famiglia come la loro nei film, in televisione, o nei libri. A scuola devono partecipare ai rituali progetti per la festa della mamma e del papà, senza mai sentire di famiglie che hanno situazioni diverse. L omofobia è ovunque, in una molteplicità di manifestazioni, a volte dichiara la sua presenza con toni forti, a volte trapela silenziosamente sottopelle, tramite gesti minimi, fino al silenzio assoluto. L opposizione culturale tra gli omosessuali e i bambini si riflette nell assenza d immagini di tali relazioni familiari nei media e nelle scuole. Il mondo che i genitori omosessuali e i loro figli abitano è come uno specchio deformante in cui essi si rivelano invisibili. Per questi bambini l invisibilità è problematica quanto la denigrazione e, in effetti, prepara il campo alla denigrazione vera e propria. Secondo la psicologa e saggista Laura Benkov, una delle prime cose a cui i genitori omosessuali pensano per aiutare i figli ad affrontare l omofobia è stabilire un senso di comunità. Come per lesbiche e gay, un esperienza di appartenenza può essere cruciale per i figli di genitori omosessuali. Per i bambini è importante sapere che non sono gli unici, che ci sono altri che devono affrontare le stesse problematiche. Se per alcuni genitori l inserimento dei figli nelle comunità consegue naturalmente dalle loro stesse vite, molti altri vivono in circostanze più isolate, a volte perché sono in situazioni precarie, come ad esempio il genitore che nasconde la propria omosessualità per paura di perdere il lavoro e la custodia del figlio. La vulnerabilità della famiglia dipende da quanto i genitori sono liberi di stabilire legami con la comunità. Oltre a pensare a quali tipi di famiglie i figli devono frequentare, i genitori omosessuali devono pensare a quali valori predomineranno nei mondi del bambino. Per molti genitori dunque l idea è di stabilire una base solida, in cui i figli sviluppino una forte autostima, buone relazioni familiari e la consapevolezza della diversità. Da questa base, i genitori possono attivamente preparare i figli al pregiudizio prima ancora che essi lo incontrino, così che lo riconoscano come un problema del mondo, invece di internalizzarne i messaggi distruttivi. Di fronte alla prospettiva che il dolore dell omofobia potrà causare ai figli, i genitori non pensano solo ad aiutarli ad affrontarlo, ma anche a proteggerli da tale esperienza. Vi sono due approcci molto diversi per aiutare i figli ad affrontare una società omofobica. Da un lato vi sono coppie per cui non pubblicizzare la propria condizione familiare vuol dire rispettare i bisogni dei figli, della loro vita, tenendoli separati dalle scelte di struttura della famiglia che la coppia ha compiuto, in modo che questi figli non debbano soffrire delle loro scelte. Dall altro vi sono coppie secondo le quali è cruciale per il benessere dei figli essere visibili come unità familiare. Parte delle loro responsabilità di genitori è costituire un modello di orgoglio, e confrontarsi con le reazioni omofobiche nell ambiente in cui i figli vivono. Questo non è solo un messaggio di integrità e orgoglio per i figli, ma li mette anche nella posizione di affrontare gli atteggiamenti omofobici. Un ruolo fondamentale assumono in questo contesto le associazioni, che possono riunire, informare e sostenere le famiglie omosessuali. Possono costituire la base della comunità di riferimento e di appoggio anche per chi, per motivi personali o geografici, si ritrova isolato. Da quasi vent anni è stata fondata in Francia l Associazione dei genitori e futuri genitori gay e lesbiche (Apgl), in Italia esistono la mailing list mamme della Lista lesbica e l associazione Famiglie Arcobaleno. Di grande utilità sono anche le produzioni culturali che normalizzano queste tipologie familiari e permettono ai bambini di riconoscersi e ritrovare la propria realtà anche fuori dalle mura domestiche. Negli Stati uniti, ad esempio, esistono favole per bambini che raccontano di una bimba con due mamme, Heather has two mommies, e di un bambino il cui papà prima si fidanza, Daddy s roommate, e poi si sposa, Daddy s wedding, con un altro uomo. In Francia, la casa editrice l École des loisirs, pubblica le storie di un tenero lupetto in Jean a deux mamans di Ophélie Texier. Primi passi per colmare quel vuoto di immagini e riflessi e per uscire dall invisibilità. I dati In Italia l omogenitorialità riguarda ancora in grande maggioranza bambini concepiti in unioni eterosessuali: i dati del Gruppo soggettività lesbica rivelano che ha avuto figli il 6,5% delle 691 donne lesbiche che hanno risposto al questionario, di cui 37 in una relazione con un uomo, mentre 5 hanno avuto figli da single e 3 in una relazione con una donna. Le due grandi ricerche sociologiche degli ultimi anni hanno mostrato che in tutta Italia il 3,4% dei gay sono padri e il 5,4% delle lesbiche madri, mentre a Torino e provincia hanno figli l 8% delle intervistate e il 5% degli intervistati. I figli sono stati concepiti per il 76% dei casi in una relazione matrimoniale, nell 11% in una relazione eterosessuale e il rimanente 13% con un rapporto occasionale. Anche la ricerca ModiDi ha trovato che il 4,7% dei gay intervistati e il 4,5% delle lesbiche hanno figli biologicamente propri, e un ulteriore 0,3% dei maschi e 0,4% delle femmine hanno figli non di sangue. I dati sulle aspirazioni all omogenitorialità sono questi: il 40,3% dei gay e il 34,5% delle lesbiche che non hanno ancora avuto figli ne vorrebbero avere (tra le eterosessuali italiane dai 20 ai 49 anni il 90% vuole avere figli). Per un confronto: sono più bassi i dati norvegesi: vorrebbero figli il 29% delle lesbiche e il 26% dei gay, mentre altrettanti rispondono di non sapere se ne vogliono. Il desiderio di diventare padri o madri in Italia è tanto più diffuso più si va a Sud e quanto più bassa è l età dei rispondenti. Le persone religiose praticanti desiderano più spesso avere figli di quelle non praticanti. Tra chi desidera un figlio, vorrebbe adottarlo il 59% dei maschi e il 47% delle femmine. ottobre 06 pride

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9 cultura+attualità 9 La legge italiana vieta ad omosessuali e single la fecondazione artificiale. Nonostante il veto, e con percorsi insoliti, le coppie uomo-uomo incominciano ad avere figli. Ecco come. Due uomini e una culla Stefano Bolognini foto di GiovanBattista Brambilla Ho appena messo a letto il pupo. È fiero Marco (è un nome di fantasia e vedremo poi perché), padre omosessuale di uno splendido bambino di tre anni. Un amica voleva un figlio e mi ha chiesto se volessi cooperare. Le ho detto sì senza pensarci più di mezzo secondo. Abbiamo ricorso alla fecondazione assistita, pagando circa sette milioni o settemila euro, non ricordo con precisione. Il primo tentativo è andato male, il secondo bene. Devo dire che nessuno al centro ci ha mai chiesto se fossimo sposati... davano per scontato che fossimo sposati, conviventi o amanti. Il bimbo vive con la madre e quando non lavoro, con me e il mio compagno. La nostra è più una famiglia matriarcale che patriarcale, e da qui le ragioni dell anonimato, scherza Marco. La nostra vita non è cambiata molto con l arrivo del piccolo. Il week end invece di andare al mare, stiamo a casa con lui: ai bambini piccoli il sole fa male. Con la madre ci siamo organizzati con un contributo mensile, e poi è il babbo, il bimbo mi chiama babbo con tre bì, quello che compera le scarpe. E l educazione? Mi accorgo di riprodurre quello che i miei genitori erano con me, e sono più normativo della madre. Avere un figlio non è nulla di eccezionale, è molto comune e molto naturale... Io sono il babbo, lei la mamma, e il mio compagno è Luigi... tanti bambini vivono oggi con genitori separati. La genitorialità gay è problematizzata solo dai nostri avversari. Nostro figlio ha un padre e una madre, mi sembra una situazione comune. Ho una sola preoccupazione: il suo futuro. Lo amo profondamente, mi stimola, mi diverte è un bambino felice, noi siamo felici. Marco, suo fidanzato da otto anni e l amica possono dirsi fortunati. Non sono incorsi nei rigori della legge 40, voluta dal forum (cattolico) della famigliari, e non abrogata con l ultimo referendum, che vieta l accesso alla fecondazione medicalmente assistita ai gay: possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi. Ai gay italiani è preclusa anche l adozione all estero in quei paesi che la consentono (come, ad esempio, Belgio e Olanda). Sarebbero necessarie la cittadinanza e la residenza e tempi lunghissimi. ottobre 06 pride

10 10 attualità+cultura La probabilità che una coppia gay italiana adotti un bambino belga è solo ipotetica, tanto che non conosciamo coppie italiane che abbiano seguito questa strada. Non rimangono che due possibilità, spiega Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno, l associazione di genitori omosessuali. Quella più semplice è trovare una donna, generalmente lesbica, che voglia avere un figlio, con il metodo tradizionale o l autofecondazione [immissione di sperma con una siringa sterile nella vagina, ndr.] e condividere la crescita in una famiglia allargata con due papà e una madre. È evidente che nell educazione è necessario che i tre siano molto affiatati. La maggior parte degli iscritti alla nostra associazione ha però figli da precedenti relazioni eterosessuali, una piccola parte di coppie gay ha avuto figli con un amica. Oltre al metodo tradizionale, amica consenziente permettendo, le coppie italiane possono ricorrere alla maternità surrogata: È un cammino complesso, spiega sempre La Delfa percorribile in Canada o California attraverso delle agenzie. In Italia si parla di utero in affitto, ma è un termine offensivo e volgare per le donne, per i padri e per i figli. È un viaggio della speranza, lo stesso che percorrono anche gli eterosessuali sterili. Una volta trovata, e conosciuta a fondo la donna che intende aiutare la coppia, è necessario ricorrere ad una clinica per la fecondazione assistita che offra degli ovociti, per non creare legami biologici tra madre e bambino. Posso contare sulla punta delle dita di una mano il numero di padri che ha fatto ricorso a questo metodo, e so per certo che mantengono un legame con la persona che ha portato in grembo il loro figlio, che per il bambino è una sorta di zia d America. In effetti basta cercare in Internet, su qualsiasi motore di ricerca surrogate mother o surrogacy per trovare decine di agenzie specializzate (anche gay friendly: html#top_agencies) che offrono assistenza medico-psicologica sia a coppie eterosessuali che omosessuali per avere un figlio, con all incirca euro (si veda: com/infoprospectiveparents_anticipatedfees.asp, i costi possono variare anche di molto). La comunità gay è però molto divisa sull argomento. A parte la dimensione economica, la questione pone una selva di dilemmi morali. Sono dubbioso sulla giustificabilità della ricerca di un figlio naturale, confessa Aurelio Mancuso, segretario di Arcigay, fermo restando che non vorrei fosse vietata come pratica, e con tutto il mio rispetto ad adulti consenzienti che ne usufruiscono, credo sia una extrema ratio da praticare quando qualunque altra pratica sia preclusa. Tuttavia per una coppia maschile italiana come abbiamo visto, la maternità surrogata può però essere oggi l extrema ratio. A patto di avere le possibilità economiche per permettersela. Intanto però, superato il dilemma sulla legittimità di avere figli, in silenzio, ma con responsabilità, i gay italiani diventano padri e fanno i conti con ben più degne preoccupazioni come, ad esempio, rendere migliore il futuro dei loro figli. Parole di un pioniere. Com è una famiglia gay? Raccogliamo l esperienza, non comune, di un membro di Genitori gay (il gruppo di genitori di Arcigay Milano) compagno di un padre gay, in una famiglia allargata nella quale sia la figura femminile che quella maschile sono ben presenti nell educazione del figlio. Ma in cui era il ruolo del partner del padre a risultare fuori dagli schemi previsti dalla società. Il mio compagno ha avuto un figlio, a metà degli anni ottanta, con una single eterosessuale. All epoca era fidanzato con un uomo. Alla fine della loro storia, quando il bambino aveva tre anni, è incominciato un lungo rapporto, che continua tuttora, con me. Io sono entrato quindi in un progetto già avviato, e sono stato cauto nell assumere un ruolo genitoriale: il bambino aveva già una madre e un padre biologico, con ciascuno dei quali trascorreva metà del proprio tempo. Abitavamo in un condominio, noi di sotto e la madre di sopra: per Daniele [è un nome di fantasia, ndr.] era facile muoversi da una casa all altra in qualsiasi momento ne avesse voglia. Sia padre che madre erano molto presenti, e non ho voluto in alcun modo sovrappormi ai loro rispettivi ruoli. Non è stato facile creare un rapporto diretto con il bambino, che mi ha sempre chiamato per nome. Gli è stato spiegato abbastanza presto, intorno ai sette anni, il nostro rapporto di coppia gay, e da quel momento è stato più affettuoso, ma mai come lo è con il padre o la madre. Alcune difficoltà sono sorte dopo il trasloco in un altra casa, distante da quella della madre. I problemi erano soprattutto pratici, come ad esempio quello dei libri scolastici, che ogni settimana dovevano essere trasferiti da un abitazione all altra: dopo qualche anno capimmo che era meglio per il ragazzo, perché ormai era cresciuto, avere un unica stanza tutta per sé. Ha scelto di vivere con la madre, più permissiva, ma veniva regolarmente a passare pomeriggi e serate da noi. Alle decisioni, quelle grosse come la scelta della scuola, ho partecipato solo in parte, come consigliere: decidevano madre e padre. Non abbiamo avuto problemi sociali, sembrava che la differenza della nostra famiglia passasse inosservata. C è stato, al contrario, qualche problema con la famiglia d origine del mio partner, che aveva rifiutato la sua omosessualità, già dal suo coming out in giovane età... erano altri tempi. Con la mia, forse perché non è mio figlio biologico, non è scattata, nei suoi confronti, quell affettività che avrei desiderato. Solo oggi che nostro figlio ha vent anni, e qualche problema con il lavoro, c è stato un maggiore avvicinamento. Mi è stato chiaro fin dall inizio che io non ero suo padre, e avere un figlio ha creato anche, a tratti, contrasti con il mio partner. Mi spiace doverlo riconoscere, ma un po di gelosia l avvertivo: quando c era il bimbo sentivo il mio compagno completamente dedito a lui. Nonostante questo, il bambino non mi ha mai rifiutato anche se, in parte, è mancata quella confidenza e complicità specifica del rapporto genitoriale. La nostra avventura è probabilmente unica, e forse perfettibile. All inizio della fase della crescita i genitori sarebbe stato probabilmente meglio se i genitori avessero potuto sempre e contemporaneamente, ma il ragazzo che ho di fronte oggi è sensibile, aperto alla tolleranza, alla diversità e alla varietà delle esperienze ed è in grado di entrare con estrema facilità in empatia con gli altri. È un persona ricca, e al di là della confidenza, che spero di recuperare in futuro, credo che la nostra esperienza, per quanto unica, sia positiva. Conosco due coppie, una di gay e una di lesbiche, che sono in procinto di avere un figlio, e lo cresceranno insieme. È un altra possibilità: i genitori gay si muovono come i pionieri, in territori inesplorati. pride ottobre 06

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12 12 attualità+cultura L associazione Famiglie arcobaleno è il primo gruppo italiano che riunisce nuclei familiari con genitori lesbiche e gay e si occupa di tutelare i loro diritti, in gran parte inesistenti per la legislazione vigente. Abbiamo raccolto le esperienze di alcune persone che ne fanno parte. Madri e figli arcobaleno Roberto Mauri pride ottobre 06 foto di GiovanBattista Brambilla

13 cultura+attualità 13 Carlotta e Natalie hanno due belle figlie con le quali vivono in provincia di Siena. Federica, dodici anni, è figlia di Carlotta e del suo precedente marito mentre Sara, quattro anni, è figlia di entrambe. Non sono toscane ma hanno scelto di vivere in un piccolo borgo in campagna immaginando che così la vita sarebbe stata più facile per le piccole. Come vivono la vostra relazione, Federica e Sara? Per Federica, che è più grande, le cose sono state probabilmente più complicate. Lei ha un padre con un nome e un cognome e con lui lei ha una storia comune e frequentazioni periodiche. Federica ha dovuto affrontare e superare la separazione fra me e suo papà e poi il mio nuovo amore con Natalie. Ha dovuto accettare la mia omosessualità, conoscere la mia nuova compagna ed imparare a vivere con entrambe. E per Sara? Per lei è tutto diverso, probabilmente è tutto più semplice. Lei sa di avere due mamme da quando è nata, chiama a seconda delle volte mamma Natalie oppure mamma Carlotta. L assenza della figura paterna non è un problema per lei perché quella del padre è una presenza che non c è mai stata. Sara è una bambina vivace, simpatica, del tutto normale. Pensi che per Federica avere acquisito due madri nel corso dell infanzia sia un problema? Credo che lei abbia vissuto l avvento di Natalie con le stesse difficoltà che provano i ragazzini quando la mamma abbandona papà e si mette con un altro uomo. Imparare ad apprezzare la persona che sostituisce il proprio genitore non è mai molto semplice ma ce la fanno quasi tutti. Anche lei. E poi, detto fuori dai denti, oggi si vogliono bene ed è questo che conta. Federica e Sara, che frequentano la scuola e gli amici del paese, non hanno mai avuto problemi di intolleranza? A scuola non è mai capitato niente. Noi viviamo la natura della nostra famiglia come perfettamente normale e questo evidentemente traspira dalla mura di casa nostra così che nessuno si è mai sentito nelle condizioni di fare delle battute o di insultare le nostre figlie. Figurati che Sara frequenta l asilo in paese ed è gestito dalle suore. E nemmeno con loro avete avuto difficoltà? No, nemmeno con le suore. Immagina che l anno scorso il vescovo è venuto a visitare l asilo e quando si è avvicinato a Sara lei gli ha presentato la mia compagna dicendo che si trattava di mamma Natalie. Ma dai documenti risulta che Sara è la mia figlia biologica: Natalie per la legge non c è. Le suore sanno bene che siamo due donne e che entrambe siamo madri di Sara. Il vescovo ha sorriso insieme alla suora, hanno stretto la mano di Natalie e hanno continuato il loro giro. Nei piccoli comuni è più facile che in città farsi gli affari altrui: la vicina di casa, la madre della compagna di scuola o il vecchio davanti al bar di solito non fanno fatica ad attaccare delle etichette. A voi non è successo? Guarda, per sgomberare il campo da ogni equivoco ti racconto dei nostri dirimpettai che sono marocchini. Hanno molti figli fra cui una ragazza dell età di Federica. Sono musulmani, probabilmente carichi di pregiudizi verso l omosessualità. Eppure le nostre due famiglie si frequentano, le nostre figlie sono amiche e loro quando devono lasciare a casa i bambini, invece di lasciarli da soli, li accompagnano da noi chiedendoci di occuparcene per qualche ora. La loro figlia più grande è addirittura venuta al mare insieme a noi quando a giugno abbiamo organizzato un incontro di Famiglie arcobaleno. E a quanto pare, si è divertita come se si trovasse in una spiaggia qualunque. Al contrario di Carlotta e Natalie molte delle famiglie iscritte all associazione Famiglie arcobaleno vivono in città. È questo il caso di Elena e Giuliana, che abitano a Milano insieme ai loro figli: Jonathan e Mara di quattro anni, Riccardo di sette. Li incontro al mare, Jonathan chiede a mamma Giuliana se può invitarmi a pranzo e pochi attimi dopo mi ritrovo nel loro bungalow a mangiare un piatto di spaghetti. Mentre la mamma armeggia intorno ai fornelli e i fratelli vanno uno per volta a lavarsi le mani Jonatan mi dice lapidario: Lo sai che io non ho un papà? Però ho un nonno!. Dopo un attimo di sorpresa gli rispondo che io non ho mai avuto un nonno, però mi è toccato un padre, gli sorrido e lui raggiunge i suoi fratelli in bagno. Succede spesso che i vostri figli facciano riferimento al padre che non hanno? Questa è stata la prima volta che Jonathan si è espresso in modo così esplicito. Di solito non capita; con Mara invece era successo due anni fa. Aveva tre anni ed eravamo in montagna con una coppia di amici etero con due figli dell età dei nostri. Mara chiamava papà il padre dei suoi amici che ad un certo punto le ha spiegato di non essere il suo papà. Mara allora ha chiesto dove era il proprio padre e quando le abbiamo spiegato che non aveva un papà ma due mamme è scoppiata a piangere ed è stata difficilmente consolabile. Dopo quell episodio non è più accaduto che abbia chiesto del papà ma non credo che non ci pensi. O forse sono i miei sensi di colpa che me lo fanno pensare. In tutti i casi credo che l essenziale sia non mentire. Il padre non è morto e non li ha abbandonati. È necessario che loro lo sappiano. Si dice quello che è. In Famiglie arcobaleno esistono anche dei singoli che hanno messo al mondo e crescono dei figli. Consigliereste a un gay o a una lesbica single di fare un figlio? Non c è niente da consigliare a nessuno: si diventa padri o madri quando ci si sente maturi e capaci. Crescere un figlio da soli è più difficile che crescerlo in coppia ma non ci vedo nessuna controindicazione. La società nella quale viviamo è piena di famiglie monoparentali. Hai notato quanti separati e divorziati ci sono in giro? E che cosa si dirà al bambino di un uomo gay che chiede dove sia la mamma? Bisognerà dirgli la verità: che la mamma non c è ma che c è il papà. E quel padre dovrà essere capace di trasmettere semplicemente amore che vale più di mille parole. Verrà poi anche il momento di parlare, ed allora sarà il genitore a trovare le parole giuste, preparandosi con attenzione, aspettandosi le domande dei figli, non temendole. A volte non è facile, ma ognuno deve trovare la propria via. Esistono dei momenti di aggregazione per voi membri di Famiglie arcobaleno? Ci teniamo in contatto via ricevo ogni giorno una ventina di messaggi dai membri di Famiglie arcobaleno. Qui a Milano poi non è difficile scegliere di vedersi, di passare del tempo insieme, di far frequentare ai nostri figli i loro amici figli di altri... arcobaleni. Al pride di Torino, mentre il vostro trenino sfilava, ho sentito un paio di tizi dire che usate i bambini per i vostri stupidi interessi. Che cosa avresti risposto loro? Non meritano risposte, quelli che hanno cose da dire prima di sapere di cosa stanno parlando. Comunque dovrebbero considerare che siamo famiglie e che non è proibito a nessuna famiglia di andare al lago, al cinema oppure al gay pride. Se portassero anche i loro figli, quei signori, scoprirebbero che si divertirebbero a loro volta! Sui temi trattati da questo Dossier è in preparazione un convegno su Crescere in famiglie omogenitoriali. Contributi dal diritto, dalle scienze psicologiche sociali. Si svolgerà sabato 25 novembre a partire dalle 8 a Milano, presso il Salone degli affreschi della Società Umanitaria, in via San Barnaba 48 (dietro il palazzo di Giustizia). Il costo di partecipazione è di 70 euro (50% di sconto agli studenti). Per informazioni: , dalle ore 14,00-18,00, oppure online su: org/convegno2006/fa_conv_ hp.html Seguiranno, nei sabati successivi, giornate di approfondimento. ottobre 06 pride

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15 cultura+attualità 15 Il pregiudizio popolare non ne prevede neppure la possibilità. Eppure le famiglie omosessuali cominciano ad essere una realtà concreta anche in Italia. Ne parliamo con la presidente dell associazione Famiglie arcobaleno, che insieme alla sua compagna sta vivendo le gioie della maternità. Quando l amore crea la famiglia Pasquale Quaranta La presidente dell associazione Famiglie arcobaleno è una donna con la passione per il canto (è contralto in una corale salernitana) e per il web (è una delle sei owner della lista lesbica italiana: Scrivo biografie di lesbiche famose dice convinta, con un accento avellinese-salernitano mitigato dalla pronuncia francese). Si guarda intorno circospetta, Giuseppina La Delfa, che vive in provincia di Avellino, in Campania, ma è nata nel nord della Francia nel 1963 da una famiglia siciliana emigrata. Lì ha studiato, ha incontrato Raffaella (sua coetanea e sua attuale compagna), si è laureata in lingua e letteratura italiana. Dal 1990 entrambe si sono trasferite in Italia e da allora insegnano lingua francese all Università di Salerno. Nel 2000 Giuseppina e Raffaella si sono pacsate al consolato francese a Napoli. Nel 2003 Giuseppina ha messo al mondo Lisa Marie (3 anni ad aprile) grazie al semino di un signore molto gentile. Solitamente i figli fanno coming out con i propri genitori. In che modo farete coming out con vostra figlia? Lisa Marie sa da sempre che noi abbiamo chiesto un semino a un signore molto gentile che ci ha aiutate a farla nascere. Una volta ci ha chiesto: E chi è? Come si chiama?. Le abbiamo risposto che non lo sappiamo perché non lo conosciamo. Sappiamo solo che è stato molto gentile. Di solito anticipiamo le sue domande. Già adesso le spieghiamo: Hai una famiglia differente rispetto alle altre perché hai due mamme. In modo che non si stupirà, un giorno, se qualcuno dovesse obiettarle l assenza del padre o se qualcuno si mostrerà stupito vedendola allevata da due mamme. Qualcuno vi ha mai chiesto se è giusto per una bimba avere genitori omosessuali? Qualcuno che non sa niente delle nostre vite magari fa questo tipo di domande. È come chiedere se è giusto, in astratto, avere genitori coi capelli rossi oppure mancini. La trovo una domanda assurda. Una bambina dovrebbe crescere con chi la ama e l ha desiderata. È giusto che Lisa Marie abbia dei genitori che le vogliono bene. È l amore che fa una famiglia, il resto ha poca importanza. Ad ogni modo l interrogativo è mal posto. La possibilità di procreare non è in nessun caso concessa o imposta da terzi, ma è una scelta personale. A vostra figlia mancherà mai un padre? Credo che si possa parlare di assenza di qualcuno se l hai avuto prima e poi non ce l hai più. Ma se nostra figlia questo qualcuno non l hai mai avuto, credo che non le mancherà. Potrebbe avere, un giorno, la curiosità di conoscere il donatore per scoprire, che so, delle somiglianze somatiche. Ma non c è sofferenza. Mia figlia soffrirebbe se una di noi venisse a mancare, non per la privazione di questo ipotetico padre che non ha mai avuto. I bambini, piuttosto, soffrono se i genitori non si rispettano, o si separano. Non lo dico io, ma studi autorevoli e soprattutto lo dicono i bambini allevati da coppie omosessuali che, diventati adulti, raccontano le loro storie. Quali sono le difficoltà che incontra oggi una coppia lesbica con figli? Innanzitutto il riconoscimento della co-madre nel sociale. Si dice sempre: Di madre ce n è una sola. Il ruolo della madre è talmente radicato nella nostra cultura che la gente fa fatica a credere che una bambina possa avere due madri. Solitamente si tende a sottovalutare l importanza di colei che non l ha partorito. Io devo fare un grosso sforzo per spiegare a chi me lo chiede che Raffaella è la mia compagna ed è lei l altra mamma di Lisa Marie. Altrimenti Raffaella si troverebbe in una condizione non alla pari, non rispetto alla bimba ma nei confronti degli altri, della società. Proprio come una madre dice: Lui è il padre di mia figlia (riferendosi al marito), allo stesso modo io, mamma biologica di Lisa Marie, dico: Lei è l altra mamma di mia figlia (riferendomi a Raffaella). Nella comunità gay c è chi rifiuta la parola famiglia per identificare questi nuovi rapporti tra le persone. La famiglia, dicono queste persone, fa acqua da tutte le parti, ed è spesso luogo di soprusi e di violenze. Secondo me la famiglia è questo ma è anche l unione di persone che si amano e condividono un cammino comune, volontariamente. Non è la parola famiglia che dobbiamo combattere, ma la violenza e i soprusi che possono minacciarla. ottobre 06 pride

16 16 attualità+cultura foto di Giovanni Dall Orto Conosco famiglie etero pacifiche e serene. Nostra figlia vivrà con me e Raffaella, con la nostra famiglia, fino al compimento dei 18 anni. Poi sarà libera di scegliere cosa fare della sua vita. Chiamiamoli triangoli, rettangoli, comunità, ma la sostanza resta sempre la stessa. Facciamo un passo indietro. Da quanto tempo desideravi avere un figlio? Dall adolescenza. Ma essendo lesbica facevo questo ragionamento: Poiché non posso avere figli, non li voglio. È l arte di reprimere se stessi. Quando non puoi avere una cosa, è più facile dire che non la vuoi. Come ha reagito la tua famiglia di fronte alla scelta di avere un figlio con Raffaella? All inizio, quando c era solo il progetto, era tutto più difficile. Non volevano, dicevano che non era giusto privare la bimba di un padre. I miei genitori sono siciliani tradizionalisti. Hanno fatto un grosso lavoro per accettare questa situazione. Ma sei pazza, obiettava mia madre, come ti viene in mente? Non sarà mai mia nipote!. E tu cosa le rispondevi? Non le ho mai dato troppo peso. Dal momento in cui sono rimasta incinta, i miei hanno cambiato atteggiamento. Adesso guai a chi tocca Lisa Marie! La bimba ha semplificato tutto, anche i rapporti con i miei genitori. Mia madre telefona alla mia compagna per chiederle come sta. Ho avuto sempre paura che i miei non accettassero Raffaella come co-madre. Con la nascita di Lisa Marie non hanno potuto far finta di non vedere, di non capire. Perché se c è una bambina che mi chiama mamma, e chiama così anche la mia compagna, allora non puoi far finta che Raffaella sia la mia coinquilina. Finché eravamo due in casa, senza figli, anche la gente faceva finta di non riconoscere il nostro amore. Soprattutto qui al Sud dove molte donne, a causa degli affitti costosi, condividono l appartamento con un amica. Quando hai capito che potevi realizzare il sogno di diventare madre? A 35 anni ho cominciato a leggere un po ovunque. Storie di donne che hanno fatto ricorso a tecniche di procreazione assistita e di cliniche dove le coppie omosessuali sono accolte senza problemi come qualsiasi coppia sterile. Internet mi ha aiutata molto, e a dire il vero anche qualche giornali scandalistico. Così mi son detta: Perché no, dopotutto?. Da quel momento è iniziato a venir fuori l istinto materno che avevo represso, a venir fuori più forte che mai. E Raffaella? Come ha reagito la tua compagna? La mia compagna, all inizio, non se la sentiva di affrontare questa battaglia. Dovevamo combattere due guerre. Quella personale e quella con il mondo. Era troppo. Ci ha aiutate l Associazione Apgl (Association des parents et futurs parents gays et lesbiens). Grazie a loro abbiamo visto con i nostri occhi tante coppie lesbiche che hanno avuto bambini. Abbiamo visto bambine di 8-10 anni sorridere felici con o senza padre. Questo ci ha sollevate. Quali sono i diritti negati ai figli di genitori omosex? Attualmente, in caso di morte del genitore biologico, i figli nati all interno di una relazione omosessuale rischiano per legge di essere privati della continuità affettiva con il co-genitore. Negli eventuali ricoveri dei figli in ospedale, il cogenitore non può decidere da solo in merito alla salute del bambino. Una persona che ha avuto un figlio in una relazione eterosessuale e si scopre omosessuale vive la forte paura che il figlio, nell eventuale separazione, possa esserle sottratto. In caso di separazione, i figli nati all interno di una relazione omosessuale non hanno alcun diritto di avere contatti con il co-genitore. Di contro, il co-genitore non è tenuto ad assolvere a nessun dovere circa il mantenimento dei figli. Come vi siete accordate tu e Raffaella? Siamo andate da un avvocato e abbiamo cercato di fare il possibile affinché, in caso di morte della madre biologica, la bambina venga affidata all altra madre. Questa volontà deve essere espressa chiaramente nel proprio testamento. In caso di separazione, invece, sta alla nostra buona volontà garantire questa continuità affettiva ed economica. Un consiglio alle aspiranti madri lesbiche? Siate visibili e chiare, altrimenti combinerete solo guai! È una realtà nuova, non possiamo pretendere che la gente capisca subito qualcosa che noi stessi abbiamo faticato a realizzare. Se avete bisogno, non esitate a visitare il nostro sito e a contattarci. Il punto è che qui non si tratta di riformulare il concetto di famiglia allargata, ma di allargare il concetto di famiglia. Per saperne di più: pride ottobre 06

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19 cronaca 19 Catania antifascista È andata bene anche dal punto di vista della partecipazione la manifestazione orgoglioso antifascismo organizzata a Catania il 16 settembre per protestare contro il tentativo di impedire il pride cittadino messo in atto il 28 giugno scorso dai neofascisti di Forza nuova. Per la questura, che in questi casi non è mai di manica larga, i partecipanti erano più di 3.000, in rappresentanza di decine di associazioni e centri sociali di tutta Italia. Forza nuova voleva fare il bis in questa occasione e aveva chiesto l autorizzazione (negata) a manifestare lo stesso giorno. Il corteo ha sfilato per il centro cittadino lanciando slogan contro il fascismo e l omofobia ed esprimendo speranza nei confronti delle recenti promesse governative di sanzionare in modo specifico gli atti di odio rivolti contro le persone glbt. Unico neo, come ha lamentato Maria Gigliola Toniollo dell ufficio Nuovi diritti della Cgil nazionale, la completa assenza di parlamentari e figure istituzionali. Ha contribuito a questa lacuna anche il fatto che sempre il 16 settembre si è svolta a Viareggio un altra manifestazione contro l omofobia, convocata dopo lo stupro di una ragazza lesbica avvenuto quest estate a Torre del Lago. Ruini e dintorni Si continua a discutere di Pacs e alcuni parlamentari hanno sollecitato nelle scorse settimane l inizio di un confronto ufficiale in sede legislativa sul tema del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. La questione è del resto contenuta nel programma elettorale dell attuale maggioranza di governo e il presidente del consiglio Prodi ha ribadito nuovamente il mese scorso che il compromesso raggiunto sull argomento (ovvero riconoscere i diritti delle persone che formano unioni di fatto) rimane un punto di riferimento. Sulla stessa linea si è schierato il segretario dei Ds Piero Fassino chiudendo la festa nazionale dell Unità a Pesaro. Al continuo pressing in favore dei Pacs risponde picche una parte dei cattolici dell Unione, ma con crescente disagio di fronte agli appelli alla mediazione costruttiva provenienti dall ala laica della coalizione. Così, a galvanizzare le sue truppe schierate sotto i vessilli del centrosinistra è intervenuto per l ennesima volta con fiera intransigenza il cardinale Ruini, che aprendo il 18 settembre i lavori del consiglio permanente della conferenza episcopale italiana ha confermato il no totale a qualunque soluzione di compromesso. Il rifiuto dei Pacs, ha ricordato Ruini, fa parte dei principi che la chiesa ritiene non negoziabili e ai quali i politici cattolici sono chiamati ad attenersi. Sarà molto importante, ha affermato il cardinale, che si affermi un atteggiamento diverso sulla tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, così come è fondamentale respingere senza ambiguità le ipotesi e proposte di riconoscimento giuridico pubblico delle unioni di fatto. Nel mirino del Vaticano ci sono soprattutto quei cattolici del centrosinistra, a cominciare dal ministro per la famiglia Rosy Bindi, che dichiarano sempre più spesso senza timore che non si possono ignorare i diritti di coloro che non vogliono o non possono sposarsi. Ma l uscita di Ruini, più che raccogliere consensi da parte di chi ubbidisce volentieri alle direttive della chiesa, ha irritato i laici. Mentre il deputato diessino Franco Grillini invitava tutti i colleghi a disobbedire agli ordini di servizio del cardinale e il ministro delle pari opportunità Barbara Pollastrini garantiva che il governo continuerà ad attenersi al proprio programma (coppie di fatto incluse), numerosi altri esponenti del centrosinistra hanno fatto sapere che non se ne può più delle incessanti intromissioni clericali nella politica italiana. Anche la chiesa, a furia di ripetersi, stufa. Nozze col botto Se è vero che le velate ne sanno una più del diavolo, è altrettanto vero che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Lo ha constatato sulla propria pelle un trentunenne lecchese che qualche settimana fa è stato beccato in flagrante mentre proprio il giorno delle sue nozze (eterosessuali) tradiva la novella sposa con il migliore amico. A scoprire il misfatto è stata per giunta la neomoglie (e già da tre anni convivente) che al termine del pranzo di nozze, quando mancava solo il taglio della torta, ha avuto l infausta idea di andare a rifarsi il trucco. Mentre procedeva al restauro ha sentito dei sospiri provenire dal bagno degli uomini e le è parso di riconoscere la voce del marito. Così si è improvvisata investigatrice e ha scoperto l amara verità, dando il via a un imprevisto quanto infelice epilogo del matrimonio. Lei è scappata via in lacrime, mentre lo sposo e l amico sono stati fatti uscire dal retro del ristorante per evitare le manesche reazioni dei parenti della ragazza, molti dei quali arrivati apposta dalla Sicilia per partecipare alle nozze Rimini: la polizia ha dichiarato risolto il caso dell omicidio di Alvaro Semprini, un pasticcere riminese trovato ucciso in casa il 10 giugno del Il presunto omicida, un cittadino rumeno di ventisette anni, era già stato identificato nel corso delle indagini, ma all arresto, effettuato dall Interpol, si è arrivati solo dopo due anni. Pesaro: un operaio albanese di 25 anni ha denunciato i suoi tre zii, in seguito alle percosse e alle minacce di morte da loro ricevute. Gli amorevoli parenti non sopportavano l idea di avere un nipote gay ed erano pronti a tutto pur di fargli cambiare idea. La ricetta di redenzione però non ha funzionato e il giovane, con l aiuto di un amico, ha trovato il coraggio di ribellarsi. Roma: ha fatto tappa nella capitale il 14 settembre la carovana europea contro le discriminazioni, promossa dalla Ue, che prosegue fino a novembre e farà tappa in totale in 22 città e 13 stati diversi. Per l occasione è stata organizzata in piazza del Popolo una giornata tematica, con un convegno sulle pari opportunità e un concerto conclusivo. L iniziativa, alla quale hanno preso parte oltre ai militanti glbt numerosi rappresentanti istituzionali, ha sottolineato la necessità di adeguare il nostro paese alle normative antidiscriminatorie diffuse nella maggior parte degli altri paesi europei. Verona: per celebrare l arrivo del papa in visita in città, atteso per il 19 ottobre, le associazioni glbt di Verona e Mantova hanno indetto una manifestazione nell ambito di Layca, un calendario di iniziative ispirate alla laicità e alla libertà e organizzate tra il 20 settembre e il 21 ottobre. Il Razzinga day sarà celebrato da una frocessione a cura del coordinamento Facciamo Breccia, che sfilerà per le strade di Verona partendo da piazza Santa Toscana per concludersi in piazza Isolo. Milano: tornata alla ribalta televisiva conducendo il reality show Wild West su Raidue, Alba Parietti si è concessa confidenze sui propri desideri omosessuali in un intervista a Donna moderna. Ha dichiarato infatti di non avere mai avuto un esperienza lesbica anche se non mi sarebbe dispiaciuto. Nelle fantasie lesbo di Parietti, sempre secondo il settimanale, spicca il nome di Patty Pravo. Non mi sono mai spinta a chiedermi, ha affermato, se anch io potessi piacerle. Comunque, per fare nuove esperienze c è sempre tempo. ottobre 06 pride

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